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martedì 8 ottobre 2019

Aurelio Saffi e la Massoneria a Forlì



Fra qualche giorno, il 13 ottobre, ricorre il bicentenario dalla nascita di Aurelio Saffi. È ForlìToday a ricordare un tratto saliente del triunviro. «Oltre a essere stato tra i più conosciuti patrioti risorgimentali», scrive Umberto Pasqui, «fu massone fin dal 1862 e, dopo la sua morte, alcuni confratelli gli dedicarono una loggia tutt’ora esistente». Il 23 ottobre del 1900 infatti furono innalzate le colonne della Rispettabile Loggia Aurelio Saffi, numero 105, all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia. I fondatori si diedero da fare per acquistare una sede, nella centralissima via Maroncelli, la zona dell’isolato tra piazza Ordelaffi-del Duomo-Giovanni Paolo II, via Maroncelli, via Solferino, fatta eccezione del monastero del Corpus Domini e poco altro. Dopo lo scioglimento della Massoneria da parte del fascismo, il Gran Maestro Domizio Torrigiani, il successore di Ernesto Nathan, fu mandato al confino prima a Lipari e poi a Ponza e le sedi della Massoneria furono confiscate, a partire dalla sede nazionale, Palazzo Giustiniani, attuale sede della presidenza del senato. Lo stabile fu assegnato all’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra e così oggi è conosciuta come Casa del Mutilato.

«Se l’attuale veste del palazzo», annota Pasqui, «rappresenta una compiuta testimonianza dell’architettura razionalista forlivese grazie alla firma di Cesare Bazzani (e conserva pure il piccolo ma prezioso museo storico Dante Foschi), della struttura originaria rimane un corridoio segreto che consente la fuga fino all’uscita da una porticina su via Solferino. Inoltre, in seguito a recenti lavori di restauro, sono emerse simbologie massoniche in un sottotetto. Può balzare all’occhio che, quasi a perpetuare l’esistenza di un tempio (massonico), Bazzani non vuole nascondere l’antica destinazione dello stabile donando ad esso un portale con timpano e fregi classici, simboli che fan sì che chi vi acceda viva la sensazione di entrare, appunto, in un tempio».

lunedì 23 settembre 2019

Francesco Rutelli ricorda il nonno Mario. Ed Ernesto Nathan




La Roma dopo la caduta dello Stato Pontificio, città ricca di fermenti culturali e artistici. A raccontare la città come era ai primi del Novecento, attraverso alcuni suoi protagonisti dell’epoca, Francesco Rutelli, ospite il 20 settembre della Massoneria del Grande Oriente d’Italia nell’ambito della manifestazioni per l’anniversario della Breccia di Porta Pia e dell’Equinozio d’Autunno. Sindaco della capitale dal 1993 al 2001, nonché ministro della Cultura e vicepresidente del Consiglio dei Ministri dal 2006 al 2008, attualmente presidente dell’Anica, Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali, Rutelli, nel corso della conversazione “Frammenti di storia” che si è tenuta al Vascello ha ricostruito lo straordinario clima dell’epoca, rievocando grandi figure come quella di Ernesto Nathan, che fu primo cittadino di Roma dal 1907 al 1913, Ettore Ferrari, autore della statua di Giordano Bruno in Campo de’ Fiori, entrambi massoni e Gran Maestri del Grande Oriente d’Italia e del bisnonno, lo scultore Mario Rutelli, che insieme a loro partecipò al clima unico di quegli anni che furono decisivi per la costruzione dello stato laico e unitario.



Mario Rutelli, che era nato a Palermo nel 1859 e che morì a Roma nel 1941, era un siciliano di grande talento, che, dopo aver lavorato per il padre, la cui impresa costituiva quella che era probabilmente la principale fabbrica del Mediterraneo in quegli anni, frequentò l’Accademia di Belle Arti nel capoluogo dell’isola, e poi lo studio di Giulio Monteverde a Roma e quello di Auguste Rodin a Parigi. Tanti i suoi lavori sparsi in tutta Italia, e non solo: dalla Sicilia a Roma, dalla Germania alla Gran Bretagna. Nella capitale, celebre è il monumento ad Anita Garibaldi sul Gianicolo, cui il Grande Oriente d’Italia ha reso omaggio nell’anniversario della presa di Porta Pia, ma anche la Fontana delle Naiadi a piazza della Repubblica, una delle “Vittorie” sul monumento a Vittorio Emanuele a piazza Venezia, il gruppo marmoreo degli “Irosi” danteschi nella Galleria nazionale d’Arte Moderna, il monumento a Nicola Spedalieri a piazza Sforza Cesarini. E, a Palermo, la Quadriga del Politeama Garibaldi; e ancora, a Catania, il monumento equestre al re Umberto I. E poi, a Monaco di Baviera, le tracce di una statua di Wolfgang Goethe, e ad Aberystwyth, nel Galles, il monumento commemorativo per i marinai inglesi e il monumento a quello che sarebbe stato il re dimissionario Edoardo VIII… Un elenco davvero lungo a testimonianza del fervore dell’epoca. Un fervore di cui sono incontestabili poli e punti di riferimento a Roma, Ernesto Nathan, che guidò la città eterna dal 1907 al 1913 e che le cronache lo considerano il migliore sindaco che Roma abbia mai avuto. Ed Ettore Ferrari, appassionato di arte ma anche di politica e che fece un unicum delle due passioni diventando protagonista della celebrazione artistica del nuovo stato laico nato con l’Unità d’Italia.

FONTE

lunedì 15 luglio 2019

La Massoneria citata ironicamente ne «L'Italiana in Algeri» di Gioacchino Rossini



Le Muse in Loggia. La carrellata di Artisti che hanno che hanno tratto ispirazione dalla Massoneria è pressoché illimitata. Musicisti, scrittori, filosofi, pittori, scultori. Ma se spesso ci si sofferma sui grandissimi (Mozart, Sibelius, Goethe, Goldoni, Carducci, Pascoli), è vero che si finiscono per dimenticare personaggi di secondo piano, che pure hanno voluto in qualche modo omaggiare l'Istituzione cui appartenevano. È il caso di Angelo Anelli, librettista del Teatro alla Scala. Stendhal fu un suo ammiratore ed ebbe per lui parole di elogio in Rome, Naples et Florence. Fu tra le altre cose autore del libretto de L'Italiana in Algeri di Gioacchino Rossini, in cui con grande ironia racconta l'iniziazione di Mustafà al "grado eletto" di Pappataci.

mercoledì 3 luglio 2019

Mozart, musica e Massoneria. Una lectio-magistrali al Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo a Palermo



Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) non fu solo un grande musicista, ma fu un uomo dotato di una spiccata intellettualità. Dedito agli studi storici, teologici e filosofici, Mozart riversa nella sua opera tutte queste competenze creando composizioni particolarmente interessanti sotto il profilo filosofico e massonico.
La conferenza-concerto «W.A. Mozart: musica e massoneria» a cura del Grande Oriente d’Italia e del Consiglio dei MMVV dell’Oriente di Palermo si propone di approfondire questi stimoli intellettuali portando il pubblico a conoscere e capire capolavori spesso sconosciuti ma molto significativi del compositore salisburghese.
L’appuntamento è a Palermo il 25 luglio alle 21.15 presso il Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo.
Parteciperà Giacomo Fornari. L’accompagnamento sarà a cura di Erlendur Tor Elvarsson (tenore) e Piero Barbareschi (pianoforte).
L'evento rientra nel calendario delle attività previste per "Estate allo Spasimo 2019“ patrocinato dal Comune di Palermo.

venerdì 26 aprile 2019

Campo de' Fiori. Coscienza laica e Coscienza cattolica. La Massoneria nelle pagine di Giovanni Spadolini

di Giovanni Spadolini


Roma, 9 giugno 1889, Campo de’ Fiori. La parabola dell’anticlericalismo, iniziata con l’assalto alla salma di Pio IX otto anni prima, sembra destinata a toccare il suo “acme”. Si sta per inaugurare, là dove il rogo arse, il monumento a Giordano Bruno, il filosofo che rappresenta il simbolo vivente, e sia pure deformato ed incompreso, dell’anticlericalismo. Invano, per oltre un anno, l’Unione romana di indirizzo clerico-moderato si è opposta all’elevazione della statua, definendola come un “sacrilego attentato alla purezza dell’Urbe”. La prevalenza delle forze radicali e l’omaggio allo spirito dei tempi hanno finalmente consentito quella che appare come una prova di forza del laicismo e della Massoneria, un’autentica sfida al “Papa prigioniero”.
Intorno al monumento ideato dal gran maestro della Massoneria, Ettore Ferrari, intorno alla lapide dettata dal filosofo del radicalismo Giovanni Bovio, sono convenuti tutti i rappresentanti della politica e della cultura italiana. Il positivismo è presente attraverso l’oratore ufficiale Gaetano Trezza e il senatore Moleschott; oltre mille labari massonici garriscono al vento; tutte le università italiane portano il loro omaggio; i vessilli delle società operaie si alternano agli stemmi dei municipi; Ernesto Renan ha inviato da Parigi il suo telegramma di adesione.

Due bandiere con l’effigie di Satana aprono il corteo, che si snoda dall’Esedra al centro di Roma, al suono degli inni di Garibaldi e Mameli e della Marsigliese, sullo sfondo di quella che agli arguti cronisti romani appare come “la processione dei brunisti”. Il sindaco Guiccioli, che è pur un moderato, esalta “il trionfo dell’ideale” ed assume il solenne impegno di sottrarre la statua a tutti gli sfregi e a tutte le provocazioni clericali. Un contemporaneo racconta che in quello stesso giorno “il Papa era tutto il dì in abiti pontificali: nella sua cappella era esposto il Santissimo, come se il popolaccio dovesse invadere da un momento all’altro il Vaticano per assassinarlo. Attorno a lui era riunita una parte del corpo diplomatico: l’ambasciatore di Francia, fra gli altri, quasi a sua difesa”.
Morte allo Spirito Santo: fu il commento degli anticlericali livornesi il 22 giugno, e Morte ai preti fu il grido di tutta l’Italia radicale, garibaldina e massonica, che si specchiò nella statua del Campo de’ Fiori, ammonimento ed esempio del “secolo divinato”. Morte a Leone XIII: si gridò pure in qualche comizio di seguaci di Lucifero (di quel Lucifero che aveva ispirato l’ode di Carducci e il poema di Rapisardi); ed il Papa, senza perdersi d’animo, senza scomporsi, rispose che il monumento impuri perditique hominis, all’uomo empio e perduto, non avrebbe scalfito la rocca della Chiesa cattolica, ben ferma oltre le aggressioni dei singoli e dei capi.

Ma un grido, in quelle violente manifestazioni pro-Giordano Bruno, assume fra tutti un particolare significato; ed è il grido di Viva Crispi, che si accompagna quasi dovunque agli urli di violenta e di vendetta. Viva Crispi. Per la prima volta un presidente del Consiglio in carica è fatto segno all’omaggio dei gruppi di punta dell’opposizione, dei nuclei più accesi dell’intransigenza radicale e democratica. Il fatto è che in Crispi tutti i “brunisti” d’Italia si riconoscono come in uno dei loro, come nel più rappresentativo esponente di quell’Italia che ha fatto della guerra al Papato la sua stessa ragion d’essere, la sua segreta molla di vita.
Il gran dignitario massonico, l’antico compagno di Garibaldi, l’amico lontano di Mazzini appare come l’interprete più degno e conseguente dell’Italia nazionale contro l’Italia cattolica, l’unico capo di governo capace di contrapporre la Roma laica e monarchica alla Roma sacerdotale e jeratica (così come suonava un suo discorso a Palermo sul finire del 1889).
Crispi è l’uomo che si è opposto alla legge delle Guarentigie; è l’uomo che ha chiesto più volte la riduzione della Chiesa nell’ambito del diritto comune; è l’uomo che ha rotto con Depretis in nome di un più vigoroso indirizzo di politica ecclesiastica; è l’uomo che ha fondato la Pentarchia al motto “il nemico principale d’Italia è il prete”; è l’uomo che, arrivato al potere, ha varato la legge sulle decime sacramentali, la repressione degli abusi dei ministri del culto e la riforma generale delle Opere pie, che corona il grande edificio legislativo della Destra storica. È l’uomo che orienta la Monarchia in senso laico e giacobino, resistendo a tutte le pressioni clericali sulla Corte; e quando nell’87 il patriarca di Venezia Agostini interviene in extremis presso Re Umberto per mitigare la legge sulle decime sacramentali, il Sovrano gli risponde con lo stesso stile del padre: che egli “affronta sicuro il giudizio di Dio, della Chiesa e della storia”. È l’uomo che dà garanzie alla Massoneria come nessun altro, che identifica la missione dello Stato con una missione di riforma laica; e non a caso il gran maestro Adriano Lemmi, nel 1888, indirizza all’ “illustre caro e venerato fratello” una lettera per plaudire alla “energica e sapiente opera” con la quale ha saputo “trasfondere i princìpi massonici di libertà e di giustizia nei movimenti e riordinamenti del consorzio civile”.
Con Crispi al potere, gli anticlericali sono sicuri che le debolezze non ci saranno, che nessuna transazione col Vaticano sarebbe possibile. L’esasperazione del “triplicismo”, le visite di Bismarck servono a neutralizzare la politica estera della Santa Sede più animosa e ambiziosa che mai. I primi passi dell’azione mediterranea sboccano nella laicizzazione delle scuole italiane in Oriente. L’Africa, ad un certo punto, si presenta come il “mito” mazziniano capace di fronteggiare l’universalismo cattolico.
Ma Crispi non piace solo per questo. Male o bene, l’Italia anticlericale intuisce la grandezza di Leone XIII, sente che quella politica geniale, ardita, talvolta pur contraddittoria, di “iniziativa” cattolica pone alla terza Italia problemi ben più gravi e difficili di quelli che erano scaturiti dalla solitaria e un po’ malinconica e accorata intransigenza dell’ultimo Pio IX. È per resistere al fascino di Leone XIII che l’Italia laica si esalta in Crispi.
Solo il “novello Procida” glorificato da Carducci è in grado di opporsi alla figura bianca di rigido levita cantata da Gaetano Negri; solo il Cesare Bronte di D’Annunzio può ergersi di fronte al mite schiavo di Dio  che impressionerà Pascoli; solo gli occhi dell’ultimo condottiero che commuoveranno Oriani possono guardare fissi in quegli occhi ammirabili dal nero lucente dei diamanti neri, di uno splendore, di una forza che aprirebbe gli animi, gli occhi di Leone XIII che avevano suggestionato perfino Emilio Zola.
Il vecchio “giacobino” è l’unico che può competere col Pontefice dalle grandi ambizioni, dai sogni magnanimi, dagli smisurati propositi. Lo sentono gli anticlericali; ma lo sente anche, nell’intimo, Leone XIII. È una lotta che oppone l’ultimo uomo del Risorgimento ai piani di riconquista della Chiesa, al grande sogno di revanche di Papa Pecci e del cardinale Rampolla. Ma è una lotta che conoscerà pure un termine; è una lotta che non potrà andare oltre la crisi sociale dell’ultimo decennio del secolo; è una lotta che non potrà superare gli ostacoli che si parano dinanzi a Crispi dopo il ’90: ostacoli ben più gravi di quelli affrontati fino a quel momento, ostacoli tali da sovvertire tutti i vecchi criteri di riferimento e di giudizio.
1891. Con la prima caduta di Crispi si chiude anche l’epoca dell’anticlericalismo aggressivo, militante, dell’ “anticlericalismo di Stato”. Il Crispi che tornerà al potere alla fine del ’93 non è più lo stesso: in quei due anni la Banca Romana l’ha scalfito, l’attacco di Rudinì e di Giolitti l’ha umiliato, i moti di Sicilia l’hanno impressionato, la preoccupazione del caos e dell’anarchia sociale prevale ormai su ogni altra considerazione. “Tutto è disordine”: egli dirà a Umberto sul finire di quell’anno, e il governo da lui presieduto si presenterà ormai come un governo di salute pubblica, come un ministero di emergenza, in cui il nemico da combattere è il socialismo, in cui il monstrum da esorcizzare è l’anarchia che minaccia lo Stato, che insidia l’unità nazionale, che comanda agli antichi rivoluzionari – come dirà egli stesso – di trasformarsi in autentici conservatori.
Il problema dei cattolici, adesso, si pone in una prospettiva riversa. Non che Crispi rinunci alle sue affermazioni di fede nello Stato laico e risorgimentale, nella “civile divinità” che aveva ispirato tutta la sua giovinezza. È di questi anni la inaugurazione del monumento a Garibaldi sul Gianicolo; è di questi anni l’elevazione del 20 settembre a festa nazionale. Ma si sente che l’incubo dell’iniziativa cattolica non domina più come una volta l’antico ideatore dei Mille; si sente che il suo terrore è rappresentato ormai dal movimento socialista, in cui egli non riesce a vedere altro che una rivolta sanfedista, che una jacquerie plebea a sottinteso anti-unitario e quindi reazionario.
Quale mutamento in pochi anni! Ai primi di settembre del 1894, visitando Napoli dopo l’epidemia del colera, l’uomo che aveva destituito il sindaco di Roma Torlonia per aver reso visita di omaggio al cardinale vicario invocherà l’unione delle due autorità, la civile e la religiosa, per ricondurre le plebi traviate sulla via della giustizia e dell’amore. “Con Dio, col Re, con la Patria”: esclamerà Crispi contro il motto degli anarchici “Né Dio né padroni”; e per quanto la sua divinità si identificasse col “verbo” di Mazzini, quelle parole saranno interpretate come un atto di distensione e di pacificazione verso il Vaticano.
Il Secolo scriverà a Milano che l’apologista di Giordano Bruno e della Dea Ragione era caduto in ginocchio davanti al cardinale Sanfelice ed un giornale fiorentino prevederà che il capo del governo sarebbe finito canonico a San Pietro; ed erano, entrambe, affermazioni inesatte.
Ma esatto era che qualcosa di nuovo aveva scosso l’Italia fra il 1890 e il 1894, che le pregiudiziali del vecchio anticlericalismo non conservavano più il significato e il valore di una volta, che la lotta sui due fronti, contro socialisti e cattolici, diventava ogni giorno più difficile. Esatto che era la “paura del socialismo” cominciava ad accumunare il volterriani di ieri e i seguaci dell’Opera dei Congressi, la borghesia miscredente e i fondatori dei circoli cattolici, la Nuova Antologia e gli ebdomadari clericali.
La nuova tattica dell’ “opposizione cattolica” favorisce questa opera. Dopo la Rerum novarum, dopo l’Unione degli studi sociali del Toniolo, dopo la rinnovata iniziativa cattolica nel campo delle classi umili, la Chiesa si presenta come l’unica forza d’ordine che disponga di un vasto consenso popolare, che possa contare sull’appoggio delle moltitudini. Quale migliore argine da opporre alla avanzata socialista e materialista?

mercoledì 24 aprile 2019

Excelsior. Un motto che deve la sua diffusione alla Massoneria del secolo scorso. Ecco perché




Ai più 'Excelsior', oggi, ricorderà sì e no i Grand Hotel. Ma l'esclamazione fu molto popolare agli inizi del secolo scorso. E, come ricorda Augusto Comba, già docente di Storia del Risorgimento all'Università di Torino, ha molto a che vedere con la Massoneria. Tutto è nato dalla poesia Excelsior del massone Henry Wadsworth Longfellow, un "componimento di ispirazione massonica pubblicato nel 1841", di cui oggi in rete si trova anche una traduzione in esperanto, la lingua universale inventata dal massone Zamenhof. «È curioso osservare che il motto 'Excelsior', usato nel 1881 da Romualdo Marenco, anch'egli massone (autore peraltro di un Inno dedicato alla Massoneria), come titolo di una celebre composizione scenica, negli anni seguenti fu uno slogan del Gran Maestro Adriano Lemmi, e nel 1900 darà il nome alla loggia di Torre Pellice», una loggia costituita prevalentemente da Valdesi.

martedì 23 aprile 2019

Il giovane Alessandro Manzoni, la libertà, la Massoneria

Alessandro Manzoni

Una peculiare conferma, di tipo qualitativo, dell'esplosione di entusiasmo massonico conseguita anche da noi al trionfo di Bonaparte, si ricava da un caso letterario assai poco noto, e cioè dal colore spiccatamente massonico, beninteso sul piano ideologico, che assunse l'esordio poetico di Alessandro Manzoni. Il quale nel 1801, a 16 anni, da poco uscito di collegio, scrisse in rima il giovanile poemetto Del trionfo della Libertà, sotto l'influsso, a quanto pare, del fervore laico del massone Vincenzo Monti, da lui ascoltato a Pavia. Manzoni scagliava le sue terzine contro la Tirannia (s'intende quella dell'Ancien Régime), che con le sue

... orride mani
I sacrileghi don su l'ara pone,
e osa tendere al Ciel gli occhi profani.
Che più? sue crudeltadi ai Numi appone,
E fa ministro il Ciel di sue vendette;
E il volgo la chiamò: Religione

Augusto Comba, citazione da D. Bulferetti, "Del trionfo della libertà" di A. Manzoni e la Massoneria, in "Giornale storico della letteratura italiana", LXXI, 1918 fasc. 2-3, pp. 213-231

martedì 19 marzo 2019

La Massoneria raccontata da Lev Tolstoj

La prima edizione in lingua italiana

In Guerra e Pace di Lev Tolstoj, Pierre Bezuchov è uno dei personaggi principali. Stretto da bisogni esistenziali, entra a far parte della Massoneria e diventa anche Maestro Venerabile a Pietroburgo.
«Pierre divideva in quattro categorie i fratelli che conosceva. Alla prima categoria assegnava i fratelli che non prendevano parte attiva né alle questioni delle logge, né alle questioni umane in genere, ma si occupavano soltanto dei misteri della scienza dell’ordine, della questione della triplice denominazione di Dio o dei tre principi delle cose, - zolfo, mercurio e sale, - o del significato del quadrato e di tutte le figure del tempio di Salomone. Pierre aveva stima per questa categoria di fratelli massoni, alla quale appartenevano in prevalenza i vecchi fratelli e, secondo il suo parere, anche Iosif Alekseeviè; ma non condivideva i loro interessi. Alla seconda categoria Pierre assegnava se stesso e i fratelli a lui affini: coloro, cioè, che cercavano, che vacillavano, che nell’ambito della massoneria non avevano ancora trovato una strada diritta e chiara, ma che speravano di trovarla. Nella terza categoria Pierre riuniva i fratelli (ed erano la maggioranza) che nella massoneria non vedevano altro che la forma esteriore e i riti, e tenevano alla rigorosa attuazione di questa forma esteriore senza curarsi del suo contenuto e del suo significato. Tali erano Willarski e perfino il Gran Maestro.
Nella quarta categoria, infine, Pierre faceva rientrare un gran numero di fratelli, soprattutto coloro che erano entrati a far parte dell’ordine negli ultimi tempi. Secondo le osservazioni di Pierre, si trattava di persone che non credevano in nulla, che non desideravano nulla e si erano aggregati alla massoneria solo per avvicinare i fratelli giovani, ricchi e potenti a causa delle loro relazioni personali, i quali erano assai numerosi nella loggia».
Nel 1809 Pierre tenne un solenne discorso in Loggia. «"Amati Fratelli [...]. Noi siamo in preda a uno stato di torpore, mentre al contrario è necessario agire". Prese il suo quaderno e cominciò a leggere.
"Per la diffusione della pura verità e per conseguire il trionfo della virtù", lesse, "noi dobbiamo emendare gli uomini dai pregiudizi, diffondere regole consone allo spirito dei tempi, assumerci l’educazione della gioventù, legarci di legami indissolubili a tutti gli uomini di maggior ingegno, vincere arditamente, e al tempo stesso con raziocinio la superstizione, l’incredulità e la stupidità, formare insieme a coloro che ci sono devoti degli uomini legati fra loro dall’unità del fine e investiti di potere e di forza. Per raggiungere tale scopo bisogna far sì che la virtù prenda il sopravvento sul vizio, bisogna che l’uomo onesto acquisti già in questo mondo una eterna ricompensa per le sue virtù"».


martedì 22 gennaio 2019

Venezia: il Conservatorio della Massoneria



Per quasi un secolo quelle stanze, ricoperte da una mano di calce e da strati di polvere, sono stati i magazzini del Conservatorio: locali angusti in cui l’unico “tocco” artistico erano i graffiti che gli studenti lasciavano qua e là per decorare muri coperti da scaffali di metallo grigio. Poi un’incredibile intuizione e una scoperta clamorosa: quei luoghi erano in realtà un appartamento di ben sette stanze fatto realizzare da Alvise Pisani, figlio di un doge e diplomatico veneziano di fine Settecento, e nascondevano un segreto.

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giovedì 19 luglio 2018

Nuoro. Le lacrime del maestro… diventano opera d’arte



«In un angolo del tempio, seduto nella sua sedia, guardando il simbolo del delta luminoso, un triste e vecchio Maestro piangeva. Dai suoi occhi diverse lacrime scendevano per il viso. Senza sapere perchè le contai: erano sette…». Sono le prime parole de “Le Sette Lacrime Di Un Vecchio Maestro Massone” , breve racconto conosciuto da tutti i fratelli e che racchiude in sé il senso del della comunità, del ruolo del maestro venerabile e del suo rapporto con la propria officina. La loggia Giuseppe Garibaldi all’Oriente di Nuoro ha voluto fissare queste parole in un oggetto unico, un’opera d’arte donata al Collegio della Sardegna. La consegna al  presidente  Giancarlo Caddeo è avvenuta nel corso della tornata a logge riunite che si è tenuta a Cagliari lo scorso 3 giugno.

Continua a leggere (fonte GOI)

mercoledì 4 luglio 2018

Virtual tour nella Casa Massonica di Bologna



L’antica Casa Massonica di Bologna ora è visitabile anche virtualmente. Di grande suggestione il tour on line corredato di  tante fotografie, schede informative e la storia di un edificio che ha più di seicento anni. Si può accedere da Pc e Mac.

Visitala da qui

martedì 8 maggio 2018

La Massoneria apre le sue sedi



Cagliari, Palazzo Sanjust: la Massoneria apre le sue porte al pubblico. Come a Firenze, a Palazzo Alviti. O alla Galleria Umberto, a Napoli. A Roma Casa Nathan e Villa Il Vascello sono da anni 'case di vetro'. Un ottimo segnale per il motore dell'occidente quotidianamente svillaneggiato e calunniato dagli eredi dei totalitarismi che ha sempre combattuto.

martedì 9 gennaio 2018

Alchimisti e Massoni a Urbino: il Tg Rai regionale intervista Marco Rocchi

Marco Rocchi (il secondo da sinistra) con Tiziano Busca, Marco Colombo e Mauro Cascio

Un interessante servizio su Alchimisti e Massoni ad Urbino. Buongiorno Regione ha intervistato il prof. Marco Rocchi, docente universitario, e da tempo impegnato in un lavoro saggistico per Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno.

https://www.facebook.com/marco.rocchi.14/videos/10215236461012708/

venerdì 15 dicembre 2017

Palazzo dei Visacci si rifà il look



Il Tempio maggiore della sede fiorentina del Grande Oriente d’Italia dopo molti anni di onorato servizio è stato completamente ristrutturato con nuovi arredi, un nuovo sistema di luci che valorizza i preziosi stucchi presenti nella grande sala del Palazzo dei Visacci in Borgo Albizi, nuovo anche il sistema audio.

L’atmosfera è assai elegante ed il nuovo pavimento in legno la rende anche più calda ed accogliente. Insomma una ristrutturazione ed ammodernamento che non hanno affatto sconvolto le forme dell’antico Tempio che ne ha tratto solo un nuovo appeal per i Fratelli che si trovano a lavorarvi, un make up discreto ma sostanziale grazie alla volontà del Collegio Toscano.

Un ottimo lavoro, assolutamente un tempio da (ri)visitare.

Fonte: GOI

martedì 5 dicembre 2017

Le Arti e la Massoneria: successo al Conservatorio di Milano. Alessandro Cecchi Paone intervista Stefano Bisi

Stefano Bisi con Alessandro Cecchi Paone

Grandissimo successo di pubblico per “Son et Lumière: La Libera Muratoria Incontra Le Arti”, l’evento organizzato dal Collegio Circoscrizionale della Lombardia che si è tenuto a conclusione del ciclo di iniziative dedicate alle celebrazioni per i 300 anni della Massoneria Moderna. All”iniziativa, dinamica, gioiosa e molto interessante, con esibizioni canore, musicali e illusionistico-spettacolari, che  si è tenuta nella Sala Verdi del Conservatorio degli Studi Musicali di Milano hanno partecipato oltre 1100 spettatori. Nel corso della manifestazione il conduttore Alessandro Cecchi Paone ha intervistato il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Stefano Bisi.

Fonte: GOI

martedì 31 gennaio 2017

Gli itinerari massonici del Giardino Inglese della Reggia di Caserta

La splendida statua di Venere

«Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio, e occhi bendati, su un cielo girato di spalle». Un verso di una canzone che emoziona perché parla il linguaggio dell’anima. E ci sono tante cose che hanno le loro parole, una sintassi dell’estasi e della commozione. Come il giardino inglese della Reggia di Caserta. Il suo linguaggio massonico è noto – voluto dalla regina Maria Carolina, la giovane moglie di Ferdinando IV, commissionato dal botanico tedesco John Andreas Graefer e dall’onnipresente architetto Carlo Vanvitelli in un clima culturale dominato dalla figura di Raimondo Di Sangro, Principe di Sansevero. E non volle il solito giardino all’italiana, tutto righe e angoli piatti e perfetta disposizione. Volle caos, disordine, apparente casualità, piante che prosperano libere. La natura è utilizzata come fine dell’essenza estetica. Un luogo dalla duplice lettura, perché la natura espone un significato ‘iniziatico’ che incanterà poeti, filosofi, scrittori. Solo chi sa ne conosce la natura, solo chi sa può interpretarne i simboli.

Tiziano Busca

Scrive Marcello Fagiolo: «Maria Carolina, adepta della massoneria napoletana, volle nascondere nel giardino una sorta di itinerario iniziatico che, attraverso una serie di tappe segnate da fabriques dalla chiara valenza simbolica – come la piramide, il sepolcreto neogotico e il tempietto a tholos che campeggia al centro del labirinto – si concludeva, come in una sorta di catarsi lustrale, nello spazio incantato del laghetto dedicato a Venere. Nel luogo più appartato del giardino, sui resti di una cava tufacea e ai bordi di un piccolo stagno, il Vanvitelli dà vita a un ambiente di grande suggestione dove gli scogli, costituiti da grandi massi tufacei, la copiosa vegetazione e la statua di Venere formano uno spettacolare insieme che riechieggia le magiche atmosfere dell’antro della Sibilla Cumana. Sullo sfondo Vanvitelli colloca il criptoportico romano in rovina con statue e pezzi archeologici tratti direttamente dagli scavi di Ercolano e Pompei, dove vegetazione e architettura si fondono in una cornice fantastica e simbolica che evoca ancora il mito della Sibilla e rimanda a una mitica Età dell’Oro. Ancora ispirato a mitiche età è il tempietto realizzato sull’isola circondata dalle acque del lago dei Cigni. Il tempietto, caratterizzato dalla copertura in paglia della cella, sormontata da una cupola ellittica, rimanda alla teoria vitruviana della derivazione degli ordini classici dalla natura da cui discendeva il complesso simbolismo dell’architettura gotica» (Marcello Fagiolo, Architettura e Massoneria, Gangemi Editore, Roma 2006, pag. 227-228).

Ancora un particolare

L’eredità di questa cultura è del tardo Seicento. Uno ‘spirito’ che arriva alla Loggia «Perfetta Unione» da esperienze importanti come quelle della Rosacroce d’Oro, di personaggi come il Cavalier Borri, Federico Gualdi e che il Venerabile Henri Tschudi scolpirà nei suoi rituali massonici, praticati a Napoli, quelli che poi saranno ripresi e riorganizzati nella seconda metà del Settecento da Don Pernety. Primi balbettii questi, vale la pena ricordarlo, addirittura precedenti la fondazione della Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Un filone sapienziale che si rifà a Bernardo Travisano, Basilio Valentino, il Filalete, il Cosmopolita. «È il destino il tema dominante del giardino inglese della Reggia di Caserta, come dell’humus culturale e iniziatico di cui è informato», dice il Sommo Sacerdote del Rito di York Tiziano Busca. «Perché camminare tra le piante, avventurarsi oggi in questi sentieri vuol dire questo: indovinare la partita dell’uomo. Farlo oggi in cui tutto è rovina. Un giardino lasciato alla curiosità dei turisti. E una Massoneria che qualche volta perde il suo autentico significato».

Un libro da avere

venerdì 9 settembre 2016

I 70 anni “ufficiali” del canto degli italiani

di Mirko Crocoli





Un’estate ricca di eventi sportivi; gli europei di calcio e soprattutto i meravigliosi Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Ci commuoviamo all’unisono quando sale in alto il tricolore e vola in cielo il tanto amato “canto degli italiani”. Tiro a segno, tuffi, nuoto, scherma, fioretto, canottaggio, tutto appare come un sogno e ogni medaglia strappata con sudore e fatica è – per ognuno di noi – fonte inesauribile d’orgoglio. In quel contesto la politica si unisce, le divergenze ideologiche si annientano, il credo religioso scompare e – come per magia e (è giusto dirlo) grazie ai massoni – l’unione italica ci accomuna affettuosamente.

Nonostante ciò, non si riesce ancora a capire perché qualche “ben pensate” ce l’abbia ancora a morte con i tanto odiati “fratelli” massoni d’Italia. Quelle stesse persone che spesso siedono caldi e comodi sugli scranni più alti del nostro potere, che si alzano in piedi boriosi con fasce al petto e che muovono i labiali per mostrare la loro conoscenza della bella melodia, in realtà, sembrano disprezzare e discriminare l’antichissimo ordine iniziatico, pur sapendo benissimo che il nostro amatissimo Paese si nutre – sin dal risorgimento – di quei sani valori su cui poggia da secoli la Massoneria.

L’intero comparto sportivo non paga gli sbagli di un singolo atleta dopato, coloro che salvano le vite nelle corsie di ospedali giustamente non vengono demonizzati in toto per l’inettitudine di un singolo medico distratto e improvvisato, la classe politica si indigna quando viene alla luce la corruzione di qualche “mariuolo” isolato e l’imprenditoria che paga le tasse si sente ovviamente irritata dal finanziere che evade in paradisi fiscali. Non si capisce dunque perchè, in base alla teoria sbagliatissima della generalizzazione, la Massoneria (quella eccellente) viene da anni ghettizzata come se fosse il male assoluto della nostra società. Appaiono – inspiegabilmente – due pesi e due misure.

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martedì 28 luglio 2015

Gli Inni massonici di Bernard Muracciole



Certo, i classici di musica massonica sono sempre gli stessi: Mozart, Sibelius, Satie. Ma tra i contemporanei è un continuo tentare di dare al sacro dei lavori in Loggia la nota giusta. In Italia ci ha provato, un nome su tutti, Michele Moramarco con una serie di composizioni pubblicate su Cd da Bastogi, ormai qualche annetto addietro. E in Francia, fresco fresco, questo tentativo di Bernard Muracciole.

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mercoledì 22 luglio 2015

Epistolarium Hermeticum. A Fano la mostra di Francesco Milesi

Massimo Agostini con Francesco Milesi

Si intitola Epistolarium Hermeticum, la mostra di Francesco Milesi a Fano, nella ex chiesa di san Michele. Un evento culturale con la partnership del Capitolo De Lantaarn del Rito di York. L'inaugurazione è prevista per  mercoledì 12 agosto 2015, alle ore 21,15 con gli interventi introduttivi di Mauro Cascio e Davide Riboli e i saluti di Tiziano Busca. La mostra resterà aperta fino al 27 agosto / orario: tutti i giorni 17-23. In mostra saranno esposte 60 opere grafiche digitali (in tiratura 1-5) dedicate all’alchimia, agli alchimisti e al sogno dei 'soffiatori'. Ogni opera sottintende un rapporto epistolare tra un maestro alchimista e un suo allievo. Gran parte delle opere si collocano nel filone del 'serio ludere'.

venerdì 22 maggio 2015

Ars Gratia Artis. Albergo Grande Oriente

di Davide Riboli

Nel centro di Londra, a pochi passi dalla Liverpool Street Station, si trova un grande albergo che si chiama "Andaz Liverpool Street Hotel". Se però vi foste trovati a passeggiare per quella stessa strada nel 1884, quel grande albergo, con la sua facciata realizzata nel tradizionale mattonato rosso, vi si sarebbe presentato col nome di "Great Eastern Hotel" che in italiano sarebbe "Albergo Grande Oriente".



Costruito coi fondi della Great Eastern Railway Company, l'albergo fu progettato da Charles ed Edward Barry, figli di quello stesso Charles Barry che, nel 1840, ricostruì il Palazzo di Westminster dopo l'incendio del 1834. Quello che rende il Great Eastern un albergo davvero particolare è che al suo interno si celavano ben due templi massonici: il primo situato nel seminterrato, il secondo, più grande, al primo piano.



A quanto risulta, la Loggia Caledonia 134 si riunì regolarmente nei templi del Great Eastern per quasi trent'anni, dal 1920 al 1947. Purtroppo, a partire dal 1950, l'albergo andò incontro a progressiva decadenza e pareva quasi destinato all'abbattimento quando fu rilevato da sir Terence Conran che decise invece di restaurarlo. Durante i lavori di recupero, ben celato dietro un pannello di mogano, fu trovato l'ingresso al tempio più grande e poco dopo anche a quello del seminterrato.

Gli ambienti erano ben conservati e, per fortuna, Sir Conran decise di conservare questo straordinario patrimonio massonico. E fece certamente bene: il valore dei soli marmi dei pavimenti insieme a quello degli arredi e delle ebanisterie in mogano si stima oggi sopra i quattro milioni di sterline.



Oggi il tempio è liberamente visitabile anche dai profani, sebbene non vi si acceda più attraverso passaggi segreti celati da pannelli scorrevoli e può essere affittato per convegni o attività particolari. Lady Gaga vi ha voluto ambientare un servizio fotografico e da aprile a giugno ospiterà un cineforum che prevede, tra l'altro, la proiezione di Rosemary's Baby e Eyes Wide Shut.


Un'ultima curiosità: Bram Stoker [scrittore affiliato alla Golden Dawn, alla Societas Rosicruciana in Anglia, iniziato alla Massoneria in una loggia di Dublino e successivamente elevato al 33esimo grado di Rito Scozzese] scelse proprio il Great Eastern come albergo in cui far soggiornare Van Helsing durante la sua prima visita a Londra, a caccia di Dracula.