lunedì 15 luglio 2019

Luigi Campolonghi e la Massoneria

di Roberto Galimberti



Luigi Campolonghi nato il 14 agosto 1876 a Pontremoli (Massa), iniziò gli studi secondari presso il collegio Maria Luigia di Parma, dal quale fu espulso, accusato di propaganda sovversiva. Successivamente, superati da privatista gli esami di licenza liceale, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza sempre a Parma. Ancora giovanissimo si appassionò alla lettura del Mazzini, quindi si accese agli ideali del socialismo. Nel 1898 fu denunciato al Tribunale militare di Firenze per "eccitamento all'odio di classe", e allora si rifugiò all'estero, risiedette a Marsiglia, dove, costretto per mantenersi a fare mille mestieri, fondò e diresse il foglio socialista " L'Emigrazione" (1899). Giunse poi all'approdo definitivo che gli era proprio della democrazia radicale e dell'affiliazione alla Massoneria. Nel 1906 fu chiamato alla direzione del "Nuovo Giornale" di Firenze, organo del partito radicale.
Nello stesso anno, il 7 novembre fu iniziato Libero Muratore nella Loggia "Lucifero" (portatore di Luce) di Firenze, fu promosso Compagno d'Arte ed elevato al grado di Maestro il 12 gennaio 1911.
Costretto ad esulare nel 1926, da questo momento in poi la sua vita fu dedicata alla battaglia del fascismo, in cui svolse un ruolo tutt'altro che secondario anche attraverso la L.I.D.U. La lega Italiana per i Diritti dell'Uomo era stata fondata, sotto gli auspici dell'analoga Lega Francese, nel 1922 da lui stesso e da Alcide De Ambris, che ne fu anche il primo presidente, mentre il Campolonghi vi teneva le funzioni di segretario; ad essa aderirono dai sindacalisti rivoluzionari agli anarchici, mentre restarono fuori i comunisti. Nell'aprile del 1927, nel castello di Duazan vicino Nerac, egli e De Ambris organizzarono la riunione delle forze antifasciste da cui nacque la Concentrazione antifascista. Morto De Ambris, egli fu eletto presidente della L.I.D.U.. Negli anni tra le due guerre la Lega assolse una funzione importante nell'ambito dell'emigrazione antifascista. Nel 1943 rientrò in Italia, stabilendosi dapprima in Liguria e quindi in Val d'Aosta. Morì a Settimo Vittone (Torino) il 21 dicembre 1944.