giovedì 23 maggio 2019

Chi fu il primo Gran Maestro dei Templari?

di A. Agostini



«[..] la famiglia di Nocera prende nome da Albertino di Bretagna detto 'di Pagano' (m. 1091), discendente del normanno Alberto (Aubert de Cravent) che nel 980 era sceso in Italia con i primi colonizzatori.

PAGANO di Nocera de' Pagani.
"Derivata da un Albertino, cavaliere di Bretagna, il quale, avendo sposato la nipote del suo duca sovrano, per cui adottò nel suo scudo l'armellino, insegna di quel principe, seguì Tancredi il Normanno per conquistare le contrade napoletane occupate dai Saraceni. Edificate alcune case in quel di Nocera, e discacciatine gl'infedeli, a perpetuarne il ricordo, il detto Albertino diè il nome di Nocera de' Pagani a quella città, ed i suoi posteri per la stessa ragione assunsero il cognome di Pagano. Nel napoletano questa famiglia è stata una delle più illustri, avendo goduto nobiltà a Napoli nei sedili di Porto, di Portanova e di Montagna, in Lucera, in Cotrone, in Nocera, in Caserta e in Reggio.
Insignita di alti uffici e di luminose cariche, à posseduto altresì il possesso di più di 60 feudi, dei marchesati di Bracigliano e di Melito e del ducato di Terranova. Grande illustrazione di questa famiglia fu Ugone Pagano uno dei fondatori e primo Gran Maestro dell'Ordine de' Templari nel 1119.
I Pagani si divisero in molti rami che si stabilirono in Lucera, Nocera, Salerno, Romagna (Susinana, dando origine agli Ubaldini) e Sicilia e di questi non sopravvivono che il ramo di Napoli e quello di Nocera".
G.B. Crollalanza, Dizionario Storico - Blasonico delle Famiglie Nobili e Notabili Italiane Estinte e Fiorenti,  Volume II° - ristampa anastatica dell'edizione del 1886, Arnaldo Forni Editore

Il Cartulaire de l’abbaye de Saint-Père de Chartres (Autori vari, Collection des Cartulaires de France de l’Imprimerie de Crapelet, 1840, Tomo I: Par M. Guerard, Cartulaire de l’abbaye de Saint-Père de Chartres) conferma l’origine normanna della famiglia, più specificamente dai signori di Ivry, imparentati quest’ultimi con i St. Clair sur l'Epte.

Manca purtroppo una precisa genealogia, ma è confortante la notizia che Albertino avrebbe contratto un primo matrimonio con la contessina d’Ivry, Aubree de Bayeux, e un secondo con la nipote del duca di Bretagna.

Chi fu il Primo Gran Maestro dei Templari?

L' ipotesi immagina i Pagano normanni e di stirpe Ebura, che è documentato fosse una popolazione presente in Normandia, area della attuale Evry (feudo dei conti di Ivry) e britannica, area della attuale York.

Un articolo del genealogista Lindsay Brook sosteneva la discendenza dei Plantageneti dai Pagano Ebriaci pisani :The Ebriaci of Pisa, Jewish ancestors of the Plantagents; articolo che avevo inoltrato al prof. Luzzati (uno dei più importanti studiosi di storia dell'ebraismo) poco prima della sua scomparsa. Il prof.Luzzati aveva indicato il suo scetticismo su un possibile legame ebreo in base alla denominazione Ebriaci: da qui nasce l'ipotesi e la ricerca Ebriaci --> Eburiaci.
Ovviamente è una delle ipotesi, quella accredita dagli accademici universitari sappiamo essere solo quella francese.

Come scrive Mario Caravale (Dizionario Biografico degli Italiani: LVII Giulini – Gonzaga. Roma, 2001) su Ugo II, detto degli Eb(u)riaci da Vecchiano, morto avanti il 30 maggio 1136, i documenti pisani dicono in realtà assai poco, come se la sua attività si fosse svolta prevalentemente lontano dalla città. «[…] Chiamato nei documenti con il soprannome di "Eb(u)riaco", egli era figlio di un altro Ugo che, nel penultimo decennio del secolo XI, aveva fatto parte della schiera dei principali sostenitori pisani di Enrico IV. Intorno al 1090, però, aveva aderito all'azione pacificatrice esercitata dal vescovo di Pisa, Daiberto, sostenitore e collaboratore di Urbano II e Matilde di Toscana (duchessa di Lorena, figlia di Berta di Lotaringia, sepolta a Lucca nel 925, e zia di Goffredo di Buglione) e da allora era tornato a intrattenere ottimi rapporti con il vescovado, che fino a tutta la prima metà del secolo XII fu il primo centro d'autorità della civitas, della quale era il rappresentante istituzionale verso l'esterno».

Ugo di Pagano era un influente banchiere ed armatore di Pisa; il padre Ugo I è ricordato come l’ammiraglio ed armatore che mise a disposizione la sua flotta per la crociata delle Baleari nel 1115 sia da Paolo Tronci in Annali Pisani, ed. Vannucchi, Pisa 1829, sia nel Liber maiolichinus de gestis pisani populi (traduzione di Pietro Loi di un manoscritto conservato presso la Biblioteca Universitaria di Pisa, ed. Giardini, Pisa 1964). Organizzare una crociata era veramente complesso da un punto di vista logistico in quell'epoca: solo pensare a 120 navi messe a disposizione da Pisa su una flotta commerciale stimata di circa 400 navi.

La presenza salernitana può essere molto probabile perché è documentato accademicamente che i Pagano Eb(u)riaci da Vecchiano fossero legati ad un’altra importante famiglia pisana, i Gaetani, proprietari di un vasto territorio tra Pisa ed il mare, ancora oggi chiamato 'al Gatano', ottenuto il 6 luglio 1051 da Dodo di Ugone di Teperto di Ugone Gaetani, duca di Gaeta, barone dell'Impero e conte di Terriccio. Sia i da Vecchiano che i Gaetani ponevano nello stemma familiare un 'cane rampante' per significare la loro discendenza dalla gens Anicia.

Credo sia molto plausibile immaginare che l'Ugo di Nocera e l'Ugo di Pisa (e anche l'Hugh de Payns) siano in realtà la stessa persona.

Interessante inoltre la presenza documentata dell'Ugo da Nocera presso il Casale di San Martino, fuori Forenza, "tra i vigneti di Aglianico", perché l'Ugo da Vecchiano coltivava l'Aglianico, detta uva paria o pariana, originaria della Misia (Turchia); un antico vitigno rosso già coltivato in epoca etrusca che, secondo il Toscanelli, dette anche il nome alla vicina Parrana presso Colle Salvetti.

Curiosamente sia il Bargeo (Pietro Angeli, 1517-1596), con l'esegesi dell'Ugo II pisano, che il Carafa, con l'esegesi dell'Ugo lucano, appartenevano allo stesso ambiente culturale, legato alla Accademia degli Svegliati ed ai circoli anti-aristotelici delle accademie ficiniane.

L'ipotesi dell'Ugo lucano, nata con gli Svegliati del Carafa, ha un'origine irlandese normanna. Il Carafa si dichiarava discendente dell'Ugo dei Pagani da Nocera.

L'attuale famiglia Guerrieri, discendente dei Pagani da Nocera, ha inquartato al centro dello stemma una testa di moro (non bendata) che rappresenterebbe il noto Ugo, secondo la tradizione familiare.

Fonte

Le opinioni non bastano per costruire le cattedrali



« Un amico mi chiese perché non si costruivano più cattedrali come le gotiche famose, e gli dissi: "gli uomini di quei tempi avevano convinzioni; noi, i moderni, non abbiamo altro che opinioni, e per elevare una cattedrale gotica ci vuole qualcosa di più che un'opinione"» (Heinrich Heine).

mercoledì 22 maggio 2019

Raffaello Bertieri e la Massoneria

di Roberto Galimberti

Raffaello Bertieri

Raffaello Bertieri, pseudonimo di Carlo Lorettoni, è nato a Firenze il 5 gennaio 1875, figlio di contadini, dopo aver frequentato i corsi elementari ed essere stato garzone in libreria, a 13 anni entrò in tipografia. Trasferitosi a Milano, nel 1901 si occupò della vendita di macchine tipografiche e nel 1906 fondò la sua prima officina grafica con Piero Vanzetti. Da allora ebbe inizio la sua battaglia intesa a dare un nuovo volto all'arte grafica italiana e fondata, come egli stesso dichiarò, sul principio di ricordare dei grandi artisti del passato certi principi da applicare secondo la propria sensibilità e ispirazione per rifare il bello che hanno fatto loro. Il pensiero e le idee di Bertieri sono consegnati nelle annate del "Il risorgimento grafico", rivista che egli diresse per 34 anni, dal 1907 fino alla morte. Dal 1919 al 1925 fu a capo della Scuola del Libro della Società Umanitaria, sostenendo così nella pratica e con il suo esempio l'esigenza dell'istruzione professionale in campo grafico. Nel 1926 costruì in Milano il nuovo Stabilimento dell' Istituto Grafico Bertieri e Vanzetti. Nello stesso anno disegnò il carattere Paganini e curò la fusione di altri caratteri. Podestà di Asso (Milano) dal 1926 al 1941, ogni anno organizzò in quel centro la festa del libro. Non si conosce quando sia stato iniziato Massone; il 1° luglio 1903 fu affiliato Maestro nella Loggia "La Concordia" di Firenze. Si spense ad Asso (Milano) il 30 maggio 1941.



martedì 21 maggio 2019

Con Dario Vergassola per parlare di Massoneria

Dario Vergassola

Si parlerà di Massoneria con Angelo "Ciccio" Del Santo il prossimo 4 giugno a La Spezia, nei locali del Centro Salvador Allende in viale Mazzini. Ospite d'onore Dario Vergassola, umorista che abbiamo conosciuto negli anni scorsi al Maurizio Costanzo Show e a Zelig.

«L’ignoranza – si legge nel comunicato di annuncio dell’evento- è la madre dei pregiudizi e i pregiudizi sono l’anticamera di ottuse dittature. Uno dei pregiudizi più diffusi nel nostro paese è quello di considerare la Massoneria come un occulto centro di potere e come una segreta congrega di persone che tramano contro la democrazia. Mai nulla di più falso si può pensare, la Massoneria nel mondo e, in particolare, in Italia è sempre stata portatrice di sani principi democratici, culturali e fra i suoi membri si sono contraddistinti personaggi che sono stati determinanti per l’affermazione di ideali di Libertà, di Giustizia e di Democrazia».

«Già l’ottusità criminale del fascismo – viene ricordato- provò a privare i Massoni del loro diritto di esistere e di riunirsi liberamente e uno dei più grandi combattenti per la Libertà, Antonio Gramsci, levò in parlamento la sua voce e la sua possente personalità per difendere la Massoneria da una legge fascista che era liberticida, come liberticida era ed è il fascismo nella sua totalità. Gramsci non fu mai massone ma comprese che dietro quella legge si nascondeva l’insidiosa ingerenza della dittatura nel poter interferire verso e contro le libere associazioni e contro la Democrazia tutta”. “Oggi qualcuno – prosegue la nota- vuole riportare alla ribalta l’idea di proibire alla Massoneria la sua esistenza, e anche oggi dietro la legge “Fava” (dal nome del primo firmatario) si nasconde la antidemocratica intenzione di impedire alle libere associazioni di riunirsi e di portare democraticamente nella società istanze sociali e culturali che possono solo sviluppare proficui e costruttivi momenti di discussione nel tessuto sociale di una nazione».

lunedì 20 maggio 2019

Giuseppe Meoni, l'antifascismo, la Massoneria. Fu l'estensore del primo contratto collettivo di lavoro dei giornalisti

Giuseppe Meoni

Il busto di Giuseppe Meoni alla Fondazione Paolo Murialdi in ricordo della sua battaglia contro il fascismo in nome della libertà di stampa. Il 21 maggio ci sarà la cerimonia di consegna. Meoni, giornalista, fu consigliere delegato della Federazione Nazionale della stampa italiana e presidente del Collegio Nazionale Probiviri della stampa periodica. Viene ricordato come estensore del primo contratto collettivo di lavoro dei giornalisti. Ma non solo, perché Giuseppe Meoni fu anche Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d'Italia con il Gran Maestro Domizio Torrigiani e Presidente del Rito Simbolico Italiano. [Leggi qui]
Fu alla guida del Comitato coordinatore per la gestione dei beni del Grande Oriente dopo la sospensione delle attività massoniche decretata da Torrigiani nel novembre del 1925. La sua appartenenza alla Massoneria e l’orientamento repubblicano gli causarono persecuzioni e l’estromissione dal lavoro e da ogni carica. Nel 1929, fu condannato al confino nell’isola di Ponza. Morì a Roma nel 1934 e le sue ceneri furono tumulate al Verano il 24 dicembre del 1948 nel Pantheon del Grande Oriente d’Italia dedicato ai Gran Maestri e dei Grandi Dignitari.

Fonte: GOI