mercoledì 30 settembre 2020

Riprendono con vigore i lavori rituali

 
da dx a sin: il Sommo Sac. Comp. Bilotta, 
il Gran Comm. dei Cav. Templari Agostini M. 
il Gran Tesoriere comp. Fortunato V.
 
Sabato 26 settembre nel bellissimo Tempio di Perugia, sotto la guida del Gran Sacerdote comp, Renato A. Presilla, nel rispetto delle disposizioni COVID il Capitolo Grifo ha ripreso i suoi lavori rituali. Hanno onorato l'Oriente il Sommo Sacerdote comp. Domenico A. Bilotta, il Gran Tesoriere comp. Fortunato V., il Deputy del Sommo Sacerdote comp. Natale G., il Gran Commendatore dei Cav. Templari Massimo Agostini, l'Ecc.mo Presidente dell'Ordine del Gran Sacerdozio comp., Mauro Luzi. 
Presenti compagni dei Capitoli Marca Fermana di Fermo, Galli G. Bruno-Nello Gentili diPesaro, Keystone di Ancona e Gesualdo de Felice di Pescara. 
La presenza di compagni e Cav. Templari ha rappresentato una importante unione di anime che rende grande il Rito di York.



martedì 29 settembre 2020

La fine del mondo di Roberto Kunstler



L’emozione viaggia su di un doppio binario. Quello di un libro che strega e incanta e a cui è difficile resistere, Davanti alla fine del mondo. Qualcosa che è difficile da definire: letteratura? filosofia? È un saggio? Sono dei racconti? Sono dei romanzi? C’è la seduzione del bello scrivere e già solo quello è ammaliante, ma con la riflessione, profonda, che va dentro, verso la radice delle cose, tutto diventa entusiasmo. Mauro Cascio è così: sangue che si fa lettera, passione che è impegno e bellezza. Un tesoro per pochi che è come quelle spiagge sconosciute, fuori dalle guide turistiche. Un paradiso per privilegiati che non ha niente del salotto pop.

L’anello di congiunzione è Massimo Ricciuti, raffinato intellettuale, musicista. A lui è venuta l’idea di fare incontrare il pensiero e l’opera del filosofo pontino a un altro genio, un poeta riconosciuto come Roberto Kunstler, il Bob Dylan italiano, l’autore di tutti i successi di Sergio Cammariere. Così il libro ha ispirato il suo nuovo lavoro. Originale, potente. «Non mi era mai successo. Io ho tratto sempre ispirazione dai miei materiali. Avevo fatto eccezione solo con Dalla pace del mare lontano, ispirata da Carlo Michelstaedter». Mauro Cascio però ha musicalità, aggiunge Ricciuti (coautore dei testi).

E l'altra sera al Teatro dell’Arciliuto Kunstler ha proposto, con Ricciuti e con Andrea Libero Cito al violino, assieme ai pezzi più noti del suo repertorio (da Tutto quello che un uomo a Senza dire niente) tre dei nuovi brani che faranno parte del suo nuovo disco: la Canzone di Abelardo (liberamente ispirata a Lo Sposalizio di Arale), L’Ultimo viaggio di Ulisse e la title-track: Davanti alla fine del mondo. Una serata, a cui ha partecipato anche Jonathan Giustini, fortemente voluta da Michele Polini e dall’Associazione L’Edera, dall’unione romana del PRI. L’Iniziativa Repubblicana e l’Almanacco Repubblicano media partner.

mercoledì 23 settembre 2020

La questione economica e il Partito Repubblicano: in libreria torna Arcangelo Ghisleri




In uscita per Bonanno Editore La questione economica e il Partito Repubblicano di Arcangelo Ghisleri, co-fondatore, 125 anni fa, del PRI. Il volume è curato da Mauro Cascio e ha una nota introduttiva di Corrado De Rinaldis Saponaro, attualmente segretario nazionale del partito. «Gli articoli del 1901 scritti da Ghisleri su L’Italia del Popolo, quo- tidiano dei repubblicani lombardi, ci riportano direttamente a quello che era un Partito Repubblicano rivoluzionario. Ghisleri riflette ancora l’amarezza per quest’unità nazionale compita da Casa Savoia al termine di un processo risorgimentale scippato causa forse l’ingenuità, non certo la cattiva fede di Garibaldi. Ghisleri difende la figura morale del generale, il suo valore militare, ma riprende la polemica sempre più forte di Mazzini, sino alla rottura dei rapporti personali avvenuta nel 1870. Ghisleri ci dà dunque l’immagine più compiuta di un partito, quello che raccoglie Mazzini e Cattaneo, esule in patria, lo stesso partito che nel 1918 aderendo alla causa militare dei Savoia, Gobetti avrebbe dato per morto. Si evince come il primo problema del Partito Repubblicano era quindi di carattere storico-politico, l’unità nazionale realizzata con i mezzi e le forze della monarchia aveva messo in crisi il suo stesso profilo politico ideale. “La Repubblica divide”, aveva detto Crispi solo sette anni prima, alle Camere del Regno, e la ferita inferta è ancora viva».

Il testo riesce a dar conto di una struttura identitaria molto forte, che restituisce una posizione originale del repubblicanesimo in Italia, soprattutto sul piano economico, che è ancora oggi di grandissima attualità.

martedì 22 settembre 2020

L'equinozio d'autunno

di Luca Delli Santi




I popoli antichi hanno sempre riconosciuto grande importanza alle stagioni, al susseguirsi dei solstizi e degli equinozi, l’osservazione di questi eventi scandiva il ritmo della natura con cui l’essere umano armonizzava il proprio.
In quelle epoche remote la conoscenza astronomica ed astrologica erano parte di un’unica disciplina e l’astrologia era considerata un prezioso sapere iniziatico, si trattava di simboli, archetipi in cui specchiarsi, ne rimane testimonianza nel tempio massonico, dove lo zodiaco è un simbolo fondamentale del macrocosmo.
L’equinozio, dalla locuzione latina aequa nox, ovvero il momento in cui il giorno e la notte hanno la stessa durata, segna la transizione dall’estate all’autunno e dall’inverno alla primavera, le due stagioni estreme cedono il passo a climi più temperati. L’equinozio di primavera nella cultura abramitica veste una funzione simbolica di grande rilievo, esso ha un ruolo nel definire il giorno in cui cade Pesach ed è elemento di riferimento nel calcolo che determina la Pasqua cristiana che, come noto, inizia il computo dal primo plenilunio della primavera.
L’equinozio di autunno offre notevoli spunti di riflessione all’iniziato libero muratore, per il particolare momento in cui cade. In astrologia esso si verifica durante l’influsso del segno astrologico della Bilancia.
Nel calendario ebraico si colloca nel mese di Tisherei. Il segno della Bilancia (Moznaim), nella sua espressione più elevata è detto Matkela, si tratta  della posizione in cui i due bracci sono perfettamente in equilibrio fra loro e rispetto all’asse centrale. Il segno della Bilancia a questo livello è l’Albero della Vita nella sua perfetta armonia, le dieci Sephirot sono poste sui tre assi comunicando continuamente fra loro, realizzando quel complesso scambio di informazioni tra i mondi che consente la sussistenza della vita.
L’asse centrale del segno della Bilancia in equilibrio ci rammenta la posizione che l’essere umano deve tenere in meditazione, o meglio la “disposizione interiore”, che deve darsi per raggiungere la  Sapienza. Era la disposizione che il profeta Ezechiele assunse sulla riva del fiume Chebar, tutte le forze del proprio essere erano dispiegate e pronte ad essere impiegate nell’Opera del Carro, tutte le esperienze acquisite nelle vite passate e quelle che si acquisiranno in futuro. L’asse centrale è anche  il punto di snodo della complessa rete a matrice dei ghilgulim, in effetti la Bilancia riguarda anche quelli che nella tradizione asiatica vengono chiamati pesi o debiti karmici, e la nostra capacità di sciogliere quei nodi, affrontando i nostri limiti, trasformandoli in elementi di propulsione per il “viaggio”. 
Matkala è il nome aramaico del segno della Bilancia, così come è scritto nel Sefer ha Zohar, che narrando del “Libro del Segreto Nascosto”, uno degli elementi più complessi ed affascinanti del Libro dello Splendore, lo descrive come il Libro che “è soppesato dalla Bilancia”. Si tratta di un riferimento alle tre lettere madri dell’AlephBet ( Aleph, Bet, Shin), i tre pilastri dell’universo che sorreggono ed ordinano il Cosmo.
L’Equinozio d’autunno, con la sua collocazione in Bilancia, offre, più di ogni altro evento, l’opportunità ai liberi muratori di riflettere sul grado di perfezionamento interiore raggiunto, su quanto ancora vi sia da sgrossare dalla pietra, soprattutto i Maestri Muratori sono chiamati ad interrogarsi se,  ed in che misura, essi siano in quel punto centrale fra Squadra e Compasso da cui ci si può auspicare di compiere l’Opera.

lunedì 21 settembre 2020

La spiritualità dell'arte




In un libro che intende chiarire il vero ruolo dell’arte nella vita delle persone, Kandinskij porta avanti un discorso particolarmente articolato. Fornisce spunti di riflessione interessanti riguardo la natura del rapporto che lega l’aspetto spirituale a quello più puramente artistico, soffermandosi su quelli che reputa essere i motivi fondamentali per cui l’uomo ha avvertito sin dai primordi della sua esistenza un bisogno interiore di espressione. Approcciando quello che può essere definito un vero e proprio trattato sull’arte, Kandinskij utilizza il proprio sguardo da pittore per mettere in evidenza l’aspetto spirituale di questa e sottolineare quali siano gli elementi che tutti dovremmo tenere in considerazione nel giudicare un’opera.

La Terra ti sia lieve.

 

 

                                                                                                il Fr., Comp. e Cavaliere Templare Piero Boldrin

Nella mattina del 19 settembre è passato all'Oriente Eterno il Fratello, Compagno e Cavaliere Piero Bolrin. Al cordoglio unanine di tutti i Capitoli, Concili e Commende del Rito di York attraverso questo Blog, giunga ai suoi famigliari anche quello delle tre Gran Giunte.

Decine le testimonianze di affetto e stima per Piero subito fatte circolare attraverso i canali ufficiali e non da chi lo ha conosciuto.

Questo il saluto del Gran Commendatore dei Cavalieri Templari d'Italia Massimo Agostini: 

A Piero Boldrin, Cavaliere Templare Maestro di vita, che ha aputo oltrepassare l'orizzonte della comprensione umana e ha saputo organizzare la propria sistenza in modo da contribuire alla costruzione di quell'pera d'arte che è il Tempio Universale, cui tutti i Masoni tendono. Arrivederci Piero, Ex Gran Segretario della Gran Commenda del K.T. d'Italia che nasce, vive, lotta e muore per la croce.

La line aorizzontale della Croce, rappresenta la morte, quella verticale la vita, insieme la Resurrezione. Con la certezza di ritrovarci tutti nell'Oriente Eterno, sentite condoglianze alla famiglia e ai KT all'Oriente di Torino.

Sit tubi terra Levis. R.I.P.  NNDNN


mercoledì 16 settembre 2020

La scuola. Rivoluzione, utopia e conoscenza

di Michele Leone




Dai blocchi di partenza studenti, insegnanti, genitori ecc. attendo l’inconfondibile suono della pistola, ops campanella, che segni l’inizio dell’Anno scolastico 2020/2021. Certamente sarà una falsa partenza per le scuole sede di seggio elettorale e probabilmente lo sarà per la confusione che regna sovrana a più livelli e in più luoghi; se alla confusione aggiungiamo la paura avremo un mix esplosivo.

La scuola depauperata della sua funzione d’accesso alla conoscenza diventa il luogo dello scontro per battaglie di potere, demagogia e asservimento delle future generazioni al nulla e all’Internazionale dell’egoismo e della lobotomizzazione di massa.

Su educazione e futuro tornano utili le parole di Marc Augé in risposta alla domanda posta da Filippo la Porta: Esiste secondo te un diritto al futuro, oggi negato dalla società?

            A questo proposito occorre fare una riflessione ad ampio respiro. Il sentimento di abbandono che abita i giovani è dovuto innanzitutto al fatto che essi sono stati privato del lavoro. Al di là dell’esclusione lavorativa, ve n’è anche un’altra ancora più consistente, che si traduce nei fallimenti scolastici, in forme di isolamento, nella formazione di bande giovanili. Trovare un rimedio a questa situazione non è semplice.

            Sono convinto che l’unica utopia in grado di farsi valere oggi sia quella dell’educazione per tutti. Da questo punto di vista, bisognerebbe attuare una vera e propria rivoluzione. Si tratta davvero di un’utopia, perché se guardiamo i programmi scolastici osserviamo facilmente che la tendenza attuale è opposta: nel migliore dei mondi possibili, l’educazione dovrebbe essere uguale per tutti, e, soprattutto, efficace. È forse solo un ideale, ma possiamo individuare degli errori, seppure piccoli, e suggerire delle modifiche, offrire un orientamento.

            Mi concedo qui il piacere di abbozzare alcune linee generali. In primo luogo, non bisogna pensare che la prosperità economica vada di pari passo con lo sviluppo dell’educazione. Vale esattamente il contrario: più l’educazione aumenta, più l’economia funziona. Inoltre, dovremmo invertire anche il rapporto tra scienze fondamentali e scienze applicate. L’essenziale è sapere cosa conosciamo; le applicazioni, poi, si trasformano subito in consumi.

            Mi rendo conto del carattere utopico delle mie parole, ma penso che dovremmo fare di tutto per provare a implementare un vero e proprio capovolgimento della nostra mentalità; scardinare, ad esempio, l’idea diffusa secondo la quale le università sono fatte per trovare lavoro. Al contrario, bisognerebbe pensare che il compito dell’università consista nel formare i giovani, nell’istruirli, e non nel trovare loro un impego.

            Si tratta certamente di un piano ideale, e nondimeno credo che potrebbe orientare e plasmare in modo benefico le nostre condotte..

Il Gran Maestro Stefano Bisi: «Alla fine prevarrà il coraggio»


Il video dell'allocuzione del Gran Maestro in occasione della Gran Loggia

«Fraternità. Oggi questa parola ricorre sempre più spesso anche nel dibattito culturale con nuovi inaspettati risvolti. Non è più un’eresia. Noi, ne parliamo da sempre e la pratichiamo da sempre. E’ il sentimento che ci tiene uniti e ci fa agire per la libertà e l’uguaglianza, per attuarle e per difenderle. Difendiamo la nostra libertà di esistere per difendere la libertà di tutti. Rivendichiamo il nostro diritto ad avere uguali diritti degli altri per difendere il valore universale dell’uguaglianza. Per noi massoni la Fratellanza è Tutto. E in quel Tutto c’è racchiuso l’universo mondo.

Anche se in questo particolare momento il nostro cuore batte soprattutto per l’Italia afflitta dai problemi del lavoro legati alla pandemia, non si può essere divisivi e intolleranti. Amare la nostra Patria non vuol dire odiare le altre nazioni. La nostra patria è l’Umanità. Oggi più che mai c’è bisogno di uno sforzo corale per superare le difficoltà. Odiare, scaricare le colpe su questo o quello non porta a nulla se non ad un inasprimento delle posizioni in un momento delicato per la nostra cara Italia che è stata faticosamente costruita in età risorgimentale col sangue di tanti liberi muratori.

Il 20 settembre, fra una settimana appena, saranno 150 anni dalla Breccia di Porta Pia, evento che noi celebreremo come ogni anno. Noi, a Porta Pia, ci siamo sempre stati, ci saremo con i nostri simboli, i nostri labari e la nostra storia. Per tutti questa data dovrebbe essere una giornata speciale, straordinaria. Davvero da segnare in rosso con il calendario, invece si tende a dimenticarla. Speriamo che si ricordino questa data le più alte autorità, nessuna esclusa. Anche quei parlamentari che hanno fotocopiato la legge fascista del 1925 contro la Massoneria e l’hanno presentata al Senato nel 2018 e nel 2020, ad agosto. Siamo abituati a navigare nella tempesta. Sappiamo dove orientare il Vascello. Veniamo da lontano. Siamo figli di coloro che dettero la vita per l’unità dell’Italia. Il 20 settembre dovrebbe essere una giornata di riflessione e di Unità nelle Diversità. Impegniamoci per risvegliare la nostra Patria nella coesione delle parti sociali e per il Bene dei cittadini. Che sia l’alba radiosa di una nuova libertà di cambiamento».

sabato 12 settembre 2020

Massoneria e Cabala: Tiferet

di Luca Delli Santi




Chiunque si sia soffermato a meditare, anche solo ad osservare l’Albero della Vita, non ha potuto fare a meno di notare Tiferet, la sesta sephira posta al centro dell’Albero, come il cuore nel corpo umano è sempre stato considerato l’elemento centrale dell’organismo così Tiferet  è  l’elemento centrale per l’Albero della Vita.
Certo fu per questo che i cabalisti medioevali e rinascimentali trovarono naturale paragonarla al Sole, elemento connesso con le forze vitali al più elevato livello, astro fondamentale per la vita e per la scansione dei cicli cosmici e naturali. Questo è il concetto di bellezza espresso da Tiferet, armonia, equilibrio.
Nella tradizione chassidica l’attributo associato a questa sephira è la Compassione, Rachamim, letteralmente è la capacità del cuore di risuonare allo stesso momento con il cuore di un altro individuo, provando e condividendo le medesime emozioni e sentimenti, non necessariamente tristi, ma anche di gioia, stupore ecc….
Le scuole di cabala contemporanea hanno interpretato la centralità di Tiferet in modo nuovo rispetto al passato per quanto concerne l’attribuzione astronomica, non si tratta infatti del sole ma del pianeta Giove, in ebraico Tzedek, le stesse lettere della parola Tzadik, giusto che caratterizzava la sephira Yesod, siamo quindi ad un livello di consapevolezza più elevato della capacità di dominare la forza vitale indirizzandola verso l’elevazione spirituale.  Tiferet è la Vav del Tetragramma, il nome divino ineffabile, Vav scritto per esteso è Vav-Vav, il cui valore ghematrico è 12. Il numero dodici ha molte connessioni con il pianeta Giove, che impiega 12 anni per compiere una rivoluzione attorno al Sole, e che ha 12 satelliti principali.
Il numero 12 che ha portato la cabala contemporanea alla identificazione di Tiferet con Giove ha naturalmente connessioni anche con il patriarca Giacobbe, che ebbe 12 figli, che lottò contro “ l’angelo” e attraverso questa complessa esperienza iniziatica subì una profonda trasformazione, tanto che assunse il nome Israel.
Come si può osservare dalle ultime considerazioni Tiferet è un grado molto elevato di consapevolezza iniziatica, è lo stato dell’essere di chi ha superato le pulsioni materiali di Malkut ed ha saputo coltivare il soffio iniziatico ricevuto in Yesod, rendendolo autentica capacità di armonizzare gli opposti.
Nella cabala cristiana Tiferet riveste un’importanza particolare, a questa sephira è attribuito il nome Yeshua Elohim, il Logos incarnato, è il livello a cui si sviluppa lo stato di consapevolezza cristico, si tratta dello stato dell’essere in cui umano e divino trovano il punto di contatto. In Tiferet si realizza l’incarnazione del Verbo, ma anche la promessa stessa salvifica del cristianesimo, per cui ogni essere umano trova l’eternità in Cristo.
Nei templi massonici è la colonna della Bellezza, anche nella libera muratoria assume il significato di armonia ed equilibrio che ci invita a tendere verso la congiunzione degli opposti.

mercoledì 9 settembre 2020

Mauro Cascio su Radio Radicale




Mauro Cascio è stato intervistato oggi da Michele Lembo su Radio Radicale per parlare del suo ultimo libro «Davanti alla fine del mondo» (ordinabile su www.tipheret.org), del progetto musicale di Roberto Kunstler che ha ispirato e del concerto del prossimo 27 settembre al Teatro Arciliuto di Roma.

venerdì 4 settembre 2020

Massoneria e Cabala: la sephirah Daat e il pavimento a scacchi

di Luca Delli Santi




Il bianco il nero, il maschile ed il femminile, le coppie degli opposti trovano nel tempio massonico un simbolo che li rappresenta più di ogni altro, il pavimento a scacchi, il cui il contrasto fra gli opposti è manifesto e visibile, ma allo stesso tempo si presenta come un’unità che li contiene entrambe è ciò che nell’Albero della Vita viene rappresentato con la sephira non sephira, Da’at.
La natura di Da’at, la conoscenza unificatrice, è molto discussa nelle scuole di cabala, alcuni propongono di disegnarla tratteggiata sul pilastro centrale fra Tiferet e keter, in quanto elemento unificante di tutte le potenze presenti nell’Albero della Vita, altri ritengono usi il recipiente di Binà, infatti la Conoscenza Unificatrice sarebbe la Comprensione portata ad un livello di consapevolezza più elevato attraverso il contatto con la Sapienza.
Sono, come si può facilmente intuire, elementi simbolici che sottintendo a concetti puri che i cabalisti ci vogliono trasmettere, in ogni caso per restare in questo ambito semantico chi scrive aderisce ad una posizione tradizionale che legge Da’at come la parte conoscibile di Keter  che si abbassa fra Comprensione e Sapienza riformando così la triade superna.
Da’at è quindi soprattutto l’unione del principio superiore maschile Chokhmà con il principio superiore femminile Binà, attraverso questa unificazione è possibile la riconciliazione fra ogni opposto, per questo è chiamata la “ Conoscenza Unificatrice”.
Vediamo ora i tre significati etimologici di Da’at:

1. Ad De Lo Yada, finché non si conosca: nella tradizione ebraica questo significato è connesso con le celebrazioni del giorno di Purim, si tratta di un vero e proprio precetto che prevede che gli ebrei religiosi raggiungano uno stato di coscienza alterato attraverso l’uso di alcolici, non credo sia necessario sottolineare che non è un invito all’uso smodato di alcol, al contrario si tratta di dosarne l’assunzione in modo da alterarsi rimanendo consapevoli. Fuori dal mondo ebraico questo principio riguarda tutte quelle pratiche spirituali che attraverso l’uso consapevole di sostanze psicotrope consentono il raggiungimento rapido di stati di coscienza alterati in cui percepire stati dell’essere superiori. 

2. Il secondo significato etimologico di Da’at si può individuare nel verbo Lada’at conoscere inteso nel senso in cui viene usato nel testo biblico, cioè in riferimento all’unione sessuale. Al livello di Da’at si pratica l’unione sessuale come strumento profondo di conoscenza uomo-donna, ben al di là delle implicazioni esclusivamente sessuali, i due amanti si compenetrano sul piano animico, il sesso è uno strumento per diventare uno, e soprattutto per aprire canali di comunicazione verso i piani spirituali superiori. 

3. L’ultimo significato etimologico è Yedi’ah la conoscenza predeterminata, in questo livello Da’at esprime tutto il suo potenziale di forza di equilibrio dell’Albero della Vita, Yedi’ah è la conoscenza allo stato più puro degli eventi che si presenteranno al di là del flusso del tempo, è la capacità di superare la visione del tempo lineare. Questa conoscenza, la cosiddetta visione profetica, è al livello della congiunzione fra Netzach e Hod, ma è attraverso la potenza unificante degli opposti che è possibile raggiungerla.

Augusto Elia tra repubblicanesimo e Massoneria

di Antonino Zarcone




Il 4 settembre 1829, Ancona, nasce Augusto Elia. Nato in una famiglia di marinai, all’età di 8 anni è avviato alla vita di mare e viene imbarcato come come mozzo sulla barca del padre. Iniziato in gioventù alla Carboneria, seguendo le orme paterne, poi aderisce alla Giovine Italia ed inizia a svolgere l’attività cospirativa trasportando carte compromettenti dei fuoriusciti italiani. Membro del Circolo Popolare di Ancona, quando scoppiano i moti del 1848 rientra dall’Inghilterra per unirsi ai volontari nella guerra contro l’Austria. Partecipa al blocco delle forze navali austriache a Trieste, fornisce supporto a Garibaldi quando transita nelle Marche e, come timoniere sul vapore “Roma” e come sottufficiale di artiglieria, partecipa alla difesa di Ancona guadagnandosi l’appellativo di “Ciceruacchio anconetano”. Caduta della città in mano austriaca, dopo aver salvato una giovane dalla violenza di quattro mercenari, fugge in esilio a Malta. Ottenuto il diploma di Capitano di lungo, partecipa alla guerra di Crimea e diventa comproprietario di un bastimento, ma perde le sue sostanze a causa di un naufragio. Rientrato in Italia nel 1859, partecipa alla seconda guerra d’Indipendenza come ufficiale nei Cacciatori delle Alpi e partecipa alla organizzazione di un tentativo insurrezionale nelle Marche. L’anno successivo è tra i Mille di Garibaldi. Inizialmente vice-comandante della nave Lombardo, partecipa alla Battaglia di Calatafimi in cui rimane gravemente ferito al volto quando, visto un soldato borbonico prendere di mira il Generale, gli salva la vita frapponendo il suo corpo ad una pallottola a lui destinata. Comandante di flottiglia del Garda durante la guerra del 1866, in cui guadagna la promozione a Colonnello, l’anno successivo partecipa alla campagna garibaldina dell’Agro romano al comando della 6ª colonna. Tornato ad Ancona si dedica all’attività politica come esponente del partito d’azione e viene eletto Deputato. Massone, membro della Loggia “Giuseppe Garibaldi” di Ancona, nel 1896 viene eletto consigliere delegato del Supremo Consiglio presso il Grande Oriente d’Italia. Fondatore di una società per lo sfruttamento delle risorse agricole ed ittiche delle isole Tremiti, Consigliere Comunale di Ancona e più volte membro della giunta; membro del Consiglio Provinciale, del quale copre per dieci anni la carica di Vicepresidente, Presidente della locale Camera di Commercio, dopo lo scandalo della Banca Romana si ritira a vita privata e si dedica alla stesura delle sue memorie Garibaldine. Vicino all’interventismo dannunziano, nel 1914 viene nominato sottosegretario alla guerra nei governi Salandra. Muore a Roma il 9 febbraio 1919..

martedì 1 settembre 2020

La Massoneria raccontata da Camille Savoire




L’autobiografia è il libro dell’io. Un io che non si contiene, un io che si racconta. Un io che non sopporta altri racconti. In un’autobiografia trovi le confessioni, i successi e i fallimenti. Fai, per dirla altrimenti, i conti con la tua vita. È un bilancio dove in gioco c'è tutto il narcisismo dell’autore. Fatti, impressioni, paure, incertezze, vittorie, infilate come perle in un filo robusto. Questa non è un’autobiografia, anche se c’è molto di Camille Savoire in queste pagine, proposte per la prima volta in italiano da Mauro Cascio e Mauro Cerulli. Ci sono le sue ambizioni, c’è la sua visione delle cose. In qualche modo c’è la sua vita. È, soprattutto, una biografia della Massoneria, come se la Massoneria finalmente si raccontasse, per quello che dovrebbe essere, ragionando a partire da quello che è. Uno sguardo sulla Massoneria diventa allora un’importante occasione per riscoprire l’attualità ‘teoretica’ di una Istituzione guardata dagli occhi privilegiati e attenti di un ‘Eletto Cohen’. Le visioni deviate – mondane, ricreative, ‘laiche’ – perdono la loro tranquillità e diventano movimentate e insicure. Perché la Massoneria ha una natura forte che chiede solo di essere finalmente raccontata. (In libreria, Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno)