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lunedì 30 marzo 2020

Esiste un inferno? Esiste un paradiso? E se esistono, da dove si entra? Confronto tra Buddismo zen e Massoneria

di Angelo Vincenzo Saia



Mi sono chiesto in questa riflessione lasciando aperto il discorso a tutti voi, cos’è la riflessione e se a volte la confondiamo con la meditazione e ancora il dubbio che tante volte evochiamo, come massoni viene dal raziocinio o dal cuore? Arrivare al centro di noi stessi ci arriviamo con la riflessione o con la meditazione? E ancora come il raziocinio convulso ci tiene lontani dalla nostra Anima, dimenticandosi così della nostra parte spirituale.
Ecco che in tutte queste mie domande, riflessioni e piccole esperienze di meditazione, è stato fatale nella lettura l’incontro con Hakuin Ekaku ( 1685/86–1768/69) una delle figure più importanti del buddismo zen giapponese, rigoroso riformatore del rinzai, che ricondusse verso una pratica più attenta della meditazione e del koan; una riforma tuttora attuale e a cui si riallacciano anche molte scuole zen d'oggigiorno. Raggiunse l'illuminazione all'età di 41 anni circa mentre leggeva il Sutra del loto, un testo che in gioventù aveva disprezzato e di cui aveva pensato – e detto- che non era nulla più che una raccolta di racconti sulle cause ed effetti. Dedicò il resto della sua vita all'insegnamento, e lasciò ottanta discepoli dietro di sé. Si spense nella città natale di Nara, che grazie a lui si era trasformata in un fiorente centro di studi, all'età di 83 anni.
Zen e Massoneria s’intrecciano più di quanto possa apparire a prima vista. Due Vie una sola Vetta. Metodi diversi per uno stesso scopo: conoscere se stessi.
All’interno di queste Vie c’è una figura fondamentale per entrambe: il Maestro. Nell’immaginario collettivo (occidentale) il Maestro Zen è quell’ometto che se ne sta buono a meditare sotto un Loto, che è sempre pacato e dispensa gocce di saggezza ogni volta che parla. Niente di più sbagliato: il Maestro Zen, in genere, è un tipetto sufficientemente “fumino”, che gira con un bastone che utilizza per svegliare gli Allievi, non dispensa nessuna goccia di saggezza, dice la sua solo ed esclusivamente se gli viene richiesto e soprattutto non gli importa niente dell’Allievo.
È l’Allievo che cerca e sceglie il Maestro, il Maestro, di contro, decide se accettare o meno di essere “visibile” all’Allievo. Quando dico: non gli importa niente dell’Allievo, intendo che non insegnerà nulla, indicherà soltanto, sarà l’Allievo che dovrà apprendere dal Maestro. Il Maestro dona la sua esperienza attraverso il proprio “essere”, e l’Allievo potrà imparare facendo esperienza a sua volta.
Lo Zen è vita, la Massoneria è vita. Il Maestro in Massoneria indica all’Apprendista il metodo simbologico di apprendimento, lo indica… non lo insegna, non lo spiega. Lo affianca nel percorso iniziatico intrapreso… lo affianca, non sta né davanti e né dietro. Operazione difficile per i malati di grembiulite o cinturite (per le Arti Marziali). Il Maestro ormai ha raggiunto la consapevolezza dell’essere, traccia le sue Tavole, osserva in silenzio ciò che l’Apprendista fa, avverte ogni cambiamento di vibrazione per poi sparire su livelli sottili irraggiungibili da chi ancora sta appeso alla Materia. Lo stesso fa il Maestro Zen, rastrella le foglie in giardino, dà da mangiare alle Carpe Koi per poi trasformarsi in scimmia in modo che chi si specchia in Lui veda esattamente la propria immagine.
Il Maestro e l’Allievo, o l’Apprendista, in fondo, fanno le stesse cose, sono sulla stessa Via, solo che uno ancora deve raggiungere la consapevolezza di chi è, mentre l’altro “è”. Diverse volte mi è capitato di ascoltare maestri (massoni) dire: io so di non sapere, sarò sempre un Apprendista! Eh… giusto, sarai sempre un Apprendista. Nell’apparente umiltà di questa frase può celarsi tutta la grandezza dell’ego e della presunzione. Il Maestro non è presuntuoso, il Maestro “è” e basta. Ha già superato la fase del Sapere, il sapere che intende il finto umile fa parte del mondo dell’avere, e tutto ciò che fa parte di questo mondo non attrae più chi “è”. Il Maestro non ha saggezza, “è” la saggezza; non ha conoscenze, “è” la conoscenza… il Maestro Massone non ha bisogno di dimostrare nulla perché è consapevolezza allo stato puro, tanto che nella frase che Platone fa dire a Socrate: so di non sapere, c’è tutta la consapevolezza dell’essere. Socrate ha chiuso il cerchio (toh… simbolo dello Zen, un cerchio che si sta chiudendo), ha trasceso la conoscenza, sa di non sapere perché non ne ha bisogno: lui è il sapere. La stessa frase ripetuta a pappagallo non supportata dalla consapevolezza risulta stucchevole e puzza d’illusoria umiltà. Quindi non confondiamo la consapevolezza del Maestro con l’arroganza dell’ignorante.
Un Maestro non farà mai nulla per farvi ombra, anzi, cercherà sempre di tirare fuori il meglio da voi stessi, a volte facendovi scoprire doti che nemmeno immaginavate di possedere. Il finto umile invece cercherà in ogni modo di dimostrarvi che, dietro sorrisi e sguardi bassi, lui, in fondo è meglio di voi perché ha fatto il tal percorso, conosce quel tale autore, sa a memoria tutti i libri del Wirth e il Guénon lo leggeva all’asilo. Leggere non significa capire. Avere una mente nozionistica significa avere una mente piena… ma sono le menti vuote che si elevano, quelle piene restano attaccate ai metalli e, come ben si sa, pesano parecchio. Oltretutto in una mente piena zeppa non c’è posto per null’altro. Perciò apprendete tante nozioni e dimenticatevele, incidete la Tavola di cera e poi cancellatela, in modo che potrete inciderne una nuova.
Lo stesso fa il Maestro Zen con il Mandala… passa le giornate a disegnalo con la sabbia colorata e una volta finito lo distrugge, in questo modo avrà la possibilità di rifarne un altro senza restare attaccato a ciò che ha fatto.
Oggi in Massoneria c’è troppa mente… poco cuore questo direbbe un Maestro Zen, e magari lo direbbe tirando bastonate a destra e a manca. Finita la sfuriata si metterebbe una ciabatta in testa e uscirebbe dal Tempio, perché le Carpe Koi hanno fame.
Ecco allora Hakuin e il Koan, metodo meditativo zen, che, come quello massonico, è volto ad azzerare nell’uomo il punto di vista profano e a risvegliarlo, invece, alla propria essenza spirituale, portando la vita e la morte sullo stesso piano, dove la morale naturale è indicatrice dell’essere.

Dice il maestro Hakuin :

“Un giorno un samurai andò dal maestro spirituale Hakuin e chiese:
“Esiste un inferno? Esiste un paradiso? 
Se esistono da dove si entra?”
Era un semplice guerriero. 
I guerrieri conoscono solo due cose: la vita e la morte. Il samurai non era venuto per imparare una dottrina, voleva sapere dov’erano le porte, per evitare l’inferno ed entrare in paradiso.
Hakuin chiese: “Chi sei tu?”
Il guerriero rispose: “Sono un samurai”
In Giappone essere un samurai è motivo di grande orgoglio. Significa essere un guerriero perfetto. Uno che non esiterebbe un attimo a dare la vita.
“Sono un grande guerriero, anche l’imperatore mi rispetta”
Hakuin rise e disse: “Tu, un samurai? Sembri un mendicante!”
L’uomo si sentì ferito nell’orgoglio. Sfoderò la spada, con l’intenzione di uccidere Hakuin. 
Il maestro rise: “Questa è la porta dell’inferno – disse – con questa spada, con questa collera, con questo ego, si apre quella porta”.
Il samurai rinfoderò la spada… 
e Hakuin disse: “Qui si apre la porta del paradiso”.
L’inferno e il paradiso sono dentro di te. Entrambe le porte sono in te.
Quando ti comporti in modo inconsapevole, si apre la porta dell’inferno; quando sei attento e consapevole, si apre la porta del paradiso.
La mente è sia paradiso che l’inferno, perché la mente ha la capacità di diventare sia l’uno che l’altro.
Ma la gente continua a pensare che tutto esista in un luogo imprecisato all’esterno…

Il Guerriero Samurai seguiva un codice di condotta militare: il Bushido, parola composta dai due Kanji (ideogrammi) Bushi  (guerriero) e Do via, morale, condotta. Il bushido, cioè il modo di vivere da guerriero, improntato su principi di onore, rispetto, fedeltà, autocontrollo (ecco il suo comportamento nel racconto) imperturbabilità, motivo di successo dell’élite dei Samurai.
All’inizio le regole non scritte erano tramandate con l’esempio e per via orale, poi alcuni maestri tra i quali Yamamoto Tsunemoto (1659 – 1719), autore dell’Hagakure, e Miyamoto Musashi (1584 – 1645) autore de “Il libro dei cinque anelli”, ne codificarono alcuni aspetti che ci hanno permesso di comprendere l’essenza del codice dei Samurai.

Nello stesso periodo del codice bushido, i Templari difendevano Gerusalemme e le affinità tra Samurai e cavalieri Templari sono molte. Templari e Samurai, oltre ad essere dei guerrieri, erano anche uomini di fede dediti alla preghiera ed alla meditazione.
Certamente entrambi coltivavano la vita interiore ed avevano una visione spirituale della vita. Da uomini d’arme quali erano avevano un continuo confronto con la morte, per questo praticavano le virtù, al fine di far trovare la loro anima pronta nel momento del trapasso che poteva avvenire in battaglia o fuori di essa. Ecco cari compagni la mia personale riflessione, ricca di cuore e spero si arricchisca con la vostra.

giovedì 24 gennaio 2019

In cerca di ciò che venne smarrito

di Marcello Mura



In tutte le Tradizioni sacre si fa riferimento ad un oggetto essenziale sacro e primordiale di valore incommensurabile noto a pochi, che viene perduto o più propriamente nascosto, custodito da un’elite iniziatica ristretta deputata alla conservazione del Sacro, ed al suo ritrovamento attraverso una ricerca ed un percorso travagliato ed accidentato. Non fa eccezione la Libera Muratoria.
Si allude ad un'epoca primordiale edenica, in cui l'uomo viveva in comunione con l'Altissimo, definita nelle varie culture come Età dell'Oro, Krita-Yuga o Satya-Yuga, Gerusalemme Celeste, Paradiso Terrestre. La perdita di tale condizione non avvenne subitaneamente in modo repentino, ma in momenti diversi, che rappresentano altrettante fasi di progressivo allontanamento: riflessi sempre più pallidi ed indistinti dello stato edenico primitivo. Alla Tradizione Primordiale si sostituiscono Tradizioni Secondarie ulteriori e Locali: riconosciamo pertanto dei livelli “inferiori” di spiritualità, che si sostituiscono al Primo, sempre più lontani dal trascendente e sempre più vicini al materiale. Tutte le Tradizioni prevedono quasi invariabilmente un concetto ciclico delle Ere, con lento e progressivo decadimento da uno stato perfetto e mitico ad uno degenerato di perdita del legame con D*o.
Nell’Induismo si susseguono epoche simili a quelle della Tradizione Ellenica: l'Età dell'Argento o Treta-Yuga, l'Età del bronzo o Dwapara-Yuga, e l'Età del Ferro o Kali-Yuga. Questa graduale degenerescenza fino allo stato oscuro, è simboleggiato dalla Confusione delle Lingue e dalla Torre di Babele: la tentazione di usare il Nome in modo improprio. Per dirla con la Genesi: “tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole”, poi vi fu la dispersione delle Nazioni: per superbia ed orgoglio vi fu la perdita della coscienza dell’Unità Essenziale di tutte le forme Tradizionali.
Secondo alcune correnti dell’Ebraismo la Parola venne perduta già con la creazione dell'uomo: diversa era la Lingua del Creatore, quella degli angeli e quindi di di Adamo ed Eva (o Lilith, la prima donna). Secondo altre viene perduta con la cacciata dal Paradiso Terrestre (tale peraltro è l’orientamento degli autori degli Studi Tradizionali), secondo altre ancora con la distruzione del Primo Tempio e la dispersione del Popolo Ebraico, così come nel Rito Scozzese Rettificato.
Il compito del Rito iniziatico è quello di comporre la contraddizione fra passato mitico e presente degenerato, annullando l’intervallo che li separa e riassorbendo tutti gli eventi nella struttura sincronica o addirittura atemporale, aoristica.
L'Iniziazione avviene con un percorso opposto a quello della degenerescenza: di avvicinamento e ricongiungimento col Centro, mediante Gradi che non vengono conseguiti indistintamente, ma secondo meriti e capacità. È quanto viene simbolizzato dal “riunire ciò che è sparso”: gli iniziati conseguono “il Dono delle Lingue”, tramite il quale possono comunicare con gli appartenenti alle diverse forme di iniziazione regolare, con i profani, ed anche col Santo e Benedetto, recuperando la Lingua Universale e la Parola mediante la Restaurazione.
È il concetto lungamente espresso in altra sede, del Centro Supremo e Primordiale e dei Centri Secondari, sempre collegati gerarchicamente e dinamicamente. Cosa è il Centro? Un punto all'interno del Cerchio dal quale ogni punto della circonferenza è equidistante. Questo Simbolo grafico è un Archetipo. In tutte le religioni e le culture rappresenta il Divino, ad esempio come Simbolo Solare, ma anche l'uomo (riflesso del D*o). Pensiamo alla Croce Patente dei Templari: una Croce che pare inscritta in un Cerchio. I suoi bracci si incontrano in un Centro e si irradiano da Esso. Il Centro Supremo irraggia la Creazione, con movimento centrifugo; il Creato tende a ricongiungersi con Esso con movimento centripeto. Un continuo emanare e ricongiungere, ciclico, ritmico e vitale perché ricorda la respirazione e la circolazione del sangue, entrambe legate al cuore, simbolizzato geometricamente dal Triangolo e misticamente nelle leggende cavalleresche dal Graal, e nella cristianità dal Sacro Cuore di Cristo, centro dell’uomo e del Divino. D*o si irradia per il tramite del Centro del Figlio – il Sacro Cuore – che venne posto al centro della Croce, nella Città Santa, Gerusalemme. D*o è il Centro Supremo e Primordiale da cui si irradiano quindi Centri Secondari, che sono (mediante una gerarchia discendente): la Terra Santa, Gerusalemme (Centro del Mondo), il Tempio di Re Salomone, il Sancta Sanctorum (ove avviene la Shekinah e si palesa D*o), il cuore dell'uomo.  Questi Centri Secondari desiderano ricongiungersi al Centro Primordiale e Supremo. E' questo il fine ultimo del Cammino Iniziatico, il percorso di ricongiungimento col Sacro, cui accennavo.
Se ricordiamo che i Lavori Massonici iniziano sempre col Prologo Giovanneo: “in Principio era la Parola, e la Parola era presso D*o, e la Parola era D*o”, l'allontanamento dal Divino viene simbolizzato dalla perdita della parola nel Grado di Apprendista, e dalla morte simbolica (alla vita profana) che avviene col Rito di Iniziazione. Nel secondo Grado si riacquista la facoltà di parola razionale, tuttavia nella Tavola di Tracciamento del Secondo Grado (del Rituale Emulation) si intravede il Sacro e la Parola Spirituale dissimulata, perché: “Quando i nostri antichi Fratelli erano nella Camera di Mezzo del Tempio, la loro attenzione veniva particolarmente attratta da certi caratteri ebraici che sono qui rappresentati dalla lettera “G”, che simboleggia D*o. Il Grande Geometra dell’Universo, al quale noi tutti abbiamo il dovere di sottometterci e che dobbiamo con umiltà adorare”. Nel Terzo Grado della Libera Muratoria “Antient”, Emulation o di York, la Parola del Maestro viene perduta per la prematura morte del Maestro Hiram Abiff, mentre in quella Rettificata essa viene abbandonata dai Costruttori, per il timore che il Maestro l'avesse rivelata ai Compagni fedifraghi, nel momento dell'aggressione. Si subisce la morte simbolica e si impara a rinascere, in un contesto - in questo grado - chiaramente spirituale.
Si allude alla perdita della Parola, ma non si fa menzione al Suo ritrovamento. Si ricevono pertanto delle Parole fortuite o Misteri Sostitutivi, Centri Secondari, fino a quando il tempo o le circostanze non ci restituiranno quelli Genuini: il ricongiungimento col Centro Primordiale. Nel Grado di Maestro Muratore si intuisce che Hiram fosse Architetto e Artigiano, ma anche Sommo Sacerdote.  Infatti si narra che fosse uso ritirarsi in raccoglimento nel Sancta Sanctorum del Tempio, secondo la legge Levitica, prerogativa esclusiva del Sommo Sacerdote, il cui compito era quello di bruciare incensi ad onore e gloria dell’Altissimo Onnipotente, e di pregarlo con fervore affinché, nella sua infinita saggezza e bontà, si degnasse di concedere pace e tranquillità alla Nazione di Israele nel corso di tutto l’anno e rinnovasse i legami tra cielo e terra, i cosiddetti “Sentieri della Luce”. Ne consegue che egli  fosse a conoscenza della Parola di Passo che consentiva l'accesso alla Camera dei Maestri, e della Parola Misteriosa che è il Nome Ineffabile dell'Altissimo, Verbo creatore e vivificante, secondo l'Accezione Ebraica Tradizionale.
“In Principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di D*o aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu”.  D*o crea parlando, e crea “in principio” ma anche “per mezzo del Principio”, “Bereshit bara Elohim et hashamayim ve'et ha'arets”.  È lo stesso Principio cui allude Giovanni, la Torah secondo gli ebrei, Gesù secondo i Cristiani. Nell'ebraismo, e nelle Tradizioni correlate e derivate, ogni parola è sacra in sé, non può essere mai casuale, e la Parola è Verità e Creazione diretta. D*o crea con la Parola e secondo “Il Vangelo del Ghetto”, del Rav Riccardo Di Segni, Gesù compiva miracoli attraverso una specifica Parola: il Nome (uno dei tanti) di D*o, con la sua esatta pronuncia.

All'inizio dei tempi “Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco».  Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un Nome, per non disperderci su tutta la terra».  L'ambizione, la superbia e l'arroganza li spinsero ad utilizzare strumenti, materiali e metodi impropri; la costruzione non poteva reggere. L'ebraico scritto, in forma semplificata ossia senza punti indicanti le vocali, consente che i fonemi abbiano diverse pronunzie e quindi diversi significati.  La parola Misteriosa e la corretta pronuncia del Nome Ineffabile dell'Altissimo erano note solo al Sommo Sacerdote, che a sua volta la riceveva dal suo predecessore di generazione in generazione, per rivelazione divina, e tale Parola poteva essere pertanto pronunciata solo da Esso - che unico poteva accedere al Sancta Sanctorum (Qōdesh Haqǒdāshīm) - solo una volta all'anno, nel giorno dello “Yom Kippur”, uno dei “Giorni di Espiazione”, e di “Timore Reverenziale” della Religione Ebraica, il più solenne di esso, ove si pratica privazione, penitenza, digiuno, astinenza, preghiera, espiazione dei peccati.
La Parola Perduta non è altro che il Vero Nome del Grande Architetto dell’Universo, ovvero la Sua esatta pronunzia, visto che le lingue semite, come aramaico ed ebraico, non possiedono vocali scritte.
Nell’Ebraismo possedere una parola significa possedere la Sostanza ad essa correlata, dominarla, quindi anelare a possedere il Suo Nome significa voler ricongiungersi a Lui. Arrogarsi il diritto di farlo, per contro, significherebbe volersi porre in competizione o sostituirsi a Lui.
Vangeli apocrifi ma anche canonici narrano di Gesù che impartisce lezione ai Maestri nel tempio. Aveva 13 anni, era il suo “esame” di Bar Mitzva ossia ingresso fra gli adulti del popolo.  Egli stesso divenne Maestro (infatti predicava in Templi e Sinagoghe e venne processato dal Sinedrio) e secondo alcuni vangeli apocrifi possedeva la Parola. Narra una legenda degli apocrifi che Gesù rinvenne l'esatta pronunzia (tale da essere dimenticata appena utilizzata!) nel Sancta Sanctorum del Tempio di Gerusalemme e la trafugò incidendola su una tavoletta, da lui inserita nella propria coscia.
Come venne ucciso il Maestro, e come venne perduta la Parola del Maestro? Con tre colpi al capo assestati mediante gli utensili degli Ufficiali Principali: la perpendicolare o il filo a piombo, la livella ed il maglio.  Alle tre virtù edificanti sono affiancati e contrapposti tre vizi demolitivi: ignoranza, fanatismo, ambizione, ovvero invidia, orgoglio, cupidigia.
Willermoz nei suoi Catechismi moralizza la Leggenda intorno al 1785: “ho ricevuto tre colpi che significano il nemico che devo combattere, gli ostacoli che bisogna vincere, le armi da adoperare per ottenere la ricompensa eterna”.
Il Sebastiani ricorda che i tre cattivi compagni rappresentano anche le tre tentazioni che l'iniziato deve superare: l'adagiarsi nella retorica delle belle parole, il cedere alle passioni, e l'inaridirsi in sterili speculazioni mentali.
Facciamo un passo indietro e ricordiamo i tre distinti colpi che preludono all'iniziazione, e riflettiamo su questa ennesima contrapposizione.  La Seconda Sezione della Prima Lezione Emulation recita:

D: Come siete stato ammesso?
R: Con tre colpi distinti.
D: A cosa alludono questi tre colpi distinti ?
R: A un'antica e venerabile esortazione: "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto."
D: Come avete applicato questa esortazione alla vostra situazione?
R: Dopo aver cercato nel mio animo ho chiesto del mio amico; egli ha bussato e la porta della L. M. mi è stata aperta.

Nel Duncan e nell’Antient York il Maestro Venerabile dona al neofita tre preziosi gioielli: un orecchio per ascoltare, una lingua per tacere, un cuore leale. Non dimentichiamo mai l'ambivalenza degli attrezzi da Lavoro: sviato dalla sua funzione iniziale, ogni strumento può trasformarsi in uno strumento di morte: l'ambizione, la superbia e l'arroganza spinsero i cattivi compagni ad utilizzare strumenti, materiali e metodi impropri. Il Maestro Muratore deve trovare il giusto utilizzo di ognuno di essi, così come il premio o la disfatta sono estesamente spiegati nella Tavola di Tracciamento del Secondo Grado, un tempo il grado della pienezza iniziatica della Libera Muratoria, a proposito della Parola di Passo - Shibboleth - che denota abbondanza: premio e ricchezza per chi merita, rovina per i traditori, come gli Efraimiti. Mi piace precisare che questo continuo rimando ai vari Gradi del Craft sia la dimostrazione che l'autentica Muratoria si compone in realtà di quattro Gradi, almeno, perchè nell’ultimo di essi si riprendono, arricchiscono e completano i valori ed i Misteri dell'Arte. Senza l’Arco Reale, e aggiungerei senza il Grado di Maestro Scozzese di Sant’Andrea (di radice comune), il Grado di Maestro è come una promessa non mantenuta. Con la Morte di Hiram, il Triangolo è spezzato, l’Antica Parola è andata perduta.  Essa è il Logos, il Mistero Genuino del Maestro Muratore. Al ritorno dalla Cattività Babilonese, cioè dal peccato, dalla schiavitù della superstizione, durante la ricostruzione del Secondo Tempio abbiamo rinvenuto un’antichissima pergamena su cui è vergata la Genesi, che simboleggia l’origine di tutte le cose, ed abbiamo ritrovato l’Antica Parola, incisa su una lamina d’oro in certi caratteri ebraici.

YHWH.
יהוה 

Di Essa conosciamo solo le consonanti, perchè le vocali attengono alla dimensione umana, e non a quella divina: Yod-He-Vau-He,  il Nome Ineffabile Tetragrammatico la cui pronuncia Jehovah  è solo allusiva, mentre quella vera ci è preclusa, e con essa il significato autentico.  Vi è ritrovamento ma non comunicazione. Avvicinamento ma non restaurazione né reintegrazione. Vengono pertanto adottati certi Misteri Casuali o Fortuiti, che Salomone decise di adottare, mutuandoli dai Segni, Toccamenti o Parole casuali, che potessero verificarsi mentre si rendevano gli ultimi tristi tributi all’illustre scomparso. Il Triangolo è davvero spezzato. Re Salomone e Hiram Re di Tiro perdono la capacità di comunicare il "Mistero", perché, sebbene Esso fosse in loro possesso, in quanto condiviso, poteva essere comunicato e conferito regolarmente in forma rituale solo col concorso congiunto dei tre: è infatti impossibile formare un triangolo senza la completezza dei tre lati. Il recupero di tale Mistero si è avuto solo tramite un’altra Triade iniziatica, quella della completezza, perchè allude al ricongiungimento con la Trinità sul piano exoterico, ed alla pienezza su quello esoterico, ovvero il conseguimento delle tre forme iniziatiche: quella Regale (Zorobabele), quella Sacerdotale (Giosuè), quella Profetica (Aggeo). Questo stato simboleggia Melchisedec, ed ancor più lo stesso Gesù Cristo, ed è espresso molto bene nella Cerimonia di Esaltazione nell’Arco Reale e in quella di Accettazione ed Elevazione nella Loggia di Sant’Andrea.
Va detto che nell’Ebraismo le Parole hanno un valore numerico e sacro.  Senza scomodare la Kabalah, la Gematria e il significato Sacro della grafia delle singole lettere e parole (sarebbe complicato e ci porterebbe lontano), possiamo dire:
- Yod/Yud rappresenta il Padre dei Padri, l’Origine di tutte le cose, la Fine e l’unità del Tutto, la testa. Il Fuoco.
- He’ emana da Yod e gli si contrappone o giustappone (passivo versus attivo, femminile versus maschile, sostanziale versus essenziale), ed indica la Shekinah, il cuore, la maternità, la generazione. L'Acqua.
- Vau/Waw l’affinità e l’unione. L'Aria.
- He si ripete ed indica il generato, il popolo (in particolare il popolo di Israele). La Terra
Pertanto il Nome Ineffabile è Tetragrammatico ma perfettamente trisillabico, e denota il passaggio della Trinità verso il mondo materiale: è l’origine, il divenire e la transizione, l’eternità.
Nelle Sacre Scritture (Gioele 2.32, Romani 10:13, Atti 2:16-21) sta scritto: “Chiunque invocherà il Nome del Signore sarà salvato”. Anche i testi indù ci insegnano che la via più rapida per la realizzazione spirituale è la recitazione del Mantra, Simbolo agito. Il ritrovamento della Parola pertanto corrisponde pertanto al ricongiungimento con lo Stato Edenico Primordiale, ed allude alla restaurazione di tale realtà, e d’altro canto ci proietta verso la comunione con il Logos, Parola antica ma anche Buona Novella, la Nuova Alleanza.
Il Tetragramma Yod-He-Vau-He, il Nome Ineffabile misericordioso, con l’aggiunta di Shin, diviene il Pentagramma Effabile, Yod-He-Shin-Vau-He (anche Esso di pronuncia trisillabica), Yehoshua, Gesù: “Io sono il Pane e sono la Vita (...). Sono venuto a portare il Fuoco sulla terra”. La lettera Shin denota il fuoco, spirito, spinta vitale, la simmetria e il cambiamento, l’alleanza; una delle più importanti lettere, perché rappresenta due Nomi di Dio: Shaddai (Illimitato) e Shalom (Pace), la sua forma ricorda fenomeni naturali che sembrano sollevarsi verso il cielo, come a cercare Dio, e il Ternario che si fa Uno.
Parafrasando Louis-Claude de Saint-Martin: quando il Cristo è venuto, ha reso la pronuncia di questa parola ancora più grande ed interiore, e ci ha esortato a chiuderci nelle nostre stanze e nel nostro cuore, quando volessimo pregare, mentre nella Legge Antica occorreva necessariamente ed immancabilmente pregare nel Tempio. Gesù è il Logos, il Principio, ma anche il futuro, la Speranza, la Nuova Alleanza verso l’effettiva Restaurazione.

martedì 22 gennaio 2019

Hegel e la Massoneria

di Mauro Cascio



Che cos'è la Massoneria? Una domanda per niente facile. Nelle tante occasioni in cui ho tentato di rispondere credo di essermela cavata così: è una forma storica della Tradizione, nata nel 1717, che la Tradizione ha custodito, sotto forma di simboli, rivestendo in una continuità ideale con le antiche società dei misteri, il ruolo di 'società segreta a carattere iniziatico'. Il 'segreto' si deve intende come la realtà ultima delle cose, quello che gli intelletti cercano come spiegazione definitiva e che rimane lì, estraneo ad ogni possesso.
La Massoneria parla per miti, riti e simboli. Cioè 'esprime' Verità. Ancora: custodisce il 'segreto' non nel senso che abbia una dottrina sconosciuta che altre culture non hanno e tiene ben a riparo, 'segreto' nel senso che vi orienta 'teleologicamente' quella che, già nel suo mito fondativo, chiama 'ricerca'. La 'ricerca' della Parola Perduta, ovvero il Compimento del Tempio di Re Salomone che i muratori, i 'massoni', stanno costruendo. Notava molto a proposito Hegel: «Sulla distinzione che viene stabilita tra il mito ed il suo significato e sul fatto che la rappresentazione mitica, la rappresentazione dell'idea adatta alla raffigurazione naturale, sia considerata come un mascheramento dell'idea risposa l'ammissione che il significato è il contenuto e che il contenuto è preso secondo la sua maniera autentica solo in quanto esso si spogli della sua figura sensibile e delle relazioni finite ed assuma risalto nella forma del pensiero».
Così che può esserci un 'segreto' solo nell'intelletto. E la Massoneria pone, per gli intelletti degli iniziati, quello che spetterà al pensiero, cioè alla ragione, pienamente dispiegare. La Massoneria, come abbiamo sottolineato in tante occasioni, pone di fatto domande. La mitologia d'altronde richiede una interpretazione, e "l'interpretazione [...] non vuol dire altro che tradurre le figure che prima si presentano come sensibili ed i loro rapporti finiti, in pensieri ed in relazioni di carattere spirituali".
La Massoneria ha, diciamo così, un carattere 'rappresentativo'. Deve 'rappresentare' in mito e simbolo un'eredità sapienziale in divenire che è quanto abbiamo indicato con Tradizione. Ora, questa benedetta Tradizione non è quella di cui balbetta Guénon, ovvero, ci dice Hegel, non è la brava "massaia che custodisce fedelmente ciò che ha ricevuto" preoccupata di consegnarlo intatto ai posteri. La Tradizione, che tanto per cominciare non ha nemmeno un'origine, è qualcosa che 'diviene' nel tempo. Non è una "statua immobile" ma "vive e rampolla come un fiume impetuoso" .
Non che Platone facesse diversamente riguardo all'utilizzo dei miti. Non voleva mascherare, nascondere, principi filosofici, sotto le figure del mito ma cercare anzi di renderli più presenti e veri. Un mito non è un involucro sotto cui giace nascosta la verità ma sono "le raffigurazioni ed i rapporti finiti [...] entro i quali la verità viene espressa, mediante cui non può non venir espressa, cioè non può non manifestarsi". Certo, a volta li si può usare per trasformare il contenuto in un segreto di non facile penetrazione, a metà tra la facezia zen e la supercazzola prematurata. Precisa Hegel: «Ad esempio si potrebbe congetturare una simile finalità nei simboli e nei miti dei quali si serve la Massoneria, tutta via non si farà ad essa questo torto se si è convinti che essa non è depositaria di nessun particolare sapere e pertanto non ha niente che potrebbe tener nascosto. Che essa non sia depositaria d'una peculiare sapienza, scienza o conoscenza, che non sia in possesso di una verità che non sta dappertutto ci si convince facilmente se s'esaminano gli scritti che ne promanano direttamente così come quelli che vengono alla luce ad opera d'amici ed affiliati, su qualsiasi branca della scienza vertano; in questi scritti non si trova che l'espressione alta della cultura universalmente diffusa e delle cognizioni note».
La Massoneria, quindi, 'rappresenta', in modo alto, un sapere che è universale, non le appartiene in modo esclusivo. Ed orienta i suoi lavori 'teleologicamente' verso il fine ultimo di una Conoscenza compiuta e totale.

giovedì 29 giugno 2017

Il prezzo delle palle nere: contribuire fuori dal Tempio al blog Arco Reale

di Paolo Callari



«Così come una rete è costituita da una serie di legami, così ogni cosa in questo mondo è collegata da una serie di legami. Se qualcuno pensa che la maglia di una rete sia una cosa indipendente ed isolata, si sbaglia. Si chiama rete perché è costituita da una serie di maglie interconnesse, e ciascuna maglia ha il suo posto e la sua responsabilità in relazione alle altre maglie».
Siddhārtha Gautama



Internet costituisce un luogo nuovo, non fisico, che rappresenta un’opportunità unica nella storia umana soprattutto per chi abita i luoghi al margine, i Sud del mondo, intendendo per Sud una condizione in cui si ha l’isolamento o si è semplicemente una minoranza rispetto a qualcuno. Il sapere non è più relegato, nei centri di cultura, in luoghi felici, nei “Nord progrediti”. La competenza che ognuno noi può raggiungere è disgiunta dalla propria posizione geografica. Chiunque nel mondo, purché abbia la capacità e la possibilità di collegarsi al web, con un solo click, può ottenere nozioni ed informazioni. L’apprendimento è alla portata di chiunque, dovunque ed in maniera paritaria; anche le lingue, grazie ai traduttori in rete, non rappresentano più un limite invalicabile. Non si tratta di solo di cultura alta ed accademica, e tralascio l’arricchimento delle relazioni interpersonali di cui molti si sono giovati grazie alle chat-line, considererei per esempio la varietà di forum presenti in rete utili anche a risolvere anche aspetti spicci della vita quotidiana, come sostituire il rubinetto di casa.
Per accedere alle conoscenze o, usando un termine più roboante alla cultura, non è più necessario spostarsi e coprire una distanza fisica. Si naviga.
Per accedere alle conoscenze o, usando un termine più roboante alla cultura, non è più necessario spostarsi e coprire una distanza fisica. Si naviga con potenzialità ed opportunità di studio notevolmente maggiori di quanto non avvenga nel mondo fisico e reale, in cui l’apprendimento è, infondo, un trasferimento di qualcosa in un definito momento ed in un preciso luogo geografico, basti pensare a com’è avvenuta la nostra formazione: genitori, nonni, zii, maestri, amici, professori, libri, biblioteche, musei, monumenti, film e commedie. Il premio Nobel per l’economia, l’indiano Amartya Sen ha detto: «Un uomo è quello che le circostanze gli consentono di essere. Le circostanze del web sono uguali per tutti quelle territoriali, no !». Il web è a-territoriale. La distanza sul web è zero, il tempo è un tempo unico e indefinito, che è un “non-tempo”, perché permanente. Nella rete siamo tutti su una stessa latitudine e su un parallelo indefinito, non si è più meridionali o settentrionali, e permettetemi la sintesi estrema: si è un poco più uguali.

martedì 2 febbraio 2016

Il ruolo della Massoneria nei movimenti indipendentisti cubani


La sommità del sede della Gran Loggia di Cuba


In questo saggio di Antonio Rafael de la Cova (in inglese), apparso sul Journal of the Early Republic nel 1997, viene analizzato il ruolo della Massoneria nel movimento indipendentista cubano della seconda metà del XIX secolo.

Leggi qui

lunedì 26 gennaio 2015

Un documento Storico fondamentale: gli Statuti di SHAW del 28 Dicembre 1598

di Michele T.


Che la massoneria sia antecedente alla sua data ufficiale di fondazione cioè i primi anni del 18 secolo, è cosa evidente. Tuttavia vi è una cerca carenza di documenti al riguardo che possano portarci ad una data certa. Grazie alla dovizia di documenti forniti dalla Biblioteca di Edimburgo, appare chiaro che si debba spostare la data ufficiale di almeno 120 anni. Gli statuti della massoneria scozzese di William Shaw del 1598, che nulla hanno a che fare con il rito Francese, che usurpa il buon nome della straordinaria esperienza durante il regno di Scozia, lo dimostrano chiaramente.  

Link: William Shaw By Bro. David McGregor
Link: William Shaw Master of Work raw

mercoledì 22 agosto 2012

Alessandro Conte di Cagliostro

Interessante contributo sulla figura di Cagliostro scritta da Luca Bagatin in vista della Kermesse "Alchimia Alchimie" che si terrà dal 24 al 26 a San Leo. Leggi tutto sul Sitoweb del rito di York cliccando sul Link sottostante.
Link: http://www.ritodiyork.it/


Dal 1° si Settembre 2012 l’attività di questo Blog sarà espletata nella pagina centrale del Sitoweb: http://www.ritodiyork.it/ memorizza fin da ora il Link sui tuoi preferiti. La Redazione. Per tutti i Compagni e Cavalieri del Rito di York: il nuovo numero di Cellulare per contattare il Gran Segr. Aggiunto è il seguente: 339.5842936 memorizzatelo subito.

lunedì 5 settembre 2011

Aldo Mola intervistato da Luca Bagatin


Il prof. Aldo Alessandro Mola, nato a Cuneo nel 1943, è il maggior storico della Massoneria e del Risorgimento in Italia. Dal 1980 Medaglia d'Oro di benemerito della scuola e della cultura, è direttore del Centro Europeo Giovanni Giolitti, presidente del comitato cuneese dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano e della sezione “Urbano Rattazzi” (Alessandria) del Centro “Mario Pannunzio”. E' stato fondatore del Centro per la Storia della Massoneria e, dalla metà degli anni ’70, collabora con le maggiori Obbedienze massoniche quali il Grande Oriente d'Italia e la Gran Loggia d'Italia degli ALAM. E' infatti componente del Comitato di Redazione delle riviste “Hiram” e “Officinae”, rispettivamente del GOI e della GLDI. Proponiamo oggi una intervista fattagli da Luca Bagatin e gentilmente inviataci dall'autore. Per leggerla clicca sul titolo.

martedì 14 dicembre 2010

Hiram nel 400

Una singolare interpretazione del quattrocentesco quadro "Libro d'Ore di Caterina di Cleves" pubblicata sulla rivista Francese Rinacimento Tradizionale. Una brevissima sintesi è stata pubblicata sul Blog della rivista il 5 novembre. Per leggerla e per vedere il quadro clikka sul titolo.

sabato 25 settembre 2010

Il ritorno di Gioele Magaldi

Attraverso il suo Blog Luca Bagatin ha seguito con particolare attenzione le vicende di Gioele Magaldi. Oggi ci invia questo ultimo aggiornamento nel quale ben fotografa quelli che erano a suo tempo state le previsioni sulle prospettive e sul cammino del Magaldi. Per leggere l'articolo proposto da Luca Bagatin Clikka sul Titolo.

lunedì 23 agosto 2010

Alchimia Alchimie. Ancora sulla lettera del Vescovo di San Marino

Ho appena letto il tuo post sul blog del rito di York a proposito della lettera del Vescovo Negri. Allora ci metto il carico da 11, la prefazione che lo stesso Negri ha scritto al libro sui Papi e la massoneria di Angela Pellicciari, prefazione alla quale lui stesso fa riferimento nella lettera su AlchimiaAlchimie. C'è un brano sulla modernità che è tutto un programma... Te lo segnalo. Un caro saluto e un TFA Marco R.

domenica 20 settembre 2009

LO SPIRITO VIVO DEL NOSTRO XX SETTEMBRE

Come ogni anno i Massoni del Grande Oriente d'Italia, il XX Settembre, celebrano l'Equinozio d'Autunno (e dunque la ripresa dei lavori massonici) ed il ricordo della Breccia di Porta Pia (XX Settembre 1870), allorquando, con l'entrata dei Bersaglieri in Roma, si pose fine al Potere temporale dei Papi e si riportò la città alla civiltà. In questi giorni ho avuto modo di trovarmi fra le mani un vecchio numero della "Rivista Massonica" del GOI, diretta dall'ex Gran Maestro Giordano Gamberini, del gennaio 1975. Vi ho trovato un bell'articolo di Spartaco Mennini, a ricordo proprio del XX Settembre e dell'Unità d'Italia.

Nell'articolo è detto chiaramente che la Massoneria non partecipò direttamente al processo di unificazione ed emancipazione dell'Italia dal giogo austriaco, papalino, francese e borbonico, ma allo stesso tempo furono molti i Massoni a parteciparvi. Massoni che furono imprigionati, che morirono a Novara, Custoza, Curtatone, Montanara, che furono decapitati a Roma in Piazza del Popolo e così via.... Questo, spiega Mennini, perché "la Massoneria è l'anima delle cose, è l'idea che muove ma che mai può pretendere o meglio che mai deve imporre la soluzione temporale". Ed ancora: "Il Massone deve essere il cavaliere della libertà, ma non deve imporre un modello di libertà....". Questo a dire quali alti ideali antidogmatici ed antitotalitari ispirarono personalità carismatiche e coraggiose quali Giuseppe Garibaldi e Goffredo Mameli e moltissimi altri, persino dall'estero e persino donne come Madame Helena Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, che combattè fra le truppe garibaldine nella battaglia di Mentana. Tornando al XX Settembre, ad ogni modo, essa è la festa di tutti i sinceri democratici, laici, liberali, repubblicani e monarchici per le libertà, di tutti gli ebrei, i carbonari, i massoni, i cattolici liberali, di tutti gli italiani e le italiane insomma.

E Festa Nazionale deve tornare ad essere, come proposto dal disegno di legge di iniziativa dei deputati Mario Pepe (PdL), Maria Antonietta Farina Coscioni (Radicali), Giancarlo Lenher (PdL) e Maurizio Turco (Radicali), perché abolita ingiustamente dal totalitarismo fascista negli anni '20 del '900 e perché patrimonio dell'Italia intera in quanto simbolo della stessa Unità Nazionale. Unità Nazionale che compirà fra poco 150 anni e della quale dovremmo davvero andare orgogliosi. Non per mero ed illusorio "sentimento di Patria", bensì perché siamo un Paese tutto sommato libero anche se non del tutto democratico e civile (a causa anche di una classe politica assai poco colta e lungimirante). E perché siamo un Paese ancorato all'Occidente, nonostante le pericolose spinte vaticane. Un Paese di fratelli con un'unica lingua e medesimi usi e costumi. Un Paese che dovrebbe provare dunque vergogna per coloro i quali propongono di insegnare nelle scuole il dialetto e/o osano parlare in dialetto persino nel Parlamento Europeo (non volendosi dunque far comprendere dai più), sede democratica e civile per eccellenza ! E' altresì vergognoso che quest'anno sia stato espressamente vietato ai Radicali di tenere la consueta "marcia anticlericale" il 19 settembre da Porta Pia a Piazza Pio XII, davanti al Vaticano, nemmeno se svolta "in fila indiana". Ad ogni modo i Radicali affermano con forza che in quella data, a partire dalle 14.00, a Porta Pia, ci saranno comunque. Come ci saranno fisicamente - o con il cuore - tutti coloro i quali credono che la laicità dello Stato non sia mai
bieca o malata, ma sempre e comunque civile ed emancipatoria. E che ritengono che la "malattia" stia altrove, ovvero laddove vi è teocrazia, ideologia, totalitarismo in nome del mero Potere. Questo è e sarà - come sempre – lo spirito vivo del nostro XX Settembre. Luca Bagatin