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mercoledì 17 luglio 2019

Ecco il sentiero che portava al Tempio di Re Salomone



Nel 2004, durante degli scavi per riparare delle tubature nel quartiere di Silwan, è stata rinvenuta la strada che i pellegrini percorrevano 2000 anni fa per raggiungere il Tempio di Gerusalemme. Ad oggi gli scavi hanno riportato alla luce circa 250 metri di percorso e un tratto arriva fin sotto le mura della Città Vecchia.

Fonte

mercoledì 2 dicembre 2015

Archeologia della Mesopotamia Antica



Sulle rive dei fiumi Eufrate e Tigri sono nate le prime comunità urbane che hanno inventato la scrittura ed elaborato pensieri e immagini fondanti la nostra cultura contemporanea: di tale affascinante periodo storico-artistico tratta “Archeologia della Mesopotamia antica”, a cura di Davide Nadali e Andrea Polcaro, edito da Carocci, il volume che sarà presentato giovedì 3 dicembre 2015, alle ore 11, nella Sala Adunanze del Dipartimento di Lettere di Palazzo Manzoni, in piazza Mordicchi.

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mercoledì 21 ottobre 2015

Una stampante 3D per ricostruire i capolavori perduti di Palmira



Non è utopia, perché da anni ormai, questi due mondi che guardano verso orizzonti opposti, incrociano i loro percorsi nel mondo dei Beni Culturali, ottenendo risultati eccellenti negli studi e nei settori della tutela e della valorizzazione. Il fronte comune, stavolta, grazie all’impiego di una stampante 3D, ha l’obiettivo di ricostruire copie dei capolavori distrutti non solo a Palmira, ma anche a Nimrud e Ninivee, le altre antiche città irrimediabilmente deturpate dalla follia distruttiva dell’Isis.

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lunedì 31 agosto 2015

Santa Cristina, ecco l’archeologia esoterica. Al costo di 80 euro



Come metterci in contatto con la divinità interiore, prolungare la nostra vita e far parte addirittura della Luce Vera? Come raggiungere la felicità insieme a uno stato di salute perfetta? Due signori che hanno avuto la rivelazione niente meno che da Horus  ce lo insegneranno domenica a Paulilatino: il corso ‘Attivazione della ghiandola pineale, chiave di manifestazione del nostro sé divino’ in programma al pozzo nuragico di Santa Cristina tra le 10 e le 18 è presentato proprio come momento per risvegliare la ghiandola considerata ‘testimone della divinità interiore’ atrofizzata e intorpidita dalla nostra vita terrena.

E pazienza se per la scienza ufficiale la pineale, che si trova alla base del cranio, è una ghiandola endocrina che produce melatonina e regola i bioritmi del corpo: secondo alcuni cultori di parapsicologia è invece una sorta di terzo occhio che ci permette di fare viaggi astrali, viaggi nel passato e addirittura controllare i pensieri degli altri (la fonte di questa interpretazione è un blog che si chiama ‘la pazienza è finita’).

Al suo risveglio in vista della felicità è dunque dedicato l’incontro in programma domani a Santa Cristina: “Il corso – si legge nella presentazione – ha l’obbiettivo di indurci a trascendere la nostra normale condizione umana. Esistono molti livelli di coscienza, ed essi sono caratterizzati da una particolare percezione del mondo, che si traduce in realtà quotidiana proiettata e poi vissuta. Più è elevato il nostro livello di consapevolezza, migliore sarà la nostra vita. La ghiandola pineale è il testimone della nostra divinità interiore. Nella sua attivazione sono racchiuse immense potenzialità, quali la creazione di realtà grazie alla pinealina, che aumenta la coerenza quantistica. Ma questa straordinaria ghiandola non si limita a questo: infatti può garantire uno stato di perfetta salute al corpo fisico, ed un prolungamento della vita inimmaginabile. In questo incontro analizzeremo nel dettaglio le sue funzioni, le sue caratteristiche, il suo rapporto con la risonanza Shumann (quindi Madre Terra) e la sua profonda connessione con il Sole”.

Tutto questo benessere non è gratis: dalla segreteria organizzativa fanno sapere che si può partecipare al corso dei maestri Emiliano Soldani e Fabio Azzalina per la cifra di 80 euro.

martedì 28 luglio 2015

Archeologia: da Ravenna a Qingzhou per il recupero del tempio Longxing



Il docente dell’Università di Bologna Salvatore Lorusso è stato nominato professore emerito dell’Istituto di Beni Culturali dell’Università di Zhejiang. La nomina arriva da parte del direttore dell’istituzione cinese Cao Jinyan, dopo una visita del professore Lorusso al Museo di Qingzhou e all’Università di Zhejiang durante la quale sono state poste le basi per realizzare un progetto di ricerca dedicato al recupero e alla valorizzazione delle statue del tempio buddista Longxing di Qingzhou. Il ritrovamento delle statue buddiste di Qingzhou, avvenuto nel 1996, è stato una delle maggiori scoperte archeologiche del XX secolo, sia per la sua importanza dal punto di vista scientifico-culturale che per la sua rilevanza dal punto di vista socio-economico: la Cina è ormai un paese pilastro dell’economia mondiale e la sua tradizione di civiltà millenaria raccoglie un interesse sempre maggiore a livello internazionale.

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venerdì 8 maggio 2015

Ars Gratia Artis. American Stonehenge

di
Davide Riboli



Joe Fendley - Maestro Massone di 32° del Rito di York presso la Philomathea Masonic Lodge 25 di Elberton, Georgia e presidente della Elbert Granite Finishing Company - era quasi certo che quello sarebbe stato un qualsiasi venerdì pomeriggio d'inizio estate. 

Invece no: in quel venerdì pomeriggio di giugno 1979 entrò nell'ufficio di Joe un anonimo signore di mezz'età che portava con sé l'idea per la realizzazione di uno dei più enigmatici monumenti contemporanei mai costruiti, destinato ad essere successivamente modificato in condizioni altrettanto enigmatiche.

La storia è vera e il monumento esiste; Joe Fendley si chiama davvero Joe Fendley e il monumento è citato ormai su tutte le enciclopedie come "Georgian Guidestones". La vera identità del committente invece rimane un mistero: stando ai racconti di Fendley si presentò come Richard C. Christian e qui chi si interessa ai Rosacroce potrebbe già avere un sorriso a mezza bocca.

Il nome dell'anonimo committente non può non farci pensare a Christian Rosenkreuz, tanto più che la sua opera apparve più o meno con le stesse modalità con cui apparvero nel 1600 i manifesti del presunto ordine segreto.

Fendley accettò il lavoro - che richiese poco meno di un anno - ed il 22 marzo 1980 [la data mi pare emblematica] presentò al mondo 120 tonnellate di pietra, lavorate secondo il progetto di R. C. Christian.


Il monumento è alto quasi 6 metri, ed è realizzato con sei lastre di granito. Un pilastro gnomonico a sezione rettangolare è ritto al centro, con quattro lastre equidistanti disposte verticalmente in forma di "X". Tutte le componenti sono coperte da una ulteriore lastra rettangolare che appoggia al centro ed ai quattro vertici. 

La struttura è allineata astronomicamente in base all'orbita solare. Nel pilastro centrale e ad altezza d'uomo c'è un foro in allineamento perenne con la Stella Polare. Più in basso, una fessura è allineata con solstizi ed equinozi solari. Uno spiraglio di 22 millimetri aperto nella pietra sommitale permette il passaggio, durante tutto l'anno, all'arrivo del mezzogiorno, di un raggio di luce che si proietta su un lato del pilastro centrale, in modo da indicare il giorno dell'anno.



Ma la particolarità delle Georgia Guidestones non è data solo dal suo notevole posizionamento: sulle varie lastre che ne compongono la struttura sono incisi tre gruppi di scritte.

Il primo e più noto dei testi elenca dieci "raccomandazioni" in otto lingue, una per ognuna delle otto superfici complessive. Girando attorno alla struttura in senso orario a partire dal Nord, i linguaggi sono: inglese, spagnolo, swahili, hindi, ebraico, arabo, cinese e russo.

Questo il testo tradotto in italiano:

Mantieni l'Umanità sotto 500.000.000 in perenne equilibrio con la natura.
Controlla con saggezza la riproduzione, migliorando salute e diversità.
Unisci l'Umanità con una nuova lingua viva.
Regola passione, fede, tradizione e tutte le cose con sobria ragione.
Proteggi popoli e nazioni con leggi giuste e tribunali imparziali.
Lascia che ogni nazione si governi da sola al proprio interno e risolvi le dispute esterne in un tribunale mondiale.
Evita leggi meschine e funzionari inutili.
Bilancia i diritti personali con i doveri sociali.
Apprezza verità, bellezza e amore, ricercando l'armonia con l'infinito.
Non essere un cancro sulla terra, lascia spazio alla natura, lascia spazio alla natura.



A pochi passi a Ovest dalla scultura principale si trova un'altra lastra di granito che riporta informazioni di vario genere sull'opera. Il testo non è scevro da refusi.

Astronomic Features
channel through stone
indicates celestial pole.
horizontal slot indicates
annual travel of sun.
sunbeam through capstone
marks noontime throughout
the year

Author: R.C. Christian
(a pseudonyn) [sic]

Sponsors: A small group
of Americans who seek
the Age of Reason

Time Capsule
Placed six feet below this spot
On
To Be Opened on



L'iscrizione fa esplicito riferimento ad una "capsula del tempo" che dovrebbe essere sepolta sotto il monumento stesso. Le cosiddette "capsule del tempo" sono contenitori molto resistenti in cui si ripongono pochi oggetti emblematici della propria epoca o della propria vita affinché vengano rinvenuti dai posteri.

Infine, sui quattro bordi a vista della lastra di copertura, è inciso un altro messaggio in quattro lingue antiche: babilonese, greco antico, sanscrito, e geroglifici egiziani: "Lascia che queste pietre guida conducano a un'era di ragione".

Subito dopo il disvelamento pubblico, il monumento è divenuto bersaglio di molteplici atti vandalici da parte di anonimi oppure rivendicati da vari gruppi fondamentalisti ed antiabortisti. Le richieste di abbattimento sono continue.



L'anno scorso è accaduto qualcosa di particolarmente curioso: è spuntata una pietra d'angolo, a cavallo tra la facciata riportante il testo in inglese e quella spagnola. La pietra era posizionata in modo che si vedessero le cifre 20 e 14.



La pietra è stata considerata un atto vandalico e quindi è stata rimossa e distrutta pubblicamente. Dopo la rimozione è stato possibile vedere tutte le facce del cubo di pietra aggiunto. Riportavano tutte e sei delle incisioni: 20, 14, 16, 8, MM e JAM.



martedì 14 aprile 2015

Una tomba etrusca cerca mecenati



È stata creata come eterna dimora di una ricca famiglia etrusca del VI secolo a.C. Nei secoli scelta dai Templari per i loro segreti riti di iniziazione. Ora però la Tomba Bartoccini, gioiello della Necropoli dei Monterozzi a Tarquinia, cerca mecenati. L'appello arriva dalla Soprintendente dell'Etruria meridionale, Alfonsina Russo Tagliente, che con il Comune e l'Associazione Amici delle tombe dipinte di Tarquinia, lancia una campagna di crowfunding on line.

Leggi l'articolo (fonte ANSA)

Un tesoro dell’epoca dei Faraoni in una grotta in Israele



Gioielli, vasi di terracotta, sigilli di pietra con incisi immagini e simboli egizi: una grande quantità di reperti archeologici, per lo più risalenti a 3.000 anni fa, è stata trovata in una grotta sotterranea nella zona di Tel Halif, vicino al kibbutz Lahav, nel sud di Israele, a una decina di km a nord-est di Be'er Sheva. L'annuncio è stato dato dall'Israel Antiquities Authority.   Sito 'visitato' dai tombaroli Il sito archeologico è nel deserto del Negev. Gli ispettori dell'unità israeliana per la prevenzione dei furti di antichità vi sono entrati quando i tombaroli erano già riusciti a penetrarvi e avevano iniziato a saccheggiare vasellame della tarda età del bronzo (circa 1500 a.C.) e dell'età del ferro (1000 a.C.), causando danni al sito e ai manufatti sepolti all'interno.

Tra i numerosi reperti che sono stati scoperti, per la maggior parte caratteristici della cultura giudaica nel sud del paese, abbiamo trovato decine di sigilli di pietra, alcuni dei quali sono sagomati a forma di scarabeo e portano incisi immagini e simboli tipici della cultura egizia diffusa nel paese nella tarda età del bronzo - Amir Ganor, direttore dell'Unità per la prevenzione dei furti di antichità - Alcuni dei sigilli sono forgiati su pietre semi-preziose provenienti dall'Egitto e dalla penisola del Sinai'.

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mercoledì 8 aprile 2015

Scoperte due nuove tombe in Egitto



Straordinarie incisioni con le immagini delle offerte agli dei, ricche di colori ancora incredibilmente vivaci a piu’ di 4 mila anni dalla loro creazione. Ritrovate da una missione archeologica francese nel sud della importante necropoli di Saqqara, riemergono in Egitto due nuove importanti sepolture, complete di corpi e scheletri. Si tratta, annuncia il ministro delle antichita’ Mamdouh El Damati, di tombe appartenenti a due sacerdoti, Ankh-ti e Sa Bi, della VI dinastia del Faraone Bibi II (2240- 2150 a.C). In entrambe sono stati ritrovati scheletri dei defunti, anche se gettati in terra, cosa che denuncia il passaggio di ladri. Molto ricche risultano pero’ le incisioni a colori, che hanno come soggetto le offerte alle divinita': carne, pollame, verdure, frutta, pane, contenitori di latte e grandi orci con l’olio.

Fonte: http://www.freenewspos.com

lunedì 9 marzo 2015

Il culto dell’acqua nella Sardegna nuragica



La civiltà nuragica è la principale espressione culturale della Sardegna protostorica, che occupa tutto l’arco temporale compreso tra la Media Età del Bronzo (apparentemente a partire da un momento non iniziale di tale periodo, intorno al 1600-1500 a.C.) e la fine della Prima Età del Ferro(circa 700 a.C.). La sua parabola evolutiva attraversò momenti di formazione, maturità, trasformazione e degenerazione, e naturalmente fu condizionata sia dai fili di continuità che dai fattori di cambiamento. La sua identità, compatta e nello stesso tempo cangiante nel tempo e nello spazio come un mosaico dai mille colori, sta proprio nel rapporto dialettico tra continuità e cambiamento. Semplificando in modo anche troppo schematico, la civiltà nuragica ci appare come un ciclo storico unitario, che interessa tutta la Sardegna e le sue isole minori e che si può suddividere in due grandi periodi: il primo è quello che vede la costruzione dei nuraghi, delle tombe collettive e dei primi insediamenti; il secondo è quello che, pur nella continuità dell’utilizzo dei nuraghi esistenti come centri di aggregazione del popolamento, vede la fine della loro elaborazione, e soprattutto vede la realizzazione dei grandi insediamenti, dei templi e dei santuari.

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venerdì 27 febbraio 2015

Un piccolo gioiello tutto veneziano. La chiesa della Maddalena

di Valentina Marelli


Che Venezia sia una città “particolare”, credo sia talmente evidente che è superfluo parlarne; una città costruita su delle palafitte in una laguna. Parlare dell’architettura Veneziana, a parte che ci vorrebbe un architetto ed io non lo sono, richiederebbe troppo tempo e questa poi a dire il vero non è neanche la sede, diciamo solo, giusto per inquadrare il contesto, che ogni centimetro quadrato della città è stato strappato all’acqua.
Questo ci lascia intravedere, pur non essendo come dicevamo degli architetti, come il piano urbanistico della città si sia dovuto adattare alle contingenze ed alle circostanze dei singoli e della città stessa e che quindi tra il Veneziano e Venezia c’è e c’è sempre strato un rapporto, e qui usiamo un parolone, di osmosi. Quando ho cominciato ad interessarmi ad alcuni luoghi, un po’ insoliti di Venezia mi sono ritrovata di fronte ad un muro di gomma, e ad una omertà che non immaginavo; nessuno sapeva nulla e nessuno aveva fatto caso a nulla... sconcertante. Scrivere su questa chiesa è veramente una conquista, ed ogni cosa che vi racconterò è stata letteralmente sudata, sono andata in loco svariate volte, confesso anche per visitare qualche Bacaro, ma sono incidenti di percorso sulla Via della Conoscenza che un po’ tutti commettiamo.I ringraziamenti è giusto farli all’inizio, sono doverosi ma sono anche brevi sono due le persone che voglio ringraziare: la mia amica Giuliana alla quale ho sottoposto le mie difficoltà in occasione di una sua mostra pittorica nella Serenissima, ed Antonio il mio San Pietro personale.


Il Campo veneziano

Il Campo è uno spazio urbano tipicamente veneziano che racchiude, nel nome stesso, le sue origini diciamo 'erbose'; gli elementi che di solito lo caratterizzano sono: la chiesa, il campanile, la vera del pozzo, e gli edifici che vi si affacciano. La chiesa era edificata con il contributo di una o più famiglie benestanti i cui palazzi erano nelle vicinanze. Questo collocava le chiese all’interno della vita e della quotidianità dei cittadini, che nel loro rapporto osmotico con la città hanno sviluppato un senso della spiritualità che ha più del paganesimo oserei dire. Ma c’è un altro elemento architettonico importante per la vita degli abitanti del campo sia da un punto di vista pratico che spirituale ed era la cisterna dell’acqua. Già Venezia è costruita sull’acqua in più se poniamo una cisterna d’acqua che è in movimento e non stagnante questo influisce positivamente sull’energia di un luogo sacro. L’acqua fa da amplificatore energetico, basti pensare alle grandi cattedrali o alle piramidi tanto così per fare due esempi, da questo punto di vista la “particolarità” di Venezia comincia ad assumere delle caratteristiche già più interessanti.


Il Campo della Maddalena

Nelle cronache veneziane si legge: "fin dal X secolo la Famiglia Baffo possedeva in zona la propria casa fortificata e nel 1220 fondò la chiesa titolata a S. Maria Maddalena. La chiesa fu completamente demolita e sostituita nel 1760 dalla struttura attuale progettata da Tommaso Temanza che adottò una pianta perfettamente circolare". Due epoche ben diverse, due chiese, ma un solo nome Maria Maddalena, anzi per la precisione Santa Maria Maddalena. Ma il culto della Maddalena non era squisitamente francese? Sì certo. Come ci è arrivato in Italia ed in modo particolare a Venezia? Qualcuno mi risponderà che nel 1500 ci fu un fiorire del Culto per questa Santa, verissimo ma quel qualcuno forse dimentica o non sa che il Sestriere di cui stiamo parlando ovvero Cannaregio era il Quartier Generale dell’Ordine del Tempio. I Cavalieri Templari avevano la loro sede a pochi metri, nel senso letterale, dalla Chiesa della Maddalena nel palazzo che attualmente ospita il Casinò di Venezia. Purtroppo quasi nulla è rimasto ma un segno che ci dimostra che siamo sulla strada giusta c’è ed è come sempre inciso nella pietra. Quando passate per il canal grande dalle parti della fermata di S.S. Ermacora e San Fortunato noterete un’iscrizione: “NON NOBIS” sulla facciata di Ca’ Vendramin Calergi; sono le prime lettere del motto dei Cavalieri Templari: “Non Nobis Domine, Non Nobis, Sed Nomine Tuo Da Gloria”. Una leggenda dice che i Templari arrivarono a Venezia con un grosso tesoro che venne sotterrato a San Giorgio in Alga, tesoro che sarebbe dovuto essere prelevato in un secondo momento ma di cui poi non si seppe più nulla.



La Chiesa Della Maddalena

Come dicevamo la Chiesa della Maddalena venne eretta nel sestriere di Cannaregio la prima volta molto probabilmente intorno all’anno mille e , lo abbiamo detto in apertura, spesso queste costruzioni venivano finanziate da signori locali; sa da il caso che gli isolotti di questa zona fossero possedimenti della Famiglia Baffo che secondo le cronache veneziane sarebbe stata una famiglia originaria di Parma. In realtà Baffo è un nome abbastanza controverso e le teorie che lo coinvolgono sono tra le più diverse: c’è chi sostiene che il cognome originario fosse in realtà Balbo e che Baffo sia stato dovuto ad un errore di pronuncia, e che un Balbo fosse luogotenente dell’Ordine del Tempio; c’è chi si spinge molto oltre asserendo poi che Baffo derivi in realtà da Baphomet il famoso idolo dei Templari, nessuno in verità sa con certezza, ma alla fine poco importa basta osservare la chiesa per capire che con i Templari centra eccome. Quello che è veramente curioso è che nel 1356 il Senato della Repubblica aveva dichiarato festivo il giorno 22 luglio in onore della sua Santa, Maria Maddalena appunto, confermando sul sito veneziano una antichissima venerazione che dura ininterrotta da 10 secoli. Se questa cosa si deve al fatto che la Famiglia Baffo faceva parte dell’organo di governo della Repubblica ben venga, ma se i Baffo o Balbo fossero membri dell’Ordine Templare di certo non lo sappiamo anche se facendo due più due è possibile.


Come si presenta la costruzione attuale

Sappiamo che la chiesa attuale, che è di pianta circolare, venne costruita demolendo la proto basilica precedente di cui non si hanno molte informazioni ed immagini ma di cui si sa un particolare interessante, che a differenza di quella attuale era orientata ritualmente. A prova di questo si è portata una iscrizione marmorea ora scomparsa che recitava “post tenebras spero lucem”, il Temanza, architetto costruttore della seconda la volle che si affacciasse sul campo e sulla animata calle di passeggio con lo scopo preciso di “rendere.....ornamento più sensibile alla parrocchia a alla città tutta”. Ma perché questa scelta così radicale? Eppure Tommaso Temanza non doveva essere uno sprovveduto del tutto, secondo il custode della chiesa della Maddalena, era un massone. A riprova di ciò ci ha mostrato la sua lapide posta all’ingresso che presenta simboli che richiamano alla massoneria ma anche a quelle del Compagnonaggio Francese come il Compagnonnage du devoir che secondo Louise Charpentier è sopravvissuto fino ai nostri giorni. Ma questo poi lo vedremo più avanti, quando ci sposteremo in Francia seguendo questo filone della Maddalena.




Storicamente una parte del clero ha sempre manifestato una certa riluttanza a far costruire e poi celebrare in edifici religiosi di questo genere. Essi, riallacciandosi a formule costruttive classiche e quindi pagane, richiamavano una visione del mondo e una cultura di impatto fortissimo in quanto Fedele e Celebrante si trovavano a condividere il medesimo spazio, la consacrazione doveva un mistero che si celebrava a bassa voce in latino sconosciuto ai più.



Se si guarda la chiesa dall’esterno, in alto si nota subito un frontone d’ingresso con un motto

“SAPIENTIA AEDIFICAVIT SIBI DOMUM”

Forse il Temanza esplicitava chiaramente nell’epigrafe del frontone che “la sapienza edificò a se stessa” voleva alludere alla scientifica matematicità dei rapporti proporzionati impiegati nell’edificazione del Tempio, ma non dimentichiamo i Cavalieri Templari per i quali Maria Maddalena era la Sofia, la Conoscenza. Certo è che questo è un tempio in cui si esalta l’uomo più che la divinità. Varcato il portale, la chiesa si apre in uno spazio esagonale con nicchie profonde riquadrate da colonnine binarie.



Nella visita alla chiesa, che per la cronaca è chiusa al pubblico, intanto che eravamo avvolti dalla strana energia del luogo, ad un certo punto il custode mi si avvicina e mi fa: lo vede lì su? Riesce a vedere la Maddalena con il Graal? In effetti sull’organo spunta un affresco monocromo che riprende il concetto dell’Evangelizzazione di Maria Maddalena nel su della Francia, ha in mano un calice, sorregge una croce ed ha un folto pubblico che l’ascolta. Che fosse proprio il Graal quello che sorregge la Santa? Questo affresco merita un approfondimento ed uno studio ulteriore sicuramente. Anche la scelta del colore è fortemente simbolica, Rosso come rossi erano i capelli di Maria Maddalena.
Ai due lati solo due statue: Quella del profeta Isaia e quella di re David chiaro richiamo alla Leggenda del Graal ed alla genia di Gesù e della Maddalena. A questo punto bisognerebbe introdurre un argomento molto complesso che tracci la figura di Maria Maddalena nella storia, a dire il vero avevo anche cominciato a mettere giù qualche riga quando ho sentito forte il desiderio di coinvolgere un’altra persona in questa ricerca; c’è una figura che è una delle fonti contemporanee più autorevoli in merito a Maria Maddalena ed è il Dott. Massimo Agostini studioso, scrittore e Vice Presidente del Clan Sinclair Italia che ha già scritto un libro dal titolo: “Il Mistero di Maria Maddalena. Dai Vangeli Gnostici ai Rex Deus” e so che sta ultimando il secondo che riprende l’argomento. A dirla tutta è lui che devo ringraziare se mi sono appassionata a questo tema e se ho fatto carte false per farmi aprire questa chiesa e mi piacerebbe, se lui è d’accordo, potesse darci la sua interpretazione sulla simbologia di questo Tempio. A me ora solo un’ultima riflessione, una pulce nell’orecchio che si riallaccia con il precedente articolo di questa rubrica; ma non avevamo accennato a due Veneziani, i fratelli Zeno, che andarono nelle Americhe con Prince Henry Sinclair prima di Cristoforo Colombo?

mercoledì 25 febbraio 2015

I volti della Dea: rappresentazioni della donna tra archeologia e simbolismo

La Mater Matuta

In occasione della festa della donna, il prossimo 8 marzo al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, un percorso guidato alla scoperta dell’iconografia della figura femminile, nei vari aspetti legati alla sacralità e al privato, attraverso le sale del Museo Archeologico di Firenze. Un viaggio tutto “al femminile” attraverso secoli di storia, con l’ausilio di statue, rilievi, raffigurazioni ceramiche, che ci illustrano come anche nelle epoche più antiche il modo di raffigurare la figura femminile era legato al ruolo e al valore che la donna esprimeva all’interno della società.

mercoledì 18 febbraio 2015

In mostra le tavolette dell’esilio babilonese



L’esilio a Babilonia, le distruzioni del Tempio di Gerusalemme, sono centrali nel simbolismo massonico ma soprattutto dei gradi capitolari dell’Arco Reale. Passando dal simbolo alla storia, va sicuramente segnalata questa importante mostra. Centodieci tavolette d’argilla, incise in lingua tardo accadica e risalenti all’antica Babilonia, svelerebbero aspetti della vita quotidiana degli ebrei durante l’esilio babilonese, avvenuto circa 2.500 anni fa. La collezione, ora visitabile a Gerusalemme, consiste principalmente in certificati amministrativi, contratti di vendita e indirizzi, incisi in caratteri cuneiformi accadici nell’argilla, cotta poi nei forni. Le tavolette, scoperte in Iraq in circostanze ancora non ben chiarite, descrivono una città chiamata Al-Yahudu, il «villaggio degli ebrei», vicino al fiume Chebar, menzionato nella Bibbia nel libro di Ezechiele.

lunedì 16 febbraio 2015

Il Lazio tra laghi e templari



Il Lazio tra laghi e templari è il titolo dell’articolo che vi segnaliamo oggi, dal sito web Tanogabo. Non solo per la bellezza dei laghi, nella provincia di Roma e Latina, ma anche per parlare di Templari a Sabaudia e San Felice Circeo.
      «Il motivo dell'arrivo dei Templari al Circeo è con ogni probabilità quello di controllo della costa, stante la preoccupazione della chiesa per i movimenti di truppe sfavorevoli al Papa. Inoltre svolgevano i compiti istituzionali, propri dell'Ordine. È il fatto che non vi sia traccia qualificante la loro permanenza,  in quanto a stemmi, croci o iscrizioni. Di fatto ci sono la Torre dei Templari, il Convento, le stalle, i magazzini e l'alloggio del Maestro dell'Ordine. Non è stata trovata ancora la via di fuga che permetteva ai cavalieri di abbandonare la Rocca e uscire all'esterno a distanza di sicurezza, uscite che sono state rinvenute in altri luoghi tenuti dai cavalieri Templari, questi punti di fuga erano dei cunicoli che permettevano al templare di uscire, portando con sè il cavallo. Il punto di uscita del cunicolo era situato in un luogo sicuramente protetto da vegetazione o altro».

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La religiosità del mediterraneo in un convegno



Il prossimo 20 febbraio si svolgerà il convegno «Abbracciare la pietra. Una forma religiosa mediterranea tra passato e presente”. Al centro delle discussioni il santuario di Paphos, a Cipro, uno dei più antichi centri religiosi, e il culto della pietra nera, culto diffuso nel Mediterraneo e nell’Egeo. Relatrice sarà Francesca Ceci, direttrice dei Musei Capitolini di Roma. L’appuntamento è alle 14 a Grosseto, nella sala Pegaso della Palazzo della Provincia, in piazza Dante..

lunedì 26 gennaio 2015

Astri e immagini. Da oggi pomeriggio la mostra a Cagliari



Oggi pomeriggio si inaugura a Cagliari la mostra “Astri e immagini” presso la Mediateca del Mediterraneo (MEM) di via Mameli. Sino all’8 febbraio 2015 sarà infatti possibile fruire gratuitamente dell’esposizione, secondo gli orari di apertura della MEM, ammirando le suggestive immagini che l’uomo e la natura hanno creato mettendo in correlazione l’archeologia con gli eventi del cielo.

«In Egitto o in Messico il turismo non necessariamente viene portato avanti da esperti in materia – spiega Paolo Littarru, presidente associazione Agorà Nuragica, durante la presentazione alla stampa di dicembre scorso – o perlomeno così lì non nasce. Il nostro patrimonio ha una valenza non inferiore a tali luoghi. Dovremmo quindi fare in modo che più persone possibili possano fruire di questi beni ancora inesplorati. A Isili, ad esempio – prosegue Littarru – vi è un sito che da solo risulta un unicum, sconosciuto ai più. Esso regala uno spettacolo mozzafiato». Il presidente di Agorà Nuragica conclude infine sostenendo che «nonostante le riviste del settore sostengano pienamente le teorie archeoastronomiche, risulta paradossale che, invece, nessuno in Sardegna voglia confutare tali teorie: il mondo accademico rimane sordo mentre i media tacciono. Nel frattempo uno studioso emerito come Clive Ruggles, professore di Archeoastronomia della Scuola di Archeologia e Storia Antica dell’Università di Leicester, Gran Bretagna, dedica due capitoli del suo libro Handbook of Archaeoastronomy and Ethnoastronomy al patrimonio sardo».

Lo studioso Mauro Peppino Zedda asserisce, invece, «che bisogna attivarsi per valorizzare l’archeoastronomia e prendere spunto dai siti già ampiamente “sfruttati”. Il fenomeno solstiziale, infatti – aggiunge Zedda – può essere “utilizzato” con animazioni e mezzi tecnologici che possono riprodurre il fenomeno tutto l’anno. Si tratterebbe, quindi, di una risorsa culturale che diventa valore aggiunto». Zedda tiene inoltre a precisare che «l’archeoastronomia non è fantascienza: a Isili vi è un esempio di sistema archeoastronomico riscontrabile da una disposizione nuragica messa in campo sulla falsariga di quelle mesoamericane. Un allineamento perfettamente funzionale al solstizio».

L’archeoastronomia è la scienza che studia le relazioni tra le caratteristiche dei monumenti archeologici e gli eventi astronomici con cui tali costruzioni possono essere messe in relazione. Si tratta, perciò, di una disciplina scientifica che incorpora l’archeologia e la storia dell’astronomia, unendo e ampliando il fascino di entrambe, e costituisce materia di studio universitario in diverse università europee e, da qualche anno, anche al Politecnico di Milano. Il progetto “Agorà Nuragica 2014” ha l’obiettivo di valorizzarne le scoperte applicandole al settore turistico, costruendo così un nuovo pacchetto per l’offerta turistica destagionale, con un potenziale attrattivo destinato a crescere di anno in anno.

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mercoledì 21 gennaio 2015

I Templari a Manduria

La facciata della chiesa

C’è una reliquia architettonica importante nella Manduria medievale, sopravvissuta alle profonde modifiche del tessuto urbano negli ultimi secoli, e soprattutto a partire dal XVI secolo. Si tratta della cappella della SS Annunziata che, nella ricostruzione storica di Manduria Oggi, a cui vi rimandiamo, sembra inserirsi, come molte chiese salentine, in un ambito culturale ‘francese’, per sviluppo planimetrico, dedicazione e cronologia ma soprattutto per l’arco ogivale, caratteristico dell’architettura gotica. La committenza però non sarebbe da ricondursi a una delle tante famiglie aristocratiche francesi immigrate, ma a ‘un potente ordine cavalleresco’, i Templari appunto. E l’autore si sofferma a supporto della sua tesi su un dettaglio, apparentemente secondario, della facciata: la presenza di una croce, scolpita a destra del portale d’ingresso. «Si tratta, nella fattispecie, di una crocetta con tre bracci liberi a terminazione gigliata, e il quarto poggiante su un basamento. Ci pare di riconoscervi il simbolo dell’ordine cavalleresco dei Templari che, soggetto a lievi variazioni nel corso del tempo, è attestato in forma identica in un documento della Commenda di Parigi, datato 1290».

La croce templare

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I riti della morte e del culto di monte Prama



Gli scavi di Monte Prama saranno al centro di una giornata di studi in programma a Roma, all'Accademia Nazionale dei Lincei a palazzo Corsini, questa mattina (e per tutta la giornata di oggi). L'evento, organizzato dall'Università degli Studi di Sassari e dall'Accademia nel quadro della convenzione con la Fondazione Balzan, prenderà in esame "I riti della morte e del culto di Monte Prama - Cabras".

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lunedì 19 gennaio 2015

Metamorfosi solari nel '500: il rilievo di Mitra-Phanes del Museo di Modena e le sue interpretazioni nella cultura del Rinascimento



Lunedì 26 gennaio alle 19 si svolgerà la conferenza di Mino Gabriele «Metamorfosi solari nel '500: il rilievo di Mitra-Phanes del Museo di Modena e le sue interpretazioni nella cultura del Rinascimento». L'incontro, organizzato da Servizio Biblioteca del Grande Oriente d'Italia, si svolgerà presso il Teatro Vascello (Via Giacinto Carini, 78 - Roma).

Un viaggio affascinante attraverso il simbolismo pagano, il suo enigmatico fascino e la celata, sapiente dottrina, rivisitata dagli occhi e dalle menti di artisti e dotti di Firenze, Roma e Venezia. Dal celebre rilievo marmoreo di Modena, interpretato come Aion/Phanes o Mitra/Phanes (personificazione primigenia della cosmologia orfica), derivano alcune importanti opere d'arte, pittoriche, plastiche e grafiche del Cinquecento, che ne rileggono il simbolismo arcano e cosmico. Seguire l'affascinante percorso di questa erudita rinascita fornisce non pochi punti di riflessione e di domande sui criteri interpretativi suscitati presso gli umanisti da una divinità allora tanto oscura e complessa. Problematiche ancora attuali sul fronte della comprensione del mito antico e dei suoi riflessi allegorici.

Infatti, sovente, non sono soltanto certi reperti in quanto tali ad essere fonte di trasmissione di antichi saperi, ma anche la tradizione interpretativa che essi innescano. Questa, tramandandosi fra varianti e riletture, sviluppa la conoscenza critica e l'immaginario, in un processo coerente eppure contraddittorio insieme, tuttavia sempre fecondo e vitale per il perpetuarsi della memoria che trama le origini e la storia della cultura europea.

Mino Gabriele è professore ordinario presso l'Università di Udine, dove insegna 'Iconografia e Iconologia'. Studioso noto per i suoi lavori sulla tradizione simbolica nell'arte e nella letteratura medievali e rinascimentali, come per le ricerche in ambito ermetico e alchemico. Ha pubblicato, fra l'altro, Il giardino di Hermes. Massimiliano Palombara alchimista e rosacroce nella Roma del Seicento (1986); Alchimia. La tradizione in Occidente secondo le fonti manoscritte e a stampa (1986); Le incisioni alchemico-metallurgiche di Domenico Beccafumi (1988); L'arte della memoria per figure (2006); Alchimia e iconologia (2008). Ha curato l'edizione di testi inediti, tra cui il De la trasmutatione metallica. Poema del XVI secolo di Antonio Allegretti (1981) e Le précieux Don de Dieu (1988); si ricordano inoltre: Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (con Marco Ariani, 1998), Corpus iconographicum di Giordano Bruno (2001), Il Libro degli Emblemi di Andrea Alciato (2009), Sui simulacri di Porfirio (2012).

Fonte: GOI

La presenza dei giovanniti a Monteleone di Spoleto

di Massimo Agostini


Il bastione di San Giovanni

I Cavalieri di San Giovanni o di Rodi gestivano numerosi ospedali e anch’essi come i templari erano monaci guerrieri impegnati sulle strade della Terrasanta alla difesa e assistenza dei pellegrini. La presenza dei giovanniti a Monteleone si desume dalla denominazione di un bastione posto all’ingresso della città, ma soprattutto per alcuni segni lasciati nella pietra. Il bastione detto di San Giovanni era infatti un baluardo difensivo presidiato probabilmente dagli omonimi monaci-guerrieri, infatti nella facciata dell’attigua chiesa sono ancora presenti di alcuni stemmi araldici riconducibili a questo Ordine. Potrebbe anche essere che il Bastione di San Giovanni sia passato in mano giovannita all’inizio del XIV sec., come eredità derivata dalla soppressione dei templari..

Nelle costruzioni giovannite si ritrovano spesso stemmi marmorei a rilievo che raffigurano i blasoni dei Gran Maestri e l’Arma dell’Ordine, tipici esempi si possono ancora ammirare nell’isola di Rodi. Anche nella facciata della chiesa di San Giovanni di Monteleone sono ancora presenti alcuni blasoni che richiamano fortemente quelli di Rodi. Proprio la presenza di questi stemmi fa ipotizzare che il presidio giovannita di Monteleone di Spoleto fosse di una certa rilevanza, non escludendo l’istituzione di una commenda o castellania.

La lettura del linguaggio simbolico induce a considerare la città di Monteleone di Spoleto come luogo sacro, tempio inviolabile di antichi misteri trasmessi di generazione in generazione nel segreto di rituali esoterici. Sicuramente la città ha visto la presenza nel Medioevo di Ordini Monastico-militari e crociferi, fra i quali i Giovanniti e forse anche i Templari, non escludendo quella di successive organizzazioni iniziatiche dirette eredi del segreto templare (Patio Segreta, Jacobiti, confraternite, accademie rosacrociane …). È pertanto facile ipotizzare che il commercio delle reliquie provenienti dalla Terrasanta, particolarmente diffuso al tempo delle crociate, abbia condotto nella città di Monteleone di Spoleto qualche raro reperto (magari legato proprio a Santa Caterina Alessandrina), nascosto poi nelle segreto dei conventi crociferi.

Queste non possono che essere suggestive ipotesi legate all’interpretazione dell’affascinante linguaggio indiretto dei simboli, agli storici veri va invece il difficile compito di certificare la verità degli eventi qui narrati.