venerdì 24 febbraio 2017

L'albero della Gnosi

Tu sei l'albero della gnosi,
quello che è nel paradiso,
quello dal quale ha mangiato il primo uomo.
Esso aprì la sua intelligenza,
esso amo la sua co-immagine,
condannò le altre immagini estranee,
e ne ebbe ripugnanza.

( La gnosi e il mondo, edizioni Tea )

Sacro Monte di Varallo, statue del Tabacchetti

di Filippo Goti

La comunicazione gnostica è ricca di immagini, racconti, e sottili allegorie. Gli antichi gnostici infatti ritenevano che la comunicazione risultasse essere uno strumento imperfetto per veicolarle non solo la Gnosis ( che è pratica ), ma anche il riflesso di esso. Quindi attraverso descrizioni ricche di particolari immaginifici, cercano di stimolare una sorta di invocazione, evocazione nel confratello all'ascolto. Questa premessa è doverosa ed essenziale, e la comprensione della modulazione e trasmissione del pensiero gnostico fondamentale per superare l'aspetto dialettico, ed immergersi nel contenuto, della stilla di luce che intende trasmettere. Ne discende che è perfettamente inutile ricercare un'omogeneità discorsiva, una congruenza temporale o fenomenologica di quanto gli scritti gnostici, anche se attribuiti ad uno stesso autore, in quanto ciò che è fondamentale risulta essere l'effetto prodotto nell'intimo del lettore o uditore gnostico: in una sorta di "seminazione" del cervello.
Questa breve poesia è tratta dall'Origine del Mondo ( edizioni Tea ), e parla dell'Albero della Gnosi, che come l'Albero della vita è collocato nel Paradiso a settentrione. Questo luogo è un piano spirituale, determinato dalla Giustizia divina e la lettura del testo precedente lascia comprendere che è una "realtà" di passo per le anime sulla via del Pleroma. Dove l'Albero della Gnosi è posto prima dell'Albero della Vita. La funzione di quest'Albero è quella di scuotere le anime dal sonno dell'Illusione e dell'Ignoranza dei Demoni. Dopo che l'anima ha riconosciuto, giudicato, e ripudiato le potenze demoniache essa è pronta a nutrirsi dell'Albero della Vita Eterna, e fare così ritorno al Padre Occulto.
In questi semplici versi, che in breve andremo ad analizzare passo a passo, è racchiusa l'escatologia gnostica, e la funzione della Gnosis. Gnosis è conoscenza pratica, dove attraverso una fenomenologia dello Spirito in virtù della coscienza ultrasensibile è possibile trarre esperienza di conoscenza attraverso accadimenti sensibili e ultrasensibili, ma sempre inseriti nel Cosmo dove l'uomo gnostico ha dimora temporanea. La conoscenza assume quindi valore non solo di veicolo di redenzione, e manifestazione di redenzione, ma anche forma, di profondo mutamento nella natura dell'Uomo, che grazie ad essa risorge a nuova vita, cibandosi del nutrimento, i frutti dell'Albero della Vita, della vita Eterna. È utile far notare, come sarà in seguito evidenziato anche nell'esame del testo, che il verbo nutrirsi, cibarsi, implica non solamente ingestione di una realtà posta all'esterno dell'uomo, ma anche una trasformazione dello stesso, e identificazione della natura della stessa.
Come in un processo alimentare, dove il nutrimento viene portato alla bocca, ingerito, assimilato, e ricollocato all'interno dell'organismo, qui il procedimento non muta, se non nelle conseguenze finali: la comunione con la Conoscenza. Essa essendo frutto della pratica individuale, è componente intrinseca dell'uomo gnostico.

Tu sei l'albero della gnosi,
Abbiamo il riconoscimento da parte dello gnostico della Conoscenza, e della sua manifestazione (l'Albero). Ciò avviene a livello intuitivo, per affinità elettiva, in quanto l'Albero della Conoscenza, è prodotto dalla volontà del Padre, e quindi in esso vi è una stilla della sua natura, come nell'uomo gnostico vi è una stilla del Padre. Molto possiamo scrivere attorno al riconoscimento, ma basti dire che esso è frutto della rimembranza, del ricordo, seppur vago di quanto era rappresentativo della Dimora del Padre, e che in virtù della caduta pneumatica è andato perduto. Ma attraverso le pratiche gnostiche è possibile far nuovamente emergere chiazze di memoria. La figura dell'Albero è anch'essa indicativa della ricerca gnostica, che trova fondamento in questo mondo, per traslare le esperienze in un piano conoscenziale superiore, e lambire così, con i rami protesi al cielo, il limite del Pleroma stesso.

quello che è nel paradiso,
Apparentemente una ripetizione inutile, non essenziale. Ma se oltrepassiamo il livello dell'apparire, riflettendo sulla condizione che gli gnostici ritengono propria dell'uomo, troviamo tale asserzione fondamentale. L'uomo psichico vive nell'ignoranza del Padre, e ciò provoca illusione. Esso è come un nomade che si muove fra le nebbie che tutto avvolgono. I contorni sono sfumati, le distanze incalcolabili, la direzione approssimitiva. È facile errare. Così nella vita terrena, transito di redenzione, è facile nutrirsi di alimenti di Ignoranza, confondendoli per buon cibo. Ciò porta alla morte dell'anima, al prolungare l'asservimento. Se l'albero della Gnosi è in Paradiso, è possibile che via sia un altro Albero della Gnosi ? Certamente no. Se nel mondo del Padre, tutto è Amore del Padre e per il Padre, vi può essere un Paradiso ? Certamente no, in quanto ne fa difetto la causa. Solo oltre il Padre vi è il mondo delle manifestazioni, via via più grossolane. Ne discende che vi è un altro albero della Gnosi, ma che esso è solo apparentemente tale: ingannevole. Quest'albero è l'erudizione fine a se stessa, le cose di questo mondo vissute senza volontà di conoscenza e di trascendenza. E' l'essere come un foglia in un mulinello.

quello dal quale ha mangiato il primo uomo.
Il Cosmo, il creato, nella concezione cosmogonica gnostica è frutto dell'opera di un Dio Minore, cieco ed ignorante: il Demiurgo. Egli memore, grazie alla Madre, dell'armonia del Mondo celeste, posto ai limiti del Pleroma, lo ha ricreato a sua immagine, ma la natura del suo agire era corrotta e quindi il suo frutto è corrotto, in quanto causato da false premesse. Come esiste un Paradiso Celeste, dove si vive nella plenitudine di Dio, esiste un Paradiso Terreste, dove si vive in un oblio di Dio. Un Paradiso frutto non della Giustizia del Padre Autentico, ma dell'Ignoranza del Demiurgo. Che in un gioco di specchi diviene una trappola dove perpetuare l'asservimento dell'Uomo. In tale ottica acquista diversa luce lo stesso serpente, che da tentatore, diviene istruttore: causa della trasgressione da parte di Adamo ed Eva ai voleri del Demiurgo. Attraverso il nutrimento di quel frutto l'uomo ha intuito che è altra verità, ma non è ancora in grado di afferrarla, e trattenerla. Essa è come un lontano richiamo che giunge sul dorso del vento, un sibilo. Ma è sufficiente ad innestare, in coloro che maggiormente sono attenti e sensibili, una ricerca continua di essa. L'Albero della Gnosi, ha radici ovunque, anche nel falso Paradiso dove l'uomo conduce una vita tranquilla nell'oblio del ricordo di Se, in balia del Demiurgo. Esso ha ovunque radice perché nel mondo dell'immagini e del fare, il seme originario deve essere comunque divino. Ricordandoci che la Luce della Conoscenza, è posta al centro di un universo di dimenticanza. La tradizione ci tramanda che l'ira del Demiurgo fu terribile, e allontanò l'uomo infedele, dal Paradiso condannandolo ad una vita di sofferenza e privazioni. Questo atto fu voluto, per costringere l'uomo ad occuparsi di cose terrene, per non impegnarsi nella ricerca della Conoscenza, che lo avrebbe liberato inesorabilmente dal potere del Demiurgo. Ma l'Albero della Gnosi è ovunque.

Esso aprì la sua intelligenza,
L'effetto del frutto dell'Albero della Conoscenza, è quello di liberare l'intelligenza ( intesa come capacità di riconoscere il divino ) dallo stato di prigionia in cui si trova prima di tale atto. In tale passaggio, possiamo trovare identità fra la natura di questa Intelligenza, e la virtù teologale dell'Intelletto inteso come dono dello Spirito Santo, che feconda l'intelligenza umana, con il seme frutto dell'intelligenza divina. In modo tale che l'uomo abbia una diversa chiave di lettura delle cose di questo mondo.

esso amo la sua co-immagine,
Amore e Conoscenza, sono due termini indissolubilmente legati nella Tradizione Gnostica. Senza Amore non vi è Conoscenza, la Conoscenza è un frutto dell'Amore. Più amiamo più conosciamo, più conosciamo maggiore è l'intensità con cui amiamo. Fino a giungere ad una frenetica comunione dove entrambi gli attori sono specula l'uno dell'altra, come due diapason che vibrano alla medesima intensità. L'Albero della Conoscenza, frutto dell'amorevole giustizia divina, ama l'uomo che ama la Conoscenza.

condannò le altre immagini estranee, e ne ebbe ripugnanza.
L'amore della conoscenza è esclusivo, esso è perfetta comunione solamente per identità ontologica, oltre la similitudine delle immagini. La Tradizione gnostica ci narra che il Mondo Celeste è frutto delle promanazioni del Padre Occulto. Gli Eoni stessi, esseri di Luce della sostanza del Padre, non possono abbracciare appieno il Padre Stesso, e quindi modulano la percezione e la cognizione che hanno di esso in immagine. Da qui l'Adam Celeste, di cui l'Adam Terreste è Immagine. A maggior ragione nel Cosmo, creato imperfetto di un Dio imperfetto, tutto è forma. Ma come vi sono forme proiezioni di luce, vi sono forme che in loro alberga solamente la tenebra. Ciò che non è immagine e sostanza della Conoscenza, non può essere amato dalla conoscenza, e quindi riceve una condanna da parte di essa. In quanto lo riconosce frutto di Ignoranza e Illusione.

mercoledì 22 febbraio 2017

Essere o non essere

di Nuccio Puglisi



«Essere o non Essere».
Mi sono reso conto quanto questa frase continua ancora oggi a preoccupare una parte dell’umanità pensante, perché non è un argomento di facile soluzione: «Essere o non essere, è questo il problema?».
La domanda che bisogna porsi inizialmente è: «Cosa bisogna fare per essere?».
Infatti, il vero problema è questo. Tutta l’umanità è convinta di essere sveglia, mentre dorme profondamente e sono davvero pochi coloro che scoprono di trovarsi in una specie di letargo e, in quel dormiveglia, fanno di tutto per mantenersi padroni dello stato cosciente, pur senza riuscirci completamente.
Conosci te stesso!
Sull’architrave del Tempio di Delfi, nell’antica Grecia, c’era la scritta: “Conosci te stesso”, mentre, una volta entrati, la parte del retro recitava: “Conoscerai Dio”.
Ancora oggi, il “Conosci te stesso”, si può leggere all’ingresso dei templi Massonici poiché è un invito, ai Fratelli amanti dell’Arte Reale, a prendere coscienza del proprio essere.
La realizzazione di questo stato di coscienza, prevede un duro e profondo lavoro su sé stessi che può durare addirittura una vita; anche se alcuni affermano che non è sufficiente un’intera esistenza, se non diverse “incarnazioni”, per svegliare completamente la coscienza assopita.
Comunque, quello che conta è iniziare quel viaggio interiore per capire il meccanismo attraverso la simbologia sacra che la Tradizione ci ha tramandato, perché l’uomo capisca e comprenda, e comprendendo diventi un Ecce Homo.
Già da bambino, l’uomo impara attraverso le fiabe.
In questo caso, quella di Pinocchio, insegna che il burattino di legno, aiutato dalla sua anima femminile (la fata), potrà un giorno, diventare un uomo e trasformarsi in un essere pensante a tutti gli effetti.
Non soltanto le favole danno indicazioni indirette, ma anche tantissimi testi e libri sacri, tutto sta a significare la stessa cosa: “Essere”!
Non si tratta, però, di essere buoni, di pregare, di meditare, di digiunare, etc., etc...
Quanto di comprendere sé stessi, amarsi, accettarsi, per procedere oltre e oltre; diventare il padrone di sé nel riconoscere i propri vizi e trasformarli in virtù.
È importante essere umili e soprattutto curiosi.
Capire perché ci sono tante cose che non si capiscono e domandarsi come mai la verità ci è stata nascosta sotto forma di storie, racconti, miti sacri etc.
Perché coloro che sapevano, hanno invece occultato nel dogma quelle risposte che avrebbero permesso all’umanità di prendere coscienza?
Vi siete mai domandati il motivo per cui il potere civile e quello religioso dell’antichità, diedero fuoco alle biblioteche in cui era conservata tutta la storia dell’uomo, fin dall’inizio dei tempi?
Penso che l’uomo “dormiente” e meno sapiens, sia l’unica creatura di questo Universo che ignori da dove viene, chi sia, e dove andrà.
Questa è la cosa triste, poiché è un Dio senza coscienza.
È un po’ come nel racconto sufi, in cui un aquilotto credeva di essere un pollo, mentre in realtà si scoprì una formidabile aquila reale.
Quando spiccò il volo con le sue ali potenti, si elevò alto nel cielo e comprese che quello era il suo regno... La libertà di essere libero in uno spazio illimitato dove poter manifestare la propria grandezza.
È chiaro, dunque, che il “Conosci te stesso, è un invito a conoscere Dio, in quanto Dio è in sé stessi. Così, come si dice “Ama te stesso”, “accettati”, è anche possibile trascendere per arrivare ad espandere il cuore, la coscienza e soprattutto, Essere.
Riconoscersi prigionieri della materia, è il primo passo verso l’oltre.
Significa voler raggiungere quel regno misterioso, che Gesù affermava di trovarsi dentro sé stesso e non al di fuori.
Se è così, la ricerca è più facile di quanto si creda.
La vera iniziazione si verifica nell’intimo, poiché quella ricevuta fuori dai Templi, è soltanto virtuale.
Dentro il Sancta Sanctorum o Arca Santa o dell’Alleanza, (Golgota – Cranio), il proprio Sacerdote dell’Altissimo, Cristo - Melkitzedeq, officia il rito e l’energia trasmutata o sublimata, nei diversi passaggi (Le Sette Chiese di Giovanni), giunge, dopo aver rotto i “sigilli”, alla ghiandola pineale.
Ed è proprio dentro questa meravigliosa “pigna” che l’energia di fuoco che ruota vorticosamente in senso antiorario, fa schiudere il “loto dai mille petali” e una luce stupenda si espande attorno alla testa dell’iniziato, come una”corona di spine”.
Da tutto il corpo emana questa Luce, dalle mani, dai piedi e, come una vera metamorfosi, bruciano le rimanenti scorie, per “salvare” la propria umanità cellulare, in modo che l’iniziato diventi Salvatore del mondo, del suo stesso mondo, perché ha risvegliato se stesso.
In quest’ “opera”, l’iniziato imita il suo Maestro e si trasforma in terapeuta, come il Cristo, appunto, nel portare a termine la sua missione.
Non si rincarnerà mai più e si convertirà in archetipo, allora...
È importante capire come avviene il processo di “salvezza” per poi applicarlo e attuarlo operativamente nel proprio universo interiore.
Non si tratta di cercare Dio guardando il cielo sopra la testa, anche se meraviglioso, oppure chiedere aiuto a qualche essere disincarnato, poiché la chiave maestra si trova dentro l’uomo stesso.
Non entrare nella propria intimità per mettere “ordine nel caos”, vuol dire che non si farà mai la luce nella coscienza e si diventerà un “non essere” soggetto alle altrui decisioni.
Sapete che differenza c’è tra l’essere e il non essere? Il primo crea la causa per ottenere l’effetto voluto, mentre il secondo vive negli effetti di cause provocate da altri.
A voi la scelta! Ad ogni modo, ognuno è libero di vivere come vuole, sia in accordo alle proprie capacità intellettive, sia, più semplicemente, “perché l’aria è gratis”, senza preoccuparsi di cambiare per migliorare sé stesso e anche l’ambiente che lo circonda.
La domanda da porsi è, vivere come “bruti” o conquistare virtù e conoscenza, come ricorda il sommo poeta Dante?
I tempi attuali invitano la creatura umana a “risvegliarsi”, a prendere consapevolezza per “essere”, per permettersi di superare l’esame di maturità ed elevarsi ad un’ottava superiore, che gli darà la facoltà di frequentare l’Università (da Universo).
A nessuno verrà permesso di barare, poiché chi sarà dietro la cattedra degli esaminatori, saprà leggere la mappa aurica di ciascuno, né, tantomeno, potrà alterare o nascondere i propri misfatti; ognuno avrà ciò che merita, perché imputato e giudice allo stesso tempo.
Gesù disse: «A chi ha, sarà dato in più, a chi non ha, sarà tolto tutto...».
Questa frase può avere la seguente interpretazione: chi si è impegnato, ha ricercato una vita per migliorare ed “essere”, sarà accontentato.
Invece, a coloro che hanno vissuto da “bruti”, prevaricando, ingannando, rubando, verrà tolto tutto.
Forse questa è solo un’utopia, forse è soltanto il sogno di un giusto stanco di vedere tanta bruttura dappertutto; comunque, si dice che “la speranza è l’ultima a morire”!
“Essere o non essere", questo è il dilemma!
“Fate voi”