martedì 23 luglio 2019

La speranza di Leopardi



« Sebbene è spento nel mondo il grande e il bello e il vivo, non ne è spenta in noi l’inclinazione. Se è tolto l’ottenere, non è tolto né possibile a togliere il desiderare. Non è spento nei giovani l’ardore che li porta a procacciarsi una vita e a sdegnare la nullità e la monotonia. Ma tolti gli oggetti ai quali anticamente si era rivolto questo ardore, vedete a che cosa li debba portare e li porti effettivamente. L’ardor giovanile, cosa naturalissima, universale, importantissima, una volta entrava grandemente nella considerazione degli uomini di stato. Questa materia vivissima e di sommo peso ora non entra più nella bilancia dei politici e dei reggitori, ma è considerata appunto come non esistente. »

G. Leopardi, “Zibaldone”, 1 agosto 1820

lunedì 22 luglio 2019

Bino Binazzi e la Massoneria

di Roberto Galimberti



Nato a Figline Valdarno (Firenze) nel 1878, poeta e prosatore,frequentò il liceo di Arezzo ed avviò gli studi superiori a Firenze ma,a causa delle difficoltà finanziarie della famiglia, proseguì come autodidatta. Insegnò presso vari collegi, tra cui il Cicognini di Prato, e scrisse i primi libri di versi "Eptacordo" (1907), "Canti sereni" (1909), "Turbini primaverili" (1910), "Oltre il dolore" (1911).
Iniziato Massone nella Loggia "Intelligenza e Lavoro" di Prato il 17 luglio 1906, fu elevato al grado di Maestro il 18 giugno 1921.
Abbandonato l'insegnamento si dedicò all'attività giornalistica prima come redattore del fiorentino "Fieramosca" poi del "Giornale del mattino" di Bologna, su cui si farà portavoce dell'interventismo allineandosi con le posizioni del gruppo futurista fiorentino. Divenne amico di Palazzeschi, Papini e Soffici sposando nel futurismo gli aspetti meno retorici e altisonanti a tutto vantaggio di una rinnovata capacità di immergersi nel tempo a lui contemporaneo. Nel 1916, a Bologna, fondò con Francesco Meriano la rivista "La Brigata" dove appaiono i versi che saranno poi raccolti ne "La vita della ricchezza", la sua opera più significativa. pubblicata da Vallecchi nel 1919. Il fascismo lo vide in un primo momento tra i suoi seguaci ma l'uccisione di Matteotti (1924) lo allontanò dall'ideologia imperante e lo consegnò ad un isolamento culturale accentuato anche da una serie di disgrazie familiari. Dopo la morte, avvenuta a Prato nel 1930, la sua produzione poetica viene raccolta nel volume "Poesie" (1934) con un introduzione di Soffici. Postuma è anche la raccolta dei saggi "Antiche, moderni e altro" (1941)


venerdì 19 luglio 2019

Lodovico Mortara. Era massone il Ministro che si impegnò per l'uguaglianza giuridica delle donne. Il Fascismo lo prepensionò

di Antonino Zarcone



19 luglio 1919, la Gazzetta Ufficiale fel Regno d'Italia pubblica il testo della legge n. 1176 approvata il17 luglio 1919 "Norme circa la capacità giuridica della donna" che modifica il codice civile in vigore dal 1865 ed abolisce l'obbligo del consenso maritale.
La legge sancisce che "Le donne sono ammesse, a pari titolo degli uomini, ad esercitare tutte le professioni ed a coprire tutti gli impieghi pubblici, esclusi soltanto, se non vi siano ammesse espresse espressamente dalle leggi, quelli che implicano poteri pubblici giurisdizionari o l’esercizio di diritti e di potestà politiche, o che attengono alla difesa militare dello Stato secondo la specificazione che sarà fatta con apposito regolamento".
Il provvedimento è frutto del dibattito seguente la Grande Guerra ed è un riconoscimento alle centinaia di donne, impiegate nell'industria bellica durante il conflitto e soprattutto al sacrificio sostenuto dalle milioni di donne italiane in qualità di madri, mogli, sorelle o figlie di combattenti.
La legge viene approvata grazie all'impegno del ministro Guardasigilli Lodovico Mortara, ebreo, figlio del rabbino di Mantova, uno dei più importanti giuristi italiani dell'epoca, magistrato, massone membro del Supremo Consiglio del Rito Scozzese, Professore universitario, Primo Presidente della Corte di Cassazione poi collocato forzatamente a riposo per alcune sue decisioni contrarie al neonato governo fascista.



giovedì 18 luglio 2019

Gli Eletti Cohen. Un classico di Le Forestier curato da Mauro Cascio



Hegel una società filosofica la vedeva così: un luogo in cui miti e riti dispiegassero verità concettuali da comprendere. E gli Eletti Cohen nel Settecento sono stati questo: l’uso laico di un’eredità giudaico-cristiana per far sì che l’intelletto potesse rischiararsi Ragione. La si chiamava, Riconciliazione. Un nuovo testo a mia cura ci aiuta a capire in che senso e come. E dopo i saggi di Martinez de Pasqually, Willermoz, Saint-Martin, Prunelle de Lière, Pierre Fournié, Joseph de Maistre e Pelagius, Lopukhin, Bricaud, Chevillon, Sedir, Papus, Matter, Ambelain. Prossimamente per Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno.

Cultura a lutto per la scomparsa di Luciano De Crescenzo. Della Massoneria scrisse: «Mi ha sempre incuriosito»



«Non so voi, ma io sono sempre stato incuriosito della Massoneria, o meglio, da quelli che erano considerati i suoi princìpi, ovvero, l’amore fraterno, la carità e la verità».
La Verità, il dubbio. Luciano De Crescenzo, scomparso oggi a quasi 91 anni d’età, è stato così vicino ai grandi ideali massonici. L’estratto è da Stammi felice, di qualche anno fa, una lezione senza prendersi sul serio. De Crescenzo stava parlando del massone Gaetano Filangieri e del suo rapporto con un altro massone, Benjamin Franklin che scrisse a Filangieri dopo aver letto La scienza della legislazione. Un carteggio tra i due, e Franklin pensò bene di mandarvi anche una copia della Constitutions des treize Etats-Unis del’Amérique.
De Crescenzo ha avvicinato la Filosofia alla gente, ha scritto una quarantina di libri (tra cui Garibaldi era comunista) ed è stato tradotto in 21 lingue.