lunedì 25 marzo 2019

Tiziano Busca: «La morte della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’ignoranza dell’ignoranza»

di Tiziano Busca

Tiziano Busca 

Ci risiamo. Periodicamente la stampa alza polveroni per screditare la Massoneria. Puntualmente sono episodi in cui la Massoneria non c’entra nulla. Nell’ultimo caso, quello di Castelvetrano, è stata la Procura a mettere le mani avanti: «Non è contestata l’appartenenza alla Massoneria agli arrestati». Anche l’accusatore ha detto: «Nessuno vuole tirare in ballo la Massoneria regolare». E i due, su ventisette totali, non risultavano nemmeno del Grande Oriente d’Italia.
Eppure abbiamo letto tutti i titoli, in tutti i giornali. La cosa non ci deve scoraggiare, ma certo che giornate così vanificano gli sforzi fatti, vanificano i convegni, i libri, la voglia di far capire chi siamo. Ma ricordiamolo, ricordiamolo sempre, non perdiamo mai la forza per ribadirlo alle Istituzioni. Noi siamo quelli che quelle Istituzioni le hanno create, noi siamo quelli che abbiamo scritto le pagine più importanti delle democrazie occidentali, noi siamo gli eredi diretti di chi ha combattuto errori ed orrori ed oggi veniamo quotidianamente attaccati pretestuosamente da chi invece è erede di quegli errori ed orrori.
Oggi si accarezzano vecchi fantasmi e nuovi assolutismi, oggi l’elitismo non solo è visto come qualcosa di velleitario ma addirittura di eversivo, così la pensa Elio Lannutti, oggi siamo costretti a essere giudicati dall’ignoranza, dalla pancia del Paese. Siamo qui a snocciolare la nostra storia a chi la storia non la conosce, siamo qui a elencare i pensatori che sono stati l’anima della Massoneria a gente che non ha fatto le scuole dell’obbligo e a cui quei nomi non dicono niente.  La morte della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’ignoranza dell’ignoranza. Vale a dire: non porsi nemmeno il problema. E la stampa, la grande stampa, non solo ha rinunciato da tempo al suo ruolo di formazione, ma asseconda pettegolezzi, calunnie, complottismi, per costruire mostri.
Non è questo il mondo che vogliamo. La Massoneria a questo deve servire. A resistere. «La pubblica opinione è un tentativo di organizzare l’ignoranza della gente, e di elevarla a dignità con la forza fisica». Lo diceva Oscar Wilde. E ci stiamo accorgendo tutti che è davvero così.

L'Isola e i Rosacroce. Nella Sala degli Specchi di Palermo con il sindaco Leoluca Orlando il libro di Vincenti e Giacino (Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno)


Pacifista e federalista. L'agire politico di Albert Einstein


Perché Goethe amò la Massoneria



Qualche giorno fa ricorreva l'anniversario della morte di Goethe. Giova ricordare non solo che fu massone, iniziato nella Rispettabile Loggia Anna Amalia alle Tre Rose nel 1780, un aspetto importante della sua ansia di ricerca che ci ha recentememente (e opportunamente) restituito Marino Freschi in un importante volume, ma anche che in quest'appartenenza, di cui parla in alcuni scritti tra cui La favola del Serpente Verde, secondo il commento di Oswald Wirth, ci vide il più naturale completamento del suo appetito filosofico e conoscitivo, la società che 'tratta i segreti', l'erede cioè di quella tradizione ermetico-alchemica che ci appare anche oggi il suo tratto più peculiare.


Gino Bandini e la Massoneria

di Roberto Galimberti

Gino Bandini è il secondo da sinistra, quello con i baffi

Nato a Firenze il 19 luglio 1881, si laureò in giurisprudenza. Nel 1902 si trasferì a Roma, dove venne Iniziato Massone il 29 gennaio 1904, nella Loggia "Lira e Spada", promosso Compagno d'Arte il 7 luglio ed elevato al grado di Maestro il 7 dicembre dello stesso anno; successivamente fu eletto Maestro Venerabile per un quinquennio nella sua Loggia. Revisore dei resoconti parlamentari, nel 1908 curò per la Dante Alighieri "Giornali e scritti politici clandestini della Carboneria Romagnola (1919-21)" e nel 1911 pubblicò "L'azione parlamentare del Piemonte nel Risorgimento Italiano". Dal 1912 entrò nella direzione del Partito Radicale e fu eletto Grande Oratore del Grande Oriente d'Italia. L'anno successivo iniziarono le pubblicazioni settimanali de "L'Idea Democratica", in contrapposizione a "L'Idea Nazionale" di Bodrero, di cui fu direttore. Fu segretario del Comitato Centrale Massonico istituito il 25 ottobre 1914 in appoggio all'intervento con Massoni appartenenti a Palazzo Giustiniani ed anche di Piazza del Gesù. 
Consigliere del Comune di Roma, nel 1920 fu nominato assessore. Nel 1924 fu dato alle stampe, a cura della Massoneria Romana, un suo discorso fatto a Palazzo Giustiniani dal titolo " La Massoneria per la Guerra Nazionale (1914-1915).
Nello stesso anno fu eletto Gran Tesoriere del Grande Oriente d'Italia ed acclamato Venerabile "ad honorem" della sua Loggia.
 Si spense nel 1948.