lunedì 31 dicembre 2018

Ti siamo vicino


Nella notte dell'ultimo giorno di questo 2018 è venuto a mancare all'affetto del Gran Maestro Delegato Aggiunto dei Massoni Criptici d'Italia Giuseppe Cosentino, il suo caro Babbo: A nome di tutti i compagni massoni dell'Arco Reale a lui e ai suoi famigliari la fraterna vicinanza del Gran Capitolo Italiano.

venerdì 28 dicembre 2018

La narrazione massonica nel Rito di York

di Joseph ben Canetti

Anche i meno scolarizzati sulla storia della Libera Muratoria, sanno che quando si parla della nostra Arte ci si riferisce ad un sistema inizialmente bigraduale (1717) divenuto poi trigraduale (1725), e chi proviene dai sistemi britannici, sa come nel 1813 la neo formata UGLE promulgherà la dichiarazione di come “la pura ed antica Massoneria è composta dei tre gradi comprendendo il Sacro Arco Reale” quindi non grado in sé o Rito, ma rituale di perfezionamento del grado.
Come sempre molti di noi disinterpretando il concetto di libero pensiero, interpreta in maniera molto autoreferenziale questi concetti, spesso troncandone una o più parti, il resto lo fa il passaggio da bocca a bocca evitando ovviamente l’orecchio. Quante volte nella nostra vita di Loggia abbiamo visto uno sconcerto nei visi di Fr. che alla fine del grado di MM sono andati in sonno perché “non c’è nulla di più oltre questi tre gradi”, se non addirittura il malcelato rimprovero di essere finito in un accolita di buontemponi?. Singolarissimo pensiero di un MM poco MM, nessuno di loro si è mai domandato ad esempio cosa ci sia scritto nella Tavola di Tracciamento di terzo grado, e perché non riesca a leggerla, magari c’è qualcosa in più ?
Ma ritorniamo a noi, nel sistema delle Logge azzurre, le Emulation del GOI sono tronche nell’ultimo percorso del Royal Arch, che ripeto essere non un grado od un Rito, ma un completamento, anche perché oggettivamente il MM resta legato ad una serie di domande mai chiarite, e che vengono esaudite appunto nell’Arco Reale.
Sappiamo però come il grado del Royal Arch (Aldersgate) del sistema inglese (Emulation), sia un condensato di altri gradi muratori, e rappresenta in se un sistema di alto impegno quando si vada nei profondi significati esoterico, cabalistico.
Sotto questa luce dobbiamo poi registrare la presenza di un secondo pezzo mancante che oltrepassa il Royal Arch collegata ad un'altra dichiarazione ufficiale della UGLE del 1856, e che afferma come il grado del Marchio “può essere considerato una forma di gradita aggiunta al grado di Compagno”. A questo punto il sistema inglese appare assai poco “semplice e articolato” come vuole la narrazione comune, per assumere la giusta solennità spesso schernita.
A questo punto ci troviamo nel sistema inglese nell’imbarazzante situazione di avere un grado di Apprendista, di Compagno di Mestiere che andrebbe completato con il Marchio (come Mark Fellow in Scozia), per dare a questo sistema malamente tradotto in italiano come Compagno l’importante ruolo che in realtà nei tempi non ha quasi mai avuto (marcatamente presenti i riferimenti cabalistici della lettura – consiglio di lettura per chi può del Sefer Ha Temunah).
Ed in fine il grado di Maestro Muratore, con un ulteriore declinazione nel Maestro Venerabile e quindi come Compagno e poi principale dell’Arco Reale. Il tutto si riassume su 6/9“sistemi rituali” per poter meglio comprendere quel tragitto iniziato in piedi e bendato, un tragitto iniziato sotto terra (quasi) e proiettato verso il cielo (se si ha la costanza di credere in sé e nel Tragitto).
Ma cosa è a questo punto il “nuovo” rito americano? Lo York richiama tutta l’antica componente rituale esoterica fatta di vari degree e grade, in una componente narrativa e Rituale di enorme portata.
Per comprendere meglio questa narrazione dello York, possiamo semplicemente utilizzare gli intervalli temporali scanditi dalla: costruzione del Tempio salomonico, il secondo Tempio di Zorobabele, e ciò che accade con i Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme ( Ordine di Malta) attraverso il mediterranean pass, con una direzione di punti cardinali che va da oriente ad occidente. In questa chiave interpretativa dobbiamo iniziare, a mettere i gradi York nell'ordine temporale in cui potrebbero verificarsi logicamente, invece dell'ordine in cui li abbiamo ricevuti:
1) Apprendista (trigraduale);
2) Compagno (trigraduale);
3) il Tempio è ancora in costruzione e qui andrebbe inserito il grado di maestro del Marchio
(Royal Arch);
4) il Royal Master (criptico) ;
5) abbiamo quindi il selcted Master (criptico) infatti Il nostro Gran Maestro è ancora in vita
6) il grado della dipartita quello di Maestro (trigraduale)
7) Il Tempio non è completato, quindi inseriamo il Most Excellent Master (Royal Arch) preceduto ovviamente dal Past Master (Royal Arch) ;
8) Il Super Excellent Master (criptico) sembra venire dopo – e descrive la distruzione del Tempio e l'inizio della cattività babilonese, chiudendo completamente il ciclo Emulation;
9) Viene poi l'Illustre Ordine della Croce Rossa ( Templare) che traccia perfettamente il come avvenga la restaurazione del secondo Tempio;
10) Quindi arriva l'Arco Reale (Royal Arch), che riassume molti degli eventi dei gradi precedenti e ci porta al punto in cui è oramai avviata la costruzione del 2 ° Tempio;
11) avanziamo velocemente per molti secoli verso il Mediterranean Pass (Templare) dove “il messaggio” passa nuovamente da oriente ad occidente;
12) l'Ordine di Malta (Templare) ovvero i cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme;
13) e si conclude con l'Ordine del Tempio esempio della Nova Gerusalemme.
Tutto il ciclo sopra delineato, esclusa la parte dei cavalieri, è contenuto nel sistema trigraduale inglese, ma ha il grosso svantaggio di essere estremamente sintetico e ai limiti del sincretico, e necessita quindi di una guida di Maestranza particolarmente esperta e perita. Le forme rituali dello York declinano invece con maggiore semplicità ed organicità ogni passaggio, dando anche il tempo necessario alla comprensione ed all’approfondimento nei piani sottili.
Il sistema inglese viene indicato e si auto indica come “la Massoneria” , ed in questo credo che nessuno possa affermare che il 1717 non segni la nascita della moderna massoneria, ma sappiamo tutti, inglesi compresi che l’alba dell’ottocento vedeva questa rinnovata tradizione mutarsi, omogeneizzarsi e cambiare le proprie forme.
Parliamo del sistema britannico e dei gradi presenti nello York, proprio per delineare lo stato di organicità disorganica di quanto successivo al sistema trigraduale classico da loro stessi definito con la dichiarazione del 1813 sulla “vera Massoneria”, e memoria di come prima del 1851 (fondazioni delle Logge del Marchio considerate in un primo momento spurie) e non ostante le riforme in atto , buona parte dei gradi che ritroviamo dello York, definiti side degrees avevano la caratteristica di essere trasmessi personalmente da MM all’altro, al di fuori cioè dal regolare lavoro di Loggia, e quasi sempre al di fuori di una struttura associativa propria. Ma dopo che gli antient degrees cominciarono ad essere praticati in associazione alle Logge del Marchio oramai ufficialmente costituite o come appendant, iniziarono ad essere associati a un determinato corpo massonico senza però far parte del suo sistema, ovvero esistiamo e non esistiamo nel contempo. Da ciò ne deriva che per poter lavorare un dato side degree sia richiesto di rivestire un dato grado nella gerarchia del corpo ospitante, ma non per questo il side degree possa essere considerato rango superiore, resta quindi in se stesso un grado laterale in senso stretto. In questa situazione di grande confusione, credo vi sia memoria delle critiche situazioni determinate negli anni venti del 1700 con i sistemi degli alti Gradi e delle problematiche fra Craft ed Order, ulteriormente intricate dalle situazioni successive di varia rilevanza, a memoria il Royal Arch attuale è del 1830!




Per noi della gens italica, credo sia poi importante ricordare come I fondatori del rito di York in Italia (Bricchi, Cantore ) conoscessero nel più perfetto stile inglese, a memoria tutto il lunghissimo rituale capitolare. Lodevolissima quindi l’attuale tendenza del conferimento separato dei gradi, al fine anche di poter usufruire degli insegnamenti che altrimenti ne avrebbero sofferto, evitando i sincretismi forieri di confusione e perdita dell’essenza del percorso.
Il “sistema americano” spesso ritenuto di minor valore rispetto al sistema inglese o continentale, in realtà mantiene un apparto di Riti non solo di tutto rispetto, ma anche di immutata radice rispetto alle pesanti ingerenze politiche del sistema inglese od i drammatici accadimenti sul continente europeo di rivoluzioni e guerre.
Gli stessi Stati Uniti hanno anche loro delle piccole gemme rituali connesse al sistema denominato Ancient York che è a sua volta strettamente aderente alla tradizione antica (1730), ed è presente nei rituali dello stato della Pennsylvania, avendo quindi il nuovo mondo come miglior custode della Tradizione! Sempre in terra americana ed a spiegazione della singolarità della Pennsylvania inoltre c’è un curioso accostamento storico per quanto riguarda la stesura dei rituali simbolici più antichi del RSAA dove sta emergendo la paternità non del "giro" di De Grasse-Tilly, ma di un altro "Scozzese" che non passò da Charleston, e prima di Grasse-Tilly ritornò in Francia coi 25 gradi del Rito di Perfezione di Morin e Francken (denominato in seguito Rito di Perfezionamento di Heredom 1848 ). Questo profugo si chiamava Germain Hacquet (nato Ancient ed uno dei fondatori della G.L. di Pennsylvania), e risiedeva con il suo reggimento di cavalleria ad Haiti. Alcune logge delle Antille Francesi si erano poste all'obbedienza della Gran Loggia di Pennsylvania, e Germain Hacquet era il loro Gran Maestro Provinciale. Al suo ritorno in Francia Germain Hacquet si affiliò alla Madre Loggia Scozzese "Triple Unitè Paris", che vide entrare qualche mese dopo anche Grasse-Tilly, che lo cooptò immediatamente nel suo Supremo Consiglio di Francia, Hacquet continuava comunque a lavorare anche nel rito di Perfezionamento di 25 gradi.
Nel Rituale infatti è dato osservare la maniera particolare di far circolare la Parola in apertura e chiusura dei lavori, così come la troviamo e che non aveva riscontri nei rituali europei precedenti e o successivi: né in quelli di derivazione "Modern"e né in quelli "Antient", neppure nei rituali "Ancient York" americani, ad esclusione di uno: quello praticato tuttora in Pennsylvania, e che sappiamo essere il più antico di tutti.
Questa constatazione, che lega lo sviluppo del Rituale alla persona di Germain Hacquet, non è stata particolarmente apprezzata nei circoli scozzesisti francesi, il Supremo Consiglio di Francia ha in effetti lanciato su Germain Hacquet una specie di "damnatio memoriae", perché egli rimase sempre fedele al trattato d'unione col Grande Oriente di Francia, e con la maggioranza dei membri del Supremo Consiglio costituì quello che poi diventò il Gran Collegio dei Riti del GOF - la componente maggioritaria dello Scozzesismo francese.
Dopo questa breve digressione, ritorniamo ai nostri gradi per avere una riflessione breve sul loro significato nella costruzione narrativa.
Iniziamo con il grado di Past Master collegato al raggiungimento della carica di Maestro Venerabile e quindi conduttore della Loggia, elemento di base del cantiere Massonico. Il grado venne introdotto per consentire ai Fr. MM, che non avevano conseguito la carica di Venerabile la possibilità di percorre i successivi gradi e relativi misteri; questo in quanto la numerosità delle Logge dell’epoca spesso impedivano il raggiungimento dello status a troppi MM che restavano esclusi dall’importante ciclo rituale.
Abbiamo poi il Most Excellent Master che secondo George Steinmetz venne creato per colmare una lacuna nella narrazione "... portare al candidato la storia del completamento e della dedica del Tempio di Salomone, e tenta di colmare il vuoto nella leggenda massonica che altrimenti rimarrebbe incompleta ..." con la morte prematura dell’Architetto, chi completerà il Tempio? Il grado è interamente di origine americana e non ha alcuna correlazione con il lavoro simile conferito in Europa. Comunque ritroviamo un grado simile nel sistema delle logge "Ancients" a Liverpool dal 1792, indicato come Excellent Master ma che risulta differente da quello York, così come nel sistema irlandese precedente al 1786. Si narra che l’attuale grado York, abbia avuto origine nel Capitolo del Tempio, ad Albany, New York, nel 1797, ed a Thomas Webb è generalmente attribuito il merito di essere stato il suo autore, assieme ad un Fr. di nome Hanmer, nel corso di una tornata appositamente istituita per un capitolo che lavorava nel Royal Arch.
Non è comunque possibile affermare come Webb possa aver inventato il grado, o semplicemente lo abbia riorganizzato sul modello di sistemi antecedenti al 1797, tuttavia, pubblicandolo sul Monitor, ebbe modo di darne l’opportuna rilevanza; di certo, ad oggi, tutti danno a Webb il merito di aver portato il Most Excellent Master nel sistema capitolare del Royal Arch. Indubbiamente, il grado originario pre 1792 sorse nell’epoca in cui le differenze rituali tra le logge avevano preso la forma di un caos generale, ma è ragionevole, seppur non comprovabile, ritenere come il grado sia stato incorporato nel normale sistema Capitolare proprio per colmare una lacuna che esisteva nel sistema rituale del tempo. Nel sistema trigraduale il Tempio fu lasciato incompiuto nel grado di MM per la prematura morte dell’Architetto, venendo terminato in quello di Most Excellent Master. Il Royal Arch vede la sua ricostruzione dopo l’esilio babilonese.
Dal sistema capitolare oramai concluso, si passa a quello del Concilio Criptico le cui origini sempre avvolte nelle nebbie hanno consentito il formularsi di varie ipotesi che illustreremo per amore della storia ponendo però le basi di una sua genesi su elementi riscontrati.
La prima è la così detta “The Stuart Theory” visto che questa forma rituale comincia proprio ad emergere nel XVIII secolo, in strettissima connessione con le alterne fortune della dinastia reale Stuart, allontanata dal proprio paese e collegata direttamente a Bonnie Prince Charlie al secolo Carlo Edoardo Stuart, detto anche Giovane Pretendente nato in esilio a Roma il 31 dicembre del 1720 ed i suoi tentativi di riportare la corona in famiglia. Il sistema è criptico e segreto, proprio per quanto relativo allo status del principe ed alla necessaria riservatezza nelle terre inglesi ove gli Stuart erano visti come il demonio. Quindi alcuni passaggi rituali come ad esempio, il "figlio della vedova" equivale all'erede del re Carlo I che fu decapitato dai parlamentari; la "parola perduta" è correlata alla "causa persa"; il "sollevamento" di un massone per fare riferimento al restauro della Corona di Stuart. Quindi una forma rituale strettamente collegata alla politica, un po’ come la carboneria in Italia.
Passiamo poi alla teoria di Batimora, Baltimora era una città importante, sia commercialmente che massonicamente all'inizio del XIX secolo e parte della Gran Loggia del Maryland, dove nel 1810, il Select Master Degree (di Philip Eckel e Hezekiah Niles) veniva conferito in un "Gran Consiglio". Jeremy Cross, personaggio ben noto nel mondo della massoneria, riceveva il grado da Eckel e riusciva a portarlo nelle più remote Logge proprio in forza della sua riconosciuta autorevolezza e fama. Un po’ più intricato i il collegamento con l’altro grado criptico quello del Royal Master. Infatti se risulta reale che Eckel ricevette il Royal Master Degree nel 1819 nove anni dopo aver conferito il Select Master a Jeremy Cross in una Royal Arch Lodge, Folger ci informa come sia stato proprio Jeremy Cross e non altri a metterli insieme nel 1818 previo benestare dell’onnipresente Thomas Smith Webb nel 1819.
C’è poi un elemento particolare collegato alla teoria di Baltimora, Eckels avrebbe ricevuto il grado da un Fr. di nome Henry Wilmans, un ex maestro di una loggia a Charleston, nella Carolina del Sud. Wilmans sembra essere stato anche un ispettore generale di Rito Scozzese accreditato nel circuito
europeo, in forza di questo riconoscimento ufficiale Eckel poteva a sua volta conferire il Select Master a Cross nel marzo del 1792, portandoci quindi alla derivazione scozzese.
A questo punto abbiamo le due teorie del sistema criptico, la tesi Stuart sull'origine, dove i "significati" dovevano essere mantenuti segreti proprio perché erano "tradimento" agli occhi della monarchia inglese (quella Orange istallata dal Parlamento inglese) ed anche perché i luoghi di incontro venivano identificati come siti di pianificazione e di indottrinamento della successione Stuart, ma perpetuata in modo discreto ( leggenda del "Secret Vault").
La pretesa origine Stuart va oltre sostenendo che i nove archi sono specificamente un'invenzione Stuart alludendo al loro adattamento della Leggenda di Enoch, ed addirittura secondo Hinman, ... è apparso in due gradi francesi chiamati rispettivamente, il" Maestro scozzese della volta segreta di Giacomo VI "e il" Grande massone scozzese della volta sacra di Giacomo VI" il riferimento specifico alle origini stuartiste del sistema. Le vecchie leggende ebraiche e massoniche o hanno tre archi, uno sotto l'altro, o sette archi su un livello. Il candidato che cerca l'ammissione al caveau segreto è stato chiamato Adoniram, che in alcuni dei gradi è il produttore dei Sacri Vasi del Tempio e non Hiram Abif. Come raccoglitore di imposte dei re di Israele e di Giuda, rappresentava gli Stuart".
La teoria è stupenda, peccato come non esista una sola prova documentale di queste affermazioni. Non c'è dubbio che gli Stuart in esilio usassero i gradi massonici originari per i loro scopi, ma affermare che li abbiano inventati non appare credibile.
Per venire all’ipotesi di Baltimora diamo lettura ad un documento interessante "...la maggior parte degli ispettori è in possesso di un certo numero di diplomi rilasciati in diverse parti del mondo e che generalmente sono lieti di comunicare a loro volta a quei fratelli che sono abbastanza elevati per comprenderli ...". Appare a questo punto fondante come il Rito Scozzese possa rivendicare l'origine e il controllo sui gradi criptici, ipotesi supportata dal fatto che i loro membri all’epoca dei fatti, erano ispettori (ad esempio Cohen, Jacobs e Lownds), in realtà conferivano i gradi in quanto parte del Rite of Perfection. "
Tutto interessante, ma resta irrisolta una domanda fondamentale, da dove traeva origine il sistema rituale? Come abbiamo visto dai precedenti capitolo di questa storia, ci sono una molteplicità di teorie sulla genesi del Rito Criptico, ma questa volta rifacendosi a documenti, siamo in grado di tracciare una storia fuori dalla leggenda o dalle ipotesi per quanto suggestive ed interessanti.
Culla del sistema criptico è nella Francia sud-orientale, a Bordeaux, questa è la patria di vari gradi di derivazione sia francese che inglese, scozzese e irlandese. Uno di questi ha dato origine ai gradi criptici. Alla fine hanno fatto parte di quel complesso assai ben rappresentato dal Ramsey, e che sarà parte con la tradizione "Eccosais" da Bordeaux a Berlino.
Senza entrare in dettaglio sulle origini dell'Antico e Accettato Rito Scozzese mi sembra necessario delineare per tratti di cosa storicamente si stia parlando, anche per non confonderlo con altre forme di Rito attualmente in essere.
Fondato in Francia l’AARS, emigrò negli Stati Uniti per mezzo di diversi FFrr. Il più importante fu sicuramente Stephen Morin, nel 1761 nei Caraibi e da lì a Charleston Carolina del Sud.
Parte del primo Rito di perfezionamento (articolato su 25 gradi) era il 5 ° grado, definito "Cavaliere dell'Aquila o Maestro Scelto". Morin e i suoi successori, Francken (Charleston, 1762 e Albany, New York 1767) e Moses Hayes di Boston (1768) furono i primi sostenitori non solo dell'AASR ma anche dei "Gradi criptici". Secondo Hinman, e altri, poco dopo l'organizzazione del Supremo Consiglio AASR di Charleston, nel 1802, pubblicarono un manifesto che descriveva i gradi di cui rivendicavano la giurisdizione.
Fu a Berlino che il Rito scozzese e il Rito criptico trovarono un mecenate entusiasta, nel re di Prussia Federico il Grande. Fu lui a fare in modo che esistesse una Costituzione del rito scozzese (circa il 1750) ed anche un rito per i massoni criptici. Il primo ritornò a Bordeaux e da lì Morin in Giamaica e da lì in Carolina del Sud, Albany, New York, ecc., mentre il sistema del Rito Criptico sembra sia giunto negli Stati Uniti direttamente tramite Wilmans e Cohen.
Le somiglianze dei gradi a Berlino, Bordeaux e Stati Uniti d'America sono assolutamente interessanti, è noto come il Selected Master fu eseguito attivamente in Francia prima del 1751 ed è considerato più vecchio dei gradi del Rito di Perfezione del Rito Scozzese (1760 circa) ed è stato anche verosimilmente celebrato dal Capitolo di Clermont nel1754.
Il titolo di "Select Master of Clermont" (più tardi abbreviato in Select Master) ha creato non poche perplessità, perché connesso alla simbolicamente potente Abbazia nera di Clermont con la cappella dedicata a Santa Maddalena, o l’altra minore di sant’Illidio già benedettina e sempre presente a Clermont. Possiamo poi dimenticare, il concilio di Clermont del 1095 con il germe della nascita templare? Un'altra tradizione più secolare ritiene che il titolo del grado sia molto probabilmente un complimento al Duca di Clermont, il Gran Maestro di Muratori francese (1743- 1770).
Che cosa è succeso di questi gradi nello York e nello Scozzese ? Secondo Hinman, vi fu una divergenza tra le fila dell'AASR, giurisdizione settentrionale e precisamente tra J.J. Gourgas e Joseph Cerneau e Lownds, fratello di grande prestigio sia per il rito di York che per i gradi criptici,
che si schierò dalla parte di Cerneau, tanto che i gradi furono effettivamente esportati permanentemente nel rito di York, dal 1818.
Il sistema criptico può anche essere stato utilizzato per problemi dinastici, ma trae comunque origine dalla fucina francese che aveva il fato di accogliere Tradizione continentale, inglese ed irlandese (Stuart) e rinnovata di nuova linfa vitale nella grande fucina del nuovo continente. Da ultimo ed a beneficio dei Fr. di Rito Emulation, ricordiamo come solo con il grado di Super Excellent Master si riesca a chiudere il cerchio del sistema Emulation, veramente è possibile affermare “tutto è giusto e perfetto”.

venerdì 21 dicembre 2018

Buon Solstizio d'Inverno

di Cesare Marco Delorenzi




Dicembre è un mese importante e suggestivo. Non solo è l’ultimo mese dell’anno, il mese delle feste, di Natale, del cambio dell’anno, ma è anche il mese del Solstizio d’inverno, ovvero il giorno più corto e la notte più lunga dell’anno.
Se accettate un suggerimento, si potrebbe celebrare il Solstizio con una semplice, ma gravida cerimonia in cui poniamo nella terra i proponimenti del prossimo anno, in forma di semi di melograno, affinché germoglino all'Equinozio di primavera. Io lo farò, sperando che i semi portino amicizie e serenità. Il mio anno è stato funestato da troppe negatività, per cui aggiungerò cinque semi di grano, tenero, sette di grano duro ed un fagiolo, magico.

Il Solstizio d’inverno è il momento in cui il Sole raggiunge la massima distanza angolare rispetto all’equatore, ossia quando l’emisfero Nord riceve il minimo irraggiamento dal sole, è dunque il giorno con meno luce e di conseguenza la notte è la più lunga.

Nel nostro emisfero, ovvero quello boreale, al mezzogiorno locale del solstizio di giugno il Sole raggiunge l'altezza massima possibile sull’orizzonte per quella latitudine, mentre in quello di dicembre raggiunge l'altezza minima

Il solstizio ritarda ogni anno di circa 6 ore rispetto all'anno precedente (più precisamente 5h 48' 46") e si riallinea forzosamente ogni quattro anni in corrispondenza dell’anno bisestile, introdotto proprio per evitare la progressiva divergenza delle stagioni con il calendario. A causa di tali variazioni può capitare che i solstizi cadano il 20 o il 21 giugno oppure il 21 o il 22 dicembre.

Già ho molto tediato, nelle mie dissertazioni periodiche, sull’importanza che ha sempre avuto nei più svariati contesti socio-storico-culturali questo periodo; pertanto oggi mi limiterò a semplicemente ricordare che il Solstizio d’Inverno sia stata una festività pagana importante nota come Sol Invictus, dal 17 al 23 a Roma erano i Saturnalia, nel neopaganesimo Yule e nel cristianesimo si associa il Natale.

La tradizione popolare vuole che il giorno più corto dell’anno sia il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia. Il 13 dicembre è il giorno in cui il sole tramonta prima, ma il 21 l’alba è ritardata. Quindi a conti fatti il 21 dicembre abbiamo meno ore di luce. Da quella data fino ad inizio gennaio il sole sorge più tardi e tramonta più tardi.

Insomma abbiamo delle notti più lunghe in quanto l’alba avviene più tardi e la notte più lunga di tutte sarà quella fra il 20 e il 21 dicembre 2017. Il sole il 20 dicembre andrà a dormire alle 17 e lo rivedremo alle 7.30 del mattino del 21 dicembre. Dal Solstizio d’inverno l’ora del tramonto si allungherà ogni giorno di preziosi minuti, ma l’alba avverrà sempre qualche minuto più tardi, fino ad inizio gennaio quando l’alba inizierà a riacquistare minuti e le notti si faranno quindi più brevi.

In Italia tutti conoscono il detto «Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia». Il 13 dicembre viene festeggiato in alcuni luoghi del nostro Paese (Bergamo, per esempio) come il giorno in cui si fanno i regali ai bambini. In Svezia, e in generale nei Paesi nordici, la notte di santa Lucia è accompagnata da tradizioni e cerimonie che celebrano la luce e un sonetto del poeta inglese John Donne canta come «la mezzanotte dell’anno». Eppure non è questo il giorno più breve, quello in cui tra l’alba e il tramonto trascorre il minor numero di ore e dopo il quale le giornate tornano finalmente ad allungarsi: il solstizio cade invece il 21 o il 22 di dicembre (quest’anno il 21). La responsabilità dello sfasamento tra la tradizione e la realtà ricade su Giulio Cesare e sulle conoscenze astronomiche non del tutto precise dei Romani, o meglio dell’astronomo Sosigene di Alessandria. Fu a lui, infatti, che Cesare nel 46 a.C. diede incarico di mettere ordine nel calendario in uso all’epoca, che vedeva continui sfasamenti. Il calendario giuliano fu un deciso passo avanti, grazie all’introduzione del mese bisestile ogni quattro anni. Il giorno in più serviva, come accade ancora oggi, a recuperare la differenza tra i 365 giorni dell’anno segnati normalmente dal calendario e i 365 giorni e 6 ore che rappresentano l’effettiva durata del tragitto che la Terra compie attorno al Sole. Sei ore in più per quattro anni danno appunto la durata di un giorno, che dovrebbe riportare in pari le cose.

Purtroppo, però, le 6 ore usate per il calcolo dell’anno bisestile sono solo una approssimazione della durata esatta dell’anno solare che è di 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. La differenza è poco più di undici minuti, abbastanza per portare nei secoli ad accumulare un ritardo che a un certo punto era arrivato attorno ai dieci giorni. Nel Medioevo il solstizio era dunque più vicino al giorno di santa Lucia che al 21 dicembre, giustificando pienamente le tradizioni popolari.

 Fu solo nel 1582 che le cose vennero rimesse a posto. Papa Gregorio XIII che, anche lui con l’aiuto degli astronomi e soprattutto del calabrese Luigi Giglio, diede il via al calendario gregoriano e decise di far saltare il mondo dal 4 al 15 ottobre: i giorni in mezzo, quelli dal 5 al 14 ottobre del 1582. Dal 1582 dunque il solstizio si è spostato dove lo conosciamo oggi, anche se non tutti i Paesi adottarono il nuovo calendario nello stesso anno: John Donne scrisse il suo sonetto all’inizio del 1600, cioè dopo la riforma, ma in Inghilterra il calendario gregoriano arrivò solo nel 1750 e quindi per lui il solstizio era ancora attorno al 13 dicembre. L’insurrezione dei bolscevichi a Pietrogrado del 1917 avvenne a ottobre per Lenin e i suoi (in Russia si usava ancora il calendario giuliano) e a novembre per gran parte del resto d’Europa.

Gli appassionati di astronomia segnalano che comunque attorno al 13 dicembre qualcosa nelle nostre giornate succede. È in questi giorni, infatti, che il tramonto del Sole avviene, secondo i nostri orologi, all’ora minima. Dipende da una complicata questione di calcoli dell’ora media, cioè quella che segnano gli orologi, e ora reale, ma fatto sta che da oggi in poi il tramonto si sposta un poco in avanti, dando l’impressione che i giorni siano già tornati ad allungarsi

Santa Lucia: La sua festa liturgica ricorre il 13 dicembre; antecedentemente all'introduzione del calendario gregoriano (1582), la festa cadeva in prossimità del solstizio d’inverno (da cui il detto "santa Lucia il giorno più corto che ci sia"), ma non coincise più con l'adozione del nuovo calendario (differenza di 10 giorni). La celebrazione della festa in un giorno vicino al solstizio d'inverno è probabilmente dovuta alla volontà di sostituire antiche feste popolari che celebrano la luce e si festeggiano nello stesso periodo nell'emisfero nord. Altre tradizioni religiose festeggiano la luce in periodi vicini al solstizio d'inverno come ad esempio la festa di hanukkah ebraica, che dura otto giorni come le celebrazioni per la santa a Siracusa, o la festa di Diwali di celebrata in India. Il culto di santa Lucia inoltre presenta diverse affinità con il culto di Artemide, l'antica divinità greca venerata a Siracusa nell’isola di Ortigia. Ad Artemide, come a santa Lucia, sono sacre la quaglia e l'isola di Ortigia - anche chiamata Delo in onore della dea della caccia. Artemide e Lucia sono entrambe vergini. Artemide è inoltre vista anche come dea della luce mentre stringe in mano due torce accese e fiammeggianti.

Con il Solstizio d’inverno si entra nel Capricorno, ultimo segno di terra: “Colui che compie l’ascesa”. La terra del segno del Capricorno appare arida, spoglia, dura e fredda.

È la terra invernale che non offre frutti, che non abbellisce esteriormente perchè tutte le sue energie sono rivolte all’interno per il lento processo di crescita in seno alla Natura. La morte apparente, che vediamo all’esterno corrisponde al massimo momento spirituale, alla maggiore ingegnosità dell’uomo, libero dagli ordinari lavori stagionali; rappresenta la spoliazione, la concentrazione verso una meta, ma anche è la cima della montagna e la profondità della grotta dove l’individuo, addestrata la la volontà e controllato l’istinto, giunge al dominio del sé e diviene UOMO DIO.

In Gran Bretagna, a Stonehenge, si possono ancora ammirare e studiare imponenti ruderi: due cerchi concentrici di monoliti che raggiungono le 50 tonnellate. L'asse del monumento è orientato astronomicamente, con un viale di accesso al cui centro si erge un macigno detto "pietra del calcagno" (Heel Stone, detta anche Fryar's Heel, cioè "Tallone del frate"). All’alba del Solstizio, il Sole si leva al di sopra della Heel Stone. Stonehenge, insomma, sarebbe non solo un tempio, che le più moderne teorie archeologiche lo vedono come tempio cimiteriale, ma anche come un calendario astronomico.

A Nabta Playa vi è un circolo calendariale, dove due monoliti hanno allineamento Nord-Est in direzione del sorgere del sole il 21 giugno e risulta essere più antico di Stonehenge di almeno mille anni.

Tracce di culti solari s'incontrano in tutto il mondo, dalla Polinesia all’Africa alle Americhe e giungono fino ai nostri giorni: per gli eschimesi il sole è la vita mentre la luna la morte, in Indonesia il sole s'identifica con un uccello e con il potere del volo, tra le popolazioni africane primitive la pioggia è il seme fecondatore del dio Amma, il sole, creatore della terra.

Per gli Inca, la cui massima fioritura si ha intorno al XV secolo, la divinità Inti è il sole, sovrano della terra, figlio di Viracocha, il creatore, e padre della sua personificazione umana, l'imperatore. Attorno a Cuzco, capitale dell'impero, sorgono i Mojones, torri usate come "mire" per stabilire i giorni degli equinozi e dei solstizi. A Macchu Picchu, luogo sacro degli Inca, si può ancora vedere il Torreon, una pietra semicircolare incisa per osservazioni astronomiche, e l'"Intihuatana", un orologio solare ricavato nella roccia.

Per i Maya il sole è il supremo regolatore delle attività umane, sulla base di un calendario nel quale confluiscono credenze religiose e osservazioni astronomiche per quell'epoca notevolmente precise.

Tra gli indiani d’America il sole è simbolo della potenza e della provvidenza divine. Presso gli Aztechi è assimilato a un giovane guerriero che muore ogni sera e ogni mattina risorge, sconfiggendo la luna e le stelle: per nutrirlo il popolo azteco gli offriva in sacrificio vittime umane. Leggende analoghe, anche se fortunatamente meno feroci, si trovano ancora tra le popolazioni primitive nostre contemporanee. Gli stessi inuit (eschimesi) ritenevano fino a poco tempo fa che il sole, durante la notte, rotolasse sotto l'orizzonte verso nord e di qui diffondesse la pallida luce delle aurore boreali: convinzione ingenua, ma non del tutto errata, visto che è stato studiato come le aurore polari siano proprio causate da sciami di particelle nucleari proiettate nello spazio ad altissima energia dalle regioni di attività solare. Tutto il culto degli antichi Egizi è dominato dal sole, chiamato Horus o Kheper al mattino quando si leva, Ra quando è nel fulgore del mezzogiorno e Atum quando tramonta. Eliopoli, la città del Sole, era il luogo sacro all'astro del giorno, il tempio di Abu Simbel, fatto costruire da Ramsete II nel XIII secolo a.C., era dedicato al culto del sole.Secondo la cosmologia egizia il Nilo era il tratto meridionale di un grande fiume che circondava la Terra e che, verso nord, scorreva nella valle di Dait, che raffigurava la notte; su esso viaggiava un'imbarcazione che trasportava il Sole (raffigurato come un disco di fuoco e impersonato nella figura del dio Ra) che nasceva ogni mattino, aveva il culmine a mezzogiorno e al tramonto viaggiava su un'altra imbarcazione che lo riportava a est. Si devono agli Egizi alcune delle prime precise osservazioni astronomiche solari, in base alle quali i sacerdoti del faraone prevedevano le piene del Nilo e programmavano i lavori agricoli. Le Piramidi sono disposte secondo orientamenti astronomici, stellari e solari. Gli obelischi erano essenzialmente degli gnomoni, che con la loro ombra scandivano le ore e le stagioni. Gli orologi solari erano ben noti e ne esistevano diversi tipi, alcuni dei quali portatili, a forma di T o di L, chiamati merket: il faraone Thutmosis III, vissuto dal 1501 al 1448 a.C., viaggiava sempre con la sua piccola meridiana, come noi con il nostro orologio da polso. La prima comparsa di Sirio, la stella più luminosa del cielo, all'alba, in estate, era per gli Egizi il punto di riferimento fondamentale del calendario. Il loro anno era di 365 giorni, ma sapevano già che in realtà la sua durata è maggiore di circa sei ore, per cui avevano calcolato che nel corso di 1460 anni la data delle inondazioni del Nilo faceva una completa rotazione del calendario.

Il solstizio d'estate, rappresentando l'inizio dell'omonima stagione, è sempre stato nella storia occasione di feste, come i Litha nel neopaganesimo o la natività cristiana di Giovanni Battista, cosiddetta "Notte di San Giovanni" o "Notte di mezza estate".

Il Solstizio è il momento che segna, per il nostro pianeta, la fine del ciclo annuale. Il Sole si ferma, apparentamente, nel punto più basso rispetto all’equatore e, il terzo giono, riprende a salire, o a rinascere, nella volta del cielo. Simbolicamente è la fine del vecchio e il principio del nuovo. In tutte le religioni, dal culto di Zoroastro a quella di Cristo, segna la nascita dei Grandi esseri che hanno il compito di far progredire l’Umanità, salvandola dal suo stesso inciampare lungo il percorso evolutivo.

Il Natale cristiano prosegue questa tradizione indicando che il salvatore nasce in una grotta lontano dai clamori e dagli sfarzi del mondo per redimere il Karma attraverso l'Amore e stabilire la Fratellanza tra gli Uomini di Buona volontà. La sacralità dell'evento cosmico è, purtroppo, sovrastata dal peso dell'evento consumistico che, nei Paesi opulenti della civiltà occidentale, ne svilisce la forma ma non il significato. Vorremmo invitare tutti gli individui consapevoli a non regalare oggetti ma donare un poco del proprio amore. Sarebbe molto più proficuo per la crescita delle coscienze e la manifestazione del Piano Divino.

La rinascita solare rappresenti il simbolo di una rigenerazione cosmica, in cui il Sole e la Luce sono associati all’idea d’immortalità dell’uomo, che opera la sua seconda nascita spirituale, sviluppando e superando il proprio stato sottile, nella notte del solstizio d’inverno, quando è possibile accedere alla via divina in cui l’uomo, restaurando in sé l’Adamo Primordiale, può intraprendere la strada dello sviluppo sovraindividuale.

Ciò detto, AUGURO A TUTTI un buon Solstizio, Natale ed Epifania ( Il termine deriva dal greco antico, verbo ἐπιφαίνω, epifàino (che significa "mi rendo manifesto"), dal sostantivo femminile ἐπιφάνεια, epifàneia (manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina). Sin dai tempi di San Giovanni Crisostomo il termine assunse una valenza ulteriore, associata alla Natività di Gesù Cristo Redentore) e che il NUOVO sia positivo, fecondo e ricco sia materialmente che spiritualmente per ognuno di NOI.