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giovedì 23 aprile 2020

Cabala e Massoneria. La lettera Tzadek

di Luca Delli Santi



La vibrazione della Tzadek è connessa con la capacità trasmutatoria, è quella forza che nell’Atanor dell’alchimista consente di separare lo spesso dal sottile, di liberare lo spirito prigioniero nella materia, è il simbolo dello stato che precede la sublimazione. La trasformazione governata da questa lettera sul piano umano può avvenire in modi diversi: può essere il superamento della vita passando attraverso la morte con la conseguente elevazione ad un superiore livello spirituale, o, preferibilmente, in questa vita consiste in una concatenazione di atti ed intenzioni che permettono il raggiungimento di una consapevolezza che si espande al di là della dimensione individuale. La forza sprigionata da Tzadek coinvolge gruppi di persone, è una luce che diventa punto di riferimento, stella polare per coloro che abbiano la capacità di coglierla.
Il sefer ha Bahir, il libro dell’illuminazione, insegna che la Tzadek è la lettera dello Tzadiq, il giusto. L’archetipo biblico che più si attaglia a questa figura è il patriarca Giuseppe, venduto come schiavo dai fratelli seppe, grazie alla sua sapienza esoterica (era capace di interpretare i sogni), conquistare la fiducia del Faraone divenendo suo consigliere per la gestione delle derrate alimentari, una sorta di superministro dell’economia. Giuseppe, oltre ad essere un profondo conoscitore sia dell’arte esoterica che del sapere essoterico del suo tempo, aveva un perfetto controllo della propria energia sessuale, come dimostra la vicenda della “tentazione” della moglie del faraone. L’episodio non va letto in alcun modo in una chiave moralistica, il declinare l’offerta della donna è funzionale alla conservazione dell’energia sessuale, prezioso potere, veicolo che permette di raggiungere superiori stati dell’essere che non va sprecato in fugace piacere momentaneo. In proverbi del resto è scritto: “ Tzadiq yesod olam”, il giusto è il fondamento del mondo, yesod è la sephira del fondamento connessa con l’energia sessuale e con la prerogativa di trasmettere l’iniziazione.
Questa lettera è simbolo di rettitudine ed umiltà, è la forza che sorregge chi è animato da buoni propositi, l’energia che alimenta l’iniziato nella propria ricerca del frammento di verità che gli appartiene, in una dimensione collettiva è la giustizia di Dio verso il suo popolo, quella addolcita dalla Chesed, dalla grazia, che porta con se il dono della Conoscenza. È connessa con il divino femminile, il divino celato nell’immanenza della creazione.
La forma della lettera è delineata da una Nun ricurva, che si ricollega alla qualità dell’umiltà, sovrastata da una Yod, simbolo della consapevolezza che discende dai mondi superiori; un’altra interpretazione cabalistica propone nella Nun un’allusione all’Arca dell’Alleanza e nella Yod un’allusione a Giuseppe il giusto che è degno di connettersi con i segreti che essa custodisce. La Tzadek è il simbolo del Massone dell’Arco Reale, che ha completato il suo cammino nel deserto, ha incontrato la potenza vivificante del cosmo espressa dalla Shin ed è pronto ad apprendere i più sublimi insegnamenti che l’Arte Reale possa offrire ed a trasmetterli, con umiltà, ai suoi fratelli della Corporazione.
La ghematria di questa lettera è 90 come domen, silenzioso, la condizione indispensabile per ogni lavoro iniziatico, la creazione di quello spazio sacro interiore che consente di raccogliere tutte le proprie forze, eliminando ciò che è superfluo, orientandosi verso lo Spirto nella sua forma più pura, quel centro da cui provengono le nostre emozioni più nobili e le nostre facoltà intellettuali più elevate.
Novanta è anche la ghematria della parola maim, acqua elemento dai molteplici significati, nella dimensione più bassa è il turbine degli istinti meno nobili che spingono alla soddisfazione dei bisogni primari, il caos informe delle pulsioni che si addensano nell’inconscio, ma a livello elevato è la potenza creatrice divina, la sapienza della Torah è acqua, superna coscienza divina che pervade il creato. L’acqua è l’elemento della purificazione e della trasformazione, il mabùl, il diluvio è scomposizione e riaggregazione, la potenza del solve et coagula, la forza vitale del cosmo da cui siamo partiti. La Tzadek è disgregazione e ricomposizione, ma soprattutto unità fra alto e basso.
Novanta è anche il re, il melek il perfetto iniziato che domina le sue passioni inferiori sublimandole in energia che alimenta il suo veicolo, il corpo sottile che si proietta verso i mondi superiori, o meglio verso i mondi interiori. In una dimensione collettiva la prerogativa regale è la coesione nella pluralità, la capacità di una comunità di essere protesa verso i più nobili fini dell’essere umano, non a caso 90 è anche il valore della colonna del tempio di Salomone Jakin, che letteralmente significa stabilità ed i cui valori, che fanno riferimento alla solidarietà universale, ben si incardinano nell’Istituzione della Libera Muratoria.

giovedì 16 aprile 2020

Massoneria e Cabala. La lettera Hey, l'espressione

di Luca Delli Santi



La lettera He è composta da una Dalet ed una Yod, l’asta verticale e quella orizzontale della Dalet simboleggiano il mondo fisico, la Yod il mondo spirituale. La He ci comunica così che la separazione fra il mondo fisico e quello dello spirito è legata alle percezioni umane, in effetti tutto è interconnesso.
La He è la materializzazione nel mondo fisico di un principio di natura spirituale, è la lettera dell’espressione e dell’esprimersi, della volontà di rivelare e di rivelarsi, in relazione all’essere umano si usa la metafora dei rivestimenti dell’anima, sono le forme in cui questo concetto puro può esprimersi nel mondo della percezione umana: pensiero, parola, azione, ciascuno di questi rivestimenti è una delle tre linee della He.
La linea orizzontale è il pensiero in uno stato di equilibrio, la linea verticale collegata alla linea orizzontale è la parola che con il suo estendersi verso il basso ci indica una forma meno nobile di quella del pensiero ma comunicabile, grazie alla quale abbiamo la possibilità di interagire ed intessere legami, infine abbiamo l’azione non collegata alle altre linee, questa separazione è un invito a riflettere su quanto troppo spesso l’azione sia separata dagli altri  due elementi e quanto invece sia necessario che essa sia in armonia con la parola e con il pensiero in stato di equilibrio.
In relazione al piano divino la linea staccata rappresenta la manifestazione, l’immanente, è staccata perché connessa con le capacità e con le convinzioni soggettive, condizionate anche dall’influenza  del contesto sociale e culturale, che determinano la percezione del divino e di come esso si manifesti nella creazione, la linea verticale attaccata a quella superiore è il divino trascendente, avvolge la creazione e le creature, discende nei piani della manifestazione ma ci è precluso coglierlo con gli strumenti  della dimensione sensoriale e del conoscibile sul piano empirico. La terza linea orizzontale superiore rappresenta l’Essenza Divina, al di là di ogni realtà fisica e spirituale, da cui tutto proviene ed in cui tutto è Uno, può essere percepita attraverso l’unificazione di Comprensione e Sapienza, due delle tre sephirot superne dell’Albero della Vita, la linea orizzontale superiore simboleggia un ponte che connette queste due emanazioni.
La He compare due volte nel Tetragramma, il nome ineffabile, rappresenta l’elemento divino femminile. Il divino maschile è simbolo di quanto rivelato espressamente nella Torah, il divino femminile è simbolo di quanto celato, è l’elemento che va ricercato, svelato, è connesso con il  Sod ( segreto )della bibbia, il livello di lettura più esoterico degli insegnamenti delle sacre scritture. La prima He è il femminile divino superno, determinante nel generare la Creazione a cui da indirizzo e forma, la seconda He è il femminile inferiore, elemento esclusivamente ricettivo, connesso con la sephira Malkut e con il mondo di Assiah, azione, l’ultimo dei quattro balzi, quello in cui la manifestazione prende forma dando vita al mondo fisico così come lo conosciamo.
L’origine della parola He è incerta, si ritiene sia connessa con l’antico ideogramma utilizzato per descrivere la finestra, il che è coerente con quanto esprime la forma, una connessione fra i mondi, si tratta infatti della finestra attraverso cui l’anima si manifesta nel mondo prendendo forma nel corpo umano. Il suono della He è una semplice esalazione d’aria senza alcun movimento della lingua o della bocca, è un’immagine della Parola creatrice del mondo. In genesi la He è scritta più piccola delle altre lettere nell’espressione “Behibaram”, che si trova nel quarto versetto del secondo capitolo: “Queste sono le origini dei cieli e della terra nella loro creazione  (behibaram)”. La lettera è scritta più piccola, secondo la lettura che ne danno molti cabalisti, perché la creazione per l’Eterno non fu un grande sforzo, fu come “ se pronunciasse una He”. Questa lettura esegetica vuole trasmettere l’insegnamento che i cieli e la terra, il creato, per quanto possano sembrare vasti e di fondamentale importanza dal punto di vista dell’essere umano sono solo una piccola parte della realtà divina.
La ghematria della lettera è il numero cinque, come i cinque libri del Pentateuco di Mosè ed i cinque gradini dell’anima della cabala lurianica, dal più basso al più elevato sono: nefesh, ruach, neshamah, chaya, yechidah.
Il cinque è l’essere umano incarnato nella dimensione materiale, il microcosmo che si relaziona al macrocosmo, si tratta delle conoscenze che vengono trasmesse al libero muratore apprendista quando viene elevato al grado di Compagno d’Arte, quando di fronte alla stella a cinque punte viene chiamato alla sua missione di ricercatore del senso, della gnosis rappresentata dalla lettera G che si illumina insieme alla stella fiammeggiante. La forma, la ghematria, la vibrazione della He custodiscono gli insegnamenti sapienziali che i liberi muratori ricevono nel grado di Compagno d’Arte e a cui dovranno saper attingere nel lavoro di M.M.

mercoledì 8 aprile 2020

Nessun esilio è permanente. Considerazioni su Pesach

di Luca Delli Santi



Questa settimana sospendiamo il nostro cammino di esplorazione dei 32 sentieri della Sapienza, e le loro corrispondenze nel simbolismo massonico, per svolgere alcune sintetiche riflessioni sulle festività che ricorrono per buona parte del mondo cristiano e per il mondo ebraico, che celebreranno i riti di Pesach e Pasqua.
La settimana in corso è un vero e proprio portale energetico, agli iniziati viene data la possibilità di connettersi con questa vibrazione e trarne beneficio, soprattutto quest’anno in cui tanto è diffusa l’angoscia e la preoccupazione per la pandemia.
Pesach si celebrerà dalla sera di mercoledì 8 a giovedì 16 aprile, la parola viene tradotta letteralmente come passaggio e sta ad indicare l’uscita degli ebrei dall’Egitto, viene dalla radice  פסח che in ebraico in ebraico indica il balzo.
Il concetto di balzo in cabala è connesso con i processi evolutivi, la Creazione stessa è avvenuta in quattro balzi, in questo caso ci si riferisce al percorso che gli israeliti compirono passando dallo stato di cattività alla liberazione.
La prima condizione per acquisire la libertà fu prendere piena coscienza di averla perduta, da questo punto di vista il ruolo di Mosè, punto di riferimento e guida in tutto il percorso fino al raggiungimento della Terra Promessa, fu determinante. Quindi il messaggio che ci trasmette la cabala, in relazione al balzo di Pesach, è che si può essere schiavi senza averne contezza, è una condizione molto diffusa, presi dalle ansie e dalle angosce della vita profana siamo proiettati in una dimensione di coazione a ripetere di gesti, comportamenti che talvolta soffocano le nostre attitudini, il vortice di tutto ciò ci fa perdere di vista la necessità di incontrare la  nostra autentica essenza, l’essere spirituale che ciascuno di noi custodisce.
L’Egitto, in ebraico Misraim, non è un luogo fisico si tratta di uno stato dell’essere, la radice Misraim è connessa con il concetto di ristrettezza, una ristrettezza spirituale che consiste nel piegare la propria vita al materialismo, in qualsiasi forma questo si esprima. La schiavitù da cui tutti siamo chiamati a uscire con un balzo e ad evolverci è l’assenza di discernimento, l’incapacità di essere liberi dai condizionamenti del mondo esterno, fattori che ci privano della forza e della capacità di esplorare la nostra dimensione interiore e di evocare i “ricordi” della ancestrale memoria perduta, quella che conduce allo stato adamico. Pesach è un simbolo della necessità di intraprendere il cammino verso quella dimensione che la cabala lurianica chiama reintegrazione.
Ebbi il privilegio di conversare con una rabbina ed ella osservò che la mia visione della “Terra Promessa “ biblica era sovrapponibile al Gan Eden, il perduto paradiso terrestre, le risposi che in certo senso aveva colto il mio punto di vista,  rimarcai tuttavia  una sfumatura, la Terra Promessa è lo stato dell’essere in cui si è in  condizione di rievocare lo stato adamitico che, se  raggiunto, si manifesta nel Gan Eden. Pesach è il balzo ciò che ne consegue, incluse le gravi difficoltà incontrate dagli israeliti, è il cammino iniziatico; a Pesach c’è molto da festeggiare, viene conquistata la liberazione dal torpore in cui la vita profana ci immerge che impedisce di vedere le catene che vincolano agli stati più bassi dell’essere.
La Pasqua Cristiana è il superamento di ogni caducità, la morte è vinta, cadono le vesti di pelle che Adamo e la madre dei viventi avevano indossato, la dimensione della materia in cui siamo precipitati,  ci si riveste del corpo di luce, questo è l’insegnamento trasmesso  dal  Vangelo con la vicenda della nascita della morte e della resurrezione del Verbo incarnato, ci viene  indicata la via. Gli antichi padri della Chiesa parlavano della deificazione dell’essere umano, quella Theosis che il Cristo, l’unto, il Messia rappresenta.
Il balzo, la trasformazione, il superamento della condizione caduca e la riscoperta della dimensione eterna dell’essere umano, questo il dono degli antichi insegnamenti che il mondo giudaico-cristiano si accinge a celebrare, ciascuno secondo le proprie tradizioni.
Non mi resta che congedarmi augurando a tutti di vivere al meglio questi giorni con la consapevolezza degli iniziati che consente di superare la paura collettiva in cui l’umanità è precipitata, sapendo dare alle persone che ci sono vicine il dono della speranza, essendo coscienti che nessun esilio è permanente. 

giovedì 2 aprile 2020

Massoneria e Cabala. La lettera qof

di Luca Delli Santi



La lettera Qof ha valore ghematrico 100 simbolo della completezza e dell’autonomia del microcosmo, è infatti il compimento della completezza rappresentata dal 10 un valore connesso con le caratteristiche fondamentali di questa lettera, la circolarità e l’ambivalenza di significati che la riguardano; la Qof è l’iniziale della parola ebraica Chadosh, santo ma anche di Caino il primo omicida.
Simbolicamente cento anni è la durata della vita di un’aquila, animale che viene associato alla capacità di ringiovanire, è la terza chaiot della visione di Ezechiele ed ha un legame con la sephira Tiferet, il cuore dell’Albero della Vita, l’armonia per eccellenza, “possa la mia anima rinnovarsi come l’aquila”, salmo 103.
Cento è il valore dell’espressione Lekh Leka il comando ricevuto da Abramo di lasciare la terra natia per raggiungere la terra di Israele, il moto, la spinta che sente nel cuore ogni iniziato è il desiderio di andare oltre lo stato superficiale delle cose per ricercare la propria verità, il senso profondo della propria esistenza. Il nesso con l’iniziazione è anche dato dalla corrispondenza a questa ghematria della parola kelim, recipiente, l’iniziato deve essere un “vaso” capace di contenere la sapienza che la ricerca gli può offrire spendendo al meglio il proprio tempo, la propria esistenza, cento infatti è anche la ghematria di yamim, i giorni, i cicli della natura che si susseguono.
La ghematria della plenitudine del nome Qof è 186 come Maqom luogo, non un luogo in particolare ma ogni luogo, la santità dell’Eterno è in ogni dove e nessun luogo ne è privo, questo ce lo ricorda anche la particolare forma della Qof che ha una gamba che scende più in profondità di qualsiasi altra lettera dell’Aleph- Bet.
La vibrazione della Qof ha la capacità di toccare e nutrire tutto il Creato ed ogni forza in esso esistente persino quelle che comunemente definiamo forze del male, in cabala si parla di Altro Lato, il Sitra Achra forze “vampiriche” prive della capacità di sussistere senza appropriarsi dell’energia altrui, residui di antichi mondi che furono di cui non restano che spoglie vestigie, pur tuttavia con una loro funzione da assolvere. Secondo la cabala lurianica esse custodiscono delle scintille di santità perdute che devono essere ritrovate e riportate alla “luce”, la Qof è l’energia che le sostiene e che permette ai giusti di “scendere e risalire” indenni compiendo la missione.
Qof significa cruna dell’ago, si tratta di una porta stretta alla quale tutti possono accedere ma solo se avranno il discernimento che consente di liberarsi dal superfluo, la Qof rappresenta con un glifo il primo insegnamento che un libero muratore dovrebbe comprendere, quello che viene dato con l’allegoria dei metalli e la necessità di liberarsene, ogni volta che si entra in uno spazio sacro si varca una porta stretta, infatti nella sala dei passi perduti si invitano a fratelli a raccogliersi, quella dovrebbe essere un’opportunità di sgravarsi da tutti gli affanni ed i pesi della vita profana, un alleggerirsi da tutto ciò che è materiale per conquistare una dimensione diversa oltre lo spazio ed oltre il tempo profano.
La porta stretta della Qof è anche il passaggio oltre la vita terrena, l’attraversamento del velo delle apparenze, la distruzione di ogni vana illusione che può catturare l’essere umano in questa dimensione della sua esistenza.
La forma della lettera ricorda una Kaf ed una Vav congiunte il cui valore da 26 il valore del Tetragramma, il nome divino ineffabile ed impronunciabile YHWH, mentre le altre due lettere del nome Qof scritto per esteso, la Vav e la Peh, danno una ghematria di 86 Elohim. Nella Qof vi sono tutti i livelli del progetto della creazione e l’immanenza e la trascendenza divina che questa vibrazione attraversa.
Secondo un’altra scuola essa è composta da una Resh in alto al cui interno si trova una Zain, queste due lettere formano la parola ebraica zar, straniero, alieno, il concetto va inteso come essere estranei al sacro, lontani dal divino, nell’ebraismo religioso è la condizione di commette il peccato di idolatria, in senso più generale è l’ignorare la dimensione spirituale dell’esistenza, precipitando in una condizione di gretta dipendenza dall’effimero. Naturalmente come sempre avviene in cabala, che ha fra i suoi significati letterali la parola parallelo, anche questa combinazione ha ai suoi antipodi una condizione positiva ed auspicabile, la ghematria di Resh e Zain è 207 come la parola Raz, il segreto sublime, inteso come profonda conoscenza esoterica, e Or una delle parole per indicare luce.
Queste ultime considerazioni ci permettono di osservare come in Qof sia contenuta sia la parola kelim che la parola or, recipienti e luci la dialettica che governa la creazione e la vita dei mondi secondo la cabala, nella Qof si incontrano forze diverse, talvolta si scontrano per poi giungere in armonico equilibrio.
Qof è anche l’iniziale della parola Covid in ebraico moderno, il che non può non farci riflettere sull’ambivalenza di questa lettera, caratteristica da cui siamo partiti per descriverla, ci congediamo con l’auspicio che tutta l’umanità possa cogliere la vibrazione ambivalente della Qof, avendo la capacità di trovarsi solidale nell’affrontare la malattia e di maturare cogliendo gli insegnamenti che questa drammatica esperienza collettiva può lasciarci.
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venerdì 13 marzo 2020

Massoneria e Cabala. La lettera Ghimel

di Luca Delli Santi



La lettera Ghimel è un ponte, collega elementi lontani, compensa lo squilibrio fra forze avverse e le unisce rendendo uno ciò che prima era diviso. La parola Ghimel è collegata alla parola gamla, che compare nel Talmud proprio nell’accezione di ponte.
“Ghimel somiglia a una grondaia che fa scolare l’acqua del tetto di una casa, canalizzando l’acqua accumulata con il suo becco alzato e conducendolo a terra. Parallelamente, il Benefattore Eterno riversa la Sua Bontà e il suo Affetto traboccanti verso il basso. Per amore verso l’umanità e in virtù della Sua Ghemilitud Chesed, gli atti di benevolenza che sono il fondamento dell’umanità”.
Questo passo del libro delle Othioth di Rabbi Akiva ci illustra come Ghimel sia il canale di collegamento attraverso cui ci giungono le emanazioni del lato destro dell’Albero della Vita, egli aggiungerà che se anche per un solo istante questo “flusso di amore” dovesse cessare l’intero universo verrebbe meno, la Creazione tutta ed in particolare l’Umanità sono il frutto dell’Amore divino, inteso come Desiderio creativo che sta alla base dell’esistenza di ogni cosa, la Ghimel è un canale di connessione con questa forza.
Ghimel è anche connessa con Giove, pianeta astrologicamente legato al benessere materiale ed alla ricchezza, d’altronde un canale che elargisce Luce non può sul piano materiale che esprimere ricchezza, benessere, ma anche munificenza e soprattutto carità, un simbolo di Ghimel è l’uomo ricco che dona disinteressatamente al povero. Il lavoro per il bene ed il progresso dell’umanità, cui incessantemente è dedicata la Libera Muratoria, si esprime anche con azioni concrete verso i fratelli ed il mondo profano che attraversano momenti di difficoltà economica, lo spirto di questi valori è il medesimo che esprime la Ghimel.
La connessione con la ricchezza è data anche dal significato della parola Ghimel, che deriva dalla radice ebraica Ghimel, Mem, Lamed, che froma la parola “gamal” Cammello, per un popolo che ha origini nella pastorizia nomade nel deserto questo animale era un simbolo di ricchezza, ma anche un simbolo di movimento, in particolare in direzione sud, che in cabala simboleggia la sapienza.
Il movimento è un’altra caratteristica di Ghimel, la sua forma ricorda la sagoma di una persona nell’atto di correre, con il piede posto in avanti, la vibrazione della ghimel è azione, è l’origine stessa del movimento, il Desiderio creativo del creatore si attiva e diventa agente creante, un movimento agile, ma soprattutto veloce che si muove in direzione dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto, un legame costante e continuo che lega la molteplicità cosmica in unità, è l’azione cui fa riferimento Ezecchiele in 1:14 : “le creature viventi correvano e ritornavano“ è come il profeta descrive il movimento cosmico che gli appare nella nota visone del “Carro”.
Il movimento, l’azione sono i requisiti essenziali dell’iniziato, nessun percorso di ricerca interiore può essere intrapreso senza un moto profondo, un risveglio della coscienza che viene sollecitata ad intraprendere un viaggio, viaggio interiore certo, ma un viaggio che presuppone azione. Questo è l’insegnamento della parashà Lekh Lekhà, Vai, Vai! È il momento in cui Abramo sente la chiamata dell’Eterno che lo invita ad intraprendere il cammino in cui incontrerà molti pericoli, dovrà anche affrontare dei combattimenti, ma infine raggiungerà una terra in cui si stanzierà e vivrà in serenità e ricchezza. La scrittura, con il suo linguaggio simbolico, ci inviata a intraprendere un viaggio interiore, la terra remota da conquistare è la parte più profonda di noi quella che si può riconnettere con le elevate dimensioni spirituali dell’esistenza.
Ritengo molti in questo simbolismo abbiano riconosciuto analogie con il concetto espresso dalla formula VITRIOL degli ermetici, che l’iniziando libero muratore incontra nel Gabinetto di Riflessione.
Lek Lekhà è la terza parashà, la ghematria della Ghimel è il numero tre, si tratta di un numero fondamentale in cabala, che incontriamo in molti elementi, tre sono i gradini dell’anima umana, la nephesh, la ruah, la neshamah, dedicheremo a questi concetti un articolo sarebbe impossibile affrontarli in sintesi qui. Il tre è alla base di tutti i concetti della creazione, tre sono i pilastri dell’Albero della Vita, tre sono gli elementi fondamentali dell’universo ad essi connessi: acqua, aria e fuoco ( nella antica cabala la terra non era concepito come elemento, la si riteneva una solidificazione dell’acqua ), tre sono le parti fondamentali del corpo umano, capo, petto e ventre, per altro governati dalle medesime lettere madri che governano i pilastri dell’Albero della Vita, Shin, Alef, Mem. Infine Keter, la più elevata delle sephirot, la Corona, è tripartita in tre “ teste”.
Il tre è connesso con tutte le caratteristiche della Ghimel, azione, movimento è alla base della Creazione, è il ponte che unisce l’unità espressa dall’uno e la tendenza divisiva del due, l’uno è la tesi, il due l’antitesi, il tre è la sintesi fra questi elementi dialetticamente contrapposti.
Nel Tempio dei Liberi Muratori diversi simboli colgono la vibrazione espressa dalla Ghimel, certamente la Cazzuola con la sua capacità di mescolare la malta è simbolo unificante della molteplicità ricondotta ad unità, ma anche il nodo d’amore, si pensi alla connessione con la Chesed divina fondamento stesso dell’esistenza umana, ed infine il Melograno. Tutti questi simboli con le loro diverse sfaccettature colgono la vibrazione della Ghimel, che esprime condivisone e moto.

giovedì 20 febbraio 2020

Cabala e Massoneria. Netzach, l'eternità, la vittoria

di Luca Delli Santi



Nel percorso iniziatico l’intelletto è il veicolo, lo strumento fondamentale che ci è dato nella ricerca del senso, tuttavia per raggiungere la Conoscenza è indispensabile che esso venga posto in equilibrio con il sentimento e la sfera dell’emotività e delle emozioni. Questo equilibrio è il rapporto Hod - Netzach. Netzach, che nel Tempio corrisponde alla colonna Jakin, è Chesed, la Grazia, l’amore divino incondizionato, precipitata in una dimensione attiva, “poiché forte come la morte è l’amore” Cantico 8:6 essa rappresenta la Vittoria, intesa come vittoria sulla morte, Netzach è la sephira che contiene il concetto di eternità dell’anima al di là di ogni caducità spaziotemporale.
Il significato letterale della parola Jakin, stabilità, ci offre un altro spunto di riflessione: non importa quanto impervio sia il cammino, quanti ostacoli attendano durante la ricerca, in questa sephira è contenuta l’ispirazione, il punto di riferimento, “alzerò gli occhi ai monti da dove verrà il mio aiuto"   Salmo 121:1 Hod era l’irrequietezza, la spinta a mettersi in viaggio, Netzach è la certezza di essere in cammino nella direzione giusta.
La poesia, le arti, la sensibilità sono espressioni che provengono da questa sephira, per questo nella cabala medioevale le si attribuiva come pianeta Venere, anche nel suo aspetto di amore sensuale, sensi che in ogni caso ispiravano il contatto con la dimensione sacra attraverso la relazione con l’amato o l’amata, contatto che si consuma nella camera nuziale, Yesod.

Le scuole di cabala contemporanee associano, invece, Netzach a Saturno in ebraico Shabtai che ha ghematria 713, come shuvat ( Ritorno, conversione ) in questo caso il ritorno è l’espressione del potenziale umano eterno che deve superare i limiti della condizione materiale per tornare alla situazione primigenia del Gan Eden, quando era “faccia a faccia” con l’immensità divina.
Saturno in greco è Cronos, Netzach è la settima sephira in ordine discendente nell’Albero della Vita, il sette è il numero che caratterizza la manifestazione e simbolicamente rappresenta la dimensione del tempo fisico che sperimentiamo nelle nostre incarnazioni. Il sette, Cronos sono situazioni transitorie, al di là delle quali ci attente l’eternità, Netzach.
Il Patriarca associato a questa sephira è Mosè: l’anima di Mosè ha la radice in Da’at, la conoscenza, ma in Netzach si esprimono i suoi attributi, certamente quello della vittoria. Mosè fu vittorioso nei confronti del faraone e riuscì a portare il suo popolo fuori dall’Egitto, il che deve essere letto in chiave simbolica come la liberazione da qualsiasi cattività, prima di tutto il materialismo e l’eccessivo attaccamento agli aspetti vacui ed effimeri dell’esistenza, i metalli nel linguaggio massonico. Fu, inoltre, un “legislatore” nel senso che fu scelto per ricevere la Torah, questo ci mostra un ulteriore aspetto della sephira, che sì esprime bellezza, arte, ecc….ma possiede anche attributi connessi al darsi delle regole, regole e norme che non derivano però da autodisciplina, attributo del lato sinistro, ma dalla piena adesione e comprensione della necessità di quei comportamenti, ai quali si aderisce con consapevolezza e piacere.
I cabalisti cristiani associano questa sephira ai Frutti della Spirito Santo: amore, gioia, pace, pazienza,
benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo. Lettera ai Galati 5:22
Tra Hod e Netzach è sito il dono della profezia, in cabala non viene considerato come la capacità di vedere il futuro, ma come la prerogativa di porsi oltre il tempo lineare, l’animo si colloca in un eterno presente in cui tutti gli avvenimenti nel corso della storia sono visibili ed intellegibili.
Infine una considerazione sull’ordine angelico di questa sephira, gli Elohim, le Potestà; essi sono nella tradizione gli ispiratori del sapere filosofico, le intelligenze deputate al governo della storia umana, si tratta della ipostasi che fungono da rappresentazione delle più elevate aspirazioni dell’essere umano a dare un senso al Tutto, a comprendere, ad avere la sua Eternità, la definitiva Vittoria sulla morte e sui limiti del mondo della materia.

giovedì 13 febbraio 2020

Massoneria e Cabala. La lettera aleph

di Luca Delli Santi


«Scesi di nascosto, rotolai per la scala vietata, caddi. Quando aprii gli occhi, vidi l’Aleph.
L’Aleph? Ripetei.
Sì, il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi…»




Jorge Luis Borges descrive così l’Aleph nel suo racconto breve che ha per titolo questa lettera e dà il nome alla sua raccolta del 1952, descrizione quanto mai pertinente del concetto sottostante la lettera Aleph, connessa con l’Uno, con il Principio. Nel Sefer Ha Zohar è scritto: «In Principio vi è Aleph l’inizio e la fine di tutte le cose, tramite il quale tutto è stato fatto e che è sempre detta uno, anche se il divino contiene molte forme rimane unico. È la lettera su cui riposano sia le entità superiori che quelle inferiori».
L’Aleph ci ricorda che la molteplicità della cose, il mondo duale provengono da unica fonte tutto è connesso: mondi spirituali, mondi materiali, entità superiori, entità inferiori, tutto è prodotto dalla medesima unità e ad essa torna. L’unità alla quale ci invita a riflettere l’Aleph è naturalmente anche quella fra umano e divino, è il partzufim di Adam Qadmon, l’Uomo Universale, lo stato dell’essere intermedio fra il manifesto e l’inconoscibile. Un percorso di scoperta della natura divina che è Amore, la parola Ahavah inizia con questa lettera come Ehad unico, Dio è unico ed è amore.
Non di meno ci rammenta anche l’interrelazione fra esseri umani, in ebraico me si dice “ani”, te “atha”, parole che iniziando con la Aleph ci indicano che io e l’altro siamo accumunati dallo stesso principio originario, è questo il senso dei due elementi del trinomio massico Fraternità ed Uguaglianza, siamo fratelli ed uguali in quanto siamo connessi al Principio.
È affascinante come la lettera che rappresenta il tutto sia afona, non ha infatti un proprio suono, si pronuncia sempre associata ad una vocale, assume, quindi, il suono della vocale cui è associata.
La forma della Aleph è composta dall’integrazione di tre lettere: due Yod ed una Vav posta in diagonale che le attraversa. La Yod posta nella parte alta rappresenta le acque superiori, ricordiamo che simbolicamente la Torah è acqua, quando in cabala si indicano le “acque superiori" si fa riferimento alla conoscenze più elevate, ai mondi spirituali, la Yod bassa in questo caso è la manifestazione, la Vav simbolicamente è il firmamento inteso come confine fra la manifestazione e i mondi dello Spirito, come si rammenterà nella visione di Ezechiele il firmamento si apre per consentire al profeta la visone del Trono di Gloria.
La Ghematria della Aleph è 1 il numero che esprime i concetti che abbiamo esposto in precedenza, l’unità, il principio, uno è anche l’individuo. Ogni essere umano è un individuo con caratteristiche fisiche, intellettuali e spirituali uniche, così ciascun individuo è chiamato a vivere il paradosso della Aleph, l’essere unico ed irripetibile ma in unità con tutti gli esseri umani ed insieme ad essi con il tutto; come nella descrizione di Borges è il luogo dove tutti i luoghi si trovano senza confondersi, ma non solo è il luogo in cui tutti gli individui sono un individuo senza confondersi.

mercoledì 18 settembre 2019

Cabala. In uscita per Tipheret due classici a cura di Federico Pignatelli




Sha'are Orah, (שערי אורה) Le Porte della Luce, prima traduzione in lingua italiana di uno dei testi di Qabalah più importanti di Joseph ben Abraham Gikatilla (יוסף בן אברהם ג'יקטיליה‎ש). Pubblicato la prima volta a Mantova nel 1561, più che un semplice testo è una vera a propria enciclopedia dei Nomi divini. L'autore, escludendo qualsiasi filosofia, ma basandosi esclusivamente su passi del Sēfer Yĕṣīrāh (Libro della Formazione), del Pirqei Heikháloth (Trattato dei Palazzi) e delle Scritture, esamina, nei dieci capitoli in cui è diviso il testo, più di 300 nomi divini collegandoli alle Sephiroth, uno per ogni Sephirâ; avvisando e spiegando che tale Nome, che considera principale, ha a sua volta molte altre denominazioni o Kinoui. Esso sviluppa la propria Qabalah sull'intreccio delle dieci sephiroth e i Nomi divini che considera collegati con dei canali, che possono essere danneggiati o riparati secondo il comportamento dell'uomo.
Non è l'unico testo in uscita. Perché sta per essere pubblicato, sempre da Tipheret e sempre a cura di Federico Pignatelli, Il divorzio dei nomi. In questo lavoro Abulafia delinea il palcoscenico cosmico in cui opera l’intera Cabala e ne spiega lo scopo generale: la perfezione della mente per mezzo dell’intelletto. Ciò fa del Get Ha-Shémot un’introduzione indispensabile all’intera Cabala. Abulafia spiega come la Cabala sia la parte della Torah che deve rimanere nascosta al pubblico, ricevuta solo oralmente da un degno insegnante a un degno studente. Tuttavia, per dare delle linee guida riguardo alla forma che questa deve avere, ci delinea qui quelli che ritiene siano i principi fondamentali. Questo capolavoro della mistica ebraica costituisce un’introduzione molto lucida e attuale all’argomento, tanto per i principianti che per gli studenti avanzati.


lunedì 8 luglio 2019

La Sapienza di Re Salomone: Ebraismo e Massoneria. Tiziano Busca e Mauro Cascio incontrano il Rabbino Capo di Trieste

Il tavolo dei relatori

Tiziano Busca e Mauro Cascio hanno incontrato il Rabbino Capo della Comunità ebraica di Trieste Alexander Meloni. Una iniziativa curata dal capitolo di Udine del Rito di York e introdotta dal GS Giulio Andolfato. La Massoneria è una palestra teoretica, un luogo dove si mettono a fuoco quelle domande a cui le religioni provano a dare una risposta. Per questo da sempre è terreno di dialogo e di confronto. Per questo nel suo Grande Architetto dell'Universo si riconoscono come fratelli credenti di tutte le fedi religiosi. Si è ricordato l'afflato di Lessing, su cui poggia il concetto di Tolleranza, e ovviamente Voltaire. Ma la cultura massonica riposa su Goethe, Mozart, sull'Enciclopedia di Diderot e d'Alambert, sugli idealisti tedeschi e ha scritto le pagine più alte, con Fichte, Schelling, Hegel. L'uguaglianza, la fratellanza, l'autonomia della ricerca teoretica. L'humus che incanterà Mozart, iniziato il 5 dicembre del 1784 che alla Massoneria dedica più della metà delle sue opere, tra cui la più famosa, il Flauto Magico. Ma anche la Musica funebre massonica in do minore per orchestra K77. In un'altra opera, K483, Mozart musica questi versi: «Tu che adori il Creatore dell'Universo senza limiti / Non importa se lo chiami Jehova, Dio, Fu o Brama. Ascolta, Ascolta le parole e le trombe del Signore di Tutto». Ma non solo Mozart, anche Sibelius: «Se un Fratello si smarrisce e cade protendiamo la nostra mano in aiuto, così, i Massoni, prospereranno sempre. Così resteranno uniti. Buono e piacevole è per i fratelli vivere in armonia». Di recente un musicologo del Conservatorio di Milano e ordinario di Storia della Musica all'Università di Trieste, Quirino Principe, ha fatto notare in una serie di incontri che l'attuale inno europeo, l'Inno alla gioia che chiude la nona di Beethoven è "un omaggio alla tradizione massonica, ed è interamente dominato dalle grandi idee di fratellanza universale, di concordia fondata sulla Ragione, di empatia sociale, di giustizia fondata sulla libertà di pensiero".  Aldo Basso in un celebre saggio, L'Invenzione della Gioia, dice che quella di Schiller è un'interpretazione interamente massonica della civiltà occidentale. Non c'è bisogno peraltro degli accademici per accorgersene. Basta leggere la traduzione del testo:

noi entriamo ebbri e frementi,
o celeste, nel tuo tempio.
Il tuo incanto rende unito
ciò che la moda rigidamente separò,
i mendichi diventano fratelli dei principi
dove la tua ala soave freme.

Fratelli, sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso

All'incontro ha partecipato Michela Ebreo, discendente del celebre Leone Ebreo, l'autore rinascimentale dei Dialoghi d'amore. Dopo la Conferenza, una delegazione del Rito di York è stata ricevuta nella locale Sinagoga.

Da sinistra: Meloni, Cascio, Ebreo, Busca, Giuliani


Un momento della visita


lunedì 17 giugno 2019

L'amore per gli animali e la Cabala. L'ultimo libro di Daniela Abravanel



Uno degli aspetti meno conosciuti dell’ebraismo è la sua vocazione a ispirare all’umanità il senso del rispetto per la Creazione: diciassette secoli di persecuzioni, di roghi che bruciarono assieme ebrei, alchimisti e streghe, hanno spinto la cultura ebraica a rendere sempre meno visibile il suo profondo legame con la Natura. Tuttavia, se si sa dove cercare, ci si accorge che i testi sacri dell’ebraismo traboccano di rimandi agli animali, alla saggezza che rappresentano e al trattamento compassionevole e pieno di gratitudine cui hanno diritto. Scopriremo insieme all’autrice questo tesoro di nozioni e suggestioni, ma ci spingeremo anche oltre: grazie a una ricca aneddotica, osserveremo come sia possibile anche per noi leggere nelle relazioni quotidiane con i nostri animali una vasta gamma di insegnamenti, di messaggi e di intuizioni che ci apriranno gli occhi verso un sapere superiore.

Daniela Abravanel, laureata in Filosofia e Counselor in family therapy, è una studiosa e profonda conoscitrice della cultura ebraica, nella quale affondano le sue radici; in particolare, ha studiato con i più grandi rabbini di Israele (Rav Ginzburg, Rav Steinsaltz, Rav Leon Ashkenazi), approfondendo in particolare l’aspetto cabalistico-esoterico della tradizione ebraica..

giovedì 6 giugno 2019

Shir ha shirim. In libreria le riflessioni cabalistiche di Nadav Hadar Crivelli

(foto ed elaborazione di Luigi Malgherini)

«Questo è un libro di cabalà, che ha come asse il Cantico dei cantici, ma il cui raggio si estende in tutto quanto possa aiutare il ricongiungersi del Santo, benedetto Egli sia, e della Sua Shekhinà». Nadav Hadar Crivelli, uno dei più autorevoli cabalisti europei, il suo nuovo libro Shir ha shirim. Riflessioni cabalistiche sul Cantico dei Cantici, edito da Psiche2 e già disponibile in libreria. E cita Baal Shem Tov: «Nel comprendere la gioia dello sposo e della sposa, nel mondo piccolo e fisico, ti renderai conto quanto maggiore possa essere la gioia e la felicità a quei livelli così nobili».

giovedì 2 maggio 2019

Massoneria, Architettura, Cabala. Un incontro a Roma


Il Re Salomone con la Regina di Saba

“Qabbalah e Architettura. Focus sulle proporzioni del Tempio di Salomone e della Cappella Sistina” è il titolo del convegno pubblico che sarà ospitato a Casa Nathan domenica 5 maggio, ore 15,00, organizzato dall’Ordine DeMolay Italia in collaborazione con le Logge DeMolay 1305 e Har Tzion Monte Sion 705 di Roma, e con il patrocinio del Collegio del Lazio. Relatori, Elena Lea Bartolini De Angeli, docente di Giudaismo ed Ermeneutica ebraica presso la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale (ISSR/MI) e l’Università degli Studi di Milano Bicocca, Serena Borghesani, storica dell’arte e presidente del gruppo Alumni Donne DeMolay Italia e Roberto Quaranta, Loggia Har Tzion Monte Sion. Modera la giornalista Clara Salpietro Damiano e conclude Carlo Ricotti, presidente del Collegio dei Maestri Venerabili del Lazio.

Fonte: GOI

martedì 26 marzo 2019

Cabala e Scienza



Vorrei parlare di Cabala con un taglio diverso dai soliti, cercando di far incontrare il mito con la fisica, e dando una serie di informazioni e di spunti di riflessione. Per poter fare questo viaggio dobbiamo avere chiari alcuni concetti e partire da alcune premesse che sono indispensabili per conciliare e fare quel piccolo tratto per unire mito e scienza.

Mito: narrazione sacra che racconta le modalità con cui il mondo e le creature viventi hanno raggiunto la forma presente
Ologramma: è la prova che si può rappresentare in uno spazio piano di una lastra anche l’informazione della profondità (che è un modo compatto di rappresentare la realtà senza perdere informazioni). Anche se si rompe la lastra, ciascun frammento continua a rappresentare buona parte dell’informazione originaria (il tutto è in ogni parte).
Tubulina: è una materia particolare che compone i neuroni. La tubulina ha comportamenti quantistici. Durante la meditazione riceviamo segnali dal 'vuoto' che interferiscono con il nostro pensiero (quindi siamo antenne). Ovvero l’inverso... quando pensiamo la tubulina trasferisce questi segnali nel vuoto. Cosa riceviamo? Cosa trasmettiamo?
Frattale: un frattale è un oggetto che si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, e dunque ingrandendo o rimpicciolendo una qualunque sua parte si ottiene una figura simile all'originale
Teorema di Fourier: qualunque segnale ripetitivo (visivo, uditivo, tattile ecc) per quanto complesso, può essere scomposto e rappresentato in somme di componenti semplici da quelle più importanti a quelle via via meno importanti. Bastano solo 3 componenti per ricostruire il 75% del segnale.
Simbolo: non dovrei certo spiegare a voi cosa è un simbolo, ma anche qui provo a farlo storicamente, partendo da cosa serve, come si trasforma in un linguaggio e come la lingua diventa la conoscenza non solo attraverso i contenuti ma anche attraverso i suoni che la lingua produce. Una idea raccoglie in sé esperienze simili, una esperienza che contiene elementi simili è definibile come simbolo. Quindi il simbolo è una particolare esperienza che sintetizza inconsciamente una idea di realtà. Se quelle esperienze sono comuni a tutti gli uomini, il simbolo diventa universale e quindi un archetipo. L’archetipo parla quindi alla parte inconscia ed evoca simboli ed idee simili nella mente degli uomini generando reazioni inconsce. Viene usato per esempio nei messaggi subliminali. Facciamo un esempio di come la 'società', a mio modesto parere, tenti di sopprimere la nostra ricerca spirituale e la nostra coscienza attraverso i messaggi subliminali e gli archetipi. Es- Triangolo verso l’alto è usato come simbolo di pericolo (segnaletica stradale) mentre simbolicamente rappresenta crescita spirituale il ricongiungimento verso dio! Il cerchio rappresenta l’unità con se stessi ed è usato come divieto Messaggi disseminati ovunque Quindi il simbolo è una idea della realtà. Esperienze simili a tutti gli uomini diventano simboli universali e questi simboli universali Jung li chiamava archetipi.

Figura 1


Iniziamo il nostro viaggio con quanto riportato in Figura 1. Alcuni matematici hanno tentato di graficizzare un modello di spiegazione dell’universo. È stato preso l’universo ed è stato trattato come una superficie con questo nuovo modello; ora noi sappiamo che questa superficie è legata alla informazione. Tridimensionalizzando la superficie dell’universo compare un frattale ed entrando più in dettaglio e mettendolo in una sola dimensione il risultato è appunto la Figura 1, che sembra un linguaggio, cioè una serie di informazioni frattaliche, dove dentro ci sono le istruzioni del nostro universo.

Questi pattern, registrati a diversi livelli di scala, rappresentano superfici spaziotemporali in una dimensione, che hanno le caratteristiche di sembrare veri e propri alfabeti, alcuni pattern ricordano anche la struttura di lingue semitiche od orientali, ma in realtà rappresentano le istruzioni legate alle superfici che le contengono. Inoltre si può notare come il rapporto As/At può sostanzialmente essere qualsiasi numero poiché l'intero pattern ha una struttura olografica ma anche frattalica, dove sostanzialmente il valore della fase (il contenuto all'interno delle parentesi) oscilla solo tra i valori di zero e 360 in modo ripetitivo, proprio come la struttura di un frattale.
Quindi un linguaggio, l’universo è fatto con un linguaggio, cioè contiene informazioni. Ma come si lega questo alla cabala e al mito? La cabala, tra le altre cose ci spiega che esistono parole di potenza e come utilizzarle per modificare la realtà. Ma come?
Torniamo per un attimo al simbolo e agli archetipi. L’archetipo sintetizza idee. Archetipi si stabilizzano nel tempo e diventano ideogrammi (erano 4000 inizialmente quelli egizi); gli ideogrammi vengono associati a suoni che evocano il rumore dell’oggetto rappresentato (onomatopeici). Componendo ideogrammi si sintetizzano contenuti complessi e si trasferiscono idee. Così è nata una lingua, ideogrammi più suoni trasferiscono una informazione che diventa una lingua. Poi alcuni ideogrammi vengono rappresentati come combinazione di altri e quindi diminuiscono gli ideogrammi. La creazione di ideogrammi complessi, cioè rappresentati da combinazioni e sequenze di altri ideogrammi semplici, è un processo olografico che porta a sintetizzare le proprietà principali (teorema di Fourier). Gli ideogrammi più importanti finiscono per costituire le lettere degli alfabeti.
Gli alfabeti semitici (fenicio, aramaico, ebraico ecc) sono composti da simboli che rappresentano le proprietà della realtà componendo le quali si trasferiscono le idee.
Alfabeti sono un insieme di archetipi che si sono concretizzati estraendo i concetti base che sono associati a suoni. (es shin = scoppiettio del fuoco, aleph = soffio di vita mem = mamma, il ventre materno). Se uso archetipi e li mischio posso trasmettere idee. Quindi rappresentano una vibrazione elementare (non solo vibrazione sonora ma una vibrazione che trasmette una informazione).
Nelle lingue occidentali le lettere hanno perso il collegamento con le idee.

Graffiti -> 4000 ideogrammi -> 200 egizi -> 22 ebraici

La parola, nelle lingue olografiche come quelle semitiche, è una combinazione di proprietà essenziali ottenuta con suoni che evocano archetipi. Il suo effetto inconscio è evocare gli archetipi e la parola diviene creativa. Comporre parole vuol dire comporre olograficamente proprietà della realtà e quindi creare realtà nuove nella mente di chi ascolta. Se l’universo è olografico ed il linguaggio è un modello mentale dell’universo, Figura 2, la ripetizione di parole creative provoca effetti sonori che si ripercuotono fisicamente nel mondo (la famosa formula magica). Molti riti vengono fatti anche in presenza di acqua perché l’acqua è l’elemento che rappresenta simbolicamente l’inconscio ma anche un elemento che contiene e può trasferire informazione.

Figura 2

La parola è fondamentale perché la parola è un insieme di archetipi sonori olografici che scatenano una serie di effetti nella mente di chi ascolta ma anche del mondo intorno a noi. Capire l’etimologia di una parola era possibile vedendo di quali lettere era composta. Il valore numerico della parola aveva una etimologia e quindi dei contenuti simili ad altre parole che avevano il numero uguale. Per questo nella bibbia sono riportati gli stessi errori perché modificare una lettera voleva dire modificarne non solo il significato. Con la meditazione concentrandosi sul simbolo si può risalire a tutte le esperienze ed i significati del simbolo stesso. Quindi il simbolo richiama sinteticamente più realtà. Proiettando immagini mentali nel vuoto riusciamo a trasferire idee. Le immagini quindi sono simboli e se i simboli/archetipi vengono vocalizzati ecco che abbiamo la cabala! Quindi se lo facciamo verso qualcuno si chiama subliminale, se lo facciamo verso il vuoto/etere diventa una operazione magica, se lo facciamo con la parola e gli archetipi ebraici diventa cabala operativa!
Parliamo di come il suono può davvero modificare la realtà attraverso lo studio di alcuni esperimenti. Non so quanti di voi conoscono la cimatica. Il termine deriva dal greco e significa studio riguardante le onde (kyma). Da Wikipedia: «Il musicista e fisico tedesco Chladni osservò, nel XVIII secolo, che i modi di vibrazione di una membrana, o di una lastra, possono essere visualizzati cospargendo la superficie vibrante con polvere sottile. La polvere, infatti, si sposta per effetto della vibrazione e si accumula progressivamente nei punti della superficie in cui la vibrazione è nulla. Nel caso di una vibrazione stazionaria, questi punti formano un reticolo di linee, dette linee nodali del modo di vibrazione. I modi normali di vibrazione, e il reticolo di linee nodali associato a ciascuno di questi, sono completamente determinati (per una superficie con caratteristiche meccaniche omogenee) dalla forma geometrica della superficie e dal modo in cui la superficie è vincolata. Sollecitando in modi diversi la vibrazione della superficie si eccitano modi normali differenti, e quindi si osservano di volta in volta solo alcuni degli infiniti reticoli nodali propri del corpo vibrante. Esperimenti di questo tipo, eseguiti in precedenza da Galileo Galilei verso il 1630 e da Robert Hooke nel 1680, furono successivamente perfezionati da Chladni. Nel 1967 il medico svizzero Hans Jenny, seguace delle dottrine antroposofiche di Rudolf Steiner, ha pubblicato il primo di due volumi intitolati Kymatic, nel quale - traendo ispirazione dalle esperienze di Chladni - ha sostenuto l'esistenza di un sottile potere attraverso il quale il suono struttura la materia».

Figura 3

Quindi la capacità delle parole di potenza è una combinazione di proprietà essenziali ottenuta con suoni che evocano archetipi. Il suo inconscio evoca archetipi, simboli e quindi idee associate. Comporre parole vuol dire comporre olograficamente proprietà della realtà e quindi creare realtà nuove nella mente di chi ascolta o nel caso di operazioni magiche nell’etere. Come si opera? Visualizzando mentalmente il simbolo come immagine completa sia associata al suono che alle immagini collegate, questo proietta nel vuoto/etere quello che si vuole ottenere. La ripetizione somma olograficamente gli effetti e le parole creative creano nel vuoto/etere una proiezione attraverso la tubulina del cervello. Non si deve parlare, si deve vivere, meditare, perché parlando si perdono le sfaccettature del vero significato archetipale e quindi non si entra in risonanza inconscia con il senso olografico del simbolo.
Vediamo cos’altro dice il mito ... il mito dice che una persona che fa operazioni di cabala operativa deve usare la sua immaginazione ... ma da dove viene il termine Immaginare? Da: “in me mago agere” –  lascio agire il mago che è in me ...
Quindi come si modifica la realtà? Non certo solo pensando perché altrimenti ci sarebbero stragi con tutta la cattiveria anche solo pensata o detta durante la guida ad esempio... Come si trasmette?
Se comunichiamo, riusciamo a trasmettere nel vuoto una serie di informazioni e quindi a generare delle modifiche nello spazio delle probabilità e quindi a modificare la probabilità che alcuni eventi accadano e quindi a farli accadere. La ripetizione aumenta l’effetto, per questo spesso è necessario fare diverse volte un rito per ottenere gli effetti sperati. La magia passiva è la ricezione di informazioni, per esempio attraverso il sogno, quindi ci deve essere un basso funzionamento del cervello. I maghi invece che vogliono fare magia attiva, si concentrano, proiettano l’idea nel vuoto con l’idea che l’operazione magica sia già avvenuta, immaginano una nuova realtà. Ma la domanda che può sorgere è perché non tutti possono creare effetti magici? Diciamo che se tutti noi potessimo creare effetti magici istantanei, probabilmente dell’umanità ne resterebbero ben poco. Detto questo per fortuna non è così semplice realizzare riti e modificare la realtà. La prima condizione è che la mente del magus, e il magus stesso rispettino certe caratteristiche; il mago deve saper condizionare la propria mente, avere una grande forza di volontà, una grande disciplina e un grande controllo mentale, deve evitare boicottamenti inconsci, deve conoscere i propri limiti e deve essere il più possibile connesso con l’etere e quindi risuonare/vibrare in modo tale che la tubulina possa trasmettere le informazioni in modo da generare gli effetti desiderati. Per questo ci sono giorni più favorevoli, in cui si creano connessioni più forti, in cui le vibrazioni della natura, del luogo dove si svolge il rituale aumentano l’efficacia di quanto desiderato.

Figura 4. La Molecola della laminina, la proteina collante di tutte le cellule del corpo, ha questa forma


Insomma anche fare il mago non è un mestiere per nulla semplice. Il magus deve fare prima di tutto un lavoro su se stesso, noi sappiamo bene cosa vuol dire “nosce te ipsum”. Perché ognuno di noi ha dei boicottaggi inconsci e solo conoscendo se stessi sappiamo e possiamo superarli.
Un altro argomento interessante da affrontare è capire cosa il mito dice per esempio. per l’apertura del “terzo occhio”, che non è da attribuire solo alla pineale, bensì alla somma di tre ghiandole (forze): pineale, pituitaria e carotidea. Tutte e tre messe assieme si uniscono per dare l’apertura di quella porta che viene identificata come terzo occhio; in fisica si potrebbe dire che è necessario avere le misure del campo elettrico, gravitazionale e magnetico per poter percepire l’universo come è veramente fatto.
Se questo è vero, si rende necessario che le tre ghiandole lavorino allo stesso modo, in un funzionamento che è si chimico, ma anche coscienziale.
3 ghiandole ... parola (carotidea) immagine e suono (pituitaria e pineale) si entra in risonanza con l’idea archetipale e si può vedere la realtà. La tradizione dice che Dio creò il mondo con la scrittura (la forma) con il numero (matematica - ghematria) e il linguaggio (parola). La propagazione dell’informazione è istantanea e avviene attraverso onde (sonore) di energia informata (la parola); ma indovinate quante lettere madri ci sono nella lingua ebraica? Proprio 3 ... e alcuni ricercatori le associano a 3 forze ... vediamo quali: aleph (magnetismo), mem (gravità), shin (elettricità ha 3 poli).
Facciamo un ulteriore connessione tra mito e tradizione ebraica. Prendiamo un altro esempio di collegamento tra le lettere ebraiche e la biologia ... In biologia ci sono 21 amminoacidi ed un DNA che contiene le istruzioni per tutto il pool degli amminoacidi. Nel mito esistono 22 lettere dell'alfabeto ebraico dove l'aleph è la rappresentazione del Tutto. Le lettere dell'alfabeto ebraico sono già state storicamente messe in correlazione mitologica con gli amminoacidi da differenti ricercatori. Le lettere dell'alfabeto ebraico hanno un corrispettivo nei tarocchi che proprio alla cabala si ispirano, dove le ventuno lame principali si completano con la lama del Matto, che rappresenta l'archetipo degli archetipi, e così via. Così i cromosomi che sono fatti di DNA dovrebbero portare dentro di loro, questa informazione e sostanzialmente essere 22. Invece esiste la 23 esima coppia che può essere XX o XY e che determina il sesso nell'uomo. La biologia sa che ai primordi della vita su questo pianeta l'essere umano che viveva qui era fondamentalmente asessuato. Non esisteva dunque il 23 esimo cromosoma. Il mito contiene, dentro di sé le indicazioni per comprendere come questo cromosoma si sia formato. Come diceva Tesla per capire l’universo bisogna parlare in termini di vibrazioni!
Ecco siamo arrivati alla conclusione di questo breve ma intenso viaggio che ci ha fatto andare in parallelo tra mito, cabala e scienza (fisica o biologia). Personalmente ho raccolto alcuni spunti, che ho trovato in questi anni di ricerche e ho tentato di renderli organici, ho sempre il desiderio di poter vedere finalmente la scienza ufficiale che conferma il mito. Ultimamente ho con piacere notato che molti scienziati si stanno sempre più avvicinando a queste conclusioni, anche se vengono immediatamente bistrattati dall’apparato ufficiale non appena fanno accenno a confermare con ricerche davvero coraggiose alcune teorie. È affascinante come il mito contenga informazioni che siamo via via in grado di giustificare scientificamente, ed è da pelle d’oca immaginare come migliaia di anni fa, il mito contenesse queste informazioni alcune delle quali sono state verificate solo a distanza di migliaia di anni.

Alcune note bibliografiche
- Ricerche di Liberati e Maccione del SISSA di Trieste
- Sabato Scala - La fisica di Dio
- Seth Lloyd - MIT (Boston) - Il programma dell’universo - Corrado Malanga - La geometria sacra in Evideon
- Hans Jenny - Kymatic
- Mario Pincherle - Archetipi, la chiave dell’universo.



Figura 5. Un recente studio su Cabala, Scienza e Massoneria


venerdì 25 gennaio 2019

Cabala. Nadav Crivelli incanta Savona

Nadav Hadar Crivelli

Un grande pomeriggio culturale, ieri a Savona. È considerato tra i più grandi cabalisti europei. Allievo a sua volta di Ginsburg e di Shlomo Carlebach, Nadav Crivelli è impegnato nell'insegnamento della tradizione sapienziale ebraica almeno dagli anni Ottanta, con incontri, seminari, e una serie di libri che costituiscono un prezioso strumento per tutti coloro che si vogliono avvicinare a questo mondo. Mondo che è costitutivo della Massoneria stessa, tanto che c'è chi sostiene che senza Cabala non può esistere nessuna autentica Massoneria, perché la Massoneria verrebbe svuotarsi dal suo interno il midollo prezioso. Rimarrebbe in tal caso solo un guscio vuoto. Senza Spirito. Partendo da questa consapevolezza il Rito di York, che custodisce in modo 'plastico' e 'rappresentativo', la quasi totalità dei concetti cabalistici, ha avviato da diversi anni un'attività di studio dei propri rituali.

lunedì 17 settembre 2018

L'isola che c'è. Successo per il Forum del Rito di York a Siracusa

Il Grande Albergo Alfeo, la splendida cornice del Forum organizzato dal Capitolo di Siracusa

La Cabala è la Massoneria. O meglio: la Cabala è talmente dentro il simbolismo massonico da esserne costitutivo. Per questo si è reso urgente indagarne i nessi in modo compiuto ed esaustivo, soprattutto nelle Camere del Rito di York. Nel corso dell'anno sono stati già proposti dei moduli, a Milano, a Roma, a Benevento, a Novara, a Trieste, a Compiano. Questo fine settimana, a Siracusa, si è provato un po' ad arrivare a sintesi. I relatori Mauro Cascio, Enzo Heffler e Federico Pignatelli sono stati introdotti da Alfonso Cassia e Marco Patti e coadiuvati in questo viaggio nel profondo della sapienzialità ebraica da Diego Mantovani. Giancarlo Germanà ha provveduto a dare un contributo architettonico e archeologico sui luoghi del culto e Salvatore Buscemi a regalare dei momenti di poesia. Ha condotto il Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell'Arco Reale Tiziano Busca. Ha portato i saluti il presidente del Collegio dei MMVV della Sicilia Antonino Recca.

Mauro Cascio

Enzo Heffler

Federico Pignatelli

Diego Mantovani

Sette ore di straordinaria intensità

Tiziano Busca

Busca, con Alfonso Cassia,  Marco Patti e con Antonino Recca


martedì 21 agosto 2018

Eros e Qabbalah



Il maschile, il femminile e le relazioni erotiche che ne derivano costituiscono, fin dall’epoca più remota, anche un modo di pensare le coppie di elementi opposti o complementari e i rapporti che fra essi intercorrono. In Occidente, alla tradizione di pensiero che da Empedocle e dal Simposio di Platone giunge sino ai testi ermetici si affianca quella ebraica, e più specificamente cabbalistica. Il racconto della creazione androgina del primo essere umano e della sua scissione in Adamo ed Eva e l’interpretazione del Cantico dei Cantici sono i fondamenti da cui si sviluppano speculazioni che estendono la sfera del pensiero erotico sino ad abbracciare la dimensione intradivina, creando una molteplicità di coppie sessuate che si rifrangono specularmente a tutti i livelli della realtà.
In questo libro Moshe Idel, oggi il massimo studioso di Qabbalah, esplora, all’interno della letteratura mistica ebraica, «trattazioni sulla sessualità che vanno dalle descrizioni delle relazioni sessuali tra Dio e la Sua demonica concubina superna alle prescrizioni più conservatrici e scrupolose sulle relazioni che un cabbalista deve avere con sua moglie». Idel si addentra dunque, audacemente, in quella che definisce la «cultura dell’eros» peculiare dell’ebraismo, dove il rapporto sessuale non solo assolve a un comandamento fondamentale, ma ha una valenza cosmica, poiché esercitando un’azione teurgica sulla sfera superna favorisce di riflesso l’unione fra gli elementi maschile e femminile della divinità, e fa così discendere sul mondo la sua benedizione e il suo influsso.
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