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sabato 14 dicembre 2019

Dialoghi su Aurelio Saffi (e il suo rapporto con la Massoneria). Un convegno con Gustavo Raffi



Su L'Iniziativa Repubblicana la registrazione del convegno di questa mattina con Eugenio Fusignani, Michele Finelli (L'eredità Mazziniana), Gustavo Raffi (Saffi e la Massoneria), Fabio Bertini (la dimensione europea del Risorgimento).

Ascolta il convegno

lunedì 2 dicembre 2019

Il Tempio di Re Salomone. Successo a Siracusa per l'iniziativa del Rito di York

Domenico Bilotta con Giancarlo Germanà

Un lavoro enorme, quello di Giuseppe Sindona e del Capitolo di Siracusa del Rito di York tutto per l'organizzazione di un momento formativo che lascerà traccia. Un viaggio all'interno del simbolismo cabalistico del Rito curato da Mauro Cascio, Giancarlo Germanà e Federico Pignatelli, dopo i saluti del Sommo Sacerdote Domenico Bilotta e del GM f.f. Alessandro Pusceddu si è analizzato un tesoro sapienziale che rischia spesso di venire trascurato. Il problema degli studi iniziatici è proprio questo: o li si misconosce, e prevale nella Massoneria un accento mondanizzante e laicizzante, oppure li si banalizza, con i più improbabili Fanta-esoterismi. Il metodo e il rigore del Rito di York mira proprio a questo: a guidare passo passo nel perfezionamento interiore il Maestro desideroso di mettere meglio a fuoco la propria conquista simbolica. Anche il Rito di York, infatti, con le sue tre camere, è un viaggio all'interno del Tempio, cioè un viaggio interno alle conquiste di coscienza dell'uomo. Le conclusioni sono state affidate ad Antonino Recca, che ha portato i saluti del collegio, al past Tiziano Busca e al Gran Commendatore Massimo Agostini.

Mauro Cascio (con Tiziano Busca)

Federico Pignatelli

Alessandro Pusceddu

Massimo Agostini

giovedì 17 ottobre 2019

Mauro Cascio a Montecatini Terme per parlare di Martinez de Pasqually e degli Eletti Cohen



Le società iniziatiche tutte, e la Massoneria non fa eccezione, sono forme 'rappresentative'. Vuol dire che mettono davanti alla comprensione dell'iniziato dei dati veritativi. Dei contenuti concettuali, cioè, vengono dispiegati, questo è un rituale, vale a dire: mostrati e messi in moto. È una recita, per dirla altrimenti, in cui storia e protagonisti sono il pretesto per rendere presenti dei significati. Né più né meno come a teatro, testo drammaturgico e attori sono presi in prestito per mettere in scena il pensiero dell'autore, lo si vestirà, lo si musicherà, lo si arrederà.
Anche sistemi paramassonici, il più noto in Occidente è il sistema di Martinez de Pasqually, quello degli Eletti Cohen, con un'anima operativa che la Massoneria non ha, non si discosta da questa impostazione. L'Antico Testamento diventa così il 'pretesto' raffigurativo il cui compito è 'indicare' un percorso Logico, letteralmente: di dispiegamento in sé del Logos, dal Creatore alla Creatura attraverso la Creazione. Una 'cosmogonia' che ha un solo obiettivo: il ritorno all'Eden tramite la Figura (introdotta nel celebre Trattato di Martinez, recentemente ripubblicato da Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno in edizione critica, con un'ampia introduzione e un puntuale commento in nota) che altro non è che un grafico della mediazione tra l'Assoluto e la moltitudine empirica. La 'Riconciliazione' hegeliana.
Di questo parlerà Mauro Cascio, negli ultimi anni il curatore di molti classici del Martinismo delle origini, spesso in prima edizione italiana: Saint-Martin, Willermoz, Prunelle de Lière, Fournié, de Maistre, Sedir, Bricaud, Chevillon, Papus, Le Forestier, e tanti altri. Una conferenza intitolata significativamente La struttura della Figura Universale, che si terrà a Montecatini Terme il 20 ottobre alle 15.00, Hotel Mirò, viale Bicchierai 82.

lunedì 8 luglio 2019

La Sapienza di Re Salomone: Ebraismo e Massoneria. Tiziano Busca e Mauro Cascio incontrano il Rabbino Capo di Trieste

Il tavolo dei relatori

Tiziano Busca e Mauro Cascio hanno incontrato il Rabbino Capo della Comunità ebraica di Trieste Alexander Meloni. Una iniziativa curata dal capitolo di Udine del Rito di York e introdotta dal GS Giulio Andolfato. La Massoneria è una palestra teoretica, un luogo dove si mettono a fuoco quelle domande a cui le religioni provano a dare una risposta. Per questo da sempre è terreno di dialogo e di confronto. Per questo nel suo Grande Architetto dell'Universo si riconoscono come fratelli credenti di tutte le fedi religiosi. Si è ricordato l'afflato di Lessing, su cui poggia il concetto di Tolleranza, e ovviamente Voltaire. Ma la cultura massonica riposa su Goethe, Mozart, sull'Enciclopedia di Diderot e d'Alambert, sugli idealisti tedeschi e ha scritto le pagine più alte, con Fichte, Schelling, Hegel. L'uguaglianza, la fratellanza, l'autonomia della ricerca teoretica. L'humus che incanterà Mozart, iniziato il 5 dicembre del 1784 che alla Massoneria dedica più della metà delle sue opere, tra cui la più famosa, il Flauto Magico. Ma anche la Musica funebre massonica in do minore per orchestra K77. In un'altra opera, K483, Mozart musica questi versi: «Tu che adori il Creatore dell'Universo senza limiti / Non importa se lo chiami Jehova, Dio, Fu o Brama. Ascolta, Ascolta le parole e le trombe del Signore di Tutto». Ma non solo Mozart, anche Sibelius: «Se un Fratello si smarrisce e cade protendiamo la nostra mano in aiuto, così, i Massoni, prospereranno sempre. Così resteranno uniti. Buono e piacevole è per i fratelli vivere in armonia». Di recente un musicologo del Conservatorio di Milano e ordinario di Storia della Musica all'Università di Trieste, Quirino Principe, ha fatto notare in una serie di incontri che l'attuale inno europeo, l'Inno alla gioia che chiude la nona di Beethoven è "un omaggio alla tradizione massonica, ed è interamente dominato dalle grandi idee di fratellanza universale, di concordia fondata sulla Ragione, di empatia sociale, di giustizia fondata sulla libertà di pensiero".  Aldo Basso in un celebre saggio, L'Invenzione della Gioia, dice che quella di Schiller è un'interpretazione interamente massonica della civiltà occidentale. Non c'è bisogno peraltro degli accademici per accorgersene. Basta leggere la traduzione del testo:

noi entriamo ebbri e frementi,
o celeste, nel tuo tempio.
Il tuo incanto rende unito
ciò che la moda rigidamente separò,
i mendichi diventano fratelli dei principi
dove la tua ala soave freme.

Fratelli, sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso

All'incontro ha partecipato Michela Ebreo, discendente del celebre Leone Ebreo, l'autore rinascimentale dei Dialoghi d'amore. Dopo la Conferenza, una delegazione del Rito di York è stata ricevuta nella locale Sinagoga.

Da sinistra: Meloni, Cascio, Ebreo, Busca, Giuliani


Un momento della visita


mercoledì 26 giugno 2019

«Spesso l'informazione umilia l'uomo». Riccardo Di Segni ospite della LIDU



Una chiave di lettura molto particolare su temi di grande attualità quella che la Lega italiana dei Diritti dell’Uomo ha potuto utilizzare il 19 giugno durante l’incontro organizzato dal vice presidente Oreste Bisazza Terracini che ha coinvolto come relatore d’eccezione Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità ebraica di Roma. Un appuntamento molto atteso e,  come evidenziato dal presidente della Lidu Eugenio Ficorilli nei saluti iniziali, di grande valenza per un confronto ed una crescita civile. Rabbino infatti altro non è che un termine che indica il Maestro, colui che aiuta la comunità alla comprensione e alla conoscenza delle leggi, ma anche alla tolleranza e alla disponibilità.    Argomento del dibattito i diritti inalienabili dell’essere umano in tema di Diritto all’informazione, diritto alla riservatezza  e  presunzione di innocenza, oggi, nell’era del web, quasi annichiliti, ma pienamente tutelati nel corso dei secoli dall’antica legge ebraica. ‘Apparteniamo al regno animale e come specie umana siamo animali di gruppo per cui la convivenza è imprescindibile, ma ubi societas ibi ius, da questa convivenza deriva  la nascita di regole e diritti,    – ha spiegato Bisazza Terracini, avvocato e vicepresidente dei giuristi ebrei nel mondo,  introducendo il rabbino Di Segni –  che riguardano  il singolo e tutti gli altri e che devono essere osservate poiché  la lesione di una regola provoca una reazione che avrà la veste di una sanzione dopo un giudizio. Per prevenire l’inottemperanza alle regole  occorre farle conoscere e su questo  la collettività ha diritto ad essere informata”.

«Quando si parla del mondo ebraico è indispensabile ricordare le radici bibliche su cui fonda la sua Legge, – ha detto nel suo discorso Riccardo Di Segni, evidenziando la distanza temporale con i moderni sistemi giuridici. ‘Oggi esiste la legge in un tutti i paesi occidentali ed in tema di privacy  ci troviamo a dover firmare montagne di carte, mentre nel mondo ebraico esistono da secoli regole  che condannano la  maldicenza in quanto tale, cioè non si deve  sparlare del tuo prossimo. Ma la legge ebraica va ancora più a fondo perché afferma che non si deve parlare dei fatti degli altri codificando tale divieto in altri di natura progressiva: il più grave è quello di attribuire ad altri cose che non ha mai fatto, cioè il divieto di diffamare un’altra persona. Il secondo è che non si devono divulgare notizie negative su una persona, anche se vere». Una vera rivoluzione di pensiero considerata la leggerezza con cui nella nostra era moderna si leggono offese o semplicemente pareri a vario titolo su chiunque, a partire dal mondo dei social media, ma anche su giornali e nei talkshow.  Giudizi o semplicemente pettegolezzi che finiscono con il pesare come macigni sulla vita delle persone. Senza dimenticare la notizia autoreferenziale, quella data dallo stesso soggetto che, in maniera narcisistica, mette al corrente il mondo dei social su cose che riguardano la sua sfera privata.

Un mondo dell’informazione ormai impazzito che non tiene conto delle conseguenze sull’animo umano di tante inutili e aberranti notizie, spesso squisitamente personali, tanto che il corretto comportamento nel web è oggetto di discussione all’interno della comunità rabbinica. «La divulgazione di  fatti personali non deve essere oggetto di trattazione collettiva,- ha affermato con convinzione il rabbino Di Segni –  siamo invasi su Fb da informazioni di cui non ci interessa nulla. Sulla informazione corretta si misura la civiltà di un popolo» ha concluso,  non tralasciando un’attenzione ai doveri di chi fa informazione. Ma soprattutto la Legge ebraica impone una educazione critica, che porta l’individuo a porsi delle domande ricercando egli stesso la  verità della notizia. Una educazione che sviluppa la conoscenza ed il bagaglio culturale personale per non cadere in trappole poco credibili che annichiliscono la coscienza civica, che  l’ebraismo sin dalla notte dei tempi vuole invece tener viva e capace di distinguere il bene dal male, partendo da una corretta e utile informazione.

FONTE

giovedì 7 marzo 2019

Alchimia. Marco Rocchi all'Università di Urbino

Marco Rocchi

L’evoluzione del pensiero alchemico dalle origini al XVIII secolo”. È il titolo del seminario, organizzato dalla Società Filosofica Italiana – sezione di Urbino- che è stato tenuto Il 5 marzo nell’ambito della cattedra di Storia della filosofia del corso di laurea in Psicologia clinica dell’Università di Urbino dal professor Marco Rocchi, docente dello stesso ateneo ed ex Maestro Venerabile della Loggia Antonio Jorio 1042 all’oriente di Pesaro.

A partire dalle origini metallurgiche dell’alchimia, il seminario ha tracciato l’articolata storia di questa disciplina fino al suo incontro col rosacrocianesimo e con la Massoneria. Il prof. Rocchi ha anche affrontato il legame, controverso e complicato, tra questa disciplina e il padre della rivoluzione scientifica, Isaac Newton. Sono stati infine ricordati i contributi – molto differenti ma entrambi fondamentali – di Carl Gustav Jung e di Frances Amelia Yates nella rivalutazione dell’alchimia.

Non è la prima volta che  Rocchi porta questi argomenti negli ambienti sia scolastici che universitari, dove ha sempre incontrato studenti particolarmente curiosi nei confronti di queste discipline.

È un modo di combattere con le armi della conoscenza e della cultura della cultura i troppi pregiudizi che ancora condizionano l’approccio storico e filosofico tanto sull’alchimia quanto sulla Massoneria. E ogni volta i giovani rispondono con entusiasmo e curiosità..

martedì 26 febbraio 2019

Tiziano Busca: «Dei piccoli costruttori si affrancarono dagli assolutismi. E nacque la Massoneria»



Su YouTube l'intervento recente di Tiziano Busca a San Vito al Tagliamento «Nelle gilde medievali gli iniziati hanno usato una struttura operativa come strumento di conoscenza. Un luogo, uno spazio, distaccato dagli assolutismi religiose. Il costruttore era davvero 'libero', cioè 'affrancato' da uno stato di totale sudditanza. Il fenomeno diventa più importante quando si struttura. E nasce la Massoneria, nell'attuale città di York, con elementi di saperi sempre più complessi ed elaboratori, con le influenze cabalistiche e alchemiche, nell'area del Mediterraneo. Tutto si salda in un percorso favoloso che ha il suo massimo splendore nella Firenze del Rinascimento». Il Sommo Sacerdote del Rito di York ha ripercorso così le tappe del suo ultimo libro, La Massoneria parla all'uomo. Dalla Tradizione un progetto ribelle.

venerdì 8 febbraio 2019

Repubblica Romana, 170 anni di amore. Domani un convegno a Roma


Illustrazione di Antonio Balbiani in “Storia Illustrata della vita di Garibaldi”, Ed. Inversini-Pagani, Milano 1860

Il 9 febbraio del 1849 è la data storica della nascita della Repubblica Romana, la prima vera testimonianza moderna di democrazia e di libertà politica che la nazione italiana riuscì a esprimere prima del repubblicanesimo di oggi. Fu un’esperienza esaltante che chiamò a raccolta gli artefici del Risorgimento, primi tra tutti Giuseppe Mazzini, con il suo motto ‘Dio e Popolo’ che la ispirava, e Giuseppe Garibaldi che fino alla fine tentò di far vivere con i suoi seguaci – la Repubblica Romana durò cinque mesi –  quell’originale esperimento politico, il primo in Europa, che vagheggiava per l’Italia, con la sua illuminata Costituzione, un luogo più giusto dove vivere, laico, liberale, democratico e progressista.

La loggia capitolina “Dio e Popolo” (786) del Grande Oriente d’Italia, intitolata allo storico motto mazziniano, celebrerà, d’intesa con il Collegio Circoscrizionale del Lazio e il Servizio Biblioteca, il 170esimo anniversario della Repubblica Romana con un convegno pubblico che rievocherà quegli eventi e stimolerà la riflessione sul grande lascito di quel progetto che, anche se per breve tempo, fece vivere una parte d’Italia nella modernità. Sarà un omaggio, senza retorica, a uomini e idee a cui gli italiani devono molto.

“Dio e Popolo, Repubblica Romana, 170 anni di Amore” è il titolo dell’incontro che si terrà a Roma il prossimo 9 febbraio, alle ore 9 e 30, presso Palazzetto Mattei, a Villa Celimontana (in via della Navicella 12). I lavori si articoleranno per tutta la giornata e saranno aperti dal maestro venerabile della “Dio e Popolo” Giuseppe Bramucci. Seguirà l’introduzione di Carlo Ricotti, presidente del Collegio Circoscrizionale del Lazio, che modererà gli interventi. Porteranno contributi: il Generale Luciano Alberici da Barbiano (“Appunti e considerazioni sui principali aspetti militari”), il politologo Giuseppe Allegri (“1849 – Una Costituzione sociale?”), la storica Ester Capuzzo (“Gli Ebrei nella Repubblica Romana”), la studiosa e traduttrice Renata Caratelli (“Opinioni e commenti di alcuni autori stranieri dell’epoca”), il giornalista e scrittore Stefano Tomassini (“Roma 1848-1870. Inizio e fine del Risorgimento”), il Maestro Stefano Ragni (“Storia e Musica in ricordo della Repubblica Romana del 1849”, un percorso musicale con pianoforte e voce narrante), gli storici Carlo Ricotti (“La Costituzione della Repubblica Romana del 1849”) e Umberto Longo (“1849 – L’Eredità”). Sono in programma anche gli interventi del Bibliotecario del Grande Oriente d’Italia Bernardino Fioravanti e dell’ex Gran Maestro Virgilio Gaito.

Fonte: GOI

martedì 5 febbraio 2019

Bagheria, presentazione del libro «Il codice Kavad: un affare ancestrale»



Sarà presentato sabato 9 febbraio alle ore 17.00, presso la prestigiosa sala Borremans di palazzo Butera, il libro di Giovanni Cavadi, «Il Codice Kavad: un affare ancestrale». Un racconto che conduce per mano il lettore alla ricerca di una verità unica, viaggiando attraverso tre secoli per rivivere una tragedia assai simile alla shoah del popolo ebraico, vissuta dal popolo armeno e curdo. Da Giorgio Castriota, l’autore ci condurrà fino a Giordano Bruno, passando per il cardinale Cesarini e Vladd III meglio noto come il conte Dracula, il tutto con la brillante esposizione di Giovanni Cavadi. La manifestazione sarà presentata da Giuseppe Gargano, del gruppo “movimentiamo baaria” e dall’esperto d’arte e cinema Niki Domenico Mancini. L’evento rientra tra quelli già in programma del gruppo “movimentiamo baaria”, sarà presente la coordinatrice del movimento Alessandra Iannì. 

mercoledì 2 gennaio 2019

Il Rabbino Capo della comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni ospite della Massoneria



Il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, Stefano Bisi, l’8 gennaio alle 17 riceverà a Casa Nathan il Rabbino capo della Comunità israelitica romana, Riccardo Di Segni. È una iniziativa del Collegio Circoscrizionale del Lazio che ha sede proprio Casa Nathan, Centro Polifunzionale del Grande Oriente e luogo di riunione delle logge capitoline, intitolato ad Ernesto Nathan, ebreo di origini anglo-italiane, laico, cosmopolita, repubblicano nella linea di Mazzini e Saffi, massone dal 1887, che fu, indimenticato, Sindaco di Roma e, per due volte, Gran Maestro della Massoneria italiana.
«L’incontro - spiega Carlo Ricotti, presidente circoscrizionale – va a saldarsi con le numerose altre iniziative sul rapporto tra libera muratoria e religioni, promosse di recente dal Grande Oriente e tanto più degne di attenzione in considerazione del difficile periodo che il mondo intero sta vivendo in termini di tolleranza religiosa e reciproco rispetto tra i popoli e le culture»

lunedì 25 giugno 2018

Piazza Dalmazia, venerdì il reading



«C'è un mistero spiegato il quale diventano chiari tutti gli altri. Per questo lo tengono al riparo, al centro della città. Non diceva qualcuno che i segreti si mettono in evidenza proprio per questo? Un segreto in evidenza è qualcosa che nessuno cerca. Se lo vedono tutti, non ha valore. Può capitare però che non ci si accontenti più del sentito dire, e che questa piazza Dalmazia la si voglia visitare una volta per tutte. Anche perché, ma sono sempre racconti, qualcuno pare ci sia stato. Ci sono biglietti dell'autobus e leggende orali che si trasmettono sotto le fermate».

Dall'omonimo romanzo di Mauro Cascio, il reading di Margò Volo avrà luogo presso la sala conferenze del GOI, in via Pirelli 5 alle ore 16.30. L'appuntamento sarà un'anticipazione della mise-en-espace prevista al Teatro Avirex Tertulliano il 29 settembre, alle 20.30

lunedì 28 maggio 2018

«Piazza Dalmazia», il reading di Margò Volo



Venerdì 29 giugno alle 16.30 a Milano, nella sala conferenze del GOI, si svolgerà il reading «Piazza Dalmazia» di Margò Volo, dall'omonimo libro di Mauro Cascio. Un appuntamento organizzato dal Gran Capitolo dei LLMM dell'Arco Reale e dallo York Lombardia, un'anteprima della mise-en-espace al Teatro Avirex Tertulliano, sabato 29 settembre alle 20.30.

Margò Volo, diplomata al Piccolo di Milano, è nota al grande pubblico di Rai e Mediaset e ha lavorato con Iacchetti, Luca e Paolo e Gene Gnocchi.

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lunedì 14 maggio 2018

Severino versus Penrose



Si è svolto a Milano, al Centro Congresi della Fondazione Cariplo, un incontro con Severino e Penrose, «Una discussione sulle criticità dell’Artificial Intelligence. Un dibattito, fra scienza e filosofia. Il confronto tra un eminente fisico e matematico, sir Roger Penrose, e uno dei massimi filosofi teoretici del nostro tempo, Emanuele Severino».

Per sir Roger Penrose, professore emerito all’Istituto di matematica dell’Università di Oxford,alla base della coscienza vi sarebbero fenomeni non algoritmici di natura quantistica. La natura della coscienza non sarebbe dunque un sottoprodotto di processi di elaborazione dell’informazione ricevuta, riproducibili da computer e replicabili dall’intelligenza artificiale, ma una specificità propria del cervello umano.

Dopo aver sostenuto questa tesi in uno dei suoi libri più noti, La mente nuova dell’imperatore (1989), Penrose ha avanzato un’ipotesi innovativa e discussa: la coscienza si genererebbe da fluttuazioni quantistiche nelle strutture infracellulari interne ai neuroni (Teoria Orch-Or di Penrose e Hameroff). Se i computer portano a termine dei compiti loro assegnati attraverso logiche algoritmiche, la mente naturale “ragiona” diversamente, con logiche non riproducibili su una macchina.

Nella visione di Roger Penrose esisterebbero dunque differenze incolmabili fra Human Intelligencee Artificial Intelligence. Differenze che imporrebbero di ripensare il modello della mente che fa da sfondo alle riflessioni sull’AI.

Le tensioni nel rapporto fra mente, coscienza e tempo sono da molti anni al centro anche della riflessione di Emanuele Severino, professore emerito di filosofia teoretica all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Accademico dei Lincei.

La concezione di mente e coscienza come “cose” che “divengono” nel tempo costituisce senza dubbio nella prospettiva severiniana una delle più inquietanti manifestazioni del nichilismo che avvolge il pensiero dell’Occidente fin dalle sue origini. Eppure, l’approccio riduzionista a tali concetti, oggi divenuto addirittura senso comune, rimane alla base di molti programmi di ricerca, in primis quello della cosiddetta Intelligenza Artificiale forte.

Un simile approccio, lungi dunque dall’apparire “ovvio”, potrebbe occultare fondamentali questioni teoretiche, prima ancora che etiche lasciandole irrimediabilmente inesplorate, e producendo quindi distorsioni di incomparabile portata. Anche nel mondo dell’innovazione dell’AI umanisticamente orientata.

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