venerdì 29 gennaio 2016

Le Nuraghe di Barumini

di Valentina Marelli

Il sito archeologico “Su Nuraxi” è un complesso che dista circa 100 kilometri dalla città di Cagliari, in Sardegna; risalente al XV secolo A.C. Questo importantissimo ed affascinante sito è dal 1997 riconosciuto dall' UNESCO come Patrimonio Mondiale dell'Umanità proprio per la sua unicità.

Circa 6 anni fa conobbi lo studioso Massimo Agostini, attualmente Vice Presidente del Clan Sinclair Italia e autore di vari libri, l'ultimo ancora caldo di stampa è Nel Nome della Dea – Sulle tracce dell'Antica Religione (Tipheret). Gli studi di Massimo si sono evoluti nel corso di questi anni fino a specializzarsi su temi il cui argomento è il Sacro e la sua evoluzione nel corso dei secoli. Qualche mese prima che Nel Nome della Dea venisse dato alle stampe, in un incontro con Massimo, il discorso cadde su di un argomento per me molto interessate, i così detti Popoli del Mare, quelli che lui ha definito i Popoli che vennero da dietro al sole e dalle isole poste nel verde, questa misteriosa stirpe viene indicata con nomi diversi uno di questi è Shardana (Sardi), come Agostini scrive nei suoi libri: Una civiltà misteriosa quella dei “Popoli del Mare” che, sebbene di origine incerta, presentava caratteristiche sociali e di conoscenza talmente evolute, da essere ritenuta dagli storici responsabile dell'epocale passaggio dell'umanità dall'età del bronzo a quella del ferro... Gli Shardana erano dei coraggiosi guerrieri che ben prima del XII secolo A.C. esercitavano la loro influenza su alcuni territori del mediterraneo, avendo come principale insediamento la Sardegna.

È opinione dello stesso Agostini che la Sardegna sia una terra ricca di reperti del periodo neolitico come dolmen, le tombe dei giganti, i pozzo sacri e i villaggi Nuragici. Potevamo pensare che Shardana e Nuraghi fossero la stessa etnia?  Nel recente viaggio a Cagliari con il Rito di York essendo il sito archeologico di Su Nuraxi così vicino alla città che ci ha ospitato con queste domande in testa abbiamo colto l'occasione per andare a vedere con i nostri occhi se potevamo trovare una parziale risposta alle nostre domande. L'esigenza di una visita divenne maggiormente pressante quando, esposte le idee di Massimo a pranzo ci confermarono la vicinanza tra l'Antico popolo degli Shardana con gli abitanti dei Nuraghi e la loro presunta discendenza con il Popolo di Atlantide.

Le teorie archeologiche sui Nuraghi sono abbastanza controverse, la quasi totalità degli archeologi sostiene si tratti di insediamenti fortificati ad uso abitativo / militare, riuscendo ad argomentare questa ipotesi interessante e plausibile ma altrettanto poco veritiera, attraverso ritrovamenti e studi coadiuvati da architetti ed ingegneri che per anni hanno studiato e misurato i siti. Questa è insomma la spiegazione ufficiale sui villaggi Nuragici.
Esiste però una piccola e ristretta cerca di studiosi che invece sostengono altro, che raccontano una storia diversa, molto più complessa molto più affascinante e noi cercatori sui sentieri del senso volevamo vedere con i nostri occhi di cosa si trattava, raccogliere le nostre personali impressioni, confrontare intuizioni ed ipotesi certo non per schieraci dalla parte dell'una o dell'altra fazione, ma per verificare con la nostra mente e nozioni che cosa poteva rivelarsi ai nostri occhi.
Abbiamo avuto la fortuna di trovare un appassionato compagno di viaggio e di ricerca Gianluca Mosca che come noi aveva voglia di confrontarsi con questa realtà così importante.

Dalla nostra visita è risultato evidente che i Nuraghi erano templi e che ogni villaggio ne aveva almeno uno. Erano orientati in direzione Sud/Sud-Est, cioè verso la luce. Il Nuraghe in tal senso era per come fu costruito la manifestazione in terra dell'astro che ci da la vita, Il Sole.


Gianluca ci raccontò che questa ipotesi di uno scopo legato al Sacro veniva confermata dal fatto che ogni anno in coincidenza del solstizio estivo, dal foro apicale della torre, quando il Nuraghe è ben conservato, il raggio di luce comincia lentamente a scendere e a illuminare la nicchia centrale della camera nuragica normalmente buia (quella che tanto per intenderci gli archeologi sostengono essere un giaciglio e gli ingegneri sostengono essere un elemento di alleggerimento della portanza della struttura). L'atmosfera che si crea all'interno, per circa un'ora, diventa davvero magica.


La parte più interna del Nuraghe invece contiene un pozzo sacro che era una struttura dedicata al culto delle acque, e le acque ci riportano al culto della Luna, il connubio Luna-Acqua come simbolo di vita, di fertilità e di femminilità. Da questi due semplici e superficiali esempi si evince come in questo antico popolo fossero presenti le polarità Sacre, quella maschile e quella femminile. Il pozzo esiste attualmente e prende l'acqua direttamente dalla vena sottostante.


Quello che ha maggiormente colpito Tiziano fu, all'esterno la presenza di archi di pietra di fattura complessa, che confermano l'ipotesi che i popoli Nuragici possedessero capacità costruttive eccezionali.


Alla fine siamo entrati a Su Nuraxi con mille domande, e benché qualche risposta fossimo riuscita a trovarla, in realtà siamo andati via portandocene diecimila insieme ad una gran voglia di ritornarci in occasione del prossimo solstizio.

giovedì 28 gennaio 2016

Jacob Böhme, il precursore dei Rosacroce


Un nuovo titolo proposto da Tipheret. Per continuare ad approfondire il c.d. Martinismo delle origini, dopo il ricchissimo ventaglio di titoli, tutti curati da Mauro Cascio: dal Trattato sulla Reintegrazione degli Esseri e Il Manoscritto di Algeri di Martinez de Pasqually all'opera omnia di Willermoz, alla Lettera a un amico sulla Rivoluzione Francese di Louis-Claude de Saint-Martin, al saggio di Papus all'atlante di Léonard Prunelle de Lière. Jacob Böhme, il ciabattino di Dio, il primo dei filosofi tedeschi secondo Hegel, è la grande figura di cui si innamora Saint-Martin che sembra allontanarsi dagli Eletti Cohen di Martinez proprio per cercare una via interiore che più tardi Papus definirà 'cardiaca'. Saint-Martin sarà il traduttore in francese delle sue opere. In uscita tra qualche settimana.

mercoledì 27 gennaio 2016

Il Sommo Sacerdote Tiziano Busca sul Giorno della Memoria



«”L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”», scriveva Primo Levi. Eppure si rischia che questa pagina sciagurata della storia del nostro Occidente la si ricordi solo oggi, 27 gennaio, e non gli altri giorni dell’anno, quando l’Ue decide di boicottare i prodotti israeliani e quando la crema della nostra intelligenza è spesso solidale con il terrorismo palestinese La memoria ha un senso se trasmette un messaggio a cui il cuore fa da custodia. Nessuna altra testimonianza è possibile. E la Massoneria, lievito dello Spirito dell'uomo, ha questo compito nobile e altissimo». Sono parole di Tiziano Busca, sommo sacerdote del Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell’Arco Reale - Rito di York in Italia..


martedì 26 gennaio 2016

Il medioevo delle eresie. Conto alla rovescia per l'iniziativa a Valvasone




Sabato 30 gennaio il Clan Sinclair presenta a Valvasone (in collaborazione con il G.A.F.) «Il medioevo delle eresie». Il programma prevede alle 15.00 l’inaugurazione della mostra di Francesco Milesi «Hepistolorium Hermeticum» già proposta a Fano qualche mese fa con grande successo. Alle 17.00 il convegno con Nino Orlandi e Massimo Agostini, con i saluti dell’organizzatore dell’evento, Daniele Franceschi e le conclusioni di Tiziano Busca. Presiede Davide Bertola. Il giorno dopo alle 10.30 è prevista una visita alla chiesa Templare a Tempio di Ormelle e ai suoi misteriosi affreschi.


Ivan Mosca. L’uomo, l’artista, l’iniziato. Giovedì a Casa Nathan il convegno



Ivan Mosca. L’uomo, l’artista, l’iniziato. È il titolo del volume pubblicato da Mimesis dedicato a una grande figura di massone, parmense di nascita, milanese di formazione, romano di adozione, nato nel 1915 e passato all’Oriente Eterno nel 2005. Il libro lo  racconta attraverso le sue due passioni:  l’Arte della pittura, che l’ha fatto apprezzare in tutto il mondo, e la Ricerca esoterica. Profondo osservatore della Natura, fin da bambino, s’incantava davanti a foglie, fiori, coccinelle, farfalle, mosche, scarabei e – con pochi tratti di carboncino – sapeva tratteggiarne le forme o trasfigurarle, cogliendone l’essenza su “altri” piani della manifestazione. Ivan Mosca aveva il “dono” del colore: gli bastava un attimo per ottenere l’esatta tonalità di ciò che vedeva o di ciò che aveva “intravisto” in quello che lui chiamava “stato di mag”, a metà strada tra magia e contemplazione. Ivan aveva ricevuto la Luce Massonica il 23 maggio 1947 e, da quel giorno, sembrò non avere pace nello sviscerare – tra Roma, Parigi e Madrid – le discipline della Tradizione occidentale. Dopo aver fondato nel 1969 la  “Monte Sion—Har Tzion”, n. 705 di Roma, svolse per 30 anni i “seminari” d’istruzione seguiti da migliaia di Fratelli in Italia, Francia e Spagna. I suoi Quaderni di Simbologia Muratoria, editi a cura del Grande Oriente d’Italia fra il 1977 e il 1981, sono – ancora oggi – fonte di spunti e approfondimenti sapienziali. Gran Maestro Aggiunto nella Giunta di Ennio Battelli (1978-’82), e poi Gran Maestro Onorario, Ivan Mosca, 33°, membro effettivo “ad vitam” del Supremo Consiglio del R. S. A. A., è stato a lungo Ispettore Regionale per il Lazio. La presentazione del libro, con la prefazione del Gran Maestro Stefano Bisi e del Grande Oratore Claudio Bonvecchio, si terrà giovedì 28 gennaio alle ore 18 a Casa Nathan, Centro Polifunzionale del Grande Oriente d’Italia, Piazzale delle Medaglie d’Oro, 44 – Roma. L’evento è a cura del Servizio Biblioteca.

Fonte: GOI

Logoterapia ed analisi esistenziale. Una lectio magistralis di Alfried Längle



«Logoterapia ed analisi esistenziale» è il tema di un incontro che si terrà il prossimo 23 febbraio alle 15.00 presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici a Napoli in via Monte di Dio. Si tratta di una lectio magistralis sulla Consulenza Filosofica, una relazione d'aiuto sempre più praticata in alternativa alle psicoterapie per disagi non patologici. Protagonista sarà Alfred Längle, presentato da Ferdinando Brancalone e Gianfranco Buffardi. L'organizzazione è dell'ISUE, l'Istituto di Scienze Umane ed Esistenziali in collaborazione con la Società Italiana di Psichiatria della Campania.
Alfried Längle, psicoterapeuta esistenziale, logoterapeuta, medico e psicologo austriaco, ha svolto la sua carriera di studi a Innsbruck, Roma, Tolosa e Vienna.
È stato allievo diretto di Viktor Emil Frankl con cui ha lavorato a stretto contatto dal 1982 al 1991; ha edito una biografia di Frankl. Ha fondato il Collegio di Analisi Esistenziale e Logoterapia a Vienna; è presidente della Società Internazionale per la Logoterapia (GLE-Internazionale). Dal 2002 al 2010 è stato Vice Presidente della Federazione Internazionale di Psicoterapia (IFP).
Autore di più di 300 pubblicazioni è stato docente presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Klagenfurt e, dal 2005,è professore associato di psicoterapia a Mosca (HSE). Dal 2011 è Visiting Professor presso la Sigmund Freud Università (SFU) di Vienna.
La partecipazione all’evento è a numero chiuso per un massimo di 100 partecipanti; l’iscrizione è nominale, inviando i propri dati, nome cognome, data di nascita e qualifica, all’indirizzo info@isue.it entro il 15 febbraio 2016.

lunedì 25 gennaio 2016

Il Rito di York in Sardegna. Tiziano Busca: «Siate un laboratorio rituale»

«Sono onorato di portarvi i saluti che mi sono pervenuti dal Gran Segretario del Goi Illustrissimo Fratello Michele Pietrangeli a questa nostra tornata a Capitoli congiunti per l'insediamento dei Gran Sacerdoti del Rito di York in Sardegna». Ha così esordito il Sommo Sacerdote Tiziano Busca di fronte ad un tempio pieno di compagni che con entusiasmo hanno raccolto una sfida di crescita che ha permesso al Rito di York di raddoppiare i capitoli. Un lavoro attento e profondo che consolida una unità iniziatica con le politiche della Comunione e del Gran Maestro  Stefano Bisi che da anni il Rito di York si onora di avere tra i Compagni Maestri dell'Arco Reale. Un lavoro iniziatico tessuto nel solco della Armonia e del rispetto fraterno.

«La Sardegna deve candidarsi a  laboratorio rituale dello York»... un auspicio consegnato alla attenzione dei compagni da parte del Sommo Sacerdote perché alla crescita ed alla qualità si consolidi il tessuto prezioso del lavoro rituale tra tutti i capitoli. Un lavoro fondamentale per tutto il rito che raccoglie il testimone di Filippo Gurrieri onorandone la memoria come  quella di Bruno Fadda con nuovi ed importanti  capitoli. «Ho vissuto una forte emozione ed una gioia inerrabile a testimonianza che una semina attenta raccoglie uno strepitoso successo».  Con queste parole ha concluso il Sommo Sacerdote che insieme a Davide Bertola Illustrissimo Gran  Maestro Delegato della Massoneria Criptica hanno invitato i capitoli a completare il percorso rituale con la costituzione dei concili e delle commenda templari.
I Gran Dignitari hanno poi consegnato la pergamena di Garante di amicizia per il Portogallo al Compagno Bua del capitolo Turris di Sassari, di consigliere del Sommo Sacerdote a Gianluca Mosca e il gioiello dell'Ordine del Tempio a Mario Masillo Gran Tesoriere della Commenda Templare.
Il Sommo Sacerdote accompagnato da Mauro Luzi e Davide Bertola è stato ricevuto dal Gran Dottore della Legge Aggiunto Giancarlo Caddeo.





















venerdì 22 gennaio 2016

La città magica e il Tempio di Iside

di Valentina Marelli




Torino è la città magica per eccellenza, da sempre la città degli opposti, dove il bene e il male convivono, e continueranno a convivere per sempre. Vi si trovano addirittura un punto estremamente negativo ed uno estremamente positivo, luoghi fisici realmente esistenti, nei quali le energie negative o positive si concentrerebbero dando il peggio o il meglio di se. Torino è stata, per chi forse non lo ricorda, la prima capitale d'Italia dal 1861 al 1864 prima ancora di Firenze e di Roma, è la città da dove tutto inizia ma anche da dove, altrettanto sorprendentemente, tutto fugge.

Nei primi del cinquecento vi è passato Paracelso, il noto filosofo e medico svizzero, noto anche per essere uno studioso dell'occulto; in questa città visse Nostradamus che, durante la sua permanenza a Torino, curò Margherita di Valois, moglie di Emanuele Filiberto I di Savoia. E poi ancora Cagliostro, Nietzsche, che proprio a Torino scrisse la sua famosa opera Ecce Homo ed infine un uomo conosciuto con lo pseudonimo di Fulcanelli, che si rivelò particolarmente interessato alla Torino sotterranea ed alle grotte Alchemiche.

La sorprendente peculiarità di questa città dalle mille sfaccettature le cui vicende storiche nel corso dei secoli si intrecciano con quelle mitiche e leggendarie sarebbe anche dovuta ad un “difetto di fabbricazione”, nonostante la città fosse stata edificata a pianta quadrata, la pianta tipica degli accampamenti romani, sarebbe orientata verso ovest, li dove il sole tramonta, conferendole secondo alcuni un significato lugubre ed oscuro.
Una delle frasi che sento ripetere più spesso è: a Torino stai certa che l'esoterismo è radicato, ed io mi sono sempre chiesta che cosa ha di tanto speciale questa città?
Sicuramente molto importanti ed evidenti sono i rapporti con il mondo egizio in particolare con il culto della Dea Iside, spesso identificata con l'appellativo di Grande Madre. Iside è anche la Dea della fertilità, ed era associata alle piene del Nilo, che portavano una terra scura e fertile dal nome di AL-Kimiya, che noi conosciamo come Alchimia. La Dea Iside è raffigurata come una grande madre appunto dalla pelle scura, e per chi volesse addentrarsi in uno studio approfondito e serio sulle Tracce dell'Antica Religione può avvalersi di uno strumento molto efficace; l'ultimo libro di Massimo Agostini edito da Tipheret dal titolo Nel Nome della Dea.

E guarda un po' proprio a Torino esiste una chiesa, splendida ed a pianta circolare, che viene chiamata appunto La Grande Madre, nei cui sotterranei è custodita una Vergine Nera, ma la sua leggenda non si ferma solo a questo.

La Chiesa della Gran Madre di Dio venne commissionata dal Municipio di Torino nel 1814, per celebrare il ritorno di Vittorio Emanuele I dopo il congresso di Vienna. Il progetto venne affidato all'architetto reale Ferdinando Bonsignore, che per la sua realizzazione si ispirò al Pantheon di Roma. I lavori cominciarono nel 1818 e terminarono 13 anni dopo, nel 1831. Tra il 1933 e il 1940 subì alcuni cambiamenti in occasione della sistemazione dell'Ossario dei Caduti della Grande Guerra. Ai lati della scalinata d'accesso sono collocate le due statue che raffigurano la Fede e la Religione, opera dell'artista cararrese Carlo Chelli.
Sono proprio queste due statue oggetto di significati occulti che le vogliono portatrici di un grande segreto: il luogo di sepoltura della reliquia delle reliquie; il Santo Graal.
Difatti se osserviamo bene la statua che rappresenta la Fede notiamo subito che in una mano ha una coppa che alza verso il cielo mentre l'altra indica in basso un punto nel pavimento , questo particolare posizionamento delle mani non trovando una spiegazione convincente è stato interpretato come il segno inequivocabile del luogo di sepoltura del Graal. Per qualcuno invece è lo sguardo della statua ad indicare il luogo in cui sarebbe custodito il Santo Graal. Per altri invece la spiegazione è un'altra, ovvero la rappresentazione di una delle massime più famose della tradizione esoterica che recita: “Come in alto, così in basso”, a riprova di ciò ci viene fatto notare che la statua  non ha pupille, i suoi occhi sono come ciechi e che quindi non possono in realtà indicare nessun luogo.

Forse la Verità come sempre sta nel mezzo, nell'interpretazione del simbolo che non è mai univoca, ma che richiama sfaccettature di senso diverse a seconda di chi lo osserva. La Verità è che forse se esiste un segreto il segreto non va rivelato, da qui la cecità della statua, il segreto si mostra e solo chi possiede la Conoscenza può vederlo.
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giovedì 21 gennaio 2016

Ars gratia artis. Stella buia

di Davide Riboli

David Bowie, nato David Robert Jones l'8 gennaio 1947, è morto il 10 gennaio 2016 a causa delle gravi complicazioni epatiche dovute ad un cancro al pancreas manifestatosi 18 mesi prima. La sua scomparsa è divenuta un evento mediatico mondiale anche a causa del fatto che, quarantotto ore prima di morire, in occasione del proprio compleanno, Bowie aveva pubblicato il suo ultimo album: “Blackstar”.



Amici fidati e collaboratori da una vita come Brian Eno e Tony Visconti hanno confermato in occasioni diverse che nessuno degli artisti e dei musicisti che hanno partecipato all'ultima opera del “duca bianco” era a conoscenza della sua malattia. “Blackstar” è l'ultima e solitaria opera di un artista eclettico e raffinato che sa di essere in punto di morte. Come tale, merita un'attenzione superiore a quella che solitamente si riserva alle canzoni da classifica. L'album è piuttosto breve e presenta solo sette tracce, tra nuove composizioni e riarrangiamenti:

1. Blackstar – 9:56
2. 'Tis a Pity She Was a Whore – 4:45
3. Lazarus – 6:23
4. Sue (Or in a Season of Crime) – 4:35
5. Girl Loves Me – 4:53
6. Dollar Days – 4:36
7. I Can't Give Everything Away – 5:41

Le due composizioni più lunghe sono “Blackstar” e “Lazarus” e per entrambe sono stati girati dei video, diretti da Johan Renck. In questa intervista concessa da Renck a Vice il regista racconta, tra l'altro, del lungo scambio di bozzetti e disegni avuto con Bowie che, come sempre, era molto meticoloso ed esercitava un controllo assoluto su ogni aspetto della propria opera. Sia “Blackstar” che “Lazarus” sono abitati dal medesimo, inquietante personaggio e nel secondo video vengono citati chiaramente alcuni elementi simbolici dichiarati nel primo, quasi si tratti di una sorta di primo e secondo atto.



Cosa vuole dirci Bowie, prima di morire? Sull'ecfrasi di “Blackstar” si è scatenato il solito sottobosco di sottocultura e ora in rete si trova un po' di tutto, compreso un impareggiabile sito fondamentalista dove si afferma che:

«Si tratta di un video satanico ed eretico con un messaggio profondamente occulto. [...] La celebrazione dell’anti-cristo è evidente dopo una attenta analisi di simboli e parole. Viene infine propagandato uno stile di governo totalitario e di matrice comunista, lo stesso modello di governo utilizzato dal nuovo ordine mondiale. La morte di Bowie e i sentimenti che ha scaturito in milioni di fan conferiranno a questo rituale una energia spaventosa che verrà sfruttata dagli illuminati» [sic].

Certo, gli studi e l'apprezzamento di Bowie per alcuni aspetti delle conoscenze occulte sono di pubblico dominio. Giusto per citarne alcuni: era un appassionato cultore dell'opera di Aleister Crowley e di Austin Osman Spare e aveva stretto una profonda amicizia con William Burroughs, a sua volta legato a Crowley e membro degli Illuminati di Thanateros. In gioventù era dedito, per sua stessa ammissione, a pratiche di natura estatico-magica abbastanza "difficili". E così via, di chiacchiera in chiacchiera.



Da un certo punto di vista, l'intera opera di Bowie - e mi riferisco tanto ai lavori musicali, quanto a quelli cinematografici e pittorici - è una sorta di immenso ed inesplorato "Luna Park delle Meraviglie Proibite", spesso un po' inquietante, come tutti i Luna Park. Le presenze simboliche ed esoteriche di questo affascinante baraccone sono tali e tante da finire col frastornare il visitatore capace di scorgerle. Proprio come faceva William Burroughs coi suoi racconti, macinati col metodo del cut-up, mille voci ci leggono quel che è scritto su mille pagine strappate da mille libri tutti diversi e tutti perduti o ben nascosti. 

Ecco, da miserrimo cultore delle cose nascoste, sono convinto che in un articolo destinato alla rete non vada detto molto più di questo sui significati simbolici, esoterici ed occulti di opere come “Blackstar” o “Lazarus”. E non certo perché lì dentro si annidi chissà quale misterioso segreto. Ma solo perché, arrivati ad un certo punto, il ciarpame delle musiche suonate al contrario, dei complotti mondiali, dei satanassi de noantri e altre pittoresche scemenze del genere son dietro l'angolo e Bowie e la sua opera non lo meritano.

E poi perché le risposte che ognuno è capace di trovare da sé sono molto più gustose di quelle precotte.

Ciò non toglie che l'ultima opera del duca non possa incidere, anche profondamente, chi abbia la pazienza di studiarla. Da un punto di vista musicale abbiamo a che fare con un prodotto che dovremmo catalogare sotto il pop, ma che di pop non ha proprio nulla. Anzi certe scelte compositive, specie in “Blackstar”, credo avrebbero ristretto la diffusione solo ad una piccola cerchia di orecchie "bene educate", rispetto al successo planetario dovuto alle concomitanze. Da un punto di vista cinematografico [e iconografico] siamo tra Lynch e American Horror Story.

Tuttavia c'è una differenza di non poco conto. Bowie non sta recitando. Alla fine, muore. L'eroe muore. Muore davvero. Anzi, era già morto all’inizio. Un raffinato, elegante snuff movie, se mai uno snuff movie può essere raffinato ed elegante.

E così, al di là delle faccende legate a ciò che non è opportuno discutere in rete, “Blackstar” pone una serie di interrogativi molto difficili, molto attuali.

Cosa c'è davvero nella villa di Ormen?

Quanto ci piace guardare?

Perché ci piace?

Guardare è Bene o Male?

E chi lo ha deciso e perché?

Chi siamo prima di guardare?

Chi siamo mentre guardiamo?

Cosa diventiamo dopo?

In the villa of Ormen, in the villa of Ormen
Stands a solitary candle, ah-ah, ah-ah
In the centre of it all, in the centre of it all
Your eyes
On the day of execution, on the day of execution
Only women kneel and smile, ah-ah, ah-ah
At the centre of it all, at the centre of it all
Your eyes, your eyes

Davide Bowie - Blackstar



mercoledì 20 gennaio 2016

Rito di York: prossimamente il libro di Tiziano Busca



Il Rito di York è il Rito Massonico più anziano e più diffuso nel mondo. In Italia sono pochi gli studi e questo, di prossima pubblicazione per i tipi di Tipheret la casa editrice più attenta agli studi di settore, è il primo tentativo di presentazione più o meno organica e coerente della storia, della simbologia dei gradi, dell'operatività mai prescritta ma sempre suggerita. Perché la Massoneria è uno scrigno di tesori spirituali e teoretici dal valore incommensurabile. Che non si può più conservare in tinello. Il testo farà parte della collana curata dal capitolo De Lantaarn che ha già pubblicato La Massoneria. Una simbologia in movimento, Un Dio che riposa tra i fenomeni del mondo di Mauro Cascio, Massoneria e Orgonomia di Cristiano Turriziani e Rinato nella pietra di Marco Rocchi.
Tiziano Busca, l'autore, è presidente del Clan Sinclair Italia ed è il Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell'Arco Reale - Rito di York in Italia

Medicina ed esistenza sul senso del vivere




Un incontro che ha organizzato  l’associazione Organon sui rapporti tra medicina e l’esistenza e la loro interrelazione con il senso della vita ed il valore del senso nella vita, temi che pervasivi per psichiatri, psicologi e consulenti filosofici.
Su questi temi si confronteranno infatti la Psicoterapia, Neurologia, Filosofia e Teologia, per valutare la possibilità di una convergenza dei singoli atteggiamenti nei confronti del vivere. Anche il luogo in cui è stato organizzato è particolarmente significativo, la biblioteca di Corviale, struttura architettonica di avanguardia degli anni 80 degradata e morente per mancanza di una dimensione spirituale che la potesse animare.

Gli interventi affronteranno i diversi temi. Maria Teresa Russo, «Il doppio occhio clinico: la malattia tra medicina e filosofia». Ferdinando Bracalone, «Cura e Malattia secondo l'ottica antropologica neo-esistenziale». Padre Roberto Fornara, «Parola, carne e gloria: umanità di Dio e Divinità dell'uomo». Serena Mosti, «Il dolore e la neurologia»

martedì 19 gennaio 2016

A Sanremo storico incontro tra i Gran Maestri



Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi, e il Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia, Antonio Binni, dialogheranno su “Ideali e uomini della Massoneria per la Costituzione italiana, nel 70° della Repubblica”.

Sottolinea  il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi: “L’incontro con il Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori, Antonio Binni, è  un primo mattone comune da mettere insieme per nuovi, reciproci e fecondi rapporti fra iniziati. Pur, mantenendo le diverse visioni e le specificità delle nostre Gran Logge, sarà bello e utile confrontarci in un pubblico dibattito in quello che si può senz’altro definire il primo storico appuntamento fra le due Istituzioni.  Così come ricordare “Ideali e uomini  della Massoneria per la Costituzione Italiana nel 70° della Repubblica”, un anniversario per il quale il Grande Oriente ha già messo in programma convegni e iniziative in città e luoghi simboli della penisola. Ritengo molto significativo che l’incontro tra Gran Maestri si svolga in un prestigioso salotto della Cultura, qual è il Teatro del Casinò di Sanremo, nell’ambito degli apprezzati “Martedì Letterari”, la cui tradizione risale agli anni Trenta. La Libera Muratoria Universale è Tradizione e Cultura. La Società italiana, ma non solo essa, ha bisogno di messaggi culturalmente forti, in un momento di forte decadimento dei valori. La Massoneria ha nel suo Dna tanti sublimi valori e il dovere di trasmetterli continuamente all’Umanità”.

Conferma il Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia, Antonio Binni: “Questa conferenza offre un importante momento di incontro e di riflessione, per le tematiche presentate  in uno scenario di levatura internazionale offerto dalla città di Sanremo. Si è costituito un evento storico in quanto le due Comunioni non hanno mai più interloquito dopo la scissione del 1908. Da esso può scaturire – personalmente lo auspico – pur nel rispetto delle rispettive specificità la possibilità per le due Obbedienze di potersi esprimere con una voce sola su tutti quelli che sono i profili più importanti della Libera Muratoria. Questo garantirebbe, inoltre, maggior  chiarezza nel far pervenire messaggi e tematiche presso la pubblica opinione. Sarà una giornata memorabile, di cui ringrazio anche il caro professor Mola e i “I Martedì Letterari” del  Casinò di Sanremo.”

Aldo A. Mola,  autore della nota Storia della Massoneria italiana, condurrà i due relatori nel cuore della tematica affrontata: “l’Unione fa la forza. La Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America (1776), quella francese dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino (1789) e la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo (1948) enunciano principi massonici. E quella italiana? È un tema che merita approfondimento. Il principale ispiratore della Costituzione, Meuccio Ruini, era massone dal 1905 (anno in cui il 14 gennaio apriva i battenti il  Casinò di Sanremo). Ma soprattutto è bello che per la prima volta in Italia i due Grandi Maestri ne parlino nella città di Mario Calvino, massone, geniale floricoltore, padre di Italo, autore de celebre Barone Rampante, metafora di San Remo, non solo una città, ma un  universo”.

“Si rinnova la più che centenaria tradizione del nostro Casinò”- sottolineano il Presidente del Casinò, Dottor  Gian Carlo Ghinamo, i consiglieri: Dottoressa Sara Rodi,  Avvocato Maurizio Boeri e il  Direttore Generale, Ingegner Giancarlo Prestinoni – “attento ai più stimolanti temi culturali, affrontati anche dai grandi interpreti della storia contemporanea. Sarà un’interessante momento di analisi e di riflessione. Siamo onorati di poter ospitare, per la prima volta insieme, i vertici della Massoneria,  nell’ambito di questo importante anniversario della Costituzione Italiana, che ricorderemo più volte nel 2016 nei nostri appuntamenti letterari”.

L’evento si inserisce nella stagione 2016 dei “Martedì letterari” della casa da gioco, curati dalla Dottoressa Marzia Taruffi, responsabile dell’Ufficio Stampa e Cultura della casa da gioco sanremese. (fonte Ufficio Stampa e Cultura del Casinò di Sanremo)

La Grande Assemblea in Slovenia




Il Gran Segretario Aggiunto per le relazioni internazionali Compagno Nicola Zanetti ha partecipato alla Grande Assemblea del Rito di York della Slovenia che si è tenuta questo weekend a Lubiana.

Durante l'Assemblea, alla presenza del Past General Grand High Priest Compagno Ted Harrison è stato eletto Sommo Sacerdote per il biennio 2016-2017 il compagno Franc Zeljko Zupanic (entrambi nella foto).

Il Compagno Nicola, oltre a portare i saluti del nostro Sommo Sacerdote Tiziano Busca e di tutti i Compagni italiani, ha sottolineato quanto il duro lavoro portato avanti negli anni dal nostro Sommo Sacerdote unitamente all'ex Sommo Sacerdote della Slovenia Compagno Mirjan Poljak abbia prodotto un grande risultato: la catena d'unione che lega tutti i compagni italiani e sloveni è oggi sempre più salda in un processo alchemico irreversibile.

Il nuovo Sommo Sacerdote ha confermato la sua presenza all ns 52a Grande Assemblea di Rimini, unitamente ad altri dignitari e compagni della Slovenia, Austria, Bosnia, Portogallo, Romania, Croazia e Serbia.

lunedì 18 gennaio 2016

Giordano Bruno, il Sigillus Sigillorum e i diagrammi ermetici

di Diana Bacchiaz


Giordano Bruno, filosofo, nato a Nola in Campania, nel Regno di Napoli nel 1548, morto all'alba del 17 Febbraio 1600, arso vivo con la lingua serrata da una morsa, a Roma in Campo dei Fiori.
All'età di 11 anni andò a Napoli a studiare materie umanistiche, logica e dialettica. Quattro anni più tardi entrava nell'Ordine dei Domenicani, lasciando il nome nativo di Filippo per assumere quello di Giordano, fece il suo noviziato a Napoli dove continuò a studiare e nel 1572 prese i voti.
Sembra che già sin dal suo noviziato egli attrasse l'attenzione su di sé per la sua originalità e per le critiche espresse alle dottrine teologiche dell'epoca. Dopo essere entrato nell'Ordine Domenicano gli avvenimenti presero una tale piega che un'accusa formale di eresia venne stesa contro di lui nel 1576. Lasciò a questo punto Napoli per recarsi a Roma, dove però non modificò il suo modo di esporre i misteri della fede, al punto che le accuse contro di lui vennero rinnovate presso il Convento di Minerva ed egli fuggì dalla città e rifiutò ogni obbedienza al suo Ordine.
Da questo momento in poi la storia della sua vita è un continuo vagabondare da un paese all'altro nel tentativo di trovare la pace da qualche parte. Indugiò poi in parecchie città italiane per recarsi infine a Ginevra nel 1579, dove si convertì per un po' alla fede Calvinista, sebbene in seguito, prima del tribunale ecclesiastico, egli fermamente negasse di essere mai entrato nella Chiesa Riformata. Ciò che si sa è che fu scomunicato dal Concilio Calvinista in considerazione del più alto disprezzo verso i più Alti Prelati Calvinisti e fu obbligato a lasciare la città. In seguito andò a Tolosa, Lione e nel 1581 a Parigi.
A Lione  egli completò la sua Clavis Magica o Grande Chiave. A Parigi in seguito pubblicò parecchi lavori per sviluppare ulteriormente L'Arte della Memoria e tecniche per svilupparla e ritenere meglio, che riveleranno la doppia influenza e di Raimondo Lullo e dei Neo-platonici.
Nel 1582 pubblicò un lavoro molto particolare Il Candelaio, satira nella quale egli esibisce il cattivo gusto dell'epoca per cui era in voga scambiare l'oscenità per umorismo. Nel frattempo egli divenne un pubblico conferenziere di filosofia, pare sotto gli auspici del Collegio di Cambrai, precursore del Collegio di Francia.
Nel 1583 se ne andò in Inghilterra, dove per un po' ebbe i favori della Regina Elisabetta e l'amicizia di Sir Philip Sidney a cui dedicò ilo suo più amaro attacco alla Chiesa Cattolica, Lo Spaccio della Bestia trionfante pubblicato nel 1584. Visitò Oxford e rifiutò il privilegio di esserne il Lettore di Filosofia, ma qui pubblicò nel 1584 la sua Cena delle Ceneri, nella quale sferra un duro attacco ai professori di Oxford accusandoli di "saperne più di Birra che di Greco". Nel 1585 ritornò in Francia e durante questo soggiorno fece parecchi tentativi di riconciliarsi con la Chiesa Cattolica, tentativi falliti per il suo rifiuto di accettare la condizione impostagli di ritornare dentro il suo Ordine.
In seguito viaggiò in Germania, e durante l'anno 1587, esibì lo stesso spirito di insolenza e di individualismo manifestati ad Oxford. Ad Helmstadt fu scomunicato dai Luterani, e dopo un periodo dedicato alle attività letterarie a Francoforte, andò nel 1591 a Venezia invitato dal nobile veneziano Mocenigo, il quale voleva essere edotto sul suo sistema di apprendimento ed uso dell'arte della memoria. Non riuscendo ad ottenere da Bruno il segreto della "Magia naturale", Mocenigo lo denunciò alla Inquisizione. Bruno fu arrestato e durante il suo processo davanti gli inquisitori veneziani si rifugiò nel principio dei 'Due aspetti della verità', dicendo che gli errori che gli erano imputati erano "come filosofo e non come onesto Cristiano", sebbene in seguito abiurasse tutti i suoi errori e dubbi in materia di dottrina e pratiche Cattoliche. A questo punto l'inquisizione Romana intervenne richiese la sua estradizione. Dopo qualche esitazione le autorità veneziane acconsentirono e Bruno fu spedito a Roma e per sei anni fu tenuto prigioniero dall'Inquisizione. Gli storici non riescono a darsi una spiegazione per questi ritardi così lunghi da parte delle autorità Romane.  Nella primavera del 1599 il processo cominciò davanti alla Commissione dell'Inquisizione Romana, gli furono date le possibilità di vari rinvii in modo che Bruno potesse avere il tempo di ritrattare i suoi errori, fu infine condannato: era il Gennaio 1600, fu consegnato al Potere Secolare l'8 Febbraio, ed inseguito fu arso sul rogo in Campo dei Fiori, a Roma l'alba del 17 Febbraio.



Bruno non fu condannato per aver difeso il sistema astronomico Copernicano né per la sua teoria della pluralità dei mondi abitati, ma per errori teologici che erano poi i seguenti: che Cristo non era Dio ma un dotatissimo Mago. Che lo Spirito Santo è lo Spirito del Mondo, che il Diavolo era il dominatore e difese Teorie filosofiche che si avvicinavano al misticismo Neoplatonico e al Panteismo,
Altre opere di Bruno sono Della Causa Principio ed uno, Dell'infinito universo e dei mondi, De compendiosa Architectura, De triplici minimo, De monade, numero et figura. In queste opere il "Nolano" espone un sistema filosofico in cui si notano principi Neo Platonici, un Monismo materialistico, un misticismo razionalistico, ispirato a Raimondo Lullo, un concetto naturalistico dell'unità del mondo materiale ed in ciò ispirandosi all'astronomia Copernichiana.
Il suo pensiero nei confronti di Aristotile è ben illustrato da reiterate asserzioni che il pensiero Aristotelico è viziato da un eccesso dialettico rispetto ad un modello matematico di concepire i fenomeni naturali. Nei confronti degli Scolastici nutriva uno sviscerato disprezzo, facendo un'eccezione per Alberto il Grande e per San Tommaso, verso i quali mantenne sempre un alto grado di rispetto. Desiderava riformare la filosofia Aristotelica, ma ebbe dei forti oppositori in due contemporanei, Ramus e Patrizzi, i quali avevano lo stesso suo obbiettivo.
Era a conoscenza, anche se in modo superficiale, di scritti dei filosofi greci Pre-Socratici, e dei Neo Platonici, specialmente con testi attribuiti a Giamblico e a Piotino. Dai Neo -Platonici Bruno derivò il suo pensiero verso il Monismo. Dai Pre-Socratici egli prese a prestito l'interpretazione materialistica dell'Uno. Dalla Dottrina Copernicana, che era molto in voga all'epoca in cui lui viveva, apprese ad identificare l'Uno Materiale, con l'universo visibile, infinito, eliocentrico.
Da ciò, il suo pensiero diventa un complesso panteismo. Dio e il Mondo sono Uno, materia e spirito, corpo e anima, sono 'due' fasi della stessa sostanza; l'Universo è infinito, oltre il mondo visibile esiste un'infinità di altri mondi, ognuno abitato ; il globo terrestre ha un'anima, infatti ogni parte di esso, sia minerale, che vegetale vibra, ogni materia è fatta di elementi che vibrano (senza distinzione tra materia terrestre e celeste) Tutte le anime sono congiunte l'una all'altra e la trasmigrazione e' possibile. Il punto unitario che compatta il tutto è la MAGIA NATURALE.



Lo spirito moderno ha sempre cercato di dare continuità scientifica a tutti i fenomeni della natura, abbandonando il pensiero medievale. Si può quindi capire lo sforzo di Bruno di stabilire un concetto unitario della natura in ottemperanza al pensiero di uomini quali Spinoza, Jacobi e Hegel. Troviamo in Bruno da una parte esagerazioni e limitazioni nati da errori del suo sistema scientifico, e dall'altra intolleranza persino verso coloro che stavano lavorando alle stesse riforme a cui lui stesso stava lavorando, facendolo nominare il 'Cavaliere Errante della Filosofia', proprio a causa di allegorie fantastiche, ragionamenti sofisticati in cui Bruno si tuffava con fervore emotivo.
La sua attitudine mentale verso la religione era oltre modo razionalista, e rifiutò in pieno il significato della Cristianità come sistema religioso.
Non fu un Inquisitore Romano, ma un Divino Protestante a definirlo: "Uomo di grande capacità, di infinito sapere, ma senza traccia di religione".
Fu un grande anticipatore di Psicologia Cognitiva, ed in particolare nel Sigillo dei Sigilli espone molte delle tecniche che al giorno d'oggi si chiamano 'Visualizzazione creativa' e che Bruno chiama 'pensiero visivo' e tecniche di memorizzazione basate su schemi mandalici. Ricordiamo che il mandala, il più famoso degli archetipi junghiani, è una figurazione universale, ve ne sono, sorprendentemente simili a quelli di Bruno, con lo stesso senso geometrico metafisico, nella tradizione orientale, specie nelle correnti più filosofiche, il Yainismo ed il Tantrismo, li usano come potenti schemi di meditazione. Bruno usa tali disegni, chiamandoli Signa, sono figure astratte non originate da sensazioni, ma Imagines Agentes cioè potenti, che dovevano essere strane, buffe o terrificanti, vanno bene sia quelle bellissime che quelle bruttissime, l'importante e che siano caricate di emotività , sentimento, passione, siano partecipate così da diventare stimolanti e quindi veramente memorabili.
Inoltre attribuiva significati particolari alla retta paragonata al senso, l'intelletto paragonato ad un cerchio, infatti è intento alla contemplazione di ciò che ha in se ed attorno a sé. La linea obliqua ha una posizione intermedia di rappresentazione.
Concludo con parole di Bruno: «La natura ha assegnato a tutti ali squisite secondo necessità, ma sono davvero pochissimi coloro che sanno dispiegarle per solcare e battere quell'aia che invita e si presta ad essere battuta per volare non meno di quanto sembri opporsi a essere solcata: infatti dopo che con fatica l'avrai smossa solcandola, questa non ingrata, ti spingerà avanti sostenendoti» (Sigillo dei Sigilli 10)



venerdì 15 gennaio 2016

A Venezia c'è una casa Maledetta

di Valentina Marelli




La bella ed intrigante città di Venezia, nasconde un cupo segreto. Si narra che tra i palazzi maestosi che si affacciano sul Canal Grande, ce ne sia uno maledetto. Quando si arriva a Venezia in genere si lascia la macchina in Piazza Roma e si prende il vaporetto che porta in San Marco. Il tragitto lo si percorre sul Canal Grande, ancora più suggestivo è di sera quando si intravedono le grandi sale da ballo o i disimpegni coperti illuminati da fastosi lampadari in stile veneziano. In quella mezz'ora di tragitto mi sono spesso soffermata ad immaginare la vita che poteva svolgersi in quei meravigliosi palazzi che nascondevano dietro facciate fatiscenti, barocchi e tracotanti saloni. Immaginavo le feste in maschera,  broccati, gli abiti dell'ottocento; ma quello che non sapevo era che tra di essi si nascondeva un palazzo con una lugubre storia: Ca' Dario.

Ca' Dario è un palazzo di Venezia situato nel sestriere di Dorsoduro, ed è tristemente famoso per la maledizione che graverebbe su di esso: secondo la leggenda infatti i suoi proprietari sarebbero destinati a morire di morte violenta o di finire in bancarotta, è ovvio sono solo legende ed antiche superstizioni ma …

Era il 1479 quando il senatore di Venezia Giovanni Dario decise la costruzione del palazzo di famiglia. Forse non sapeva che nel punto sul quale l'avrebbe fatto erigere si trovava un cimitero, secondo alcuni si trattava di un cimitero templare. Una volta completata la costruzione, naturalmente, ci andò ad abitare, ma molti membri della famiglia Dario morirono prematuramente per disgrazia, assassinio o suicidio. Ad altri invece toccò una sorte diversa, si ridussero sul lastrico e giunti alla più totale indigenza, vendettero il Palazzo Maledetto. Fu da quel momento che si cominciò a pensare che il palazzo portasse sventura a chi ne fosse il proprietario creando la leggende che esiste ancora ai giorni nostri.

La famiglia Barbaro rimase in possesso del Palazzo Dario fino agli inizi del XIX secolo, quando Alessandro Barbaro (1764-1839), membro dell'ultimo Consiglio dei Dieci della Repubblica di Venezia e Consigliere Aulico del Tribunale Supremo di Verona, vendette il palazzo a Arbit Abdoll, un commerciante armeno di pietre preziose. L'uomo non ebbe molto tempo per godersi la nuova abitazione, poiché presto la sua attività fallì miseramente e morì subito dopo. Radon Brown, studioso inglese che acquistò l’edificio, fu uno degli sfortunati che morì misteriosamente insieme al suo compagno. Si pensò al suicidio. L'americano Charles Briggs, fuggito in Italia con il suo amante perché negli Stati Uniti l'omosessualità era fuorilegge, non ebbe vita lunga una volta giunto a Venezia e acquistata Ca' Dario: si suicidò con il proprio amante. Tra il 1899 e il 1901 il poeta francese Henry De Regnier visse da ospite all'interno del Palazzo, fino al sopraggiungere di grave malattia che pose termine ai suoi soggiorni veneziani. Agli inizi degli anni Settanta l'edificio venne acquistato da Filippo Giordano delle Lanze. Anche lui subì una tragica fine, ucciso dall’amante, un diciottenne che gli spaccò una statuetta sulla testa. Il ragazzo fuggì a Londra ma morì a sua volta per mano di sconosciuti. Christopher "Kit" Lambert, manager del gruppo rock The Who, acquistò Ca' Dario e morì cadendo dalle scale. Si ipotizzò, anche in questo caso, il suicidio. Fabrizio Ferrari, un manager veneziano, acquistò e si trasferì a Ca' Dario agli inizi degli anni '80. Ben presto ebbe un tracollo economico, mentre sua sorella Nicoletta morì in un incidente d'auto senza testimoni, a pochi metri dalla propria auto capovolta. Poco più di vent'anni fa Raul Gardini acquistò il palazzo per farne dono alla figlia. Fu poco dopo coinvolto in numerosi scandali finanziari e subì pesanti perdite. Morì anch'egli suicida, sparandosi, in circostanze poco chiare: fu trovato morto nella sua casa di Milano, il 23 luglio 1993. L'illustre tenore Mario Del Monaco si schiantò con l’auto mentre stava andando a stilare l’atto per l'acquisto della casa. Sopravvisse allo schianto ma dovette abbandonare per sempre il palco: la sua carriera era morta. Si racconta che in ambulanza, con voce strozzata, abbia detto al segretario che era con lui: "Sbrega quele carte" (distruggi il contratto). Agli inizi del 2000 anche il regista Woody Allen era interessato all’acquisto della Casa che Uccide, ma lasciò perdere (per sua fortuna!).

Questa serie di sfortunati eventi ha, come è naturale che sia, aiutato ad incrementare la leggenda di Ca' Dario tanto che i veneziani stessi se ne tengono debitamente alla larga, c'è chi ha ipotizzato che il palazzo sia infestato dai fantasmi dei vecchi proprietari; che si creda o no ai fantasmi ed alle leggende una cosa che mi ha raccontato un veneziano è degna di nota: sulla facciata del palazzo, per la precisione sulla facciata che da sul Canal Grande, in latino su legge: genio urbis joannes darius, una semplice traduzione ce la riporta come un complimento a Giovanni Dario, ma qualcuno si è divertito ad anagrammare la frase. Utilizzando le stesse lettere si ottiene: sub ruina insidiosa genero la cui traduzione sarebbe “ Io genero sotto un'insidiosa rovina”.

Non c'è da sottolineare che nulla di scientifico esiste nella storia di Ca' Dario ma avendo i soldi voi la comprereste?


giovedì 14 gennaio 2016

La rivincita di Ermete. Un convegno con Marco Rocchi

Claudio Bonvecchio, Francesco Sberlati, Marco Rocchi e Claudio Verzegnassi sono i relatori di un interessante convegno in programma il 27 febbraio a Milano nella nuova sede circoscrizionale della Massoneria lombarda del Grande Oriente d’Italia in Via Pirelli. “La rivincita di Ermete” è il titolo dell’incontro – a carattere pubblico – che andrà alla scoperta della cultura ermetica, nel profondo della sua essenza filosofica, sensibilità religiosa e degli aspetti tecnico-operativi, oltre ogni aspetto popolare e di contaminazione superstiziosa e fino alle sue applicazioni nella scienza moderna. Un lungo percorso che ci porta ad oggi e alla crisi dei nostri tempi. Il filosofo Claudio Bonvecchio, Grande Oratore del Grande Oriente d’Italia, affronterà il tema “La transizione dalla cultura ermetica a quella scientifico-moderna”; il filologo Francesco Sberlati approfondirà il connubio tra “Giordano Bruno e la tradizione ermetica”; “Newton fra ermetismo e scienza moderna” sarà l’argomento all’attenzione di Marco Rocchi, docente di statistica medica; “La crisi della modernità e il tramonto del materialismo scientifico” è infine il titolo del contributo portato dal fisico teorico Claudio Verzegnassi. Moderatore dell’incontro sarà Piero Vitellaro Zuccarello che svolge da molti anni attività di ricerca nell’ambito dell’esoterismo massonico e islamico. L’appuntamento nella casa massonica di Milano (Via Pirelli 5) è alle ore 10,30. Ingresso libero. Info: segreteria@goilombardia.it







Nei suoi discorsi ad Asclepio, suo discepolo, Ermete parla di Dio come inconoscibile, invisibile, incorporeo; tuttavia “egli può, in verità, concedere a qualche eletto la facoltà di innalzarsi al di sopra delle cose naturali, così da percepire un barlume della sua somma perfezione”. Ermete dunque dichiara che la percezione spirituale è la base di ogni conoscenza esoterica. Il mondo antico affidava questa esperienza al rito iniziatico, cui erano ammessi gli adepti che se ne mostravano degni: essi dovevano sottoporsi a prove che ne sondavano le attitudini fisiche, morali ed intellettuali. L’iniziazione coinvolgeva l’individuo in tutta la sua interezza, risvegliava le sensibilità sopite dell’anima inducendo l’adepto a mettersi in contatto cosciente con le forze arcane dell’universo, ri-conoscendo la propria vera natura attraverso la percezione spirituale diretta. Ermete era appunto la figura guida in questo percorso iniziatico: ne troviamo testimonianza diretta nella Visione di Ermete, scritto attribuito ad Ermete Trimegisto e giunto fino a noi col titolo Il Pimandro, ossia l’intelligenza suprema che si rivela e parla. Nel testo si narra di come un giorno, mentre era in meditazione, a Ermete comparve un essere immenso che si presentò a lui dicendo: “Io sono Pimandro, l’Intelligenza suprema”. Subito Ermete ebbe una visione prodigiosa del Tutto. Poi Pimandro proseguì: “Ascolta: quello che in te vede e intende è il Verbo, la parola di Dio; l’intelligenza è il Dio Padre. Essi non sono separati poichè l’unione è la loro vita.” E ancora: “Comprendi dunque la luce e conoscila”. “A queste parole – prosegue Ermete – egli mi fissò a lungo ed io tremai nel guardarlo. E a un cenno di lui vidi nel mio pensiero la luce e le sue potenze innumerevoli, il mondo infinito prodursi e il fuoco, mantenuto da una forza immensa, arrivare al suo equilibrio. Ecco quel che compresi guardando attraverso la parola di Pimandro”. Questa esperienza fu all’origine della conoscenza di Ermete, che egli testimoniò, sicchè di lui fu detto: “Ermete vide la totalità delle cose e, vistala, comprese; e con la comprensione acquisì la forza di testimoniare e rivelare. Mise per iscritto il suo pensiero e occultò gran parte dei suoi scritti, a volte saggiamente tacendo, a volte parlando, così che in avvenire il mondo continuasse a cercare queste cose. E, comandato agli dei suoi fratelli di fargli da corteo, ascese alle stelle”. A Ermete Trismegisto è attribuita anche la redazione della più nota Tabula Smaragdina o Tavola di Smeraldo, testo sapienziale che secondo la leggenda sarebbe stato ritrovato in Egitto, prima dell’era cristiana. È così chiamato perché si vuole fosse stato inciso da Ermete stesso sopra un prezioso smeraldo. Nel Rinascimento la tavola fu oggetto di studio e traduzione da parte del filosofo umanista Marsilio Ficino.

Fonte: GOI

mercoledì 13 gennaio 2016

Il filosofo e il barcaiolo



Tanto tempo fa un dotto filosofo indù, in possesso di una vasta conoscenza teorica delle quattro “bibbie” dell’Induismo, volle attraversare il sacro fiume Gange. Benché sia spesso fangoso, questo fiume è considerato sacro perché le sue acque sono benefiche per chi vi si immerge e perché i santi dell’India siedono sulle sue pittoresche rive all’ombra degli alberi di banyan, per meditare sull’Infinito.
Un solitario barcaiolo fece salire il filosofo sulla sua barca a remi, per traghettarlo fino all’altra riva. L’orgoglioso filosofo, non avendo null’altro con cui tenere occupata la mente, pensò di dare al barcaiolo un assaggio della sua erudizione, e gli chiese: «Signor Barcaiolo, avete studiato la prima bibbia indù?». Il barcaiolo rispose: «No, signore, non so nulla della prima bibbia indù». Nell’udire questo, il filosofo assunse un’aria molto saggia e osservò con compassione: «Signor Barcaiolo, mi rattrista dover dichiarare che il venticinque per cento della vostra vita è perduto!». Il barcaiolo ingoiò questo insulto e continuò a remare in silenzio.
Dopo un po’, gli occhi del filosofo si illuminarono di una saggezza ben poco santa, ed egli esclamò ad alta voce: «Signor Barcaiolo, devo farvi questa domanda: avete studiato la seconda bibbia indù?». Il barcaiolo, irritato, rispose: «Signore, non so assolutamente nulla della seconda bibbia indù!». Nell’udire ciò, il filosofo rispose: «Signor Barcaiolo, sono desolato di dover dichiarare che il cinquanta per cento della vostra vita è perduto!».
Il barcaiolo, irritato, riprese a remare con vigore.
La barca aveva raggiunto il centro del fiume e il vento si era levato con un po’ più di forza, quando per la terza volta gli occhi del filosofo luccicarono di superiorità ed egli chiese: «Signor Barcaiolo, ditemi, avete studiato la terza bibbia indù?». A questo punto il barcaiolo, quasi fuori di sé dalla collera, esclamò: «Signor Filosofo, mi dispiace che non troviate nessun altro con cui fare sfoggio della vostra conoscenza. Vi ho detto che non so nulla delle bibbie indù!».
Allora il filosofo, trionfante, dichiarò con finta noncuranza e con un tono di affettata saggezza: «Signor Barcaiolo, mi dispiace dover dichiarare che il settantacinque per cento della vostra vita è perduto». Il barcaiolo continuò a borbottare e riuscì in qualche modo a ingoiare le parole di quel filosofo insopportabile.
Trascorsero altri dieci minuti e una tempesta diabolica lacerò i veli delle nuvole e si scagliò contro le acque del Gange, sferzandole furiosamente e sollevando grandi onde tumultuose. La barca cominciò a dondolare come una piccola foglia sull’impetuosa corrente del fiume. Il filosofo cominciò a tremare e rabbrividire. Allora il barcaiolo, con un sorriso, lo guardò e gli chiese: «Signor Filosofo, conoscitore delle quattro bibbie indù, mi avete tormentato con tante domande e avete stabilito che il settantacinque per cento della mia vita era perduto. Ora vorrei farvi io una domanda: sapete nuotare?».
Tremante, il filosofo rispose: «N-n-no, caro barcaiolo, non so nuotare!». Allora il barcaiolo, con vittoriosa indifferenza, rispose sorridendo: «Signor Filosofo, sono desolato di dover dichiarare che il cento per cento della vostra vita sta per essere perduto!».
Proprio in quel momento, quasi a compimento della profezia del barcaiolo, la furia della tempesta rovesciò la barca facendo annegare il filosofo. Il barcaiolo, invece, con possenti bracciate, riuscì a tener testa alle onde e a raggiungere la riva.
(Piccole, grandi storie del Maestro, Paramhansa Yogananda).

martedì 12 gennaio 2016

La stupidità



«Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell'autodissoluzione, perché dietro di sé nell'uomo lascia almeno un senso di malessere. Ma contro la stupidità non abbiamo difese. [...]
Osservando meglio, si nota che qualsiasi ostentazione esteriore di potenza, politica o religiosa che sia, provoca l'istupidimento di una gran parte degli uomini. Sembra anzi che si tratti di una legge socio-psicologica. La potenza dell'uno richiede la stupidità degli altri. Il processo secondo cui ciò avviene, non è tanto quello dell'atrofia o della perdita improvvisa di determinate facoltà umane – ad esempio quelle intellettuali – ma piuttosto quello per cui, sotto la schiacciante impressione prodotta dall'ostentazione di potenza, l'uomo viene derubato della sua indipendenza interiore e rinuncia così, più o meno consapevolmente, ad assumere un atteggiamento personale davanti alle situazioni che gli si presentano.
Il fatto che lo stupido sia spesso testardo non deve ingannare sulla sua mancanza di indipendenza. Parlandogli ci si accorge addirittura che non si ha a che fare direttamente con lui, con lui personalmente ma con slogan, motti ecc. da cui egli è dominato. È ammaliato, accecato, vittima di un abuso e di un trattamento pervertito che coinvolge la sua stessa persona. Trasformatosi in uno strumento senza volontà, lo stupido sarà capace di qualsiasi malvagità, essendo contemporaneamente incapace di riconoscerla come tale. Questo è il pericolo che una profanazione diabolica porta con sé. Ci sono uomini che potranno essere rovinati per sempre».

D. Bonhoeffer, "Stupidità" 
(da Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere)

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lunedì 11 gennaio 2016

Il medioevo delle eresie



Sabato 30 gennaio il Clan Sinclair presenta a Valvasone (in collaborazione con il G.A.F.) «Il medioevo delle eresie». Il programma prevede alle 15.00 l’inaugurazione della mostra di Francesco Milesi «Hepistolorium Hermeticum» già proposta a Fano qualche mese fa con grande successo. Alle 17.00 il convegno con Nino Orlandi e Massimo Agostini, con i saluti dell’organizzatore dell’evento, Daniele Franceschi e le conclusioni di Tiziano Busca. Presiede Davide Bertola. Il giorno dopo alle 10.30 è prevista una visita alla chiesa Templare a Tempio di Ormelle e ai suoi misteriosi affreschi.

venerdì 8 gennaio 2016

«I cani abbaiano, la carovana passa»

di René Guénon


[...]Ci sembra necessario, per allontanare ogni equivoco dalla mente dei nostri lettori, e per tagliare corto in anticipo sulle possibili insinuazioni, di dire molto nettamente, in poche parole, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo e non possiamo essere.

Innanzitutto, come abbiamo già dichiarato (vedere Ai nostri Lettori), non ci poniamo mai sul campo della scienza analitica e sperimentale che non si propone, come fine, che lo studio dei fenomeni del mondo materiale. Non ci poniamo sul terreno della filosofia occidentale moderna della quale, d’altronde, ci riserviamo prima o poi di dimostrare tutta l'inanità.
Non occupandoci minimamente di questioni d'ordine morale e sociale, il nostro dominio non ha neanche nessun punto di contatto con quello delle religioni exoteriche con le quali, di conseguenza, non possiamo trovarci in concorrenza né in opposizione.

D'altra parte, non siamo né occultisti né dei mistici e non vogliamo avere né da vicino né da lontano alcun rapporto, di qualsiasi natura, con i molteplici gruppi che procedono dalla speciale mentalità designata da una o l'altra di queste due denominazioni. Intendiamo restare assolutamente estranei al movimento detto «spiritualista» che non può, del resto, essere preso assolutamente sul serio da nessun uomo ragionevole; tra le persone che seguono questo movimento o che lo dirigono, possiamo compiangere solamente coloro che sono in buona fede e disprezzare gli altri.

Poi, un altro punto che c'interessa stabilire bene tanto quanto il precedente, è che non siamo e non vogliamo essere degli innovatori a nessuno titolo né a nessuno grado. Non abbiamo nulla del carattere dei fondatori delle nuove religioni, perché pensiamo che ne esistano già fin troppe nel mondo; fermamente e fedelmente attaccati alla Tradizione ortodossa, una e immutable come la Verità stessa di cui è la più alta espressione, siamo gli avversari irriducibili di ogni eresia e di ogni modernismo, e disapproviamo fortemente i tentativi, chiunque ne siano gli autori, che hanno lo scopo di sostituire alla pura Dottrina dei sistemi qualsiasi o delle concezioni personali. Ci riserviamo il diritto di denunciare apertamente tali malefatte intellettuali e spirituali, ogni volta che lo giudicheremo utile per una ragione qualsiasi; ma ricordiamo di nuovo che non intraprenderemo mai nessun tipo di polemica, perché detestiamo profondamente la discussione, tanto più che siamo convinti della sua perfetta inutilità.

Di ciò che abbiamo appena detto, risulta che non possiamo essere degli eclettici; non ammettiamo che le forme tradizionali regolari e, se le ammettiamo tutte allo stesso titolo, è perché non sono in realtà che i vestiti differenti di una sola e medesima Dottrina.

Infine, interamente disinteressati ad ogni azione esteriore, non pensiamo di rivolgerci alla massa, né a farci comprendere da lei. Non ci preoccupiamo per nulla dell'opinione del volgo, disprezziamo tutti gli attacchi, da qualsiasi lato possano venire, e non riconosciamo a nessuno il diritto di giudicarci. Questo sia dichiarato una volta per tutte, inseguiamo il nostro lavoro senza preoccuparci delle chiacchiere che provengono da fuori; come dice un proverbio arabo: «I cani abbaiano, la carovana passa».

Fonte: Scienza Sacra

giovedì 7 gennaio 2016

Bartrand all'inaugurazione di un nuovo Tempio dello York in Costa Rica




Il nostro General Grand High Priest Louis E. Bartrand alla consacrazione del primo tempio del Rito di York in Costa Rica. Cresce la famiglia dei Compagni dell'Arco Reale, sempre tesi al perfezionamento nella Conoscenza, nella Verità e sempre dediti alla solidarietà, sia nella Comunione massonica, sia per l'umanità tutta.

Apprezzamenti per YR M@gazine



RY e.Mag@zine N. 6-7
È sempre contento di ricevere materiale dal Rito di York dall'Italia Bruce R. Howard, Most Excellent Past High Priest & Excellent Grand Recorder Grand Chapter Royal Arch Masons of Vermont: il suocero faceva di cognome Baccei ed era un marmista di Carrara. La nostra informazione tocca anche le corde di Johnny Marquez, Grand Secretary of the Venezuelan Gran Chapter of Masons of the Reale Arch, che ha studiato Legge a Pescara e di Jay Mitchell, Grand Chaplain del Grand Chapter RAM dell'Utah, che ha la moglie italiana, Gloria Giovannini. Apprezzamenti da Sid Leluan dall'Arizona, Juan Diego Castro della Costa Rica, Douglas Diaz della Costa Rica e di Sixto Lopez Gonzalez del Venezuel

Tipheret distribuita da Messaggerie


Da questo mese di gennaio la Tipheret viene distribuita in libreria dalla Messaggerie Libri (principale distributore librario nazionale) e non più dalla Proliber, mentre la promozione in libreria rimane, per ora, alla Dehoniana Libri. Un colpo grosso per la casa editrice di Catania che negli ultimi anni è riuscita a diventare leader di settore, con un catalogo che raccoglie i principali studiosi di Massoneria, Martinismo e Tradizione occidentale, da Bent Parodi a Franco Cuomo, da Gustavo Raffi a Luigi Pruneti,  da Ivan Mosca a Michele Barresi, da Vittorio Vanni a Ovidio La Pera, da Mauro Cascio a Massimo Agostini. Tipheret pubblica la collana di De Lantaarn, il capitolo di studi del Rito di York e del Clan Sinclair. Da qualche anno ha cominciato la pubblicazione dei classici, dal Mackey a Oswald Wirth, da Chevillon a Boyer, passando per la saggistica martinista: Papus, Louis-Claude de Saint-Martin, Jean-Baptiste Willermoz, Martinez de Pasqually.

Riflessi di luce "nelle terre del prosecco"


Si inaugurerà presso la Biblioteca di Valdobbiadene in via Piva 53 il prossimo 9 gennaio alle 11.00 la Mostra fotografica di Errico De Filippis «Riflessi di luce "nelle terre del prosecco". Magia e suggestioni dell'Alta Marca Trevigiana. Saranno presenti il sindaco Luciano Fregonese, l'assessore alla cultura Martina Bertelle di Valdobbiadene, la direttrice di Marca Gioiosa Giuliana Merotto, il presidente di Unpli Treviso Giovanni Follador e lo scrittore Luca Pinzi. La Mostra sarà aperta fino al 6 febbraio tutti i pomeriggi dal martedì al venerdì dalle 14.30 alle 18.30 e il sabato mattina dalle 9.30 alle 12.30.

martedì 5 gennaio 2016

Non aspettare che tutto sia perfetto per iniziare. Inizia nel bel mezzo del caos quotidiano


Felici di essere nuovamente insieme, siamo pronti a percorrere un altro tratto di questo nostro Cammino, senz’altro impegnativo, ma al tempo stesso sempre corroborante e fonte di vera vita per l’Anima. Il solito tocco nelle corde dell'anima da parte di Spazio Interiore, lo store del Pigneto che è anche casa editrice e da tempo organizzatore di serate e eventi memorabili.
L’anno che è appena iniziato si apre davanti a noi come la prima pagina, bianca e ricca di promesse, di un nuovo e bellissimo taccuino, pronto per essere riempito con tutte le scoperte, i sogni, i successi, i risultati, le cadute, i pensieri e le emozioni che incontreremo strada facendo. Ed è proprio pensando alla sensazione che si prova dinanzi a una splendida pagina bianca – quando la penna è ancora sospesa a mezz’aria, trattenuta dal timore che ciò che stiamo per scrivere non sia degno di tanto biancore e che potrebbe esserci, più in là, qualcosa di meglio – che abbiamo deciso di condividere con voi queste parole di Brezsny, per ricordare a noi stessi che il momento davvero perfetto per iniziare ciò che l’Anima ci suggerisce è sempre e soltanto uno: adesso.
Perciò, cari Cercatori del Profondo, caliamo la penna su questa nuova pagina bianca della nostra vita e tracciamo senza timore i primi segni! Se poi non dovessimo esserne pienamente soddisfatti o pensassimo di poter fare di meglio, basterà voltare pagina: un taccuino è pieno di pagine bianche, come ogni istante della nostra esistenza è pieno di nuove opportunità.


«Con la volontà di esperire la solitudine, scopro legàmi ovunque; volgendo il viso verso la paura, incontro il guerriero dentro di me; aprendomi alla mia perdita, ricevo doni inimmaginabili; arrendendomi al vuoto, trovo pienezza senza fine. Ogni condizione che rifuggo mi insegue. Ogni condizione che ricevo mi trasforma e si trasforma essa stessa nella sua radiante e preziosa essenza».
tratto da Un incantesimo per impegnarsi nella Pronoia 
Rob Brezsny, Pronoia 


La Massoneria fa restaurare una statua del Museo di Palazzo Pitti


La notizia è di questa estate, ma è stata ripresa dai media la settimana scorsa e se ne torna a parlare in questi giorni. Si tratta di una bella iniziativa del Consiglio dei Maestri Venerabili dell’Oriente di Firenze, in collaborazione con due associazioni collegate al Grande Oriente: La Fratellanza Fiorentina onlus e l’associazione Albizi 18.
Si è fatta restaurare la statua di “Flora” di Palazzo Pitti, un capolavoro in marmo realizzata da Giuseppe Lazzerini nella metà dell’800 e donata dal Comune di Carrara al Sovrano. La statua raffigura una giovane fanciulla intenta a ad intrecciare una corona di fiori che in segno di buon augurio simbolicamente riporta alla Corona del Re d’Italia. La statua bisognosa di cure è stata ripulita, restaurata con l’apporto dei Massoni fiorentini e dell’associazione Fratellanza Fiorentina e consegnata alla direzione del museo riportando sul basamento: “Grande Oriente d’Italia – Fratellanza Fiorentina onlus”. 

Alphonse Mucha e il suo amore per la Massoneria in una Mostra a Palazzo Reale



Alphonse Mucha è uno dei grandi padri dell’Art Nouveau ed è tra gli artisti più amati nel mondo. Ma pochi sanno che fu anche un convinto massone tanto da diventare Gran Maestro della Gran Loggia della Cecoslovacchia. A raccontare la sua straordinaria creatività e a svelare i segreti del suo linguaggio comunicativo, che ha contribuito a  fare la storia della pubblicità,  è una mostra – molte delle quali provenienti dalla Richard Fuxa Foundation – di opere, oggetti e immagini,  allestita a Palazzo Reale a Milano, visitabile fino al 20 marzo. Un percorso per ricostruire gli ambienti e le decorazioni di quel mondo luccicante e sfavillante della Belle Époque, che ancora oggi riesce ad affascinarci. Info mostra: www.mostramucha.it

Alphonse Mucha entra in Massoneria nel 1898, in una loggia di Parigi, città che lo consacra tra i grandi dell’Art Nouveau. È di questo periodo il volume illustrato Le Pater (Parigi, 1899) che l’autore arricchisce con evidente simbolismo massonico per lanciare alle giovani generazioni un messaggio di speranza sul futuro dell’Umanità. Dopo una permanenza negli Stati Uniti, Mucha torna in Europa e si stabilisce a Praga. Qui si adopera per diffondere la Massoneria nella regione e, dopo la formazione della Cecoslovacchia, costituisce nella capitale la Loggia Jan Amos Komensky di lingua ceca. Subito dopo viene eletto Gran Maestro della Gran Loggia  cecoslovacca e nel 1923 Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato. Nelle sue opere Alphonse Mucha testimonia la sua appassionata adesione alla Massoneria e l’influenza culturale dei principi liberomuratori al suo genio. Numerosi gioielli, medaglie e diplomi massonici, sono oggi conservati nel museo di Praga che porta il suo nome.

Fonte: GOI

lunedì 4 gennaio 2016

La tradizione della Libera Muratoria. Documenti e vicende dalla Lunigiana Storica




Chiude il 31 gennaio La Spezia, locandina eventila mostra “La tradizione della Libera Muratoria. Documenti e vicende dalla Lunigiana Storica” allestita dall’11 ottobre al Museo Etnografico della Spezia. Il successo di pubblico e il crescente interesse dell’opinione pubblica hanno convinto gli organizzatori a prolungare l’originaria data di chiusura (fissata il 13 dicembre) e di accompagnare fino alla fine la rassegna, ad essa legata, di incontri culturali sulla Massoneria. Sei gli appuntamenti in calendario dal 31 ottobre con l’ultimo fissato il 23 gennaio ancora una volta al CAMeC dalle ore 16,30. Si parlerà di “Umorismo e Massoneria” con il vignettista Sergio Sarri, alias Fratel Pisquano, massone irriverente e autore del libro “Piccolo Dizionario massonico illustrato. Prontuario per neofiti e profani” (Tipheret editore). Coordina Leonardo D’Imporzano.

Gli incontri precedenti hanno interessato storia, arte, società, tradizionali aree d’influenza culturale della Massoneria. Al centro del dibattito la natura umanitaria, filosofica e morale della Libera Muratoria, organizzazione fraterna tra le più antiche e popolari del mondo. Dopo “Dialogo fra un profano e un massone”, “L’Arte e le Arti, pilastri portanti dell’edificio massonico“, “La Lunigiana, terra ribelle e di antica cultura. Le radici massoniche della Lunigiana storica” e  “La Massoneria e ‘il Femminile”, l’ultimo appuntamento, in ordine di tempo, si  è svolto il 17 dicembre nel Centro Salvador Allende della Spezia con la presentazione del libro di Juan Gonzalo Rocha “Allende massone. Il punto di vista di un profano”, edito da Mimesis. Grande animatore della rassegna Angelo “Ciccio” Delsanto, curatore della mostra al Museo Etnografico.

Rassegna e mostra sono promosse dal Comune di La Spezia in collaborazione con il Grande Oriente d’Italia.




Fonte: GOI

Franz Kafka e il dominio degli arconti


Kafka è stato insieme a Nietzsche l'autore più analizzato e dissezionato nel Novecento dalla critica letteraria e dalla kulturkritik. Massimo cantore di situazioni angoscianti e claustrofobiche, Kafka ha, in tutti i suoi scritti, evocato l'oscura presenza di un potere contro-spirituale e perverso, al cui servizio si schierano intransigenti funzionari ed ottusi servitori. Così come lo scrittore praghese ha propugnato l'idea di una gnosi negativa, fondata solamente sulla pars destruens e sullo smacco spirituale. É sufficiente questo quindi per classificare Kafka nella sfuggente categoria dello gnosticismo letterario? Questo saggio di Antonio D'Alonzo e disponibile nei prossimi giorni nel catalogo di Tipheret ed. ne è una testimonianza convinta..

Nutrimenti massonici

di Almerindo Duranti