domenica 31 marzo 2019

Salvatore Quasimodo e la Massoneria

Salvatore Quasimodo

Il 31 marzo del 1922 il fratello Salvatore Quasimodo viene iniziato presso la Loggia «Arnaldo da Brescia» all'Oriente di Licata. Nel 1958 vince il premio Viareggio e l'anno successivo gli è stato  assegnato il premio Nobel per la letteratura «per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi». Al Noboel seguirono le lauree honoris causa dalla Università di Messina nel 1960 e da quella di Oxford. Appartennero al Grande Oriente d'Italia, tra gli altri, anche Giovanni Pascoli e Giosuè Carducci.


venerdì 29 marzo 2019

Massoneria a Rimini. I libri in Gran Loggia

Un momento dello scorso anno con Marco Rocchi

Grandi momenti culturali la prossima settimana a Rimini, in Gran Loggia. Tra gli ospiti più attesi dell’assise (quest’anno intitolata ‘Tra terra e cielo’ i saranno l’astronauta Paolo Nespoli, Michele Mirabella, lo scrittore Gianrico Carofiglio e il presidente emerito della consulta Giovanni Maria Flick. Il Servizio Biblioteca organizzerà inoltre una serie di incontri dedicati alla presentazione di alcuni libri tra cui Solidarietà e percorso iniziatico di Marco Novarino e Sergio Rosso (Bonanno) e Maestri per la città. Sindaci massoni nell’Ottocento e nel Novecento, i due volumi a cura di Giovanni Greco (Tipheret). Come di consueto ci sarà anche la fiera del libro, con gli stand delle case editrici di settore. Sarà l’occasione per recuperare i titoli degli autori che hanno dedicato il loro studio al Rito di York, da La Massoneria parla all’uomo di Tiziano Busca a La Sapienza di Re Salomone di Mauro Cascio (presente anche con Lo schiaffo a Benedetto Croce), da Storia di un grembiule errante di Enzo Heffler alle vignette di Almerindo Duranti. E ancora: Massimo Agostini, Federico Pignatelli, Nuccio Puglisi….

giovedì 28 marzo 2019

Storie di Costa Rica tra Chiesa, Stato e Massoneria


Un libro di Storie più che di Storia sul Costa Rica, forse unico stato al mondo che ha rinunciato ad avere un Esercito (fatto che caratterizza come pochi altri la natura di questo Paese e di questo popolo), composto da un viaggiatore vero; da uno “studioso di strada”, che ha percorso per lungo e largo i luoghi di cui parla, che ha letto e approfondito storie e temi del Paese, che ha vissuto in prima persona gli ambienti, gli uomini e gli odori. Una storia del Costa Rica che vede l’istituzione massonica al centro delle trasformazioni dello stato centramericano..

mercoledì 27 marzo 2019

Il disagio giovanile nell’età del nichilismo



Un appassionante intervento di Umberto Galimberti sul tema del disagio e del nichilismo giovanile, sull'adolescenza, sulle possibilità di uscire dalle difficoltà e sul ruolo dei genitori. Registrato a Tempo di Libri 2018, in occasione dell'uscita del libro "La parola ai giovani", Feltrinelli Editore.

martedì 26 marzo 2019

Cabala e Scienza

di Mauro Moroni
(Deputy Emilia Romagna del Rito di York)

Vorrei parlare di Cabala con un taglio diverso dai soliti, cercando di far incontrare il mito con la fisica, e dando una serie di informazioni e di spunti di riflessione. Per poter fare questo viaggio dobbiamo avere chiari alcuni concetti e partire da alcune premesse che sono indispensabili per conciliare e fare quel piccolo tratto per unire mito e scienza.

Mito: narrazione sacra che racconta le modalità con cui il mondo e le creature viventi hanno raggiunto la forma presente
Ologramma: è la prova che si può rappresentare in uno spazio piano di una lastra anche l’informazione della profondità (che è un modo compatto di rappresentare la realtà senza perdere informazioni). Anche se si rompe la lastra, ciascun frammento continua a rappresentare buona parte dell’informazione originaria (il tutto è in ogni parte).
Tubulina: è una materia particolare che compone i neuroni. La tubulina ha comportamenti quantistici. Durante la meditazione riceviamo segnali dal 'vuoto' che interferiscono con il nostro pensiero (quindi siamo antenne). Ovvero l’inverso... quando pensiamo la tubulina trasferisce questi segnali nel vuoto. Cosa riceviamo? Cosa trasmettiamo?
Frattale: un frattale è un oggetto che si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, e dunque ingrandendo o rimpicciolendo una qualunque sua parte si ottiene una figura simile all'originale
Teorema di Fourier: qualunque segnale ripetitivo (visivo, uditivo, tattile ecc) per quanto complesso, può essere scomposto e rappresentato in somme di componenti semplici da quelle più importanti a quelle via via meno importanti. Bastano solo 3 componenti per ricostruire il 75% del segnale.
Simbolo: non dovrei certo spiegare a voi cosa è un simbolo, ma anche qui provo a farlo storicamente, partendo da cosa serve, come si trasforma in un linguaggio e come la lingua diventa la conoscenza non solo attraverso i contenuti ma anche attraverso i suoni che la lingua produce. Una idea raccoglie in sé esperienze simili, una esperienza che contiene elementi simili è definibile come simbolo. Quindi il simbolo è una particolare esperienza che sintetizza inconsciamente una idea di realtà. Se quelle esperienze sono comuni a tutti gli uomini, il simbolo diventa universale e quindi un archetipo. L’archetipo parla quindi alla parte inconscia ed evoca simboli ed idee simili nella mente degli uomini generando reazioni inconsce. Viene usato per esempio nei messaggi subliminali. Facciamo un esempio di come la 'società', a mio modesto parere, tenti di sopprimere la nostra ricerca spirituale e la nostra coscienza attraverso i messaggi subliminali e gli archetipi. Es- Triangolo verso l’alto è usato come simbolo di pericolo (segnaletica stradale) mentre simbolicamente rappresenta crescita spirituale il ricongiungimento verso dio! Il cerchio rappresenta l’unità con se stessi ed è usato come divieto Messaggi disseminati ovunque Quindi il simbolo è una idea della realtà. Esperienze simili a tutti gli uomini diventano simboli universali e questi simboli universali Jung li chiamava archetipi.

Figura 1


Iniziamo il nostro viaggio con quanto riportato in Figura 1. Alcuni matematici hanno tentato di graficizzare un modello di spiegazione dell’universo. È stato preso l’universo ed è stato trattato come una superficie con questo nuovo modello; ora noi sappiamo che questa superficie è legata alla informazione. Tridimensionalizzando la superficie dell’universo compare un frattale ed entrando più in dettaglio e mettendolo in una sola dimensione il risultato è appunto la Figura 1, che sembra un linguaggio, cioè una serie di informazioni frattaliche, dove dentro ci sono le istruzioni del nostro universo.

Questi pattern, registrati a diversi livelli di scala, rappresentano superfici spaziotemporali in una dimensione, che hanno le caratteristiche di sembrare veri e propri alfabeti, alcuni pattern ricordano anche la struttura di lingue semitiche od orientali, ma in realtà rappresentano le istruzioni legate alle superfici che le contengono. Inoltre si può notare come il rapporto As/At può sostanzialmente essere qualsiasi numero poiché l'intero pattern ha una struttura olografica ma anche frattalica, dove sostanzialmente il valore della fase (il contenuto all'interno delle parentesi) oscilla solo tra i valori di zero e 360 in modo ripetitivo, proprio come la struttura di un frattale.
Quindi un linguaggio, l’universo è fatto con un linguaggio, cioè contiene informazioni. Ma come si lega questo alla cabala e al mito? La cabala, tra le altre cose ci spiega che esistono parole di potenza e come utilizzarle per modificare la realtà. Ma come?
Torniamo per un attimo al simbolo e agli archetipi. L’archetipo sintetizza idee. Archetipi si stabilizzano nel tempo e diventano ideogrammi (erano 4000 inizialmente quelli egizi); gli ideogrammi vengono associati a suoni che evocano il rumore dell’oggetto rappresentato (onomatopeici). Componendo ideogrammi si sintetizzano contenuti complessi e si trasferiscono idee. Così è nata una lingua, ideogrammi più suoni trasferiscono una informazione che diventa una lingua. Poi alcuni ideogrammi vengono rappresentati come combinazione di altri e quindi diminuiscono gli ideogrammi. La creazione di ideogrammi complessi, cioè rappresentati da combinazioni e sequenze di altri ideogrammi semplici, è un processo olografico che porta a sintetizzare le proprietà principali (teorema di Fourier). Gli ideogrammi più importanti finiscono per costituire le lettere degli alfabeti.
Gli alfabeti semitici (fenicio, aramaico, ebraico ecc) sono composti da simboli che rappresentano le proprietà della realtà componendo le quali si trasferiscono le idee.
Alfabeti sono un insieme di archetipi che si sono concretizzati estraendo i concetti base che sono associati a suoni. (es shin = scoppiettio del fuoco, aleph = soffio di vita mem = mamma, il ventre materno). Se uso archetipi e li mischio posso trasmettere idee. Quindi rappresentano una vibrazione elementare (non solo vibrazione sonora ma una vibrazione che trasmette una informazione).
Nelle lingue occidentali le lettere hanno perso il collegamento con le idee.

Graffiti -> 4000 ideogrammi -> 200 egizi -> 22 ebraici

La parola, nelle lingue olografiche come quelle semitiche, è una combinazione di proprietà essenziali ottenuta con suoni che evocano archetipi. Il suo effetto inconscio è evocare gli archetipi e la parola diviene creativa. Comporre parole vuol dire comporre olograficamente proprietà della realtà e quindi creare realtà nuove nella mente di chi ascolta. Se l’universo è olografico ed il linguaggio è un modello mentale dell’universo, Figura 2, la ripetizione di parole creative provoca effetti sonori che si ripercuotono fisicamente nel mondo (la famosa formula magica). Molti riti vengono fatti anche in presenza di acqua perché l’acqua è l’elemento che rappresenta simbolicamente l’inconscio ma anche un elemento che contiene e può trasferire informazione.

Figura 2

La parola è fondamentale perché la parola è un insieme di archetipi sonori olografici che scatenano una serie di effetti nella mente di chi ascolta ma anche del mondo intorno a noi. Capire l’etimologia di una parola era possibile vedendo di quali lettere era composta. Il valore numerico della parola aveva una etimologia e quindi dei contenuti simili ad altre parole che avevano il numero uguale. Per questo nella bibbia sono riportati gli stessi errori perché modificare una lettera voleva dire modificarne non solo il significato. Con la meditazione concentrandosi sul simbolo si può risalire a tutte le esperienze ed i significati del simbolo stesso. Quindi il simbolo richiama sinteticamente più realtà. Proiettando immagini mentali nel vuoto riusciamo a trasferire idee. Le immagini quindi sono simboli e se i simboli/archetipi vengono vocalizzati ecco che abbiamo la cabala! Quindi se lo facciamo verso qualcuno si chiama subliminale, se lo facciamo verso il vuoto/etere diventa una operazione magica, se lo facciamo con la parola e gli archetipi ebraici diventa cabala operativa!
Parliamo di come il suono può davvero modificare la realtà attraverso lo studio di alcuni esperimenti. Non so quanti di voi conoscono la cimatica. Il termine deriva dal greco e significa studio riguardante le onde (kyma). Da Wikipedia: «Il musicista e fisico tedesco Chladni osservò, nel XVIII secolo, che i modi di vibrazione di una membrana, o di una lastra, possono essere visualizzati cospargendo la superficie vibrante con polvere sottile. La polvere, infatti, si sposta per effetto della vibrazione e si accumula progressivamente nei punti della superficie in cui la vibrazione è nulla. Nel caso di una vibrazione stazionaria, questi punti formano un reticolo di linee, dette linee nodali del modo di vibrazione. I modi normali di vibrazione, e il reticolo di linee nodali associato a ciascuno di questi, sono completamente determinati (per una superficie con caratteristiche meccaniche omogenee) dalla forma geometrica della superficie e dal modo in cui la superficie è vincolata. Sollecitando in modi diversi la vibrazione della superficie si eccitano modi normali differenti, e quindi si osservano di volta in volta solo alcuni degli infiniti reticoli nodali propri del corpo vibrante. Esperimenti di questo tipo, eseguiti in precedenza da Galileo Galilei verso il 1630 e da Robert Hooke nel 1680, furono successivamente perfezionati da Chladni. Nel 1967 il medico svizzero Hans Jenny, seguace delle dottrine antroposofiche di Rudolf Steiner, ha pubblicato il primo di due volumi intitolati Kymatic, nel quale - traendo ispirazione dalle esperienze di Chladni - ha sostenuto l'esistenza di un sottile potere attraverso il quale il suono struttura la materia».

Figura 3

Quindi la capacità delle parole di potenza è una combinazione di proprietà essenziali ottenuta con suoni che evocano archetipi. Il suo inconscio evoca archetipi, simboli e quindi idee associate. Comporre parole vuol dire comporre olograficamente proprietà della realtà e quindi creare realtà nuove nella mente di chi ascolta o nel caso di operazioni magiche nell’etere. Come si opera? Visualizzando mentalmente il simbolo come immagine completa sia associata al suono che alle immagini collegate, questo proietta nel vuoto/etere quello che si vuole ottenere. La ripetizione somma olograficamente gli effetti e le parole creative creano nel vuoto/etere una proiezione attraverso la tubulina del cervello. Non si deve parlare, si deve vivere, meditare, perché parlando si perdono le sfaccettature del vero significato archetipale e quindi non si entra in risonanza inconscia con il senso olografico del simbolo.
Vediamo cos’altro dice il mito ... il mito dice che una persona che fa operazioni di cabala operativa deve usare la sua immaginazione ... ma da dove viene il termine Immaginare? Da: “in me mago agere” –  lascio agire il mago che è in me ...
Quindi come si modifica la realtà? Non certo solo pensando perché altrimenti ci sarebbero stragi con tutta la cattiveria anche solo pensata o detta durante la guida ad esempio... Come si trasmette?
Se comunichiamo, riusciamo a trasmettere nel vuoto una serie di informazioni e quindi a generare delle modifiche nello spazio delle probabilità e quindi a modificare la probabilità che alcuni eventi accadano e quindi a farli accadere. La ripetizione aumenta l’effetto, per questo spesso è necessario fare diverse volte un rito per ottenere gli effetti sperati. La magia passiva è la ricezione di informazioni, per esempio attraverso il sogno, quindi ci deve essere un basso funzionamento del cervello. I maghi invece che vogliono fare magia attiva, si concentrano, proiettano l’idea nel vuoto con l’idea che l’operazione magica sia già avvenuta, immaginano una nuova realtà. Ma la domanda che può sorgere è perché non tutti possono creare effetti magici? Diciamo che se tutti noi potessimo creare effetti magici istantanei, probabilmente dell’umanità ne resterebbero ben poco. Detto questo per fortuna non è così semplice realizzare riti e modificare la realtà. La prima condizione è che la mente del magus, e il magus stesso rispettino certe caratteristiche; il mago deve saper condizionare la propria mente, avere una grande forza di volontà, una grande disciplina e un grande controllo mentale, deve evitare boicottamenti inconsci, deve conoscere i propri limiti e deve essere il più possibile connesso con l’etere e quindi risuonare/vibrare in modo tale che la tubulina possa trasmettere le informazioni in modo da generare gli effetti desiderati. Per questo ci sono giorni più favorevoli, in cui si creano connessioni più forti, in cui le vibrazioni della natura, del luogo dove si svolge il rituale aumentano l’efficacia di quanto desiderato.

Figura 4. La Molecola della laminina, la proteina collante di tutte le cellule del corpo, ha questa forma


Insomma anche fare il mago non è un mestiere per nulla semplice. Il magus deve fare prima di tutto un lavoro su se stesso, noi sappiamo bene cosa vuol dire “nosce te ipsum”. Perché ognuno di noi ha dei boicottaggi inconsci e solo conoscendo se stessi sappiamo e possiamo superarli.
Un altro argomento interessante da affrontare è capire cosa il mito dice per esempio. per l’apertura del “terzo occhio”, che non è da attribuire solo alla pineale, bensì alla somma di tre ghiandole (forze): pineale, pituitaria e carotidea. Tutte e tre messe assieme si uniscono per dare l’apertura di quella porta che viene identificata come terzo occhio; in fisica si potrebbe dire che è necessario avere le misure del campo elettrico, gravitazionale e magnetico per poter percepire l’universo come è veramente fatto.
Se questo è vero, si rende necessario che le tre ghiandole lavorino allo stesso modo, in un funzionamento che è si chimico, ma anche coscienziale.
3 ghiandole ... parola (carotidea) immagine e suono (pituitaria e pineale) si entra in risonanza con l’idea archetipale e si può vedere la realtà. La tradizione dice che Dio creò il mondo con la scrittura (la forma) con il numero (matematica - ghematria) e il linguaggio (parola). La propagazione dell’informazione è istantanea e avviene attraverso onde (sonore) di energia informata (la parola); ma indovinate quante lettere madri ci sono nella lingua ebraica? Proprio 3 ... e alcuni ricercatori le associano a 3 forze ... vediamo quali: aleph (magnetismo), mem (gravità), shin (elettricità ha 3 poli).
Facciamo un ulteriore connessione tra mito e tradizione ebraica. Prendiamo un altro esempio di collegamento tra le lettere ebraiche e la biologia ... In biologia ci sono 21 amminoacidi ed un DNA che contiene le istruzioni per tutto il pool degli amminoacidi. Nel mito esistono 22 lettere dell'alfabeto ebraico dove l'aleph è la rappresentazione del Tutto. Le lettere dell'alfabeto ebraico sono già state storicamente messe in correlazione mitologica con gli amminoacidi da differenti ricercatori. Le lettere dell'alfabeto ebraico hanno un corrispettivo nei tarocchi che proprio alla cabala si ispirano, dove le ventuno lame principali si completano con la lama del Matto, che rappresenta l'archetipo degli archetipi, e così via. Così i cromosomi che sono fatti di DNA dovrebbero portare dentro di loro, questa informazione e sostanzialmente essere 22. Invece esiste la 23 esima coppia che può essere XX o XY e che determina il sesso nell'uomo. La biologia sa che ai primordi della vita su questo pianeta l'essere umano che viveva qui era fondamentalmente asessuato. Non esisteva dunque il 23 esimo cromosoma. Il mito contiene, dentro di sé le indicazioni per comprendere come questo cromosoma si sia formato. Come diceva Tesla per capire l’universo bisogna parlare in termini di vibrazioni!
Ecco siamo arrivati alla conclusione di questo breve ma intenso viaggio che ci ha fatto andare in parallelo tra mito, cabala e scienza (fisica o biologia). Personalmente ho raccolto alcuni spunti, che ho trovato in questi anni di ricerche e ho tentato di renderli organici, ho sempre il desiderio di poter vedere finalmente la scienza ufficiale che conferma il mito. Ultimamente ho con piacere notato che molti scienziati si stanno sempre più avvicinando a queste conclusioni, anche se vengono immediatamente bistrattati dall’apparato ufficiale non appena fanno accenno a confermare con ricerche davvero coraggiose alcune teorie. È affascinante come il mito contenga informazioni che siamo via via in grado di giustificare scientificamente, ed è da pelle d’oca immaginare come migliaia di anni fa, il mito contenesse queste informazioni alcune delle quali sono state verificate solo a distanza di migliaia di anni.

Alcune note bibliografiche
- Ricerche di Liberati e Maccione del SISSA di Trieste
- Sabato Scala - La fisica di Dio
- Seth Lloyd - MIT (Boston) - Il programma dell’universo - Corrado Malanga - La geometria sacra in Evideon
- Hans Jenny - Kymatic
- Mario Pincherle - Archetipi, la chiave dell’universo.


Figura 5. Un recente studio su Cabala, Scienza e Massoneria


lunedì 25 marzo 2019

Tiziano Busca: «La morte della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’ignoranza dell’ignoranza»

di Tiziano Busca

Tiziano Busca 

Ci risiamo. Periodicamente la stampa alza polveroni per screditare la Massoneria. Puntualmente sono episodi in cui la Massoneria non c’entra nulla. Nell’ultimo caso, quello di Castelvetrano, è stata la Procura a mettere le mani avanti: «Non è contestata l’appartenenza alla Massoneria agli arrestati». Anche l’accusatore ha detto: «Nessuno vuole tirare in ballo la Massoneria regolare». E i due, su ventisette totali, non risultavano nemmeno del Grande Oriente d’Italia.
Eppure abbiamo letto tutti i titoli, in tutti i giornali. La cosa non ci deve scoraggiare, ma certo che giornate così vanificano gli sforzi fatti, vanificano i convegni, i libri, la voglia di far capire chi siamo. Ma ricordiamolo, ricordiamolo sempre, non perdiamo mai la forza per ribadirlo alle Istituzioni. Noi siamo quelli che quelle Istituzioni le hanno create, noi siamo quelli che abbiamo scritto le pagine più importanti delle democrazie occidentali, noi siamo gli eredi diretti di chi ha combattuto errori ed orrori ed oggi veniamo quotidianamente attaccati pretestuosamente da chi invece è erede di quegli errori ed orrori.
Oggi si accarezzano vecchi fantasmi e nuovi assolutismi, oggi l’elitismo non solo è visto come qualcosa di velleitario ma addirittura di eversivo, così la pensa Elio Lannutti, oggi siamo costretti a essere giudicati dall’ignoranza, dalla pancia del Paese. Siamo qui a snocciolare la nostra storia a chi la storia non la conosce, siamo qui a elencare i pensatori che sono stati l’anima della Massoneria a gente che non ha fatto le scuole dell’obbligo e a cui quei nomi non dicono niente.  La morte della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’ignoranza dell’ignoranza. Vale a dire: non porsi nemmeno il problema. E la stampa, la grande stampa, non solo ha rinunciato da tempo al suo ruolo di formazione, ma asseconda pettegolezzi, calunnie, complottismi, per costruire mostri.
Non è questo il mondo che vogliamo. La Massoneria a questo deve servire. A resistere. «La pubblica opinione è un tentativo di organizzare l’ignoranza della gente, e di elevarla a dignità con la forza fisica». Lo diceva Oscar Wilde. E ci stiamo accorgendo tutti che è davvero così.

L'Isola e i Rosacroce. Nella Sala degli Specchi di Palermo con il sindaco Leoluca Orlando il libro di Vincenti e Giacino (Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno)


Pacifista e federalista. L'agire politico di Albert Einstein


Perché Goethe amò la Massoneria



Qualche giorno fa ricorreva l'anniversario della morte di Goethe. Giova ricordare non solo che fu massone, iniziato nella Rispettabile Loggia Anna Amalia alle Tre Rose nel 1780, un aspetto importante della sua ansia di ricerca che ci ha recentememente (e opportunamente) restituito Marino Freschi in un importante volume, ma anche che in quest'appartenenza, di cui parla in alcuni scritti tra cui La favola del Serpente Verde, secondo il commento di Oswald Wirth, ci vide il più naturale completamento del suo appetito filosofico e conoscitivo, la società che 'tratta i segreti', l'erede cioè di quella tradizione ermetico-alchemica che ci appare anche oggi il suo tratto più peculiare.


Gino Bandini e la Massoneria

di Roberto Galimberti

Gino Bandini è il secondo da sinistra, quello con i baffi

Nato a Firenze il 19 luglio 1881, si laureò in giurisprudenza. Nel 1902 si trasferì a Roma, dove venne Iniziato Massone il 29 gennaio 1904, nella Loggia "Lira e Spada", promosso Compagno d'Arte il 7 luglio ed elevato al grado di Maestro il 7 dicembre dello stesso anno; successivamente fu eletto Maestro Venerabile per un quinquennio nella sua Loggia. Revisore dei resoconti parlamentari, nel 1908 curò per la Dante Alighieri "Giornali e scritti politici clandestini della Carboneria Romagnola (1919-21)" e nel 1911 pubblicò "L'azione parlamentare del Piemonte nel Risorgimento Italiano". Dal 1912 entrò nella direzione del Partito Radicale e fu eletto Grande Oratore del Grande Oriente d'Italia. L'anno successivo iniziarono le pubblicazioni settimanali de "L'Idea Democratica", in contrapposizione a "L'Idea Nazionale" di Bodrero, di cui fu direttore. Fu segretario del Comitato Centrale Massonico istituito il 25 ottobre 1914 in appoggio all'intervento con Massoni appartenenti a Palazzo Giustiniani ed anche di Piazza del Gesù. 
Consigliere del Comune di Roma, nel 1920 fu nominato assessore. Nel 1924 fu dato alle stampe, a cura della Massoneria Romana, un suo discorso fatto a Palazzo Giustiniani dal titolo " La Massoneria per la Guerra Nazionale (1914-1915).
Nello stesso anno fu eletto Gran Tesoriere del Grande Oriente d'Italia ed acclamato Venerabile "ad honorem" della sua Loggia.
 Si spense nel 1948.


venerdì 22 marzo 2019

Il grande accusatore degli arrestati di ieri: «Nessuno intendeva riferirsi alla Massoneria ufficiale»

Antonio Fiumefreddo

Il giorno dopo dell'ennesimo attacco alla Massoneria. Non solo la Procura ha da subito precisato l'estraneità. Anche il grande accusatore degli arrestati di ieri, Antonio Fiumefreddo ha detto in un'intervista rilasciata a Giuseppe Criseo: «Nessuno intendeva riferirsi alla Massoneria ufficiale».

Leggi e ascolta tutta l'intervista (da Varese Press)

giovedì 21 marzo 2019

Massoneria. Nessuno degli arrestati fa parte del Grande Oriente d'Italia



In relazione all’operazione Artemisia che ha portato in Sicilia all’arresto per corruzione e altri reati di 27 persone tra i quali noti esponenti politici, il Grande Oriente d’Italia precisa che, fra le persone arrestate e indagate in seguito alle indagini della Procura di Trapani, non figura alcun membro dell’Ordine.

“Nessun iscritto all’Obbedienza massonica del Grande Oriente d’Italia – ha detto Il Gran Maestro Stefano Bisi –  è coinvolto in questa indagine. Ci rammarica notare come parte dell’opinione pubblica e della stampa continuino a bollare genericamente come Massoneria e come massonico lo sfondo in cui si sono perpetrati i fatti. Con la serenità che ci contraddistingue confermiamo che nessuno dei Fratelli iscritti al Grande Oriente d’Italia risulta indagato”.

Nell’indagine sarebbe emersa la costituzione e l’esistenza di una struttura segreta per la quale ad alcuni degli arrestati è stato contestato il reato di associazione a delinquere secreta finalizzata ad interferire con la pubblica amministrazione in violazione della Legge Anselmi. “Nel Grande Oriente d’Italia – come ho più volte ribadito a tutti i livelli  – non esistono logge coperte e iscritti la cui identità non sia nota” conclude il Gran Maestro.

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Grande Oriente d'Italia. A Rimini la Gran Loggia della Massoneria. Con Michele Mirabella, Gianrico Carofiglio, Paolo Nespoli e Giovanni Maria Flick

Michele Mirabella

Si svolgerà a Rimini la Gran Loggia del Grande Oriente d'Italia. Il logo scelto quest’anno per rappresentare l’assemblea di Gran Loggia è il celebre Uomo Vitruviano disegnato da Leonardo da Vinci, genio di tutti i tempi del quale quest’anno ricorrono i 500 anni dalla morte.

La raffigurazione, che trae spunto dagli scritti del I secolo dopo Cristo di Vitruvio Pollio, riproduce le proporzioni ideali del corpo umano e dimostra come esso possa essere armoniosamente inscritto nelle due figure “perfette” del cerchio, che rappresenta il Cielo, la perfezione divina, e del quadrato, che simboleggia la Terra. Tra Terra e Cielo, appunto, dove la centralità dell’uomo appare in una sintesi dell’armonia dell’essere umano nel cosmo. E la Massoneria del Grande Oriente d’Italia invita ancora alla riflessione con personaggi di rilievo. Tra loro Michele Mirabella, Gianrico Carofiglio, Paolo Nespoli e Giovanni Maria Flick, già presidente della Corte Costituzionale che risponderà alle domande di Alessandro Barbano.

Fonte: GOI

mercoledì 20 marzo 2019

Scienza e Stato. La Massoneria ospita a Milano Daniele Capezzone

Daniele Capezzone

La Massoneria si confronta con la Modernità, con la forza di una ‘prassi’ secolare. «Scienza e stato», presso la sede del Grande Oriente d’Italia a Milano in via Pirelli, si sono confrontati Daniele Capezzone, Adalberto Alberici, professor di Banking and Insurance presso SDA Bocconi School of Management, Pierclaudio Iaia, ingegnere aerospaziale, Mario Tavani, chirurgo ed ordinario all’Università degli Studi dell’Insubria, Giuseppe Armocida, ordinario di Storia della Medicina all’Università degli Studi dell’Insubria, Davide Mosseri, professore di Filosofia delle scienze sociali e il giornalista Federico Luperi (Adnkronos). Le conclusioni di Leo Taroni.

martedì 19 marzo 2019

La Massoneria raccontata da Lev Tolstoj

La prima edizione in lingua italiana

In Guerra e Pace di Lev Tolstoj, Pierre Bezuchov è uno dei personaggi principali. Stretto da bisogni esistenziali, entra a far parte della Massoneria e diventa anche Maestro Venerabile a Pietroburgo.
«Pierre divideva in quattro categorie i fratelli che conosceva. Alla prima categoria assegnava i fratelli che non prendevano parte attiva né alle questioni delle logge, né alle questioni umane in genere, ma si occupavano soltanto dei misteri della scienza dell’ordine, della questione della triplice denominazione di Dio o dei tre principi delle cose, - zolfo, mercurio e sale, - o del significato del quadrato e di tutte le figure del tempio di Salomone. Pierre aveva stima per questa categoria di fratelli massoni, alla quale appartenevano in prevalenza i vecchi fratelli e, secondo il suo parere, anche Iosif Alekseeviè; ma non condivideva i loro interessi. Alla seconda categoria Pierre assegnava se stesso e i fratelli a lui affini: coloro, cioè, che cercavano, che vacillavano, che nell’ambito della massoneria non avevano ancora trovato una strada diritta e chiara, ma che speravano di trovarla. Nella terza categoria Pierre riuniva i fratelli (ed erano la maggioranza) che nella massoneria non vedevano altro che la forma esteriore e i riti, e tenevano alla rigorosa attuazione di questa forma esteriore senza curarsi del suo contenuto e del suo significato. Tali erano Willarski e perfino il Gran Maestro.
Nella quarta categoria, infine, Pierre faceva rientrare un gran numero di fratelli, soprattutto coloro che erano entrati a far parte dell’ordine negli ultimi tempi. Secondo le osservazioni di Pierre, si trattava di persone che non credevano in nulla, che non desideravano nulla e si erano aggregati alla massoneria solo per avvicinare i fratelli giovani, ricchi e potenti a causa delle loro relazioni personali, i quali erano assai numerosi nella loggia».
Nel 1809 Pierre tenne un solenne discorso in Loggia. «"Amati Fratelli [...]. Noi siamo in preda a uno stato di torpore, mentre al contrario è necessario agire". Prese il suo quaderno e cominciò a leggere.
"Per la diffusione della pura verità e per conseguire il trionfo della virtù", lesse, "noi dobbiamo emendare gli uomini dai pregiudizi, diffondere regole consone allo spirito dei tempi, assumerci l’educazione della gioventù, legarci di legami indissolubili a tutti gli uomini di maggior ingegno, vincere arditamente, e al tempo stesso con raziocinio la superstizione, l’incredulità e la stupidità, formare insieme a coloro che ci sono devoti degli uomini legati fra loro dall’unità del fine e investiti di potere e di forza. Per raggiungere tale scopo bisogna far sì che la virtù prenda il sopravvento sul vizio, bisogna che l’uomo onesto acquisti già in questo mondo una eterna ricompensa per le sue virtù"».


lunedì 18 marzo 2019

Tiziano Busca: «La Massoneria non ci invita a cambiare il vento ma a cambiare le vele»

Tiziano Busca


Il 17 marzo del 1861 fu proclamato il Regno d’Italia. Un’emozione che la nostra collettività, disamorata di tutto, nemmeno sente più. Non partecipiamo più, forse non lo abbiamo mai fatto e abbiamo anzi rubricato l’amore per la propria storia e per la propria tradizione alla n di nazionalismo. Qualcosa cioè parente delle pagine più buie, da mettere anzi in cantina.
Invece non riesco a immaginare un futuro luminoso senza avere un passato che mi appartiene, un passato da raccontare. Garibaldi e Mazzini fanno parte di un Pantheon e il Risorgimento un laboratorio di idee e valori che è la culla di un esserci maturo che non deve oggi aver paura dei 5 Stelle, delle culture dell’odio e della divisione. Lo dico meglio: solo tornando a riscoprire le radici, massoniche, del nostro presente, noi possiamo fare nostro il futuro. Ricordare vuol dire progettare, perché stiamo, nel ricordo e nel progetto, nello stesso sentiero, nello stesso destino. Non possiamo cambiare il vento, ma possiamo cambiare le vele. La Massoneria è qui per dirci questo: che nessun agire è frutto del caso. E che, agendo, ci aspetta qualcosa di straordinario.

venerdì 15 marzo 2019

Un busto per Guglielmo Miliocchi

Guglielmo Miliocchi

Ho vissuto e muoio nella fede di Giuseppe Mazzini” sono le parole incise nella tomba di Guglielmo Miliocchi, maestro elementare, combattente garibaldino, politico repubblicano, giornalista, massone, figura indelebile della storia di Perugia, sua città natale, ma non solo, morto il 14 dicembre del 1958. I vecchi perugini lo ricordano con rispetto e la Massoneria locale – che fa capo al  Grande Oriente d’Italia – gli rende costantemente omaggio con una loggia massonica che porta il suo nome. A poco più di sessant’anni dalla sua morte la sua città vuole ricordarlo – oltre con una lapide e una via già dedicate – con un busto marmoreo nei Giardini presso la Chiesa di Sant’Ercolano che sarà inaugurato sabato 16 marzo, alle ore 11, alla presenza del sindaco di Perugia Andrea Romizi e del Gran Maestro Stefano Bisi, oltre agli esponenti del Grande Oriente d’Italia della Comunione umbra e al Presidente del Collegio Luca Nicola Castiglione.

L’opera, realizzata dagli scultori Matteo Peducci e Mattia Savini, è la prima di una serie di busti che il Comune di Perugia dedicherà a personaggi perugini del Novecento, e nasce su iniziativa della loggia locale Guglielmo Miliocchi (1020), con il contributo del Collegio Circoscrizionale dell’Umbria.

Fonte: GOI

giovedì 14 marzo 2019

L'uomo che volle farsi re massonicamente commentato da Marco Rocchi e Davide Riboli



Lungi dal poter essere interpretato come critica alla Massoneria per gli uomini di cui essa si compone, il racconto L’uomo che volle farsi re ne celebra invece i valori universali e ammonisce i malintenzionati sul destino che aspetta chi volesse intenderne in mala fede scopi e strumenti. La chiave che apre le porte dei templi di tutti i Fratelli del mondo deve essere custodita da cuori puri e menti addestrate o la sola porta che aprirà sarà quella della rovina. La notorietà dell’Opera si deve anche alla trasposizione cinematografica voluta da John Huston che lavorò sulla sceneggiatura dagli anni Cinquanta fino alla realizzazione del 1975. Il film riscosse un notevole successo e ottenne quattro nominations agli Oscar del 1976, per la miglior sceneggiatura non originale, migliore scenografia, migliori costumi e miglior montaggio, senza vincere alcuna statuetta.
Prossimamente per Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno.

mercoledì 13 marzo 2019

Tra Terra e Cielo. A Rimini la Gran Loggia del Grande Oriente d'Italia



Tra Terra e Cielo. È questo il tema generale della prossima assemblea di Gran Loggia del  Grande Oriente d’Italia che dal 5 al 7 aprile si terrà, come di consueto, al Palacongressi di Rimini. L’appuntamento riunisce, con cadenza annuale, tutte le logge del Grande Oriente.

[...] Il logo scelto quest’anno per rappresentare l’assemblea di Gran Loggia è il celebre Uomo Vitruviano disegnato da Leonardo da Vinci, genio di tutti i tempi del quale quest’anno ricorrono i 500 anni dalla morte.

La raffigurazione, che trae spunto dagli scritti del I secolo dopo Cristo di Vitruvio Pollio, riproduce le proporzioni ideali del corpo umano e dimostra come esso possa essere armoniosamente inscritto nelle due figure “perfette” del cerchio, che rappresenta il Cielo, la perfezione divina, e del quadrato, che simboleggia la Terra. Tra Terra e Cielo, appunto, dove la centralità dell’uomo appare in una sintesi dell’armonia dell’essere umano nel cosmo. E la Massoneria del Grande Oriente d’Italia invita ancora alla riflessione.

Fonte: GOI

martedì 12 marzo 2019

In libreria il rituale Duncan. Con la presentazione di Tiziano Busca



Questo libro appena pubblicato da da Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno, rappresenta i dettagli dei rituali di iniziazione massonica, insieme ai toccamenti, le parole di passo e le insegne. Scritto nel XIX secolo, il Rituale Duncan, come è noto, è stato ripubblicato numerose volte. Esso comprende i tre gradi fondamentali dell’antico rito di York e i quattro ulteriori gradi avanzati. Contiene oltre un centinaio di illustrazioni, tutte qui riprodotte, che mostrano dettagli importanti dei rituali, compresi i gesti e le immagini simboliche. Il Rituale Duncan è attento ad evidenziare le variazioni conosciute, laddove esistono. Questo libro sarà certamente di interesse per i Massoni agli inizi che vogliono una “tabella di marcia” del mestiere, così come per i muratori esperti, che hanno bisogno di un ripasso. La presentazione è di Tiziano Busca, Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei LLMM dell'Arco Reale - Rito di York in Italia.

lunedì 11 marzo 2019

Tiziano Busca torna sull’attualità di Mazzini. «Noi massoni siamo un capitale da spendere adesso perché adesso c’è bisogno di noi»

di Tiziano Busca*

Tiziano Busca con Andrea Veronese

Nel mio ultimo libro, La Massoneria parla all’uomo, abbiamo dedicato, con Mauro Cascio, con Egidio Senatore, grande spazio a Mazzini, questa grande figura dello Spirito che tutta Italia ha ricordato appena ieri, nell’anniversario della sua morte, da esule in Patria. Un pensiero di grande attualità, di immediata presenza, che si è sforzato già all’epoca di dare un’anima identitaria e caratterizzante alle fragili democrazie. Ci avvertiva già da allora l’Apostolo laico della Ragione di frenare sull’economia, di dedicarsi cioè al primato della politica sulla finanza, cioè della giustizia sociale sull’utilitarismo e sui grandi interessi. Basterebbe questo per affermare che essere mazziniani è urgente. Basterebbe questo per far vedere quanto concreti siano i valori massonici. Per questo abbiamo detto e scritto: La Massoneria parla all’uomo. Perché la Massoneria non è un astratto programma, non è un vuoto formulario di generici valori, ma ha la concretezza di un mondo autenticamente libero, giusto e bello. L’uomo soggetto di diritti e intelligente interprete dei propri doveri è l’uomo che sa coniugare le sue libertà e sa integrarle con le libertà rispettose di tutti gli altri, così che lo Stato sia terra di libertà e non questa trincea quotidiana, questo tutti contro tutti che ci rende tutti rancorosi e divisi. Dobbiamo tornare a parlare di ‘educazione’. non dobbiamo dire alle forze peggiori del Paese: state parlando agli istinti. Ecco a cosa serve la Massoneria. Essere palestra etica e luogo privilegiato di formazione. Nemici dichiarati di queste nuove dittature d’odio che ci vogliono ai margini, reazionarie e ostili. La Massoneria parla all’uomo non è un libro, non è uno studio, non è un saggio. È piuttosto un invito. Non siamo un Museo. Non siamo buoni della posta da conservare per riscuotere chissà quando. Siamo un capitale da spendere adesso. Perché adesso c’è bisogno di noi.

Compra il libro (se non lo hai fatto già)

* Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei LLMM dell'Arco Reale - Rito di York in Italia

I Gilet Gialli devastano un Tempio della Massoneria. È allarme populismo...



In tutti i populismi, e la Francia non fa eccezione, la Massoneria viene sbrigativamente rubricata alla voce Gruppo occulto di potere. Le teorie del complotto, alimentate da quello che è sempre stato un genere letterario ben spendibile in libreria e da un diffuso giornalismo sensazionalistico, ci restituiscono una Massoneria vicina ai poteri forti, all’Europa, e alle Banche, ignorando che spesso è volentieri la Massoneria non solo è ‘ideologicamente’ lontana dagli ambienti del Liberismo selvaggio, ma ci si è anche più volte schierata apertamente contro, in nome della giustizia sociale, cioè di quei valori di ‘uguaglianza’ e ‘fratellanza’ che ha da sempre nel suo Dna.
Ma il populismo non lo sa, perché spesso è impulsivo, ignorante e ‘di pancia’. Ha fame e rabbia, spesso a ragione, e colpisce dove può e dove capita. In Italia avviene con i 5Stelle che da tempo hanno ingaggiato con la Massoneria la solita battaglia fatta di discredito e di disinformazione (Giarrusso, Lannutti e Nicola Morra sono già tristemente famosi). In Francia i Gilet Gialli sono arrivati a devastare le Logge. Peccato che il Grande Oriente di Francia si sia persino ufficialmente schierato contro Macron.

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La posizione del Grande Oriente di Francia

La morte di Sebastiano Tusa, il cordoglio del Grande Oriente d'Italia

Sebastiano Tusa

Il Collegio circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Sicilia del Grande Oriente d’Italia - Palazzo Giustiniani esprime il proprio cordoglio per la tragica scomparsa dell’Assessore regionale ai Beni Culturali Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale già Sovrintendente del Mare della Regione Siciliana.
Il Collegio ricorda un uomo libero e di grande onestà intellettuale. Disponibile al dialogo e al confronto, sempre bendisposto vedo la bellezza e la conoscenza. Di lui ci rimangono i sorrisi, l’educazione, le sue opere di settore e la consapevolezza di aver stretto più volte la mano di un uomo che ha rivoluzionato l’archeologia subacquea in Sicilia, ridonando all’isola parte di quel patrimonio culturale unico al mondo, che ci ricorda chi siamo stati e chi dovremmo essere oggi. Perdiamo un uomo di grande valore, innamorato della sua terra.
I Liberi Muratori del Grande Oriente d’Italia porgono le loro più sentite condoglianze alla moglie Valeria Patrizia Li Vigni, direttrice del Museo d’Arte contemporanea e moderna di Palazzo Riso, e ai due figli Vincenzo e Andrea.

I Templari. Custodi della Terra Santa. Guardiani del Tempio

di Marcello Mura



Mi chiedo come mai commemoriamo Jacques De Molay e come mai gli Ordini Cavallereschi risultino così stimolanti ed ambiti per i massoni.

Chi era Jacques De Molay? Un Cavaliere ma soprattutto un iniziato, un religioso, un mistico. Sul piano umano era un guerriero, su quello sovra-umano riassumeva in sé un carattere tripartito o trivalente. Ricordiamocelo, ci torneremo dopo.

Ma cosa c'entra la Cavalleria con la Massoneria? Nelle nostre riflessioni ci viene incontro la storia, a volte mitizzata: nella fuga di quel drammatico venerdì 13 che segnò la rovina dell'Ordine del Tempio, i Cavalieri Templari che scamparono al massacro, vennero in qualche modo “smistati” tra altri Ordini Cavallereschi, soprattutto in Germania ed in Portogallo, mentre altri si rifugiarono in Scozia, seguendo Pierre D'Aumont, Precettore d'Alvernia, e furono accolti dal Re Robert Bruce e dalle Gilde dei Liberi Muratori.

La storia racconta anche che nel periodo in cui nacque la moderna muratoria speculativa, molti borghesi, ormai gruppo trainante della società, vollero ammantarsi di una veste nobile e cavalleresca, quasi a voler emulare quella nobiltà che ormai non aveva più il dominio, ma che rimaneva ancora superiore alla borghesia, come rango. Nacquero così complicati sistemi massonico-cavallereschi d'Alti Gradi, che consentivano ai borghesi di colmare in qualche modo l'inferiorità che essi avvertivano nei confronti dei nobili.

E i Templari chi erano? Un ordine religioso ma anche militare. Avevano il compito di proteggere i pellegrini che si dirigevano in Palestina, ma anche di Proteggere la Terra Santa. Erano i Custodi della Terra Santa, al Servizio di Dio.

Per parlare della Terra Santa dobbiamo riflettere ancora una volta sul Centro. Il Centro Supremo ed i Centri Secondari. Cosa è il Centro? Un punto all'interno del Cerchio dal quale ogni punto della circonferenza è equidistante. Questo Simbolo grafico è un Archetipo. In tutte le religioni e le culture rappresenta il Dio, magari come Simbolo Solare, e l'uomo. Dio è il Centro Supremo da cui si irradiano i Centri Secondari, che sono (gerarchicamente discendendo): la Terra Santa, il Tempio, il Sancta Sanctorum (ove avviene la Shekinah e si palesa Dio), il cuore dell'uomo. Questi Centri Secondari tendono a ricongiungersi al Centro Primordiale e Supremo. È questo il fine ultimo dell'Iniziazione e della Religione, ognuna nel proprio dominio.

Torniamo ai nostri cavalieri con un'immagine. Pensiamo alla Croce Patente dei Templari: una Croce che pare inscritta in un Cerchio. I suoi bracci si incontrano in un Centro o si irradiano da Esso. Il Centro Supremo irraggia la Creazione, con movimento centrifugo ed il Creato tende a ricongiungersi con esso con movimento centripeto. Un continuo emanare e ricongiungere, ritmico, vitale perché ricorda la respirazione e la circolazione, entrambe legate al cuore. Simbolizzato massimamente dal Sacro Cuore di Cristo.

La Terra Santa, con tutto ciò che ne consegue e che sopra abbiamo accennato, non poteva che essere pertanto custodita dai detentori di un'Iniziazione particolare e superiore: l'Iniziazione Cavalleresca. I Templari la custodivano dai profani e dagli insidiosi, ma nel contempo fungevano da tramite tra chi era all'interno dell'ideale cinta muraria della Terra Santa, e chi era al di fuori, fossero essi profani o Iniziati ad altri e diversi misteri. La continuità, dunque, tra la Tradizione Primordiale e quelle Secondarie. Questo ruolo di tramite era assolutamente unico ed era il privilegio del “Dono delle Lingue” cioè essi avevano la capacità di parlare ad ognuno il linguaggio intimo suo proprio, in quanto depositari di un Sapere Superiore Centrale, Unitario e Primordiale, declinabile ed esprimibile secondo le diverse specificità culturali, sociali, spirituali dei vari interlocutori.

Cosa successe la notte di quell'infausto venerdì 13? I Templari vennero sgominati e massacrati in un batter d'occhio. Era possibile che il più eccellente esercito esistente, il più potente e ricco apparato statale sovranazionale venisse cancellato in pochi istanti? E se quello di Jacques (che era un devoto cristiano ed un fedele suddito del Pontefice) fosse stato un consapevole sacrificio, emulo di colui che fu il più insigne emblema di quella dottrina dei Centri che poc'anzi abbiamo tracciato? Gesù il Cristo, Dio, Uomo, Maestro dell'Arte (del Legno), iniziato nei Tre grandi Crismi dell'Iniziazione: quella Regale perché discendente di Davide, quella Sacerdotale perché Maestro e Rabbino, quella Profetica. Il Cristo che si pose come unione tra il Centro del Supremo, cioè l'Altissimo, ed il Centro dell'uomo, ovvero il suo cuore spirituale, mediante il Suo Centro (il Sacro Cuore), nel Centro del Mondo (Gerusalemme).

Egli scelse la morte per la salvezza dell'uomo. Jacques De Molay era un iniziato, profondamente religioso, e sapeva che la realizzazione di un iniziato non poteva che completarsi col ricongiungimento col Centro, e cioè con l'emulazione di Cristo.

Al di là della vanagloria di certi nostri “avi”, che furono desiderosi di ammantarsi di effimere cariche cavalleresche, ciò che più ci deve stimolare deve essere l'emulazione del Gran Maestro, che fu emulo del Cristo, in una operatività massonica che sia veramente e finalmente un perfezionarsi – in una dimensione iniziatica, non spinta da fugaci stimoli psicologici, emotivi, sentimentali - donarsi al prossimo, nell'ottica della massima suprema: fai agli altri ciò che desideri che venga fatto a te.

Tradizioni e danza scozzesi. Il 13 aprile a Pianello Vallesina Tiziano Busca con il Clan Sinclair


venerdì 8 marzo 2019

The Square ricorda Ivan Mosca




The Square, la prestigiosa rivista inglese dedicata alla Massoneria, ha dedicato due pagine del suo ultimo numero a Ivan Mosca, una delle figure più importanti dell'ambito iniziatico europeo. Autore degli indimenticabili Quaderni di simbologia muratoria, fondatore della Loggia Montesion consacrata allo studio della Cabala ebraica, Mosca è stato Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d'Italia e membro del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato. Martinista, ha avuto da Robert Ambelain la successione dell'Ordine degli Eletti Cohen, una delle pagine teoretiche più importanti del Settecento. Oggi in Italia la figura di Ivan rimane viva per il lavoro infaticabile dei suoi discepoli, tra cui il suo erede spirituale più noto e attivo, Federico Pignatelli, a sua volta studioso di Cabala e saggista (anche sui Cohen).





Le essenzialità della riflessione: gli opposti in Hegel

di G. W. F. Hegel* 



L'opposizione di positivo e negativo vien presa principalmente nel senso che quello (benché secondo la sua denominazione esprima l'esser posto) debba essere un che di oggettivo, questo invece un che di soggettivo, che appartenga soltanto a una riflessione esterna, non riguardi per nulla l'in sé e per sé oggettivo, e addirittura non esista per lui. Nel fatto, quando il negativo non esprima altro che l'astrazione di un arbitrio soggettivo, oppure una determinazione di un confronto estrinseco, certamente esso non esiste per l'oggetto positivo, vale a dire che questo non è in lui stesso riferito a una tal vuota astrazione; ma allora la determinazione di un essere positivo gli è parimenti soltanto estrinseca. Così, per portare un esempio dell'opposizione fissa di queste determinazioni successive, la luce vale in generale come il semplice positivo, l'oscurità invece come il semplice negativo. Ma la luce nella sua infinita espansione e nella forza della sua efficacia di schiudere e vivificare ha essenzialmente la natura di un'assoluta negatività. L'oscurità all'incontro, come il non variato o come il seno, non distinguentesi esso stesso in sé, della generazione, è il semplice identico con sé, il positivo. Essa vien presa come il mero negativo nel senso che, come semplice assenza della luce, non esista affatto per questa, – cosicché la luce, in quanto si riferisce all'oscurità, non si dovrebbe riferire a un altro ma puramente a se stessa, e l'oscurità non avrebbe quindi, dinanzi alla luce, che da sparire. Ma, com'è noto, la luce viene viene oscurata dall'oscurità così da diventare il grigio; ed oltre a questo mutamento semplicemente quantitativo, essa subisce anche il mutamento qualitativo, consistente in ciò che dal suo riferirsi all'oscurità essa vien determinata a colore. – Così per esempio anche la virtù non è senza lotta; anzi è la suprema lotta, la lotta compiuta. In questo modo essa non è soltanto in confronto col vizio, ma è contrapposizione e combattimento in lei stessa. Ossia, il vizio non è soltanto la mancanza delle virtù, anche l'innocenza è questa mancanza, e nemmeno è solo per un'esterna riflessione distinto dalla virtù, ma è opposto a lei in se stesso, è cattivo. Il male consiste nel fondarsi in sé contro il bene; è la negatività positiva. Invece, l'innocenza, come mancanza del bene, quanto del male, è indifferenza rispetto a queste due determinazioni, non è né positiva né negativa. Ma in pari tempo questa mancanza è da prendersi anche come determinatezza, e da un lato è da considerarsi come natura positiva di qualcosa, come d'altro lato essa si riferisce a un contrapposto; e tutte le nature escono dalla loro innocenza, dalla loro indifferente identità con sé, si riferiscono di per se stesse al loro altro e con ciò si distruggono o, in senso positivo, tornano al lor fondamento. – Anche la verità è il positivo in quanto è il sapere che concorda coll'oggetto, ma è solo questa uguaglianza con sé in quanto il sapere si è condotto negativamente contro l'altro, ha penetrato l'oggetto e ha tolto quella negazione ch'esso è. L'errore è un positivo, come opinione di ciò che non è in sé e per sé, la quale si sa e si afferma. L'ignoranza invece è o l'indifferente a fronte della verità e dell'errore, epperò non determinata né come positiva né come negativa (mentre la determinazione sua, in quanto è una mancanza, appartiene alla riflessione esterna), oppure come oggettiva, come particolar determinazione di una natura, è l'istinto che è indirizzato contro di sé, un negativo che contiene in sé una direzione positiva. – È una delle conoscenze più importanti, quella di saper scorgere e tener ferma questa natura delle determinazioni riflessive ora considerate, che cioè la lor verità sta solo nella lor relazione reciproca, epperò consiste in ciò che ciascuna contiene nel suo concetto stesso l'altra. Senza questa conoscenza non si può propriamente fare alcun passo in filosofia.

* Dalla Scienza della Logica, volume II, Laterza, Bari-Roma 2004, pp. 487-488

giovedì 7 marzo 2019

Alchimia. Marco Rocchi all'Università di Urbino

Marco Rocchi

L’evoluzione del pensiero alchemico dalle origini al XVIII secolo”. È il titolo del seminario, organizzato dalla Società Filosofica Italiana – sezione di Urbino- che è stato tenuto Il 5 marzo nell’ambito della cattedra di Storia della filosofia del corso di laurea in Psicologia clinica dell’Università di Urbino dal professor Marco Rocchi, docente dello stesso ateneo ed ex Maestro Venerabile della Loggia Antonio Jorio 1042 all’oriente di Pesaro.

A partire dalle origini metallurgiche dell’alchimia, il seminario ha tracciato l’articolata storia di questa disciplina fino al suo incontro col rosacrocianesimo e con la Massoneria. Il prof. Rocchi ha anche affrontato il legame, controverso e complicato, tra questa disciplina e il padre della rivoluzione scientifica, Isaac Newton. Sono stati infine ricordati i contributi – molto differenti ma entrambi fondamentali – di Carl Gustav Jung e di Frances Amelia Yates nella rivalutazione dell’alchimia.

Non è la prima volta che  Rocchi porta questi argomenti negli ambienti sia scolastici che universitari, dove ha sempre incontrato studenti particolarmente curiosi nei confronti di queste discipline.

È un modo di combattere con le armi della conoscenza e della cultura della cultura i troppi pregiudizi che ancora condizionano l’approccio storico e filosofico tanto sull’alchimia quanto sulla Massoneria. E ogni volta i giovani rispondono con entusiasmo e curiosità..

mercoledì 6 marzo 2019

La mente inquieta di Massimo Cacciari. Appunti per un nuovo umanesimo



Predomina ancora una visione del periodo dell'Umanesimo che ne esalta, da un lato, i valori estetico-artistici, e tende a ridurne, dall'altro, il pensiero a elementi retorico-filologici. Massimo Cacciari ci fa capire come le cose siano piú complesse e meno schematiche, e come la stessa filologia umanistica vada in realtà inserita in un progetto culturale piú ampio nel quale l'attenzione al passato è complementare alla riflessione sul futuro, mondano e ultramondano. Dunque una filologia che è intimamente filosofia e teologia. E i nodi filosofici affrontati dagli umanisti (che in quest'ottica non iniziano con Petrarca o con i padovani, ma con lo stesso Dante) sono difficilmente ascrivibili a sistemi armonici o pacificanti, secondo una visione tradizionale del Rinascimento. C'è un nucleo tragico del pensiero umanistico, fortemente «anti-dialettico», in cui le polarità opposte non si armonizzano né vengono sintetizzate. Massimo Cacciari da domani in libreria con La mente inquieta (Einaudi).

martedì 5 marzo 2019

Mauro Mellini: «È grave che il Parlamento siciliano non si senta leso dalla norma contro la Massoneria»

di Mauro Mellini*

Mauro Mellini

Non ne avevo avuto notizia. La stampa poco e nulla ne aveva parlato. E ciò, anziché sminuire la rilevanza del fatto e della sua stupidità, la sua illiceità, fa di esso e di quanto ad esso si ricollega qualcosa di più grave.
È stata da una lettera che Enzo Pulvirenti ha indirizzato al Presidente della Repubblica (che non ha dato prova di coscienza dei propri doveri istituzionali non degnandolo di una risposta) di cui ho solo ora conosciuto il tenore, che ho appreso che, subito dopo l’insediamento del rinnovato Parlamento Regionale Siciliano, è stata rimessa a tutti i Deputati la richiesta di una dichiarazione circa la loro eventuale appartenenza alla Massoneria o altre “simili compagini”.
E non è meno grave il fatto e meno evidente il carattere discriminatorio, anzi, è invece tanto più grave perché il motivo di questa schedatura sarebbe rappresentata da un ipotetico legame tra Massoneria e Mafia. Anzitutto esso non è nuovo. E’ la ripetizione di quanto già compiuto dalla Regione Marche e poi dalla Regione Friuli Venezia-Giulia nei confronti dei propri dipendenti. Provvedimento che la Corte Costituzionale, investita della questione della loro legittimità, aveva dichiarato incostituzionali.
Dunque: “Perseverare diabolicum”.
Qualche dipendente di ognuna delle due Regioni suddette aveva dunque reagito alla pretesa discriminazione. I Deputati regionali siciliani, dai quali sarebbe lecito pretendere maggiore sensibilità per il rispetto dei principi di libertà e di euguaglianza sanciti dalla Carta Costituzionale pare che non abbiano battuto ciglio.
Che essere costretti a dichiarare una eventuale appartenenza ad una confessione religiosa, ad un partito, ad una associazione qualsiasi, rappresenta una inammissibile discriminazione, non vi è dubbio.
Che il “legame” tra Massoneria e Mafia sia una baggianata è ancor più evidente.
E’ inutile ripetere la storia delle idiozie della fantasia di quanti sono stati e sono i cultori di questo preteso assioma.
C’è una connotazione di impudenza in questo intento persecutorio che andrebbe approfondito per scoprirne il carattere patologico, oltre che la grottesca corrispondenza alle leggi, ai bandi, alle sentenze dei regimi preliberali.
Ma l’impudenza a tutto ciò si aggiunge, in quanto a farsi propugnatori di certi atteggiamenti e di certi provvedimenti discriminatori e persecutorii sono persone che con pari disinvoltura non si sottraggono alla considerazione, agli onori ed alle pubbliche manifestazioni di omaggio e di riconoscenza verso Massoni di tempi antichi e recenti.
Se dovremo ritenere giusto ed opportuno porre il “marchio massonico” a carico dei Deputati Siciliani, allora dovremo porlo accanto ai nomi di ben diciannove Massoni caduti alla Fosse Ardeatine. E sulle lapidi che ricordano Garibaldi, le sue gesta, dovremo aggiungere “Massone e Gran Maestro della Massoneria”, o, altrimenti rimuovere quel ricordo di un “concorrente esterno della mafia”.
Sono tutte forme discriminatorie, stupide e violatrici di principi fondamentali della convivenza in Paesi liberi e democratici.
Ma è grave che nessuno del Parlamento Siciliano se ne senta leso. Non parlo necessariamente di Deputati Massoni (che, sarebbe logico aspettarsi che ve ne siano).
La discriminazione offende tutti, non solo i discriminati. Nessuno che io sappia, ha rifiutato di redigere la dichiarazione discriminatoria.
Grazie dunque a Pulvirenti. Al quale chiediamo di poterci associare quali sottoscrittori delle lettere al Presidente della Repubblica, dal quale sarebbe lecito pretendere un diverso atteggiamento, una pronta attenzione ed una aperta condanna rispetto alla violazione dei diritti dei Cittadini (tutti, Massoni e non Massoni) oltre che di sprezzo per le decisioni della Corte Costituzionale.
Grazie, dunque, all’Amico Pulvirenti per aver fatto quanto era dovere di tutti noi, non solo e non tanto dei Massoni. Ed alla sua protesta va la nostra piena solidarietà.
Solidarietà soprattutto di chi non è Massone e dovrebbe sentire la necessità di non essere scambiato per uno degli stupidi discriminatori.
Con l’augurio che Mattarella non ritenga che la sua funzione sia solo quella di grande mediazione. Magari di mediatore tra la stupidità e l’ipocrisia.

* Tratto dal suo profilo Facebook. Già deputato in più consiliature, Mellini è stato membro del Consiglio Superiore della Magistratura. Editorialista e saggista, è autore di numerosi saggi in cui con vena politica indaga sulle storture della legge.

lunedì 4 marzo 2019

Tiziano Busca: «Abbiamo da vincere una battaglia di libertà»

di Tiziano Busca*

Tiziano Busca con Nicola Zanetti


«Mai così tanti dovettero così tanto a così pochi». A dirlo fu Winston Churchill e lo fece al termine della battaglia di Inghilterra, quella che salvò la libertà di tutti, pure la nostra. In questo momento noi siamo come quel vecchio conservatore inglese che ha osato sperare quando nessuno sperava più e per questo ha visto. Noi dobbiamo sperare di lui per vincere a nostra volta. La Massoneria è sotto attacco. Un attacco continuo, persistente, sui soliti fronti, dai soliti nemici. Ti hanno dichiarato guerra. Anche se ogni tanto arriva il dolore e la sorpresa del fuoco amico. Abbiamo una battaglia di libertà da vincere. E lo facciamo, bene saperlo, in assoluta solitudine, senza la stampa a favore e senza appoggi politici. Perché la calunnia quotidiana contro la Massoneria è un punto di nessuna importanza nell'Agenda del Paese. Eppure lo abbiamo detto dal primo giorno: attenzione a queste aggressioni, perché si comincia con una minoranza e poi sappiamo che la tirannia è come l'uva, ne mangi un chicco e non smetti più. Noi lo abbiamo detto dal primo giorno: non abbassiamo la guardia. Abbiamo una storia, un prestigio, un decoro, che ci vogliono far dimenticare, perché siamo tutti mafiosi, per loro. Che non ci sia nessuna evidenza, meno meno che giudiziaria, non conta. L'importante è fare passare il messaggio, così che leggi liberticide siano approvate a furor di popolo e con la stampa  a favore. Attenzione che funzionò così anche con le leggi razziali.
Abbiamo attraversato momenti peggiori. Ma oggi, come sempre, non combattiamo solo per noi. Combattiamo per il senso di una libertà che ogni giorni vediamo in pericolo. Nessuno potrà spegnere l'ultima fiamma. Noi, ricordando le parole di Churchill, siamo qui per questo.

* Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell'Arco Reale - Rito di York

L'Accademia degli Antichi Saperi. Le discipline tradizionali in una piattaforma e-learning. Prossimamente il simbolismo del Rito di York





È online il sito dell'Accademia degli Antichi Saperi. L'obiettivo è quello di far rivivere lo spirito dell'Antica Accademia di Giambattista della Porta del 1560, organizzando un piano di approfondimento in 'classi' con insegnamenti come la Cabala, contestualizzati però con la modernità (dalla meccanica quantistica alla psicologia del profondo). I discenti sono guidati da autori e studiosi affermati, in un totale di dieci corsi annui, con un comitato scientifico già presieduto dal compianto Gabriele La Porta con Daniela Abravanel e le dirette discendenti di Isaac Abravanel e Leone Ebreo, tra i massimi filosofi-cabalisti rinascimentali, Daniela Abravanel e Michela Ebreo.
Un corso, a cui potranno accedere tutti i Compagni del Rito di York, realizzato in collaborazione con il nostro Blog, sarà dedicato il secondo semestre all'esame passo passo di tutto il simbolismo cabalistico dei rituali delle varie camere. Ore di lezioni in modalità e-learning con supporti e materiali didattici e test di valutazione per misurare in tempo reale il proprio apprendimento.

Visita il sito

La Sapienza di Re Salomone. Il saggio di Mauro Cascio su Massoneria e Cabala al secondo posto della classifica Best Seller Ibs




Successo di vendite per La Sapienza di Re Salomone, il libro di Mauro Cascio, recentemente presentato anche a Siena, dedicato al rapporto tra Massoneria e Cabala con una nota introduttiva di Nadav Hadar Crivelli, uno dei cabalisti più noti e affermati in Europa. «Erano anni che la filosofia non volava così in alto», ha scritto tra l'altro. Nello studio del filosofo pontino grande spazio viene riservato al simbolismo delle varie camere del Rito di York. Nella classifica Bestseller di IBS libri, nel suo settore, il volume edito da Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno ha chiuso la settimana scorsa al secondo posto.

venerdì 1 marzo 2019

Plutarco e il bisogno di filosofia



«La maggior parte delle persone immagina che la filosofia consista nel dibattere dall’alto di una cattedra e nel fare corsi su alcuni testi. Ciò che tuttavia sfugge, a persone del genere, è la filosofia che si vede esercitata ininterrottamente nelle opere e nelle azioni di ogni giorno. Socrate non faceva disporre sedili per gli uditori, non si sedeva in una cattedra professorale; non aveva un orario fisso per discutere o passeggiare con i suoi discepoli. Ma scherzando con loro, bevendo o andando alla guerra o all’agorà, e alla fine andando in prigione e bevendo il veleno, egli ha filosofato. È stato il primo a dimostrare che, con ogni tempo e in ogni luogo, in tutto ciò che ci accade e in tutto ciò che facciamo, la vita quotidiana dà la possibilità di filosofare».

Plutarco di Cheronea, Moralia