martedì 24 aprile 2018

Tiziano Busca: «La Massoneria è il dubbio che si fa presenza, che si fa chiesa. Ma bisogna viverla, non leggerla»

di Tiziano Busca*

Tiziano Busca con Gustavo Raffi 

La Massoneria non la leggi, la vivi. La differenza è tutta qui. Certo, si potrebbe anche partire da lontano. Da quando il primo uomo si è chiesto: perché? Perché è in quel momento che la Massoneria è nata. La Massoneria è il dubbio che si fa presenza, che si fa chiesa. Lo si chiamava ‘segreto’ e oggi non lo si dice più così, perché il termine suggerisce cose torbide, sporche, da nascondere, che non si possono dire. Ma era la Verità che non si riusciva a dire, morto un dubbio se ne fa un altro ed è questo il motore del mondo, degli uomini che cercano di mettere a fuoco il loro esserci. Ecco in che senso, dicevamo, ‘segreta’. La Massoneria è sempre stata nella storia dell’uomo la chiesa di questa ricerca, che non ha risposte fatte ma ha strumenti per rendere più robuste le domande.
La Massoneria è palestra etica, il luogo di incontro di ‘fratelli’ che si vogliono bene, tutti impegnati a costruire il Tempio della condivisione, fatto di affetti, di confidenze, di paure, è un Tempio di pietra viva, un Tempio vivente, fatto di anima, non c’è la freddezza della pietra, ma la robustezza di una cosa che dura. Ecco in che senso la Massoneria la devi vivere, e allora sì che la puoi raccontare, è l’emozione di indossare per la prima volta i guanti, è il grembiulino che ti stringi per la prima volta in vita. La Massoneria è fatta degli errori che farai, delle delusioni che avrai quando tutto ti sembrerà inutile. Ma lei sarà sempre lì, e quando le nuvole saranno passate la troverai più vera, più presente, più bella.
È la passione che dirige le azioni, non l’astratta teoria. Perché vuol dire mettere nel campo il nostro destino. Senza le incertezze, senza la timidezza che ci ha impedito negli anni scorsi di tornare ad essere protagonisti della nostra storia. Ora (ri)tocca a noi.

Ogni testimonianza è qui per dirci che la speranza di costruire diventa edificio se c’è l’entusiasmo del singolo mattone. Entusiasmarsi, En-teos, vuol dire essere già come Dio, essere Dio. La testimonianza, cioè, ha già un valore spirituale. Il quotidiano, il vissuto, non è l’inerte solitudine di un qualcosa di trascurabile. Ma la guida verso gli orizzonti di realizzazione a cui tutti aspiriamo.


* Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell'Arco Reale - Rito di York