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lunedì 10 febbraio 2020

Il Grande Oriente ricorda la nascita della Repubblica Romana, laboratorio di libertà e democrazia



Il 9 febbraio del 1849 nasceva la Repubblica Romana, un evento tra i più importanti della nostra storia, non solo perché impresse un impulso senza precedenti alle aspirazioni unitarie italiane, che avrebbero, poco più in là, trovato compimento, ma soprattutto perché servì anche a tracciare la strada che in un futuro più lontano avrebbe portato il paese a diventare una moderna democrazia, progressista e partecipata. Quello che accadde 171 anni fa fu la realizzazione, sia pur breve, di un‘ utopia, un’ esperienza senza precedenti, che coinvolse i grandi protagonisti del Risorgimento, tra cui in primo luogo Giuseppe Mazzini, che riuscì sia pure per breve tempo a dare forma concreta ai suoi sogni e ideali e Giuseppe Garibaldi, che tentò di difendere con tutte le forze  quello straordinario esperimento politico, unico in Europa, consapevole della sua decisiva portata. Il Grande Oriente tiene a tenere vivo il ricordo di quell’esaltante esperienza di democrazia, che considera un grande e importantissimo lascito,  alla quale parteciparono eroi, uomini, donne e anche bambini, che misero in gioco le loro vite per ideali che oggi costituiscono un importante patrimonio di valori trasmesso all’umanità, al quale, l’invito del Gran Maestro Stefano Bisi, dobbiamo continuare ad attingere.

La Costituzione, che in quei gloriosi giorni venne elaborata e  che non  ebbe neppure  il tempo di entrare in vigore, fu senz’altro la più avanzata dell’intero ciclo risorgimentale e molto ha inciso sulla cultura giuridica del nostro paese. E’ un testo modernissimo e democratico, che affida al popolo tutto il potere e che parla per la prima volta di giustizia sociale, di libertà, abolisce la censura, la tortura, e la pena di morte e afferma l’uguaglianza di tutti i cittadini, a prescindere dal genere, dalla provenienza sociale e dal  credo religioso.

E’ l’eredità più importante della Repubblica del 1849 e fu scritta da uomini che agirono in assoluta libertà di giudizio, senza alcuna soggezione e senza alcun accordo precostituito, rappresentanti di un’Assemblea, senza precedenti nella storia italiana, eletta a suffragio universale, cioè con libere elezioni che si caratterizzarono per un’ampia partecipazione popolare.  Basata su otto principi fondamentali e sessantanove articoli, quella carta si rivelò la più avanzata e democratica dell’intero Risorgimento. Se il corso degli eventi le precluse di divenire realtà operante e funzionale, essa tuttavia conservò un profondo valore ideale e  simboleggiò il chiaro senso di svolta e di rottura dell’esperienza storica che l’aveva prodotta e, in risposta al fallimento di altre progettualità politiche, delineò la traccia fondamentale di una via laica, italiana e democratica al problema dell’unità e dell’indipendenza nazionale.  Un testo, come è stato sottolineato in più occasione, che guidò e ispirò i padri della Costituzione del 1948 e che è più volte citato nelle relazioni di  Meuccio Ruini, libero muratore e presidente della Commissione dei 75, alla  quale l’Assemblea Costituente, essa stessa disegnata sul modello di quella della Repubblica Romana,  aveva appunto affidato il compito di redigere dopo il referendum del 2 giugno del 1946 la carta fondamentale del nuovo stato democratico. 

La Repubblica Romana fu, dunque, premessa fondante alla successiva nascita dell’Italia. Lo attestano non solo la visione di Mazzini, e la presenza di migliaia di patrioti giunti ad offrire il proprio coraggioso contributo ad uno Stato che faceva propria la solidarietà tra le nazioni oppresse e la fratellanza universale dei popoli; ma anche altri importanti segnali: la diffusione di inni, il moltiplicarsi di giornali e pubblicazioni che facevano leva sul sentimento nazionale; l’adozione del tricolore  come bandiera della Repubblica e come  sciarpa dei deputati della Costituente; la proclamazione del Po fiume nazionale…Con la Repubblica del 1849, insomma la causa patriottica smise di essere un concetto elitario e scarsamente percepito e anche la forma repubblicana cominciò  a  delinearsi come quella più giusta per la nazione italiana. Così come  Roma, che fu individuata come  la futura capitale d’Italia.

In quella feconda stagione si gettarono insomma molti dei migliori semi del futuro. Peccato che la realizzazione di quel magnifico sogno ebbe breve vita. Attaccata a nord dagli austriaci e a sud da borbonici e spagnoli, la Repubblica giocò la sua partita decisiva con la Francia, il cui corpo di spedizione si presentò il 24 aprile a Civitavecchia. L’ultimo atto cominciò con lo scadere della tregua  il primo giugno e l’ingresso a sorpresa delle colonne francesi alle 2,30 di notte a villa Pamphili, come ha raccontato il generale Alberici. Ebbe inizio così lo stillicidio dei combattimenti e l’assedio. La lunga ed eroica resistenza militare della Repubblica, che costò oltre un migliaio di vittime, si concluse di fatto il 30 giugno con i francesi padroni dei bastioni e di tutte le alture capitoline. A questo punto, la proposta mazziniana di continuare altrove la guerra di popolo non venne accolta dalla Costituente che  nominò un nuovo governo triumvirale, composto da Alessandro Calandrelli, Livio Mariani e Aurelio Saliceti (quello precedente insediatosi il 29 marzo era costituito da: Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini) , che durò in carica appena quattro giorni, durante i quali  venne approvata (1° luglio) e promulgata (3 luglio) la Costituzione (tra le più avanzate dell’Ottocento europeo), Garibaldi lasciò Roma con circa 4.000 uomini per continuare la lotta e i francesi entrarono in città.

L’esperienza della Repubblica romana si concluse  il 4 luglio 1849 e la vittoria impossibile dei 19.000 difensori di Roma contro i 35.000 soldati francesi divenne una gloriosa e nobile sconfitta, elemento simbolico centrale di quella narrazione che accompagnerà gli avvenimenti futuri dell’Italia.  (fonte Erasmo n. febbraio 2019)

martedì 4 febbraio 2020

A Firenze una piazza per Lando Conti



Firenze intitolerà una piazza a Lando Conti,  massone, sindaco della città dal 1984 al 1985, ucciso da un commando delle Brigate Rosse il 10 febbraio1986. A lui sarà dedicata l’area di circolazione davanti al tribunale, compresa tra via Carlomagno, via della Torre degli Agli e viale Guidoni.  Lo ha deciso  il 28 gennaio, la giunta approvando l’apposita delibera presentata dalla vicesindaca e assessora alla toponomastica Cristina Giachi.  Per l’omicidio di Conti, morto a 52 anni, in un agguato  su Ponte alla Badia, mentre sulla sua auto stava andando in consiglio comunale, sono stati condannati all’ergastolo Maria Cappello, Fabio Ravalli e Michele Mazzei e a 30 anni Marco Venturini. Nessuno ha parlato e sono rimasti impuniti altri 7-8 brigatisti, tra cui l’esecutore materiale del delitto. La giunta fiorentina  ha anche dato il via libera ad altre due intitolazioni. A Bianca Bianchi insegnante, scrittrice, politica e componente dell’Assemblea Costituente, vicesindaca del comune di Firenze e assessora alle questioni legali e affari generali dal 1970 al 1975, sarà dedicato un giardino all’interno di piazza della Costituzione. A Vittorio Rimbotti presidente dell’Associazione nazionale combattenti forze armate regolari guerra di Liberazione e medaglia d’oro al valor militare, sarà intitolata la passarella sul torrente Mugnone, tra via Boccaccio e via Francesco Caracciolo. “Tre figure che incarnano lo spirito unitario, patriottico e costituzionale della nostra Repubblica – ha sottolineato la vicesindaca Giachi – Conti rappresenta il politico impegnato sul territorio a lavorare per il bene comune, l’uomo di talento che si offre quale risorsa per la sua città. Bianca Bianchi è stata una delle protagoniste della vita democratica italiana del dopoguerra come madre costituente e amministratrice locale, vicesindaca di Firenze. Rimbotti rappresenta il soldato che dopo l’8 settembre 1943 sa scegliere con coraggio da che parte stare. Ciascuno di loro rappresenta un esempio di senso dello Stato ed etica della responsabilità”.

Era stato iniziato nel Grande Oriente d’Italia  il 22 novembre del 1957 nella loggia “Giuseppe Mazzoni” (62) di Prato. Nel 1959 si era trasferito nell’officina “La Concordia” (110) di Firenze e nel 1970 troviamo il suo nome tra i fondatori della Costantino Nigra (714), sempre di Firenze. In seguito, passò alla “Abramo Lincoln” (884) che oggi è a lui intitolata. Fu Gran Cappellano, nel 1974, dell’Arco Reale. Nel 2006 è stato proclamato Gran Maestro Onorario alla memoria.

 Quattro logge portano il suo nome e la nostra Comunione  lo ricorda e ne commemora come ogni anno l’anniversario della morte, tanto più fiera  in un’epoca come la nostra in cui si vorrebbero escludere i fratelli dall’amministrazione della cosa pubblica, di  uomini come lui che si sono impegnati sul territorio a lavorare per il bene comune, uomini di talento, preziose e importanti risorse per il paese, primi cittadini, che spesso hanno fatto la differenza.

Fonte: GOI

lunedì 27 gennaio 2020

ll Grande Oriente d’Italia replica al Procuratore Antimafia Cafiero De Raho



Rispettiamo il dottor Cafiero De Raho e siamo completamente vicini a lui sul piano della legalità e della lotta alle mafie ed al malaffare, ma crediamo che certe sue dichiarazioni, rilasciate a Napoli, ed in cui attribuisce alla Massoneria addirittura “un ruolo di comando” definendola altresì “quella camera in cui le varie forze condividono progetti. Ci sono la politica, la ‘Ndrangheta, Cosa Nostra, professionisti, magistrati, imprenditori. È la Massoneria che comanda”, risultino particolarmente pesanti e siano andate ben oltre ogni ragionevole limite e dubbio.

Ci dispiace che un così alto ed apprezzato magistrato, tra l’altro  nella sua delicata funzione di Procuratore nazionale Antimafia, si lasci andare a esternazioni così gravi e generiche. Addirittura si è passati dalla Massoneria infiltrata da forze e comitati di affari con fini illegali a quella che “comanda” queste forze. Il Grande Oriente d’Italia non può accettare che si spari pericolosamente nel mucchio e si scateni l’ennesima ingiusta e inqualificabile caccia al massone. La Massoneria non partecipa, per gli alti principi cui si ispira e che ne preservano il Dna, a comitati politici, d’affari o di qualsiasi altra natura. L’Uguaglianza, la Giustizia,  la Solidarietà, il Bene Comune sono valori che noi perseguiamo ogni giorno, così come il rispetto delle regole e delle Istituzioni.

Regole e rispetto che sono sancite dalla Costituzione per tutti i cittadini e le associazioni. A tal proposito riteniamo sbagliato e fuorviante della realtà il libero accostamento – come il procuratore ha ulteriormente sostenuto – della Massoneria alle associazioni segrete. La Libera Muratoria non
ha nulla di segreto e non è un’associazione segreta, essa rientra a pieno titolo e nella massima legalità e trasparenza nel novero delle associazioni normate  dall’articolo 18 della Costituzione. Inoltre l’esercizio del libero pensiero è ben sancito dall’articolo 3 della Costituzione.

Il procuratore nazionale antimafia sa bene che la responsabilità è sempre personale e che questo principio giuridico vale per tutti. Ribadiamo la nostra estraneità al quadro da lui descritto e lo esortiamo a evitare facili sentenze mediatiche che possono portare grave danno all’immagine e pericolo per l’incolumità di tanti onesti cittadini liberi muratori.

Auspichiamo che il dottor De Raho continui la sua brillante azione di magistrato con il profondo senso del dovere e i meriti che gli sono ampiamente riconosciuti ma che tale azione prosegua sempre sulla via della giustizia e dell’equità, non anticipando processi e sentenze che nel nostro Paese hanno prodotto purtroppo tanti presunti mostri e errate conclusioni. Essendo uomini liberi e senza segreti o pregiudizi di sorta lo invitiamo al Vascello per poter parlare di cosa è veramente la Massoneria e della sua nobile funzione sociale. Non di esercizio del potere ma di miglioramento e progresso dell’Uomo e della Società.

Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

martedì 7 gennaio 2020

Una delegazione dell'ambasciata di Spagna in visita presso la sede della Massoneria Italiana



Il Grande Oriente d’Italia ha aperto le porte della propria sede, Villa Il Vascello, ad un gruppo di 15 persone dell’Ambasciata spagnola a Roma per illustrare la storia della Massoneria in Italia e i suoi collegamenti con la Massoneria spagnola, una delle più importanti d’Europa. Da Garibaldi al testamento di Totò, dal Pinocchio di Collodi ai collegamenti e messaggi massonici dietro l’arte contemporanea passando per segreti, esoterismo e l’importanza nel Risorgimento italiano. La visita è stata guidata dal bibliotecario Bernardino Fioravanti, che ha tracciato la storia della più importante comunione massonica italiana. Era presente, tra gli altri diplomatici, l’addetto alla Cultura presso l’ambasciata Spagnola, Yon de la Riva. «Il nostro Paese sta recuperando dopo anni di condizionamenti e remore politiche la sua memoria storica. Franco è stato spostato dal sacrario della Valle de los Caidos dal nostro governo. Un atto politico che segna una precisa soluzione di continuità con il passato. Non ci sono ancora, però, monumenti alla memoria dei massoni e di tutte le altre vittime del fascismo, cui – ha affermato il Consigliere Ion de la Riva- dobbiamo riconoscimento e rispetto». Il Bibliotecario ha portato i saluti del Gran Maestro Stefano Bisi, che ha dichiarato “la piena e totale disponibilità del Grande Oriente d’Italia-Palazzo Giustiniani al confronto ed il sostegno pieno all’opera di verità storica che il Governo Sanchez sta realizzando in Spagna, Paese mediterraneo di vitale importanza nella Comunità Europea” e del Gran Segretario Francesco Borgognoni.

L’incontro di Villa Medici del Vascello si è protratto per oltre due ore. Al termine il Bibliotecario ha fatto omaggio alla delegazione spagnola, di cui facevano parte, tra gli altri, oltre al Consigliere dell’Ambasciata presso lo Stato Italiano Ion de la Riva anche il Consigliere dell’Ambasciata presso la Santa Sede Gerardo Fueyo, il professor Andrea Iezzi e la dottoressa Ana Inglada, dei libri Attacco alla Democrazia Attacco alla Massoneria, la cui prefazione del Gran Maestro Stefano Bisi è stata la base della discussione nella Comunione sui tentativi di demonizzazione della Massoneria promossa dagli ambienti clericali fondamentalisti cui si sono legati settori politici storicamente avversi al Libero pensiero, e di Massoneria e Totalitarismi nell’Europa tra le due Guerre di Marco Cuzzi, Santi Fedele e Marco Novarino; insieme al numero di Erasmo dal titolo “Sulle ali della libertà oltre i muri dell’odio”.

Per sviluppare i rapporti storico-culturali Bernardino Fioravanti ha invitato la delegazione ad estendere alle due Ambasciate l’invito a visitare Palazzo dei Visacci, in Borgo degli Albizi a Firenze, Casa Massonica del GOI del capoluogo toscano.

FONTE

martedì 10 dicembre 2019

Condividere e Coinvolgere. Ad Arezzo la Festa della Luce



“Diventarono deserti gli scranni della saggezza e i naufraghi del sogno aspettavano che si riaccendesse il faro della sapienza…siamo rimasti soli con le carni lacerate e il cuore scoperto e le mani bianche che si cercano”…Sono i versi di un fratello, il fratello Giannini, che il Gran Maestro Stefano Bisi ha voluto citare durante il suo intervento alla Festa della Luce, che il 7 dicembre da Arezzo ha dato quest’anno il via a tutte le altre,  per ricordare  le notti tempestose che il Grande Oriente d’Italia ha vissuto nel corso della sua storia recente… e dalle quali è sempre riuscito ad emergere più forte e saldo di prima.

“Mani che si cercavano – ha detto – quando era fatica essere fratelli e che però si sono ritrovate…” dopo il ciclone del 1981 – 1982 (la P2), e ancora quello 1992 – 1993 (l’inchiesta Cordova e la fuga di Giuliano Di Bernardo che allora guidava la Comunione). Proprio da Arezzo, ha ricordato il Gran Maestro,  partì una scissione che  ebbe poca fortuna nel Goi. Ma il capitolo di quella storia, ha detto, si è definitivamente chiuso … ”fatelo sapere a chi ci tolse il riconoscimento… che noi ci siamo e ci saremo…e che oggi siamo felici, perché un magistrato ha scritto nero su bianco che la  vicenda del 1992 non è come ce l’ha raccontata chi abbandonò il Vascello….chi lasciò tra le onde impetuose, ma è un’altra. Questo magistrato  ci ha dato ragione nel richiedere l’archiviazione della querela presentata nei miei confronti per diffamazione da chi abbandonò il Grande Oriente”.

“Noi siamo qui oggi –ha rimarcato il Gran Maestro- dimostrando di saper sempre reggere l’urto senza romperci, capaci di soffrire senza timore. Qui, in questa città, Arezzo, che è una delle capitali della Libera Muratoria. Città dell’oro, che brilla un po’ meno nelle fabbriche degli orafi, ma che risplende nel nostro cuore. Quell’oro che brilla e brillerà nelle parole e nei gesti di ognuno”.  “Ci siamo stretti la mano – ha proseguito il Gran Maestro-  in senso di amicizia e di fratellanza. E’ questo il significato autentico della Festa della luce,  una festa anche se non per tutti…” E il suo pensiero è andato a un ragazzo di 14 anni, un giovanissimo atleta, figlio di un fratello, che pochi giorni prima di una importante prova sportiva, si è tuffato in mare ed è rimasto bloccato. “Noi siamo tutti con lui –ha detto- pronti ad aiutarlo a tornare a una vita normale a realizzare i suoi sogni.  E’ questa la catena d’unione. La catena d’unione non sono parole, la catena d’unione ci fa rialzare dopo una caduta, ci fa vincere sfide impossibili, con la forza dei nostri sguardi,  la voce dei nostri cuori”…

“Noi siamo una comunità –ha rimarcato Bisi- una comunione che ha radici antiche e forti e sa costruire il futuro, luogo della bellezza e dell’armonia, che è un’orchestra dove ognuno sta al suo posto. Ci sono….i musicisti, c’è colui che la dirige…e c’è lo spartito, che tutti devono seguire…E qual è lo spartito del Goi. È il progetto e il percorso. Il nostro progetto e i percorsi condivisi È il futuro, al quale si arriva attraverso un percorso obbligato, una strada che ci deve portare ad essere migliori, non  i migliori – ha precisato - ma migliori. Noi crediamo che sia più importante  superare gli altri e ci dimentichiamo di noi stessi ma la gara che dobbiamo vincere è quella con noi stessi. E se sapremo migliorare noi stessi, riusciremo anche a migliorare il mondo che ci circonda e il pianeta in cui viviamo. Ma è un lavoro complesso che richiede costanza, determinazione, forza e salute e anche un po’ di follia...

“Questa caratteristiche sono state necessarie – ha spiegato- affinchè il Goi abbia potuto raggiungere risultati importanti della nostra storia…”. Poi il Gran Maestro ha fatto riferimento anche a un’altra importante battaglia, vinta dal Grande Oriente contro pregiudizi e fake news, raccontando del passo indietro compiuto dall’attuale presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, che,  attraverso una precisazione ufficiale, ha preso le distanze da  alcune dichiarazioni di Di Bernardo, che aveva fatto sue e rilanciato, ma delle quali aveva in seguito riscontrato l’infondatezza. “Morra –ha riferito Bisi- ha voluto dirci che la sua Commissione non ha registrato collusioni tra ‘ndrangheta e Goi…ognuno di voi può tirare le proprie conclusioni…Le ferite anche quelle del 2017 – ha proseguito facendo riferimento alla vicenda legata a Rosy Bindi- si sono trasformate in sorrisi. Ci abbiamo creduto tutti insieme…ed è chiaro il messaggio per il futuro. Un futuro che va vissuto con forza, armonia e serenità”.  Ma il Gran Maestro ha voluto concludere l’evento rievocando parole che vengono da lontano, quelle  di Lao Tze,  leggendario filosofo cinese del VI secolo che diceva: Perché ci sia pace nel mondo, è necessario che le nazioni vivano in pace. Perché ci sia pace fra le nazioni, le città non devono battersi le une contro le altre. Perché ci sia pace nelle città i vicini devono  andare d’accordo, perché ci sia pace tra i vicini è indispensabili che nelle case regni la armonia. E perché nelle case ci sia pace bisogna trovarla nel profondo del proprio cuore.  La pace, ha sottolineato Bisi,  si trova cercando di essere migliori, lavorando duramente su noi stessi con ottimismo, con l’ottimismo del velista che non aspetta nel mare in tempesta che si calmi il vento, ma aggiusta le vele…. Ma non tuttii fratelli – ha aggiunto- sono lupi di mare, ma apprezzano molti  la campagna, i giardini… a loro dico: non lasciate che le spine del gambo di una rosa offuschino la bellezza e il profumo del fiore, non lasciate che le spine, con il dolore che provocano, celino la bellezza della vita e spengano nel vostro cuore la voglia di vivere».

La Festa della Luce, che ha visto un’ampia partecipazione di fratelli, si è tenuta presso il Centro Congressi ad Arezzo in Via Lazzaro Spallanzani 23. Ad organizzarla il Collegio Circoscrizionale della Toscana. “Condividere e Coinvolgere”, il tema scelto per quest’anno.

Fonte: GOI

lunedì 18 novembre 2019

Frontiere ideologiche e pregiudizi. Il GM Stefano Bisi incontra Vittorio Sgarbi, Paolo Mieli e Mogol



«Dobbiamo prima di tutto superare l’enorme deficit di empatia che ci affligge. Se saremo infatti capaci di fare comunità in maniera semplice, impareremo a capire anche i problemi e le difficoltà dell’altro e a sviluppare quel senso dello Stato che è necessario per superare egoismi e muri mentali e sentirci parte viva della nostra repubblica». È l’invito lanciato dal Gran Maestro Stefano Bisi nel suo intervento a conclusione del convegno dedicato al tema “L’abbattimento delle frontiere ideologiche e la lotta ai pregiudizi”, organizzato nella Sala Arpa di Terni il 17 novembre.



Un incontro, al quale ha partecipato seduto in prima fila, fra il folto pubblico, anche il vescovo Giuseppe Piemontese, e al quale sono intervenuti Vittorio Sgarbi, critico d’arte, saggista e opinionista, che ha parlato di ciò che è “Politicamente corretto e politicamente scorretto”; Giulio Rapetti Mogol, presidente della Siae e scrittore italiano, che si è soffermato su “Le applicazioni nella società del principio di solidarietà” e Paolo Mieli, giornalista e saggista con una relazione sull’ “Associazionismo e politica. L’associazionismo nella storia della politica”. Concordi tutti nel riconoscere che uno dei maggiori problemi di questa ‘alba’ del XXI secolo è la polarizzazione delle posizioni politiche e ideologiche. Questa radicalizzazione ha come corollario una insanabile contrapposizione che impedisce una dialettica e un libero confronto, che sarebbero invece necessari per individuare decisioni condivise su cui fondare un futuro di progresso.

L’iniziativa si è svolta a cura dell’Associazione Culturale Magna Grecia Viva, presieduta da Antonio Apuzzo. A moderare i lavori il giornalista Gerardo Greco.

FONTE: GOI

mercoledì 16 ottobre 2019

Solidarietà e Massoneria



Appuntamento a Massa Marittima il 24 ottobre, alle ore 9, con il convegno “Forme di solidarietà nella società del Terzo Millennio. Risultati e testimonianze”. L’incontro è stato organizzato da Massadotta, l’associazione per la promozione della salute come stato completo di benessere fisico, psichico e sociale, e ha ottenuto il patrocinio del Comune, della Asl Toscana Sud Est, di Coeso Società della Salute, del Collegio Circoscrizionale della Toscana del Grande Oriente d’Italia. Interverranno Roberto Schiavetti, presidente di MassAdotta Onlus; Marcello Giuntini, sindaco del Comune di Massa Marittima; Luigi Vispi, presidente del Collegio della Toscana. Saranno relatori: Sergio Rosso, presidente degli “Asili Notturni” di Torino e Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d’Italia; Sergio Frangioni, direttore Sanitario di MassAdotta; Lia Simonetti, direttrice dei Servizi Sociali Asl Toscana sud-est; Giacomo Termine, presidente di Coeseo Toscana sud-est; Massimo Bufacchi , vice sindaco e assessore alla sanità del Comune di Amatrice. Concluderà il Gran Maestro Stefano Bisi. Conduce Gabriele Baldanzi, giornalista di Tv 9.

Nell’ambito dell’incontro, sarà presentato il libro “Solidarietà e percorso iniziatico. L’impegno della Massoneria contro vecchie e nuove povertà” di Marco Novarino e Sergio Rosso.

FONTE: GOI

martedì 15 ottobre 2019

Una targa per Giuseppe Chiostergi



Mattinata insolita a Ginevra il 13 ottobre per gli abitanti di rue Plantamour che alle ore 11, al numero 20, hanno notato un assembramento di persone che celebrava lo scoprimento di una targa al suono dell’inno nazionale italiano. L’omaggio è rivolto a Giuseppe Chiostergi, docente, politico antifascista, massone, che trascorse molti anni della sua vita in terra elvetica, dove si stabilì nel 1916 per ricoprire vari incarichi pubblici e dove lottò assiduamente contro il regime mussoliniano. Il suo rifiuto di aderire al fascismo gli causò la revoca del passaporto nel 1926 e durante la dittatura la sua abitazione ginevrina di rue Plantamour 20 fu centro di raccolta e di smistamento di molti antifascisti italiani, tra loro Sandro Pertini, costretti ad espatriare clandestinamente per sfuggire alle condanne del Tribunale speciale e, sempre in quegli anni, Chiostergi fu tra gli organizzatori delle “Colonie libere italiane” e fra i promotori della “Concentrazione antifascista”. Massone, venne affiliato nel 1934 alla Loggia di Ginevra Fidelité et Prudence della Gran Loggia Svizzera Alpina, e qualche tempo dopo alla Loggia Italia Nuova di Parigi, appartenente al Grande Oriente d’Italia in esilio. Chiostergi tornò in patria alla fine della seconda guerra mondiale e fu membro dell’Assemblea Costituente, sottosegretario di Stato al ministero del Commercio con l’estero nel secondo governo De Gasperi e vicepresidente della Camera nella prima legislatura della Repubblica italiana. Tornò spesso in Svizzera, a Ginevra dove riprese il suo posto nella Loggia Fidélité et Prudence – ne fu l’Oratore – e continuò a vivere al numero 20 di rue Plantamour fino alla sua morte avvenuta nel 1961.

A delineare il profilo di questa figura centrale dell’antifascismo italiano, è intervenuto nel corso della cerimonia il Gran Maestro Stefano Bisi che è giunto a Ginevra accompagnato dal Secondo Gran Sorvegliante Marco Vignoni e da una rappresentanza della Loggia Misa di Senigallia, città natale del personaggio. Presenti pure Dominique Juilland, Gran Maestro della Gran Loggia Svizzera Alpina, e, per le istituzioni pubbliche, Olivier-Georges Burri, vice segretario generale della città di Ginevra, e, a livello nazionale, il consigliere di Stato Mauro Poggia.

Poggia, figlio di Italiani, ha paragonato Chiostergi a suo nonno al quale il fascismo ritirò il passaporto per le stesse motivazioni e ha colto l’occasione per invitare i cittadini a mobilitarsi nel caso il mondo dovesse cadere nuovamente nell’orrore del nazismo o del fascismo. A queste parole, Alain Marti, anziano esponente della Gran Loggia Svizzera Alpina, ha risposto con forza: “Allora chiamate i massoni! Noi ci saremo!”.

FONTE GOI

martedì 1 ottobre 2019

In ricordo di Giovanni Becciolini, vittima del Fascismo



Il Grande Oriente d’Italia rende omaggio al Fratello martire Giovanni Becciolini, trucidato a Firenze nella notte del 3 ottobre 1925, tristemente nota come notte di San Bartolomeo, anche con un convegno che si terrà a Ravenna l’8 ottobre nella Sala Muratori della Biblioteca Classense (Via Alfredo Baccarini, 3) alle ore 16, al quale parteciperà il Gran Maestro Stefano Bisi.

A ricordare la figura di Becciolini e a ricostruire il clima di terrore e le atroci persecuzioni perpetrate nei confronti dei liberi muratori dalle camicie nere saranno lo storico Giovanni Greco, il professore Moreno Neri e il professore Massimo Andretta. Modera il presidente circoscrizionale dell’Emilia Romagna, Mario Martelli.

In quel drammatico autunno il fascismo, superata la crisi seguita al delitto Matteotti, assestò “un colpo mortale e definitivo” alla Massoneria italiana, per la posizione che aveva assunto sempre più netta e decisa contro il governo Mussolini.

Le sue logge, i suoi membri furono oggetto di violenze e aggressioni inaudite, di particolare ferocia in Toscana per i sospetti che il regime nutriva sui legami degli uomini del Grande Oriente con “Non Mollare”, il giornale di Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Carlo e Nello Rosselli. “La Massoneria deve essere distrutta e a questo fine tutti i mezzi sono buoni: dal manganello al revolver, dai vetri infranti al fuoco purificatore”: era l’invito lanciato il 3 ottobre dalla testata “Battaglie Fasciste”. Quella notte, in un crescendo parossistico di violenza omicida vennero aggrediti tanti liberi muratori.

In difesa di un anziano maestro venerabile intervenne un giovane e coraggioso ferroviere repubblicano, anche lui massone, Giovanni Becciolini, appunto, che, accusato della morte di uno degli aggressori fascisti, fu picchiato e seviziato e infine ucciso a colpi di pistola. Becciolini, durante la Gran Loggia 2015 è stato nominato Gran Maestro Onorario alla memoria.

Fonte

lunedì 23 settembre 2019

L'arte della bellezza. L'allocuzione del Gran Maestro Stefano Bisi

La lettura dell'allocuzione

Carissimi fratelli, Gentilissimi Amici del Grande Oriente d’Italia che ci onorate con la vostra presenza al Vascello in questo giorno in cui celebriamo l’annuale festa del libero pensiero. Siete i benvenuti nella Villa della Libertà e della cultura. Insieme a me vi salutano i membri della giunta. Li chiamo sul palco: il gran maestro aggiunto Antonio Seminario, il gran maestro aggiunto Claudio Bonvecchio, il primo gran sorvegliante Sergio Monticone, il secondo gran sorvegliante Marco Vignoni, il grande oratore Michele Pietrangeli, il gran tesoriere Giuseppe Trumbatore, il gran segretario Francesco Borgognoni, il presidente degli architetti revisori Emanuele Melani. I consiglieri dell’ordine in giunta Fabrizio Celani, Raffaele Sechi.

Desideriamo porgervi un caro saluto e il ringraziamento per aver voluto trascorrere insieme a noi questa ricorrenza così importante, piena di significati e straordinariamente bella, che anche quest’anno abbiamo arricchito dalla presenza di mostre, dibattiti ed eventi ai quali hanno preso parte personaggi di spicco della vita culturale, politica e dello spettacolo del nostro Paese. Abbiamo parlato con tante persone. A tutte queste personalità va il mio grazie e quello della Giunta dell’Ordine per aver accettato il confronto con un’Istituzione che punta alla diffusione del pensiero e alla tutela dei diritti di tutti senza preconcetti e senza esclusioni. Il Grande Oriente d’Italia sventola la bandiera della laicità, che vuol dire prima di tutto rispetto delle diversità. Noi liberi muratori, non abbiamo fatto roghi nella nostra storia, ascoltiamo tutti, parliamo con tutti, permettiamo a tutti di esprimersi, di vivere la propria dimensione spirituale e non. Le porte del Grande Oriente d’Italia sono e saranno sempre aperte al dialogo costruttivo con chi vuole conoscerci per capire prima di giudicare. In troppi non vogliono fare fatica: è più facile giudicare che pensare. Noi, comunque, anche a chi ha pregiudizi nei nostri confronti le nostre porte non le chiudiamo mai. Non le chiudiamo mai a nessuno: non fa parte del nostro Dna, della nostra storia e dei nobili principi a cui ci ispiriamo.

A chi ci vuole vedere come dei bei pezzi d’antiquariato del passato, a chi ci vuole marchiare oggi come se fossimo dei pericolosi individui che nel segreto chissà cosa combinano ai danni della collettività, a chi ci vuole strumentalizzare per fini e consensi politici, a chi pensa che la libera muratoria sia solo un club di uomini che indossano bei grembiuli colorati e guanti, a tutti questi noi rispondiamo con il sorriso della Tolleranza. Pronti ad ascoltare, a difendere il diritto degli altri a esprimere le loro opinioni e pronti a dire la nostra. È questa la vera unica Democrazia, è questa la grande differenza che ci rende belli e forti a distanza di secoli e ci rende più che mai attuali. La Massoneria è nata e si è sviluppata nei secoli come una vera e propria Arte, ’Arte del tutto speciale, unica, dove si impara a modellare ogni cosa facendo ampio e fecondo uso della Bellezza oltre che della Tolleranza.

L’Arte della Bellezza, ecco una definizione che per la Libera Muratoria è di una valenza profonda. Perché nel  suo molteplice simbolismo racchiude in se’ quello che è il reale percorso massonico di ogni iniziato alla ricerca del Bene, del Bello, del Giusto e del Vero.

Perché non c’è niente come la Bellezza in grado di attraversare i secoli, smuovere le coscienze, parlare un linguaggio universale nel tempo e nello spazio.  Lo scrisse usando queste parole Oscar Wilde: “La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna”.

La Libera Muratoria è da oltre tre secoli Arte e Bellezza insieme, interiore ed esteriore, anzi la Libera Muratoria è proprio l’Arte della Bellezza. Attraverso di essa, l’uomo che lo desidera, spicca il volo verso altezze dello spirito e valori condivisi che sono contenuti nei principi di Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza. La Bellezza è non è nel viso, non è solo nei tratti, la Bellezza è nel cuore, la Bellezza è nella dignità, nello spirito, nell’eleganza.

Durante i nostri lavori rituali viene evocata la Bellezza insieme alla Sapienza e alla Forza; è una delle tre candele che accendiamo nel Tempio, che fanno tanta luce e guidano il lavoro dei fratelli massoni in ogni angolo del Mondo, in ogni angolo della nostra, e da sempre, amata patria.

“Che la Bellezza lo irradi e lo compia” viene perentoriamente affermato in relazione al lavoro che i liberi muratori si accingono a svolgere all’inizio delle tornate rituali. E in questa frase esortativa che viene pronunciata in Loggia, e anche in quella finale che recita “Che la luce della Bellezza resti nei nostri cuori”, è racchiuso tutto l’impegno e lo spirito con cui i massoni lavorano,  fin dalla notte dei tempi, al proprio miglioramento e a quello dell’Umanità.  Con qualche errore. Strada facendo qualche errore lo abbiamo fatto. Altri ne faremo. Pronti, come sempre, a pagare i nostri sbagli. A noi non viene risparmiato nulla in questo mondo dove tutti si sentono perfetti. Noi no.  Noi rivendichiamo la nostra imperfezione, il diritto di essere imperfetti. La perfezione la lasciamo ai presuntuosi. A chi ha una risposta per tutto e pensa che sia sempre quella giusta. La perfezione lasciamola ai punti esclamativi, come Luciano De Crescenzo chiamava i paladini delle grandi certezze, i puri della fede incrollabile. I punti esclamativi fanno paura. Abbiate paura dei punti esclamativi. Spesso le loro certezze si trasformano in violenza. Meglio i punti interrogativi, i sacerdoti del dubbio positivo. Quasi sempre sono brave persone, democratiche e tolleranti.

Noi liberi muratori siamo punti interrogativi che cercano la Bellezza con il lavoro comune, che poi unita alla Sapienza e alla Forza può produrre effetti meravigliosi e aiutare un mondo tormentato e diviso. E i massoni in questo hanno sempre fatto prevalere l’interesse del Bello e del Giusto per arrivare al Vero in un cammino impegnativo, senza scorciatoie, alla ricerca della conoscenza di se stessi e al miglioramento della Società dove noi tentiamo di interrare e coltivare i piccoli, grandi semi che portano alla Fratellanza degli uomini. Seminare è un lavoro duro. Ma è bello, è Bellezza.

Questa Bellezza è innanzitutto dentro di noi, dev’essere sempre in noi e dobbiamo alimentarla continuamente per riceverla e dare un po’ di luce, con generosità, agli altri. È una candela accesa che va riparata dal vento del pregiudizio, della rabbia, della violenza. Noi massoni, possiamo gridarlo in ogni momento ad alta voce,  siamo cercatori della luce e tedofori della Luce della Bellezza.  Più che mai lo siamo oggi, in una fase in cui anche la Bellezza viene messa in discussione da urla e strepiti di chi deve nascondere la debolezza dei propri argomenti.

Il Gran Maestro Stefano Bisi con i rappresentanti del Rito di York: Bilotta, Agostini e Pusceddu

Carissimi fratelli, carissimi amici non siamo e non saremo mai fra quelli che si arrendono di fronte all’invasione della Bruttezza che pervade gli animi, offusca le menti e rende l’Uomo retaggio delle forze più oscure che lo spingono a compiere atti barbarici ed a sottomettere ed umiliare i suoi simili. Non lo saremo mai. Noi siamo quelli che ripetono: “ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una”. E “la cosa una” è l’uomo che, ben formato, con i piedi che calcano la terra e il pensiero rivolto al cielo stellato fa il miracolo della Bellezza.

L’Uomo, essere imperfetto ma perfettibile, ha in sé tutti gli elementi per porre rimedio ai suoi errori e raggiungere grandi traguardi nell’elevazione spirituale, nell’Arte, nella Cultura e nella Scienza. È questa la via massonica, è questa la strada che i liberi muratori cercano di percorrere senza accontentarsi di verità parziali, relative o di comodo.

Quanta forza e quanta bellezza ci furono Cinquant’anni fa, era il 20 luglio del 1969, quando sfidando la paura dell’ignoto, l’uomo mise per la prima volta il piede sulla luna. Un evento che è stato ricordato la scorsa estate attraverso le voci Rai dell’epoca. Oltre alle parole di Tito Stagno in tv, a quel dialogo vivace con Ruggero Orlando, ci fu anche l’emozionante radiocronaca di Enrico Ameri, quella che poi divenne una voce amica dei nostri pomeriggi calcistici. Disse: “È un tempo da segnare questo. Sono le 4,55 del 20 luglio 1969. Quell’astronauta sembra una farfalla che esce dalla sua crisalide e che scopre una nuova vita. Armstrong cammina piuttosto bene sulla superficie lunare, quindi vengono un po’ a cadere tutte quelle paure, quelle preoccupazioni che esistevano per la passeggiata dell’Uomo sulla luna”.

Le parole di Enrico Ameri che ancora oggi ci fanno rivivere quello che fu un momento di grande Bellezza per l’Umanità. Ebbene l’Uomo da allora ha conquistato più volte la luna, è progredito oltrepassando i confini della ricerca, della Scienza e della Tecnica. Ma ha fatto qualche passo indietro notevoli nella difesa della Bellezza sulla Terra, nella salvaguardia della natura, diventando persino il peggior nemico dell’ambiente e mettendo a rischio intere aree del globo. Abbiamo dimenticato che noi apparteniamo alla Terra, non è la Terra che appartiene all’uomo.

Ce lo ha ricordato l’astronauta Paolo Nespoli, che è venuto a trovarci in Gran Loggia ad aprile. Ci ha fatto sognare raccontandoci la Bellezza della Terra vista dal cielo e invitando tutti a preservare il nostro comune e straordinario habitat.

Anche Luca Parmitano, in missione nello spazio, da lassù magari stasera ci guarda, ha lanciato un inequivocabile messaggio d’allarme: “I deserti avanzano e i ghiacciai si sciolgono: sono passati appena sei anni dalla mia prima missione, ma è bastato affacciarmi alla Cupola per constatare profondi e drammatici cambiamenti. Ho trovato punti di riferimento e zone in cui gli effetti terribili del riscaldamento globale sono evidenti. Spero che le parole di noi astronauti, privilegiati testimoni della bellezza e della fragilità della Terra, possano allarmare davvero”.

Come ha  allarmato ad agosto vedere nelle immagini televisive lo scempio dell’Amazzonia in fiamme, una dolorosa e profonda ferita per il Pianeta, per tutti noi. È bella l’idea di piantare un albero per ogni cittadino. Sessanta milioni di nuovi alberi in Italia.

Una più responsabile tutela del Pianeta oggi è la base da cui ripartire per salvaguardare l’armoniosa Bellezza del Creato e la nostra stessa sopravvivenza. Dobbiamo guardare al Cielo rendendo ancora più forti le radici del terreno di cui ci nutriamo e dell’aria che respiriamo. E a questa terra, alla Grande Dea, dobbiamo pensare di più. Come si conciliano il progresso, il lavoro, con il diritto alla salute, alla conservazione dell’ambiente? Un bell’interrogativo. Va trovato un equilibrio, significa avere coscienza che ogni nostra azione, anche la più piccola, influenza l’umanità. L’equilibrio, una parola difficile. Pensate al dramma che vivono i cittadini che risiedono a Taranto, nel quartiere Tamburi, lì, accanto all’ex Ilva. Lavorano per vivere ma rischiano di morire avvelenati dall’inquinamento. E noi da qui inviamo ai cittadini di Taranto un messaggio di solidarietà e vicinanza. Come inviamo un messaggio di solidarietà e vicinanza a tutti i fratelli che lì vivono. La domanda che ci poniamo è semplice: come mai nel terzo millennio non si riesce a utilizzare la tecnologia per superare questo dilemma terribile: lavoro o conservazione dell’ambiente. Come si fa a trovare un equilibrio? Dobbiamo utilizzare la tecnologia. Ci aiuta a vivere meglio, può facilitare gli incontri tra le persone, a diffondere condivisione e solidarietà, cultura e bellezza. Quella Bellezza che ci è stata tramandata dai sapienti filosofi del passato.

La filosofia greca antica proprio alla Bellezza, all’armonia delle forme, attribuiva il compito di educare i giovani ad una vita virtuosa e buona, perché fossero spinti a «contemplare la Bellezza nelle attività umane e nelle leggi, e a vedere come essa è dappertutto affine a se stessa». E anche i Pitagorici attribuivano al Bello i caratteri della simmetria e della proporzione.

Torniamo a parlare di quella Bellezza cui si affida l’importante compito di condurre l’uomo alla ricerca della conoscenza dell’Essere, in cui risiede la vera sapienza. Torniamoci, fratelli e amici. Facciamo di tutto per rimettere l’Uomo sulla strada della Bellezza. Con forza e ottimismo.

Noi sappiamo bene che il compito della Bellezza è ancora quello di educare l’uomo all’ascesa verso il Bene, che potrà manifestarsi nell’azione buona e meritevole al servizio della collettività. La Bellezza di un gesto generoso. La Bellezza di aiutare una persona che ci chiede aiuto. La Bellezza di un bacio sulla guancia di un anziano. La Bellezza di una stretta di mano. La Bellezza di un abbraccio, magari inaspettato. La Bellezza di dire “ti voglio bene”.

Ma torniamo anche a guardare con ammirazione e stupore alla Bellezza dell’Arte in tutte le sue forme. Partendo da quella che ci hanno tramandato geni come Leonardo da Vinci. Senza i suoi codici, senza i suoi studi, senza il suo grande lavoro di scienziato, inventore, pittore, l’Umanità non avrebbe compiuto il percorso che ha fatto.

C’è quindi più che mai bisogno di Bellezza, di Cultura, di Sapere, di Conoscenza. Abbiamo urgentemente bisogno di vedere che siano costruite nuove scuole e nuovi musei, abbiamo bisogno che i libri invadano anche le case dei poveri, affinché tutti i bambini abbiano la possibilità di istruirsi.

Mi ha colpito, mi ha fatto riflettere, a luglio, l’immagine di un bambino di 11 anni, Rayane, che durante lo sgombero di un casa occupata a Primavalle teneva sottobraccio i suoi libri come la cosa più preziosa, mentre i poliziotti lo guardavano. Nessuno va lasciato indietro, nessuno va lasciato solo. Né Rayane né altri bambini.

La priorità che ogni governo, di ogni classe dirigente, dovrebbe darsi, è quella di sostenere la più grande ricchezza che l’uomo possa avere: la Cultura. Non ci possiamo più permettere che venga quasi accantonata con programmi scolastici che risentono sempre più dei budget ridotti. È lì, a scuola, che si preparano le generazioni del futuro. È lì che si creano le comunità, è lì che si impara a conoscere l’altro. Sui banchi di scuola.

Piero Calamandrei, in un suo discorso a difesa della scuola nel 1950, pronunciò queste sagge parole: «Quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, che invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue. La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. La formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella classe cioè che siede in Parlamento e discute e parla (e magari urla) che è al vertice degli organi più propriamente politici, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia». Oggi ci vorrebbero tanti Piero Calamandrei per illuminare la strada.

Ma non facciamoci prendere dallo sconforto e dalla rassegnazione. La ruota della vita non si ferma. Non si è mai fermata. Il pessimismo non ci deve accompagnare. Facciamo un gioco. Un indovinello. Ditemi chi ha pronunciato queste frasi.

«La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, si burla dell’autorità e non ha nessun rispetto per gli anziani. I bambini di oggi sono dei tiranni, non si alzano quando un vecchio entra in una stanza, rispondono male ai genitori, in una parola sono cattivi». La frase è di Socrate, 470 a.C.

La seconda: «Non c’è più una speranza per l’avvenire del nostro paese, se la gioventù di oggi prenderà il potere domani, perché questa gioventù è insopportabile, senza ritegno, terribile». Appartiene ad Esiodo, 720 a.C.

La terza: «Il nostro mondo ha raggiunto uno stadio critico. I nostri ragazzi non ascoltano più i loro genitori. La fine del mondo non può essere lontana». Attribuita ad un Sacerdote dell’Antico Egitto 2000 anni prima di Cristo.

Infine, ecco la quarta: «Questa gioventù è marcia nel profondo del cuore. I giovani sono maligni e pigri. Non saranno mai come la gioventù di una volta. Quelli di oggi non saranno capaci di mantenere la nostra Cultura». Quest’ultimo giudizio è inciso su un vaso d’argilla dell’Antica Babilonia nel 3000 a.C.

Siamo di fronte a degli esempi che vengono da un passato lontano da cui noi discendiamo e che devono farci scuotere le coscienze ma farci sentire fiduciosi, ottimisti. Perché sono riflessioni molto attuali. Ma vuol dire che la ruota della vita gira. La ruota ci ha fatto andare avanti. Ci manda avanti. Nonostante tutto. E allora? Allora, impegniamoci. Per dare entusiasmo, per dare lavoro, non più precario e poco retribuito. Troppi non hanno lavoro, troppi lo perdono. Mai perdersi d’animo. Le partite che affrontiamo ogni giorno a volte si vincono, in tutte le altre non si perde ma si impara qualcosa. Mai sentirsi sconfitti. La vita è lunga. Si cade e ci si rialza. I contadini toscani, le sere d’inverno, a veglia, di fronte al fuoco, raccontavano le storie ai più giovani e, soprattutto, raccontavano tanti proverbi. Una mi è rimasta impressa: «Nella vita ci sono più giorni che salsicce»… Vuol dire che c’è tempo per far tutto, per vincere e per imparare dalle sconfitte, per ascoltare e per parlare, per piangere e per sorridere.

La forza si costruisce sui fallimenti, non sui propri successi. La capacità di rialzarsi dopo una caduta rende più forti. Sempre senza fermarsi.  Sempre in viaggio. Come avete fatto Voi per arrivare qui al Vascello. Alcuni di voi vengono da molto lontano, hanno affrontato viaggi faticosi e anche costosi. Hanno trovato curve e strettoie. E anche pericoli. È un dono che mi avete fatto. Essere venuti qui è un regalo che mi avete fatto, che avete fatto alla giunta del Grande Oriente d’Italia. Voi siete come un seme lanciato tra le zolle, baciate dal sole, alimentato dall’acqua, curato dal lavoro dell’uomo. Con il vostro impegno costante, ogni giorno, in ogni parte d’Italia, in ogni angolo, siete diventati una bella spiga di grano. E io sono fiero di voi come Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. E la giunta è fiera di voi. E anche voi come il seme che cerca la luce passando dalle tenebre della terra, avete attraversato le difficoltà. Come posso ringraziarvi? Talvolta ci penso quando vi stringo la mano. Posso ringraziarvi con un sorriso. Non so darvi molto di più. Ho provato a difendervi. Credo di sì, credo di averlo fatto e continuerò a farlo con tutte le mie forze perché rivendico il vostro, il nostro diritto di esistere.

E questa è la Bellezza, la Bellezza dell’armonia, che regna tra noi. Bisogna mantenerla quest’armonia tra tutti gli uomini partendo dalla nostra interiorità. In fondo, ogni persona è come una vetrina. Brilla quando c’è il sole ma quando cala la notte la vetrina brilla se c’è la luce dentro. E la persona è come un uovo. La solidità non è data dal guscio ma da quello che lo riempie.

E anche il Grande Oriente d’Italia è come un uovo, ha grandi valori dentro, ha una straordinaria storia, ha un formidabile futuro davanti. Siamo cittadini di questa Italia, di questa Europa che talvolta ci fa arrabbiare, che vediamo lontana e che talvolta ci mette lacci e lacciuoli ma è bene che ci sia, siamo cittadini dell’umanità, di un mondo che ha confini porosi, che consente a ogni essere umano di spostarsi da una parte all’altra, che permette a ognuno di imparare qualcosa da un altro.

La Bellezza di imparare, il desiderio di progredire, la voglia di lasciare cose belle, la pace, l’amore, il lavoro a chi verrà dopo di noi. “Il futuro è il luogo migliore” ha detto Barack Obama. Bisogna costruirlo il futuro. Costruire, la parola fondamentale della nostra azione. Costruire stimola la fierezza dell’appartenenza. E noi dobbiamo costruire luoghi migliori. Tocca a noi. Il luogo è l’intreccio tra l’ambiente e l’uomo, l’uno rispetta l’altro. Così si edificano le comunità, dove le persone si conoscono, si parlano, si aiutano.

E, chissà perché, mentre dico queste parole, me ne viene in mente un’altra, tra le più diffuse del nostro tempo: deficit. Si parla di deficit di bilancio, deficit delle imprese, deficit di linguaggio, di lettura, ma si parla poco o nulla del deficit di empatia. Invece, è un male del nostro tempo l’incapacità di capire le ragioni dell’altro, le difficoltà dell’altro. Noi dobbiamo agire per superare il deficit di empatia. Se allarghiamo il raggio delle nostre preoccupazioni, se c’è empatia con i problemi degli altri sarà difficile non aiutare chi ha bisogno.

E noi liberi muratori, che siamo artigiani del progresso, dobbiamo metterci in azione per diminuire e annullare il deficit di empatia.

Noi massoni non ci fermiamo. Camminiamo. Corriamo. Siamo forti, siamo grintosi, siamo fieri, uniti e perfino belli. Continueremo la nostra interminabile Opera accendendo la candela della Bellezza nei nostri cuori e nelle nostre menti per illuminare un po’ di più il mondo. Continueremo a lavorare per i nostri sogni, continueremo ad alimentarli, ispirati dal pensiero nobile e illuminato di Eleonor Roosevelt: “Il futuro appartiene a chi crede alla bellezza dei propri sogni”.

Fatelo anche Voi. Facciamolo tutti assieme. Costruiamo il futuro, è lì il luogo migliore, il luogo più bello, il luogo della dolcezza e dell’amore, il luogo del lavoro per tutti, il luogo della cultura per tutti. Accendete ovunque, ogni giorno, la candela della Bellezza. Facendo così, davvero la Bellezza potrà salvare il mondo.

Viva il Grande Oriente d’Italia! Viva il Libero Pensiero! Viva tutti noi!

Stefano Bisi

Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

Roma, Il Vascello 21 settembre 2019.

Francesco Rutelli ricorda il nonno Mario. Ed Ernesto Nathan




La Roma dopo la caduta dello Stato Pontificio, città ricca di fermenti culturali e artistici. A raccontare la città come era ai primi del Novecento, attraverso alcuni suoi protagonisti dell’epoca, Francesco Rutelli, ospite il 20 settembre della Massoneria del Grande Oriente d’Italia nell’ambito della manifestazioni per l’anniversario della Breccia di Porta Pia e dell’Equinozio d’Autunno. Sindaco della capitale dal 1993 al 2001, nonché ministro della Cultura e vicepresidente del Consiglio dei Ministri dal 2006 al 2008, attualmente presidente dell’Anica, Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali, Rutelli, nel corso della conversazione “Frammenti di storia” che si è tenuta al Vascello ha ricostruito lo straordinario clima dell’epoca, rievocando grandi figure come quella di Ernesto Nathan, che fu primo cittadino di Roma dal 1907 al 1913, Ettore Ferrari, autore della statua di Giordano Bruno in Campo de’ Fiori, entrambi massoni e Gran Maestri del Grande Oriente d’Italia e del bisnonno, lo scultore Mario Rutelli, che insieme a loro partecipò al clima unico di quegli anni che furono decisivi per la costruzione dello stato laico e unitario.



Mario Rutelli, che era nato a Palermo nel 1859 e che morì a Roma nel 1941, era un siciliano di grande talento, che, dopo aver lavorato per il padre, la cui impresa costituiva quella che era probabilmente la principale fabbrica del Mediterraneo in quegli anni, frequentò l’Accademia di Belle Arti nel capoluogo dell’isola, e poi lo studio di Giulio Monteverde a Roma e quello di Auguste Rodin a Parigi. Tanti i suoi lavori sparsi in tutta Italia, e non solo: dalla Sicilia a Roma, dalla Germania alla Gran Bretagna. Nella capitale, celebre è il monumento ad Anita Garibaldi sul Gianicolo, cui il Grande Oriente d’Italia ha reso omaggio nell’anniversario della presa di Porta Pia, ma anche la Fontana delle Naiadi a piazza della Repubblica, una delle “Vittorie” sul monumento a Vittorio Emanuele a piazza Venezia, il gruppo marmoreo degli “Irosi” danteschi nella Galleria nazionale d’Arte Moderna, il monumento a Nicola Spedalieri a piazza Sforza Cesarini. E, a Palermo, la Quadriga del Politeama Garibaldi; e ancora, a Catania, il monumento equestre al re Umberto I. E poi, a Monaco di Baviera, le tracce di una statua di Wolfgang Goethe, e ad Aberystwyth, nel Galles, il monumento commemorativo per i marinai inglesi e il monumento a quello che sarebbe stato il re dimissionario Edoardo VIII… Un elenco davvero lungo a testimonianza del fervore dell’epoca. Un fervore di cui sono incontestabili poli e punti di riferimento a Roma, Ernesto Nathan, che guidò la città eterna dal 1907 al 1913 e che le cronache lo considerano il migliore sindaco che Roma abbia mai avuto. Ed Ettore Ferrari, appassionato di arte ma anche di politica e che fece un unicum delle due passioni diventando protagonista della celebrazione artistica del nuovo stato laico nato con l’Unità d’Italia.

FONTE

lunedì 9 settembre 2019

Massoneria e XX Settembre. A Villa Il Vascello Vittorio Sgarbi, Peppe Servillo, Francesco Rutelli, Luciano Violante e Ferruccio De Bortoli



«L’Arte della Bellezza. La Bellezza dell’Arte».  Sarà questo tema della manifestazione del XX Settembre di quest’anno. Un appuntamento sempre molto atteso dalla Massoneria del Grande Oriente d’Italia che celebra l’anniversario di Porta Pia, data storica dell’unità d’Italia,  e l’Equinozio  d’Autunno che segna la ripresa dei lavori nelle logge dopo la pausa estiva. Come di consueto i festeggiamenti si terranno, a carattere pubblico a Roma presso il Vascello, sede nazionale della più antica e numerosa istituzione massonica italiana, dal 18 al 21 settembre.
Tra gli ospiti del ricco programma Vittorio Sgarbi, Peppe Servillo, Francesco Rutelli, Luciano Violante e Ferruccio De Bortoli.

Leggi il programma completo


mercoledì 24 luglio 2019

Alphonse Mucha, maestro dell’Art Nouveau, figlio nobile della Massoneria



Alphonse Mucha (1860-1939), artista ceco, è stato uno dei rappresentanti più significativi dell’Art Nouveau. Il suo stile lo rende “fautore” di un nuovo linguaggio comunicativo, di un’arte visiva innovatrice e potente: le immagini femminili dei suoi poster, fortemente sensuali e cariche di erotismo, entro composizioni grafiche ben precise arrivano e spopolano in tutti i ceti e gli ambienti della società dell’epoca [...]
Alphonse Mucha fu iniziato a Parigi nel 1898 e successivamente divenne fra i promotori della rinascita della massoneria in Cecoslovacchia, fondando nel 1919 loggia, in lingua ceca, “Jan Amos Komensky” all’Oriente di Praga e ricoprì in seguito la carica di Gran Maestro della Gran Loggia Cecoslovacca.

FONTE: GOI

mercoledì 10 luglio 2019

Sulla via della bellezza. Vito Mancuso a San Galgano



“Cosa siamo?”. La “bellezza” è “una forza diretta al bene comune: essa dilata la nostra energia”: ripensando al nostro rapporto con il pianeta, come umanità stiamo rischiando di fallire, perdendo il nostro “essere sapiens” torniamo ad essere solo “faber e consumens”:  “la via della bellezza è la via della salvezza”. Sono le parole conclusive del filosofo Vito Mancuso nella conferenza da lui tenuta il 5 luglio nell'Abbazia di San Galgano a cura delle logge senesi del Grande Oriente d’Italia “Arbia” (138), “Montaperti” (722), “Salomone” (758), “Ormus (1090) e Agostino Fantastici (1472). Le conclusioni sono state del Gran Maestro Stefano Bisi.

Fonte: GOI

mercoledì 3 luglio 2019

Mozart, musica e Massoneria. Una lectio-magistrali al Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo a Palermo



Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) non fu solo un grande musicista, ma fu un uomo dotato di una spiccata intellettualità. Dedito agli studi storici, teologici e filosofici, Mozart riversa nella sua opera tutte queste competenze creando composizioni particolarmente interessanti sotto il profilo filosofico e massonico.
La conferenza-concerto «W.A. Mozart: musica e massoneria» a cura del Grande Oriente d’Italia e del Consiglio dei MMVV dell’Oriente di Palermo si propone di approfondire questi stimoli intellettuali portando il pubblico a conoscere e capire capolavori spesso sconosciuti ma molto significativi del compositore salisburghese.
L’appuntamento è a Palermo il 25 luglio alle 21.15 presso il Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo.
Parteciperà Giacomo Fornari. L’accompagnamento sarà a cura di Erlendur Tor Elvarsson (tenore) e Piero Barbareschi (pianoforte).
L'evento rientra nel calendario delle attività previste per "Estate allo Spasimo 2019“ patrocinato dal Comune di Palermo.

martedì 2 luglio 2019

Vito Mancuso ospite della Massoneria a San Galgano



Il suggestivo scenario dell’Abbazia di San Galgano farà da cornice a un incontro pubblico in programma il 5 luglio, alle ore 17 e 30, a cura delle logge senesi del Grande Oriente d’Italia “Arbia” (138), “Montaperti” (722), “Salomone” (758), “Ormus (1090) e Agostino Fantastici (1472). Protagonista sarà il teologo Vito Mancuso che terrà una conferenza su “Sulla via della Bellezza: sosta a San Galgano”. A introdurre i lavori sarà il presidente del Collegio Circoscrizionale della Toscana Luigi Vispi. Partecipa il Gran Maestro Stefano Bisi, che chiuderà l’incontro, accompagnato dal Gran Segretario Francesco Borgognoni.


Abbazia di San Galgano

L'Abbazia è dedicata a Galgano Guidotti, il cavaliere che dopo una vita dedita alla violenza e alla lussuria rinunciò alla vita mondana e diventò eremita ritirandosi in una capanna nella sommità della collina di Montesiepi. L’Abbazia sorge a valle. Iniziata verso il 1220 ma consacrata solo nel 1268, segna l’inizio dell’arte gotica in Toscana. Dopo il ‘500 il complesso andò gradatamente in rovina fino al 1924 quando fu restaurato da Gino Chierici ma solo allo scopo di rallentarne l’inarrestabile degrado: il risultato è che adesso non appare affatto come un rudere ma bensì come un’originale struttura lasciata volutamente incompiuta. Le proporzioni, i materiali, l’assenza del tetto, il rosone vuoto, il silenzio, il cielo a vista avvolgono e stordiscono. Ed è proprio la mancanza del tetto, crollato nel 1768, che esalta l’articolazione e l’eleganza architettonica delle linee che si slanciano verso il cielo aperto come un inno alla spiritualità, accomunando in questo l’Abbazia a quelle di Melrose e di Kelso in Scozia, a quella di Cashel in Irlanda e a quella di Eldena in Germania.


La spada nella roccia nella cappella di San Galgano

Nella Rotonda di Montesiepi – costruita nel luogo dove dimorò Galgano e che sovrasta l’Abbazia – è custodita la spada che, secondo la leggenda, il cavaliere conficcò miracolosamente nella roccia come segno di addio alle armi e l’inizio di una vita morigerata: “ed essa, per virtù divina, si saldò in modo tale che né lui né altri, con qualunque sforzo, fino ad ora poterono mai estrarre”, è scritto nei verbali del processo di canonizzazione, il più antico che si conosca. Galgano morì nel 1181 e quattro anni dopo fu proclamato santo da papa Lucio III.

FONTE

giovedì 27 giugno 2019

Freedom, la Massoneria su Rete Quattro. Roberto Giacobbo intervista il Gran Maestro



Il Vascello ha aperto i cancelli alle telecamere di Freedom Oltre il confine, che ha dedicato il sesto appuntamento, andato in onda su Retequattro il 25 giugno in prima serata, alla Massoneria con un ampio focus dedicato al Grande Oriente, alla sua splendida e storica sede che domina il Gianicolo, ai preziosi tesori custoditi nella sua  biblioteca, con Roberto Giacobbo che ha intervistato il Gran Maestro Stefano Bisi  che ha spiegato cos’è la Massoneria e come si diventa massoni.

Fonte: GOI

giovedì 30 maggio 2019

Massoneria e Massofobia: Dario Vergassola incontra Stefano Bisi

Dario Vergassola

Dario Vergassola incontra il Gran Maestro Stefano Bisi il 4 giugno prossimo, ore 17 e 30,  alla Spezia, presso il Centro Salvador Allende in Viale Mazzini, per parlare di Massoneria in occasione della presentazione del libro “Massofobia” (Tipheret Edizioni), nel quale il Gm ha raccontato gli attacchi subiti dalla Commissione Antimafia del precedente governo. Introdurrà Angelo “Ciccio“ Del Santo.

«L’ignoranza – si legge nel comunicato di annuncio dell’evento- è la madre dei pregiudizi e i pregiudizi sono l’anticamera di ottuse dittature. Uno dei pregiudizi più diffusi nel nostro paese è quello di considerare la Massoneria come un occulto centro di potere e come una segreta congrega di persone che tramano contro la democrazia. Mai nulla di più falso si può pensare, la Massoneria nel mondo e, in particolare, in Italia è sempre stata portatrice di sani principi democratici, culturali e fra i suoi membri si sono contraddistinti personaggi che sono stati determinanti per l’affermazione di ideali di Libertà, di Giustizia e di Democrazia».

«Già l’ottusità criminale del fascismo – viene ricordato- provò a privare i Massoni del loro diritto di esistere e di riunirsi liberamente e uno dei più grandi combattenti per la Libertà, Antonio Gramsci, levò in parlamento la sua voce e la sua possente personalità per difendere la Massoneria da una legge fascista che era liberticida, come liberticida era ed è il fascismo nella sua totalità. Gramsci non fu mai massone ma comprese che dietro quella legge si nascondeva l’insidiosa ingerenza della dittatura nel poter interferire verso e contro le libere associazioni e contro la Democrazia tutta”. “Oggi qualcuno – prosegue la nota- vuole riportare alla ribalta l’idea di proibire alla Massoneria la sua esistenza, e anche oggi dietro la legge “Fava” (dal nome del primo firmatario) si nasconde la antidemocratica intenzione di impedire alle libere associazioni di riunirsi e di portare democraticamente nella società istanze sociali e culturali che possono solo sviluppare proficui e costruttivi momenti di discussione nel tessuto sociale di una nazione».

Fonte: GOI

venerdì 17 maggio 2019

È morto Carlo Ricotti

Ricotti tra Tiziana Parenti e Virgilio Gaito

È passato all'Oriente Eterno Carlo Ricotti, presidente del collegio dei Maestri Venerabili del Lazio del Grande Oriente d'Italia. Docente di Storia delle istituzioni politiche e amministrative, a Roma, presso la Facoltà di Scienze Politiche della LUISS "Guido Carli", è autore di diversi lavori, oltre che infaticabile promotore di iniziative culturali, recentemente a Casa Nathan, la sede romana del Grande Oriente d'Italia. Vicinanza alla famiglia da parte del Sommo Sacerdote, della Giunta del Gran Capitolo dei LLMM dell'Arco Reale, del Rito di York e della redazione del Blog.

lunedì 8 aprile 2019

La Gran Loggia a Rimini. La Massoneria c'è. Ed è in ottima salute

Un momento dei lavori

Un momento di incontro e confronto. A Rimini si è dibattuto, discusso, ci si è confrontati. Una tre giorni fatta di incontri, mostre, e proposte di lettura dagli stand della Fiera del Libro. Tra i punti di stretta attualità anche la recente legge liberticida dell'Ars, sulla cui liceità e costituzionalità si pronuncerà l'Ue. Hanno partecipato anche anche i consiglieri regionali siciliani Antonio Catalfamo ed Eleonora Lo Curto che hanno una posizione fortemente critica nei confronti della legge Fava.

Giovanni Maria Flick

Ospite eccellente Giovanni Maria Flick. Chi è più trasparente la Massoneria o il Movimento 5 Stelle?». È la domanda che il giornalista Alessandro Barbano ha rivolto a Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale, in occasione della Gran Loggia del Grande Oriente d'Italia. «La Massoneria, ha spiegato il giurista, rientra nell’ambito dell’articolo 2, che dice che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” [...]. Quanto al Movimento 5Stelle, ha osservato, l’articolo 49 della Costituzione sui partiti è stato solo parzialmente attuato, ma non è mai stata fatta una legge per regolamentarli e troppo tardi si è capito che invece sarebbe stato necessaria».

Michele Mirabella

«Ma misi me per l’alto mare aperto»… È partito dall’Ulisse raccontato da Dante nel XXVI canto dell’Inferno, Michele Mirabella volto noto della tv, autore e attore di teatro, radio, cinema e televisione, docente, saggista e giornalista, per parlare al pubblico della Gran Loggia del futuro della conoscenza e dei pressanti interrogativi che i nuovi sviluppi della tecnologia irrimediabilmente sollevano. Mirabella si è soffermato sul mito di Odisseo, da sempre simbolo della ricerca del sapere, del desiderio instancabile dell’uomo di porsi continui traguardi, per parlare di oggi, di Internet, che, se abusato e male utilizzato, ha sottolineato, “rischia di diventare come il soma descritto da Aldous Huxley nel suo celebre romanzo Il mondo nuovo”, e cioè una sostanza euforizzante, distribuita gratuitamente dallo Stato a tutti i cittadini sin dall’infanzia, che distoglie da ogni tipo di preoccupazione chi lo assume e lo fa piombare in un dolce limbo cerebrale. La rete, ha detto il giornalista, deve essere invece come il mare di Ulisse, non il fine, ma il mezzo per raggiungere altri orizzonti. Un oceano attraverso il quale imboccare la strada della conoscenza senza smarrirsi, sapendo che in esso è facile perdersi, perdere l’orientamento perché non ci sono strade delimitate, e in esso tutto è liquido. Il giornalista si è soffermato a riflettere anche sull’urgenza di restituire un ruolo autorevole alla scuola, che è preposta a tramandare la cultura di una comunità che, ha ricordato, come sosteneva il filosofo Edmund Husserl è il sedimento naturale dei saperi condivisi.

Gianrico Carofiglio

C'era anche Gianrico Carofiglio. Con un tema che è il cuore della ricerca iniziatica e un approccio caro ai liberi muratori: «La verità è una locuzione che ha 21 anagrammi di cui tre interessanti: evitarla, rivelata, relativa. Parole che corrispondono curiosamente ciascuna ad un differente approccio filosofico: allo scetticismo per il quale essa è irraggiungibile la prima; alla metafisica e alla religione che la impongono la seconda; alla pluralità dei punti di vista, che nulla ha a che fare con il relativismo, ma molto con la libertà di pensiero, la terza».

Paolo Nespoli

La Gran Loggia era significativamente intitolata Tra la terra e il cielo, a indicare che dalla terra si parte ma è il cielo che si brama. Ma anche per omaggiare un altro ospite d'eccezione: l'astronauta Paolo Nespoli.  «Nella mia città in America vedo i simboli della Massoneria, in Italia no», ha detto tra l'altro.

Stefano Bisi

«Le stelle non si posseggono. Si ammirano». Così Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani nella sua allocuzione. «Esse ci guidano e ci sono sempre. Anche sotto le nubi, quando la Volta è coperta ma noi sappiamo che loro ci guardano e illuminano lo stesso la via da seguire. Nella costruzione allegorica del Tempio c’è la chiave della nostra Opera che non ha un punto di arrivo ma un continuo punto di ripartenza. È per questo motivo che il Tempio per noi ha come copertura il cielo stellato. Altrimenti se ci fosse il raggiungimento prefissato e dogmatico di qualsiasi Verità di parte non ci sarebbe per noi conoscenza e la coscienza sarebbe limitata. Ecco perché continuiamo a guardare le stelle».

Tipheret

Nella Fiera del Libro era presente anche Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno, tra i più attivi editori nel campo degli studi massonici. Protagonisti i libri del momento, di autori del Rito di York: La Massoneria parla all'uomo del Sommo Sacerdote Tiziano Busca, La Sapienza di Re Salomone. Cabala e Massoneria e Lo schiaffo a Benedetto Croce di Mauro Cascio. Con gli ultimi volumi di Almerindo Duranti, Enzo Heffler e Massimo Agostini.

Fonte: GOI