giovedì 30 giugno 2016

I primi mille Mi Piace alla pagina Fb. Il Blog in crescita del 35%

La mascotte del Rito di York

Primi significativi traguardi, per tutto il corredo attorno a questo nostro piccolo Blog. La Pagina Fb, online da poco più di un anno, ha raggiunto in questi giorni i mille Mi Piace. Anche il profilo Twitter, nato subito dopo, ha oggi circa 650 follower. La Newsletter ha circa 1300 iscritti. Il tutto accanto ai post del Blog, quasi 5000 i post, che è in crescita di visitatori, rispetto gli ultimi due anni, del 35%. È ora di crescere ancora.

Esaltazione al grado di Arco Reale: una tornata congiunta dei Capitoli La Culma e Brixia. La soddisfazione di Tiziano Busca



Un'altra esaltazione al Sublime Grado di Arco Reale martedì sera presso la casa massonica di Bergamo. Una speciale tornata congiunta del Capitoli La Culma n.76 all'Oriente di Bergamo e Brixia n.77 all'Oriente di Brescia, congiuntamente alla Commenda Templare Parsifal S.O. all'Oriente di Bergamo e al Capitolo Delta n. 70 all'Oriente di Padova in cui è intervenuto anche il Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dell'Arco Reale - Rito di York, Tiziano Busca. «Un grazie a tutti i compagni intervenuti», ha detto Busca, «che hanno manifestato tanta armonia nella conduzione dei lavori. Un esempio per tutti che l'umiltà e l'armonia sono esempio di eccellenza nella strada dei cercatori del simbolo e che l'energia produce nella via del sacro l'evoluzione della materia per portare il tutto in una dimensione universale».


mercoledì 29 giugno 2016

Dialoghi sulla Massoneria



Ogni libro deve avere una sua giustificazione e una sua utilità. I Dialoghi sono delle risposte sull’essenzialità della Massoneria, rivolte a un nuovo adepto, ma in realtà vogliono contrastare l’opinione comune, spesso errata o surrettizia sull’Ordine, opinione qui corretta da una lunga militanza ed esperienza Massonica. Ma, soprattutto, da quella “passione per l’uomo” e per l’umanità descritta da Fichte nelle sue Lezioni sulla Massoneria. Il testo di Borrione (Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno) affronta cinque argomenti, fra i più dibattuti e sottoposti a incomprensioni o, peggio, calunnie. Il primo argomento è il potere o, meglio, ciò che si crede sia peculiare alla Massoneria, e cioè la ricerca complottistica di un’influenza politica diretta all’acquisizione di denaro e quindi della base stessa del potere.
A volte i media più “benevolenti” attribuiscono queste velleità alla Massoneria “deviata”. Ma questa pretesa deviazione si fonda sull’esistenza di una miriade di pseudo–massonerie (oltre centotrenta) rivolte a fini spesso ignobili, come l’acquisizione di capitazioni rivolte ad arricchire le proprie gerarchie o peggio. La Massoneria ha richiesto più volte, nei decenni passati, una legge sulle associazioni che separi il grano dal loglio, ma l’interesse dei partiti e dei sindacati ecc., non è certo quello del controllo e della verifica. L’essenza della Massoneria è quella della persistenza, storica e metafisica assieme, di un progetto che prevede la liberazione dell’umanità dai bisogni, dall’ignoranza e dalla tirannia come fattore propedeutico dall’evoluzione spirituale in vista della reintegrazione e dell’unità del tutto. Dal superamento della falsa teoria barrueliana del complotto si può, più correttamente, ipotizzare una continua volontà iniziatica del ritorno ai principi primi, agli archetipi, in una visione forse utopistica, ma comunque tenacemente perseguibile di un’umanità tanto evoluta materialmente e psichicamente da evolvere infine, fino alla sua divinità, al suo unificarsi con l’energia divina dalla quale proviene.

martedì 28 giugno 2016

«Pregate per il mio capo massone»



La cosa funziona così. C’è un sito, Top Cristiana, dove puoi invitare alla preghiera per qualsiasi argomento. Una febbre che non passa, un amore che non torna, una promozione che non arriva. E puoi indirizzare la comunità di preghiera anche a terzi, alla mamma, al papà, all’amico, al collega. Certo che una preghiera per il capo massone, però nessuna se la poteva aspettare.

Visita il sito

lunedì 27 giugno 2016

«L’oriolo non vede un ramo, vede un’occasione per appollaiarsi»

James Hillman

«Il mondo non è fatto tanto di nomi, quanto di verbi. Non consiste solamente di oggetti e di cose; è pieno di occasioni utili, ludiche, avventurose» ci suggerisce Hillman, regalandoci un’intuizione in qualche modo rivoluzionaria. Spostare l’attenzione dall’oggetto all’occasione, dal nome al verbo, ci ricongiunge al nostro infinito potere di azione e trasformazione. L’oggetto può non essere disponibile perché fuori di noi, ma il verbo può sempre essere coniugato in prima persona. Sebbene al momento mi sfuggano l’amore, il gioco, la potenza, la ricchezza o un aiuto, nondimeno – se voglio – mi appartengono l’amare, il giocare, il potere, l’arricchirmi e l’aiutare. E se anche in questo istante non vi fosse nulla a darci, saremmo comunque capaci di gioire.

Fonte: Spazio interiore

Una monografia sui templari sull'ultimo numero di Sophia Arcanorum



Oggi desideriamo segnalarvi la rivista informatica “Sophia Arcanorum”, che cura ormai da sei anni il Fr.'. Pippo Rampulla, raggiungibile al link http://sophia-arcanorum.it/index.html. Si tratta di una raccolta periodica di studi tradizionali, con una buona diffusione nazionale ed estera, che ha pubblicato diversi contributi sul templarismo, non ultimo un numero speciale monografico dal titolo “I Cavalieri Templari e la Sacra Sindone”. Dal sito web della rivista sono accessibili anche tutti i numeri arretrati...

domenica 26 giugno 2016

Lutto nel Rito di York

È scomparsa dall'orizzonte dei fenomeni la suocera del comp. Gaetano Rosato, Gran Segretario del Gran Concilio dei Massoni Criptici d'Italia - Rito di York. Le condoglianze dalle giunte di tutti e tre i corpi rituali dello York e dalla redazione del Blog.

venerdì 24 giugno 2016

Oggi a San Galgano la magica tornata sotto le stelle...



Appuntamento oggi a San Galgano per festeggiare il Solstizio d’estate nella magica atmosfera dell’Abbazia che ormai da anni ospita, sotto le stelle, la tradizionale tornata congiunta delle logge senesi Arbia (138), Montaperti (722), Salomone (758) e Agostino Fantastici (1472). La manifestazione, patrocinata dal Collegio circoscrizionale della Toscana, ha raggiunto quest’anno la undicesima edizione e i lavori si svolgeranno in grado di apprendista – dalle ore 19,30 –  sotto il maglietto della Loggia Salomone. Sarà presente il Gran Maestro Stefano Bisi mentre l’orazione sarà tenuta dal Grande Ufficiale di Gran Loggia Umberto Busolini. La tornata rituale sarà interrotta per consentire a familiari e amici di assistere all’evento. Seguirà l’agape bianca.

L’Abbazia di San Galgano, iniziata verso il 1220 ma consacrata solo nel 1268, segna l’inizio dell’arte gotica in Toscana. Andata in rovina dopo il ‘500, nel 1924 fu restaurata da Gino Chierici ma solo allo scopo di rallentarne l’inarrestabile degrado: il risultato è che adesso non appare affatto come un rudere ma bensì come un’originale struttura lasciata volutamente incompiuta. Le proporzioni, i materiali, l’assenza del tetto, il rosone vuoto, il silenzio, il cielo a vista avvolgono e stordiscono. Ed è proprio la mancanza del tetto, crollato nel 1768, che esalta l’articolazione e l’eleganza architettonica delle linee che si slanciano verso il cielo aperto come un inno alla spiritualità, accomunando in questo l’Abbazia a quelle di Melrose e di Kelso in Scozia, a quella di Cashel in Irlanda e a quella di Eldena in Germania.

Fonte: GOI

giovedì 23 giugno 2016

A Torre della Metola con il Clan Sinclair



Un'altra iniziativa del Clan Sinclair per il prossimo 3 luglio: una visita alla Torre della Metola, seguita dallo spettacolo «Alchimia dei volti», presso l'Agriturismo Rossi. L'appuntamento è alle 15.00 presso il parcheggio di via Baden Powell, a Sant'Angelo in Vado.

«Vi è stato un tempo in cui l’uomo ha raccolto, nella memoria e nello spirito, il senso e la luce della sua natura. Non dappertutto ma soltanto in luoghi dove il simbolo della pietra e la conoscenza del passato si sono manifestati tracciando, nei secoli successivi, una via agli uomini che cercavano la verità: il senso del loro viaggio terreno e la loro unicità nell’universo. Gli effluvi del fuoco sacro dell’athanor - in cui la trasformazione della materia riproponeva con forza la magia della creazione e del sogno - tra lo zolfo, il mercurio, e il sale, salivano a ricercare la pietra filosofale evocando un magico territorio, una Avalon dell’ Uomo Sacro. Ecco, anche questo è la nostra terra, il nostro vento, la nostra pioggia, il nostro fuoco … un territorio dove la magia si fonde con la Cultura, con la Conoscenza, con la nostra Storia. La Metola è il vertice, Francesco Maria Santinelli il cantore ispiratore di una energia che appartiene ai Mistici. San Francesco non casualmente percorse le nostre strade segnando con il Tau l’ energia universale di questo territorio».

mercoledì 22 giugno 2016

Il Rito di York italiano alla Grande Assemblea austriaca

Il General Gran High Priest Loui Bertrand con i sommi sacerdoti di Slovenia e Austria

Una delegazione italiana del Rito di York ha partecipato alla Grande Assemblea d'Austria tenutasi a Vienna il weekend scorso, portando i saluti del Sommo Sacerdote Tiziano Busca. Erano presenti Gilberto Bonaccorso, Sommo Sacerdote Onorario, Mauro Luzi, Presidente dell'Alto Sacerdozio, Nicola Zanetti, Gran Segretario Aggiunto, Mario Pieraccioli, Gran Maestro dei Criptici e Davide Bertola, Gran Maestro aggiunto dei criptici.

Davanti alla lapide commemorativa di Mozart

Che fine ha fatto l'età dell'Acquario?



Dov'è l'Età dell'Aquario? A Parma, Domenica 26 giugno (dalle ore 11.00 alle 17.30) ne parlerà a Parma Nadav Crivelli. Da decenni facciamo rosee previsioni sull'entrata in una Nuova Era, di grandi balzi spirituali ed umani. Ma dov'è tutto ciò? Il mondo dell'illusione televisiva e giornalistica ci mostra ben altra realtà. La verità è che dipende da noi, non da personaggi pubblici di nessun tipo:

Occorre ricercare in questo presente e riconoscere i nostri valori, talenti, per costruire una nuova era. Qual è la nostra tribù? Quali sono i nostri lati migliori?

«Dedicheremo la giornata a ricercare i nostri talenti e come applicarli al tanto atteso passaggio dalla Torre di Babele, cioè dalla Babilonia d'oggi, alla Gerusalemme Celeste. Verremo guidati in ciò dagli archetipi delle Dodici tribù, dodici Porte della Gerusalemme celeste, dodici serbatoi di talenti e doti, assumendo le quali possiamo entrare al luogo della festa nuziale tra l'Agnello e la Sposa, che è la Gerusalemme celeste. Ogni tribù ci insegna e ci propone il nostro più adatto e coerente modello di comportamento, la parte centrale delle nostre doti, come realizzare i nostri talenti».

info: Cecilia 339-7238036. Centro Aleph, via Oberdan 7/a (vicino a Viale Mazzini).

martedì 21 giugno 2016

Solstizio d'estate, una notte speciale

di Cesare Marco Delorenzi



Questa notte è la notte del Solstizio. Alle ore 22,03 UTC ovvero alle ore 00,34 italiane di martedì 21 giugno 2016 il sole raggiungerà il punto di declinazione massima; è l’inizio dell’estate, ma anche il momento in cui le giornate iniziano ad accorciarsi sino al solstizio d’inverno.

Il solstizio d'estate, rappresentando l'inizio dell'omonima stagione, è sempre stato nella storia occasione di feste, come i Litha nel neopaganesimo o la natività cristiana di Giovanni Battista, cosiddetta "Notte di San Giovanni" o "Notte di mezza estate".

Attenzione il caldo estivo non è dato dalla distanza dal sole (anzi dal 3 al 7 luglio la terra si trova alla massima distanza dal sole, chiamato punto di Afelio) ma proprio dall'angolo dei raggi solari.


Il Solstizio (dal latino solstitium, composto da sol-, "Sole" e -sistere, "fermarsi") è, in astronomia, il momento in cui il sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica il punto di declinazione massima (o minima per il solstizio invernale).

Il fenomeno è dovuto all’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica; il valore di declinazione raggiunta coincide con l'angolo d'inclinazione terrestre e varia con un periodo di 41000 anni tra 22° 6' e 24° 30'. Attualmente l'angolo è di 23° 27' ed è in diminuzione.

Nel corso di un anno il solstizio ricorre due volte: il Sole raggiunge il valore massimo di declinazione positiva nel mese di giugno (segnando l'inizio dell'estate boreale ovvero nel nostro emisfero, w dell’’inverno australe) e negativa in dicembre (marcando altresì l'inizio dell'inverno boreale e dell'estate australe).

Il solstizio ritarda ogni anno di circa 6 ore rispetto all'anno precedente (più precisamente ( 5h 48min 46sec) e si riallinea forzosamente ogni quattro anni in corrispondenza dell’anno bisestile , introdotto proprio per evitare la progressiva divergenza delle stagioni con il calendario.

Al mezzogiorno locale del giorno del solstizio d’estate il Sole raggiunge la massima altezza sull’orizzonte. Come nota possiamo dire che nel tardo impero romano riferendosi al solstizio d'inverno, si parlava di Sol Invictus (Sole invitto) per celebrare il giorno in cui il Sole smetteva di calare sull'orizzonte.
Tracce di culti solari s'incontrano in tutto il mondo, dalla Polinesia all’Africa alle Americhe e giungono fino ai nostri giorni: per gli eschimesi il sole è la vita mentre la Luna è la morte, in Indonesia il sole s'identifica con un uccello e con il potere del volo, tra le popolazioni africane primitive la pioggia è il seme fecondatore del dio Amma, il sole, creatore della Terra.

Per gl Incai, la cui massima fioritura si ha intorno al XV secolo, la divinità Inti è il sole, sovrano della terra, figlio di Viracocha, il creatore, e padre della sua personificazione umana, l'imperatore. Attorno a Cuzco, capitale dell'impero, sorgono i Mojones, torri usate come "mire" per stabilire i giorni degli equinozi e dei solstizi. A Macchu Picchu, famoso luogo sacro degli Inca, si può ancora vedere il Torreon, una pietra semicircolare incisa per osservazioni astronomiche, e l'"Intihuatana", un orologio solare ricavato nella roccia.

Per i Maya il sole è il supremo regolatore delle attività umane, sulla base di un calendario nel quale confluiscono credenze religiose e osservazioni astronomiche per quell'epoca notevolmente precise.

Tra gli Indiani d’America il sole è simbolo della potenza e della provvidenza divine. Presso gli Aztechi veniva assimilato a un giovane guerriero che muore ogni sera e ogni mattina risorge, sconfiggendo la luna e le stelle; per nutrirlo il popolo azteco gli offriva in sacrificio vittime umane. Leggende analoghe, anche se fortunatamente meno feroci, si trovano ancora tra le popolazioni primitive nostre contemporanee. Gli stessi Inuit (eschimesi) ritenevano fino a poco tempo fa che il sole, durante la notte, rotolasse sotto l'orizzonte verso nord e di qui diffondesse la pallida luce delle aurore boreali: convinzione ingenua, ma non del tutto errata, visto che è stato studiato come le aurore polari siano proprio causate da sciami di particelle nucleari proiettate nello spazio ad altissima energia dalle regioni di attività solare. Tutto il culto degli antichi Egizi è dominato dal sole, chiamato Horus o Kheper al mattino quando si leva, Ra quando è nel fulgore del mezzogiorno eAtum quando tramonta. La città del Sole, Eliopoli, era il luogo sacro all'astro del giorno, il tempio di Abu Simbeli, fatto edificare da Ramses II°, XII° secolo a.c., era dedicato al culto del Sole.

Secondo la cosmologia egizia il Nilo era il tratto meridionale di un grande fiume che circondava la Terra e che, verso nord, scorreva nella valle di Dait, che raffigurava la notte; su esso viaggiava un'imbarcazione che trasportava il Sole (raffigurato come un disco di fuoco e impersonato nella figura del dio Ra) che nasceva ogni mattino, aveva il culmine a mezzogiorno e al tramonto viaggiava su un'altra imbarcazione che lo riportava a Est. Si devono agli Egizi alcune delle prime precise osservazioni astronomiche solari, in base alle quali i sacerdoti del Faraone prevedevano le piene del Nilo e programmavano i lavori agricoli. Le Piramidi sono disposte secondo orientamenti astronomici, stellari e solari. Gli Obelischi erano essenzialmente degli gnomoni, che con la loro ombra scandivano le ore e le stagioni. Gli orologi solari erano ben noti e ne esistevano diversi tipi, alcuni dei quali portatili, a forma di T o di L, chiamati merket: il faraone Thutmosis III, vissuto dal 1501 al 1448 a.C., viaggiava sempre con la sua piccola meridiana, come noi con il nostro orologio da polso. La prima comparsa di Sirio, la stella più luminosa del cielo, all'alba, in estate, era per gli Egizi il punto di riferimento fondamentale del calendario. Il loro anno era di 365 esatti, ma sapevano già che in realtà la sua durata è maggiore di circa sei ore, per cui avevano calcolato che nel corso di 1460 anni la data delle inondazioni del Nilo faceva una completa rotazione del calendario.

Ultima, ma non meno importante, nota: siamo in prossimità della Luna Piena.

Quando la Luna Piena si forma in cielo, astrologicamente prendono forma le occasioni per raggiungere la massima realizzazione di quanto è stato seminato nel novilunio precedente. Il novilunio di giugno, chiamato “Senza Nome” o “Tredicesima Luna” è sempre stato molto particolare.

Ieri, 20 giugno 2016, alle 13:04 la Luna raggiungerà il 29° grado del Sagittario, perfezionando l’opposizione al Sole in Gemelli. Questo grado è l’ultimo prima che i due Luminari si spostino e che il Sole faccia il suo ingresso stagionale nell’estate (Solstizio d’Estate). Il fatto che il Solstizio estivo avvenga in concomitanza con il plenilunio è qualcosa di raro (accade all’incirca ogni 30 anni), ma al di là della rarità ha sicuramente un grande impatto simbolico: la Luna Piena, che rappresenta il momento massimo di espressione del Femminino, avviene poche ore prima del Solstizio estivo durante il quale, anticamente, si è sempre celebrato il momento di massimo Potere del Sole, simbolo del Maschile, che vince sulla confusione e sulle tenebre.

Tutti i rituali del solstizio erano pensati per decretare il momento di passaggio metaforico dalla fase embrionale del Bruco a quella completa di Farfalla, simbolo dell’Anima/Psiche, che si dischiude nella luce dell’estate. La Regina, che è la Luna, è adesso vestita di regalità dato che è al suo massimo splendore, ed è corteggiata dal Sole, al massimo della sua forza, che la invita ad unirsi in un matrimonio mistico e solenne.

Un’altra particolarità di questa Luna, oltre al fatto che avvenga appunto al Solstizio, è che si formerà vicino ad un luogo zodiacale molto sensibile: è a 27° del Sagittario, infatti, che si trova un punto di estrema energia radiante: il Centro Galattico.
Il Centro Galattico è il punto attorno al quale ruota l’intera via Lattea ed è astrologicamente collegato al mondo delle intuizioni e della conoscenza superiore. Secondo gli scienziati, questo è un enorme buco nero delle dimensioni di una enorme stella e con la densità di milioni di Soli. E’ attraverso questo punto, specie se collegato ai pianeti della carta di nascita, che possono prendere forma pensieri ed intuizioni che hanno la caratteristica di elevare la coscienza e dirigerla verso il proprio destino.

Ma tutto questo ci avvicina ad un altro versante Magico ed al mondo delle streghe che merita una trattazione differente.

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lunedì 20 giugno 2016

Tiziano Busca sul tetto di Amazon



Successo online per «Rito di York. Storia e metastoria». Su Amazon il libro di Tiziano Busca ha già superato in classifica piccoli classici come «La Massoneria. Una simbologia in movimento», il titolo che ha inaugurato la collana di studio curata dal capitolo de Lantaarn, e autori di peso come «Nel nome della dea» di Massimo Agostini, «Indietro non si torna» di Gustavo Raffi, «Contributo alla critica del tempo (e di me stesso)» di Mauro Cascio, «Il coraggio di sognare» di Luigi Pruneti.

Ecco l'orologio del Rito di York



Ecco l’orologio del Rito di York. Un piccolo gioiellino al quarzo, nero, provvisto anche di bussola per ‘orientarsi’ durante i propri viaggi iniziatici e con la possibilità di personalizzarlo, incidendo le proprie iniziali e l’anno di iniziazione in Massoneria. Un pezzo unico che è ordinabile da oggi a 80 dollari.

Per averlo clicca qui

venerdì 17 giugno 2016

Riflessioni sul Culto e sul Rito Cataro

di Filippo Goti



«Siamo venuti davanti a Dio e davanti a voi e le ordinanze della Santa Chiesa 
che possiamo ricevere il perdono e la penitenza per tutti i nostri peccati 
nel pensiero, parola e azione dalla nostra nascita fino ad oggi 
e chiediamo la misericordia di Dio e di voi di pregare per noi 
al Santo Padre della Misericordia che Egli ci perdonerà...»
Apparelhamentum, dal Rituale Lione Rito cataro attraverso il quale i membri della comunità confessavano i propri peccati







Introduzione

Il catarismo, come più in generale lo gnosticismo, continuano a rappresentare un patrimonio culturale, filosofico e rituale verso il quale numerose persone, non sempre animate da volontà di conoscenza,  sono attratte. Molti per spirito di curiosità verso quella che è stata una diversa espressione di spiritualità cristiana, legata alla povertà e alla comunione dei fedeli, altri per amore della storia medioevale, ed infine alcuni intenti ad impreziosire cerimonie e corpi rituali con elementi formali e nominali del catarismo. Purtroppo molti, fin troppo, tralasciano di comprendere la vera essenza del catarismo, della sua natura  che certamente non si può ridurre ad una semplice alternativa religiosa, nei confronti della Chiesa Cattolica.
L’essenza del catarismo, così come dello gnosticismo, si estrinseca in un’insanabile divergenza cosmogonica ed escatologica nei confronti del cattolicesimo e delle altre religioni del libro. La quale si può riassumere in una semplice domanda “DA DOVE NASCE IL MALE DI QUESTO MONDO”, a cui gli gnostici hanno risposto: “DALLO STESSO DIO CHE HA FATTO QUESTO MONDO”.
Tralasciare tale evidenza è commettere sfregio alla memoria e al sacrificio di quella moltitudine di uomini e donne che sono stati oppressi, torturati, e scannati da aguzzini animati da una fede radicalmente alternativa, espressione di una difforme radice spirituale. Questo è quanto sfugge a molti che oggi si proclamano catari, o che amano travestirsi da vescovi gnostici non trovando soddisfazione dalla vita di ogni giorno, o dal carico di altre onorificenze di ottone. L’accorto studio della storia ci insegna come lo gnosticismo, e il catarismo che ne è stata espressione tardiva, hanno tramandato nel corso dei millenni una radice spirituale, e non una forma religiosa, opponente a quanto incarnato nel cattolicesimo romano, ed ortodosso, così come nell’ebraismo e così come nell’Islam. Infatti tutte queste tre religioni, seppur in modo diverso, si sono impegnate a sradicare lo gnosticismo in ogni sua forma. Ricorrendo sovente alla violenza e il genocidio. Mediocre e cieco è colui che ritiene ciò figlio del passato, basta vedere quanto ancora oggi è compiuto ai danni di Mandei, Yazidi  e Zoroastriani in quel luogo che un tempo era la Persia.

Terminato questo breve preambolo, e malgrado questo lavoro non sia legato ad un inquadramento storico e sociale del fenomeno cataro, quanto bensì ad evidenziarne le peculiarità dottrinali, è necessario per meglio delimitare il fenomeno portare alla memoria del lettore alcuni elementi, meritevoli di un successivo approfondimento.

Il catarismo non è stato un estemporaneo apparire, una chimera, o un tremulo sogno che al mattino viene fagocitato dal risveglio, ma un fenomeno duraturo, complesso, frutto tardivo dello gnosticismo, ed estremo tentativo di raccogliere in forma religiosa gli gnostici. Al contempo poteva rappresentare, così come potevano esserlo figure come Valdo e Lutero, un momento di riflessione per la Chiesa Romana impastata nel lusso, nella politica, e nel nepotismo. Purtroppo non fu accolta la riflessione che esso offriva nei suoi aspetti formali, un ritorno alla semplicità evangelica e alla povertà, e la risposta fu la spada.

Il catarismo è fiorito lungo un periodo che abbraccia la fine del decimo secolo dell'era cristiana, fino alla seconda metà del quindicesimo secolo. Tre sono le date in cui possiamo sintetizzare la vita e la morte di questa religione:
Anno 950 che vedeva coppie di buoni uomini camminare lungo le vie della Francia meridionale, portando il buon insegnamento e mostrando come fosse possibile vivere l’insegnamento primitivo del Cristo.
Anno 1208 Assassinio del legato papale Pierre di Castelnau, a cui segue l'appello del Papa alla Crociata contro gli albigesi/catari.
Anno 1463 conquista della Bulgaria da parte dei Turchi e fine della religione Bogomilla, da cui erano derivati i catari.

Il catarismo non ha rappresentato tanto un'eresia fuggevole e fugace, altrimenti non si spiegherebbe il fascino che ancora oggi esercita questo che è stato un movimento spirituale che per secoli ha conteso alla Chiesa di Roma il cuore e le anime delle regioni più ricche e prospere dell’Europa. Il catarismo era una vera e propria religione, organizzata in diocesi disseminate fra la Francia meridionale, la Spagna, l'Italia del Nord, ed infine la Germania. Neppure è possibile affermare che i seguaci di questa religione fossero dei poveri incolti, storditi della parole di visionari e folli, in quanto le zone di influenza del catarismo coincidevano con il cuore ricco e pulsante, economicamente e culturalmente, dell'Europa medioevale. Inoltre i catari non provenivano solamente dal popolo, ma raccoglievano adesione in ampi strati della nobiltà e della borghesia. Dimostrando così nei fatti un radicamento, una capacità di penetrazione, che non poteva che risiedere in un forte consenso sociale, che parimenti si affiancava allo scontento verso i costumi corrotti di sacerdoti e vescovi romani. I perfetti e i credenti catari sapevano dare l’esempio in vita di quanto professavano, e ciò era apprezzato dai fedeli stanchi di vedere come la miseria di questo mondo fosse tutta a loro carico, mentre la classe sacerdotale pietrina godeva con largo anticipo della ricchezza del mondo celeste.

Purtroppo il catarismo rimase vittima del suo enorme successo, che attirò l’attenzione malevola pontificia, così come delle guerre intestine che scuotevano la Francia, suddivisa in stati feudali, e contrapponevano, per questioni dinastiche, le famiglie nobiliari di mezza europa. Ebbero così buon gioco gli avversari del catarismo nel coalizzarsi vuoi con l’Imperatore, vuoi con nobili locali, o barattare investiture papali ai regnanti, in cambio di roghi e genocidi. Malgrado questa barbara violenza, il catarismo è sopravvissuto nello spirito di coloro che autenticamente si riconoscono in esso, e ne hanno mantenuto vivo il ricordo e il patrimonio culturale e filosofico.



Il Culto
Dualismo assoluto, dualismo mitigato

È necessario premettere che lo gnosticismo dei primi secoli della cristianità raccoglieva due grandi matrici: quella alessandrina e quella orientale. Queste si caratterizzavano non solo per elementi formali quali la strutturazione delle forme aggregative, il corpo rituale, e il diverso stile narrativo degli scritti; quanto per la profondità della frattura che esiste fra il piano manifestativo umano, e il piano superiore divino. La matrice orientale narrava un dualismo netto e verticale, che vedeva due divinità fra loro antitetiche e coeve. Lo gnosticismo di matrice alessandrina proponeva una frattura pneumatica orizzontale, causata da un gesto di ribellione o di amore snaturato, da cui in seguito era nato questo nostro mondo. Entrambe le visioni cosmogoniche trovano coincidenza, ed è qui l’unicità della prospettiva gnostica, nel considerare la creazione espressione di un dio minore ostile all’uomo. L’uomo, nella visione degli antichi gnostici, si trova imprigionato in un mondo inferiore ingannevole, separato dal mondo della luce verso cui anela il ritorno.

Parimenti il catarismo al proprio interno ripropone tale alternanza, dove alcuni abbracciano un dualismo assoluto, ed altri un dualismo mitigato. È però da ricondursi alla prima forma di dualismo la vera radice catara, in virtù della genesi stessa di questa religione che trova radicamento in Francia, tramite la trasmissione del corpo docetico dai Bogomilli. Il Bogomilismo era una setta eretica cristiana organizzata in forma di Chiesa, con proprie diocesi in tutta l’Europa balcanica. La nascita di questa religione è collocabile nel IX secolo, quindi precedentemente al catarismo, ed è a sua volta una gemmazione e derivazione dei pauliciani, setta ereticale dualista del VII secolo, che venne dispersa dalle persecuzioni dell’Impero Romano d’Oriente, e successivamente dalla repressione turca. I  bogomili, così come i pauliciani,  rappresentano la continuazione  del dualismo di matrice orientale. Un dualismo quello orientale, che nasce attorno alla fine del terzo secolo dell’era cristiana, caratterizzandosi per la forma di chiesa, e per la vocazione a raccogliere elementi figurativi e mitologici di altre religioni, così come per il fervente apostolato. Il manicheismo è stata la prima religione universale della storia umana, e si è spinto dalla Persia all’Egitto, alla penisola balcanica, fino a raggiungere il cuore della Cina dove sopravvisse fino al XV secolo.


Dualismo Assoluto

Gli elementi salienti del dualismo cataro assoluto, sono da ricercarsi nell’esistenza di due
principi ed enti divini antagonisti, ed irriducibili: Dio e Satana. Dove il secondo viene identificato nel Dio dell’Antico Testamento. Dio, il dio della Luce e dello Spirito, ha creato gli esseri perfetti, mentre Satana ha dato vita al mondo in cui viviamo.
La narrazione mitologica catara, ci narra che Lucibello, il figlio prediletto di Satana, con l’astuzia si introduce nel Regno della Luce, e con l’inganno della lusinga sensuale, mostra un demone femmina, seduce Angeli intenti ad adorare Dio. Questi distolgono lo sguardo dal Dio della Luce, ed inebriati dai sensi, cadono in grande numero sulla terra, dove vengono imprigionati in corpi di fango. Gli angeli perdono memoria di ciò che erano per loro diritto di nascita, e danno vita all’umanità. Ecco quindi che l’essere umano è una creatura scissa, dove il corpo è frutto delle arti magiche ed ingannevoli di Satana e di suo figlio Lucibello, coadiuvati dalle schiere demoniache  mentre in se conserva lo Spirito che è frutto del Padre della Luce.

Così come in altri miti gnostici, il Padre della Luce si muove a pietà e manda suo figlio Cristo a portare, novello Prometeo, la conoscenza che redime e salva gli uomini in grado di accoglierla. Cristo non è fatto di carne, non è nato da ventre di donna, il suo è un corpo apparente, in quanto è formato completamente da puro Spirito. Cristo quindi non soffre in croce, non subisce la passione, in quanto non ha corpo (docetismo). Gli insegnamenti spirituali sono trasmessi ai buoni uomini, gli apostoli, dal Cristo stesso, e questi li amministravano con pienezza formale e sostanziale. Tramite trasmissione, questi insegnamenti giunsero fino ai buoni uomini di Occitania che impartivano il Consolamentum.

Questo sacramento riveste carattere centrale nella Fede catara. Il Consolamentum, o Battesimo con lo Spirito e il Fuoco, rappresenta la discesa dello Spirito Santo da Dio e la sua unione con l'anima, per l'intercessione del Cristo. Solo un Buon Uomo poteva amministrare il  Consolamentum, il quale annulla gli effetti della caduta e ristabilisce il fedele nello stato di grazia precedente. Durante la Cerimonia, che avveniva dopo la Tradizione della Preghiera, veniva pronunciato quanto prescritto dal Rituale. Prima l'Anziano tra i Buoni Uomini imponeva il Libro (il Vangelo di Giovanni) sul capo del consolando, che riceveva quindi l'imposizione della mano destra sul capo da parte di ognuno dei Buoni Uomini. Presso alcune comunità il fedele veniva poi bagnato dall'acqua, ma è bene far notare che quest'acqua non svolgeva alcuna funzione sacramentale.

Coloro che avevano ricevuto il Consolamentum erano persone vincolate dalla Regola. Questa prescriveva la completa astinenza da ogni cibo generato dal coito, ossia dalla carne, dalle uova, dal latte e da qualsiasi derivato. Erano invece ammessi pesci, crostacei e molluschi, in quanto è detto da Cristo che la carne nata dall'acqua è nata senza corruzione. Era necessaria anche la totale rinuncia a ogni forma di sessualità e persino al contatto casuale con persone di sesso opposto. La Preghiera del Padre era prescritta seguendo le ore del giorno e della notte, e prima di mangiare o di bere qualsiasi cosa; vi erano tre Quaresime, e ogni lunedì, mercoledì e venerdì erano di digiuno. Il Consolamentum comportava l'immediato e totale perdono per ogni peccato o crimine commesso in precedenza, ma decadeva all'istante ad ogni violazione della Regola, con la necessità di essere nuovamente impartito dopo un lungo periodo di penitenza e purificazione. Ai Buoni Uomini toccava la divulgazione delle idee catare, come missionari.

Il Consolamentum, oltre ad essere impartito durante la cerimonia, veniva amministrato a persone gravemente malate, che rischiavano di morire improvvisamente, oppure in punto di morte. Ad esempio era molto comune tra i soldati che difendevano i loro compagni dalla crociata lanciata contro i catari dalla Chiesa di Roma.

Onde fugare velleità moderne, di chi troppo ama fregiarsi di titoli e cariche, è necessario ricordare che il Consolamentum, perchè fosse efficace, necessitava  dell’adesione alla Regola. Questa implicava una serie di precetti morali, sociali ed alimentari molto stretti, e la sola inosservanza di uno di essi determinava la perdita di validità del sacramento, che vieta ogni compromesso con la carne. Non era possibile avere proprietà materiali, si doveva servire gli altri membri della comunità, ogni forma di violenza, anche per difendersi, era bandita, non era possibile mangiare carne, non si doveva avere nessun tipo di rapporto sessuale, si dovevano praticare tre quaresime annue, e più volte al giorno e alla notte si doveva recitare la preghiera del Padre.
Una disciplina spirituale molto ferrea, che non permette nessun furbesco aggiramento, e che stride con l’evidenza di molti presunti vescovi catari moderni e contemporanei, che derivano il loro potere dall’ignoranza e dalla credulità.

Nella visione catara, chi riceveva il Consolamentum, e moriva senza aver infranto i voti che lo rendevano valido, si salvava abbandonando, alla consunzione, il corpo materiale frutto di Satana. Colui che non trovava salvezza invece trasmigrava in altri corpi umani, fino a rinascere cataro, e ricevere il Consolamentum. In base alle varie interpretazioni era previsto un numero prefissato di trasmigrazioni per potersi liberare dagli inferi, identificati con questo mondo, e ritornare alla dimora celeste. Nel momento in cui verranno meno i Buoni Uomini, e non sarà più possibile impartire il Consolamentum, il mondo, in accordo con l’apocalisse di Giovanni, diverrà una pozza ardente di stagno e zolfo.

In questa narrazione mitologica ritroviamo elementi che si riferiscono a diverse correnti gnostiche. Abbiamo ad esempio elementi barbelognostici, come la creazione del corpo dell’uomo da parte degli angeli e dei demoni del Demiurgo, che anche qui è individuato nel dio dell’antico testamento. Troviamo la distinzione fra vecchio e nuovo testamento cara a Marcione, a cui si deve la prima raccolta delle epistole di San Paolo. Ancora ritroviamo il conflitto eterno fra Dio e Satana, due divinità eterne e coeve, che è perno di tutta la speculazione manichea. Lo stesso Consolamentum oltre a riferirsi alla discesa dello Spirito Santo sulla testa degli Apostoli, affonda le proprie radici nella tradizione del fuoco zoroastriana. Molto ancora vi sarebbe da dire, ma ritengo che questi semplici spunti siano sufficienti per innestare curiosità ed autentica ricerca nel lettore.


Dualismo Attenuato

Questa corrente del catarismo considerava l’esistenza di un Dio unico, legato al bene e alla luce, e dei suoi due figli Satanael e Gesù. Il primogenito, Satanel, era stato delegato al governo del cielo, e poteva a sua volta creare. Purtroppo l’orgoglio, la volontà di sostituirsi al padre spodestandolo dal trono supremo, lo convinse a muovere guerra. Seducendo e trascinando dalla sua parte un gran numero di angeli, scatenò una guerra nel regno dei cieli, ma alla fine venne sconfitto, cacciato dal cielo e precipitato sulla terra. Capace ancora di creare, diede forma all’Uomo e alla Donna, cercando di riprodurre sulla Terra le apparenze del mondo superiore. Un nuovo regno completamente deformato dalla violenza, dalla corruzione, dalla blasfemia e dal dolore.

Il Padre unico venne mosso a compassione e pietà per la sorte degli uomini, decise quindi di togliere a Satanel il potere di creare, pur lasciandolo al governo della Terra, ed inviò il suo secondogenito, in forma spirituale, ad impartire l’insegnamento per poter tornare al regno dei cieli.

Il dualismo assoluto e il dualismo mitigato cataro, coincidevano per quanto concerneva i precetti morali e sociali, e la funzione salvifica riservata all’amministrazione del consolamentum. Ecco quindi che entrambi, come abbiamo visto, condannavano la lussuria e il matrimonio in quanto avevano come unico risultato quello di aumentare i servi di Satana. Avevano in avversione i governanti in quanto erano visti come i vassalli di Satana, uomini completamente votati al male. Condannavano la bramosia verso le cose di queste mondo. Proibivano l’uccisione di animali, i quali potevano essere gli involucri di anime che successivamente si sarebbe incarnate in catari, oppure anime che non erano state in grado di terminare il ciclo delle trasmigrazioni. Inoltre entrambi disconoscevano l’antico testamento, come espressione e glorificazione di Satana, e consideravano la Chiesa di Roma corrotta, nel migliore dei casi, o la Chiesa di Satana, nel peggiore.



Conclusioni
Ovviamente molto bisognerebbe dire e commentare attorno ad un certo gnosticismo moderno e contemporaneo, che si è appropriato di concetti e riti catari travisandone la sostanza dell’insegnamento, e la pienezza spirituale da questo rappresentata. Non è però questo il luogo e il tempo per analizzare come certe Chiese Gnostiche niente abbiano a che dividere con il catarismo, e come queste dovrebbero essere profondamente purificate e rettificate affinché solo in parte siano in grado di raccogliere tale eredità. Del resto possiamo paragonare la purezza spirituale degli antichi catari, la loro coerenza morale, lo spirito di fraterno sacrificio con il fiorire di queste molteplici chiese gnostiche moderne. Dove da un lato tutto è stato mitigato, sfumato ed annacquato in una sorta di tesofia paramassonica e dall’altro troviamo delle figure apicali, che spesso, hanno natali incerti e in se assommano ogni caratteristica ritenuta biasimevole dagli antichi catari. Come detto, però, questo sarà oggetto di un prossimo intervento.
Mi preme invece sottolineare come il catarismo ha non ha rappresentato un frutto tardivo dello gnosticismo, quanto piuttosto esso rappresenta l'ultima espressione organizzata di tale movimento religioso e spirituale. Dal Battista, a Mani, ai Paulicani, ai Bogomilli, per giungere ai Catari ecco la strada secolare che lo gnosticismo ha compiuto per fecondare il cuore dell’Europa. Un tragitto lungo migliaia di chilometri, e che si è snodato lungo undici secoli fra guerre, persecuzioni, contenziosi filosofici e spirituali, per poi arrestarsi innanzi alle armi e al genocidio.
Al contempo il catarismo raccoglie molto delle varie tradizioni gnostiche degli albori. In esso riscontriamo temi cari a Marcione, e cioè la dicotomia fra Nuovo ed Antico Testamento, che vede il secondo espressione e glorificazione del Demiurgo/Satana e il primo novella salvifica del Padre Buono. La guerra fra la luce e la tenebra i cui echi si ritrovano nello zoroastrismo, nel mazdismo e nel manicheismo. Così come la funzione della donna come elemento di caduta e seduzione, perno dei barbelo gnostici. Molto altro ci sarebbe ancora da dire e da evidenziare, e sarà centro di un prossimo lavoro, mi preme però concludere ricordando che il catarismo non era un abito da indossare in guisa della stagione, ma l’espressione di un orientamento, di una prospettiva spirituale ben determinata. Inconciliabile, essa, da quella che vede una linearità fra Creatore/creazione/ creatura, e che molto pretende in quanto a requisiti sostanziali da parte dei fedeli che in essa si riconoscono.
È oggi possibile la rinascita del catarismo ? Idealmente è possibile, ma è necessario sposarne l’autentico sentimento di spogliazione. Vorrei lasciarvi, amici miei, con le parole di colei che è stata un’autentica catara contemporanea.

«L'Europa non ha mai più ritrovato allo stesso livello la libertà spirituale perduta per effetto di questa guerra [contro i Catari]. Infatti nel XVIII e XIX secolo soltanto le forme più grossolane della forza furono eliminate dalla lotta delle idee; la tolleranza allora in auge finì col contribuire alla costituzione di partiti cristallizzati e sostituì alle costrizioni materiali le barriere spirituali. Le idee non vi si scontravano, esse vi circolavano in un ambiente in certo qual modo continuo. E questa l'atmosfera propizia all'intelligenza; le idee non sono fatte per lottare».
Simone Weil (I catari e la civiltà mediterranea, Marietti 1820, 1996 - 1^ ed.1942)
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Presentato il settimo annuario «Studi evoliani»




Ieri, Gianfranco De Turris, Luca Negri e Adrea Scartabelli hanno presentato all'Arethusa «Studi evoliani 2014», il settimo annuario edito dalle Edizioni Arktos. Come nei volumi precedenti, vi sono contenuti contributi di studiosi intervenuti ai convegni sul filosofo Julius Evola e le Sezioni "Saggi", "Inediti e rari", "Cronache e polemiche", "Rassegne".
In questo annuario sono pubblicati gli atti del convegno tenutosi a Roma il 7 giugno 2014 dedicato agli ottant'anni dalla pubblicazione di «Rivolta contro il mondo moderno» di Evola.


L'ermetismo napoletano raccontato da Jean Bricaud



È diventato difficile, se non impossibile, districarsi nel ginepraio dei moderni Riti Egizi. Ma quale fu la loro origine? Jean Bricaud, di cui Tipheret aveva proposto tempo fa i «Cenni Storici sul Martinismo» , ne traccia delle linee efficaci. Che hanno origine da quelli anni eroici per l’alchimia italiana, che ereditava gli echi di Federico Gualdi e che si raccoglieva intorno a Raimondo De Sangro e al barone Tschoudy. Questa edizione, curata da Mauro Cascio, è introdotta da Egidio Senatore e Gabriele La Porta. In uscita tra qualche settimana.

giovedì 16 giugno 2016

Severino, Nietzsche, la "morte di Dio" e l' "eterno ritorno"



«Da più di mezzo secolo i miei scritti vanno mostrando che ciò che Parmenide dice dell' "essere" va detto invece degli enti. Di ogni ente cioè va affermata l'eternità perché è impossibile e contraddittorio che l'ente non sia. Conseguentemente è eterno ogni "ambiente" e dunque anche l'"ambiente umano" [...] Negarlo è, appunto, la Follia estrema del nichilismo, che identifica l'ente e il niente. Se "realismo" significa che certi enti potrebbero esistere anche se non esistesse l'uomo, il realismo è allora una forma di nichilismo ( cioè una tesi autocontraddittoria) - come l'idealismo. (Né l'uomo potrebbe esistere se non esistesse un qualsiasi altro ente)». 
(Emanuele Severino).

All'ombra della Riconciliazione. Mauro Cascio racconta gli Eletti Cohen



Dopo «Contributo alla critica del tempo (e di me stesso)» con un intervento di Diego Fusaro, fra qualche settimana arriva in libreria il nuovo libro di Mauro Cascio: «All'ombra della Riconciliazione». Un titolo che chiude un lungo percorso di studio che ha visto la cura e la pubblicazione di tutti i classici del Martinismo delle origini: dall'opera omnia di Martinez de Pasqually a quella di Jean-Baptiste Willermoz, ad alcuni saggi di Louis-Claude de Saint-Martin, a Bricaud, Papus, Chevillon, Prunelle de Lière. Una ventina di volumi in tutto, editi da Tipheret.

Le meditazioni di Sedir



Una iniziativa editoriale davvero importate che segnaliamo con piacere. E c’è un perché. Dai tardi anni sessanta in poi c’è stato un progressivo impoverimento degli studi iniziatici che è culminato a qualche anno fa, proprio in piena moda New Age, quando in libreria si trovava solo paccottiglia e fanta-esoterismo. Da un po’ invece una ‘generazione di quarantenni’ sta mettendo su un impianto studi notevole, che ha il merito, aggiunto, di risvegliare anche i sensi sopiti altrui. Di questo numero di studiosi fa parte Filippo Goti che da qualche settimana ha dato alle stampe un classico del Martinismo, a sua cura, scomparso dai nostri scaffali.
«Nelle ‘Meditazioni’ l’autore raccoglie, seppur risentendo di diversa forma, elementi riscontrabili sia negli ‘Esercizi Spirituali’ di S. Ignazio di Loyola, così come in ‘Imitazione di Cristo’ di Tommaso da Kempis. Gesù è sempre presente in questi scritti, è immancabile Unità di Misura a cui riferirsi per ogni azione, per ogni pensiero, per ogni atteggiamento interiore ed esteriore. Esempio non fine a se stesso, in quanto il praticante non deve imitare quanto la narrazione evangelica ci ha trasmesso di questa figura, ma impegnarsi attraverso la pratica, che la lettura consapevole delle meditazione ci suggerisce, ad essere quanto più simile a Lui. Lo stesso Paul Sédir, al secolo Yvon Le Loup (nasce il 2/2/1871 a Dinan – muore il 3/2/1926 a Parigi), nel corso della sua vita ha operato uno stravolgimento della sua prospettiva spirituale. Abbandonando le iniziazioni e i titoli roboanti, tipici della Francia del tempo, così come del mondo occidentale di oggi, giunge ad un percorso di spogliazione interiore, di essenzialità nel pensare e nell’agire, di riconoscimento totale ed esclusivo nella tradizione cristiana-cattolica. Da ricercatore del potere che governa le cose di questo mondo, è divenuto ricercatore della compagnia di Gesù, e a Lui ha chiesto il potere per governare se stesso».
Nel suo nome esoterico vi era già segnato il suo futuro destino. Infatti Paul Sédir è l’anagramma di Désir, desiderio.

Compra il libro

mercoledì 15 giugno 2016

La solitudine, trappola o scoperta dell'infinito



L'occasione è un libro di Eugenio Borgna, psichiatra, filosofo, amante della poesia, dal titolo "La solitudine dell'anima", presentato in un incontro qualche anno fa, organizzato dalla accademia di Psicoterapia psicoanalitica della Svizzera italiana.
Ad accompagnare il professor Borgna Graziano Martignoni, psichiatra e pensatore, in questo video su You Tube che ci sembra importante presentare. Insieme per parlarci della solitudine, che tanto ci spaventa, perché nella sua veste nera è la madre della depressione, dell'angoscia, del lutto e della disperazione, ma che nel suo lato splendente è la radice dell'incontro, il cuore della speranza, il luogo ove possono fiorire germogli preziosi come la poesia e la fede mistica.
Anche il Natale, con i suoi simboli, le sue tradizioni umane, religiose, famigliari, rimanda ad una attesa, che nella frenesia del nostro tempo appiattito sulla soddisfazione immediata e improrogabile possiamo perdere, mentre nella solitudine luminosa è mantenuta viva e palpitante..

Il Grande Oriente d'Italia su Facebook



Sempre più social. La Massoneria del Grande Oriente d’Italia entra anche nel mondo di Facebook con una pagina ufficiale che documenta le proprie attività. Dopo Twitter e YouTube è infatti arrivata la scelta di approdare nel principale social network presente in Internet per condividere il proprio impegno con un pubblico più vasto. E di definire meglio la propria identità nel nostro paese e cioè quella della più antica e numerosa istituzione massonica che vanta una tradizione storica di oltre duecento anni.
Per il Grande Oriente, avere in comune, anche con chi non è massone, le proprie idee e le passioni che animano le sue attività e i suoi progetti, è un modo in più per farsi conoscere e magari apprezzare, oltre i pregiudizi e i luoghi comuni della disinformazione..

L'Universo di Martinez a portata di mano



Ancora un titolo curato da Mauro Cascio, in uscita fra qualche settimana per Tipheret (collana Lamed). Si completa così l'opera di Martinez de Pasqually, dopo il «Trattato sulla Reintegrazione degli esseri» (cioè il libro intorno a cui ruota tutto il resto) e il «Manoscritto di Algeri» (con un poderoso impianto critico di Pietro Mander, già ordinario all'Orientale di Napoli).

martedì 14 giugno 2016

Martinez de Pasqually e l'Illuminismo cristiano



Un nuovo titolo a cura di Mauro Cascio in uscita fra qualche settimana per Tipheret ed. (Gruppo Editoriale Bonanno). Joseph de Maistre, l’autore de «Le serate di san Pietroburgo» tanto amato da Baudelaire, disse che fu Louis-Claude de Saint-Martin che lo fece per la prima volta ‘pensare’. Balzac lo lesse con grande attenzione. Furono martinisti Fernando Pessoa, Gabriele d’Annunzio, Claude Debussy, Edith Piaf. Continua la saggistica intorno al Martinismo e al suo fondatore, Martinez de Pasqually. Di Gerard Encausse viene proposta questa importante biografia di Martinez, che arricchisce il catalogo Tipheret dopo «Martinezismo, Willermozismo, Martinismo e Massoneria»  dello stesso autore uscito l’anno scorso.

lunedì 13 giugno 2016

Ognuno di noi è in più parti del mondo contemporaneamente



Il prossimo 25 giugno alle 16.30 nell’ambito del Master in Consulenza Filosofica e Antropologia esistenziale, presso la Facoltà di Filosofia dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, l’Iface, l’Istituto di Filosofia Clinica Esistenziale organizza il Caffè filosofico «Ognuno di noi è in più parti del mondo contemporaneamente. Il DNA come universale fantastico». Conducono l’evento P. Rafael Pascual, Claudio Bonito e Guido Traversa.

Il sacrificio di Isacco. Oggi la presentazione ai Musei Capitolini



Oggi alle 17 avrà luogo la presentazione del libro di Renato Di Tommasi "Il sacrificio di Isacco del Conte di San Clemente nella questione caravaggesca" (Bonanno editore). Con l'autore, Francesca Curti, Marco Pupillo, Sergio Guarino. Musei Capitolini, sala Pietro da Cortona, piazza del Campidoglio 1, Roma. 

Il mito evocativo del percorso iniziatico



Giovedì 16 giugno presso la casa massonica di Imperia il Capitolo Armonia n.16 dell'Ordine delle Stelle d'Oriente ospiterà Massimo Agostini che presenterà, anche in occasione dell'uscita del suo libro per le edizioni Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno, un lavoro sul mito evocativo del percorso iniziatico. «Una nuova sinergia  di fratellanza tra lunare e solare», dicono la Worthy Matron Manuela Zulberti, e il Worth Patron Flavio Franco. L'incontro inizierà alle 21.00 e sarà aperto anche ai profani. Agostini è Capitano Generale della Gran Commenda del Rito di York e questa iniziativa serve a sviluppare un percorso culturale per la conoscenza del sacro e del templarismo.

venerdì 10 giugno 2016

San Bernardo di Chiaravalle e l’Ordine del Tempio: affinità tra i monaci Cistercensi ed i Cavalieri Templari

di F. Hildebrand



Conoscere la STORIA è conoscere noi stessi, la nostra vita odierna.
San Bernardo da Clairvaux, dottore della Chiesa, grande immagine dell’epoca medioevale, fu il fondatore dell’Ordine Cistercense e fortissimo sostenitore dei Cavalieri del Tempio. Abbracciò e diede nuova immagine alla regola Benedettina, dove lo 'hora et labora', erano fondamento di perfetta armonia tra i monaci ed il Creato tutto, portando questo messaggio anche ai potenti del momento. Non più una Chiesa di pochi eletti, ricca di orpelli e ricchezze, dove la politica ed il nepotismo sono la “REGOLA”, ma una Chiesa conciliante con la vera vita sociale di quest’epoca, fatta quindi per gli “umili per gli umili!”.

Ed è in questa sua visione e modo di vita, che sostiene ed accomuna ai suoi monaci, i Pauperes Milites, monaci guerrieri, che rimanendo difensori in terra santa, dei luoghi ove ha vissuto Cristo, divengono anche uomini di fede, a protezione ed aiuto dei pellegrini che si recano in Terrasanta.

Non solo soldati, Cavalieri, ma anche Monaci, con tutti gli obblighi di carità, castità, fratellenza ed umiltà che comporta questa qualifica. Come i monaci Cistercensi, bonificano i territori da loro occupati, creando canali di irrigazione, sfruttando la forza dell’acqua per costruire molini, frantoi ed altre macchine idrauliche, coltivando i terreni bonificati, a verdura e frutta, per uso proprio o come merce di scambio, così i Cavalieri del Tempio, riescono ad inserirsi in un tessuto sociale ben diverso della loro patria. Ed offrono anche protezione alle genti originarie, o che vivono in Terrasanta.

Ecco quindi nascere sotto la guida dei Templari, fortezze, castelli e borghi, dotati di quell’ingegnieria che crea un nuovo stile nell’architettura, specie quella fortificata. Così come i Monaci Cistercensi hanno creato lo stile denominato “gotico cistercense”, creando nuovi movimenti architettonici nelle abbazie, costruendo intorno ad esse, luoghi specifici, fatti per i comuni momenti di preghiera, come locali e costruzioni preposti per la cura della persona, infermerie, spezierie, ospedali e luoghi di risanamento, così l’Ordine del Tempio riparte nelle fortezze gli stessi spazi di accoglienza, sia per i monaci militari, sia per i pellegrini in transito che raggiungono Gerusalemme. Veri rifugi sia per il corpo che per lo spirito, speculari a quanto edificato dai Cistercensi in Europa.

A mio parere, sembra che siano gli stessi ingegneri ed architetti, muratori e cavapietre, maestri lapicidei e costruttori delle macchine che occorrono a costruire grandi edifici, ma che si possono modificare anche in macchina da guerra. Quasi che un messaggio, un modo di fare e lavorare, sia passato in continuo tra queste due realtà monastiche. Uno scambio di idee e progetti, per portare la società tutta ad un miglioramento costante, per il bene di tutti, per la collettività. Tutto sempre più a misura di “UOMO”, dove si privilegia proprio l’uomo con tutte le sue debolezze, ma anche con tutta la sua nobiltà.

Un modo di vita che ritroviamo sia in Terrasanta che in Europa, portata dall’affinità che lega i due Ordini, e che ha identici scopi. Pregare, che significa essere gruppo, essere un insieme di Fratelli, un corpo unico, formato da uomini che abbandonano una vita prettamente egoistica e materiale. Lavorare per loro stessi, ma anche per gli altri, apportando un miglioramento dello stato naturale delle cose, del Creato, un miglioramento che si riflette sul singolo, personale, e di riflesso per tutta la collettività.

Nel rispetto del Creato e dell’Uomo, nascono luoghi edificati per difendere e proteggere, in Europa, dove le abbazie, sono edifici complessi che formano borghi autosufficienti, come in Terrasanta, dove i Cavalieri del Tempio, ergono castelli, borghi e città fortificate, migliorando quanto già esisteva. Un grandioso sforzo architettonico ed edificativo accomuna i monaci Cistercensi e i Templari!

Ed è un movimento che investe globalmente tutto il mondo occidentale e il vicino oriente, che riscopre le antiche regole di costruzione, gelosamente conservate da gruppi di persone preposti alla cura di queste, non divulgate a tutti, in quanto preziose e destinate a chi solo abbia l’amore di custodirle, e di studiare nuovi metodi innovativi ed applicazioni nel campo delle costruzioni.

È un vero rifiorire dell’architettura, dove chi ci lavora sa che ne rimarra’ traccia indelebile nel tempo. Monaci Cistercensi e Cavalieri Templari, retti da un unico pensiero, tracciano, ed iniziano così una strada che porterà il mondo occidentale a quel momento storico, architettonico e culturale, che sarà il Rinascimento.

Un' idea ulteriore accomuna questi due Ordini. Il rispetto per tutto il Creato. Ed essi si prodigano per abbellire e rispettare quanto li circonda ritornando a quanto voleva e predicava San Bernardo! Ritorniamo a questo splendido uomo. Bernardo sceglie con cura i luoghi dove erigere le sue abbazie, che sono sempre ben servite di corsi o sorgenti d’acqua, posti solitari, boscosi, luoghi che portano pace allo spirito e raccoglimento, ma che impegnano anche nella vita attiva di tutti i giorni i suoi monaci. Sembra un sacerdote dell’Antica religione, Bernardo, a mio parere un Druido, dove il rapporto del Creato è fondamento di vita e pensiero, non lasciando nulla al caso. Egli esalta la Spiritualità Cistercense, che, se supportata dal lavoro fisico, porta la giusta Armonia. Nello stesso tempo il Lavoro, porta il benessere nella vita di tutti i giorni, copre i fabbisogni naturali e corporali.

Così unendo Spiritualità e Lavoro, riesce a riunire sotto un unico modo d’agire, i monaci Cistercensi ed i Templari, dettandone non solo le regole, ma esaltando le loro gesta. Dall’umile monaco che raccoglie i frutti della terra da lui lavorata, al Templare che difende la Fede con le armi e con il suo corpo. Templari posti a difesa, come sempre, alla protezione degli umili, dei pellegrini, ed a tutti coloro che non sono preparati all’arte della guerra.
Bernardo, nei suoi scritti, giustificherà che i Templari potranno togliere la vita agli uomini definiti 'malvagi', e non sarà più omicidio, bensì 'malicidio', ed ovunque compaia e prolifichi il male, questo deve essere annientato. Donerà così due spade all’ Ordine del Tempio, la prima reale per proteggere e proteggersi dalle offese del nemico, la seconda spirituale, una spada per difendere il personale spirito, la propria parte più intima e profonda, dall’attacco che il Male può sempre portare, quel nemico invisibile che può trovare spazio per colpire la mente ed il cuore.

E similitudini pure nei colori. Il Bianco, il Nero. Il vestito bianco e la pazienza nera dei Cistercensi; gli stessi colori che identificano l’Ordine del Tempio, nelle loro vesti, perfino nelle coperte o lenzuola dove vanno a riposare, un lenzuolo dove giacere di colore bianco, un lenzuolo di colore nero per coprirsi.
Lo stendardo da battaglia, le vesti degli aiutanti, degli scudieri, dei sergenti Templari: l’abito bianco la sopraveste nera.

Un ulteriore similitudine è la venerazione, che accomuna ambedue gli Ordini, allaVergine Maria. San Bernardo la elegge a Luce del suo pensiero e della sua vita, da portare come esempio e conforto a tutti. Una rivalutazione dell’eterno Femminino? L’Alma Mater?
Come torna prepotente il Sacerdote dell’Antica Religione! Certamente per Bernardo da Clairvaux la VERGINE è la Madre di tutto e di tutti. Ecco, a mio parere, la mai dimenticata Iside, raffigurata già nelle figurazioni preistoriche come l’inizio del tutto, colei che dà la vita, che detiene il potere della vita: la donna nella sua bellezza, la femmina che accudisce ai suoi figli, ma anche che governa con la sua Saggezza la vita del Clan.
Un omaggio alla Donna, che nel parlato medioevale diventerà Madonna, Milady. Un omaggio al potere che dà la vita, che dà amore e protezione ai suoi figli, ai suoi compagni, custodito dalla donna, che per i Cavalieri del Tempio, diviene idealizzazione dell’amore puro cavallaresco, a cui tutto si cede, in modo casto, fino ad arrivare a donare la vita stessa. Come la abbazie Cistercensi sono sempre dedicate a Maria, tutte le Chiese ed i Templi e le varie costruzioni Templari portano il simbolo della Vergine, e pure nei sigilli compaiono le iniziali di Maria. Maria, la Vergine, colei che crea la vita, colei che da vita al Cristo, che cura e curerà i suoi figli nella vita di tutti i giorni, e li accoglierà con sé quando la vita cesserà. Ancora oggi i monaci Cistercensi alla fine dei salmi cantano in onore di Maria l’ultima preghiera, mantenendo viva una fede ed un fortissimo amore voluto da San Bernardo.

Così come i Templari, negli ultimi istanti della loro esistenza terrena, invocavano il suo nome, come aiuto e come prece per il loro passaggio ad una nuova vita, libera dalle miserie umane. Un continuo connubio lega questi monaci; monaci di pace e monaci di guerra, monaci costruttori, che vivono un esperienza reale di vita, fatta di fatica e sacrifici, dove tutto è convogliato per il bene della collettività, dove la fratellanza supera la consanguineità e trova quella solidarietà di gruppo e di intenti, per giungere a formare un mondo migliore.

Noi facciamo parte del Creato, donatoci dall’Essenza Divina. La nostra vita deve essere formata da questo pensiero, a mio parere, trovando il rispetto, per gli altri, ma anche per noi stessi. Dobbiamo far sì che l’alchimia del nostro vivere quotidiano diventi Alchimia di Spirito, una vera trasmutazione interna che puo’ portare solo, con continua ricerca, alla sublimazione della nostra essenza, avvicinando il nostro essere, il nostro cuore a chi ci ha dato vita ed intelletto, a chi ci ha donato questo intero Creato, e con la nostra anima ed il nostro cuore, Onorare con sommo rispetto questo grande dono. Più ci avviciniamo alla Luce, più riusciremo a capire la nostra funzione in questa vita, capiremo quanto è importante il confronto ed il non giudicare gli altri esseri viventi e rispetteremo così il nostro Stato d’essere.

giovedì 9 giugno 2016

Il Demiurgo gnostico

di Filippo Goti



Uno degli elementi caratteristici dello gnosticismo di area alessandrina  è la presenza di un Demiurgo. Di una figura, intermedia fra il creato e la Radice Metafisica, che fattivamente plasma l’intera creazione e con essa la creatura per eccellenza che è l’uomo.  Erroneamente si potrebbe accostare il Demiurgo Gnostico a quello Platonico. Indubbiamente entrambi plasmano la materia; entrambi sono frapposti fra il microcosmo uomo e il macrocosmo; entrambi riproducono in forma delle superiori e entrambi non sono la radice spirituale superna. Qualcuno, in forza di queste similitudini, potrebbe ritenere che lo gnosticismo è una sorta di traslazione in chiave cristiana del pensiero platonico. Rappresentando, quindi, una sorta di infusione di elementi filosofici e mitologici ellenistici all’interno della novella cristiana. Purtroppo tale accostamento, se superficialmente plausibile, non trova rispondenza nella sostanzialità della funzione e dei motivi ispiratori di queste due figure, fra loro accumunate solamente da identico nome.
Platone nel Timeo avverte la necessità di eliminare la separazione fra il mondo superiore delle Idee e il mondo delle forme o della realtà sensibile. Tale compito unificante è svolto dal Demiurgo, dall'artigiano divino, che riconduce ad unità le precedenti categorie concettuali, altrimenti cristallizzate nella loro difformi qualità primarie. Il mondo delle Idee presenta caratteristica prima di non mutevolezza; è il mondo archetipale perennemente eguale a sé stesso. Il mondo delle forme, ha come qualità primaria la mutevolezza; il perenne transare da una forma all’altra.
Il Demiurgo platonico è il mediatore, il formatore, l'abile artigiano che plasma la materia madre, dando forma al mondo delle idee e sostanza al mondo delle forme. Esso è mosso quindi da una pura ispirazione superiore, che guida la sua abile mano. Questo divino artigiano si pone al centro del fluire del tempo e dello spazio, precedendo il tempo e lo spazio. Nei fatti è proprio la sua azione generatrice, che determina quel movimento circolatorio da cui scaturisce la dimensione spazio temporale che è palcoscenico della creazione.
Il Demiurgo platonico traduce nel divenire e nella forma, animato e guidato dall'idea del Bene e del Bello, il mondo delle idee.  La sua creazione non è ex nihilo, ma in realtà trattasi di una traduzione in altro di ciò che è preesistente. Esso trasmette la forma ideale ad una materia preesistente e fino a quel momento amorfa in quanto priva di sostanza. Inevitabilmente tale opera è condizionata dalla subordinazione ontologica del mondo sensibile  al mondo delle idee, riducendo quindi tale plasmante generazione ad un'inevitabile, ma comunque benevola approssimazione.

Nello gnosticismo, diversamente da quanto in precedenza trattato, la figura del Demiurgo oscilla fra l’essere il diabolico creatore di questo mondo e una potenza inferiore da redimere. Gli Arconti, i suoi figli, sono descritti come gli oppositori, i governatori delle sfere astrali, i reggenti dei pianeti e gli impassibili carcerieri che, attraverso opportune parole di passo così come nell'Antico Egitto, lo gnostico deve sconfiggere per ascendere al Pleroma.
Nei sistemi gnostici, che lo prevedono all’interno della ricca cosmogonia, il Demiurgo è il figlio dell’errore della Sophia. La quale infrangendo l’ordine che regna nel Pleroma, tenta di congiungersi con il Padre. Tale suo tentativo, una sorta di incesto filosofico e metafisico, è rigettato e, al contempo, viene posta oltre il limitare del Pleroma stesso. Abbiamo quindi una sorta di prolasso pneumatico che forma lo spazio, separato, del mondo inferiore. La Sophia si pente e, da questo suo atto di dolore, viene generato per ipostasi il Demiurgo. Il quale raccoglie parte della potenza spirituale della madre e parte dei suoi ricordi del mondo superiore. In forza di tale potenza, e dei ricordi che lo animano, riproduce un mondo che è riflesso distorto e grottesco del Pleroma stesso. Tale creazione è insita proprio nello spazio separativo causato dall’allontanamento della Sophia dal Pleroma. Nei vari sistemi gnostici la funzione redentrice è affidata o ad una potenza spirituale femminile o all’Eone Cristo. Da qui la nascita dei sistemi barbelotiani, legati ad una figura femminile, e quelli che si innestano all’interno della narrazione cristiana.
È utile precisare che la funzione salvifica non sempre abbraccia l’intero mondo inferiore,  essendo volta a recuperare le particelle di pneuma disperse in esso. Essa è sovente limitata ad una data tipologia di uomini cosiddetti 'pneumatici' , i quali conformano la propria vita ad una serie di precetti e pratiche a carattere filosofico e misterico.
Ovviamente tale mito può essere letto sia in chiave puramente favolistica o come una sorta di metafora attorno alla degenerazione del pensiero da uno stato di purezza assoluta, ad uno stato di intorpidimento ed infine di grossolana e contingente consistenza. Personalmente prediligo questo secondo approccio, riconoscendo nel mito una funzione comunicativa/formativia/informativa ben superiore a quella del pensiero logico-dialettico. Del resto non è forse vero che ogni struttura iniziatica, che i corpi rituali stessi e la sapienza in tutto ciò raccolta trovano radice in qualche mito fondativo ? Gli gnostici scelsero proprio il mito come, innestato sapientemente all’interno di contesti religiosi, come strumento di comunicazione. Uno strumento atta a preservare il nucleo dualistico dell’insegnamento sapienziale di cui erano portatori.

E’ utile precisare, per meglio comprendere la prospettiva spirituale in cui è calato il Demiurgo, che lo gnosticismo risolve in modo radicale il problema del "Perché del Male", sostenendo che esso è intrinsecamente presente nella creazione, a causa di un errore della stessa dettato da un ente inferiore: il quale non è il vero Dio. Nell'ebraismo, e in genere nelle religioni monoteiste di area mediterranea, la questione del male, all'interno del mondo, viene letta come problema connesso alla libera scelta dell'uomo: la possibilità data all’uomo di conformarsi o di non conformarsi alla Legge, o alla Volontà, Divina. Satana, l'avversario, in queste religioni, è un elemento interno alla creazione e la sua azione è permessa proprio per saggiarne la fedeltà al suo Creatore.
Tale visione, che emerge dall’antico testamento, non poteva essere congeniale all’idea gnostica di un Dio perfetto, legato ad assoluti criteri di armonia e purezza. Come poteva questo mondo così mutevole e perverso essere espressione di un Dio di piena conoscenza ? Rifiutando il concetto stesso di “prova” e “trasgressione” da parte dell’uomo, lo gnostico assume la seguente posizione speculativa: Se Dio ha creato il mondo e nel mondo vi è il male, come può questo male essere estraneo a Dio stesso?
Ecco quindi che il Dio dell’Antico Testamento, il quale fattivamente crea questo mondo, relegando l'uomo stesso ad una vita di travaglio e di sofferenza, è soggetto ad una rivisitazione, ad una rilettura allegorica, che ne capovolge attributi e qualità. Il filosofo gnostico individua in tale potenza divina una volontà di contraffazione ed inganno.  La quale è mossa dal desiderio di ricalcare nella materia il mondo superiore negato.

Nel testo della scuola Barbelognostica l’Ipostasi degli Arconti, così viene visto il Demiurgo:
«Nello spirito del Padre della Verità, il grande Apostolo (San Paolo ndr) disse: la nostra lotta non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano le regioni celesti.
Vi invio questo scritto affinché siate informati sulla realtà di queste Potenze. Il loro grande Dio, reso cieco a causa della sua ignoranza e della sua arroganza, ha detto: Io sono l’unico Dio, non vi è nessun altro al di fuori di me.
Questa affermazione raggiunse l’Eone Incorruttibile dal quale uscì una voce che disse: Ti sbagli Samael, tu sei il dio dei ciechi !».

Ovviamente, per ovvia applicazione di questa inversione, sono rilette come eroiche tutte quelle figure che si sono ribellate al Dio dell’Antico Testamento. Il serpente è una sorta di Prometeo che si sacrifica donando la conoscenza agli uomini. Caino è maledetto, viene privato del suo diritto di primogenitura, in quanto Dio predilige i sacrifici sanguinari del fratello. La lista potrebbe continuare, ma niente aggiungerebbe al mito gnostico del Demiurgo.
Lo gnostico, straniero in un mondo straniero, anela di tornare al Pleroma, questa archetipale casa spirituale, è posto innanzi a due diverse vie. La prima è quella di “ingannare gli ingannatori”, in altri termini aderire solamente formalmente ai precetti sociali e religiosi di questa vita. La seconda è di contrastare attivamente, attraverso pratiche contrarie al comune senso morale ed etico, le leggi e gli usi sociali. In quanto essi sono espressione del potere demiurgico, e quindi aventi funzione di soggiogare lo spirito divino raccolto nei pneumatici.
È possibile, in conclusione, affermare la figura del Demiurgo nello gnosticismo si colloca all’interno dell’apparente, o sostanziale a seconda dei punti di vista, inconciliabilità fra il Dio Giudicante dell’Antico Testamento e il Dio Buono del Nuovo Testamento. Lo gnostico, interrogandosi, attorno alle contraddizioni della sacra scrittura, trova definitiva spiegazione del “male” proprio nella figura del Dio della Genesi e delle azioni che determina con la sua opera.
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mercoledì 8 giugno 2016

Solve et Coagula, la mostra di Gerry Turano a Casa Nathan



“Solve et Coagula è il titolo della mostra di Gerry Turano allestita a Roma, nel foyer di Casa Nathan, Centro Polifunzionale del Grande Oriente d’Italia, fino a sabato 11 giugno.

Il titolo dell’esposizione è programmatico ed esprime perfettamente il pensiero filosofico e concettuale su cui si fonda la ricerca artistica di Gerry Turano: l’entusiasmo nell’affrontare il gioco dell’arte e, nello stesso tempo, l’investigazione culturale profonda, rigorosa, su alchimia, gnosticismo, ermetismo.

Solvere, sciogliere dividere, liberare… Coagulare, rapprendere, addensare, unificare, ricreare… La formula alchemica si riferisce a un’operazione spirituale, dove la trasmutazione della materia allude alla rinascita, alla ricostruzione dell’io. Quindi la ricerca artistica è per Gerry Turano un’operazione catartica. Una necessità di espressione con la quale, nel tentativo di sublimazione della materia in opera d’arte, egli trova la sua personale crescita spirituale, la sua personale evoluzione da Artefice ad Artista.

La materia è il punto di partenza del suo processo artistico, protagonista della prima fase del suo lavoro. Ed è una materia povera, rozza, grossolana. Turano nella sua continua e progressiva evoluzione nel campo delle arti figurative, ha utilizzato e utilizza svariate tecniche (disegno, collage, pittura, scultura) e materiali (china, acquarello, acrilico, carte da pacchi, fogli di giornali, colla, polistirolo, gesso creta, cemento), la materia dell’Artefice che, aggregando materiali diversi, crea e combina segni e forme, emanazioni dirette del suo pensiero.

Alla componente intellettuale del suo fare artistico, Gerry Turano contrappone una vena ironica concettuale, dove quest’ultimo termine sta a indicare quanto l’ironia proposta sia a volte più importante della percezione estetica dell’opera stessa. Questo umorismo spesso sarcastico, si riscontra nel segno e, ancor di più, nel titolo dei suoi lavori e caratterizza anche altri filoni lavorativi a cui Turano si è dedicato e si dedica parallelamente, come il fumetto, la fotografia, la scrittura.

Con questi mezzi Turano continua a creare le sue Architetture (elementi costruiti), che vagano nello spazio, esplorano si frammentano, si ricostruiscono in un eterno divenire alla ricerca di nuovi equilibri.

(Lucia Collarile, maggio 2016, estratto dalla brochure della mostra)

Fonte: GOI

martedì 7 giugno 2016

Senza gli sbagli del passato, nessuna saggezza è possibile



Può non essere facile ripensare ai propri errori con un sentimento di accoglienza. Le parole “se potessi tornare indietro non commetterei lo stesso errore” appartengono al frasario della maggior parte di noi; eppure, se non avessimo commesso quelli che oggi definiamo “errori” (e che invece potremmo chiamare esperienze), non saremmo dove siamo in questo momento e probabilmente non potremmo neppure riconoscerli come errori. Nell’evoluzione del Sé, davvero la mèta è data da ogni singolo passo del nostro percorso. (Daniel Lumera)

lunedì 6 giugno 2016

Il vaso incrinato



C’era una volta, in una regione della Cina, un portatore d’acqua che si guadagnava da vivere trasportando il prezioso elemento dalla lontana sorgente al villaggio. Due volte al giorno portava il suo carico in due grandi vasi appesi alle estremità di un’asta di legno poggiata trasversalmente sulle sue spalle. Il vaso che gli pendeva sulla sinistra era intatto e arrivava sempre pieno al villaggio, mentre quello di destra aveva una piccola incrinatura e perdeva un po’ di acqua. Purtroppo l’uomo non aveva di che comperarsi un vaso nuovo, così la faccenda andò avanti per anni. Un giorno, però, il vaso incrinato prese la parola e disse al portatore: «Sono davvero mortificato, credimi. Perdo l’acqua che dovrei conservare. Ti chiedo perdono. Mi vergogno della mia imperfezione». Il portatore guardò il recipiente, lo accarezzò amabilmente e gli rispose: «Al nostro prossimo viaggio, lungo il tragitto, guarda dalla tua parte della strada». «E cosa vedrò...», chiese il vaso. «Vedrai che meravigliosa scia di fiori sono nati lungo la via, grazie all’acqua che non sei riuscito a trattenere a causa della tua imperfezione». (da un antico proverbio orientale)

I massoni nella Royal Society

di Marco Rocchi 



La Royal Society ha annoverato fra i suoi membri, a partire dalla sua costituzione, numerosissimi Massoni. In questo lungo documento (in inglese), aggiornato al gennaio 2010, un elenco di tutti i F.lli Massoni che sono stati membri della prestigiosissima istituzione:

http://www.freemasonry.london.museum/os/wpcontent/resources/frs_freemasons_complete_jan2010.pdf.

Riflessioni sulla meditazione massonica

di Marco Rocchi



Ancora una bella tavola di Davide Carbonaro e Federico Guastella della R.L. San Giorgio e il drago all'Oriente di Ragusa. Il tema è «Riflessioni sulla meditazione», ovviamente svolto in chiave massonica.

Per leggere la tavola clicca qui

Tiziano Busca: «Siamo la Massoneria che vuol fare sognare»

Tiziano Busca, a sinistra, con Marco Rocchi, Marco Colombo e Mauro Cascio

Si è svolta a Pesaro la presentazione del libro di Tiziano Busca, «Rito di York. Storia e metastoria» (Tipheret). Marco Rocchi, introducendo i lavori, ha ricordato il ruolo della Massoneria, il suo grande compito spirituale, che è quello della ricerca di senso al di fuori dai dogmi religiosi, il suo importante contributo nella storia. E la Massoneria, ha detto, ha tante anime, fra cui quella del Rito di York, il più diffuso rito di 'perfezionamento' nel mondo.
«Questo è un libro importante», ha aggiunto Mauro Cascio, «perché combatte una tendenza sempre più marcata a intendere la Massoneria come un'associazione di volontariato, in cui il cuore della Massoneria, cioè la ricerca iniziatica, è sempre relegata alla periferia della considerazione. Tiziano Busca invece chiarisce i termini della partita: dice cosa il lavoro di Loggia fa e cosa non fa. Ci racconta il ruolo dei Capitoli, dei Concili, delle Commende, che sono intimamente connessi nella sublimazione del lavoro spirituale. Se io mi sono soffermato spesso, nei miei scritti, nella ricostruzione della Massoneria del passato, per raccontare come era, devo riconoscere che rimango intrappolato in operazioni archeologiche, fredde, morte. Tiziano, che oltre ad essere l'autore di questo libro è anche il Sommo Sacerdote del Rito, è invece pensiero in atto, è vita, è la Massoneria dell'oggi che può diventare la Massoneria del futuro».
«E dopo che il filosofo ha parlato di Dio, toccherebbe allo psicologo parlare dell'Io», ha scherzato Marco Colombo. Il processo di individuazione del resto è così simile al lavoro che l'iniziato fa su di sé. Perché il lavoro 'in re' nelle cose, rinvia analogicamente, sempre, a un lavoro di introspezione e di sgrossamento della pietra.
Tiziano Busca non si aspettava l'accoglienza che sta avendo questo volume, tutte esaurite le copie dei primi due appuntamenti di Rimini, bene anche a Torino, al Salone del Libro. «Sono contento perché c'è interesse. Dobbiamo essere noi a presentarci, a farci conoscere, con la nostra storia, la nostra eredità». Perché esiste una sola Massoneria, che è quella della nobiltà del pensiero e del viaggio delle culture. Ci sono state troppe pietre d'inciampo nei nostri sentieri ed è ora di far capire che noi siamo il cammino e la meta, non siamo gli incidenti. Siamo la Massoneria che vuol fare sognare, non le tante deviazioni che non trovano sonno.

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giovedì 2 giugno 2016

Oltre il muro a Catania. Una bella iniziativa, in collaborazione con Tipheret - Gruppo editoriale Bonanno. Con Giacomo Marramao, Santi Fedele, Gabriele La Porta. E il sindaco Enzo Bianco



Una bella iniziativa all'Università di Catania organizzata dal mio editore Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno col Comune di Catania. Introdotti da Alberto Samonà (Libero), tra i tanti interventi accademici da segnalare quello di Giacomo Marramao (Roma Tre), Santi Fedele (Università di Messina), Francesco Coniglione (Università di Catania, presidente della Società Filosofica Italiana), Gabriele La Porta. Interviene il sindaco Enzo Bianco.

Sul Sole 24 Ore un articolo su Saint-Martin, Martinez e il Martinismo delle origini



«C'è un giudizio di Joseph de Maistre, il filosofo passato alla storia per “Le Serate di San Pietroburgo” e amato da Baudelaire (confessò come la lettura di questo autore gli avesse insegnato a pensare), che dovrebbe farci riflettere. Riguarda Louis Claude de Saint-Martin. Lo considera: “Il più istruito, il più saggio, il più elegante dei teosofi”. Balzac lo lesse attentamente e deve molto a sua volta a codesto singolare letterato, e non soltanto per “Séraphita”; i romantici tedeschi, inoltre, ne subirono un deciso influsso, come è facile riscontrare nell'opera del filosofo monacense Franz von Baader». Comincia così un lungo articolo del Sole 24 Ore su Louis-Claude de Saint-Martin in occasione dell'uscita dell'Uomo di Desiderio, curata da Matteo Ranalli. Le opere del filosofo incognito, allievo di Martinez de Pasqually e segretario dell'Ordine degli Eletti Cohen, sono conosciute da tempo dal pubblico italiano, grazie all'infaticabile lavoro di Ovidio La Pera e Vittorio Vanni. Un'intera collana dell'editore Tipheret, peraltro, è dedicata ai classici del pensiero martinista (Lamed). Da un paio d'anni Mauro Cascio sta proponendo anche edizioni critiche, spesso in prima edizione italiana, del Martinismo delle origini (prima cioè che Papus si inventasse il suo Ordine Martinista): «Il Trattato sulla Reintegrazione degli esseri» e il «Manoscritto di Algeri» di Martinez de Pasqually, «L'uomo-Dio. Trattato delle due nature», «Le Istruzioni di Lione», le «Lettere» e i «Nove Quaderni D.» di J.B. Willermoz, «Le Istruzioni della saggezza», «Il cimitero di Amboise» e «Lettera a un amico sulla Rivoluzione francese» di Louis-Claude de Saint-Martin, oltre all'Atlante di Prunelle de Lière, e alle opere di Bricaud, Chevillon e dello stesso Gerard Encausse.

Leggi l'articolo sul sito del Sole 24 Ore