mercoledì 30 dicembre 2015

Odio il Capodanno

di Antonio Gramsci*



Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.
Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.
E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.
Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.
Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati.

* dall'Avanti! del 1 gennaio 1916, edizione torinese, rubrica Sotto la Mole


giovedì 24 dicembre 2015

Auguri

Vignetta di Almerindo Duranti

Auguri a tutti i compagni dell’Arco Reale dal Sommo Sacerdote, dalla Giunta e dalla redazione del blog. In un unico abbraccio anche Gerhard Buchner del Sarastro Chapter di Vienna, Gerhart W. Walch, Grand Recorder of The Grand York Rite of Freemasonry of Hawaii, tutta la Giunta di Cipro, Reza Farrokh, Ph. D. PGM.,PGHP, PGC., Arizona, Ravaka Ratsararay Deputy Grand Secretary del Madagascar, Odilon Ayala Gran Secretario del Paraguay, V.Em.Kt. Enzo Viola Grand Chancellor of The Great Priory of Western Australia, Jay N. Mitchell Grand Chaplain of Grand Chapter Royal Arch Masons of Utah, Günter, Grand Secretary of Austria, Isaac J. Hadad dal Messico. Dalla Francia Gérard Raiola, Grand High Priest, Patrick Roux, Grand King, Frédéric Nectoux, Grand Scribe, Thierry Blaise, Grand Tresurer, Francis Monni, Grand Secretary, Eric Yessayan, Deputy Grand Secretary. E ancora auguri da Wayne L. Smith, PGH Grand Scribe Ezra di Victoria Australia, Arland Blackburn Most Excellent Grand High Priest of New Mexico USA, REC François Turcat, Ambassadeur du General Grand Chapter of Royal Arch Masons International pour la France, Edmund D. Harrison PGHP del Gran Capitolo Internazionale, Charlie Huckaby Past Grand High Priest, Grand Chapter of Mississippi, Dan Pushee Grand Superintendent for Florida, Jorge Serrano Acosta, G.S.S: Venezuela, Walter Amon dall’Austria, Joaquin Pinto Coelho dal Messico, Traian Popescu, Grand High Priest Grand Chapter Royal Arch Masons of Romania, Cristian Burdea High Priest of Chapter Libertis 33 Ambassador Supreme Grand Chapter of Royal Arch Masons di Romania, João Carvalha dal Portogallo, Carlos Alberto Pérez Vélez Olvera dal Messico, Gheorghe Vilceanu dalla Romania, Mariano Evelin Fiore G.  H.   P Paraguay, Mirjan Poljak dalla Slovenia, Juan Diego dalla Costa Rica, Jaime Pérez Vélez Olivera P.G.H.P. del Messico.

Online il nuovo YR Mag@zine


Non poteva che essere dedicato che a Giordano Bruno Galli, alla sua figura, alle sue riflessioni il nuovo numero di YR Mag@zine. Tra i contenuti da segnalare Mario Pieraccioli, sul recente incontro dello York a Perugia, due interessanti approfondimenti di Luigi Maria Bianchini e Massimo Agostini sul simbolismo e sul mito, un pensiero a Ivan Mosca, il più grande esoterista italiano del Novecento e la rubrica sugli Eletti Cohen di Mauro Cascio, in occasione della recente uscita del «Trattato della Reintegrazione degli Esseri» e del «Manoscritto di Algeri» di Martinez de Pasqually.

martedì 22 dicembre 2015

Il nuovo numero di Hiram



È online il nuovo numero di Hiram, la rivista del Grande Oriente d'Italia, che da oggi cambia tutto. Tra i contenuti da segnalare, oltre l'editoriale del GM Stefano Bisi,  Claudio Bonvecchio sull'insegnamento esoterico e Santi Fedele.

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lunedì 21 dicembre 2015

Il solstizio d'inverno

di Morris Grezzi


Il tema è uno dei più importanti riguardo alla nostra fratellanza, perché la nostra fratellanza, al di là di certi opportunismi storici che hanno scambiato per  feste civili feste di tipo astronomico, evidentemente ha dei punti di riferimento che sono gli Equinozi ed i Solstizi. Equinozi e Solstizi che sono poi simbolicamente, sopratutto i solstizi, legati ai due San Giovanni di cui grosso modo uno più o meno  si sa chi fosse mentre l'altro è più ignoto, ma il problema non è storico è puramente simbolico perché traccia l'arco della luce; paradossalmente noi siamo nel momento più buio più oscuro ma abbiamo una prospettiva più chiara perché stiamo salendo verso la luce. Fino a ieri scendevamo nel buio anche qui ieri che poi è simbolico perché ci muoveremo verso il 21, ma da oggi noi ci muoviamo verso la luce esattamente il meccanismo inverso che si va poi a realizzare nel giugno e nel ritorno al nostro punto di partenza. Questo è molto interessante perché vedete noi abbiamo una visione ciclica del tempo non una visione rettilinea. E questo ci porta ad essere all'avanguardia più di quanto si possa credere con le ricerche scientifiche più recenti non vi stupite se io traccerò senz'altro l'aspetto tradizionale brevemente ma cercherò di dare un significato culturale ed un significato sociale a questo nostro essere a questo nostro impegnarci con questa mitologia della luce. È una mitologia che già nel novecento aveva attraversato grandi illusioni, pensiamo al trionfo della luce che in qualche modo era l'energia elettrica perché era il periodo in cui, per esempio, si diede con il gas la luce alla galleria di Milano, era il periodo in cui iniziava l'elettrificazione della società, iniziavano i grandi balzi in avanti e anche qui l'elettricità, bene l'elettricità è un altro dei nodi culturali che noi abbiamo in qualche modo sollecitato, perché che cos'è l'elettricità? Ci porta esattamente nel cuore di uno dei problemi filosofici e culturali della nostra epoca. Perché secondo le teorie di tipo fisico l'elettricità, ma tutte le realtà, hanno due dimensioni; una dimensione corpuscolare ed una dimensione  ad onda ma non in alternativa: in contemporanea. È come se io fossi due persone, come se ciascuno di voi fosse due persone, e allora qui uno potrebbe dire ma che c'entra con la Libera Muratoria? Non c'entra perché questo tipo di visione è una visione ciclica e non rettilinea, perché fondamentalmente tiene fisso l'elemento che si esso oscillante verso l'onda o oscillante verso il corpuscolo è secondario perchè è fisso esiste e continua ad esistere è un tempo di tipo ciclico esattamente come il tempo della Libera Muratoria.

domenica 20 dicembre 2015

Lutto nel Rito di York



È morta la mamma del comp. Gianmichele Galassi. Il Sommo Sacerdote Tiziano Busca e la Giunta si stringono assieme a tutti i compagni dell'Arco Reale in un fraterno e consolatorio abbraccio. 

venerdì 18 dicembre 2015

Temple Church

di Valentina Marelli



Meglio conosciuta come la Chiesa del Tempio è una chiesa medievale di Londra. Si trova all'interno dell'area chiamata Temple, ubicata tra Fleet Street e il Tamigi, nella City. Vicine alla chiesa sorgono la Inner Temple e la Middle Temple, antiche e prestigiose scuole universitarie di formazione professionale per avvocati e magistrati.
La chiesa venne edificata nel XII secolo dai Cavalieri Templari, sul terreno da loro acquistato nel 1160 al fine di costruirvi la nuova sede londinese dell'Ordine. Attorno alla chiesa sorsero altri edifici, che formarono presto un vasto complesso monastico.
La chiesa, costruita su modello della basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, era ed è costituita da due parti: la più antica, a pianta circolare, detta Round Church, venne consacrata nel 1185 dal patriarca di Gerusalemme Heraclius. Una seconda struttura, detta The Chancel (il presbiterio) o The Oblong, a pianta rettangolare, venne aggiunta agli inizi del XIII secolo, quando re Enrico III espresse il desiderio di essere sepolto nella chiesa dopo la sua morte (in realtà nella chiesa venne sepolto uno dei suoi figli, mentre la tomba di Enrico si trova nell'Abbazia di Westminster). The Oblong venne consacrato nel 1240.
Nel 1307, il seguito alla soppressione dell'ordine dei Templari, la chiesa passò in mano alla corona, che successivamente la concesse all'ordine di Malta, mentre gli altri locali del complesso divennero sede delle due scuole per avvocati, ancora oggi esistenti. Tanto è vero che il quartiere dove un tempo sorgeva il Tempio di Londra è adesso il cuore pulsante della giurisprudenza. È difficile immaginare adesso che questo quartiere affacciasse sull'acqua, ma pochi sanno che Fleet Street deve il suo nome al fatto che un tempo era un corso d'acqua navigabile.
Visitare Temple Church è una esperienza di certo tra le più emozionanti visto anche il clamore suscitato da famoso film di Dan Brown “Il Codice da Vinci” che ha visto questa chiesa il luogo in cui il regista ha ambientato molte scene del film, ma è sicuramente un impresa abbastanza complessa in quanto ha degli orari di apertura  inspiegabilmente limitati. Siamo dovuti andare a Londra per ben tre volte prima di poterci entrare, adesso amici in vacanza nella città ci hanno riferito che è chiusa fino a data da destinarsi per lavori. Al di la di Dan Brown è certamente un luogo carico di fascino e mistero in cui ho personalmente sperimentato l’evento che voglio raccontarvi.
Dopo aver programmato l’ennesima gita nella capitale del Regno Unito per evitare spiacevoli sorprese abbiamo studiato con estrema attenzione gli orari di apertura, per essere più che certi di poter godere di una visita senza problemi, arrivati siamo stati accolti dall’obelisco sulla cui sommità è riportato l’emblema dei Cavalieri del Tempio, i due Cavalieri sullo stesso cavallo, per molti e per molto tempo ritenuto il simbolo del voto di povertà che ogni Cavaliere faceva quando entrava nell’Ordine, ma a ben pensarci simbolo che a mio avviso rappresenta molto di più. Non sono sicura che i due Cavalieri che dividono lo stesso cavallo si possa interpretare esclusivamente con l’aspetto della povertà, che se ben presente all’interno delle caratteristiche e delle regole dell’ordine di certo lo sminuiscono; credo che abbia molto più a che fare con il segreto iniziatico di questo antico, controverso e potente Ordine, di cui si parla molto ma di cui alla fine si sa così poco. Parte di questo segreto, in-trasmissibile e perduto, ha sicuramente a che fare con l’armonia che i Templari professavano tra gli opposti; Armonia che traspare nel Bianco e Nero dello stendardo ad esempio. Sono convinta che una delle cose che hanno provato a trasmetterci sia quella di aver trovato il modo di far andare d'accordo due aspetti apparentemente inconciliabili, due aspetti che altro non sono che le due facce di una stessa medaglia. Ecco allora che su questa falsariga i due Cavalieri condividono il medesimo destriero non perché non potevano permettersi un cavallo a testa, ma perché questo rappresentava il tener ben presente che ogni cosa a questo mondo ha due volti e due valenze, ogni aspetto della vita è duale, anche l’essere umano è fatto di bene e male, allo stesso modo in cui l'orine era sia Spirituale perché composto da Monaci, sia Materiale perché gli stessi Monaci erano anche Guerrieri. Il segreto era appunto l’armonia tra questi paradossi. Ma torniamo alla nostra visita.
Finalmente riusciamo ad entrare, con questa constatazione ancora che ci frullava nella testa, la prima parte, the Cancel per intenderci, pur essendo esteticamente ed architettonicamente molto bella, presenta pochi simboli su cui poter lavorare, la parte a pianta circolare più antica è esattamente l’opposto. Quello che provoca in un primo momento un sobbalzo sono le effigi dei cavalieri che adornano il pavimento, maestose ed imponenti trasmettono in senso di grande pace e serenità. Tutto intorno archi e gargouille adornano la navata circolare, i visi sembrano rimandarci e rimandarsi l'un l'altro strani sguardi di complicità. In un primo momento mi sono divertita a fare una cosa e cioè a seguire quegli sguardi quasi come se stessi cercando un percorso immaginario. Oggettivamente esiste ancora un rimando diretto che viene interrotto laddove la vecchia chiesa si congiunge con la nuova costruzione. Interessante ma non ero ancora soddisfatta, secondo me quella chiesa voleva dirmi altre cose ancora, eppure non riuscivo a trovarle.
Mi sono quindi seduta, ho chiuso gli occhi, ed ho cominciato ad intonare tra me e me il Non Nobis domine, ho incominciato a canticchiarlo in tono sempre maggiore, poi per evitare di essere presa per pazza e di essere gentilmente fatta accomodare fuori dai ragazzi all’ingresso, mi sono zittita. Quando ho aperto gli occhi e voltato lo sguardo in altro alla mia sinistra ho notato un particolare che mi era sfuggito. Incredibile perché da appassionata fotografa pensavo di aver fotografato ogni cosa presente nella chiesa. Nella parte interna degli archi non visibile immediatamente dall'esterno, c’era li che mi guardava una Croce Patente, la croce dei Cavalieri Templari. Incuriosita da quella piccola e strana scoperta allora ho rifatto il giro di tutta la chiesa alla ricerca di possibili altre croci nascoste. Non ho trovato delle croci ma sempre nascoste ho trovato altri simboli, tra cui melograni e cipree. Li per li non avevo capito sinceramente, e se devo essere completamente onesta, non ho capito del tutto neanche adesso, ma ero comunque carica positivamente da questa esperienza. Quando sono rientrata ho avuto modo di approfondire il significato di quei simboli che sinceramente nella mia poca esperienza non riuscivo a collocare all’interno di quelli propriamente legati ai Templari ed invece, quando li ho fatti vedere ad un esperto mi ha detto che  sono simboli che richiamano la geometria sacra e che quindi con i Templari erano estremamente compatibili. Mi aspettavo sinceramente che non rimanesse stupito e che anzi sapesse esattamente in che punto di Temple Church si trovassero ed invece no anche lui, insieme ad altri si sono meravigliati della loro ubicazione.
Quello che mi porto ancora dentro alla fine di questa esperienza è che siamo tutti un po cercatori di senso e questa singolare esperienza mi ha motivato nella ricerca, sicuramente nello studio del simbolo e della storia, ma ancor di più nel mio rapportarmi a loro, cambiando non soltanto le nozioni ad esso collegate ma me stessa ogni volta che ne aggiungevo di nuove. Siamo parte attiva nel meccanismo della conoscenza nel quale man mano cambiamo noi stessi. In quest’ottica il mio Io di adesso non è più quello della visita che vi ho raccontato e quindi mi piacerebbe ritornare a Londra e vedere cosa Temple Church ha da dirmi ancora.

giovedì 17 dicembre 2015

Il Tradimento (da Elemire Zolla)

di 
Diana Bacchiaz



Riprendo un saggio di Elemire Zolla di anni fa che qui riporto. «Nel Senex et puer. Un aspetto del presente storico e psicologico di  James  Hillmann, riedito ora da Marsilio, figura un curioso capitolo finale sul tradimento. Comincia da una storiellina ripugnante: un padre ebreo allena il figliolino a saltare da una scala cogliendolo tra le braccia, finché all’improvviso si scosta, lasciandolo stramazzare e dicendo: “Così impari a non fidarti di un ebreo”. Hillmann informa: "La storia va molto al di là del suo apparente antisemitismo, tanto più che con molta probabilità è una storia ebrea”. Egli nota anzitutto che il repellente tradimento paterno ha una remota premessa, senza la quale non esisterebbe: lo stato edenico primordiale, la fusione dell’infante con la madre, in cui non era immaginabile un venir meno della fiducia.
Adamo passeggiava con Dio prima della caduta in una realtà pervasa di fede: Dio aveva creato il mondo per l’uomo, il suolo non poteva sottrarsi al piede che lo calcava, il sole non poteva mancare di rispuntare all’aurora. Ma in questo paradiso entrò Eva cioè l’anima e l’anima è ambigua, tradisce. Dopo il tradimento di Eva, tutta la storia è una successione di slealtà e di perfidie. Caino assale Abele, Giacobbe inganna Esaù, i fratelli vendono Giuseppe e infine Dio tradisce Gesù. L’uomo è sottratto alla pace che gli largivano la pelle tiepida, le soffici mammelle colme di latte, si aggrappa ormai a una parola virile che promette e garantisce amore, tutela, lealtà, sicurezza, parola di padre o di amico. Questa parola d’impegno consente di continuare a essere fanciulli, di non dovere affrontare l’anima, l’ombra di Eva. Ma una parola non può essere mantenuta, è un fiato di voce ed Eva in noi deve essere accettata. Perciò il tradimento è fatale, provvidenziale, salutare, occorre che il padre inganni.

Luce inattesa

La storiellina sgradevole comincia a prendere una luce inattesa, assume il profilo di un’iniziazione. Hillmann insiste: il tradimento è necessario per passare dall’Eden al mondo della coscienza desta e della responsabilità avvisata. La vita deve spezzare la struttura di garanzie verbali, il ragazzo deve essere tradito per poter toccare il cuore dell’esistenza e perciò  Dio-padre è infido, appunto: traditore.
La storia di Gesù esercita un fascino così costante perché manifesta l’archetipo del tradimento. Giuda inganna, i discepoli dormiranno durante la notte di strazi  e invocazioni, Pietro rinnegherà tre volte. Via via il tradimento si moltiplica, dalla tristezza dell’ultima cena al patimento nell’orto fino all’urlo sulla croce. Giuda, i discepoli, Pietro commettono tuttavia infedeltà accettabili. Gesù li può perdonare e può chiedere il perdono anche per i suoi carnefici, essendo una cosa sola con suo padre, ma giunge infine il tradimento insostenibile, dilaniante di Dio. E Gesù urla il Salmo 22. Ceronetti traduce: “Dio mio Dio mio perché mi lasci solo? Mia Salvezza perché sei lontano? Non parlo più muggisco…..Era salvarsi invocarti. Mai essere delusi fidare in te…Eppure dal ventre mi hai cavato tu. Tu ai capezzoli di mia madre mi quietavi” Al culmine del disperato orrore il Salmo inverte tutto e grida: “Tu mi hai risposto!” Gesù muore prima di avere questa risposta.
Nel crescere progressivo di infamie c’è stato un trasalire sempre più intenso dell’anima femminile,  a principiare dal lavacro dei piedi fino alla conclusione trionfale: “alla ferita nel fianco nell’estremo momento della morte, come quando Eva fu strappata dal fianco di Adamo”. Sgorga il sangue, il fanciullo divino muore, s’intravede l’uomo che gli succede.
S’intravede, ma nelle nostre vicende comuni può non emergere. Può invece insinuarsi nell’uomo tradito una stizzosa reazione: l’amore, egli dirà, è un inganno, la convinzione una trappola, e così evita di accettare il valore del tradimento.
Le perle che profondeva al tempo della fiducia (le confessioni intime, le lettere d’amore, le rivelazioni sulla propria infanzia) ora gli appaiono sabbia, polvere, immondizia. Nega tutto, soffre, diceva Jung, senza autenticità.

Parole e parole

 Oppure il tradito diventa un demente, si sforza di rimediare alla labilità delle parole con altre parole, esige d’ora in poi giuramenti disperati, professioni di fedeltà eterna. Sorge una domanda molto ardua: che cosa è stato il tradimento per il padre? Qualcosa di molto affine alla sua qualità paterna. Egli ha un lato puramente brutale e lo dimostra. Opera, nel dimostrarlo col lato sinistro della sua persona, inconsciamente. Non si spiega. Anche il maestro nel senso tradizionale del termine, autorità assoluta ed inspiegabile, ha una freddezza che solo può davvero iniziare il suo alunno. Penso all’allenamento inflitto a Milarepa. La capacità di tradire è affine a quella di guidare, lascia solo il guidato quando occorra. E solo deve essere, per sentire ciò che lo sorregge quando non sia più in grado di reggersi. In breve, il padre traditore si trova in un destino tragico, inspiegabile con la psicologia.
Così il grande maestro iniziatico. Così anche il figlio o l’alunno che riescono a perdonare, operazione terribilmente difficile, perché animati dall’amor proprio che è stato schiantato, dall’orgoglio che è stato irriso, dall’onore che è stato calpestato e l’offesa si ricorda, provvedono i sogni se nella veglia si riesce a reprimerla. Per perdonare, bisogna trasformare la propria marezza mercè la Sapienza. Quest’ultimo personaggio è appena menzionato da Hillmann, eppure merita lunghe riflessioni. E’ entrato o rientrato nel nostro mondo concettuale abbastanza di recente, per opera di pensatori russi. Incominciò Soloviev a sentire accanto a sè la Sapienza a principiare da quando, all’età di nove anni, se la vide comparire dinanzi in un abbaglio e gli penetrò in un cuore un’estasi piena  di conoscenza. Per tutta la visione approfondì quella visione, contrappose quella femminilità intellettuale all’Umanità dei positivisti.
Dopo di lui Florenskji riprese il tema e formulò una definizione: la Sapienza è la quarta ipostasi di Dio. Grazie alla Sapienza si scopre che come la fiducia contiene il tradimento, così il tradimento contiene il perdono. La fiducia era inconscia e senz’anima, col tradimento la vita spezzò quell’incanto meramente verbale e il fanciullo si estinse attraverso la rivelazione dell’anima femminile ed in virtù del dolore. Il perdono del tradito e l’espiazione del traditore sono la coppia redentrice finale. Credo che soltanto Dostoevskji ne seppe parlare, nell’Idiota. Da questo punto in poi l’anima di potrà estendere e sviluppare in tutta la sua ricchezza».

Elemire Zolla


Riprendiamo quindi sul tradimento:

Per comprendere pienamente il significato del tradimento in senso biblico dobbiamo prima di tutto intendere chiaramente la definizione della parola “tradimento”.
Il termine "tradimento" deriva dal latino “tradere”, che significa 'dare, affidare, consegnare'. In generale, indica il venir meno alla fede data, in senso più esteso, significa rivelare inopportunamente; in senso figurato venir meno a qualcuno, mancargli di rispetto.  Esistono varie forme di tradimento, che possono anche coesistere: per esempio, venire meno ad un impegno, deludere la fiducia, infrangere un patto. In ogni caso, il tradimento è sempre un atto, un’azione, che muta l’andamento e il senso dei rapporti tra le persone, delude la fiducia, le aspettative, infrange una continuità, in seguito al quale si separa un prima e un dopo.
Quindi Il tradimento indica un venir meno a qualcuno o qualcosa e in senso biblico determina l’infrangere, da parte del popolo o di una singola persona, di un patto o un comandamento generalmente dato dal Signore al suo regno.
Nella bibbia sono presenti molti esempi di tradimento.
Il primo tradimento fu fatto da Satana che, con la sua ribellione, fu scacciato dal regno dei cieli insieme agli angeli corrotti che si fecero sedurre da lui.
Dopodiché anche Eva venne sedotta, sempre da Satana, per infrangere il comandamento che Dio aveva dato in merito al non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male.
Anche il regno di Israele, nel corso della sua storia, ha violato molte volte i comandamenti dati dal Signore e questo ne ha causato il suo esilio in Babilonia.
Ciò che più colpisce non è il perché ma l’esito che hanno avuto questi tradimenti.
Se andiamo ad osservare le conseguenze possiamo notare che dal tradimento di Satana ne scaturì che fu mandato via dal regno dei cieli, dal tradimento di Adamo ed Eva ne è scaturito che sono stati cacciati via dal giardino dell’Eden ed Israele, invece, è stato portato via dalla terra promessa ed esiliato in Babilonia. Quindi il tradimento ha un effetto altamente dannoso nella nostra vita spirituale poiché solitamente porta ad un allontanamento dal Signore.
Il tradimento generalmente può avere due radici:
la prima nasce da un sentimento di egoismo che deriva da un interesse;
la seconda nasce da un sentimento di paura;
Il primo esempio è l’esempio principe di tradimento ed è rappresentato da Giuda il quale tradì Gesù per trenta monete e lo consegnò nelle mani dei sacerdoti che lo fecero poi condannare a morte.
Invece il secondo tipo di esempio è rappresentato da Pietro che tradì Gesù, il suo non fu però un tradimento materiale ma piuttosto un tradimento morale, infatti egli  rinnegò per ben tre volte di conoscere Gesù e alla luce delle Scritture questo esempio di tradimento è persino peggiore di quello di Giuda.
Or io vi dico: chiunque  mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio. Ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. (Lc. 12:8-9)
Nel primo caso il tradimento è un' azione che nasce dapprima nei pensieri dell’uomo, come già detto ci si avvicina a qualcuno o qualcosa per interesse, dopodiché quando siamo colti in tentazione ecco che il tradimento da pensiero diventa azione, la nostra mente si indebolisce, le nostre barriere spirituali crollano e permettiamo a Satana di manovrarci come desidera.
Nel secondo caso invece, il tradimento è un' azione che non nasce nel tempo. È un qualcosa di improvviso dettato dalla paura di dover soffrire qualcosa o da una debolezza umana. Se Pietro avesse continuato nella sua condotta sarebbe stato trattato anch’egli al pari di Satana e di Adamo ed Eva; allontanato dalla presenza del Signore.
Tuttavia fu ristabilito perché capii e si pentii del peccato che aveva commesso, Giuda invece non sopportò il peso del suo tradimento e decise di togliersi la vita.
Può capitare anche a noi di deludere e tradire involontariamente le aspettative di chi ha fiducia in noi; chiediamo perdono e correggiamoci. Non ci dobbiamo abbattere non facciamo come Giuda che è rimasto schiacciato dal suo senso di colpa. Prendiamo esempio invece da Pietro che pur rattristato amaramente ha trovato la speranza restando comunque accanto a Gesù, confidando in Lui più che in se stesso, in quanto Salvatore.
Quindi tradire vuole dire interrompere un cammino verso Kether. Qual è questa radice spirituale o la ragione dei nostri tradimenti? Nella Kabbalah è chiamata “la rottura dei vasi”.
Dall’unità si passa alla rottura dell’uno... e si rientra nel molteplice.  L’ ebraismo non dà molta importanza alla vita ultraterrena, bensì a questa vita, cercando di migliorarla e di elevarla.





Complimenti internazionali per la nostra rivista


Vivi complimenti per la rivista del Rito di York italiano sono stati espressi da numerosi York esteri. «Eccellenti articoli di cultura massonica», chiosa Gheorghe Vilceanu, Regional Deputy Grand Master del General Grand Council of Criptyc Masons International. Enzo (Vince) Viola, Grand Chancellor of The Great Priory of Western Australia condivide ansie e preoccupazioni dell’editoriale del Sommo Sacerdote italiano Tiziano Busca.
Complimenti sono arrivati anche da Pál Zoltan dall’Ungheria, da Ernest Law, Western Australia, da Isaac J. Hadad e Julio Alcantar Perez, Messico, da Naudy Márquez Durán, Excelentísimo Sumo Sacerdote Adjunto del Gran Capitulo de Masones del Real Arco de Venezuela da Robert W. Benish, Grand Secretary del Grand Chapter Royal Arch Masons of Washington, da Gene Fricks, Dep General Grand High Priest General Grand Chapter Royal Arch Masons International e da Louis E. Bartrand, General Grand High Priest.

mercoledì 16 dicembre 2015

Il momento di caos è sempre un momento di potere

Andrea Panatta


Cari compagni di viaggio,

a chi non sono capitati momenti di grande difficoltà e confusione, di vero caos, nella propria vita interiore o quotidiana? Momenti in cui il tumulto degli eventi esterni o delle proprie emozioni profonde è diventato assordante e impetuoso, al punto da farci sentire quasi schiacciati, come in balìa di un invincibile mare in tempesta, rispetto al quale l’unica voce percepibile era quella della tentazione di lasciarsi andare, abbandonare il Cammino e farci placidamente trascinare nell’abisso?

In questi frangenti, le parole di Andrea Panatta ci sembrano un po’ come la Stella Polare, la bussola per ritrovare la strada e riscoprire le nostre forze. È proprio in questi momenti, dominati da un micro-caos primordiale, che possiamo accendere in noi il potere della creazione: nel caos c’è movimento e il movimento porta con sé il cambiamento. E il cambiamento è vita.

Opporre resistenza o negare il caos che il cambiamento porta con sé, sarebbe come tentare di contrastare un’onda con le mani: perché non provare a cavalcarla? Talvolta potremo perfino riuscire a dominare il caos e direzionare il cambiamento, ma ciò che sempre e comunque abbiamo il potere di fare, è scegliere come affrontarlo: se farne un pretesto per abbandonare il Cammino, oppure trasformarlo in un’occasione per diventare i veri Creatori della nostra vita.

«Ti ritrovi davanti a certe cose per un motivo, per poterti liberare dei tuoi pregiudizi. Non fuggire né nasconderti dalle situazioni difficili. Sappi che sono la chiave per la tua libertà. In realtà sono momenti divini. Onora tutto il tuo karma, piacevole e spiacevole».
Paxton Robey, No Time For Karma 
(3a ediz., Spazio Interiore 2015)

Fonte: www.spaziointeriore.com

«Nel nome della Dea»: la presentazione

Il 18 dicembre alle 16.30 presso Palazzo San Michele, in via Arco d'Augusto avverrà la presentazione del nuovo libro di Massimo Agostini, «Nel nome della dea», studio che inaugura, per l'editore Tipheret, la collana del Clan Sinclair. Agostino è autore di altri due saggi sul femminino sacro ed è tra l'altro intervenuto nella collettanea curata dal Capitolo De Lantaarn «La Massoneria. Una simbologia in movimento».

Francesco Panni canta Brahms

Venerdì 18 dicembre 2015 Francesco Panni canterà presso la Sala Verdi (Teatro della Fortuna, Fano), in un concerto dedicato a Brahms (Liebeslieder op. 52 e Zigeunerlieder op. 103, a quattro voci), nell’ambito della stagione AGMUS / Rotary Club.

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martedì 15 dicembre 2015

Pinocchio, il naso e il centro ritrovato

di Diana Bacchiaz



Se il naso di Cleopatra fosse stato più corto, tutto il volto della terra sarebbe cambiato, dice Pascal. E sarebbe cambiato il mondo della fiaba se Pinocchio avesse avuto un naso regolare, come gli altri burattini. Invece Pinocchio è l’espressione più alta del naso, “Il povero Geppetto si affaticava a tagliarlo, ma più lo tagliava e lo scortecciava e più  quel naso impertinente diventava  lungo”. Nel suo ligneo DNA, c’è la canna di fucile in mezzo agli occhi. Ora il curioso fenomeno di erezione si manifesta davanti a una fanciulla, la fata, che non è altro che sua madre. Ma naturalmente il bambino che egli è ancora, e che si vede condannato a non crescere mai, poiché è un burattino, non può comprendere che una sola parte del suo corpo,  e quale parte! Sia dotata, indipendentemente  dal resto del corpo, della proprietà di allungarsi. Così l’allungamento del naso è vissuto, nel racconto di Collodi, come una sanzione: è quando Pinocchio dice bugie che il naso si allunga. Punto tre, la metamorfosi del burattino in bimbo in carne ed ossa: il legno diventa cartilagine; la lunghezza normalità. Confronto col padre, confronto con la madre: fine della terapia.

Il centro ritrovato

In tutti i casi al centro del racconto, come al centro della faccia, resta piantato il naso. E se Pinocchio è quello che è, lo deve anche e soprattutto alla sua lancia di legno.
Che cosa è  la storia del burattino se non un 'rito di passaggio' di cui la maschera e il naso sono gli strumenti? Resta da capire perché il naso. Cioè il perché delle sue tante implicazioni fisiognomiche ed estetiche.
Partiamo dalla testa, André Breton è certo: «Una testa! Si sa bene cos’è una testa!». Giacometti gli è dirimpetto armato del suo socratico non sapere  «Cos’ è un viso, se non ciò che meno conosco?». Guido Ceronetti, incredulo: «I volti sono del corpo? A volte ne dubito. Sembrano avere vita indipendente, incontrarsi senza il peso del resto. Vengono direttamente dal demoniaco e dall’angelico, dal profondo e dall’alto; il resto è solo terrestre». Dentro l’enigma del viso, il naso è sopra, ogni cosa il contrassegno della simmetria, della frontalità, è lo spartiacque attorno al quale si organizzano tutti gli altri tratti del viso. Dicono che il naso sta al viso come la colonna vertebrale sta al corpo tutto intero.

Il naso è l’indicatore corporeo del senso primitivo, residuo dei sauri, che ci permette di orientarci attraverso l’odore, lo strato più arcaico dell’essere, il più antico del cervello. Il naso costituisce, nella periferia dell’immediato, nella prossimità dell’intimo e dell’istante, quell’indice che spunta davanti a noi e, come l’ago di una bussola attraverso l’olfatto ci permette di dirigerci a naso. Una fortunata metafora dell’intuito.

Ed ancor più una ardita metafora della sessualità, come sostiene Dino Origlia, Docente di Psicologia Dinamica a Parma: «Non cè dubbio, il naso è un segno fallico. La sapienza popolare lo ribadisce con l’espressione “restare ad un palmo di naso”. Il significato è ovviamente, quello dell’erezione insoddisfatta. Kubrick innesta ai cattivi eroi di Arancia meccanica una protesi al centro del viso perché il clownesco stupro ricavi sottolineatura».

lunedì 14 dicembre 2015

Al congresso dell’ American Historical Association si parla di Massoneria



In occasione del 130° congresso dell’ American Historical Association, che si terrà ad Atlanta dal 7 al 10 gennaio prossimo, sul tema: Global Migrations: Empires, Nations, and Neighbors, un panel sarà dedicato alla libera-muratoria con il titolo: Freemasonry: The World’s First Global Social Network. Durante i lavori, diretti da Richard Berman, dell’Oxford Brookes University , saranno presentate le seguenti relazioni: Navigating the “Republic of Masonry”: Print Culture in Masonic Communication and Connection in the 18th-Century Atlantic and Beyond Hans Schwartz, Clark University Ancients or Moderns? Reflections on the Genesis of American Freemasonry Richard Berman, Oxford Brookes University Caliban and the Widow’s Sons: Some Aspects of the Intersections and Interactions between Freemasonry and Afro-Caribbean Religious Praxis Eoghan Craig Ballard, History Miami Museum & Roosevelt Center for Civic Society and Freemasonry. Gli organizzatori del congresso hanno ritenuto importante inserire questo panel con l’obiettivo di cercare di far luce sul ruolo della Massoneria, come fenomeno internazionale, chiarendone la natura e illustrandone gli scopi. (MN)

Per maggiori informazioni clicca qui e per il panel qui.

Fonte: GOI

Un seminario di simbologia curato da Gianfranco Carpeoro



Primo seminario di Simbologia condotto da Gianfranco Carpeoro. 4 domeniche a partire dal 28 gennaio a Milano c/o Spazio Qua via Solari 2/A (MM Sant'Agostino). Posti limitati prenotazione obbligatoria. Per info contenuti, costi e prenotazioni: paolo.piccinini@me.com.

venerdì 11 dicembre 2015

Il Culto delle Anime “Pezzentelle”. Il complesso di Santa Maria del Purgatorio

di Valentina Marelli




Le città nelle quali viviamo quotidianamente sono piene di misteri e segreti che molto spesso non immaginiamo nemmeno. La città di Napoli si offre molto come esempio in questo caso. Forse, essendo napoletana, si potrebbe pensare che io sia un po’ di parte, e ci potrebbe pure stare, ma a voler essere sincera è una città che ho apprezzato quando sono andata via più che quando ci vivevo. In questo percorso di riscoperta anche delle mie radici, ho imparato a conoscere gli aspetti più squisitamente pagani della mia città.

Napoli è la città nata da una sirena, le origini della mia città sono fondamentalmente queste, un mito di fondazione che si mescola con la leggenda; si narra appunto che tremila anni fa, sullo scoglio dove oggi ritroviamo Castel dell’Ovo, si fosse adagiata per riposare una sirena dopo essere uscita dall’acqua. Il nome di questa fantastica creatura era Partenope.


Napoli è una città tanto intrigante e misteriosa in superficie quanto nel suo sottosuolo. Ed è proprio di quel sottosuolo, che i napoletani abitano e vivono, di cui ora vogliamo parlare, raccontando di un culto la cui origine si perde nella notte dei tempi; quello delle Anime Pezzentelle. I morti e la morte in genere fanno paura e ce ne si tiene accuratamente a distanza per quello che si riesce, bisogna proprio inciamparci dentro la Morte, non è propriamente qualcosa che ti vai a cercare, a Napoli è tutto un po’ diverso in quanto la Morte è una presenza costante della vita di questa città e dei suoi abitanti. Il culto delle Anime Pezzentelle lo dimostra abbastanza: la città di Napoli sorge su un lungo ed intricato labirinto di cunicoli sotterranei che nel corso dei secoli sono stati usati per gli scopi più disparati, uno di questi, durante le epidemie di peste bubbonica che colpirono la città, fu quello di luogo di sepoltura. I cunicoli furono trasformati in ossari atti ad accogliere i resti delle centinaia di persone morte di peste. Li furono accumulati alla rinfusa centinaia di corpi senza vita e senza nome, privando in questo modo i familiari di avere un simulacro a cui rivolgere le proprie preghiere. Ma i napoletani, esperti nell’arte detta dell’arrangiarsi, non si persero d’animo e, partendo dal presupposto che nella morte siamo tutti uguali, decisero di “adottare” semplicemente uno qualsiasi di quei teschi e di pregare tramite lui per la redenzione di tutte le anime del Purgatorio.
Da allora questo culto è assai presente nella ritualità napoletana, tanto che le Anime Pezzentelle sono nella pratica il punto di incontro tra il materiale e lo spirituale, sono l’intercessione tra questi due universi, ed è un culto nel quale un simulacro viene rivestito da una veste Sacra e Sacrale, in una forma di religiosità che non ha bisogno di intermediari, ma che è una comunicazione tra Uomo e Dio, in cui alle volte Dio risponde.

Tanti sono i luoghi in cui si può osservare e perché no partecipare a questo culto nella città di Napoli, uno è il Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, lungo l’antica via Tribunali. La chiesa fu edificata per volontà di un Opera Pia e consacrata nel 1638, è un monumento che non solo è un capolavoro dell’arte barocca, ma il luogo dove nasce e si perpetua il culto delle Anime Pezzentelle. La visita al monumento consente di ammirare i capolavori di Massimo Stanzione, Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Dionisio Lazzari;  i preziosi oggetti di culto nella raffinata sagrestia e soprattutto, di scendere fisicamente nel Purgatorio.


Una stretta scaletta introduce il visitatore nella grande chiesa inferiore, da cui inizia il percorso sotterraneo che si snoda in cunicoli stretti ed umidi letteralmente ricoperti da teschi e ossa.
Il più famoso in assoluto è quello di Lucia che è facilmente distinguibile dagli altri perché ornato da una corona di perline ed un candido velo da sposa, tante sono le leggende legate al teschio di Lucia, una di esse racconta che Lucia era una giovane e bellissima donna in procinto di sposare l’amore dalla sua vita quando si ammalò di peste e morì. Da allora, ogni giorno, decine di giovani si recano da Lucia e la pregano di far loro incontrare l’amore della vita. In segno di riconoscenza e come testimonianza dell’efficace intercessione di Lucia, è uso deporre ai piedi dell’altare su cui è custodito il suo teschio, il velo da sposa. Periodicamente i veli deposti sono portati via perché sono talmente tanti da occupare tutte la stretta stanza.


Questa è un’esperienza unica, un viaggio nel complesso mondo di una spiritualità che i più reputano scomparsa, un assaggio di quell’aspetto misterioso della cultura napoletana, di cui solo i napoletano conoscono le chiavi di lettura.
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giovedì 10 dicembre 2015

Incipit

di Quirino Tirelli



Cosa è la Massoneria? Cosa caratterizza noi massoni? Quale è il compito di noi massoni quando ci riuniamo nelle Logge? Abbiamo più volte cercato di rispondere a queste domande. Sembrerebbe quasi scontato cercare di rispondere ora. Oggi, in realtà, potrebbe sembrare anche fuori luogo.  Oggi infatti vorrei parlare dei recenti, tristi fatti di Parigi. Questo però non ci deve far dimenticare il nostro 'essere massoni', fautori del 'libero pensiero'. Ecco quindi che le domande con cui ho iniziato il mio ragionamento acquistano notevole importanza. La Massoneria è una Scuola e, noi Massoni, ci caratterizziamo per avere un metodo con cui, all'interno dei nostri Templi, affrontiamo le nostre discussioni. Ma qual è questo metodo?
A maggior ragione stasera, cari Fratelli, vorrei che le nostre discussioni siano guidate da questo metodo, la nostra Istituzione Iniziatica ce lo impone.
Questo metodo, metaforicamente, fa uso di strumenti di lavoro. In primis Martello e Scalpello che sono gli strumenti principali con cui si inizia a sgrezzare la pietra, senza dimenticare il Filo a Piombo e la Perpendicolare facendoci guidare, sempre, dalla Squadra. Cosa vuol dire usare il martello e lo scalpello? Il martello è il simbolo dell'intelligenza che agisce e persevera; che dirige il pensiero e anima la meditazione di colui che, nel silenzio della sua coscienza, cerca la verità. Visto da questo lato, è inseparabile dallo scalpello che rappresenta il discernimento, senza il cui intervento lo sforzo sarebbe vano, se non pericoloso.
Utilizzare il martello e lo scalpello per sgrossare la pietra grezza impone, in ogni azione, di decidere, sulla base di elementi oggettivi, senza costrizione di sorta, affrancandosi da ogni idea preconcetta e da ogni forma di pregiudizio nello sforzo di valutare onestamente una situazione in riferimento ai criteri di ricerca della verità e della giustizia.
Cosa vuol dire usare la Livella e il Filo a Piombo?
La Livella è il simbolo dell'uguaglianza originaria, ma essa non implica in alcun senso il 'livellamento' dei valori; ci ricorda che dobbiamo considerare tutte le cose con uguale serenità. Il Filo a Piombo, invece, è l'emblema della ricerca in profondità della verità, della saldezza, dell'equilibrio. La Squadra, infine, è lo strumento più importante (non a caso emblema del maestro venerabile) e rappresenta l'azione dell'uomo su se stesso che ci porta, inevitabilmente, a quel cambiamento che noi tutti agogniamo.
Fatte queste debite premesse, per poter iniziare la nostra discussione, dobbiamo, prima di tutto, essere consapevoli della complessità dell'argomento che ci accingiamo a trattare. Molto spesso, in questi giorni, ho ascoltato un termine che mi ha colpito molto: 'Universo Islamico'.
I gruppi religiosi che si rifanno all'Islam, infatti, sono molteplici e, a volte, in contrasto tra loro stessi. Sunniti, Sciiti, Salafiti, Wahabiti, Sufiti, Ismaeliti, Balikiti, Yazidi (per citarne alcuni).







Senza prendere in considerazione questa complessità e questa diversificazione non si può capire a fondo le radici del problema. Una cosa che mi ha subito colpito, quando ho iniziato a scrivere questo mio 'Incipit', riflettendo sui recenti fatti di Parigi e sull'Islam è l'Ecumenismo insito nella religione Islamica. L'islam è considerato dai suoi fedeli come l'insieme delle rivelazioni elargite da Allah all'umanità fin dall'epoca del suo primo profeta, Adamo. Dal punto di vista dei mussulmani, l'Islam non deve quindi essere considerata come l'ultima rivelazione in ordine di tempo rispetto alle altre due grandi fedi monoteistiche (Ebraismo e Cristianesimo), ma come l'ennesima riproposizione della volontà divina all'umanità, resa necessaria dalle continue distorsioni intervenute come effetto del fluire del tempo e dell'azione degli uomini. Torah, Salmi, Avesta, Vangelo e i Veda dell'Induismo, sono perciò considerati testi che, in origine, non contenevano rivelazioni diverse da quella coranica.
 cco quindi che con stupore ho realizzato che l'Islam è impregnato di un concetto di fondo molto caro a noi Massoni, l'Universalità. Spinto allora dalla curiosità e dalla voglia di comprendere in maniera più profonda ho cominciato a leggere alcuni versetti del Corano che oggi vi vorrei proporre:

“In verità coloro che credono, siano essi Giudei, Cristiani o Sabei, tutti coloro che credono in Allah e nell'ultimo giorno e compiono il bene riceveranno il compenso presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non saranno afflitti” (Corano , II:62)

“Chiunque uccida un uomo, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato l'umanità” (Corano, 5:32 – Passo molto simile al Talmud)

Non vi nego che a questo punto la mia confusione ed il mio sconforto è stato tanto! Dove è  quindi il problema? Quali sono le radici dell'odio e della violenza a cui, in questi giorni, siamo stati abituati? Perché queste persone, ispirandosi al Corano, invocano la guerra santa, la Jihad? Cosa vuol dire Jihad? Con mio grande stupore, andando a ricercare il vero significato del termine Jihad, ho scoperto che Jihad vuol dire lotta sì, ma intesa come lotta, guerra interiore per raggiungere la fede perfetta. Cari Fratelli non vi ricorda anche questo delle cose a noi molto care? Non vi ricorda la nostra lotta contro le pulsioni e le prove iniziatiche a cui tutti i massoni devono devono sottoporsi per raggiungere la Luce?

“Combattete contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, che Allah non ama coloro che eccedono” (Corano 2:190)

Da queste premesse sono quindi partito per cercare di comprendere e di giungere, nel mio animo, a delle conclusioni che vorrei condividere con voi. Mi sembra chiaro che, come spesso accade, in ambito spirituale, il male è insito nell'interpretazione che l'uomo fa dello spirituale stesso. Le maggiori religioni monoteistiche pretendono di divulgare un messaggio che, a loro dire, proviene da Dio, attraverso dei profeti. Essendo un messaggio Divino non dovrebbe essere, quindi, un messaggio oggettivo ed universale? Non dovrebbe essere necessaria, quindi, un'interpretazione. Già il fatto che questo messaggio presuppone diverse e contrastanti interpretazioni ci deve far pensare che non si tratti, quindi, di verità oggettive.
Un'altra considerazione che vorrei sottoporre alla vostra attenzione, invece, è di natura prettamente evoluzionistica. Nel corso dei secoli la civiltà umana si è evoluta compiendo balzi da gigante in campo scientifico e tecnologico. Perché, nel campo spirituale, siamo fermi ancora a teorie di duemila anni fa? Non vi sembra un controsenso?  Nella mia premessa, parlando degli strumenti di lavoro, del martello e dello scalpello, ho detto che il compito del massone è quello di liberarsi da tutte le sovrastrutture ideologiche, dai preconcetti e dalle superstizioni che ci impediscono di arrivare alla verità. Mai come in questo momento,  tutti noi sentiamo il bisogno di liberarci da questi fardelli, di affrancarci dalla consuetudine e di evocare il diritto universale che ci porta ad esercitare quella che è la facoltà che ci caratterizza, come massoni e come uomini: 'il libero pensiero'.
L'ultima considerazione che vi vorrei proporre è, invece, di carattere sociale. Nei recenti tristi fatti di Parigi non ci vedo nulla di nuovo. È sempre la stessa storia che si ripete. Uomini che uccidono altri uomini, oggi in nome di Dio, ieri nel nome di un'ideologia, domani nel nome di interessi economici. Più volte nei miei interventi vi ho invitato a ragionare, anche nei processi sociali e spirituali, in termini di forze. È allora qual è questa forza che ci porta ad uccidere nostri fratelli?
Tempo fa un mio amico, durante una conferenza, disse una cosa che mi colpì molto. Riferendosi alla platea domandò  a tutti: «Cosa è il contrario dell'Amore?».
Tutti rispondemmo in coro che il contrario dell'amore è l'odio. Come ci fece notare il mio amico ci sbagliavamo tutti. Il contrario dell'amore non è l'odio ma la paura. Ci volle del tempo per capire quest'affermazione ma ragionando, nei giorni successivi, convenni che aveva ragione. È questa la risposta. La Paura!
Bisogna lottare, tutti, iniziando ad agire sempre mossi dall'amore, inteso in senso platonico come atto di generazione nel bello (Simposio discorso tra Diotima e Socrate). Mentre sto scrivendo queste parole dalla televisione sintonizzata su La 7 apprendo che il governo francese ha appena divulgato una notizia in cui afferma che non rispetterà, nella lotta al terrorismo, la carta dei diritti fondamentali, affermazione ancora più grave se si pensa che arriva dalla patria dei diritti fondamentali e da un presidente socialista. Mi sono subito venuti in mente personaggi come Pertini e Turati. Pochi giorni fa mi sono emozionato, guardando un documentario sulla vita di Pertini, ed ho imparato fino a che punto la fede politica di un uomo possa arrivare per garantire quei diritti inalienabili. In questo modo la Francia ha imboccato un vicolo cieco volendo contrastare la paura con altra paura. Ma non tutto è perduto. Esiste ed esisterà sempre un barlume, una luce che non si sopirà mai. Noi sappiamo benissimo dove si trova questa luce.
Volevo concludere questo mio Incipit citando una poesia di un mistico Sufi:

Quelli che non sentono questo Amore
Trascinali come un fiume,
Quelli che non bevono l'alba
Come una tazza di acqua sorgiva
O non fanno provvista di tramonto,
Quelli che non vogliono cambiare
LASCIATELI DORMIRE

 Jalal'Uddin Rumi

Con Massimo Agostini sulle tracce dell'Antica Religione



Eccolo qua, il nostro uomo: sa provare il sentimento dell’onnipotenza e dell’infinito e poi deve fare i conti con la morte. E questo vuole essere un percorso storico, simbolico ed ‘esoterico’ alla ricerca dell’antica religione presente nell’umanità fin dalla notte dei tempi. Inevitabile partire da Atlantide riferendosi al Timeo e a Clizia di Platone e all’immane catastrofe che si abbatté sull’umanità! Una civiltà Atlantidea conosciuta e raccontata a Clizia anche dai Sacerdoti del Tempio Egiziano di Sais. Atlantide è un mito che ha forse una sua origine nella realtà, diventando il mito tramandato attraverso leggende e rituali dai popoli superstiti all’immane catastrofe. La ricerca entra quindi nel tema della religiosità dei prima civiltà nota alla storia: quella dei sumeri trasmessa anche agli Egizi per giungere agli Ebrei e al Cristianesimo ed infine ad ordini iniziatici di tutti i tempi compresa la moderna Massoneria.
«Nel nome della dea» è il nuovo libro di Massimo Agostini che inaugura la collana del Clan Sinclair Italia, pubblicata da Tipheret. Disponibile dalla prossima settimana, in tutte le libreria e negli store online.

mercoledì 9 dicembre 2015

Ivan Mosca. L'uomo, l'artista, l'iniziato. Un libro per Mimesis e un convegno per celebrarlo



Ivan Mosca. L’uomo, l’artista, l’iniziato. È il titolo del volume pubblicato da Mimesis dedicato a una grande figura di massone, parmense di nascita, milanese di formazione, romano di adozione, nato nel 1915 e passato all’Oriente Eterno nel 2005. Il libro lo  racconta attraverso le sue due passioni:  l’Arte della pittura, che l’ha fatto apprezzare in tutto il mondo, e la Ricerca esoterica. Profondo osservatore della Natura, fin da bambino, s’incantava davanti a foglie, fiori, coccinelle, farfalle, mosche, scarabei e – con pochi tratti di carboncino – sapeva tratteggiarne le forme o trasfigurarle, cogliendone l’essenza su “altri” piani della manifestazione. Ivan Mosca aveva il “dono” del colore: gli bastava un attimo per ottenere l’esatta tonalità di ciò che vedeva o di ciò che aveva “intravisto” in quello che lui chiamava “stato di mag”, a metà strada tra magia e contemplazione. Ivan aveva ricevuto la Luce Massonica il 23 maggio 1947 e, da quel giorno, sembrò non avere pace nello sviscerare – tra Roma, Parigi e Madrid – le discipline della Tradizione occidentale. Dopo aver fondato nel 1969 la  “Monte Sion—Har Tzion”, n. 705 di Roma, svolse per 30 anni i “seminari” d’istruzione seguiti da migliaia di Fratelli in Italia, Francia e Spagna. I suoi Quaderni di Simbologia Muratoria, editi a cura del Grande Oriente d’Italia fra il 1977 e il 1981, sono – ancora oggi – fonte di spunti e approfondimenti sapienziali. Gran Maestro Aggiunto nella Giunta di Ennio Battelli (1978-’82), e poi Gran Maestro Onorario, Ivan Mosca, 33°, membro effettivo “ad vitam” del Supremo Consiglio del R. S. A. A., è stato a lungo Ispettore Regionale per il Lazio. La presentazione del libro, con la prefazione del Gran Maestro Stefano Bisi e del Grande Oratore Claudio Bonvecchio, si terrà giovedì 28 gennaio alle ore 18 a Casa Nathan, Centro Polifunzionale del Grande Oriente d’Italia, Piazzale delle Medaglie d’Oro, 44 – Roma. L’evento è a cura del Servizio Biblioteca.

Fonte: GOI

In libreria il Trattato di Martinez de Pasqually



Dalla prossima settimana in libreria i titoli più attesi dell’anno, curati dal filosofo Mauro Cascio e pubblicati da Tipheret. L’edizione critica de «Il Trattato sulla Reintegrazione degli Esseri» di Martinez de Pasqually e, dello stesso autore, «Il Manoscritto di Algeri» con una ricca introduzione di Pietro Mander, già ordinario all’Orientale di Napoli.
Ci sono libri che raccontano la storia e libri che la storia racconta. Infine ci sono libri che la storia la scrivono ed il Trattato di Martinez è tra questi. L’autore percorre in lungo e in largo la metastoria dell’uomo nell’unico orizzonte di senso dove vale la pena muoversi. Perché questo viaggio verso il nostro Paradiso è il destino che attende gli uomini di desiderio. Il Trattato è la risposta a tutte le paure dell’uomo. Che nascono solo dal non aver ancora compreso la sua natura. L’Ordine degli Eletti Cohen di Martinez de Pasqually fu, già a metà del Settecento, una delle manifestazioni più note di un Archetipo Eterno: la via del ritorno. Il ritorno da una condizione limitata nello spazio e nel tempo ad una, edenica, in cui non c’è né spazio né tempo. Secondo una certa vulgata l’operatività degli Eletti Cohen sarebbe cabalistica. La lettura del Trattato e del Manoscritto di Algeri ci dimostrano che abbiamo a che fare con visioni e pratiche che sono sicuramente influenzate dalla cabala, ma anche dallo gnosticismo e dall’ermetismo alessandrino.
In libreria, sempre a cura di Cascio, e sempre in uscita in questi giorni, anche «Martinezismo, Willermozismo, Martinismo, Massoneria» di Papua, i «Nove Quaderni D.» di Willermoz, le «Chiavi Operative degli Eletti Cohen» di Léonard Prunelle de la Lière, «Le Istruzioni della Saggezza» e «Lettera a un amico sulla Rivoluzione Francese» di Louis-Claude de Saint-Martin..

lunedì 7 dicembre 2015

L'ultimo saluto a Giordano Bruno Galli



Se ne è andato questa notte Giordano Bruno Galli, storico esponente del Rito di York, compagno del Capitolo de Lantaarn. Un affettuoso saluto da tutti i fratelli e i compagni che lo hanno voluto bene. La vicinanza alla famiglia da parte del Gran Capitolo e da parte del Sommo Sacerdote Tiziano Busca.



PRIMAVERA
Dormirò
   con la luna
Sognerò
   Una volta fiorita

Il giorno di primavera
Su d’un prato verde

LONGEVITA’
Nel rio
Vita di carpe
Longeve
Bianche e Rosse
Il nero della notte

Festa
Il bosco trasmutando 

Giordano Bruno Galli, GBG, Bernardo Shin, il Maestro, ci ha salutato. Se ne è andato, in punta di piedi, lieve, con la dolcezza che gli Uomini di Luce sanno donare anche nell’istante che varcano il velo. Ci lascia con la serenità del vero Iniziato, con la Saggezza del nobile di animo, con il Profumo di colui che ha viaggiato attraverso l’universo dell’anima e della Pura Energia. Si è ricongiunto là dove le cose si originano riprendendo, dopo aver donato a tutti, il dono della forza e della spiritualità, della memoria. Un Maestro amato dagli Iniziati, rispettato dai puri di animo, ascoltato dai cercatori di senso, un Maestro del sorriso, lo stesso con cui donava continuamente i suoi pensieri, il suo cuore.
Fino all’ultimo ha manifestato la sua grandezza  spirituale e la coerenza del suo Viaggio Iniziatico. Anche nel suo passare nella porta solstiziale ha continuato, attraverso un messaggio onirico, a donare ai presenti  il seme di quella imperscrutabile esperienza. Un esempio che dona armonica energia a chi percorre, come pellegrino, le strade della realizzazione nel modo come lui desiderava: con la consapevolezza della conoscenza, con il sorriso dell’amore, l’armonia e la passione dei saggi. Perché la poesia deve continuare a guidarci con le parole che lui ha scritto: nella Primavera, nella Longevità!!
Massimo Agostini
Tiziano Busca
Guido Vitali

Le strade dell'anima. Disponibile la registrazione audio dell'incontro di Perugia



Massimo Agostini, Mauro Cascio, Federico Pignatelli. Per parlare del cuore della Massoneria, quel cuore esoterico palpitante e vivo che costituisce l'intimità più profonda della nostra Istituzione e soprattutto del Rito di York, che della Massoneria è la versione più ortodossa e 'tradizionale'. Alchimia, Qabalah, Templarismo. In un appuntamento, con le conclusioni di Tiziano Busca, Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell'Arco Reale.

Clicca qui per ascoltare

Online l'ultimo numero di YR Magazine



È disponibile per il download l'ultimo numero di York e-mag@zine. Anche in questo numero articoli di approfondimento e il resoconto fotografico e testuale delle ultime attività del Rito di York in generale e del Gran Capitolo dell'Arco Reale in particolare.

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venerdì 4 dicembre 2015

Campo de' Fiori

di Valentina Marelli




Roma, la Città Eterna, come la chiamano, nasconde e offre tanti posti interessanti. Mi sono sempre chiesta come potesse vivere un romano questa condizione di dispiegamento storico, a Roma il tempo un po’ è come se non esistesse, anzi ad essere più precisi, non è che non esiste, c’è ma non scorre; se fosse possibile definire Roma con una sola parola io sceglierei contemporaneità. Tutto a Roma è coesistente, puoi vivere in un palazzo anni 70, ma camminare sulle strade costruite dai romani 1000 anni prima, cenare in un ristorante aperto da due settimane oppure andare al ghetto in una taverna dei primi del 800 con una storia ancora più antica.

In una città in cui ogni angolo è un luogo leggendario vi assicuro che ce n'è uno più di tutti in cui si può sentire la congiunzione tra la terra e il cielo: Campo de’ Fiori

Fino al Quattrocento la piazza non esisteva in quanto tale, e al suo posto vi era un prato fiorito con alcuni orti coltivati, da cui il nome. Secondo una tradizione inattendibile, la piazza dovrebbe invece il suo nome a una donna di nome Flora. La piazza raggiunse la sua attuale estensione dopo il 1858 quando furono demolite le case esistenti sul lato nord tra via dei Baullari e vicolo del Gallo, spostando nella nuova area recuperata la copia della fontana della Terrina, posta precedentemente al centro della piazza. Anche qui si risente di quella continuità storica caratteristica di questa città del sud, di giorno piazza del mercato grondante di bancarelle, di sera polo attrattivo della vita notturna, ma nel tempo e nell'eternità luogo in cui si è consumata una delle tante morti in nome del pensiero libero.
In Campo de' Fiori avevano luogo le esecuzioni capitali e le punizioni con tratti di corda. Giovedì 17 febbraio 1600 vi fu arso vivo il filosofo e frate domenicano Giordano Bruno, accusato di eresia. Nel 1876 si costituì un comitato di studenti universitari, ferventi repubblicani, allo scopo di promuovere in ricordo del filosofo nolano la realizzazione di un monumento bronzeo sul luogo stesso del rogo. Al comitato aderirono numerosi intellettuali di ogni parte del mondo quali Walt Whitman, Ernest Renan, Victor Hugo, Silvio Spaventa e Henrik Ibsen. Nonostante la forte ostilità del mondo ecclesiastico il monumento, opera dallo scultore Ettore Ferrari, venne inaugurato il 9 giugno 1889. Il prototipo usato per la statua originale, è custodito attualmente a Napoli nella galleria Umberto I.

Adesso il nolano è li a sovrastare le tende del mercato inglobato nella quotidianità della città di Roma. Per gli ambulanti Giordano Bruno è un vecchio amico che gli tiene compagnia. Tutti lo conoscono e tutti ne conoscono la storia.  Vado spesso in Campo de’ Fiori quando sono a Roma, per salutare Fra' Giordano e rendergli omaggio e mi sorprendo sempre di quante persone come me fanno la stessa cosa,  vanno in pellegrinaggio alla sua statua, trovo sempre fiori e biglietti o cartoline con frasi di libertà. Giordano è diventato l'icona dei liberi pensatori, dei vogliosi di libertà intellettuale.



Lo spirito di Giordano e delle persone che vivono Campo de’ Fiori consci di chi fosse e del perché della sua morte, hanno trasformato un patibolo di morte e dolore in altare alla scienza e alla libertà, sono riusciti a cambiare l'energia di quel luogo in cui si ricorda il pensiero dell'uomo e non la sua morte, perché le idee non si possono uccidere.

Lutto nel Rito di York

Questa notte è venuta a mancare la madre del Compagno  Gaetano Rosato, Gran Cancelliere del Concilio dei Massoni Criptici. In questo triste momento l'Illustre Gran Maestro Mario Pieraccioli, unitamente e  tutta la Giunta  del Gran  Concilio, si stringe a Lui in una Fraterna  Catena d'Unione a cui partecipano tutti i Compagni dell'Arco Reale e il loro Sommo Sacerdote Tiziano Busca.

giovedì 3 dicembre 2015

In libreria la seconda parte di «Canale Mussolini» di Antonio Pennacchi



Un grandioso romanzo corale e polifonico, un'opera letteraria di smagliante bellezza che, alternando i toni dell'epica a quelli dell'elegia, ci dà lucidamente conto di ciò che siamo, in forza di ciò che nel bene e nel male siamo stati.  Questo è Canale Mussolini, parte seconda di Antonio Pennacchi, il seguito del libro che gli ha fatto vincere qualche anno fa il Premio Strega.

Il 25 maggio del 1944 – ultimo giorno di guerra a Littoria – nel breve intervallo tra la partenza dei tedeschi e l'arrivo in città degli anglo¬americani, Diomede Peruzzi entra nella Banca d'Italia devastata e ne svaligia il tesoro. È qui che hanno inizio – diranno – la sua folgorante carriera imprenditoriale e lo sviluppo stesso di Latina tutta. Ma sarà vero? Il Canale Mussolini intanto – dopo essere stato per mesi la dura linea del fronte di Anzio e Nettuno – può tornare a essere quello che era, il perno della bonifica pontina. In un nuovo grande esodo, che ricorda quello epico colonizzatore di dodici anni prima, gli sfollati lasciano i rifugi sui monti e tornano a popolare la città e le campagne circostanti. I poderi sono distrutti, ogni edificio porta i segni dei bombardamenti. Ma il clima adesso è diverso, inizia la ricostruzione. Nel resto d'Italia però la guerra continua e si sposta man mano verso il nord, mentre gli alleati – col decisivo ausilio delle brigate partigiane e del ricostituito esercito italiano – costringono alla ritirata i tedeschi e le milizie fasciste. È una guerra di liberazione, ma anche una guerra civile crudele e fratricida. E la famiglia Peruzzi, protagonista memorabile della saga narrata in queste pagine, è schierata su tutti i fronti di questo conflitto. Paride al nord nella Rsi – mentre sogna di tornare dall'Armida e da suo figlio – rastrella ed insegue i partigiani. Suo fratello Statilio combatte i tedeschi in Corsica con il Regio esercito, poi a Cassino e su su fino alla linea Gotica. Il cugino Demostene è partigiano della brigata Stella Rossa, e combatte anche lui per liberare l'Italia. Accanto a loro ritroviamo lo zio Adelchi, che vigila sulle ceneri di una Littoria piena di spettri e di sciacalli, in attesa che nasca Latina; il mite Benassi e zia Santapace, collerica e bellissima; l'Armida con le sue api, e la nonna Peruzzi, che attribuisce compiti e destini alle nuove generazioni via via che vengono al mondo. E su tutti c'è Diomede – detto Batocio o Big Boss per un piccolo difetto fisico – il vero demiurgo della nuova città. Con il suo funambolico impasto linguistico veneto-ferrarese, col suo sguardo irriverente e provocatorio sempre addolcito però da un'umanissima pietas – «Ognuno ga le so razon» – Antonio Pennacchi torna a narrare le gesta dei Peruzzi, famiglia numerosa e ramificata di pionieri bonificatori, grandi lavoratori, eroici spiantati, meravigliosi gaglioffi, e donne generose e umorali. E se nel primo volume di Canale Mussolini ci aveva fatto riscoprire un capitolo della nostra storia per molti versi dimenticato, in questa seconda parte si dedica a mantenere viva la memoria del difficile processo di costruzione della nostra Italia democratica e repubblicana.