Visualizzazione post con etichetta g.o.i.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta g.o.i.. Mostra tutti i post

sabato 11 maggio 2019

È morto Gianni De Michelis. Sulla Massoneria aveva detto: «Principio irrinunciabile è il rispetto per l'altro»



Si è spento oggi Gianni De Michelis, storico esponente del Partito Socialista. Non è mai stato massone, eppure in più occasioni ha manifestato vicinanza e solidarietà, quando la Massoneria è stata sotto attacco mediatico e politico. Ha partecipato, tra l'altro, alla Gran Loggia del Grande Oriente d'Italia del 2005, ospite del Gran Maestro Gustavo Raffi. Ha tra l'altro scritto, la prefazione a Storia (Apologetica della Massoneria) di Mauro Cascio (Bastogi, 2005), da cui è estratto il testo che vi proponiamo qui.

«Chi come me ha per principio irrinunciabile – etico oltreché politico - il rispetto senza condizioni dell' 'altro' e crede fermamente e indiscutibilmente nella necessità che questa differenza vada non solo rispettata ma aiutata ad esprimersi, non può che rinnovare anche in questa circostanza [...] l'auspicio – che è esigenza civile e morale a un tempo - che tale orientamento faccia sempre più proseliti nell'opinione pubblica. Questo obiettivo, credo rappresenti un punto fermo non solo per la salvaguardia, legittima e indiscutibile, dei valori e delle regole su cui la Massoneria fonda la propria esistenza, ma, più in generale, per la difesa di un mondo in cui la libertà, la scelta di un'idea e di un cammino di vita siano fruibili senza limiti e condizionamenti di alcun genere. Un mondo in cui, in definitiva, il pregiudizio non torni a far sentire, come spesso è accaduto, il suo peso opprimente, per le coscienze dei singoli e per il destino dei popoli; e non svolga più, come esperienze anche recenti dimostrano, una funzione corrosiva e destabilizzante, contraria ad un cammino di pace, solidarietà e uguaglianza verso cui tutti dobbiamo tendere i nostri sforzi e le nostre intelligenze»..

martedì 6 dicembre 2016

A Firenze la Festa della Luce



Sabato 10 dicembre appuntamento a Firenze del Collegio Circoscrizionale della Toscana per la consueta celebrazione della Festa della Luce. Sarà presente il Gran Maestro Stefano Bisi.
La ricorrenza annuale della Festa della Luce è in prossimità del Solstizio d’Inverno che coincide con la durata minima di luce solare e perciò con il giorno più corto dell’anno. Il Solstizio d’Inverno va identificato con l’inizio della ripresa della supremazia della luce sulle tenebre e, in genere, come un momento di rigenerazione di portata universale e individuale.
All’incontro del 10 dicembre a Firenze, in programma presso il PalaCongressi dalle ore 09:30, insieme al Gran Maestro Bisi parteciperanno i numerosissimi esponenti della Circoscrizione Massonica Toscana, e non solo, perché potranno intervenire anche parenti e amici non massoni. Anche questa edizione avrà infatti un duplice modulo, con una parte rituale e un’altra aperta al pubblico.
Al termine della celebrazione del Solstizio d’Inverno saranno premiati quei Fratelli della Comunione Toscana che ha raggiunto quarant’anni di anzianità massonica. Un’agape bianca chiuderà la giornata.

Clicca qui

venerdì 2 dicembre 2016

La libertà di stampa in Italia



Su Radio Radicale per parlare anche di Media e Massoneria con Carlo Ricotti (Università LUISS Guido Carli), Giuseppe Monsagrati (ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi La Sapienza di Roma), Giancarlo Tartaglia, direttore della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI). Conclude Stefano Bisi, GM del Grande Oriente d’Italia.

Ascolta qui

martedì 20 settembre 2016

«Rivogliamo Palazzo Giustiniani». In un libro la ricostruzione del contenzioso



Il Grande Oriente d’Italia rivuole almeno una piccola porzione di Palazzo Giustiniani, la sua storica sede che il Fascismo gli confiscò e che lo stato italiano non gli ha mai restituito. Un lungo interminabile contenzioso che rappresenta una ferita aperta nel cuore di tutti i liberi muratori. Ad annunciare che il Grande Oriente d’Italia non si arrenderà ma è deciso ad andare avanti è stato oggi il Gran Maestro Stefano Bisi, che nell’ambito delle celebrazioni del XX Settembre, ha tenuto il 19 settembre una conferenza stampa al Vascello nel corso della quale ha  presentato il dossier – che è diventato un libro, “Palazzo Giustiniani, una questione ancora aperta”, pubblicato da Fefè editore, a cura del professor Carlo Ricotti e di Elisabetta Cicciola, che ha curato la raccolta dei documenti,  con la sua prefazione – sull’esproprio che ebbe luogo  nel gennaio del 1926.

Continua a leggere dal sito del Grande Oriente


lunedì 19 settembre 2016

«Testa e cuore per un nuovo illuminismo dell’uomo». L'allocuzione del Gran Maestro

di Stefano Bisi
Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia



Una comunità che celebra la Libertà e la Bellezza di un patto, di una Repubblica voluta da tanti uomini di diverse provenienza e idee politiche che, mettendo il cuore sopra la testa, mettendo da parte fortissime divisioni ideologiche, egoismi e smanie di potere, riuscirono a creare dalle macerie della non Ragione e dell’odio, e grazie alla Resistenza e alla Liberazione, una nuova casa comune. Riuscirono a far sorgere il meraviglioso edificio della Libertà e dell’Unità, dell’Uguaglianza e della Solidarietà. Della pace e del ripudio della guerra.

Mettere il cuore sopra la testa, come hanno fatto e stanno facendo i volontari delle terre colpite dal terremoto, può servire per grandi imprese e per sublimare gesti d’amore. I volontari sono una luce che attraversa il buio. Ma bisogna cercare di usare sempre testa e cuore. Ha usato testa e cuore Pietro Bartólo, questo piccolo grande coraggioso medico che è diventato un’icona di Lampedusa nel mondo con la sua infaticabile azione a salvataggio dei migranti e che ogni giorno salva vite umane.

Hanno usato testa e cuore pure i giovani imprenditori dell’Elba che partendo dal nulla, da un sogno, da una idea, sono stati capaci di realizzare un’impresa ormai conosciuta a livello internazionale e che ha prodotto centinaia di posti di lavoro. Testa e cuore ha dimostrato di avere Domenico, il ragazzino calabrese che stamani durante il convegno ha emozionato tutti noi con le sue parole, la sua voglia di volare in alto, più in alto delle difficoltà e degli ostacoli.

Testa e cuore ci sono voluti per far nascere la Repubblica 70 anni fa. E ci vorranno anche in futuro. In Europa e nel mondo. Anche qui solo testa e cuore forse potranno evitare il naufragio dell’Umanità.

Noi Liberi Muratori del Grande Oriente d’Italia, e lo diciamo ad alta voce, siamo state fra le poche Istituzioni che hanno raccolto l’appello del Capo di Stato, Sergio Mattarella, a celebrare con continuità questa ricorrenza dei 70 anni, e lo abbiamo fatto talmente bene che perfino il sito del Ministero dell’Interno ci ha copiato il nostro logo celebrativo che da gennaio ha accompagnato ogni convegno organizzato dal Grande Oriente nel giro d’Italia per la Repubblica che abbiamo percorso e che non si è ancora concluso. Un episodio, quello del logo, che al di là del plagio, ci ha reso orgogliosi, perché noi massoni abbiamo contribuito alla rinascita dell’Italia ed alla edificazione dei suoi pilastri.

Siamo partiti da Reggio Emilia, la patria del tricolore e di Meuccio Ruini, massone e presidente dell’Assemblea dei 75 che redasse la Carta Costituzionale. A Rimini, nel corso della Gran Loggia, abbiamo allestito la mostra su “L’Aurora della Repubblica”, ricordando la battaglia per il referendum attraverso la stampa ed i manifesti. Poi i convegni di Colle Val d’Elsa, dove con gli Imam di Firenze e Perugia abbiamo affrontato il tema dell’integrazione nella diversità; di Terni in cui si è discusso dell’articolo 1 e del problema del lavoro, il convegno di Macerata, di Lipari dove il 25 aprile si è parlato di Libertà e valori; e ancora Reggio Calabria, Piombino, e Siena e ancora Genova, Firenze, Sassari, Trani, Radicofani.

Siamo stati a Torre Pellice, nella grande terra dei Valdesi a ricordare Paolo Paschetto, valdese e Fratello massone, l’autore dell’emblema che rappresenta da 70 anni la nostra amata Repubblica. Ne abbiamo onorato la memoria, parlando di un simbolo, e i simboli, quello della Stella della Repubblica, che deve brillare ai nostri occhi e rafforzare le basi del nostro agire individuale e collettivo, sancire sempre nelle coscienze la superiorità del Bene Comune, rispetto agli interventi e agli interessi di parte.

La prima delle virtù repubblicane, è bene ricordarlo sempre, è la ricerca del bene comune. Noi Liberi Muratori vogliamo estendere la nostra fratellanza a tutti gli uomini.

Noi, Grande Oriente d’Italia, non facciamo politica di partito e non intendo prestarmi a strumentalizzazioni e parlare di un prossimo referendum che riguarderà tutti e che ci chiamerà a esprimere un voto sulla riforma costituzionale. Ogni massone è libero di votare secondo la propria opinione e secondo la propria coscienza. Una cosa voglio dirla. Il mondo sta cambiando, tante cose stanno cambiando con una velocità incredibile. Quante volte è necessario fare degli aggiornamenti continui al telefonino che ci sono richiesti dal sistema? Tantissime. Qualche volta cambiamo e ci troviamo meglio, altre volte decidiamo di non fare aggiornamenti.

L’importante è mantenere saldi i principi fondamentali della Costituzione. Guai a pensare di modificare quegli alti principi che ci hanno permesso, grazie alla lungimiranza e all’alta preparazione giuridica di tanti padri nobili , di trascorrere 70 anni di serenità costituzionale e sociale. Bisogna essere oggi più che mai uniti e solidali, responsabili nel fare quelle cose che possono migliorare la vita di tutti i cittadini sempre nel rispetto del principio di uguaglianza. Ricordando sempre quello che disse Piero Calamandrei in un suo celebre discorso agli studenti milanesi che andrebbe fatto sentire a tutti, specialmente a chi vuole dividere: “È un testamento di 100mila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.

Continua a leggere qui

giovedì 15 settembre 2016

Riprendono i lavori del Grande Oriente d'Italia



Dal 17 settembre, e per quattro giorni consecutivi, il Grande Oriente d’Italia rinnova le sue tradizionali celebrazioni per l’anniversario del XX Settembre 1870 con una serie di iniziative che fino a martedì 20 settembre ricorderà l’evento storico che sancì Roma Capitale festeggiando in simultanea i 70 anni della Repubblica Italiana. Il 17 settembre giunge infatti a Roma ‘Repubblica70’, la rassegna culturale del Grande Oriente d’Italia che dall’inizio dell’anno celebra il settantesimo anniversario della Repubblica. Da nord a sud, numerose città, luoghi simbolo dell’Italia, hanno ospitato e ospiteranno incontri nei prossimi mesi per parlare di fatti e personaggi della nostra storia più recente e sensibilizzare gli abitanti della nazione, soprattutto i più giovani, a conoscere l’identità e i fondamenti della comunità in cui vivono.

Il programma avrà inizio al Vascello, avamposto garibaldino nella battaglia per la Repubblica Romana e sede nazionale del Grande Oriente a Roma, la mattina del 17 settembre (ore 10:30) con il convegno pubblico “Per l’Italia, per la Repubblica” che sarà occasione per dialogare sul clima dei nostri tempi con l’idea di una società aperta, libera da confini fisici e ideali. Intervengono: Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa in prima linea nell’assistenza e nella cura dei migranti, noto anche per il ruolo di protagonista in “Fuocoammare”, film di Gianfranco Rosi vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino; Omar Chessa, costituzionalista dell’Università di Sassari; Marco Ventura, docente di diritto canonico, diritto ecclesiastico e diritto e Islam all’Università di Siena; Fabio Murzi, imprenditore, uno dei titolari di ‘Acqua dell’Elba’, che parlerà di lavoro e innovazione nel nostro paese. Ospite particolare del Grande Oriente sarà Domenico Buccafurri, quattordicenne di Reggio Calabria, uno dei vincitori della decima edizione della Borsa di Studio “Giuseppe Logoteta” bandita dall’omonima loggia reggina del Grande Oriente d’Italia. Domenico ci porterà il suo pensiero, i suoi desideri e le sue aspirazioni in questo mondo di grandi cambiamenti. Le conclusioni del dibattito saranno del Gran Maestro Stefano Bisi.

Sempre il 17 settembre, dalle ore 16, l’ingresso al Vascello è consentito solo su invito. In scaletta: l’incontro con il Gran Maestro e la Giunta “Insieme nel Giardino della Fratellanza” dedicato agli iscritti del Grande Oriente e dalle 17,30 ci sarà l’inizio dei festeggiamenti pomeridiani con la serata “Italia, democrazia e libertà” che avrà il momento centrale con il discorso programmatico del Gran Maestro Stefano Bisi per la ripresa dei lavori massonici dopo la pausa estiva. Il Gran Maestro chiuderà la manifestazione intorno alle 20.

Fonte: GOI

venerdì 24 giugno 2016

Oggi a San Galgano la magica tornata sotto le stelle...



Appuntamento oggi a San Galgano per festeggiare il Solstizio d’estate nella magica atmosfera dell’Abbazia che ormai da anni ospita, sotto le stelle, la tradizionale tornata congiunta delle logge senesi Arbia (138), Montaperti (722), Salomone (758) e Agostino Fantastici (1472). La manifestazione, patrocinata dal Collegio circoscrizionale della Toscana, ha raggiunto quest’anno la undicesima edizione e i lavori si svolgeranno in grado di apprendista – dalle ore 19,30 –  sotto il maglietto della Loggia Salomone. Sarà presente il Gran Maestro Stefano Bisi mentre l’orazione sarà tenuta dal Grande Ufficiale di Gran Loggia Umberto Busolini. La tornata rituale sarà interrotta per consentire a familiari e amici di assistere all’evento. Seguirà l’agape bianca.

L’Abbazia di San Galgano, iniziata verso il 1220 ma consacrata solo nel 1268, segna l’inizio dell’arte gotica in Toscana. Andata in rovina dopo il ‘500, nel 1924 fu restaurata da Gino Chierici ma solo allo scopo di rallentarne l’inarrestabile degrado: il risultato è che adesso non appare affatto come un rudere ma bensì come un’originale struttura lasciata volutamente incompiuta. Le proporzioni, i materiali, l’assenza del tetto, il rosone vuoto, il silenzio, il cielo a vista avvolgono e stordiscono. Ed è proprio la mancanza del tetto, crollato nel 1768, che esalta l’articolazione e l’eleganza architettonica delle linee che si slanciano verso il cielo aperto come un inno alla spiritualità, accomunando in questo l’Abbazia a quelle di Melrose e di Kelso in Scozia, a quella di Cashel in Irlanda e a quella di Eldena in Germania.

Fonte: GOI

mercoledì 15 giugno 2016

Il Grande Oriente d'Italia su Facebook



Sempre più social. La Massoneria del Grande Oriente d’Italia entra anche nel mondo di Facebook con una pagina ufficiale che documenta le proprie attività. Dopo Twitter e YouTube è infatti arrivata la scelta di approdare nel principale social network presente in Internet per condividere il proprio impegno con un pubblico più vasto. E di definire meglio la propria identità nel nostro paese e cioè quella della più antica e numerosa istituzione massonica che vanta una tradizione storica di oltre duecento anni.
Per il Grande Oriente, avere in comune, anche con chi non è massone, le proprie idee e le passioni che animano le sue attività e i suoi progetti, è un modo in più per farsi conoscere e magari apprezzare, oltre i pregiudizi e i luoghi comuni della disinformazione..

giovedì 21 aprile 2016

Ancora calunnie e disinformazione al Tg1. La risposta di Bisi



Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi ha indirizzato una ferma lettera di protesta al Procuratore aggiunto di Palermo, dottoressa Teresa Principato, in merito alle dichiarazioni rese dal magistrato al Tg1 nell’edizione delle 20.00 di domenica 17 aprile. Rispondendo ad una domanda della giornalista sulla rete di protezione che circonderebbe Il latitante Matteo Messina Denaro, il procuratore ha detto: «È coperto da mafia, massoneria, settori della borghesia professionale ed imprenditori».

Il Gran Maestro Bisi si è detto sconcertato ed indignato per una dichiarazione così semplicistica e generica che accomuna tutta la Massoneria come in odore di mafia. «Un’affermazione, secondo me, generica ed estremamente grave – ha scritto Bisi al Procuratore – che ha creato nel sottoscritto e nei 23mila fratelli dell’Istituzione massonica che rappresento un grande imbarazzo e, se mi consente, una fortissima e legittima indignazione. Mafia=Massoneria e massoni=mafiosi è un’equazione che non si può fare in maniera così semplicistica, e tirando in ballo tutti coloro che fanno parte della Libera Muratoria Universale».

Ed ha aggiunto: «Noi del Goi siamo per la legalità e combattiamo i mostri della ndrangheta, della camorra e della mafia. Noi siamo fedeli alla Repubblica ed ai suoi valori. Da qualche mese in tante località italiane si stanno svolgendo dei convegni in cui celebriamo l’ormai prossimo 70° anniversario della nostra amata Repubblica. Ecco perché siamo rimasti sconcertati nel sentire dire certe parole. Se ci sono delle prove di collusione bisogna agire contro quei soggetti ed evitare di sparare nel mucchio…
La Procura della Repubblica di Palermo, di cui Lei è componente autorevole, deve continuare con decisione e con tutti i mezzi che ha a disposizione le indagini per arrivare alla cattura dei latitanti e al trionfo della Giustizia e della Legalità. Ma deve esercitare il suo operato senza creare problemi ed esporre anche a pericolosi rischi d’incolumità, vista la difficile epoca che stiamo vivendo, Istituzioni e persone che nulla hanno a che vedere e a che fare con la criminalita’ organizzata.

Per questo, Egregio Procuratore, Le chiedo vivamente in futuro di evitare incresciose e infamanti generalizzazioni. Non lo meritano le migliaia e migliaia di massoni che lavorano con trasparenza fuori e dentro i templi della Fratellanza e dedicano il loro tempo e il loro sacrificio a creare una sola rete di protezione: la tutela dell’Umanità».

.

lunedì 4 aprile 2016

Speciale Rimini. L'allocuzione del Gran Maestro Stefano Bisi: «La spiritualità ci unisce»

Il Gran Maestro Stefano Bisi

“La spiritualità che unisce” è il tema scelto dalla Massoneria del Grande Oriente d’Italia per la tavola rotonda che si è tenuta nella seconda giornata riminese di lavori della Gran Loggia 2016. Un’occasione straordinaria per guardare da una prospettiva tarata sui grandi interrogativi che da sempre costellano il cammino dell’uomo questo particolare tempo della nostra vicenda umana segnato da crisi profondissime e da gravi conflitti. Al dibattito, moderato dal giornalista Claudio Giomini, hanno preso parte Luca Anziani, vice moderatore della Tavola Valdese, Arturo Diaconale, giornalista e consigliere Rai, l’imam di Firenze Izzedin Elzir, la storica Anna Foa, la teologa Marinella Perroni e il vaticanista Marco Politi. E se sono stati tanti e variegati i modi in cui ciascuno dei relatori ha declinato l’idea di spiritualità, tutti l’hanno descritta, al di là del suo intrecciarsi o meno con la religione, come un percorso che porta ad uno stato di consapevolezza alto, che ci dà la misura della nostra capacità di rapportarci con noi stessi e quindi di confrontarci con gli altri. E di dialogo infatti si è molto parlato come antidoto a quello che sta accadendo intorno a noi, al terrorismo, al sangue che scorre, alle guerre, all’esodo inarrestabile di popolazioni che fuggono dalla miseria e dalle persecuzioni.

Luca Anziani, chiediamoci qual è il posto dell’uomo in questo tempo. Sul dialogo ha incentrato il suo intervento il vice moderatore della Tavola Valdese, che ha sottolineato la sintonia che esiste in questo momento con la Massoneria, con la quale la sua comunità condivide una “forte coscienza di paese come sistema e in un contesto globale europeo e una forte responsabilità nel mettere in atto dal punto di vista culturale e politico nuovi meccanismi di collaborazione e di dialogo”. “Io coniugo il dialogo –ha detto – come un’etica. E volendo contestualizzare questo concetto, bisogna chiedersi perché il dialogo è una necessità. E’ facile comprendere quanto bisogno abbia il nostro paese, per non parlare dell’Europa, di luce. E ogni luce accesa insieme è una buona cosa. Viviamo in un’epoca di scarsa memoria sia individuale che collettiva, di incapacità di collaborazione”. “Esempio concreto di questo momento oscuro –ha sottolineato Anziani- è la scelta razzista, nazista e xenofoba che parte dell’Europa a livello governativo o a livello culturale e trasversale ha messo in atto. Noi siamo grati al signore di averci dato la possibilità di avere soldi degli italiani, l’8 per mille, per poter aprire corridoi umanitari insieme alla comunità di Sant’Egidio, che permettono a uomini, donne e bambini di arrivare nel nostro paese e in Europa senza correre il rischio di morire nelle traversate della speranza. E’ una goccia in mezzo al mare. Ma è una responsabilità”. “Penso – ha proseguito- che oggi dobbiamo chiederci non tanto quale sia il posto di Dio in questo tempo, ma piuttosto qual è il posto dell’uomo in questo tempo. E cioè come riuscire a coniugare la nostra appartenenza a una fede o meno alla sfera pubblica. Come passare dal mio particolare al nostro plurale. Come portare la chiesa, la sinagoga, il tempio nella piazza, cioè, nella nostra fattispecie, nelle vicende degli italiani”. “Il dialogo oggi è – ha osservato Anziani- è una testimonianza, la testimonianza del possibile davanti alla negatività dell’impossibile e dell’inutile. Dialogare non è una necessità, è l’unica possibilità e la tentazione forte è quella di chiudersi, di non vedere, di non sapere, di non guardare, mentre invece chi preferisce il buio, garantisce al male di sopravvivere. Il dialogo va collegato ad un atto concreto che è l’etica della speranza. Per me l’etica della speranza ha un fondamento teologico, che è l’etica di Dio. E il primo punto è che Dio ha scelto un patto per confrontarsi con l’umanità. Ma il tema del patto, del donarsi, del venire incontro è un tema di grande importanza anche nella sfera non religiosa. L’unico libro che dovrebbe essere intoccabile per noi italiani e che ci unisce, è un libro che parla proprio di un patto: è la Costituzione, che è un patto fatto da generazioni che non andavano assolutamente d’accordo, quella generazione che 70 anni fa scelse di prendere coscienza di un paese che doveva risorgere. L’etica della speranza è un’etica dell’apertura. E il dialogo è la forma concreta della responsabilità delle donne e degli uomini liberi, cioè dei cittadini, mentre la chiusura, gli assolutismi sono la forma concreta della servitù dei sudditi. Ebbene, a 70 anni dalla nascita della Repubblica noi non vogliamo tornare ad essere sudditi”.

Arturo Diaconale, separare nettamente i valori religiosi da quelli della società. E se il dialogo è una delle modalità per favorire l’integrazione tra culture diverse, ce n’è anche un’altra che è quella e dell’educazione. E alla domanda “quale può essere in questo il ruolo della Rai ?” Arturo Diaconale ha risposto sottolineando l’importanza del “servizio pubblico nell’ affrontare le tematiche di questo momento, la conflittualità che esiste nel nostro paese, le realtà molteplici che si agitano e che sono sempre realtà aspre e difficili da conciliare”. “Il servizio pubblico –ha detto il consigliere Rai- ha fatto gli italiani, ha dato loro un’identità, che è composta di tante diversità. E se vuole rimanere pubblico deve essere pluralista e diversificato, deve essere lo specchio di un paese dove vivono tante realtà diverse”. Ma Diaconale è poi voluto tornare ai temi della spiritualità, affrontandola da “un punto di vista laico”, e del dialogo. “Il dialogo – ha detto- non si può realizzare soltanto con la buona volontà e con i buoni sentimenti. Il tema del dialogo presuppone un terreno comune e valori condivisi. Senza di questo non è possibile sviluppare quella spiritualità laica che è legata ai valori fondanti della società. Io non mi appello al Dio cristiano, a quello ebraico, o a quello islamico, che è sempre lo stesso Dio con sfaccettature diverse e che non ha prodotto dialogo, ma guerre e che è un Dio totalitario in tutte le versioni”. “Se si vuole sviluppare un dialogo proficuo – ha spiegato – dobbiamo partire dalla separazione netta tra valori religiosi e i valori che riguardano invece la vita associativa di un paese. Facciamo riferimento alla Costituzione, che fissa una serie di valori che rappresentano la condizione per il dialogo. Valori di cui ci dobbiamo ricordare come quello della parità tra gli uomini di fronte alla legge che si deve applicare realmente. Se noi facciamo i corridoi umanitari e portiamo nel nostro paese flussi di persone che poi releghiamo in campi di concentramento o confiniamo in periferie senza servizi e ai quali non diamo una prospettiva di lavoro, a cui non diamo la dignità della persona, noi creiamo non le condizioni del dialogo ma per una futura conflittualità, noi creiamo brodo di coltura del futuro terrorismo, perché noi dobbiamo garantire a queste persone condizioni di vita che sono previste dalla nostra costituzione, non possiamo essere ipocriti”. Diaconale ha fatto poi l’esempio di San Francesco che andò dal sultano per proporgli la pace e tornò indietro, “perché allora come adesso non c’era un conflitto di religione, ma un conflitto politico, di egemonia e di forza e in cui la religione era soltanto la copertura di altre questioni”. “Allora – ha domandato- perché buttare su questo terreno questioni che sono brutalmente politiche, economiche, finanziarie che noi dobbiamo avere il coraggio di affrontare con concretezza e trovando soluzioni concrete. Certo per trovare queste soluzioni ci vuole la buona volontà. Ben venga ma se non se non produce risultati, o produce i risultati che sono quelli che abbiamo sotto gli occhi oggi in Europa, dove abbiamo creato le condizioni per quello che è successo. Dobbiamo riconoscere gli errori per correggerli e questi errori sono enormi. Questo è il momento della correzione degli errori”.

Izzedin Elzir, dobbiamo avere il coraggio di ammettere i nostri errori. L’importanza della integrazione nel rispetto della diversità è stata al centro dell’intervento di Izzedine Elzir. “Ognuno di noi – ha detto l’imam di Firenze- ha una spiritualità diversa, una fede diversa. Noi spesso abbiamo paura di ciò che non unisce. Ma se vogliamo costruire un futuro migliore dobbiamo conoscere le diversità e dobbiamo apprezzarle, perché sono una ricchezza e non cancellarle e considerare chi non la pensa come noi un nemico da eliminare. Ma questo passa attraverso il dialogo, un dialogo come è stato detto basato proprio valori condivisi e che spesso è difficile e complicato, perché ognuno cerca di affermare la propria opinione”. “Come esseri umani – ha aggiunto l’Imam- sbagliamo, ma dobbiamo aver il coraggio di chiederci dove abbiamo sbagliato. Oggi si parla di terrorismo in Europa. Abbiamo il coraggio di dire tutti quanti che abbiamo fallito? Perché se un fratello uccide suo fratello per qualsiasi motivo, non è un fallimento di noi esseri umani? Questi ragazzi dove sono cresciuti? Sono cresciuti nella nostra scuola pubblica, hanno visto la nostra tv, i nostri film. Non sono passati dalla moschea, ma dal carcere e poi da un maestro cattivo fino ad arrivare a diventare terroristi. La nostra responsabilità, io come rappresentante di una comunità islamica assumo la colpa su di me. La nostra politica dove è? Dove siamo tutti noi che dobbiamo dare un contributo ad una cultura nuova e apprezzare la diversità, che è una risorsa. Dove sono gli spazi del dialogo e del confronto? Questo per un po’ di tempo l’abbiamo dimenticato o non l’abbiamo voluto. Ben venga la laicità accogliente, ben venga la separazione tra stato e chiesa. Ma dobbiamo avere il coraggio di lavorare per l’attuazione della nostra Costituzione che sancisce principi bellissimi, che non possono essere messi in pratica, perché mancano le leggi per farlo. Abbiamo l’articolo 8 che parla della libertà religiosa, ma a 70 anni dalla sua elaborazione non esiste ancora una norma”. “Oggi –ha riferito l’imam- in tutta l’Italia abbiamo cinque moschee e più di mille sale di preghiera, che non sono degne né della comunità islamica né del nostro paese, che è conosciuto a livello mondiale per l’arte e la cultura. Le fedi religiose dovrebbero essere uno strumento di pace non di guerra. Il mio invito è di non attribuire le azioni di terrorismo, firmata da musulmani, alla fede islamica. Dobbiamo trovare spazi di dialogo e confronto che ci permettano di crescere. A chi arriva spesso non diamo niente. E chi li accoglie ha trasformato spesso la sua attività in business. Abbiamo bisogno di lavorare all’interno delle nostre comunità ma insieme, di fronte al terrorismo –ha aggiunto facendo riferimento ai giornalisti- dobbiamo essere uniti e responsabili, dobbiamo essere vigili del fuoco e non incendiari. Dobbiamo impegnarci e lavorare per crescere e per la nostra libertà”.

Anna Foa, la spiritualità è un potente strumento che veicola il dialogo. In che modo la spiritualità può servire alla crescita della società? Deve recidere le sue radice religiose? Esiste un’intercambiabilità tra laici e religiosi in nome della libertà di pensiero, della democrazia, dei valori positivi? E quali effetti ha avuto la religiosità nel corso della storia? Sono gli interrogativi sollevati nel suo intervento da Anna Foa. “Sono tuttora convinta – è stata la sua risposta- che quella che chiamiamo spiritualità ma che in genere possiamo definire come un atteggiamento lontano dalla materialità, lontano dall’egoismo, lontano da una concezione incurante degli altri e della società, può essere di grande aiuto. La religione lo è stato, ad esempio, nei campi di sterminio nazisti. In molti casi avere un ideale che ti porta verso gli altri è importante. E’ importante avere valori condivisi oggi nella lotta contro il terrorismo. La minaccia che abbiamo dinanzi coinvolge tutti, anche gli stessi musulmani, come dimostrano le stragi che avvengono ogni giorno lontano da noi e di cui si parla poco”. “Noi europei – ha aggiunto la storica- perdiamo se non ci alleiamo con quella parte del mondo musulmano che ha tutto da perdere dalla vittoria del fondamentalismo islamico. E’ una questione di realismo politico non di buoni sentimenti. Noi perdiamo se non cerchiamo di aprirci e di dialogare, se innalziamo muri e barriere, cedendo a una sollecitazione di nazionalismo come sta facendo l’Europa orientale erede del comunismo e del nazionalismo comunista che è quanto di peggio possa esserci”. Tuttavia, secondo Foa, per avviare il confronto con l’Islam c’è un grosso ostacolo da superare, che è quello del rapporto uomo e donna. “Credo che quel mondo musulmano che è qui da noi e vuole integrarsi deve agire dall’interno per accelerare quel processo di superamento dello stato di inferiorità della donna come del resto è avvenuto qui da noi”.

Marinella Perroni, la spiritualità è una conquista quotidiana. “Teologa che si è occupata della questione di genere, una cattolica, orgogliosa di esserlp e appartenente a quello schieramento conciliare che in questi anni spesso è stato ridotto al silenzio e marginalizzato. E per di più biblista, che è una carta perdente”. Così si è presentata al pubblico Marinella Perroni, lamentando il dilagare dell’analfabetismo religioso della nostra epoca, che ha frenato e continua a frenare la capacità di interlocuzione e di dialogo. “Mettendo da parte lo studio della Bibbia, trascurando quel rapporto che ci insegna ad avere con Dio, abbiamo perso l’occasione -ha detto riferendosi all’ambito cattolico- di costruire una piattaforma dalla quale far partire il confronto anche con gli altri. Io – ha aggiunto- mi considero vetero rispetto al tempo nuovo che si sta delineando. Per di più -ha rimarcato- io ho delle difficoltà con la parola spiritualità, che, almeno nel gergo tipico della tradizione cattolica, io trovo una delle cose più deleterie che esistono, perchè rappresenta la fissazione di codici religiosi ristretti, normalmente asfittici di quella che è invece una esperienza religiosa aperta. Codici che appartengono a movimenti e gruppi e ordini religiosi che strozzano la fede”. “Preferisco -ha spiegato- pensare alla spiritualità come a una conquista quotidiana. E mi piacerebbe che venisse stimolata negli uomini la capacità critica, la capacità di scegliere, di capire quale è il bene che oggi ci sentiamo di sottoscrivere”.

Marco Politi, l’etica ha un valore solo se è sociale. “Non esistono valori religiosi con il bollino totalmente separati da valori laici diversi con il bollino. Io penso che all’interno della nostra società frastagliata, disorientata e tormentata alla fine ciò che conta è il valore umano, quale che siano le sue radici o motivazioni. Lo ha sottolineato prendendo poi la parola Marco Politi, giornalista vaticanista, autore del libro “Francesco tra i lupi. Il segreto di una rivoluzione”, pubblicato da Laterza. “L’impiegato musulmano -ha detto- che l’anno scorso a gennaio a Parigi nel supermarket kosher ha salvato decine di ostaggi ebrei ha agito per religione, in nome della laicità della Repubblica o ha agito per un valore umano di solidarietà immediato. Io credo sia questo quello che conta, con cui immedesimarsi”. “L’etica -ha sottolineato politica- ha un valore solo se è sociale, nel momento in cui l’uomo si rapporta con l’uomo. Io ho in mente uno dei capolavori di Mozart, che il Flauto magico che uno dei capolavori dell’illuminismo massonico del Settecento. C’è una celebre aria in cui c’è Salastro, che all’inizio dell’opera sembra il cattivo, ma che alla fine si rivela il principe della luce e della conoscenza, che è appena sfuggito a un tentativo di assassinio e la colpevole sta ancora lì con il coltello in mano tremante in attesa della punizione. E allora Salastro canta: in queste sacre sale non si conosce la vendetta, e se un uomo è caduto noi lo riportiamo al suo dovere, perchè siamo in uno spazio in cui l’uomo ama l’uomo. Ecco – ha rimarcato Politi- questo senso del dovere che si ritrova anche nel motto di questa Gran Loggia ci rimanda al carattere necessario dell’etica. L’uomo è un animale politico diceva Aristotele, cioè appartenente alla polis alla comunità cittadina di cui è protagonista responsabile ma a cui lui deve anche il servizio dovuto alla patria. Questo senso di rapporto orizzontale lo troviamo in altri patrimoni religiosi, nel cristianesimo “Ama il prossimo tuo come te stesso” e nell’ebraismo nell’esortazione “Ricordati quando eri schiavo in Egitto” o nel concetto di misericordia. E nell’Islam, quando nel Corano Dio dice ‘io avrei potuto creare una sola tribù ma non ho voluto, ho voluto creare diversi popoli” a conferma del riconoscimento della diversità e dello stimolo a creare relazioni tra i diversi”.

L’onorificenza Giordano Bruno al fisico Claudio Vergognassi. Ha concluso il dibattito il Gran Maestro Stefano Bisi, che insieme al Grande Oratore Claudio Bonvecchio, ha consegnato l’onorificenza Giordano Bruno classe argento al fisico Claudio Verzegnassi, che ha insegnato all’Università di Udine e ha lavorato al Cern. Un uomo, uno scienziato, ha detto Bonvecchio, che ha saputo coniugare didattica e ricerca e il dovere della conoscenza con la dimensione della spiritualità che è propria della tradizione massonica. Rimanendo nel tema del tema della tavola rotonda Verzegnassi ha spiegato che la fisica moderna ha un contenuto di spiritualità incredibile, poco noto. “Negli ultimi 20 anni -ha riferito lo scienziato- è stata costretta a ipotizzare, sulla base di varie scoperte, che nell’universo esistano due forme di energia, una forma di energia materiale e una forma di energia spirituale che viene chiamata oscura, non perché non splenda, ma perché nessuno capisce cosa sia. Non solo. Sapete, ha chiesto, come è nato l’universo? E’ nato da un’infinita energia spirituale concentrata in un unico punto materiale, un’energia che a un certo punto si è espansa, provocando quello che si chiama big bang e dando così origine alla materia. Da qui si è sviluppata  una nuova visione della fisica, in cui il materialismo è stato sostituito dall’idea che ci sia qualcosa di spirituale nell’universo”.

Fonte: GOI

Guarda l'allocuzione integrale del Gran Maestro

Speciale Rimini. L’intervento di Tiziano Busca, Sommo Sacerdote dello York: «Noi siamo testimonianza»



«Un momento di riflessione su quella che è la nostra essenza. La nostra modernità è ricca già di tre secoli, eppure il nostro messaggio è ancora più antico. E già dal Settecento noi abbiamo potuto dimostrare e significare il valore del nostro essere iniziato. In tanti momenti la nostra voce si è alzata e ha scritto pagine, le più belle, rispetto a quello che riguardava la conoscenza, ma anche la solidarietà, la fratellanza. Il mondo oggi ci pone sfide complesse. Siamo pronti? Guardiamo il fratello che ci è accanto. L’immagine che guardiamo è un’immagine che sta già cambiando, perché viviamo il tratto di una strada che è già cominciata, quella della globalizzazione, della diversità. Un nuovo dialogo ci aspetta. A chi ci rivolgiamo, chi è pronto a raccogliere la nostra grande sfida? Chi abiterà i nostri valori? La costruzione è complessa, parliamo di rivoluzione in un mondo in cui la rivoluzione non c’è. Né può esserci per i valori come la libertà, l’uguaglianza, la fraternità.  Oggi abbiamo i Poteri forti (cioè economici, politici, finanziari) che sono anzi nemici giurati di questi valori. Oggi queste forze ci umiliano e ci spingono ai margini del tessuto sociale, politico ed economico. Ma noi dobbiamo parlare ai figli di una rivoluzione possibile. È l’uomo della tecnica, della scelta, della cultura. È l’uomo dell’anima, è il cercatore di pietre che vuole dare spazio alla grande idealità che ci appartiene». È questo il senso dell'intervento in Gran Loggia di Tiziano Busca, Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Maestri dell'Arco Reale - Rito di York.

Ascolta l'intervento integrale

Speciale Rimini. A ruba le copie di «Rito di York. Storia e metastoria»

Tiziano Busca preso d'assalto per gli autografi

Un successo prevedibile, forse. Per il carisma e il seguito del suo autore, Tiziano Busca, Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Maestri dell'Arco Reale - Rito di York. Ma anche perché «Rito di York. Storia e metastoria» va a colmare un vuoto bibliografico abbastanza imbarazzante: è il primo autorevole studio organico e coerente sulla Massoneria più antica e diffusa al mondo. In Italia, negli ultimi anni, c'è stata una certa effervescenza. Che non è passata inosservata nemmeno al Sommo Sacerdote Internazionale che, nella prefazione al volume, ha parlato di 'caso Italia'. Libri, incontri, conferenze, comunicazione, un interrogarsi a tutto tondo come mai si era visto della storia dello York in Italia. «Rito di York. Storia e metastoria» fa parte della collana De Lantaarn, dal nome del Capitolo di Studio che negli ultimi anni ha collezionato un successo dietro l'altro.

Compra il libro nel sito dell'editore

Speciale Rimini. Affollatissimo lo stand della Tipheret

Alcuni titoli in catalogo

Grande successo per la Fiera del Libro, una delle tante iniziative collaterali alla Gran Loggia del Grande Oriente d'Italia che si è tenuta questo fine settimana a Rimini. Letteralmente preso d'assalto lo stand di Tipheret editore, presente assieme ad altri editori di settore. Campione di consenso “Rito di York" di Tiziano Busca, ma sono stati protagonisti anche il nuovo libro di Mauro Cascio («Contributo alla critica del tempo (e di me stesso)» con un intervento di Diego Fusaro e quello di Massimo Agostini («Nel nome della Dea»). Grande interesse attorno agli studi sul Martinismo delle origini, che stanno fiorendo negli ultimi mesi con una intensità e un rigore che non si vedeva almeno da quarant'anni, a partire dal Trattato di Martinez de Pasqually, all'Opera Omnia di Willermoz (recentemente sono state date alle stampe le sue «Lettere»), ai primi studi di Louis-Claude de Saint-Martin (e le sue «Istruzioni della Saggezza»), all'atlante di Prunelle, alle monografie di Jean Bricaud e Constant Chevillon. Grande interesse anche per la prima edizione italiana de «Il segreto delle nozze di David e Betsabea» di Joseph Gikatilla.

L'editore Mauro Bonanno

martedì 29 marzo 2016

Conto alla rovescia per la Gran Loggia di Rimini


Nuovo appuntamento a Rimini dall’uno al tre aprile per la Gran Loggia 2016, l’assemblea annuale della Massoneria del Grande Oriente d’Italia che riunisce le logge italiane e le principali autorità della Istituzione liberomuratoria nazionale più importante.

L’appuntamento è al Palacongressi con il collaudato palinsesto di attività pubbliche a margine dei lavori dedicati agli iscritti.

Mostre, dibattiti, presentazione di libri, esposizioni di filatelia, arte massonica, rassegne editoriali delle più note case editrici che si occupano di Massoneria, un radio dramma, novità assoluta di quest’anno, e anche un concerto classico con musicisti di fama internazionale, sono eventi a disposizione di tutti. In evidenza la mostra del Servizio Biblioteca per i 70 anni della Repubblica e l’esposizione su Massoneria e Art Nouveau che celebra il massone Alfons Mucha.

L’allocuzione pubblica del Gran Maestro Stefano Bisi, per l’apertura del tempio ai non massoni nel primo giorno di lavori, sarà il momento centrale della tre giorni riminese. “I doveri dell’uomo, i diritti del mondo” è il tema generale della Gran Loggia di questa primavera.

Come di consueto ci sarà anche la Fiera del Libro, dedicata alla Massoneria e agli Studi Tradizionali. Da segnalare lo stand della Tipheret, una delle più importanti case editrici di settore, che ha pubblicato tra l'altro l'ultimo studio di Massimo Agostini ("In nome della Dea"), Mauro Cascio ("Contributo alla critica del tempo e di me stesso"), le opere di Pasqually, Saint-Martin, Willermoz, Bricaud, Encausse, Prunelle de Lière, "Il segreto delle nozze di David e Betsabea" di Joseph Gikatilla e il saggio di Tiziano Busca sul Rito di York.

Fonte: GOI

giovedì 10 marzo 2016

Oggi la Massoneria ricorda Mazzini (e tutti i Maestri passati)



Il 10 marzo, in occasione della morte di Mazzini, i Massoni d'Italia ricordano i Maestri passati e i loro defunti. Mazzini, il misconosciuto Mazzini. Per tutti personaggio familiare, che ci accompagna dai tempi della scuola. Pensoso, assorto, come nei dipinti e nelle sculture che lo ritraggono, Padre della Patria. Sì, certo: ma c'è la sensazione di qualcosa che sfugge, che non ci è stato detto per intero, qualcosa che è stato manomesso, tagliato, rimosso, un colpevole omissis che ne rende inaccessibile il senso, incomprensibile la figura.
Diversamente dalle biografie ufficiali e dalle monografie accademiche, questo libro porta luce sulla dimensione più remota, più latente della personalità di John Brown - per usare uno dei suoi alias - e, per farlo, ricostruisce un sistema di informazioni altrimenti disperse, frammentate in una pluralità di fonti disparate (con un ulteriore elemento di stupore, dato dal fatto che il mosaico si ricompone soltanto attraverso l'esame delle relazioni personali e sentimentali). L'immagine che ne deriva conferma e ripropone l'azione di Mazzini nell'ambito delle organizzazioni occultistiche e iniziatiche del suo tempo, araldo di un messaggio di emancipazione e di liberazione spirituale modernissimo, al punto da esser ancora in anticipo sul nostro presente. Questa prospettiva di ricerca riconfigura un tema vitale e complesso che permette di rileggere l'esperienza umana, politica e iniziatica di Giuseppe Mazzini come veicolo di comprensione per fare luce sul ruolo storico, troppo spesso sottovalutato e assai raramente esplorato, di propulsione dei movimenti di emancipazione, che hanno avuto i riti di fronda e la massoneria irregolare. Davide C. Crimi, ricercatore nel campo delle scienze sociali, in particolare sulle intersezioni tra politica, economia, antropologia e religione. Ha costituito il centro di ricerca indipendente Fondazione M. Con particolare riferimento alla letteratura d'avanguardia, della contestazione e beatnik, ha pubblicato studi e articoli, tra cui: L'arte come modello relazionale e The rising of cosmopolitan personalities, esponendoli in conferenze presso università e istituzioni culturali (Università di Helwan, Il Cairo, Egitto, 2009), Consorzio europeo per la Ricerca politica (Háskólatorg, Università di Reikjavik, Islanda, 2010), European Beat Studies Network (Middelburg, Olanda, conferenza inaugurale 2012).

martedì 23 febbraio 2016

Il Gran Maestro Stefano Bisi ha ricordato Umberto Eco


«È scomparsa una luce splendente della Cultura italiana. Il professor Umberto Eco è stato un grande scrittore, una coscienza libera della nostra letteratura ed un sublime comunicatore della nostra contemporaneità. Senza di lui adesso ci sentiremo tutti più poveri. Ma ci rimarranno le sue opere e i suoi saggi, il suo immenso patrimonio fatto di uomini, di storie, di idee. La Nave di Eco continuerà imperterrita a solcare i mari della nostra Cultura e del Sapere». Così il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia-Palazzo Giustiniani, Stefano Bisi, nel corso del convegno di studi che ha aperto le celebrazioni per i 70 anni della Repubblica a Reggio Emilia, ha commentato la scomparsa di Umberto Eco, spentosi venerdì 19 febbraio a Milano all’età di 84 anni.

Fonte: GOI

giovedì 5 novembre 2015

Le strade dell'anima. Il convegno anche a Perugia

Mauro Cascio e Massimo Agostini con Giordano Bruno Galli

Presso il Tempio della Casa Massonica di Corso Cavour, a Perugia, si replicherà il convegno con Massimo Agostini, Mauro Cascio e Federico Pignatelli del prossimo 14 novembre a Milano: «Le strade dell’anima: templarismo, qabalah, alchimia». L’appuntamento è a Perugia per il 21 novembre. I tre relatori saranno introdotti da Antonio Perelli, presidente del Collegio Circoscrizionale di Perugia, modera Lamberto Brocchi, Gran Sacerdote del Capitolo Grifo di Perugia. Le conclusioni sono affidate a Tiziano Busca, Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell’Arco Reale in Italia - Rito di York. 

giovedì 22 ottobre 2015

Massoneria e cinema. Rassegna a Genova: dai Templari a Guerre Stellari



Lunedì 26 ottobre avrà inizio a Genova, presso il Cinema Ritz di Piazza Leopardi 6, la rassegna cinematografica dal titolo “Massoneria e immaginario cinematografico”, organizzata dal Collegio Ligure del Grande Oriente, curata dalla Commissione Cultura  e patrocinata dal Comune di Genova. La rassegna prevede la proiezione di sei film: Il Mistero dei Templari, Giordano Bruno, Indiana Jones e l’ultima Crociata, Sherlock Holmes soluzione 7%, Guerre Stellari e Matrix. Scopo della manifestazione è coinvolgere attraverso il cinema gli spettatori, trasmettendo loro una conoscenza più approfondita delle idee e degli ideali massonici scaturenti dalle tematiche dei film. La Massoneria e il Cinema sono infatti due ‘macchine per pensare’ che nella ricerca della verità, pur concedendo grande rilevanza al pensiero razionale, non trascurano il pensiero simbolico, veicolo di emozioni ed affetti con cui occorre sempre confrontarci per evitare di considerare il mondo come un evento di soli fatti e non ricco invece anche di realtà inesprimibili con la sola ragione.Primo appuntamento con “Il Mistero dei Templari” di Jon Turteltaub con Nicolas Cage, Diane Kruger, Justin Bartha e Jon Voight, film del 2004. L’ingresso è libero. La proiezione inizierà alle 20.30. Sarà preceduta da una breve introduzione e seguita da un approfondimento e un dibattito con il pubblico in sala.

Fonte: GOI.

mercoledì 14 ottobre 2015

Ci ha lasciati Proto Romano Secchi

Una delle colonne della Massoneria viterbese, Proto Romano Secchi, ci ha lasciato l'altro giorno. Scompare dall'universo dei fenomeni, dopo una vita passata allo studio, all'approfondimento esoterico. Una guida per i tanti fratelli che a lui da decenni facevano riferimento.