venerdì 28 aprile 2017

Cultura e spiritualità della Massoneria italiana



Nell'odierna confusione generata dall'ambiguità dei valori, delle ideologie e delle correnti di pensiero sorte nel corso della storia moderna e contemporanea, l'associazione di termini quali società e iniziazione può apparire più un anacronistico ossimoro a cui associare sinistre connotazioni che un'effettiva e nobile potenzialità edificatoria; pure, oltre la fitta coltre delle umane vicissitudini, il volto della Tradizione permane imperturbato sotto il suo antico velo...
Questo studio intende affrontare il fenomeno della Massoneria italiana nella seconda metà del Novecento individuandone quei tratti culturali e spirituali che vanno a definirne l'autentica fisionomia, valicando gli effimeri confini delle contingenze storiche sino a identificarne il polo tradizionale...

giovedì 27 aprile 2017

Storia del Rito di York

di Giuseppe Di Domenica

The Grand Royal Arch Chapter of Texas

Siamo a 300 anni dalla fatidica data di fondazione della Massoneria moderna, ma un capitolo storico resta sempre in un lato poco illuminato, quello della città di York. Una città estremamente antica nel 79 ai Tempi di Agricola durante la dominazione Romana viene costruito il primo Tempio in pietra; si narra della partecipazione del Vescovo di York al concilio di Arles nel 314; sempre qui viene individuato Athelestan il re considerato il capostipite dei muratori in Inghilterra. E nell'anno 765 un grande letterato Alcuino di York (allievo del celeberrimo Venerabile Beda, benedettino estensore di una accurata descrizione del Tempio di Re Salomone ...) venne investito dal Vescovo della responsabilità di sorvegliare e presiedere alla costruzione di una nuova chiesa, con l'aiuto di un altro religioso esperto di costruzioni, Eanbaldo. Alcuino verrà poi chiamato da Carlo Magno per divenire il creatore di quella rete di insegnamento che sarà il moderno sistema che include anche i laici e non solo i religiosi. Ma torniamo a noi, testi numerosi esistono sulla moratoria di Scozia, Irlanda, Francia ed Inghilterra, ma scarsa nelle provincie del nord. Eppure nel 1705 l'assemblea generale di York vedeva numerose Logge riunite mentre assai rade nel numero fossero quelle presenti nel sud. Il 1717 vide la nascita di una fortunatissima combinazione, che con una guida illuminata e brillante pose le basi, da una parte di uno sviluppo travolgente del Craft e dall'altra scontri sempre più accessi dal punto di vista Rituale. Non dimentichiamo comunque l'alto onore di essere considerati membro dell'antica Muratoria di York.
(continua)

Massoneria e comunicazione

Perché sia una Loggia oppure una collina e non una setta: addendi somma per la loro differenza e non un “campo di rieducazione maoista”...

di Paolo Callari



La Scuola di Palo Alto, nelle persone di Gregory Bateson, Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson ed altri, negli anni Sessanta fissò tutta una serie di nozioni teoriche elaborate a partire dalla sperimentazione sul campo e definì la funzione pragmatica della comunicazione, vale a dire la capacità di provocare degli eventi nei contesti di vita attraverso l’esperienza comunicativa, intesa sia nella sua forma verbale che in quella non-verbale.
Facendo riferimento al concetto di retroazione sviluppato dalla teoria della cibernetica, si può affermare che, all’interno di un qualsiasi sistema interpersonale (come una coppia, una famiglia, un gruppo di lavoro, una diade terapeuta-paziente), ogni persona influenza le altre con il proprio comportamento ed è parimenti influenzata dal comportamento altrui. La stabilità e il cambiamento inerenti al sistema sono determinati da tali circuiti di retroazione: l’informazione in ingresso può venire così amplificata (è il caso della retroazione positiva) e provocare un cambiamento nel sistema, oppure può venire neutralizzata (e allora si parla di retroazione negativa) e mantenere la stabilità dello stesso.

1. È impossibile non comunicare
Qualsiasi comportamento, in situazione di interazione tra persone, è ipso facto una forma di comunicazione. Di conseguenza, quale che sia l’atteggiamento assunto da un qualsivoglia individuo (poiché non esiste un non- comportamento), questo diventa immediatamente portatore di significato per gli altri: ha dunque valore di messaggio. La comunicazione quindi può essere anche involontaria, non intenzionale, non conscia ed inefficace.
Anche i silenzi, l’indifferenza, la passività e l’inattività sono forme di comunicazione al pari delle altre, poiché portano con sé un significato e soprattutto un messaggio al quale gli altri partecipanti all’interazione non possono non rispondere.

2. I livelli comunicativi di contenuto e relazione
Ogni comunicazione comporta di fatto un aspetto di metacomunicazione che determina la rela-zione tra i comunicanti. Ad esempio, un individuo che proferisce un ordine esprime, oltre al contenuto (la volontà che l’ascoltatore compia una determinata azione), anche la relazione che intercorre tra chi comunica e chi è oggetto della Comunicazione, nel superiore/subordinato
L’aspetto di relazione di una comunicazione è definito dai termini in cui si presenta la comunicazione stessa, dal non-verbale che ad essa si accompagna e dal contesto in cui questa si svolge. Perché l’aspetto di relazione della comunicazione umana è così importante? Perché, con la definizione della relazione tra i due comunicanti, questi definiscono implicitamente sé stessi.
Una delle funzioni della comunicazione consiste nel fornire ai comunicanti una conferma o un rifiuto del proprio Sé. Attraverso la metacomunicazione si sviluppa la consapevolezza del Sé, la coscienza degli individui coinvolti nell’interazione. È essenziale che ognuno dei comunicanti sia consapevole del punto di vista dell’altro e del fatto che anche quest’ultimo possieda questa consapevolezza (concetto di percezione interpersonale); la mancanza di coscienza della percezione interpersonale è definita impenetrabilità da Lee.

3. La punteggiatura della sequenza di eventi
La natura di una relazione dipende anche dalla punteggiatura delle sequenze di scambi comunica-tivi tra i comunicanti. Questa tende a differenziare la relazione tra gli individui coinvolti nell’interazione e a definire i loro rispettivi ruoli: essi punteggeranno gli scambi in maniera che questi risultino organizzati entro modelli di interazione più o meno convenzionali.

4. Comunicazione numerica e analogica
Il quarto assioma attribuisce agli esseri umani la capacità di comunicare sia tramite un modulo comunicativo digitale (o numerico) sia con un modulo analogico. In altre parole se, come ricordiamo, ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione, il primo sarà trasmesso essenzialmente con caso particolare quella di un modulo digitale e il analogico.
Quando gli esseri umani comunicano per immagini la comunicazione è analogica; questa comprende tutta la comunicazione non-verbale. Quando comunicano usando le parole, la comunicazione segue il modulo digitale. Questo perché le parole sono segni arbitrari e privi di una correlazione con la cosa che rappresentano, ma permettono una manipolazione secondo le regole della sintassi logica che li organizza.

5. L’interazione complementare e simmetrica
Quest’ultimo assioma si riferisce ad una classificazione della natura delle relazioni che le suddivide in relazioni basate sull’uguaglianza oppure sulla differenza. Nel primo caso si parla di relazioni simmetriche, in cui entrambi i partecipanti tendono a rispecchiare il comportamento dell’altro (ad es. nel caso della diade dirigente-dirigente, o dipendente-
secondo attraverso un modulo dipendente); nel secondo si parla di relazioni complementari, in cui il comportamento di uno dei comunicanti completa quello dell’altro (ad es. dirigente-dipendente).
Nella relazione complementare uno dei due comunicanti assume la posizione one-up (superiore) e l’altro quella one-down (inferiore); i diversi comportamenti dei partecipanti si richiamano e si rinforzano a vicenda, dando vita ad una relazione di interdipendenza in cui i rispettivi ruoli one-up e one-down sono stati accettati da entrambi (ad es. le relazioni madre-figlio, medico-paziente, istruttore-allievo, insegnante-studente). Va da sé, comunque, che “i modelli di relazione simmetrica e complementare si possono stabilizzare a vicenda” e che “i cambiamenti da un modello all’altro sono importanti meccanismi omeostatici”. È fondamentale avere chiaro il concetto che le relazioni simmetriche e quelle complementari non devono assolutamente essere equiparate a “buona” e “cattiva”, né le posizioni one-up e one-down vanno accostate ad epiteti quali “forte” e “debole”; si tratta solo di una suddivisione che ci permette di classificare ogni interazione comunicativa in uno dei due gruppi.

mercoledì 26 aprile 2017

La Conoscenza secondo Schlick

Moritz Schlick

« Per conoscere si richiede soltanto che di due fenomeni, in precedenza separati, l'uno sia ricondotto all'altro. Non occorre quindi (come sovente si ritiene) che ciò che deve servire di spiegazione sia meglio noto di ciò che deve essere spiegato, né quindi occorre pensare che l'uomo abbia ottenuto conoscenza solo laddove sia stato ri-trovato, per così dire, il familiare nel non-familiare».

(M. Schlick, Teoria generale della conoscenza, 1925)

lunedì 24 aprile 2017

Tiziano Busca: «La Parola non è perduta»

di Tiziano Busca

Tiziano Busca qualche giorno fa a Vienna

Ho salutato Morris Ghezzi all'obitorio del San Raffaele, insieme a Davide Bertola. Un viso sereno quasi ieratico di chi ha colto e vissuto il senso della Via della Scoperta, della Sapienza, del Libero Pensiero.
Morris vecchio compagno del Rito di York ci testimonia, anche dopo la scomparsa, che il percorso della Verità è diverso dalla terribile "vulgata" che viene detta in tante occasioni: Hiram è stato ucciso dai compagni desiderosi di possedere la parola. Noi sappiamo che non è vero... anzi Hiram muore e consegna ad Adoniram il triangolo ma la parola è salva e non è perduta. Questo è il fascino della vera tradizione iniziativa che noi maestri dell'Arco Reale dobbiamo testimoniare in ogni momento nelle officine durante i lavori. Ritorniamo al mondo che ci è proprio quello della luce, quello dei Maestri. Anche nel nome di Morris Ghezzi.


Quando l'erudizione non è pedanteria

di Cesare Marco De Lorenzi

Morris Ghezzi

Ha terminato il suo percorso terreno un Faro una Luce, un Uomo Libero e di Buoni Costumi. Morris Lorenzo Ghezzi, Fratello G.M.O. del G.O.I., già Grande Oratore, Presidente di Corte Centrale, Fratello effettivo della R.L. Missori Risorgimento n° 640 Or. di Milano e Fratello Onorario di tante R. Logge è passato all'Oriente Eterno. Molto ha fatto, molto ha seminato. Molto ha combattuto per il Libero Pensiero Massonico. Ha avuto tanti nemici dentro e fuori dall'Istituzione. Ci ha lasciato tanto del suo pensiero in azioni, suggerimenti e scritti. Chi ha avuto il piacere di conoscerlo personalmente, anche dissentendo da alcune sue posizioni, non può che onoralo per la sua retta e limpida posizione di Massone, vero e, quasi estremista, Massone a tutto campo. Dotto, ma non pedante. Erudito, ma non saccente. Maestro e umile quale deve essere ogni buon Massone che vive la propria condizione in ogni suo aspetto ed in ogni suo momento. Intransigente verso i Valori, aperto al dialogo ed al confronto, Egli Grande Maestro vicino alla posizione di Apprendista e aperto al dialogo ed al dibattito secondo i nostri Valori. Ordinario di Filosofia del pensiero Massonico, Libero, Autonomo, Vero, Tradizionale, ma Innovativo. Uomo, Massone, Studioso, Filosofo, Maestro.

Mystica Aeterna. A Latina il culto cognitivo di Rudolf Steiner


L'ingresso alla manifestazione

Mauro Cascio con Patrizia Andreoli

Le novità Tipheret

Mauro Cascio ha presentato ieri, in occasione della Giornata Mondiale del Libro, alla Fiera del Libro e delle rose, all'interno della rassegna LeggoLatina, l'ultimo libro da lui curato, «Mystica Aeterna. I rituali del culto cognitivo» di Rudolf Steiner, pubblicati per la prima volta in italiano da Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno. È intervenuta Patrizia Andreoli, Fiduciaria del Gruppo Antroposofico di Latina.

Un personaggio affascinante, un filosofo come pochi, laurea su Fichte, curatore dell'Archivio di Goethe e curatore delle opere scientifiche, corteggiato come studioso dalla sorella di Nietzsche, autore di un manifesto politico-economico sottoscritto da Herman Hesse, Rudolf Steiner è stato un protagonista della cultura europea. Una Filosofia forte, che vuole comprendere la totalità del mondo, questo spiega una versalità che si è dedicata anche alla pedagogia, all'agricoltura. E alla Massoneria, perché questo volume è il risultato di un progetto di riforma a cui si dedicò per una decina di anni. Il 'culto cognitivo' sono i rituali di Loggia, l'apertura, la chiusura dei lavori, le cerimonie di iniziazione ai vari gradi, per un unico progetto: la costruzione del sapere dell'uomo. «Un passo nella conoscenza, tre nella moralità», come ha precisato la Andreoli.

Per ordini diretti all'editore: 095.7649138.

sabato 22 aprile 2017

Scomparsa Morris Ghezzi, il cordoglio di Tiziano Busca e del Rito di York



«Se ne è andato un pezzo di cuore, reale, un affetto sincero. Se ne è andato, con tutte le sue cose umane, le sole che se ne possono andare: il respiro, il sorriso, il cammino. Un grande pensiero, soprattutto. Che è nozione e condivisione, come solo lui, o quasi, sapeva fare. Un compagno di avventura e di stupori da raccontare. Ne abbiamo avute di storie, ne abbiamo avuti di incontri, anche conferenze. Tutte iniziative che venivano da un’esigenza in comune: dare vita alla nostra passione di sempre, farla muovere. Doveva essere questo il senso del Golem degli ebrei. Dare un corpo alle tue idee e vederle crescere come farebbe un bambino.
Come al solito si può dire: ciao Morris. Ci mancherai. Ci mancherà il tuo abbraccio affettuoso, ci mancherà il tuo dire, i tuoi libri. Anche l’amicizia è testimonianza. Come la cultura. E la Cultura ci consente oggi di dire: se ne è andato il corpo di Morris Ghezzi. Il suo spirito è ancora qui. A cantarci l’anima col suo profumo».
Sono le parole di Tiziano Busca, Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell’Arco Reale - Rito di York in Italia alla notizia della scomparsa del prof. Morris Ghezzi,  ordinario di Filosofia del Diritto all’Università di Milano, saggista, già Grande Oratore del Grande Oriente d’Italia e Gran Maestro Onorario. Membro del Rito di York, era stato recentemente insignito, a Bergamo, dell'onorificenza dell'Ordine del Tempio.

venerdì 21 aprile 2017

Le libertà decadenti: Bisi alla Camera dei Deputati per un incontro della Fondazione Einaudi



La Fondazione Luigi Einaudi ha indetto un interessante incontro dal titolo “Le libertà decadenti” che si svolgerà il prossimo 27 aprile con inizio alle ore 17 a Roma. Nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, in via del Seminario 76, si discuterà della manifestazione del pensiero e della libertà di associazione nell’Italia di oggi. Al dibattito che sarà moderato dal giornalista Piero Sansonetti, direttore del quotidiano “Il Dubbio”, interverranno l’onorevole Enrico Zanetti, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi, Corrado Ocone della Fondazione Einaudi, e Francesco Pizzetti Capo di Gabinetto del Ministeri Affari Regionali e già garante della Privacy. I lavori saranno introdotti da Andrea Pruiti Ciarello consigliere Cda della Fondazione Einaudi.

Fonte: GOI

giovedì 20 aprile 2017

Il Totemismo: viaggio alle origini delle religioni

di Michele Allegri*

Totem

Che cos’è una religione? Che cosa distingue il sacro dal profano? Quali sono gli elementi che devono essere presenti in una religione per poterla definire tale? Queste domande, apparentemente elementari, hanno dato origine a molteplici e differenti teorie che mostrano quanto sia difficile definire l’ambito del religioso. Molti affermano che l’elemento essenziale di una religione debba essere la nozione di sovrannaturale, ma questa idea appare in realtà molto tardi nella storia di alcune religioni e non è mai apparsa in molte religioni primitive. Per concepire l’idea di sovra-naturale, infatti, si deve contemporaneamente essere consapevoli che esiste un ordine naturale delle cose, un insieme di leggi che regola l’universo, e questo lo si comprende attraverso la scienza. Altri affermano che la religione è caratterizzata dalla presenza di divinità o esseri spirituali (anime dei morti, spiriti, demoni, dei). Anche questa definizione, però, non si adatta a tutte le religioni perché esistono religioni senza dei né spiriti. È il caso del buddismo, definito appunto ‘religione senza dio’ (Oldenberg, 1984) la cui essenza è costituita dalle Quattro Nobili Verità e dal percorso per la salvezza che conduce l’uomo dal Samsara (la Ruota della vita, il ciclo di nascita, morte, reincarnazione in cui l’uomo è intrappolato nel dolore, nelle passioni e nell’ignoranza) al Nirvana (lo stato in cui si ottiene la liberazione dal dolore). Esistono, inoltre, riti e sacrifici che sono ritenuti efficaci e validi di per sé, senza la presenza e l’intermediazione di una divinità. Nella religione vedica, per esempio, il sacrificio esercita un’influenza diretta sui fenomeni celesti e ci sono persino sacrifici che generano divinità.
Secondo il sociologo Émile Durkheim, autore della monumentale opera Le forme elementari della vita religiosa, ciò che caratterizza la religione è quindi un sistema di credenze e pratiche relative a cose sacre, cose che devono essere mantenute rigorosamente separate dalle cose profane.
La commistione dei due ambiti, infatti, causa danni irreparabili, come avviene quando si viola un tabù e tutta la comunità è colpita da gravi disgrazie (incendi, morie di animali, catastrofi naturali e pestilenze).
La tragedia greca avvalora questa tesi con molti esempi, nell’Epido Re di Sofocle, per citarne uno, Atene è colpita dalla peste dopo l’incesto di Edipo con la madre Giocasta e il parricidio, sebbene commessi inconsapevolmente. Durkheim poté osservare una forma di religione molto elementare che confermava le sue tesi: il totemismo australiano. Ancora viva e praticata, questa tradizione religiosa ha mantenuto quasi intatti le sue caratteristiche originarie (a differenza del totemismo dei Nativi americani che si è evoluto e si è profondamente modificato a causa dell’invasione straniera) e permette di gettare uno sguardo su quelli che potevano essere i primi culti umani.
Quando fu per la prima volta riconosciuto e studiato come fenomeno antropologico a fine Settecento, il totemismo fu giudicato una bizzarra curiosità etnografica. Fu solo dopo la metà dell’Ottocento che si cominciò a capire che si trattava di una religione, connessa ad una specifica forma di organizzazione sociale: il clan. In lingua algonchina, infatti, il termine totem significa il tuo segno/la tua famiglia. I membri di un clan, sia presso i Nativi americani sia presso gli Aborigeni australiani, si considerano uniti da un legame di parentela che non si riduce alla consanguineità. Essi sono parenti perché portano lo stesso nome, sono indicati da una stessa parola, ed è il nome del totem, un oggetto sacro unico con cui tutto il clan ha un rapporto di parentela. Il totem è dunque essenzialmente un nome, un emblema di famiglia. Molti oggetti possono fungere da totem: tutti ricorderanno, nella filmografia del West, i famosi pali di legno intagliati dai Nativi americani. Questo è solo un esempio della realizzazione del totem tra le popolazioni più stanziali. Tra le popolazioni nomadi, invece, il totem è dipinto sugli scudi, sulle pelli, sugli abiti e può essere persino tatuato sui corpi e sulle maschere rituali usate nelle feste e nei riti ed è dipinto sui corpi dei defunti.
Il disegno del totem è poi impresso sugli oggetti sacri del culto: i churinga (pezzi di legno o pietre lisce ovali o allungate, legate insieme da capelli umani o peli di opossum), fatti roteare in aria per produrre un particolare suono durante le cerimonie religiose; e i nurtunja (aste verticali o lance o più lance riunite a ciuffi d’erba con lacci fatti da capelli e decorate da piume d’aquila o falco), usati soprattutto nel rito dell’iniziazione dei giovani. Le raffigurazioni del totem provengono in gran parte dal regno animale o vegetale, si riscontra anche qualche fenomeno atmosferico e alcuni corpi celesti. Il totem è un vero e proprio antenato mitico del clan, un essere molto spesso indifferenziato, a metà tra il mondo animale e il mondo umano, dotato di poteri straordinari e di coraggio sovrumano, in grado di abitare il mondo con la sua potenza anche dopo la morte, che in genere è concepita come una trasformazione dalla dimensione materiale a quella energetica. Solitamente, un nuovo nato acquista il totem della madre e, poiché la sposa deve sempre venire da un clan diverso da quello del marito (esogamia), accade che i membri di uno stesso clan siano sparsi su territori diversi. Per questo motivo, in Australia, esistono le fratrie, gruppi di clan uniti da vincoli di fratellanza con un totem.
Ma cerchiamo di capire meglio la natura del totem. Nella religione totemica è severamente proibito mangiare l’animale o la pianta totemica, perché questo sacrilegio conduce alla morte chi lo compie e getta tutto il clan in disgrazia. Ciò significa che in esso risiede un principio di straordinaria potenza. Inoltre, il fatto che ogni individuo porti il nome del totem, lo fa partecipare alla natura sacra del totem stesso. Ogni membro di un clan, quindi, ha una doppia natura: uomo e animale/pianta. In alcune tribù australiane e in molte tribù dell’America del Nord, ogni individuo ha anche un totem personale, in genere un animale che si è rivelato al soggetto dopo un lungo periodo di ritiro solitario, digiuno e fatiche corporali. Tra l’uomo e il suo animale totemico esistono rapporti strettissimi: l’animale protegge e consiglia il soggetto, l’uomo acquista le abilità dell’animale e, in casi di estremo pericolo, l’uomo può persino trasformarsi nell’animale, che ne è considerato l’alter ego. Questo animale totemico personale è chiamato manitù presso gli Algonchini e nagul in Messico. Il principio comune che rende sacro il totem e tutto ciò che ne porta l’emblema e il nome sembra essere una forza anonima, impersonale e immanente. Presso le società che hanno raggiunto uno stadio più evoluto del totemismo o che hanno superato lo stadio totemico, questa forza assume l’aspetto di una divinità ma, in genere, resta sempre un principio superiore agli dei. È il caso del Wakan dei Sioux, dell’Orenda degli Irochesi, dell’energia Vril tibetana, del Mana della Melanesia o anche del Destino dei Greci antichi (Tuke), una forza cui gli stessi dei sono sottomessi. Questa forza impersonale, questa sorta di energia, è l’origine della vita e la nozione di base di ogni sentimento religioso. Sebbene il totemismo sia un culto antichissimo e, ai giorni nostri, limitato a poche popolazioni primitive, possiamo scorgerne delle sopravvivenze anche nelle nostre culture popolari europee e nelle religioni più evolute, compresi i monoteismi. Vediamo qualche esempio. Come abbiamo detto, il totem è un nome, un emblema che caratterizza un clan. Questa è esattamente la funzione dei simboli araldici o delle bandiere nazionali.
L’organizzazione in clan, poi, è a tutt’oggi tipica della Scozia e dell’Irlanda. Il termine clan, infatti, è di origine gaelica (clann), significa letteralmente figli oppure famiglia e identifica un gruppo di persone unite da gradi di parentela, di individui che discendono da un unico antenato. Famosi sono i clan delle Highlands, tribù della Scozia costituite da piccoli gruppi famigliari con un cognome comune.
I clan delle Isole Highlands probabilmente erano celtici in origine sebbene anche un sassone o un normanno potesse crearsi un clan riunendo i membri di una tribù celtica disgregata o senza un capo. I clan scozzesi, infatti, erano anche un’organizzazione di tipo militare, sottoposta alla guida di un capo. Ogni clan un  tartan (il particolare e personale disegno scozzese impresso sulla lana del kilt, diverso per ogni famiglia), registrato e ufficiale, solitamente in due o tre versioni: il tartan per il kilt da giorno e quello da campagna, per esempio. Altre interessanti sopravvivenze totemiche si possono riscontrare tra le famiglie nobili della Liguadoca, che possiedono antichi emblemi araldici che raffigurano l’antenato mitico a metà tra uomo e animale. Tra gli animali mitologici, oltre a draghi, grifoni, fenici e unicorni, si osservano anche creature a metà tra uomo e animale, come le sirene e i centauri, tra le quali spicca la Melusina, la bellissima fata dotata di una coda di pesce o di serpente, moglie di Raimondo da Lusingano, che la incontrò presso una fonte in un bosco e se ne innamorò. Un’altra figura che sembra derivare dal pensiero totemico è il lupo mannaro o licantropo (dal greco likos=lupo, anthropos=uomo). Secondo antiche tradizioni orali, si tratta di un uomo condannato da una maledizione a trasformarsi in una bestia feroce ad ogni plenilunio: la forma di cui si racconta più spesso è quella del lupo, ma in determinate culture prevalgono l’orso o il gatto selvatico. Nella narrativa e nella cinematografia horror sono stati aggiunti altri elementi che invece mancavano nella tradizione popolare, quali il fatto che lo si può uccidere solo con un’arma d’argento, oppure che il licantropo trasmetta la propria condizione ad un altro essere umano dopo averlo morso. Altre volte invece per ‘licantropo’ non si intende il lupo mannaro: quest’ultimo infatti, si trasformerebbe contro la propria volontà, mentre il licantropo si potrebbe trasformare ogni volta che lo desidera e senza perdere la ragione (la componente umana). Altra figura inquietante, a metà tra il mondo dei vivi e quello dei morti, tra quello umano e quello animale è il vampiro, generalmente raffigurato come un non morto con ali di pipistrello, animale in cui è in grado di trasformarsi per raggiungere le sue vittime inosservato. Nel 1500 Ambroise Parè, padre della chirurgia moderna, scrisse: «Ci sono dei mostri che nascono per metà umani e per metà bestie che sono il prodotto dell’accoppiamento di atei e di sodomiti con degli animali bruti». Il giudizio del medico cattolico del re francese Enrico II denota tutto l’orrore che queste creature hanno sempre suscitato. Nel passato le cose non erano molto diverse. Se andiamo all’antica tradizione micenea, troviamo il celebre Minotauro, mostro dal corpo umano con testa e collo di toro, figlio di Pasifae, già moglie di Minosse, il re miceneo che fece rinchiudere il mostro nel famoso labirinto di Cnosso a Creta. Se il Minotauro era un reietto per i Cretesi, gli Ateniesi non lo odiavano meno. Atene era infatti a quel tempo sottomessa a Creta ed era obbligata ad inviare ogni anno sette ragazzi e sette ragazze che andavano in pasto al Minotauro. Fu poi Teseo a liberare Atene da questa schiavitù uccidendo il Minotauro grazie all’aiuto di Arianna, la giovane e coraggiosa figlia di Minosse e Parafe. Nell’antica cultura greca si trovano altri esempi di sopravvivenze totemiche, come le figure dei celebri fauni (mezzi uomini e mezzi capri) e dei silenzi (umani spesso raffigurati con tratti animaleschi) o il dio Pan, metà uomo e metà caprone, legato indissolubilmente all’Arcadia. Non si possono non citare, infine, il dio indù Ganesha con la testa d’elefante, Quetzalcoatl, il dio-re azteco raffigurato come serpente piumato, il dio egiziano Toth con la testa di falco e Kermunnos, il dio celtico dei boschi e degli animali con le corna da cervo, che è sempre raffigurato in posizione seduta con le gambe incrociate, come il Buddha.
Da ultimo, abbiamo Gesù, che è detto agnello di Dio, animale cui lo accomunano la mitezza e anche la destinazione sacrificale. Come per le divinità più antiche, anche nel caso del Salvatore l’animale può sostituire completamente l’immagina umana del dio nelle raffigurazioni. Toth è spesso ritratto come un falco, Quetzalcoatl come un serpente piumato e Gesù è spesso sostituito dall’agnello. La straordinaria diffusione e l’abbondanza di queste testimonianze nel mondo e tra culture diverse, sembrano dimostrare che il totemismo fu il culto-base da cui poi si svilupparono forme di religiosità più sofisticate e articolate. Nella cultura popolare le tracce di questo antichissimo culto sono ancora vive nelle figure mitologiche di cui si raccontano le leggende con affetto e simpatia, dallo Yeti dell’Himalaya al nostrano Gigiat della Val Masino (Valtellina), un essere semiumano con sembianze di camoscio che si mostra a volte terribile e orripilante, a volte dispettoso e comico.


Quetzalcoatl

* Tratto dalla rivista «Enigmi». Su gentile segnalazione e concessione dell'autore

.

mercoledì 19 aprile 2017

La notte della democrazia. Il Grande Oriente d'Italia si rivolge alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo



Il Grande Oriente d’Italia comunica di aver depositato dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ricorso ex art. 34 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo unitamente a una istanza di provvedimenti cautelari ex art. 39 del regolamento di Procedura della Corte EDU, avverso le iniziative poste in essere dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle associazioni criminali, anche straniere, e dai suoi componenti, culminate nel provvedimento di perquisizione e sequestro del 1° marzo 2017, e nelle successive attività fortemente discriminatorie comunque poste in essere anche in violazione della legge istitutiva nr. 87/2013.

Oltre alle iniziative già prese dinanzi alla competente Magistratura, il ricorso trova la sua ragione nella inesistenza di rimedi giurisdizionali propri nazionali nei confronti del provvedimento emesso dalla Commissione, inesistenza più volte riaffermata anche successivamente alla nota sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte del 12 marzo 1983 n. 4.

Il Grande Oriente d’Italia intende con tali azioni riaffermare lo spirito e il senso dei principi costituzionali calpestati dalle iniziative poste in essere oggi soltanto in danno della Libera Muratoria ma comunque  potenzialmente dannose per la libertà di associazione e per la tutela della riservatezza delle persone.

Fonte: GOI

Il silenzio della ragione

di Quirino Tirelli

Statua di Arpocrate (Musei Vaticani)

È successo all'improvviso mentre camminavo nella mia macchina. Ascoltavo la radio.
Improvvisamente i suoni informi e caotici che fuoriuscivano dagli altoparlanti si interruppero  lasciando un flebile fruscio. Cosa era successo? Forse un guasto dei ponti ripetitori, un attacco terroristico?
Dopo un giro di telefonate mi sono accorto che radio e TV funzionavano perfettamente, era quindi la mia radio ad essere rotta. Devo dire che in un primo momento ho avuto un senso di fastidio, di disagio. Quando entravo in macchina era consuetudine accendere automaticamente la radio e viaggiare in compagnia di suoni e voci. Per abituarmi c'è voluto un po di tempo. In un primo momento avevo deciso di farla aggiustare. «Sicuramente mi chiederanno molti soldi», fu il primo pensiero che mi venne in mente. In questo periodo di crisi generale spendere soldi rappresenta sempre un fattore limitante per le nostre attività quotidiane. «Vabbè aspetto e la farò aggiustare», mi ripetevo tra me e me. Intanto i giorni passavano ed io continuavo a viaggiare senza radio, senza quelle voci che mi accompagnavano nei miei spostamenti. Fu così che iniziò qualcosa di strano. Privato della mia compagnia durante i viaggi in macchina, trovai un nuovo diversivo per far passare la noia. Cominciai un dialogo interiore. Un dialogo con la mia coscienza, con il mio Daemon interiore. Pensieri, eventi accaduti durante la giornata o nei giorni precedenti, mi riaffioravano nella testa ed iniziava un dialogo interiore tra me e me stesso. Vi posso assicurare che dopo un po' di tempo cominciai a provarci gusto, cominciai a non rimpiangere più la radio. I dialoghi interiori cominciarono ad affrontare temi complessi. Mentre viaggiavo in macchina il paesaggio intorno a me cambiava continuamente, era interessante notare che contemporaneamente al paesaggio anche io cambiavo, questo grazie ai miei dialoghi interiori. Certezze, convinzioni, opinioni, venivano completamente stravolte da questa nuova ed interessante esperienza.
Vorrei ora rendervi partecipi di uno di questi miei dialoghi avvenuto durante un viaggio verso Napoli che ha per oggetto proprio la nostra Istituzione.

IO – Lo sai cosa mi stavo domandando?
Daemon – Cosa?
IO – Mi stavo domandando se in Massoneria è importante oppure no studiare vari testi per progredire nel percorso massonico
Daemon – Bhe Dipende
IO – Da cosa?
Daemon – Come tutte le cose dipende dall'uso che si fa dei vari testi. Devi operare, specialmente in massoneria, una netta distinzione tra erudizione ed elevazione spirituale. Quello che vogliamo noi massoni è l'elevazione, il cambiamento. Se mi permetti ti faccio un esempio che chiarirti la cosa
IO – prego fai pure
Daemon – È come avere un manuale che ti spieghi come fare a salire una scala. Tu leggi il manuale ma non sali la scala. Il manuale è inutile. Molti in massoneria hanno tutti i manuali ma non attuano quello che c'è scritto. Diventa, in pratica, solo erudizione. Come se un cattolico si definisse tale solo dopo  per aver letto i vangeli. Le cose, caro amico, vanno applicate, se no diventa un mero nozionismo che snatura in maniera drammatica l'essenza stessa della nostra istituzione. Studiare, conoscere, è importante ma poi bisogna metterci del proprio, bisogna applicare quello che si studia. Lo stesso, vedi, accade per gli strumenti dell'arte Muratoria. Essi rappresentano delle allegorie, dei simboli, che, una volta acquisiti, metabolizzati, studiati, bisogna UTILIZZARE, applicarli praticamente, altrimenti tutto diventa teorico e vuoto. Si corre il rischio di trasformare quello che è un percorso dinamico in un contenitore vuoto.
IO – molto interessante ma come si fa ad applicare, a passare dall'erudizione, dalla teoria alla pratica?
Daemon – Il primo passo è proprio quello che stiamo facendo io e te. Il dialogo interiore. Tu dovresti sapere come si impara a praticarlo. Tutti, tu compreso, siamo stati apprendisti. Tutti siamo stati costretti al silenzio per un anno e più. Questo silenzio serve proprio a stimolare il dialogo interiore con il proprio Daemon. Esso è un silenzio solo esteriore. Interiormente, infatti, ogni apprendista DEVE essere pervaso, durante le discussioni in loggia, da un fuoco. Deve porsi domande e cercare di darsi delle risposte. Immaginare (sì l'immaginazione è uno strumento importantissimo dell'arte Muratoria) i propri interventi durante i lavori di loggia.
IO – si, in effetti ora che mi ci fai pensare è quello che facevo durante il mio periodo di apprendistato. "Ah, Se avessi la parola direi questo...", "non è stato affrontato questo aspetto nella discussione...", "ah se potessi intervenire potrei apportare qualcosa di costruttivo...". Non ti nego che a volte sono stato sul punto di intervenire e prendermi di forza la parola! Immagina che disappunto avrei prodotto tra i fratelli anziani, sarei stato richiamato e redarguito dal mio Maestro Venerabile di sicuro.
Daemon – Esatto! Questo è il primo passo di un processo (che molti definiscono alchemico) che porterà al primo degli innumerevoli cambiamenti che, chi frequenta la  Loggia, auspica.
IO – sarebbe?
Daemon – L'annientamento dell'Ego. Solo annientando il proprio Ego si può iniziare a sentirsi parte di un Meta-Organismo quale è la Loggia, come i massoni dicono in gergo, “Diventare una pietra squadrata” che si incastra alla perfezione nella costruzione organica ed armoniosa.
IO – Mi trovi d'accordo! Vorrei però farti un'ulteriore domanda. Abbiamo assodato che il primo lavoro (forse il più importante) è svolto dall'apprendista con il proprio silenzio ed il relativo dialogo interiore. Come si continua quando si avanza nella scala di perfezionamento? Come evolve questo lavoro quando, da compagno, si inizia a parlare ed intervenire nei lavori di officina? Inizia e finisce tutto nel grado di apprendista?
Daemon – Certo che no! Il lavoro iniziato con l'apprendistato è un lavoro eterno. Il dialogo interiore  continua in eterno, anzi, procedendo nei vari gradi esso diventa sempre più importante ed articolato. In più, però, è compito del compagno e del maestro condividere i propri ragionamenti interiori con il resto della Loggia. È proprio attraverso questa condivisione che il massone risolve il fenomeno Gnoseologico. Solo attraverso la condivisione delle proprie idee che si può giungere alla verità, a quella agognata costruzione del tempio metaforico, che funge da trade union tra i massoni operativi e quelli speculativi. La verità, per un massone, non può che essere CONDIVISA. Non può esistere, quindi, nessun essere umano in grado di detenerla, tutti ne possiedono un spicchio e solo mettendo insieme i vari spicchi, i vari frammenti, si può giungere alla ricostruzione della lastra originaria frammentata. Ti dirò di più! La condivisione non serve solo per raggiungere (sarebbe meglio dire avvicinarsi) alla verità ma serve anche per raggiungere la propria unità interiore.
IO – Spiegati meglio
Daemon – Come molte correnti iniziatiche mettono in evidenza al nostro interno vige il caos più totale. Ho detto prima che il nemico più terribile del massone è il proprio Ego. Il problema è che non esiste UN Ego. Ne esistono tanti, molteplici. Altro compito del massone è raggiungere l'Unità, il centro. Questo si può ottenere, se si segue la via della massoneria, solo all'interno dell'officina. Solo frequentando la Loggia (durante i lavori di Loggia) si può giungere alla creazione di un Meta-Organismo, l'Adam Kadmon molto caro ai Kabbalisti.
IO – Devo dirti che da questo dialogo mi sto arricchendo. Sto facendo anche dei collegamenti molto interessanti con la cultura orientale. La massoneria, da quello che sto capendo, ha dei punti di similitudine con alcune correnti iniziatiche orientali. In oriente è molto praticata la meditazione. Questo dialogo interiore, di cui abbiamo parlato, può essere paragonato ad una sorta di meditazione?
Daemon – È sicuramente una forma di meditazione. Una forma di meditazione tipica della massoneria ma che è sostanzialmente diversa dalla meditazione orientale (come ad esempio quella buddista). Mentre nella meditazione orientale, ad esempio, si cerca (bisogna vedere se ci si riesce) di annullare il pensiero, nella meditazione massonica, al contrario, si stimola il pensiero. Le tecniche di meditazione orientale insegnano come non pensare, mentre le tecniche di meditazione massonica insegnano come canalizzare il pensiero utilizzando l'allegoria degli strumenti muratori.
IO – È vero! Noi siamo macchine, macchine in perenne movimento, in un perenne stato stazionario, macchine che non si fermano mai. Miriadi di reazioni chimiche avvengono continuamente nel nostro organismo, il cuore che non cessa mai di battere, la respirazione che avviene sempre. Anche nel nostro cervello avvengono incessantemente reazioni chimiche e gli impulsi elettrici che passano tra i vari neuroni non si interrompono mai, se non dopo la nostra morte. Non pensare è impossibile, è pura illusione. Dentro di noi c'è un caos perenne. Il creatore, però, ha canalizzato questo caos trasformandolo in un ordine prestabilito. La scintilla originaria, però, quel caos da cui deriviamo, continua a rimanere sempre dentro di noi.
Daemon – Esatto! È questo il dono più grande che il Grande Architetto dell'Universo  ci ha concesso, la capacità di scegliere (LIBERO ARBITRIO) se trasportare questo ordine nei nostri pensieri e nelle nostre azioni o abbandonarci al caos primordiale. I due poli (positivo e negativo) della batteria cosmica (Caos ed Ordine) sono necessari. Senza di essi non ci potrebbe essere movimento e quindi cambiamento, ma sta a noi decidere come canalizzare questo movimento (“bisogna avere un caos dentro di sé per generare un stella danzante”). Ascoltando il mondo circostante (i segnali che ci provengono dal mondo esterno, radio, TV, mass media) siamo necessariamente travolti dal caos, da una miriade di informazioni che ci bombardano quotidianamente. È proprio questa la lezione che la Massoneria ci dà e che fa di essa una scuola iniziatica incredibilmente moderna ed attuale, nonostante i suoi 300 anni di storia.
.

martedì 18 aprile 2017

Conto alla rovescia per la Grande Assemblea del Rito di York


Alla scoperta di Demetrius Sémélas



Più volte nel nostro Blog abbiamo parlato di 'Martinismo', anche a una serie di classici pubblicati negli ultimi anni da Tipheret- Gruppo editoriale Bonanno, a partire dal «Trattato sulla Reintegrazione degli esseri» di Martinez de Pasqually e via via con tutta l'opera omnia dei vari Willermoz, Saint-Martin e in tempi più recenti Papus, Bricaud o Chevillon curata da Mauro Cascio, Ovidio La Pera, Vittorio Vanni.
Di questo mondo faceva parte anche Demetrius Sémélas, ora proposto in lingua italiana in questo libro edito da Psiche2, tradotto da Andrea Pasino e curato da Alex Lo Vetro. Sémélas fu attivissimo "tra Grecia, Francia ed Egitto e scrisse un importante testo sui Tarocchi in chiave fortemente esoterica, con lo pseudonimo di Sélait-Ha Déon. Si tratta di un documento molto peculiare che ci mette a conoscenza dell'intima visione dell'autore riguardo i temi dell'occulto e nello specifico la Rota del Taro. La prima edizione privata di questo testo porta la data 1914, era una copia manoscritta e firmata dallo stesso Déon (Samelas) e per quanto ci è dato sapere faceva parte di un corpus di documenti, che gli iniziati alle scuole esoteriche dell'epoca si scambiavano vicendevolmente in forma del tutto amicale per proprio studio. [...] In questo testo, come del resto nel manoscritto dallo stile 'apparentemente semplice' [...], troviamo tutta la saggezza dell'uomo, la maestria dell'artista e la conoscenza dell'iniziato che Sémélas fu, ma ritroviamo anche il sapore di un'epoca irripetibile".
Le lame ri-disegnate dallo stesso autore nel 1914 contengono, per chi possiede gli occhi per vedere, i misteri più alti della Iniziazione Tradizionale, l'Arcano degli Arcani, dando al lettore la possibilità di scoprire quale sia la chiave della Saggezza Umana.

Proprio qui, proprio adesso



Dove sei tu? Dov’è la tua Anima, la tua forza, la tua quiete profonda e la capacità, il talento – che ti appartiene per natura – di scorgere la bellezza ovunque, di espandere la tua Coscienza, di esprimere il tuo Sé profondo e di arricchire il mondo con la tua Essenza?
È proprio qui, proprio adesso: non è in te, ma è te. Non cercare tutto questo dentro di te, come se fosse “da qualche parte” e perciò in qualche modo disunito, diverso da te: questo è l’ego, convinto di possedere tutto ciò e quindi di poterlo perdere. Ma il tuo cuore sa che tu sei già tutto questo, che sei pura Consapevolezza!

Un omaggio a Totò massone

di Almerindo Duranti

venerdì 14 aprile 2017

Buona Pasqua

Massoneria. Il significato celato del numero sei nel grado di Compagno

di Domenico Fragata

La tradizione occidentale prevede una tripartizione dell’essere umano che si suddivide in corpo, anima e spirito. Se facciamo corrispondere ad ognuno di questi livelli dell’essere un grado scopriremo che la fase del compagno si configura come l’anima del percorso iniziatico della massoneria azzurra. La psiche (mercurio alchemico) è la mediatrice, il gancio (Vav1) che tiene uniti, ed al medesimo tempo separati, il corpo e lo spirito. Così il grado di compagno unisce e separa l’apprendista dal maestro. Il postulante, dopo aver veduto la stella fiammeggiante, viene consacrato all’arduo compito di completare la sua istruzione muratoria illustratagli durante i 5 viaggi. Meditando sul pentalfa massonico mi sono accorto che questa raffigurazione, emblema esoterico del numero del compagno2, racchiude in sè il simbolismo di un altro numero apparentemente estraneo al grado: il sei. Percorrendo i cinque viaggi siamo passati per le cinque punte della stella, ma come siamo giunti alla gnosi simboleggiata dalla lettera G? Quale viaggio abbiamo compiuto? Esiste forse un sesto viaggio occulto? Durante i primi quattro viaggi l’aspirante ripercorre il percorso dell’apprendista e gli vengono forniti tutti gli strumenti necessari per giungere alla compiutezza del grado di compagno. Cosa accade nel quinto viaggio? Cosa significa questo viaggio misterioso? Il quinto viaggio si svolge a mani nude passando da nord e ripercorrendo tutta la loggia. Il rituale spiega: “Il simbolismo di questo ultimo viaggio è la Libertà3.[...] La vostra educazione da iniziato è finita, non vi resta che da ricordare ciò che avete appreso al fine di potere, con il vostro esempio e con la vostra parola, dare a coloro che verranno dopo di voi l’istruzione da voi ricevuta”. Prestando attenzione alle parole del rituale risulta chiaro che nell’ultimo viaggio viene donato all’iniziato il segreto per divenire maestro massone. Il compagno dovrà apprendere che ogni strumento andrà un giorno superato, non abbandonato, per essere pienamente interiorizzato. Il sesto viaggio è prettamente interiore: l’Arte diviene spirituale, il Tempio diventa corpo e “Dio” si tramuta nella scintilla Divina dell’anima. Il sesto viaggio può essere compiuto esclusivamente in solitudine, è il viaggio che viviamo dentro noi stessi per giungere al significato più profondo della lettera G (Yod4). Le informazioni acquisite dallo studio dalle 7 arti liberali ed elaborate dai 5 sensi dovranno condensarsi all’interno del nostro cuore, l’unico luogo nel quale il percorso iniziatico produce autenticamente i suoi effetti. Ora che il processo gnostico è stato realizzato verrà chiesto all’iniziato di elevarsi all’arduo compito della maestria; insegnare con l’esempio vivificando il metodo grazie all’esperienza personale. Avendo acquisito il significato della colonna Boaz5 ed avendo compreso il simbolismo di Jakin6 sarà possibile percorrere la via mediana, chiamata anche Via Regale, dell’Albero della Vita di cui il tempio massonico dovrebbe riprodurne la struttura7. Bellezza e Forza trovano il loro naturale equilibrio nella Saggezza che il maestro massone dovrebbe incarnare.


1 Vav è la sesta lettera dell’alfabeto ebraico, ha spesso una funzione di congiunzione. Vav è la terza lettera del tetragramma mistico YOD- HE- VAV- HE (valore numerico 26) che indica in nome impronunciabile di Dio. Vav è una delle tre componenti della lettera Alef, la prima lettera dell’alfabeto ebraico, il cui significato è Ineffabile. Nella lettera Alef (valore numerico semplice 1, valore numerico complesso 26) potremmo scorgere l’intero percorso iniziatico della massoneria azzurra, ella si compone di una YOD inferiore (Apprendistato), una VAV (Compagnonaggio) ed una YOD superiore (Maestria). YOD, decima lettera del’alfabeto ebraico e prima lettera del tetragramma, indica la scintilla divina che anima l’essere umano. Dunque nell’Alef è possibile vedere un percorso di elevazione che si svolge secondo tre gradi che sviluppano il processo di reintegrazione nell’Uno. Tre grafemi, una lettera che è il sigillo stesso del Divino.

א = י + ו + י

2 Il numero 5.
3 Potremmo intendere il termine Libertà anche come Liberazione (Moksha) o Nirvana (Cessazione dei condizionamenti). 


4 La cui trascrizione è G. Come già spiegato nella nota precedente YOD si collega simbolicamente alla scintilla Divina dell’anima. YOD è l’iniziale posta sulla colonna dei Compagni oltre che la prima lettera della parola sacra donata al Compagno: YOD CAPH- YOD- NUN (valore numerico 90).
5 Boaz significa Forza. Inoltre Boaz ( valore numerico 79) fu il bisnonno di Re Davide; per questo motivo la colonna B si configura come il pilastro Regale.
6 Jakin significa Sostegno. Inoltre Jakin (Iachim) fu uno dei primi sacerdoti del Tempio. Le colonne del Tempio di Gerusalemme rappresentano fondamentalmente i due poteri: Regale-Boaz e sacerdotale Jakin; il primo simboleggia Mishpat- Il Giudizio mentre il secondo Tzedeq (Tzaddi valore numerico 90) -La Rettitudine
7 Il valore numerico della somma dei termini Jakin e Boaz (169) corrisponde perfettamente alla somma dei termini Netzach e Hod (169) sephirot radici dei due pilastri laterali dell’albero della vita. Ad ogni lettera dell’alfabeto ebraico corrisponde un valore numerico dunque ogni parola è associata ad un numero. La cabalà ebraica prevede che tutte le parole aventi lo stesso valore numerico siano riconducibili a delle aree semantiche e che, in qualche modo, siano relazionabili fra loro. Questo metodo esegetico si chiama Ghematria. 








giovedì 13 aprile 2017

Francesco d'Assisi, massone ante litteram

di Piero Spinelli



Oggi, il “mondo liquido”, come lo ha definito Zygmunt Bauman, in cui tutto, a causa del consumismo e della globalizzazione, è precario, incerto, flessibile, turbolento, instabile, effimero e volatile ha abbandonato ogni valore etico e morale sviluppando una nuova idolatria: il dio denaro.
Con questa breve riflessione vogliamo celebrare i valori “solidi” ed immutabili dell’Amore fraterno, dell’Umiltà e della ricerca della Luce poiché questi concetti, predicati da Francesco d’Assisi circa 600 anni prima della nascita ufficiale della Massoneria moderna, ci appartengono e rappresentano il modello di vita del percorso iniziatico massonico.
Con il “Cantico delle creature” l’umile fraticello di Assisi, ringrazia il Creatore dell’Universo per tutte le cose viventi. Francesco decise, ad un certo punto della sua vita, di rinunciare al benessere, alla ricchezza, al potere, al dominio della spada ed alla propria posizione sociale, per dedicarsi totalmente alla Croce, simbolo di pace, amore e fratellanza. Egli abbandonò il suo status sociale per dedicarsi agli altri ed ai più alti ideali etici e morali; abbandonò i beni materiali in favore dello spirito; si fece rappresentante degli umili ai quali portò conforto e nei quali rafforzò la speranza che, pur nella sfortuna materiale, è possibile contare sulla «piena luce» del Creatore. La coraggiosa scelta dell’umile fraticello di Assisi fu esaltata anche dal sommo Poeta nel Canto XI° del Paradiso, che così inizia:

«O insensata cura de' mortali,
quanto son difettivi silogismi
quei che ti fanno in basso batter l'ali!»

Ciò a voler rimarcare che la vanità, le umane passioni e l’attaccamento alle cose materiali impediscono all’Uomo di alzare lo sguardo verso la Luce della spiritualità.
Il messaggio e l’operato di Francesco scossero le fondamenta stesse della Chiesa di Roma e quelle di un clero, all’epoca alla deriva, dedito al lusso ed avido di potere, i cui comportamenti erano ben lontani dai precetti di servizio e solidarietà. Si narra che una misteriosa voce gli disse: “Francesco, va, ripara la mia casa, che, come vedi, va tutta in rovina...” Il fraticello dapprima rimase atterrito poi, si impegnò totalmente a compiere l’incarico di riparare l’edificio esterno della sua chiesa: ma più avanti capì che l’obiettivo principale della “Voce” era la Chiesa di Roma come istituzione.
Il fascino che infonde una figura di tale levatura è innegabile! Francesco d’Assisi nella sua scelta fu, probabilmente, illuminato dall’intuizione che solo il calore di un’umanità spontanea e disinteressata può dar senso alla vita; quel tipo di calore che solamente la vista della “Luce” è capace di infondere e che, una volta sentito, è impossibile dimenticare. Il parallelismo esoterico è evidente: l’apprendista che vede per la prima volta la Luce ne avverte il calore, rinasce a nuova vita ed acquista la piena coscienza di sé; egli accende una fiammella da alimentare per tutta la vita, orienta la sua azione al miglioramento di se stesso ed al bene dell’Umana famiglia. Tutto il suo operato, fino al sublime grado di Maestro, sarà ispirato agli antichi principi della immutata tradizione iniziatica, ma non basta! Il percorso esoterico di perfezionamento che egli ha liberamente scelto, bussando alla porta del Tempio, non potrà prescindere da momenti di condivisione e di confronto in Loggia, luogo in cui il Massone trova l’atmosfera fraterna, la sacralità e la giusta dimensione spirituale che gli consentiranno di partecipare alacremente ai lavori rituali; questo gravoso impegno farà di lui un “eletto”, perché, com’è scritto nel messaggio evangelico, “molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti!». Matteo (22,1-14).
Il lavoro in Loggia, individuale, ma collettivo ad un tempo, permette al Massone di imparare ad ascoltare ed apprendere l’arte muratoria, in un’eggregore che lo vede protagonista, insieme ai suoi Fratelli, di una perseverante ed incessante opera di perfezionamento interiore che lo renderà pietra squadrata adatta ad inserirsi, in armonia con le altre, nella ricostruzione del Tempio.
Ecco, dunque, che il rispetto dei principi massonici di libertà, uguaglianza, fratellanza e tolleranza e l’unità e l’armonia fra il corpo e l’anima, tra il visibile e l’invisibile, fra la materia e lo spirito, attraverso il dialogo e la riconciliazione con “tutte le creature” preconizzato da San Francesco, si ricongiungono in un percorso unico, la cui essenza è costituita dall’Amore fraterno, che rappresenta il quinto elemento che si unisce ai quattro tradizionali: terra, acqua, aria e fuoco.
L’Amore, appunto, l’unica risorsa contro le ingiustizie, i soprusi, le perversioni e l’egoismo umano, “l’amor che muove il sole e l’altre stelle” è la forza degli umili ed i suoi cardini sono la tolleranza ed il perdono. L’Amore è il progetto di vita, istituzionale e profano, del massone affinché il suo comportamento sia utile ed al contempo di esempio alla società in cui vive ed opera da Uomo libero e di buoni costumi.
Il cerchio si chiude: gli ideali francescani e quelli massonici identificano una via comune da seguire. Il centro dell’azione è finalizzato al perfezionamento interiore ed al bene dell’Umanità; non scomuniche, dunque, ma un percorso comune, umile e penitente, al servizio dell’Uomo, alla luce degli immutabili ed universali principi di Fratellanza, Uguaglianza, Libertà e Tolleranza.
Come tutti i grandi sogni anche quello di Francesco d’Assisi rappresenta un messaggio di amore ed armonia con il creato, compiutamente espresso nel “Cantico delle Creature”. Il grande sogno di un massone è egualmente un messaggio di armonia con l’umanità e col creato, anche lui anela alla Luce ed alla perfezione; il suo impegno è continuo: “vigilare e perseverare”, come è scritto nel gabinetto di riflessione, senza mai abbassare la guardia nei confronti delle perversità del mondo profano che stenta a riconoscere alla Massoneria la sua poesia e la sua fatica e che non riesce a comprendere che essa rappresenta il sogno di un mondo migliore!
La definizione “massone ante litteram” qui attribuita a S. Francesco d’Assisi viene anche suffragata dalla sua vocazione fulminea. Si dice che quando egli fu chiamato in sogno a riedificare “la Casa che minacciava rovina” intraprese la sua Grande Opera indossando un semplice saio di tela grezza che volle confezionare ispirandosi alla forma della croce, ai fianchi un cordone con tre nodi ed ai piedi dei semplici sandali. Pare che il suo “unico bagaglio” fosse una sacca contenente gli strumenti del muratore: la squadra, il compasso, la cazzuola, il filo a piombo, il mazzuolo, la riga e lo scalpello, che simboleggiano l’onestà del pensiero, l'amore fraterno, la rettitudine di giudizio, il lavoro infaticabile e la sottomissione delle proprie imperfezioni interiori all’operosità dello spirito, unici strumenti che ci guidano nel cammino verso la perfezione e la Luce.
Ed è qui doveroso un riferimento a Papa Francesco; il Papa venuto “dalla fine del mondo”, il Papa dei poveri, degli emarginati, dei diseredati, dei dimenticati, il quale seguendo l’insegnamento di Francesco d’Assisi, ha dato inizio ad un cambiamento epocale della Chiesa di Roma che egli vorrebbe non più arroccata a difendere i propri privilegi, ma vicina agli ultimi, aperta a spiragli di dialogo con tutti gli uomini di buona volontà e con la massoneria, cosa che fa ben sperare in un confronto aperto e costruttivo per il miglioramento della società contemporanea.
Su questa apertura «C’è da essere ottimisti, molto ottimisti! – come ebbe a dire l’ex Gran Maestro Gustavo Raffi nella sua ultima allocuzione alla Gran Loggia del 06 Marzo 2014 – ottimisti perché il futuro dell’Uomo è costruito dalle mani dell’Uomo. L’edificio del nostro futuro sarà quello che noi Muratori avremo costruito nella nostra libertà pietra su pietra» ed a ciò vorrei personalmente aggiungere: confortati dalla nostra Umiltà e dall’Amore fraterno. Per poter proseguire nella nostra riflessione sulla figura di Francesco d’Assisi è necessario ricordare che l’avventura templare nasce con la prima crociata. Al grido Deus Vult (Dio lo vuole), i crociati si radunarono sotto le mura di Gerusalemme, e il 15 luglio 1099 e la conquistarono dopo una sanguinosa battaglia. Si realizzò così il sogno di Urbano II, artefice del "progetto crociato". È nel 1119 che, nove cavalieri, sotto la guida di Ugo di Payne, fondarono un nuovo ordine monastico-militare, l'Ordine dei “Poveri Cavalieri di Cristo”, con sede in Gerusalemme, nella spianata ove sorgeva il Tempio ebraico di re Salomone, con lo scopo di vigilare sulle strade percorse dai pellegrini cristiani. L’ordine venne formalizzato dalla Regola di S. Bernardo da Chiaravalle che fondò la “Militia Templi”; un'ideale di tipo iniziatico ispirato alle grandi tradizioni, orientale e occidentale, nella ricerca delle comuni origini della storia umana; l'Ordine ottenne l'approvazione di papa Onorio II° nel concilio di Troyes del 1128.
«on è casuale che i “tre nodi” del cordone rivelino l'origine militare dell’ordine francescano: povertà, obbedienza e castità; essi rappresentano anche i tre voti della regola templare concepita da San Bernardo: la Preghiera comune, la Preghiera personale ed il Lavoro.
Nel 1219, Francesco d’Assisi partì per l'Oriente, insieme al suo fedele frate Elia, unendosi agli eserciti della V° Crociata; ebbe, così, modo di incontrare i Cavalieri del Tempio ed esprimere il suo pensiero a proposito dell'opera di assistenza spirituale e materiale prestata dai Templari ai Crociati ed ai pellegrini alla ricerca dei Luoghi Santi.
Alla mente di Francesco non rimasero indifferenti i principi Templari della prudenza e della saggezza, del Mentore che ammaestra, della divina scintilla della Conoscenza, della Ricerca applicata all'opera quotidiana. Egli ammirò la severità dei costumi di questo Ordine, militare e monastico ad un tempo, disponibile a soccorrere i più deboli nell'avventura umana dell’intramontabile Ulisse (“fatti non foste a viver come bruti...”), fino all’impegno della ricostruzione del Tempio, in una dimensione trismegistica tra materiale e spirituale, tra il terreno e il divino, nell’identità tra l'alto e il basso che costituiscono l'imperturbabile armonia dell'Universo nel suo divenire; ciò consentì che gli interessi umanitari dei diversi Ordini Cavallereschi andassero, nel tempo, a coincidere con gli obiettivi dell’Ordine dei Frati Minori di S. Francesco divenuto, proprio come questi, soggetto attivo in Medio Oriente.
«Correva, dunque, l’anno 1219 quando Francesco d’Assisi, insieme ai suoi monaci, si unì al viaggio dei Templari tra S. Giovanni d’Acri e Damietta, dove l’esercito crociato cingeva d’assedio quella città ed il sultano d’Egitto Al-Kamil, da circa due anni. La carovana era guidata e difesa da dieci cavalieri Templari che indossavano cotte di ferro e bianchi mantelli, contrassegnati dalla grande croce palmata di colore rosso. Anch’essi avevano fatto voto di obbedienza, povertà e di castità; in gran parte erano francesi partiti per recarsi in Terrasanta per difendere i pellegrini, sulle pericolose strade di “Outre Mèr” (oggi “Medio Oriente”).
Si racconta che, durante le soste nel deserto, Francesco avesse fraternizzato con uno dei cavalieri, tale Gerard de Rocamadour ed un suo compagno, Charles de Touteville; a loro aveva raccontato di come anch’egli si fosse armato da cavaliere molti anni prima, nel 1204, per recarsi ad Ancona al seguito di un principe di Francia per imbarcarsi e raggiungere i Crociati partiti verso Gerusalemme, ma, giunto a Spoleto, era stato fermato da una terribile febbre e che, in tale circostanza Gesù, apparsogli in sogno, gli ordinò di lasciare la crociata, perché altri compiti lo attendevano ad Assisi.
Si narra che una notte, nel deserto, davanti al fuoco, mentre Gerard espletava il suo turno di guardia e tutti dormivano, Francesco si avvicinò al Templare e vedendolo assorto in preghiera gli disse: «Fratello come non puoi sentire sulla tua coscienza il peso per tutte queste morti. È vero che combatti per una causa giusta, che sei al servizio del Cristo e del Papa, ma hai tolto la vita a centinaia di uomini, a tanti giovani come te». Gerard volse lo sguardo verso quel piccolo frate magro, emaciato e stremato dalla fatica, e sentì l’energia divina che emanavano i suoi occhi ed in uno slancio di commozione lo abbracciò teneramente. “François”, gli disse in francese “ti rivelerò un segreto del nostro Ordine: prima di andare in battaglia, noi Templari ci inginocchiamo e preghiamo”. Detto ciò l’imponente Templare si inchinò davanti a lui, col ginocchio destro per terra, le mani appoggiate sull’elsa della spada, piantata in terra come fosse una croce. Francesco, compresa la forza d’animo e la tranquillità di Gerard, posò anch’egli la fronte sull’elsa di quella spada e poi, giunte le mani gli disse: “Anche noi siamo cavalieri, tutti i miei frati per me sono “cavalieri della tavola rotonda”, così amo chiamarli. Ed anche noi abbiamo la spada: il cordone che pende dalla nostra cinta, quello è la nostra spada. Una spada d’amore, che vogliamo far conoscere in ogni luogo, anche qui, dove voi combattete e da anni vi uccidete con i musulmani».
«Anche noi vogliamo la pace, ma prima ci devono lasciare tornare a Gerusalemme» rispose Gerard, guardando Francesco negli occhi, «per questo combattiamo».
E Francesco: «Deve esserci un modo per evitare le morti di tanti giovani. Ne parlerò con i capi cristiani e andrò anche dal Sultano Al Kamil, per convincerlo».  Seppur sconsigliato da Gerad, Francesco non desistette e la sua fu una vera e propria missione di Pace, egli si recò dal sultano insieme al suo fedele frate Elia!
Pare che il Sultano Al Kamil fosse un “Maestro Sufi”1, dalla mente aperta, abile politico, attento ai problemi dello spirito, ma soprattutto "massone d’oriente iniziato all’arte regia”; Francesco ed Elia, ammantati solo di stracci, furono ammessi alla sua corte ed egli, ammirato del loro coraggio, li ospitò presso di sé alcuni giorni e volle ascoltare ciò che avevano da dire; il sultano apprezzò la forza d’animo e la ferrea volontà di quegli infedeli e si commosse quando Francesco, insultato ed offeso dai suoi dignitari, che gli magnificavano le meraviglie del Paradiso del Profeta – dove scorrono fiumi di ambrosia e miele e dove bellissime giovani tornavano ad esser vergini ogni volta, dopo aver fatto l’amore – si sentì rispondere: «Ma tutto questo cosa conta se non c’è l’amore, il perfetto amore di Gesù, che ci ha insegnato ad amare anche i nostri nemici?».
Purtroppo l’opera di S. Francesco fu vana! Il cardinale Pelagio, legato pontificio, chiuso nel suo ostinato rifiuto a qualsiasi compromesso con i musulmani, costrinse i comandanti Crociati ad una nuova e terribile offensiva, nonostante l’offerta del Sultano di consegnare Gerusalemme, Nazareth e le reliquie della vera croce ai Crociati. La battaglia di Damietta si concluse il 5 novembre del 1219 con la presa della città, che fu saccheggiata e gli abitanti massacrati.”i
Predicata invano in Oriente la fede di Cristo e degli apostoli e dei martiri, Francesco si ritirò nelle solitudini rupestri della Verna (nei pressi di Chiusi), dove ricevette le stimmate. Morì alla Porziuncola di Assisi, come scrive il sommo Poeta: “nudo sulla nuda terra.” L’audacità del progetto francescano, politico e religioso ad un tempo, ci consente di considerare S. Francesco e frate Elia, suo mentore e maestro spirituale, “massoni ante litteram” poiché, ambedue armati della sola Fede, si impegnarono a portare nel mondo musulmano “la parola sacra di un Dio universale”.
Il loro messaggio ebbe il suo effetto sul Califfo Al Malik, il che permise all’imperatore Federico II° di raggiungere Gerusalemme alla guida dei crociati e sottoscrivere accordi di pace, consentendo che questa crociata, la sesta, fosse l'unica combattuta pacificamente con gli strumenti della politica portando, nel febbraio del 1229, ad un trattato decennale di pace che restituì Gerusalemme e gli altri Luoghi Santi ai Crociati.
A proposito degli ideali francescani la nostra riflessione non può escludere un sia pur breve riferimento a Celestino V°, al secolo Pietro Angelerio del Morrone, eletto Papa della Chiesa di Roma nel 1294 che accettò di assumere l'incarico più prestigioso della cristianità con lo scopo di portare a termine il compito che si erano prefissi San Francesco e Frate Elia e le sue scelte furono condivise dall'Ordine del Tempio da cui ebbe tutto il sostegno necessario per la costruzione della Basilica di Collemaggio da lui fortemente voluta.
Egli diede inizio ad una appassionata attività che apparve insensata a chi non conosceva la logica delle sue scelte: abbattere la Chiesa materiale, impura e corrotta, per consentire alla Chiesa Spirituale di prenderne il posto. Per raggiungere questo obiettivo Celestino V° concesse il “Perdono gratuito” a chi si fosse recato, “nei secoli e fino alla fine dei tempi”, nella Basilica di Collemaggio, riconciliato con se stesso e con il prossimo.
La “Perdonanza” con cui Celestino V° si ricollega al Perdono predicato dal fraticello di Assisi, costituisce la precisa indicazione dello strumento per colmare gli abissi interiori e tra gli esseri umani, consentendo a se stessi ed agli altri una nuova opportunità, liberandosi dal fardello della colpa ed imparando la lezione dell’Amore, motore della vita umana. Fu, forse, questo che consentì di comprendere che l’umile monachello, considerato “un santo” dalla sua comunità abbruzzese, era un essere eccezionale, forse proprio l'uomo tanto atteso: il “Papa Angelico”, profetizzato dal monaco calabrese Gioacchino da Fiore. La storia ci insegna che probabilmente i tempi non erano ancora maturi per “l’età dello Spirito” che Celestino V° preconizzava; questa, evidentemente, doveva essere prima preparata, per permettere ad una umanità futura di realizzarla e fu forse questo fallimento che lo indusse a rinunciare al suo mandato papale.
Ma Celestino V°, santo come Francesco d’Assisi, è stato giustamente riabilitato: «Pietro del Morrone (Celestino V°), come Francesco d'Assisi” - scrive Papa Francesco- “conoscevano bene la società del loro tempo, con le sue grandi povertà. Erano molto vicini alla gente, al popolo. Avevano la stessa compassione di Gesù verso tante persone affaticate e oppresse; ma non si limitavano a dispensare buoni consigli o pietose consolazioni. Loro per primi hanno fatto una scelta di vita controcorrente, hanno scelto di affidarsi alla Provvidenza del Padre, non solo come ascesi personale, ma come testimonianza profetica di una paternità e di una fraternità, che sono il messaggio del Vangelo di Gesù Cristo».


Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam 



1 Nell’Islam, i saggi, i “sufi” (“suf” in arabo significa cappuccio) portavano abitualmente un rosso abito con un cappuccio)

Riferimenti bibliografici: Knighttemplar; York Magazine; Secreta Magazine; G.M. Bragadin "San Francesco - Le verità nascoste". 

La maieutica come arte

di Paolo Callari



Riporto la definizione dal vocabolario Treccani:
maièutica s. f. ([dal gr. μαιευτική (τέχνη), propr. «(arte) ostetrica», «ostetricia», der. di μαῖα «mamma, levatrice»]. – Termine con cui viene generalm. designato il metodo dialogico tipico di Socrate, il quale, secondo Platone (dialogo Teeteto), si sarebbe comportato come una levatrice, aiutando gli altri a «partorire» la verità: tale metodo consisteva nell’esercizio del dialogo, ossia in domande e risposte tali da spingere l’interlocutore a ricercare dentro di sé la verità, determinandola in maniera il più possibile autonoma.
Ho ritenuto opportuno far memoria sulla radice di una azione umana che, nei nostri tempi, viene mercanteggiata con altra terminologia d’importazione anglofona.
Da qui l’azione del tegolatore, in prima battuta, e del maestro, in seconda posizione in ordine di tempo.
Nessun coaching, tantomeno un mentoring, a sostituirsi alla ostetrica che tira fuori quel se stesso che torna a riveder le stelle dopo essere sceso nella caverna più oscura e profonda, in quel labirinto, e, sconfitto il mostro, guidato da Arianna, risorge ribaltando il sepolcro.

Pregiudizio e chiarezza: il convegno a Firenze


mercoledì 12 aprile 2017

Il grembiule massonico di Winston Churchill esposto a Londra



Numerosi membri del parlamento britannico sono stati massoni, fra questi Winston Churchill.

Nel 1902 Churchill, a metà strada del suo primo mandato parlamentare, ordinò un grembiulino massonico presso il catalogo di H.T. Lamb, una copia del quale può essere visionata presso il “The Masonic Emporium” aperto al  Library & Museum of Freemasonry in Freemasons’ Hall al Covent Garden di Londra dal 1° luglio fino al prossimo 23 dicembre 2010.

Il conto per Churchill fu di 1 sterlina e 15 scellini, all’incirca 150 euro attuali, conto che il futuro primo ministro britannico non pagò fino al 1904. Il grembiulino è esposto fra gli altri cimeli nella mostra. Su di esso è ricamato “Bro. Winston L.S. Churchill Studholme Lodge No 1591” in lettere d’oro.

Ogni loggia e ogni massone doveva acquistare il suo equipaggiamento completo e gli abiti richiesti da un solo fornitore. La mostra “The Masonic Emporium” tratteggia lo sviluppo di questo mercato raccontando le storie di fornitori ed acquirenti.

Inoltre è uno spaccato di come la produzione britannica sia passata dall’industria domestica a quella su larga scala nel corso del tempo.

Fonte Blog Heredom

La notte della democrazia. Rosy Bindi lascia: «Mi dedicherò a studi e viaggi»

Rosy Bindi

Rosy Bindi dice addio alla politica. Si dedicherà a "studi e viaggi". «Ho lavorato in questo Palazzo per ventitré anni e prima ancora altri cinque a Strasburgo. La passione mi ha tenuta viva e integra. Fare politica non è un mestiere, ed è impossibile servirla senza quel fuoco che arde. Finita questa legislatura lascerò il campo». La presidente della commissione parlamentare Antimafia ha spiegato così la sua decisione in un'intervista al Fatto Quotidiano.

«Vorrei dedicarmi agli studi, tornare al mio vecchio amore per la teologia. E poi viaggiare un po' - ha aggiunto - Come dice Romano Prodi, finora sono stata in tutti gli aeroporti del mondo. Ma non mi ritirerò a vita privata. Maria Eletta Martini e Tina Anselmi finché hanno potuto si sono impegnate. E io vedo un gran bisogno di formazione alla politica e di ricostruzione delle reti associative».

La notte della democrazia. Il Grande Oriente: «La Bindi non deve "dissequestrare". Semplicemente "restituire"»

Stefano Bisi

Il Grande Oriente d’ Italia preso atto della comunicazione diffusa dall’ANSA in merito al “dissequestro” “degli elenchi degli iscritti al ‘Grande Oriente d’Italia palazzo Giustiniani e alle altre obbedienze”, ove la notizia fosse confermata, rileva che la Commissione presieduta dall’On.le Bindi, avendo agito in violazione della legge istitutiva, non può acquisire alcunché di quanto illecitamente sequestrato, e non può informatizzarlo come previsto dall’art. 7 comma 6 della legge istitutiva, disposizione quest’ultima relativa soltanto ai “documenti acquisiti…nel corso dell’attività propria” della Commissione. Poiché, si ribadisce, che questa acquisizione non è stata fatta con “attività propria” bensì con attività illecita ed extra ordinem, la commissione non dovrebbe “dissequestrare” bensì restituire quanto indebitamente appreso presso la sede del GOI, come richiesto nella istanza di revisione in autotutela del GOI stesso, e con espressa garanzia che nessuna copia, di nessun genere, di quegli atti è stata trattenuta dalla Commissione, dai collaboratori e dallo Scico.
La parziale restituzione appare comunque, ove confermata, in quanto la notizia, ancora una volta, sarebbe stata comunicata alla stampa prima ancora che agli interessati, come un primo significativo successo delle iniziative giudiziarie intraprese dal GOI che, in ogni caso, intende ulteriormente procedere in sede Europea come già preannunciato, al fine del ripristino della legalità violata in danno del Goi e dei principi associativi costituzionalmente garantiti per tutti i cittadini dal nostro ordinamento.

La notte della democrazia. Rosy Bindi dispone il dissequestro degli elenchi della Massoneria

Rosy Bindi

Gli elenchi degli iscritti al 'Grande Oriente d'Italia palazzo Giustiniani' e alle altre obbedienze massoniche sequestrati dalla Guardia di finanza nelle scorse settimane possono essere dissequestrati. Lo ha annunciato la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi. Lo Scico ha completato l'attività acquisizione della documentazione sequestrata il primo marzo scorso. La Commissione, nella seduta di oggi, ha quindi stabilito il dissequestro e la restituzione al Goi dei computer e dei documenti originali (ANSA).

martedì 11 aprile 2017

La camera nuziale celeste

Amore e Psiche

di Filippo Goti

«Lo schiavo aspira soltanto a essere libero, non cerca i beni dei suo padrone. Il figlio non è soltanto un figlio, ma aspira all'eredità del padre.
Quelli che ereditano dai morti sono essi stessi morti ed ereditano ciò che è morto. Quelli che
ereditano da colui che è vivo sono essi stessi vivi e sono eredi di ciò che è vivo e di ciò che è
morto. Quelli che sono morti non ereditano nulla: come può ereditare un morto? Se colui che è morto eredita ciò che è vivo non morirà; colui che è morto vivrà ancora più a lungo».
(Vangelo di Filippo)

1. Introduzione

Il Vangelo apocrifo di Filippo, assieme ad altri testi del cristianesimo delle origini, ha offerto, e continua ad offrire, numerosi spunti di interesse teorico-pratici all'esoterista moderno. Questa gemma della rivelazione divina, come la stessa Pistis Sophia, è fondamento di numerosi riti e liturgie gnostici del passato e del presente, in quanto profonda è la valenza simbolica alchemica in essa rappresentata. Ovviamente solo cui che vibra in modo adeguato al testo, potrà ritrovare in esso soluzione al mosaico della propria psiche, oltre gli arabeschi dialettici.

All'interno del Vangelo di Filippo vi è l'indicazione di 5 forme di iniziazione, di 5 sacramenti.

«Il Signore ha operato tutto in un mistero: battesimo, unzione, eucaristia, redenzione, camera nuziale» (Vangelo di Filippo, 67, 20-30).

Sia che la nostra predilezione ricada sul primo o sul secondo termine, iniziazione o sacramento, siamo innanzi a conferimenti/conseguimenti, che tendono a mutare lo stato intimo del ricevente. Accadimenti spirituali tesi ad iniziare ( termine che contiene in se la fine del profano e il principio del divino ) verso una nuova via di sacralizzazione, colui che ha mostrato la dignità di riceverli in Santa Comunione. Niente avviene per caso, e se ad esso crediamo automaticamente ci poniamo oltre quel tracciato eroico che è rappresentato dalla via esoterica-gnostica, frutto di studio, riflessione, analisi e scelte maturate e ponderate. Quindi è per diritto conseguito che l'uomo ottiene le iniziazioni, riconoscimento e autoriconoscimento del livello di maturazione e reintegrazione dell'essere intimo.

La Camera Nuziale Celeste rappresenta l'ultima fase, Opera Magna, di questa teoria di iniziazioni/sacramenti, proprio ad indicare la conclusione di un percorso da parte dell'adepto gnostico. Non a caso parlo di fase e di percorso, in quanto voglio intendere che la visione sacramentale del Vangelo di Filippo, altro non è che la corrispondenza manifesta, simbolica, di un reale mutamento che avviene nelle due sfere occulte (mente ed anima) dell'uomo iniziato ai misteri. Come una magnifica ed aurea scala, che dalle profondità dell'ignoranza, portano al conoscimento e riconoscimento dell'Unità Permanente, perduta a seguito della caduta pneumatica, i cinque sacramenti trovano l'uno radice nell'altro, e il primo conclusione nell'ultimo. Non fortuitamente essi sono in numero di cinque, dato che il cinque rappresenta il compimento, l'uomo realizzato e dominatore, in virtù dell'Amore, dello Spirito Santo, sulla propria natura inferiore, rappresentata dal quaternario ( i quattro elementi ).


2. Il potere della Camera Nuziale Celeste

«Il padre fa un figlio, ma il figlio non può fare un figlio: poiché colui che fu generato non ha il potere di generare; un figlio può acquisire dei fratelli, non dei figli. Tutti coloro the sono generati nel mondo sono generati in modo naturale; ma gli altri dallo Spirito. Coloro che sono generati da lui gridano di quaggiù vaso l'uomo (perfetto), poiché sono nutriti dalla promessa del luogo celeste». (Vangelo di Filippo)

Ma quale la funzione dell'ultimo dei cinque sacramenti ? Il brano sopra riportato indica come due sono le linee di figliolanza, di creazione e generazione: L'una naturale, e l'altra divina. Due le nature che al contempo dimorano nell'uomo, la bassa istintuale che lo lega ai cicli del mondo, e la spirituale che lo libera, innalzandolo al rango perduto. La condizione normale di stato è la prima, che impone ad ognuno di noi una linearità tesa a perpetuarsi in una catena infinita di ruoli, situazioni, e accadimenti legati allo spazio, al tempo, e alle casualità, nel gioco dualistico che attiene ad ogni azione/reazione.

«Il Figlio dell'uomo ricevette da Dio il potere di creare. Egli può anche generare» (Vangelo di Filippo)

Il Potere che consegue colui che è stato amato, ed ha amato nella camera nuziale celeste è quello di generare e non di creare. Crea colui che è stato creato, pone in essere atti, fatti e pensieri in questo contesto naturale e fenomentico, in una sorta di processo degenerativo e tumorale. Genera colui che è stato emanato, che è quindi della stessa sostanza del Padre, e perciò ne è figlio riconosciuto. Ma quale significato viene dato al verbo generare dall'estensore del Vangelo ? La gnostico si pone antiteticamente a questo mondo sensibile, e il suo desiderio è il ritorno al Pleroma, il mondo spirituale da cui proviene, ecco quindi che il potere di generare, assume come valore quello di ri.:.generare lo stesso gnostico e di porlo così oltre al mondo e al corpo stesso. Lo gnostico iniziato nella Camera Nuziale Celeste è egli stesso Padre, fonte, Uno Eternamente Stabile ed Immutabile, che genera senza essere creato, che è senza necessità di un tempo e di uno spazio per avere misura e determinazione.
Ogni gnostico che ha raggiunto questa fase è FIGLIO DELL'UOMO, CHE È DIVENTATO FIGLIO DI DIO, e come possiamo ben comprendere siamo innanzi ad un'operazione teurgica: essere strumento di Dio, avere le qualità e i poteri di Dio, essere Dio stesso.


3. La Camera Nuziale Celeste: il Santo del Santo

In questo paragrafo si procede al commento di alcuni brani del Vangelo di Filippo, dove viene esplicitamente indicata la Camera Nuziale Celeste, rimandando alla presa in visione del testo, il paziente ed interessato lettore.

Vi sono spiriti impuri maschili e (spiriti impuri) femminili: i maschili si associano alle anime che hanno preso domicilio in corpi di femmine, e i femminili sono associati a quelle dei corpi degli uomini, a motivo di colui che disobbedì; e non sfugge loro alcuno - poiché essi lo trattengono -, a meno che uno riceva una forza maschile e una forza femminile e cioè quella del fidanzato e della fidanzata. Questo, poi, si riceve, in immagine, nella camera nuziale.

In conseguenza della caduta pneumatica, le anime incorruttibili hanno trovato unione con la sfera bassa istintuale:  Le anime maschili con spiriti impuri femminili, le anime femminili con spiriti impuri maschili. Essi ( gli impuri ) sono incubi, che dominano l'anima precipitata a causa della disobbedienzainiziale, e le impediscono il ritorno. Solo attraverso la forza dell'Amore, che si sviluppa dall'incontro di due anime pure (fidanzato e fidanzata), è possibile rompere le catene dei sensi. La complementarità, l'unione che porta alla comunione mistica degli opposti nell'Uno Metafisico, è una simbologia presente in tutte le scuole gnostiche. ( Si veda anche il Vangelo di Tommaso )

Quando un matrimonio è senza veli, diventa prostituzione; e la sposa si prostituisce non soltanto quando accoglie il seme di un altro uomo, ma anche quando lascia la camera da letto ed è vista.
Ella può manifestarsi soltanto a suo padre, a sua madre, all'amico dello sposo e ai figli dello sposo: a costoro è permesso di entrare tutti i giorni nella camera nuziale. Gli sposi e le spose appartengono alla camera nuziale; nessuno potrà vedere lo sposo e la sposa, a meno che lo diventi.

La riservatezza e il segreto sono elementi essenziali, che erigono muro attorno alla Camera Nuziale Celeste, e alla sacralità che essa stessa rappresenta, e richiede a coloro che vogliono essere ammessi al cospetto del suo Mistero. Solo gli alti sacerdoti, e i fratelli e le sorelle, possono sapere, gli altri, coloro che non hanno ricevuto i precedenti sacramenti, e sono pari fra pari, ne sono esclusi.

Ma la camera nuziale resta nascosta: è il santo del santo.
Ma noi vi penetreremo per mezzo di tipi spregevoli e di forme deboli. Spregevoli rispetto alla gloria perfetta. C'è una gloria che oltrepassa la gloria. C'è una potenza che supera la potenza. Perciò ci è stato aperto quanto è perfetto, e il segreto della verità; il santo dei santi si è manifestato, e la camera nuziale ci ha invitato.

La camera nuziale non è aperta a tutti: gli indegni perché spregevoli (inadeguati rispetto all'ideale superiore ) e i deboli ( coloro che difettano in forza e volontà ), ne sono esclusi. E' ammesso solo colui che è invitato in quanto riconosciuto degno, dal Santo dei Santi ( lo Spirito Santo ), e la camera nuziale è il luogo deputato al ricevimento di questa gloria e di questo potere ultramondani.

Tutti coloro che entreranno nella camera nuziale accenderanno la luce; non come si accende nei matrimoni (di quaggiù) che avvengono di notte.

La Camera Nuziale è simbolo solare, in contrapposizione ai matrimoni terreni (lunari), in quanto i secondi sono governati da sentimenti, emozioni, passioni, e istinti, mentre le unioni che si celebrano nella prima sono retti dal principio intellettivo della conoscenza figlia di una coscienza oggettiva.

Se qualcuno diventa figlio della camera nuziale riceverà la luce. Se qualcuno non la riceve, mentre si trova in questi luoghi, non la potrà ricevere nell'altro luogo. Chi riceverà quella luce non sarà visto, ne potrà essere preso; costui non potrà venire molestato, anche se vive nel mondo. E, ancora, quando abbandona il mondo egli ha già ricevuto la verità per mezzo di immagini.

La dimensione di ultima e finale iniziazione, a cui l'adepto deve sottostare, dimostrandosi egli stesso idoneo e conforme al ricevimento è attestata dalla categoricità con cui si esclude altra via di redenzione/salvezza ( ritorno al Pleroma ) oltre la Camera Nuziale Celeste. Solo in essa è possibile ricevere la luce, ma essa non è il fuoco di Prometeo, in quanto non viene concessa alla moltitudine indistinta, ma solo a coloro che nei fatti ne sono degni. Ecco quindi che la Camera altro non riveste che funzione di rito, di liturgia, che come una tragedia greca, dove attraverso l'empatia sviluppata dall'attore, dalla sua immedesimazione nel ruolo, è possibile  vivere un'esperienza catarchica. La quale sedimentandosi nelle profondità della psiche, nel buio dell'eterna notte, che per pochi precede la rinascita, sarà utile faro, e fuoco di redenzione, lungo la perigliosa strada che si snoda fra le sfere celesti governate e dominate dagli Arconti ( elementi psicologici irredenti ). Molto altro ancora si dovrebbe aggiungere, attorno al rito e al rituale, ma non è questa la sede opportuna.


4. Conclusioni

Comprendere pienamente la funzione redentrice e salvifica dell'Opera che trova compimento nella camera nuziale, è possibile solamente trovando convincimento in queste parole:

«Questo mondo è un divoratore di cadaveri: tutto ciò che vi si mangia muore di nuovo» (Vangelo di Filippo)

Lo gnostico è tale grazie all'anelito che lo spinge a librarsi oltre questo mondo corruttore e corruttibile, legato alla logica ineluttabile del disfacimento e della caducità delle cose tutte. Esso è sospinto verso un'ideale di perfezione ultramondano, posto oltre tempo e spazio, in un perenne essere. Incarnandoun'ideale immortale e immutabile, è egli stesso immortale ed immutabile, e ciò avviene nella Camera Nuziale, dove l'anima incontra lo Spirito ( il Santo del Santo ), cristificandosi: il pensiero identico all'essere, l'azione identica al pensiero, l'essere identico all'azione.

È la funzione intellettiva, elemento solare, che permette il dominio sulla parte inferiore istintuale, in una cerimonia di comunione e matrimonio fra il principio maschile e femminile che trova eco anche nel Vangelo di Tomaso:

«Quando di due farete uno, sarete figli dell'uomo, e quando direte ad un monte allontanati, si allontanerà». 

Se è certo che l'anima incontra lo Spirito, se è altresì indubbio che la Sophia inferiore (La Sapienza gnostica individuale, espressione dell'eone caduto invirtù dell'errore: dell'amore mal risposto e male espresso verso la fonte increata ) ritrova il suo sposo divino, il Cristo, al culmine del rito, la domanda che da sempre attanaglia, e divide in schieramenti, è come questo accada. Si tratta di una operazione individuale, legata all'introspezione o vi è altro ? Quanto sicuramente è possibile affermare è la riservatezza ai puri della Camera Nuziale Celeste, cioè agli spirituali, a coloro che sono riusciti, come la Sophia, benché caduti, a liberarsi di ogni impurità legata alla passioni: espellendo i mali frutti della creazione fisica fuori dalla loro psiche. Ma ciò non vuole assolutamente escludere, che la camera nuziale celeste non rappresenti anche l'incontro fisico, di una sigizia gnostica, sposa e sposo, dove in castità (la sposa si prostituisce non soltanto quando raccoglie il seme di altro uomo... interessante affermazione, che implica che la sposa si prostituisce anche quando raccoglie il seme del proprio uomo, da cui si deduce che essa può amare lo sposo, ma non deve raccoglierne in grembo il seme. Merita attentamente riflettere che il contrario di prostituta è casta, il cui significato non è vergine, ma bensì fedele e pura. compiono la propria volontà sacra, che è quella di generare intimamente. ) si genera intimamente l'Uomo Nuovo.

L'inseminazione del cervello (Karezza) è pratica tantrica attraverso la quale nelle regioni più profonde della psiche umana, sono fissate delle immagini, che come semi genereranno l'albero della vita. Ognuno di noi ha sperimentato la forza dirompente dell'istinto sessuale, così programmato per perpetuare la vita tramite la realizzazione di forme ( la vita l'elemento raro dell'universo, e che da cagione allo stesso: l'universo esiste per imprigionare la vita.. ma qui entro nel filosofico ), ognuno di noi ha sperimentato la forza delle emozioni pure, ma anche l'affinità elettiva fra un uomo e una donna. E' questa forza elettiva di due sposi che si ri.:.conoscono, e che hanno compiuto un continuo lavoro ( gli altri sacramenti ) che porta poi al massimo compimento nella Camera Nuziale Celeste. Dove la parte animalesca “L'UOMO SI ASSOCIA CON L'UOMO, IL CAVALLO SI ASSOCIA CON IL CAVALLO, L'ASINO SI ASSOCIA CON L'ASINO ( elemento infernale)” è stata rimossa, dominata, e dove esiste solamente fusione completa di una coppia gnostica, tesa a rigenerare l'uomo nell'uomo, e l'uomo in Dio.