lunedì 12 dicembre 2016

Tiziano Busca a Piombino: «Il Rito di York è una farmacia dell’anima»



Il Rito di York è una grande avventura dello spirito, ha detto Tiziano Busca, Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei LLMM dell’Arco Reale, in una recente serata a Piombino. «Si dice che l’iniziazione è quella cosa in cui entra un cuore agitato per uscirne in pace». Così la Massoneria in generale, e un percorso di approfondimento come il nostro, è il luogo dove possiamo vivere questo momento di salute dell’anima. È una farmacia. Un teatro farmaceutico, dove tutto dà robustezza alla nostra comprensione delle cose. Ci sostiene. È quello che diceva Epicuro nella sua nota Lettera sulla Felicità. A Meneceo parla di un quadrifarmaco, qualcosa cioè che sappia ‘curare’ quattro paure per l’uomo. Quella del trascendente, di un cielo che ci guarda e che ci fa domande a cui non sappiamo rispondere. Quella della morte, che è il destino che apparentemente tutto porta via. Quella della felicità che abbiamo la sensazione di non riuscire mai a trattenere per noi. E quella del dolore che invece è qualcosa che ci sembra inevitabile. Questo equilibrio è quello dell’iniziato. E per arrivare a questo traguardo nessuna età sarà mai passata e nessun lavoro sarà mai vano».

Il Rito di York in Albania




Si è svolto nei giorni scorsi un nuovo incontro del Capitolo dell’Arco Reale a Durazzo. Il Rito di York è lievito e fermento. E quando c’è il lievito le cose diventano vita. Una ‘vivacità’ che si è tradotta, negli ultimi anni, con un moltiplicarsi di attività rituali in tutta Italia, con la nascita di tanti nuovi Capitoli (anche all'estero) e la recente riattivazione dei corpi appendant.

La Verità



«La verità nasce nell'anima che si agita in mezzo al silenzio delle cose».
(Nicolás Gómez Dávila).

venerdì 9 dicembre 2016

Il primo giorno del mondo




È da pochissimo in libreria l’ultimo libro di Mino Gabriele. “Il primo giorno del mondo”, edito da Adelphi, che approfondisce il tema della “migrazione dei simboli”, oggetto di studio alla fine dell’Ottocento da parte di Eugène Goblet d’Alviella, storico delle religioni e interprete della tradizione massonica, che pubblicò nel 1891 un saggio intitolato proprio La migration des symboles. Trascorso oltre un secolo, Gabriele riprende il tema raccontando la sorprendente migrazione delle immagini simboliche attraverso tempi e luoghi distanti. Ne parlerà sabato 28 gennaio (ore 10:30) al Teatro il Vascello di Roma in un incontro aperto al pubblico organizzato dal Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia e al quale parteciperà il Gran Maestro Stefano Bisi.

Saranno quattro storie, oggetto del libro di Mino Gabriele, ad articolare la discussione: da un bassorilievo del II secolo che rappresenta il primo giorno del mondo, con il dio orfico Phanes al centro contornato dallo zodiaco – bassorilievo al quale si ispirarono, senza mai menzionarlo, diversi artisti cinquecenteschi – alla raffigurazione di un drago immortale le cui radici risalgono fino a un antico dramma indiano; da un raro amuleto giudaico-cristiano del XVI secolo, subito condannato dalla Chiesa, alla singolare incongruenza astrale, coniugata con la teoria dei quattro elementi, del ciclo decorativo del celebre Studiolo di Francesco I de’ Medici. Gabriele propone un cammino che non ha diluito i pensieri e le idee che a quelle immagini hanno dato forma, ma ne ha anzi arricchito la trama e i concetti in spazi sempre più ampi. Fino ad oggi.


Mino Gabriele è professore presso l’Università di Udine, dove insegna “Iconografia e Iconologia”. Studioso noto per i suoi lavori sulla tradizione simbolica nell’arte e nella letteratura medievali e rinascimentali, come per le ricerche in ambito ermetico e alchemico. Ha pubblicato, fra l’altro, Il giardino di Hermes. Massimiliano Palombara alchimista e rosacroce nella Roma del Seicento (1986); Alchimia. La tradizione in Occidente secondo le fonti manoscritte e a stampa (1986); Le incisioni alchemico-metallurgiche di Domenico Beccafumi (1988); L’arte della memoria per figure (2006); Alchimia e iconologia (2008). Ha curato l’edizione di testi inediti, tra cui il ‘De la trasmutatione metallica’. Poema del XVI secolo di Antonio Allegretti (1981) e Le précieux Don de Dieu (1988); si ricordano inoltre: Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (con Marco Ariani, 1998), Corpus iconographicum di Giordano Bruno (2001), Il Libro degli Emblemi di Andrea Alciato (2009), Sui simulacri di Porfirio (2012). Dirige la collana “Multa Paucis. Opere Rare e Inedite” della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e la rivista «Fontes. Periodico semestrale di Filologia Classica e Storia dell’Arte».

Fonte: GOI